L’obesità accelera l’Alzheimer: Uno studio rivela come il rapporto tra peso e malattia 

Una nuova ricerca ha messo in luce una connessione diretta e preoccupante tra l’obesità e la velocità con cui l’Alzheimer agisce sul nostro cervello. I risultati presentati durante l’incontro annuale della Radiological Society of North America hanno evidenziato come i biomarcatori della malattia presenti nel sangue aumentino molto più rapidamente nelle persone obese rispetto a chi ha un peso nella norma. Si tratta della prima indagine che collega in modo così netto il peso corporeo ai segnali biologici della patologia neurodegenerativa, aprendo scenari inediti per la diagnosi precoce e la prevenzione.

Un campanello d’allarme che suona prima delle scansioni cerebrali

Il team della Washington University School of Medicine di St. Louis ha lavorato su dati raccolti nell’arco di cinque anni da oltre quattrocento volontari. Lo studio ha dimostrato che i livelli di specifici marcatori nel sangue possono salire fino al 95% più velocemente nei soggetti con obesità. Il dottor Cyrus Raji, autore senior della ricerca, ha sottolineato come questo lavoro dimostri per la prima volta la relazione tra l’eccesso di peso e l’Alzheimer misurata attraverso semplici esami ematici. Il dato sorprendente è che queste analisi del sangue riescono a captare i cambiamenti molto prima delle tradizionali scansioni PET, che rilevano l’accumulo di placche amiloidi quando il processo è già in atto.

Il paradosso iniziale e l’effetto diluizione

Un aspetto curioso emerso durante l’analisi riguarda le misurazioni iniziali. All’inizio dello studio, chi aveva un indice di massa corporea più alto presentava livelli di biomarcatori apparentemente più bassi. Il dottor Soheil Mohammadi ha spiegato che questo fenomeno è dovuto a un semplice effetto di diluizione: le persone obese hanno un volume sanguigno maggiore, il che fa sembrare la concentrazione delle proteine dannose meno allarmante di quanto non sia in realtà. Solo osservando i dati nel corso del tempo, attraverso un approccio longitudinale, i ricercatori hanno potuto vedere la realtà dei fatti: la patologia in questi soggetti non era minore, ma stava covando sotto la superficie per poi esplodere con maggiore rapidità.

I numeri di un declino accelerato

Con il passare degli anni, il quadro clinico dei partecipanti obesi si è aggravato notevolmente rispetto agli altri. L’analisi ha mostrato che i livelli di pTau217, una proteina usata per monitorare l’Alzheimer, crescevano con una velocità impressionante, variando dal 29% al 95% in più. Anche altri indicatori di danno neuronale, come la catena leggera del neurofilamento, salivano più in fretta. Questo conferma che l’obesità non è solo una condizione fisica statica, ma un fattore dinamico che alimenta e velocizza i processi degenerativi del cervello, rendendo il tessuto cerebrale più vulnerabile all’accumulo di placche amiloidi.

L’importanza dei fattori di rischio modificabili

Queste scoperte hanno implicazioni cliniche immediate e molto serie. Secondo il rapporto 2024 della Lancet Commission, quasi la metà dei rischi legati all’Alzheimer deriva da fattori su cui possiamo intervenire, e l’obesità è uno di questi. Ridurre il peso corporeo potrebbe non solo migliorare la salute generale, ma anche rallentare significativamente l’insorgenza della demenza o ridurne i casi. I medici potrebbero presto utilizzare questi test del sangue non solo per diagnosticare la malattia, ma per motivare i pazienti a intraprendere percorsi di salute preventiva prima che i danni diventino irreversibili.

Nuove frontiere per le cure e il monitoraggio

Il futuro della lotta all’Alzheimer potrebbe passare proprio da qui. Il dottor Raji prevede che la combinazione tra esami del sangue ripetuti e immagini cerebrali diventerà lo standard per monitorare l’efficacia delle cure. Oggi abbiamo a disposizione farmaci potenti contro l’obesità e, grazie a questi nuovi strumenti diagnostici, sarà possibile capire se la perdita di peso indotta dai farmaci riesca effettivamente a frenare anche i marcatori dell’Alzheimer. È una prospettiva scientifica affascinante che trasforma la gestione del peso da questione estetica a pilastro fondamentale per la salute della nostra mente.

Caos in Consiglio a Piazza Armerina: scontro tra Segretario e Revisori, l’aula si ferma

È scontro aperto ai vertici della macchina amministrativa della città dei mosaici. Quella che doveva essere una seduta tecnica del Consiglio Comunale si è trasformata in un ring istituzionale, vedendo contrapposti non maggioranza e opposizione, ma le due figure chiave per la legittimità degli atti: il Segretario Generale e il Collegio dei Revisori dei Conti. Al centro della disputa, un parere negativo giunto a sorpresa su un iter burocratico che, stando alla denuncia pubblica, era stato suggerito proprio da chi poi lo ha bocciato.

Il “J’accuse” del Segretario Generale

Il clima si è surriscaldato quando la Dottoressa Giusy La Morella, Segretario Comunale, ha preso la parola rompendo ogni indugio istituzionale. Visibilmente contrariata, la massima garante della legittimità dell’ente ha puntato il dito contro un modus operandi dell’organo di controllo definito sconcertante.

“L’iter da seguire mi è stato suggerito e indicato dal Presidente del Collegio dieci giorni fa”, ha rivelato la Dottoressa La Morella in aula, svelando un retroscena che ha del paradossale. La nota inviata agli uffici e alla Regione, propedeutica alla convalida degli effetti per i debiti fuori bilancio, sarebbe stata redatta seguendo pedissequamente le indicazioni fornite dal Presidente dei Revisori, Dott. Traina. Ricevere un parere negativo su quello stesso percorso ha scatenato la reazione del Segretario: “Siamo su ‘Candid Camera’ o siamo qui per lavorare? Il Collegio ha una funzione collaborativa, ma oggi mi arriva un parere negativo su ciò che loro stessi hanno indicato”.

La politica frena: “Rischio danno erariale”

Lo scontro tecnico ha paralizzato l’assise, spingendo la politica alla massima prudenza. Il consigliere Pafumi è intervenuto chiedendo l’immediata sospensione dei lavori, evidenziando l’impossibilità di votare atti contabili in un quadro di tale incertezza. “Le somme non rendicontate vanno a debito fuori bilancio”, ha ribadito il consigliere, sottolineando come, pur essendoci la volontà politica di sanare le pendenze, non si possa procedere senza la “luce verde” certa dei tecnici.

Il timore, palpabile tra i banchi, è quello di esporre l’ente e i singoli consiglieri a responsabilità per danno erariale, procedendo all’approvazione di bilanci o debiti privi dei necessari pareri favorevoli o basati su procedure contestate.

Un cortocircuito che blocca l’Ente

L’episodio mette a nudo una frattura profonda tra gli organi di garanzia del Comune. Se il Segretario Generale — figura che deve assicurare la correttezza dell’azione amministrativa — entra in rotta di collisione pubblica con i Revisori dei Conti, la paralisi gestionale è dietro l’angolo. La questione tecnica, legata alla sequenza temporale tra approvazione del bilancio e riconoscimento dei debiti, diventa secondaria rispetto alla crisi di fiducia tra le istituzioni. La seduta è stata sospesa nel tentativo di ricucire uno strappo che rischia di compromettere la capacità del Comune di onorare i propri impegni economici con le ditte esterne.

Oggi pomeriggio si replica: alle 18.00 riconvocato il Consiglio Comunale sperando possa esserci una soluzione ad un problema che riguarda cittadini che si sono spesi per il Palio dei Normanni e a cui l’opposizione ha negato il giusto diritto alla ricompensa per il lavoro svolto ad agosto.

Valguarnera, una rete per il riscatto sociale: focus sul reinserimento degli autori di reato

Valguarnera si prepara a diventare, per una mattinata, un laboratorio di inclusione e giustizia sociale. Venerdì 12 dicembre, a partire dalle 8:30, l’aula consiliare del Comune aprirà le sue porte per ospitare il convegno dal titolo “Costruiamo una Rete solidale, reinserimento sociale di autori di reato sottoposti a misure di Comunità”. Un evento che non vuole essere solo una passerella istituzionale, ma un momento concreto di riflessione su come il territorio possa farsi carico, in modo costruttivo, di chi sta scontando la propria pena al di fuori delle mura carcerarie, offrendo una seconda possibilità reale attraverso il lavoro e l’impegno sociale.

La sinergia tra Comune e Terzo Settore

A fare gli onori di casa sarà l’amministrazione comunale, rappresentata dalla sindaca Francesca Draià e dall’assessore alle Politiche sociali Andrea Di Cristina, a testimonianza di quanto il tema sia sentito a livello locale. Il motore organizzativo dell’iniziativa è però la Cooperativa Sociale Golem: la realtà valguarnerese ha saputo cogliere l’opportunità offerta da un bando dell’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro (legato alla Legge Regionale n.1 del 2025), curando ogni dettaglio di questo appuntamento dalla forte valenza etica. L’obiettivo è chiaro: dimostrare che la sicurezza passa anche attraverso l’integrazione e che una comunità che accoglie è una comunità più sicura.

Un parterre di esperti per un dibattito a più voci

Il tavolo dei relatori, moderato da Domenico Palermo, vede la presenza di figure chiave nel delicato meccanismo della giustizia e del sociale. Interverranno la dottoressa Nuccia Albano, referente dell’Assessorato Regionale, e la dottoressa Donata Posante, direttrice della Casa Circondariale di Piazza Armerina, portando il punto di vista delle istituzioni detentive e politiche. Fondamentale sarà il contributo tecnico del dottore Salvo Emanuele Leotta, direttore dell’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UDEPE) di Caltanissetta, che spiegherà le dinamiche delle misure alternative. Arricchiranno il dibattito le esperienze sul campo dell’avvocato Giuseppe Salvatore Marchì (En.A.I.P Enna), del dottore Silvio Indice (Cooperativa Prospettiva Futura) e, naturalmente, dei padroni di casa della Cooperativa Golem, la dottoressa Valeria Sudano e il dottore Antonino Battiato.

Enna, psicologia e neuroscienze: torna l’appuntamento con “La Mente tra le Nuvole”

Enna si prepara a diventare per un giorno la capitale siciliana delle scienze cognitive. Venerdì 12 dicembre, le sale dell’Hotel Federico II ospiteranno l’edizione 2025 de “La Mente tra le Nuvole”, lo storico appuntamento annuale curato dall’Istituto Superiore per le Scienze Cognitive. Al centro del dibattito scientifico di quest’anno ci saranno due concetti chiave della psicoterapia moderna: la metacognizione e la metaemozione. Si tratta di processi mentali raffinati che permettono all’essere umano di prendere coscienza dei propri pensieri e delle proprie emozioni, così come di quelli altrui. Come sottolinea il direttore scientifico Tullio Scrimali: «È un tema recente in psicoterapia, con risvolti molto importanti ed è stato ampiamente sviluppato nell’ambito dei centri clinici Aleteia e della Scuola di specializzazione Aleteia in Psicoterapia».

Un doppio anniversario per la ricerca e la psichiatria

L’evento di quest’anno assume un valore celebrativo particolare, segnando tappe fondamentali per la comunità scientifica locale e non solo. Il convegno coincide infatti con i trentacinque anni di attività dell’impresa sociale dell’Istituto Superiore per le Scienze Cognitive, una realtà che ha saputo radicarsi nel territorio offrendo formazione e servizi d’eccellenza. Ma c’è di più: durante la manifestazione verrà festeggiato il mezzo secolo di carriera del professor Tullio Scrimali. Cinquant’anni dedicati alla psichiatria, alle neuroscienze e alla psicofarmacologia, che hanno reso il fondatore dell’Istituto e del sistema Aleteia un punto di riferimento indiscusso nel panorama medico e accademico.

Il confronto tra accademia e istituzioni

Il programma dei lavori prevede un ricco parterre di relatori provenienti dagli atenei di Catania, Palermo e dalla stessa Scuola Aleteia, pronti a condividere i risultati delle più recenti ricerche sul campo. L’importanza dell’evento è testimoniata anche dalla presenza delle istituzioni: a portare i saluti ai congressisti ci saranno il deputato regionale Fabio Venezia e l’assessore comunale alla Comunità Educante, Giuseppe La Porta. Previsto anche l’intervento del dottor Paolo Garofalo, già sindaco di Enna e attuale presidente del Centro studi Med Mez, a conferma del forte legame tra la manifestazione e il tessuto sociale della città.

Modalità di partecipazione e programma dei lavori

L’accesso al congresso è gratuito e pensato per garantire la massima fruibilità: sarà possibile seguire i lavori sia in presenza, registrandosi direttamente in sede, sia in diretta streaming inviando una richiesta via email alla segreteria organizzativa. La giornata inizierà alle 09:30 con la registrazione, seguita dalla prima sessione presieduta da Massimo Sciuto. Tra gli interventi previsti, spiccano quelli di Antonella D’Amico sull’intelligenza metaemotiva e dello stesso Scrimali sull’azione terapeutica degli psicofarmaci. Dopo la pausa caffè, la seconda sessione, moderata da Damiana Tomasello, esplorerà temi come la mindfulness, la musicoterapia e i gruppi di “Emotivi Anonimi”, per concludersi con un focus sul setting della Day Therapy curato da Giorgio Campo e Antonio Pellegrino.

Nasce il comitato per la beatificazione di Papa Francesco

Si accende una nuova luce nel panorama devozionale, spinta dal desiderio di non disperdere un’eredità spirituale immensa. Un gruppo di fedeli ha deciso di costituire un comitato promotore con un obiettivo ambizioso e profondo: chiedere formalmente l’avvio della causa di beatificazione per Papa Francesco. L’iniziativa parte dal basso, da quegli uomini e donne della strada che Bergoglio ha sempre messo al centro del suo magistero, e si rivolge con rispetto e speranza al suo successore, Papa Leone XIV. Non si tratta solo di un atto formale, ma di un moto dell’anima per colui che ha saputo incarnare il Vangelo con una semplicità disarmante.

Il pontefice della misericordia e degli ultimi

papafrancesco piazza

Papa Francesco a Piazza Armerina

Il ricordo di Francesco è ancora vivo e pulsante. È stato il pastore che ha scelto di spogliarsi di ogni orpello, rinunciando agli appartamenti reali per vivere in comunità. La sua missione è stata quella di trasformare la Chiesa in un vero “ospedale da campo”, dove la priorità non è la burocrazia ma la cura delle ferite dell’anima. Ha insegnato a tutti noi a non essere “cristiani da salotto”, ma portatori di una carità immediata e concreta. La sua tavola è stata aperta a tutti: ha accolto pubblicani moderni, omosessuali, prostitute e divorziati, ribadendo l’unicità della famiglia ma rifiutando con forza la logica del giudizio e dell’esclusione.

Dal barrio alla nuda terra

Prima di diventare la guida della cristianità, è stato il vescovo del popolo a Buenos Aires, un uomo che non ha mai nascosto la sua normalità, compresa la passione calcistica per il San Lorenzo. Questa umanità è rimasta intatta fino alla fine, culminata nella scelta di essere sepolto nella nuda terra, accompagnato solo dal nome “Franciscus” e dalla sua devozione per la Vergine Maria. Ha rimesso la Parola di Dio al centro del cammino di ogni battezzato, chiedendo una fede viva e non di facciata. È proprio questa autenticità che il comitato vuole onorare, affinché il suo esempio resti un faro riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa.

Come aderire all’appello per Leone XIV

Il comitato è aperto a chiunque voglia sostenere questa causa. L’invito è rivolto a tutti coloro che desiderano far sentire la propria voce e la propria vicinanza a questa figura straordinaria. L’obiettivo è presentare a Papa Leone XIV una richiesta corale per procedere canonicamente. Per chi volesse far parte di questa realtà o semplicemente dare la propria adesione, è stato attivato un canale diretto. È possibile chiamare o inviare un messaggio WhatsApp al numero 3463248524. La partecipazione numerosa sarà il segnale più bello di un affetto che non conosce confini temporali

M.P.

Polizia di Stato, Stefania Marino alla guida della Divisione anticrimine di Enna

Un cambio di passo importante ai vertici della sicurezza ennese. La dottoressa Stefania Marino, Primo Dirigente della Polizia di Stato, ha assunto ufficialmente l’incarico di nuovo dirigente della Divisione Anticrimine presso la Questura di Enna. Si tratta di un profilo di alto spessore che porta nel capoluogo un bagaglio di esperienze operative e amministrative maturate in alcuni dei contesti più caldi e complessi della nostra isola. Laureata in giurisprudenza, la dottoressa Marino indossa l’uniforme dal 2005, anno in cui ha frequentato il 96esimo Corso per Commissari, dando il via a una carriera in costante ascesa.

L’impegno sul fronte immigrazione e l’esperienza ad Agrigento

Il suo percorso professionale racconta di anni spesi in prima linea. Nel gennaio del 2008 è stata assegnata alla Questura di Agrigento, dove ha ricoperto ruoli di grande responsabilità dirigendo l’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico e l’Ufficio Immigrazione. Sono stati anni intensi, durante i quali la dirigente ha dovuto affrontare e gestire le numerose criticità legate all’emergenza migranti, un banco di prova che richiede fermezza operativa unita a una profonda umanità. Questa esperienza le ha permesso di affinare le capacità di gestione delle crisi in scenari ad alta tensione sociale.

Dalle indagini patrimoniali alla gestione delle risorse a Catania

Nel 2013 la dottoressa Marino è stata trasferita alla Questura di Catania, dove le sfide non sono mancate. Qui è stata responsabile dell’Ufficio Immigrazione presso il C.A.R.A. di Mineo, una struttura che per anni è stata al centro delle cronache nazionali. Ma il suo contributo non si è limitato alla gestione dei flussi migratori. In qualità di Vice Dirigente della Divisione Anticrimine etnea, ha partecipato attivamente a numerose operazioni volte all’aggressione dei patrimoni illeciti, coordinando l’esecuzione di sequestri patrimoniali che hanno colpito al cuore gli interessi della criminalità. Prima di approdare a Enna, tra il settembre 2024 e il novembre 2025, ha diretto l’Ufficio del Personale della Questura di Catania, completando così il suo profilo dirigenziale con competenze gestionali interne.


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Storia della comunità maltese a Piazza Armerina.

Sempre più cittadini maltesi scelgono le campagne di Piazza Armerina per trascorrere la loro vita da pensionati. Oggi questa realtà conta 22 famiglie residenti, ma come spesso accade nei cambiamenti autentici, tutto è iniziato da una persona sola e da un incontro che ha acceso la scintilla giusta.

L’inizio

Era circa dieci anni fa quando Pablo Baldacchino fu tra i primi maltesi a credere davvero in Piazza Armerina come luogo dove ricominciare una nuova fase della vita. Affascinato dalla bellezza della campagna, dalla quiete e dal valore umano del territorio, Baldacchino iniziò a raccontare questa esperienza ai connazionali, aprendo inconsapevolmente la strada a un fenomeno destinato a crescere.

L’incontro con Totò Trumino

Il momento decisivo arrivò con l’incontro con Totò Trumino, figura profondamente radicata nel territorio. Da quel confronto nacque qualcosa di più di una semplice collaborazione: scoppiò la scintilla. Un passaparola sincero, fatto di fiducia, amicizia e amore per la terra, che trasformò un’intuizione personale in una vera e propria scelta collettiva.

La situazione attuale

Oggi, secondo il Censimento delle Famiglie – Piazza Armerina (dicembre 2025), la presenza maltese nelle zone rurali comprende 22 nuclei familiari, distribuiti tra Monte Sambuco, Camemi, Frattulla, Casale, Gatta, Grottacalda, Campazzi, Leano, Mangone-Uccelli, Romaldo e Piazza Vecchia.

Tra le famiglie residenti figurano i Baldacchino, Schiavone, Mifsud, Cachia, Spiteri, Bonello, Galea, Gatt, Schembri, Azzopardi, Tabone, Bonavia-Bonnici, Arpa e altre ancora: cognomi maltesi che ormai fanno parte integrante del paesaggio umano di Piazza Armerina.

Simbolo di una identità culturale

Questo fenomeno racconta molto di dove viviamo: un territorio capace di accogliere, di offrire tempo, spazio e relazioni vere. Le case di campagna, un tempo abbandonate, tornano a vivere; le contrade si ripopolano lentamente; la Sicilia interna si riscopre europea nel senso più autentico del termine.

Quella che era iniziata come una scelta individuale è oggi una piccola comunità che cresce con discrezione, dimostrando che a volte basta una persona, un incontro e una scintilla per cambiare il destino di un luogo.

(nella foto, da sinistra: Pablo Baldacchino e  Totò Trumino )

Valguarnera, via libera al bilancio di previsione: i numeri smentiscono il dissesto

Il Consiglio comunale di Valguarnera ha dato il via libera al Bilancio di previsione 2025-2027. Si tratta di un passaggio cruciale per la vita amministrativa della città, un atto che non si limita alla mera contabilità ma disegna la rotta per il futuro prossimo della comunità. L’approvazione del documento finanziario porta con sé un dato politico e tecnico rilevante che smonta, carte alla mano, le ipotesi di un baratro economico ventilate nei mesi scorsi.

La realtà dei numeri

Le cifre approvate raccontano una realtà ben diversa dagli scenari a tinte fosche dipinti da una parte della politica locale. Come sottolineano i consiglieri di maggioranza Lorenzo Scarlata e Carmelo Auzzino in una nota ufficiale, il disavanzo effettivo si attesta sui 239.000 euro. Una cifra gestibile e fisiologica, ben lontana dai «7-8 milioni di euro» profetizzati dall’opposizione, che avevano alimentato timori tra i cittadini circa la tenuta dei conti pubblici. Il bilancio, corredato da tutti i pareri tecnici favorevoli, si presenta dunque solido e privo di quelle criticità strutturali che erano state annunciate come imminenti.

L’assenza della minoranza e il colpo di scena in aula

La seduta consiliare ha offerto uno spaccato politico che farà discutere. Se i numeri hanno dato ragione all’amministrazione, l’atteggiamento dell’opposizione ha mostrato evidenti crepe. Al momento del confronto in aula, su sette consiglieri di minoranza, soltanto due si sono presentati ai propri banchi. Un’assenza massiccia che i rappresentanti della maggioranza leggono come una fuga dalle responsabilità istituzionali, respingendo al mittente la giustificazione dell’orario mattutino della convocazione.

Ma il vero colpo di scena è arrivato al momento del voto. I consiglieri di opposizione presenti, D’Angelo e Capuano, hanno espresso voto favorevole al documento contabile. Una scelta che ha un peso specifico enorme: votare sì al bilancio significa, di fatto, riconoscere la bontà dell’operato dell’Amministrazione guidata dal sindaco Draià e smentire la narrazione di un comune allo sbando. Questo gesto certifica una frattura profonda all’interno della minoranza, ormai divisa non solo sulle strategie ma anche sulla lettura della realtà amministrativa.

Una politica che abbandona i social per l’aula

Quanto accaduto in Consiglio riaccende il dibattito sul modo di intendere l’impegno civico. I consiglieri Scarlata e Auzzino pongono l’accento sulla differenza tra la politica urlata sui social network e quella praticata nelle sedi opportune. Mentre l’amministrazione e il gruppo di maggioranza hanno garantito la presenza e l’approvazione di uno strumento fondamentale per garantire servizi e investimenti, gran parte dell’opposizione ha scelto di disertare il confronto democratico.

La situazione delinea un quadro politico in evoluzione. Da una parte c’è una maggioranza che si mostra compatta e incassa, a sorpresa, anche il sostegno di una parte della minoranza. Dall’altra, un fronte di opposizione che appare frammentato, forse distratto da logiche pre-elettorali o divisioni interne sulla futura leadership, e che rischia di perdere la propria incisività proprio nel luogo deputato al controllo e alla proposta: l’aula consiliare.

L’ingegno del predatore: in Canada un lupo “pescatore” sfida le leggi dell’etologia

Al calare del sole sulla frastagliata costa centrale della British Columbia, le leggi non scritte della natura sembrano essersi momentaneamente sospese. Un lupo solitario, predatore terrestre per eccellenza, si avvicina all’acqua non per bere, ma per mettere in atto una strategia di caccia che ha colto di sorpresa sia i biologi che le popolazioni locali. L’animale è stato filmato mentre compie un’azione complessa e deliberata: recuperare una trappola per granchi posizionata sul fondale per accedere all’esca custodita al suo interno. Non si tratta di un semplice furto opportunistico su una carcassa spiaggiata, ma di una sequenza di azioni che suggerisce una comprensione causa-effetto raramente osservata nei canidi selvatici.

La tecnica del furto: forza fisica e problem solving

Le immagini mostrano il lupo afferrare la boa galleggiante e trascinarla a riva, per poi concentrarsi sulla corda. Con una serie di strattoni metodici, l’animale issa la pesante nassa dal fondo marino, ripetendo il movimento finché la trappola non emerge in superficie. Una volta all’asciutto, il lupo utilizza morsi precisi e mirati per lacerare la rete e raggiungere il suo obiettivo: l’esca di pesce.

Questo comportamento evidenzia una notevole capacità di problem solving. Il lupo non si limita a mordere l’oggetto, ma comprende che la manipolazione della corda è la chiave per ottenere la ricompensa, dimostrando una destrezza e una tenacia che vanno oltre il tipico istinto predatorio.

I guardiani Heiltsuk e la lotta alle specie invasive

L’episodio si inserisce in un contesto ecologico e umano ben preciso. Le trappole non appartengono a pescatori commerciali qualunque, ma ai membri della Nazione Heiltsuk, una popolazione indigena che da millenni custodisce queste acque. I “guardiani” Heiltsuk stavano monitorando e rimuovendo i granchi verdi, una specie invasiva che minaccia l’equilibrio dell’ecosistema locale.

L’interferenza del lupo, per quanto affascinante sotto il profilo scientifico, rappresenta un ostacolo pratico per chi lavora alla tutela dell’ambiente marino. L’animale, distruggendo le reti per cibarsi, vanifica gli sforzi di contenimento della specie invasiva, creando un cortocircuito ironico: la natura selvaggia (il lupo) che, per sopravvivere, sabota involontariamente gli sforzi umani volti a proteggere la natura stessa.

Il dibattito scientifico: è davvero “uso di strumenti”?

La diffusione del filmato ha innescato un acceso dibattito accademico. Alcuni ricercatori ipotizzano che ci troviamo di fronte al primo esempio documentato di “uso di strumenti” (tool use) da parte di un canide selvatico. La definizione classica di questo concetto implica l’utilizzo di un oggetto esterno per alterare l’ambiente o raggiungere un obiettivo altrimenti inaccessibile.

Tuttavia, la comunità scientifica non è unanime. I critici sostengono che, poiché il lupo non ha costruito né posizionato la trappola, ma si è limitato a manipolare un oggetto antropico già presente, non si possa parlare tecnicamente di uso di strumenti. Indipendentemente dalle etichette accademiche, resta il fatto incontrovertibile di un adattamento cognitivo straordinario: di fronte a una nuova risorsa alimentare introdotta dall’uomo, il lupo ha elaborato una tecnica efficace per sfruttarla, trasformando una nassa per granchi nel proprio piatto da portata.

 

Betlemme riaccende le luci: il ritorno del Natale in una Cisgiordania sospesa tra tregua e annessione

Per la prima volta dal 2022, i riflettori sono tornati ad accendersi su Betlemme, ma questa volta non sono quelli dei check-point o dei droni. In una Piazza della Mangiatoia gremita ma sorvegliata a vista, un albero alto venti metri ha restituito alla città simbolo della Natività quella cerimonia che la guerra aveva cancellato. Dopo l’attentato del 7 ottobre 2023 e la successiva escalation militare, le celebrazioni erano state sospese “per ovvie ragioni”, lasciando la città in un lutto silenzioso. Oggi, a due mesi dall’inizio della tregua e dell’avvio della cosiddetta “Fase 1” del piano di pace per Gaza, il sindaco ha deciso di rompere gli indugi, autorizzando l’evento nonostante i timori per la sicurezza e le feroci critiche di chi, all’interno della comunità palestinese, riteneva inopportuno festeggiare mentre le ferite del conflitto sono ancora aperte.

La “Fase 2” e il nodo della sicurezza

L’accensione dell’albero avviene in un contesto geopolitico di estrema fragilità. La tregua regge a fatica, minata da continue accuse reciproche di violazioni del cessate il fuoco tra Israele e fazioni palestinesi. Tuttavia, sul piano diplomatico, qualcosa si muove. Durante la recente visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele è pronto a transitare verso la “Fase 2” del piano di pace.

Questa nuova tappa prevederebbe una smilitarizzazione più profonda della Striscia di Gaza, con un focus specifico sullo smantellamento delle capacità residue di Hamas, per tentare un graduale ritorno a quella che viene definita “normalità” nella regione. Ma la normalizzazione appare un miraggio lontano, oscurato da quella che molti media internazionali e osservatori sul campo definiscono ormai una “annessione lenta” della Cisgiordania da parte di Israele, che rende sempre più incerto il futuro amministrativo e territoriale dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Il gelo di Netanyahu sulla soluzione a due stati

Se le luci di Betlemme offrono un’immagine di distensione, le parole che arrivano dai palazzi del potere israeliano disegnano una realtà ben diversa, destinata a scontrarsi con le cancellerie occidentali. Nel corso dei colloqui con i partner europei, Netanyahu ha ribadito con fermezza una linea rossa invalicabile: la costituzione di uno Stato palestinese è fuori discussione.

Secondo il premier israeliano, la sovranità palestinese rappresenterebbe una minaccia esistenziale diretta per Israele. Una posizione, questa, “già sentita molte volte”, ma che ora risuona con particolare gravità perché si pone in netto contrasto con la visione dei “due popoli, due stati” che l’Unione Europea e gran parte della comunità internazionale considerano l’unica via d’uscita sostenibile dal conflitto. Mentre i diplomatici cercano di ricucire lo strappo e di trasformare la tregua militare in un orizzonte politico, Betlemme si aggrappa al simbolismo del suo albero, sperando che la luce riaccesa non sia solo un intermezzo scenografico in una tragedia che continua a consumarsi.

Serena Costa per StartNews

Sicilia, la manovra “monstre” alla prova dell’Aula: Schifani ordina la dieta dimagrante

PALERMO – È una corsa contro il tempo e contro la burocrazia quella che si sta consumando in queste ore tra i corridoi dorati di Palazzo dei Normanni. La maggioranza di governo alla Regione Siciliana affronta il test più delicato dell’anno: l’approvazione della legge di stabilità. Quello che doveva essere uno strumento snello di programmazione economica rischia però di trasformarsi in un pantano legislativo, gonfiato a dismisura dalle richieste politiche fino a diventare, tecnicamente e politicamente, quasi ingestibile.

Da 28 a 134 articoli: l’esplosione della spesa

Il dato numerico è impietoso e fotografa perfettamente la dinamica parlamentare siciliana. Il testo originale predisposto dalla giunta regionale, inizialmente concepito come un documento agile di 28 articoli, ha subito una mutazione genetica nel passaggio tra commissioni e uffici, lievitando fino a raggiungere la mostruosa cifra di 134 articoli.

Questa ipertrofia legislativa non è solo una questione di forma, ma di sostanza: la manovra rischia di diventare un enorme “contenitore di spesa” privo di una visione organica, dove ogni articolo aggiunto rappresenta una micro-battaglia politica o un interesse localistico. Una situazione che il governatore Renato Schifani ha intenzione di disinnescare immediatamente, imponendo una drastica “scrematura” per evitare che l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) si blocchi in una guerra di trincea su centinaia di emendamenti.

La strategia del governo: tagliare per sopravvivere

La priorità emersa dal vertice di maggioranza – convocato appositamente al piano nobile del Palazzo per serrare i ranghi – è chiara: snellire. Il Presidente della Regione preme per riportare il testo a dimensioni ragionevoli, non solo per garantire la governabilità dell’aula, ma per liberare risorse fresche da destinare a capitoli di spesa ritenuti strategici.

Tra le urgenze sul tavolo c’è la questione del personale della SAS, la società partecipata della Regione. L’obiettivo è reperire i fondi necessari per l’aumento del monte ore degli ex precari ormai stabilizzati, una mossa che richiede liquidità immediata e che non può essere ostaggio di una legge omnibus dispersiva. La pulizia del testo, dunque, non è un esercizio di stile, ma una necessità contabile.

Corsa contro il tempo: l’obiettivo è chiudere prima di Natale

Il calendario è serrato e non ammette errori. L’ARS ha incardinato la manovra, fissando il termine per la presentazione degli emendamenti a giovedì prossimo alle ore 12:00. Da quel momento, gli uffici tecnici avranno il compito di vagliarne l’ammissibilità, aprendo la strada alla discussione vera e propria che entrerà nel vivo martedì 16 dicembre.

L’obiettivo dichiarato è l’approvazione definitiva entro 7-9 giorni, tassativamente prima di Natale, per scongiurare lo spettro dell’esercizio provvisorio. Tuttavia, il clima politico non è dei più distesi. Nonostante l’urgenza, il vertice di maggioranza ha rischiato di slittare, segnale di tensioni sotterranee che il governo sta cercando di gestire convocando al tavolo due o tre rappresentanti per ogni partito della coalizione.

L’incognita politica e l’assenza della DC

A rendere il quadro ancora più complesso è la geografia politica interna alla maggioranza. Al tavolo delle decisioni spicca un’assenza pesante: quella della Democrazia Cristiana. Nonostante i rumors dei giorni scorsi, il partito non siede direttamente al tavolo operativo del governo, pur mantenendo un canale di dialogo aperto con il governatore Schifani.

La posizione della DC appare come un appoggio condizionato: i voti per la manovra sono garantiti, ma la fedeltà non sarà eterna. È già chiaro che, una volta archiviata la pratica della finanziaria, gli equilibri dovranno essere ridiscussi. Per ora, la maggioranza regge, ma la vera sfida inizierà quando si dovranno tagliare gli articoli superflui: in quel momento, ogni “no” a un deputato potrebbe trasformarsi in un voto contrario in aula.

Agrigento, il pentimento di una madre: rifiuta la figlia dopo il parto, poi torna a riprenderla. Ora decide il giudice

AGRIGENTO – Tra le corsie dell’ospedale San Giovanni di Dio si sta consumando un dramma umano che travalica la cronaca per toccare le corde più profonde della maternità e del diritto. È la storia di un rifiuto legittimo, trasformato in poche ore in un disperato pentimento. Protagonista una giovane donna che, dopo aver partorito in anonimato avvalendosi della legge che tutela le madri in difficoltà, è tornata sui suoi passi reclamando la neonata. Ma tra lei e la culla, adesso, si frappone il muro invalicabile della procedura giudiziaria.

La scelta, l’addio e il ripensamento

Tutto si è svolto nell’arco di poche, convulse ore. La donna, proveniente da un’altra provincia siciliana e con alle spalle un contesto familiare definito “difficile”, ha dato alla luce una bambina tramite parto cesareo. Subito dopo la nascita, ha esercitato il diritto previsto dalla normativa italiana (DPR 396/2000) di non riconoscere la figlia, garantendo alla piccola l’anonimato materno e l’apertura immediata delle pratiche di adottabilità.

La madre ha lasciato l’ospedale, ma il distacco fisico non ha reciso quello emotivo. Secondo quanto ricostruito, una volta fuori dalla struttura sanitaria, il peso di quella scelta è diventato insostenibile. Il pensiero di aver lasciato quel “fagottino” in mani sicure, ma non tra le sue braccia, l’ha spinta a tornare indietro. Si è ripresentata in reparto con una richiesta straziante e chiara ai medici: “Voglio mia figlia, mi sono pentita, voglio crescerla io”.

Il crollo e l’intervento delle istituzioni

La volontà del cuore, tuttavia, si è scontrata con la rigidità dei protocolli a tutela del minore. Davanti alla porta della Terapia Intensiva Neonatale (UTIN), la donna non ha trovato un varco aperto, ma la Polizia e il personale sanitario costretti a far rispettare la procedura avviata con la dichiarazione di non riconoscimento.

La presa di coscienza che riavere la bambina non sarebbe stato un atto automatico ha provocato nella giovane un grave crollo psicologico. Un malore che ha costretto i medici a ricoverarla nuovamente nello stesso ospedale dove, a pochi metri di distanza, riposa la figlia. Una vicinanza fisica paradossale e dolorosa: due letti nella stessa struttura, separati però da una barriera giuridica che ora solo un magistrato potrà abbattere o rendere definitiva.

Un destino appeso al filo della giustizia

La piccola, a cui il personale ha provvisoriamente assegnato il nome di Adelaide Barbagallo, sta bene ed è ignara della tempesta che si sta scatenando attorno alla sua culla. Il suo futuro è ora interamente nelle mani della Procura dei Minori e dei servizi sociali.

Il caso è estremamente delicato. La legge sul parto in anonimato nasce per prevenire l’abbandono traumatico (nei cassonetti o per strada) e garantire la vita del neonato, ma prevede finestre temporali ristrette e procedure complesse per il ripensamento, proprio per tutelare la stabilità emotiva del bambino e i diritti dei potenziali genitori adottivi.

La magistratura dovrà valutare non solo la sincerità del pentimento materno, ma soprattutto l’idoneità della donna a prendersi cura della neonata. Lo scenario che si profila è duplice: il reinserimento della coppia madre-figlia, magari all’interno di una comunità protetta o casa famiglia per monitorare il percorso, oppure la conferma dello stato di adottabilità, che reciderebbe per sempre il legame biologico.

Piazza Armerina abbraccia la storia: arriva la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026

L’attesa sta per finire e l’emozione cresce per un evento che legherà indissolubilmente la Città dei Mosaici alla grande storia dello sport internazionale. Il prossimo 16 dicembre, Piazza Armerina diventerà tappa ufficiale del viaggio della Fiamma Olimpica e Paralimpica dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026. Non si tratta di un semplice passaggio, ma di un momento di alta condivisione simbolica che vedrà le strade cittadine trasformarsi nel palcoscenico di una staffetta che unisce l’Italia intera, dal sud alle Alpi. Per garantire che la manifestazione si svolga in una cornice di sicurezza e festa, l’amministrazione comunale ha predisposto un piano straordinario per la viabilità.

Il lungo viaggio della torcia: da Atene a San Siro

Quella luce che illuminerà le strade armerine arriva da lontano e porta con sé il peso di una tradizione millenaria. La fiamma, accesa come da rito nell’antica Olimpia e custodita in una lanterna di sicurezza, ha toccato il suolo italiano lo scorso 4 dicembre all’aeroporto di Fiumicino; a farla sbarcare dal volo charter, nelle vesti di prima tedofora, è stata la straordinaria campionessa di tennis Jasmine Paolini. Il viaggio della staffetta è iniziato ufficialmente a Roma il 6 dicembre, dallo Stadio dei Marmi, dove il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha acceso il primo braciere italiano, passando poi il testimone ad atleti del calibro di Gianmarco Tamberi e Achille Polonara. La destinazione finale è fissata per la sera del 6 febbraio 2026 allo Stadio San Siro di Milano, quando il fuoco sacro accenderà la cerimonia di apertura dei Giochi.

Il percorso nel centro storico armerino

Nel suo transito in terra siciliana, la carovana olimpica attraverserà i luoghi più rappresentativi di Piazza Armerina. Il percorso individuato per il corteo si snoderà attraverso assi viari cruciali: l’ingresso avverrà dalla zona di Via Generale Muscarà (incrocio Via R. Roccella), per poi proseguire verso Piazza Generale Cascino e imboccare Via Luigi Sturzo2. I tedofori risaliranno quindi lungo la centralissima Via Roma e attraverseranno Piazza Garibaldi, per poi percorrere Via Cavour e giungere infine nel cuore spirituale della città, in Piazza Cattedrale

Le modifiche alla viabilità e i divieti

Per consentire il passaggio della Fiamma in totale sicurezza e gestire l’afflusso di spettatori previsto, il Comando di Polizia Locale ha emesso un’ordinanza che modifica temporaneamente la circolazione. Martedì 16 dicembre sarà istituito il divieto di sosta con rimozione forzata dalle ore 9:30 alle ore 13:00 in tutte le vie interessate dal percorso. Inoltre, dalle ore 10:30 alle ore 12:00 – e comunque per il tempo strettamente necessario al passaggio del corteo – vigerà il divieto di transito veicolare. Si tratta di misure indispensabili per tutelare l’incolumità pubblica e privata durante l’evento.

La macchina della sicurezza

L’organizzazione logistica vedrà impegnati diversi attori sul territorio. Il Responsabile della Protezione Civile Comunale coordinerà l’assistenza ai varchi e garantirà il supporto sanitario con la presenza di un’ambulanza lungo il tragitto. La Polizia Locale, oltre a vigilare sul rispetto dei divieti, avrà la facoltà di istituire ulteriori limitazioni o sensi unici momentanei qualora le esigenze di traffico lo richiedessero. La cittadinanza è invitata alla collaborazione per rendere questo passaggio un momento di festa indimenticabile.

All’aeroporto di Comiso via libera ai liquidi superiori ai 100 ml nel bagaglio a mano

Una piccola rivoluzione sta per investire le abitudini dei viaggiatori in partenza dallo scalo kasmeneo. La SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, ha annunciato un cambiamento significativo che renderà i controlli di sicurezza più agevoli e meno stressanti. A partire dai prossimi giorni, presso l’aeroporto “Pio La Torre”, sarà finalmente consentito ai passeggeri trasportare nel bagaglio a mano contenitori di liquidi con una capienza superiore ai fatidici 100 ml. Questo passo avanti è reso possibile dall’entrata in funzione di nuove e sofisticate apparecchiature: si tratta dei sistemi radiogeni a doppia vista modello FEP ME 640 AMX.

Come cambiano le procedure ai varchi

L’introduzione di questi macchinari di ultima generazione non serve solo a velocizzare le file, ma nasce soprattutto per elevare gli standard di sicurezza. Le nuove macchine sono progettate per garantire una rilevazione molto più accurata di eventuali sostanze pericolose, migliorando l’efficacia dei controlli su bagagli, liquidi e dispositivi elettronici. Grazie a questa tecnologia, il sistema è in grado di analizzare più contenitori contemporaneamente, permettendo a ogni passeggero di portare con sé un volume complessivo fino a 2 litri. È bene però prestare attenzione a un dettaglio fondamentale: nonostante l’aumento della quantità permessa, «sarà comunque necessario estrarre i liquidi, insieme a PC e tablet» e riporli nell’apposita vaschetta per la scansione separata.

Un primato per lo scalo ibleo

Con questa implementazione, l’aeroporto di Comiso si ritaglia un posto di rilievo nel panorama nazionale. Lo scalo è infatti «tra i primi piccoli aeroporti italiani» a dotarsi di questi sistemi avanzati, confermando la volontà di offrire un servizio sempre più efficiente e allineato agli standard internazionali. Si tratta di un investimento che guarda al futuro e alla qualità dell’esperienza di viaggio, riducendo uno dei disagi più comuni per chi si sposta in aereo, ovvero la limitazione rigida sui liquidi che spesso costringe a buttare prodotti o a riconfezionare i bagagli all’ultimo minuto.

L’invito ai passeggeri in partenza

Nonostante le procedure promettano di essere più snelle, la raccomandazione da parte dei gestori resta quella della prudenza e della puntualità. Si consiglia vivamente ai passeggeri di presentarsi in aeroporto con il giusto anticipo rispetto all’orario del volo. Arrivare per tempo aiuterà a familiarizzare con le nuove modalità, agevolerà il lavoro degli addetti alla sicurezza e garantirà che il flusso ai varchi scorra in modo regolare e senza intoppi, permettendo a tutti di iniziare il proprio viaggio con la giusta serenità.


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Salvo La Rosa a Enna: visita d’eccezione al Museo delle Confraternite

È stata una mattinata diversa dal solito quella vissuta oggi nel cuore di Enna, dove la cultura e la tradizione locale hanno incontrato uno dei volti più noti e amati della televisione siciliana. Il conduttore Salvo La Rosa ha infatti fatto tappa in città per visitare il Museo delle Confraternite, un gioiello tecnologico e narrativo che custodisce l’identità più profonda del capoluogo. Ad accogliere l’ospite d’onore c’erano l’assessore al Turismo Mirko Milano e i giovani professionisti di Bottega Culturale Sicilia, guidati dal presidente Antonio Messina, insieme alla guida Luisa Gardali che ha illustrato i dettagli del percorso.

L’esperienza immersiva tra suoni e profumi

La visita si è trasformata ben presto in un viaggio emozionale. I ragazzi di Bottega Culturale hanno accompagnato il presentatore attraverso le sale del museo, una struttura che si distingue per il suo approccio moderno alla narrazione storica. Non si tratta della classica esposizione statica, ma di un percorso immersivo unico nel suo genere. Attraverso un sapiente mix di suoni, profumi evocativi e immagini suggestive, il museo racconta l’anima autentica della città e le sue tradizioni religiose, riconosciute tra le più rappresentative a livello internazionale. È un modo nuovo di far vivere la Settimana Santa e la storia delle confraternite tutto l’anno, rendendo tangibile l’atmosfera mistica che avvolge Enna durante le celebrazioni.

La sinergia per il rilancio turistico

L’incontro ha offerto l’occasione per fare il punto sulle strategie di promozione del territorio. Antonio Messina, presidente di Bottega Culturale Sicilia, ha sottolineato l’importanza di fare rete per valorizzare questi tesori.

«Il Museo delle Confraternite è un luogo della cultura all’avanguardia della città di Enna e, in sinergia con l’amministrazione comunale, cerchiamo di fare sì che i beni museali della città possano essere sempre più inseriti all’interno dei circuiti turistici e degli itinerari in grado di raccontare il territorio» ha spiegato Messina. Per l’associazione, questa visita non è solo una vetrina, ma «motivo di promozione del Museo e di ciò che Enna può offrire a chi viene a trovarci: uno scambio concreto che si attua sul territorio con presenza, competenza e costanza».

Un segnale di crescita per la città

Anche l’amministrazione comunale guarda a questi eventi con grande ottimismo. L’assessore al Turismo Mirko Milano non ha nascosto la sua soddisfazione per l’interesse mostrato da un personaggio del calibro di Salvo La Rosa.

«La presenza di Salvo La Rosa è un segnale importante per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Il Museo delle Confraternite rappresenta un nuovo modo di raccontare la nostra storia, unendo tradizione e innovazione» ha commentato l’assessore. Milano ha poi ribadito l’impegno istituzionale: «Enna sta crescendo e continueremo a sostenere progetti che rendano la città un punto di riferimento per chi cerca esperienze autentiche e di qualità».

La visita si è conclusa con un momento di confronto informale e condivisione di idee sul futuro della struttura. L’immagine che ne esce è quella di una città viva, consapevole del proprio valore storico e pronta a raccontarsi al mondo con un entusiasmo rinnovato.


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Trionfo di note a Vittoria: Chiara Raia vince “Il Picchio Verde”, oro per la valguarnerese Lucia Ferrante

Una serata all’insegna del talento e della buona musica ha animato Vittoria per la quarta edizione del festival canoro “Il Picchio Verde”. Tra i venticinque cantanti in gara, a conquistare il gradino più alto del podio come vincitrice assoluta è stata la giovane Chiara Raia di Acate. La sua interpretazione intensa di Greatest love of all ha convinto tutti, permettendole di portare a casa l’ambito trofeo. Ma la soddisfazione corre anche verso l’entroterra ennese: nella prestigiosa “Categoria Oro”, infatti, a trionfare è stata Lucia Ferrante (nella foto) di Valguarnera, che ha sbaragliato la concorrenza aggiudicandosi il primo posto, seguita da Carmelo Scalia e Rosario Frasca.

La presenza scenica di Gerardina Trovato

Il festival ha visto una giuria di qualità presieduta dalla cantautrice catanese Gerardina Trovato. L’artista non si è limitata al ruolo di giudice, ma è stata la vera ospite d’onore della serata, regalando al pubblico le note dei suoi successi più amati come Piccoli, già grandi, Gechi e vampiri e Non ho più la mia città. Il pubblico le ha tributato scroscianti applausi, confermando un affetto mai sopito. In veste di giurata, la Trovato ha assegnato personalmente un premio speciale a Grazia Messina, che ha portato in gara Caruso, e ha speso parole di grande stima per Giuseppe Guastella, vincitore della passata edizione, definendolo un «cantante veramente completo» dopo la sua esibizione sulle note di Morricone.

Tutti i premiati della quarta edizione

Oltre ai trionfi di Raia e Ferrante, la serata ha distribuito riconoscimenti in diverse categorie, evidenziando la ricchezza del vivaio canoro locale. Nella “Categoria Argento”, dedicata agli esordienti, il podio è stato tutto al maschile: vittoria per Massimo Caschetto di Vittoria, seguito da Salvo Battaglia e Giuseppe Scaglione. Numerosi i premi speciali assegnati: il pubblico in sala ha scelto Gianni Occhipinti, mentre il “premio della critica” è andato ad Aldo Nasello. Riconoscimenti tecnici sono stati attribuiti a Jessica Abbate per timbrica e tecnica, a Daniela Battaglia per la presenza scenica e a Giuseppe Guastella per la migliore interpretazione. Infine, il “Premio simpatia” è stato consegnato a Micky Zaccaria.

La soddisfazione degli organizzatori

La manifestazione, condotta da Roberto Ciaculli e Carmen Denaro e organizzata da Dany & Carmen eventi, si è chiusa con un bilancio più che positivo. Giuseppe Amenta, promotore de “Il Picchio Verde”, ha sottolineato il valore del lavoro svolto:

«Questa edizione del festival ci ha permesso di fare emergere nuovi talenti e interpreti di grande valore. Alcuni cantanti sono stati individuati e premiati personalmente da Gerardina Trovato, che ha scovato tra i concorrenti qualcuno che ha una marcia in più. La giuria ha avuto non poche difficoltà nell’individuare i premiati, proprio per la qualità delle esibizioni canore e dei brani proposti dai concorrenti. Chiudiamo questa edizione con la consapevolezza di aver lanciato dei giovani promettenti che potranno avere un futuro nel mondo dello spettacolo».


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Voli di Natale alle stelle il deputato Venezia denuncia: «Speculazione inaccettabile vendere biglietti rincarati del 900%»

Il Natale si avvicina ma per molti siciliani fuori sede l’aria di festa è già viziata da un salasso inaccettabile, quello dei biglietti aerei. La denuncia arriva forte e chiara da Fabio Venezia, deputato regionale, che non usa mezzi termini e parla apertamente di speculazione. A suo dire, gli aumenti vertiginosi applicati dalle compagnie aeree raggiungono cifre folli, con picchi che sfiorano il 900% rispetto ai costi abituali. Una vera e propria mazzata, soprattutto per studenti e lavoratori che sognano di riabbracciare le famiglie per le festività.

Tratte Proibitive, Oltre 500 Euro per Tornare a Casa

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Fabio Venezia

Parliamo di cifre che fanno girare la testa. Un viaggio di andata e ritorno per la Sicilia, magari da città del Nord come Torino verso Palermo o Catania, può superare con facilità i 500 euro. Un costo che trasforma il desiderio di rientro in un lusso per molti inaccessibile. Venezia evidenzia come questa prassi, purtroppo ricorrente durante le feste, metta in ginocchio migliaia di persone costrette a scegliere tra il bilancio familiare e la gioia di ritrovarsi a casa.

L’Appello Urgentissimo al Governo Regionale

La denuncia di Venezia non si ferma alle compagnie ma alza il tiro, puntando il dito contro l’inerzia del Governo Regionale Siciliano presieduto da Renato Schifani. «È inaccettabile che i cittadini, in particolare studenti e lavoratori fuori sede, siano lasciati in balia di queste politiche tariffarie» ha dichiarato il deputato, chiedendo un intervento urgente e risolutivo. Il cuore della questione è la tutela dei cittadini, un dovere primario che l’amministrazione regionale non può permettersi di ignorare di fronte a questa che è percepita come una palese ingiustizia sociale.

Richieste Formali: Antitrust, ENAC e Ministero Chiamati in Causa

Per dare concretezza alla sua battaglia, Venezia non si è limitato alle parole ma ha formalmente richiesto l’attivazione di un’istruttoria nei confronti degli enti regolatori nazionali. L’appello è diretto all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), all’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) e al Ministero dei Trasporti. L’obiettivo è duplice: verificare la legittimità di aumenti così spropositati e appurare se dietro questi rincari si nasconda un vero e proprio abuso di posizione dominante da parte dei vettori aerei. Una verifica necessaria per ristabilire un equilibrio e difendere il diritto alla mobilità.

Contesto Politico e una Battaglia Non Nuova

Per il deputato Venezia, la battaglia sul caro voli si inserisce in un quadro politico dove spesso si è fatto portavoce delle istanze dei cittadini, incalzando l’amministrazione regionale su temi cruciali. Questa problematica, endemica per la Sicilia durante il periodo festivo, è il simbolo di un malcontento più ampio che coinvolge pendolari e residenti all’estero. La speranza, ora, è che l’attenzione mediatica e le richieste formali spingano il Governo Regionale a superare ogni indugio e a imporre misure concrete per garantire a tutti un Natale sereno e, soprattutto, accessibile.

Incontro all’Università popolare del tempo libero: Sara Gaynsforth dialoga con Fausto Carmelo Nigrelli

Venerdì 12 novembre alle 17.00 l’università Popolare del Tempo Libero (UPTL) alza il sipario su un incontro speciale e stimolante che vedrà seduti allo stesso tavolo  la rinomata studiosa e opinionista Sara Gaynsforth e il  professore Fausto Carmelo Nigrelli. Un appuntamento da segnare in rosso sull’agenda per tutti coloro che amano il dibattito e la scoperta di nuove prospettive. Si parlerà di politiche abitative. L’incontro sarà ospitato dal Convento di San Pietro in via Gen. Ciancio.

«Negli ultimi anni in Italia sta succedendo qualcosa di paradossale: nelle grandi città e nelle zone turistiche le case costano cifre impossibili per la maggior parte delle persone, mentre molti paesi e città più piccole si stanno svuotando. A Roma si arriva a prezzi assurdi, come 65.000 € al metro quadro, mentre in piccoli borghi con la stessa cifra ci compri un intero appartamento.
Da una parte i residenti delle metropoli vengono spinti sempre più lontano dai centri, sostituiti da B&B, case vacanze e negozi per turisti; dall’altra le aree interne sperano proprio nel turismo per sopravvivere. Due facce della stessa crisi. La giornalista e ricercatrice Sarah Gainsforth spiega come questi fenomeni siano collegati e come stiano trasformando il modo di vivere in Italia.
Autrice di libri fondamentali sul tema e attiva nelle battaglie contro la gentrificazione a Roma, offre una lettura chiara di cosa sta succedendo alle nostre città e ai nostri paesi.»

 Sarah Gainsforth: Ricercatrice, Saggista e Giornalista

Sarah Gainsforth è una ricercatrice indipendente, saggista e giornalista freelance italiana. La sua attività è focalizzata sull’analisi critica delle politiche abitative, delle trasformazioni urbane, del turismo e delle disuguaglianze socio-economiche. Collabora regolarmente con diverse importanti testate giornalistiche nazionali.

 Temi e Ricerca Principale

La sua ricerca si concentra sulle dinamiche del capitalismo che impattano sulla casa e sull’abitare. Un’area di particolare attenzione è la gentrificazione digitale e l’influenza delle piattaforme come Airbnb sulle città, tema centrale di alcuni dei suoi saggi.


📰 Collaborazioni Giornalistiche

Ha collaborato e continua a collaborare con le seguenti testate:

  • Internazionale

  • Il manifesto

  • la Repubblica

  • L’Espresso

  • L’Essenziale


📚 Opere Pubblicate (Saggistica)

Sarah Gainsforth è autrice di diversi libri, tra cui:

Anno Titolo Editore Note/Riconoscimenti
2019 Airbnb città merce DeriveApprodi Finalista al Premio Napoli 2020
2020 Oltre il turismo Eris Edizioni
2022 Abitare Stanca effequ Vincitore del Premio Giulio Angioni 2023
2022 Cameriera Einaudi
2025 L’Italia Senza casa Laterza

Zafferana Etnea – Paura al palazzetto: il monossido di carbonio intossica atlete e spettatori durante un match di volley

Poteva trasformarsi in una tragedia silenziosa la partita di pallavolo disputata domenica sera a Zafferana Etnea, in provincia di Catania. Quella che doveva essere una normale gara di campionato tra l’ASD Zafferana e il Milazzo Volley è stata bruscamente interrotta da un nemico invisibile: il monossido di carbonio. Un malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento ha saturato l’aria della struttura, mandando in ospedale quindici persone, tra cui diverse atlete, e scatenando il panico tra i presenti.

La cronaca di una serata da incubo

Tutto è accaduto intorno alle 18:40. Il primo segnale d’allarme è stato il malore improvviso di una giocatrice della squadra ospite, Maria Laura Panetta, che si è accasciata al suolo perdendo i sensi. Quello che inizialmente sembrava un problema fisico isolato si è rivelato in pochi minuti l’apice di un’intossicazione collettiva. Il monossido di carbonio, gas inodore, incolore e insapore, aveva già iniziato a colpire atlete, arbitri e spettatori.

Il bilancio finale parla di quindici persone costrette alle cure mediche presso l’ospedale Cannizzaro di Catania. Per otto di loro, incluse sei giocatrici del Milazzo, è stato necessario il trattamento d’urgenza in camera iperbarica per smaltire l’elevata concentrazione di gas nel sangue. Fortunatamente, dopo gli accertamenti e l’ossigenoterapia, tutti i coinvolti sono stati dimessi, ma lo spavento resta indelebile.

Sotto accusa l’impianto di riscaldamento

Le indagini dei Vigili del Fuoco, intervenuti immediatamente per mettere in sicurezza l’area e sequestrare l’impianto, si sono concentrate sul sistema di aerazione e riscaldamento della struttura. Secondo le prime ricostruzioni, l’impianto sarebbe stato attivato manualmente tramite un interruttore posto su un pannello di controllo; da quel momento, i fumi di scarico, anziché essere espulsi correttamente, avrebbero invaso il campo da gioco.

La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di lesioni colpose, al momento a carico di ignoti. Il sindaco di Zafferana, visibilmente scosso, ha confermato che l’impianto era nuovo e aveva ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie dalla Federazione Pallavolo solo pochi mesi fa. Resta da chiarire cosa abbia causato il malfunzionamento tecnico o se vi sia stata una negligenza nella manutenzione o nell’utilizzo.

La rabbia del Milazzo Volley

Mentre le autorità giudiziarie procedono con i rilievi, monta la polemica sportiva e istituzionale. La dirigenza del Volley Milazzo, attraverso le parole del dirigente Nico Caraiano, ha espresso forte indignazione non solo per la gravità dell’accaduto, ma anche per la gestione umana del post-emergenza. La società ospite ha lamentato l’assenza di comunicazioni o gesti di solidarietà da parte della squadra locale e dell’amministrazione comunale nelle ore successive all’incidente.

La sicurezza negli impianti sportivi

L’episodio riaccende i riflettori sul tema cruciale della sicurezza negli impianti sportivi minori, spesso cuore pulsante delle comunità locali ma talvolta soggetti a criticità manutentive. Se il malore della giovane atleta non avesse interrotto la gara tempestivamente, l’esposizione prolungata al gas avrebbe potuto avere conseguenze letali. Una vicenda che si chiude senza vittime, ma che impone risposte rapide e chiare affinché lo sport resti un luogo di vita e non di rischio.

Una nuova speranza nella lotta a diabete e obesità

Abbassare la glicemia e aumentare la combustione dei grassi senza intaccare l’appetito o la massa muscolare sembrava un miraggio fino a poco tempo fa. Eppure questa possibilità sta emergendo come una realtà concreta nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità. I risultati incoraggianti arrivano da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell e condotto dai ricercatori del Karolinska Institutet e dell’Università di Stoccolma. Si tratta di una scoperta che potrebbe ridisegnare completamente l’approccio terapeutico a queste patologie sempre più diffuse.

Un meccanismo d’azione rivoluzionario: agire sui muscoli e non sulla fame

Il trattamento sperimentato consiste in una semplice compressa e funziona in modo diametralmente opposto rispetto ai noti farmaci basati su GLP-1, come l’Ozempic, che vengono somministrati tramite iniezione. Mentre questi ultimi influenzano il senso di fame alterando la comunicazione tra intestino e cervello, spesso causando perdita di appetito e riduzione della massa muscolare, il nuovo composto punta altrove. La sua azione mira a stimolare direttamente l’attività metabolica all’interno del muscolo scheletrico, un cambiamento di paradigma che promette di evitare i fastidi gastrointestinali tipici delle terapie attuali.

L’importanza vitale della massa muscolare

Dagli studi condotti sugli animali è emerso un miglioramento dei livelli di zucchero nel sangue e della composizione corporea, senza gli effetti collaterali indesiderati che ben conosciamo. Anche la fase I della sperimentazione clinica, che ha coinvolto 48 volontari sani e 25 persone con diabete di tipo 2, ha confermato che il trattamento è ben tollerato dall’uomo. Tore Bengtsson, professore presso il Dipartimento di Bioscienze Molecolari dell’Università di Stoccolma, ha sottolineato l’importanza di questi dati affermando: «I nostri risultati indicano un futuro in cui potremo migliorare la salute metabolica senza perdere massa muscolare. I muscoli sono importanti sia nel diabete di tipo 2 che nell’obesità, e la massa muscolare è anche direttamente correlata all’aspettativa di vita».

Una molecola progettata per la sicurezza

La sostanza attiva alla base di questo farmaco è una molecola sviluppata in laboratorio, una forma di agonista beta-2. Questa molecola attiva percorsi di segnalazione chiave in un modo inedito, favorendo la funzione muscolare ed evitando la sovrastimolazione cardiaca che solitamente si associa a questa classe di farmaci. Shane C. Wright, professore assistente al Karolinska Institutet, ha evidenziato con entusiasmo la portata dell’innovazione: «Questo farmaco rappresenta un tipo di trattamento completamente nuovo e ha il potenziale per essere di grande importanza per i pazienti con diabete di tipo 2 e obesità. La nostra sostanza sembra promuovere una sana perdita di peso e, inoltre, i pazienti non devono fare iniezioni».

Verso le future fasi della sperimentazione

Poiché questo farmaco agisce attraverso un meccanismo distinto rispetto ai medicinali GLP-1, si apre la possibilità che possa essere efficace sia da solo che in combinazione con essi. Il prossimo passo nello sviluppo è una sperimentazione clinica di fase II più ampia, pianificata da Atrogi AB, l’azienda che guida l’avanzamento del farmaco. Questo nuovo studio avrà il compito fondamentale di verificare se gli effetti positivi osservati finora si confermeranno su larga scala nelle persone che vivono quotidianamente con il diabete di tipo 2 o l’obesità.

Piazza Armerina – La salute in piazza al quartiere Monte: successo per lo screening gratuito

Ieri, domenica 7 dicembre, il quartiere Monte di Piazza Armerina si è trasformato in un ambulatorio a cielo aperto, accogliendo decine di cittadini per una giornata dedicata alla prevenzione medica. L’iniziativa, denominata “La salute per tutti”, rientra tra i progetti finanziati attraverso i fondi della Democrazia Partecipata 2025 messi a disposizione dall’amministrazione comunale la cui destinazione è stata scelta dai cittadini. Non si è trattato di una semplice passerella istituzionale, ma di un servizio concreto che ha portato specialisti e volontari dell’Associazione Nucleo Volontari Protezione Civile e di Piazza Armerina Soccorso direttamente nel cuore del centro storico, offrendo visite ed esami completamente gratuiti a una popolazione che spesso fatica ad accedere con tempestività alle strutture sanitarie tradizionali.

La sinergia tra associazioni e istituzioni

A fare gli onori di casa e a coordinare la complessa macchina organizzativa è stato Filippo Nicotra, vicepresidente dell’Associazione Nucleo Volontari Protezione Civile. Nicotra ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro di squadra, ringraziando l’amministrazione per i fondi concessi e il quartiere Monte Mira per l’ospitalità logistica. Un ringraziamento particolare è andato all’ufficio comunale di Protezione Civile e al suo dirigente, il dott. Mauro Mirci, presente alla manifestazione per testimoniare la vicinanza delle istituzioni a queste attività di presidio territoriale. La giornata è stata resa possibile grazie alla collaborazione stretta con altre realtà del terzo settore, come la IHS (Italian Help System) e l’associazione “Un battito e un respiro”.

Il valore salvavita della prevenzione cardiologica

Il cuore dell’attività sanitaria è stato illustrato dal dottor Francesco Raimondi, cardiologo della IHS. Il medico ha spiegato come l’obiettivo non sia solo la prevenzione primaria, ma anche quella terziaria, ovvero il miglioramento della qualità della vita in pazienti già cardiopatici o ipertesi. L’importanza di questi presidi mobili è stata drammaticamente confermata da un episodio avvenuto durante uno screening di due anni fa, ricordato dallo stesso Raimondi. In quell’occasione, una signora presentatasi per un banale dolore toracico fu sottoposta a un elettrocardiogramma che rivelò un infarto acuto in corso. Grazie alla presenza dei medici in piazza, fu immediatamente attivato il 118 e la paziente si trovò in sala operatoria per un’angioplastia salvavita nel giro di quaranta minuti. Un esempio lampante di come la medicina di prossimità possa fare la differenza tra la vita e la morte.

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Il respiro e la presenza sul territorio

Al fianco dei cardiologi ha operato Roberta Brullo, presidente dell’associazione “Un battito e un respiro”. La sua realtà, focalizzata su patologie complesse come l’ipertensione polmonare, sposa pienamente la filosofia delle “Piazze della Salute”. Brullo ha evidenziato come la routine frenetica della settimana spesso impedisca alle persone di recarsi dal medico per controlli che non sembrano urgenti. Portare lo specialista in piazza nel fine settimana rompe questa barriera, permettendo di intercettare bisogni latenti e offrendo un punto di ascolto qualificato che va oltre la semplice visita clinica.

Un approccio multidisciplinare integrato

Rosario Chiarenza, presidente della IHS, ha ribadito la natura trasversale dell’intervento. Oltre alla cardiologia, i volontari hanno offerto uno screening di base completo, monitorando parametri vitali essenziali come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno e glicemia. Questo primo livello di indagine permette di avere un quadro immediato dello stato di salute del cittadino, indirizzandolo se necessario verso approfondimenti più specifici. La presenza congiunta di medici specialisti e volontari di protezione civile ha garantito un flusso ordinato e professionale per tutta la durata dell’evento.

Attenzione alla colonna vertebrale e alle articolazioni

A completare l’offerta sanitaria è intervenuto il dottor Leonardi Walter, ortopedico e fisiatra, anch’egli in forze alla IHS. Il suo focus si è concentrato sulle patologie muscolo-scheletriche che affliggono tanto i giovani quanto gli anziani. Durante la mattinata sono state valutate numerose situazioni di scoliosi, cifosi e problematiche articolari. Il messaggio lanciato dallo specialista è chiaro: intercettare precocemente queste alterazioni attraverso la riabilitazione può ritardare, e in molti casi evitare, il ricorso alla chirurgia. Un approccio conservativo che conferma come la prevenzione resti l’arma più efficace a disposizione della medicina moderna.

Quella vissuta tra i vicoli del quartiere Monte non resterà una parentesi isolata, ma rappresenta solo uno dei tasselli di un mosaico più ampio dedicato al benessere della comunità. Il progetto “La salute per tutti”, infatti, è stato strutturato per garantire una continuità assistenziale che va oltre il singolo evento domenicale. Come confermato dagli organizzatori, l’iniziativa proseguirà con un calendario articolato di appuntamenti che accompagneranno la cittadinanza per diversi mesi, fino alla chiusura ufficiale prevista per il 31 maggio 2026. I cittadini avranno dunque altre occasioni per accedere a questi servizi gratuiti, confermando la volontà dell’amministrazione e delle associazioni di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione sanitaria lungo tutto l’arco dell’anno.

[VIDEO] Piazza Armerina – Il Gioco della Vita. Il Mistero degli Scacchi»

Piazza Armerina si trasforma in una grande scacchiera dove la strategia diventa arte e la mossa vincente è quella della cultura. Domenica 7 dicembre la Pinacoteca Comunale e la Biblioteca Civica aprono le porte a un evento unico nel suo genere. Si chiama «Il Gioco della Vita. Il Mistero degli Scacchi» ed è una mostra diffusa che promette di abbattere le barriere tra osservatore e opera d’arte. Non solo tele e sculture ma vere scacchiere a disposizione di tutti perché qui il museo non è un luogo sacro e intoccabile ma uno spazio vivo da giocare.

Piazza Armerina – Gran galà del sorriso 2025: la notte magica di Gogòl illumina il teatro Garibaldi

Si accendono i riflettori su una delle serate più attese dell’anno per la comunità di Piazza Armerina e non solo. Il prossimo 11 dicembre, alle ore 20:00, lo storico Teatro Garibaldi aprirà le sue porte al “Gran Galà del Sorriso di Gogòl 2025”. Non si tratta semplicemente di uno spettacolo, ma della celebrazione di un movimento nato nel 2016 da una felice intuizione di Mauro Todaro. L’obiettivo resta quello delle origini: ricostruire entusiasmo e fiducia, tessendo relazioni autentiche tra le persone e i territori attraverso il linguaggio universale del sorriso.

Un palcoscenico ricco di emozioni e talenti siciliani

La serata promette di essere un viaggio vibrante attraverso diverse forme d’arte, capaci di toccare le corde più profonde dell’animo umano. Sul palco si alterneranno artisti di grande calibro che sapranno incantare il pubblico con le loro performance. Dalla suggestiva sand art di Stefania Bruno al fascino senza tempo del “cunto” con Luigi Di Pino, passando per la maestria del puparo Angelo Sicilia.

La musica sarà protagonista grazie al talento di Corrado Sillitti, mentre le risate saranno garantite dalla verve comica di Cristian Fusibile. A completare il quadro delle testimonianze ci sarà Marcella Li Brizzi, per una scaletta che intreccia sapientemente intrattenimento e riflessione. A condurre questo viaggio tra storie e note sarà la brillante Irene Varveri Nicoletti.

I pupi siciliani protagonisti del nuovo calendario artistico

Uno dei momenti clou dell’evento sarà la presentazione ufficiale del Calendario Artistico Gogòl 2026, intitolato «Sicilia, Terra di Sorrisi». Quest’anno il progetto editoriale rende omaggio a una delle tradizioni più iconiche dell’isola: i Pupi Siciliani. Questi simboli di eroismo e memoria popolare sono stati reinterpretati in chiave contemporanea dall’artista Maurizio Sanfilippo.

Sanfilippo ha curato l’intero progetto visivo, trasformando i dodici protagonisti dei mesi del 2026 in un racconto fatto di colori e identità. Stampato in ventimila copie e distribuito gratuitamente grazie al supporto dei partner, il calendario si conferma un veicolo potente di cultura e positività. Sul palco, a testimoniare la continuità del progetto, saranno presenti anche le artiste delle passate edizioni, Silvana Virlinzi e Adalgisa Varveri.

Riconoscimenti ai comuni virtuosi e premi a sorpresa

Il Gran Galà sarà anche l’occasione per ufficializzare l’ingresso di nuove realtà nella rete del sorriso. Verranno infatti consegnati gli attestati di “Assessorato al Sorriso” a quelle città che, nel corso del 2025, si sono distinte per accoglienza ed empatia. Tra i premiati figurano Santo Stefano del Sole, Caltanissetta, Nicosia, Gela, Sinagra e persino La Valletta, portando il messaggio di Gogòl oltre i confini nazionali fino a Malta.

C’è poi grande attesa per la proclamazione dei nuovi “Ambasciatori del Sorriso 2025”. I nomi restano avvolti nel più stretto riserbo e saranno svelati soltanto sul momento, garantendo un’emozione autentica sia per il pubblico che per gli ignari vincitori. L’ingresso alla serata è gratuito, ma è necessaria la prenotazione attraverso il portale ufficiale dell’iniziativa.

manifesto gogol

Piazza Armerina, torna la solidarietà in centro: al via la quarta edizione di “Un piatto caldo in Piazza”

La città dei mosaici si prepara a rinnovare un gesto di vicinanza e condivisione che è ormai entrato nel cuore dei cittadini. Il prossimo 20 dicembre 2025 tornerà l’evento “Un piatto caldo in Piazza”, giunto quest’anno alla sua quarta edizione. L’iniziativa, che unisce lo spirito natalizio alla volontà di creare momenti di aggregazione reale, ha ricevuto il via libera dall’amministrazione locale che ne ha riconosciuto l’alto valore sociale e culturale per il territorio. Si tratta di un momento pensato non solo per offrire un ristoro, ma per trasformare lo spazio urbano in un luogo vivo di incontro e dialogo.

I dettagli logistici e l’organizzazione in piazza

Il cuore pulsante della manifestazione sarà Piazza Generale Cascino, in particolare l’area sottostante la statua, estendendosi anche su una parte di via S. La Malfa. Per l’occasione verrà allestita una cucina furgonata, strumento essenziale per la preparazione e la distribuzione dei pasti ai partecipanti. Le attività prenderanno il via nel primo pomeriggio, precisamente alle ore 15:00, e proseguiranno fino alla mezzanotte, garantendo un ampio arco temporale per permettere la massima partecipazione della cittadinanza.

La sinergia tra volontariato e istituzioni

Dietro questa macchina organizzativa c’è l’impegno dell’Organizzazione di Volontariato Sicilia Soccorso, una realtà che vanta una collaborazione ultradecennale con il comune armerino. L’amministrazione comunale, guidata dalla Giunta, ha deciso di sostenere attivamente il progetto concedendo il patrocinio gratuito e l’uso del logo dell’Ente, riconoscendo nell’associazione un catalizzatore di buone pratiche. L’evento non comporterà spese dirette per le casse comunali, confermando come la collaborazione tra pubblico e terzo settore possa generare valore senza gravare sul bilancio.

Obiettivo: coesione sociale e cittadinanza attiva

Lo scopo profondo della giornata va ben oltre la semplice distribuzione di cibo. L’evento nasce per favorire la socializzazione e rafforzare quella coesione comunitaria che spesso rischia di sfilacciarsi nei ritmi frenetici della quotidianità. Attraverso la condivisione del pasto, si punta a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini, valorizzando il capitale sociale esistente. È un esempio concreto di come dinamiche virtuose di collaborazione civica possano migliorare la vivibilità e il benessere collettivo.

Un modello di recupero degli spazi urbani

L’iniziativa sposa perfettamente gli obiettivi strategici di rendere gli spazi pubblici più fruibili e accoglienti. La piazza smette di essere solo un luogo di transito per diventare un teatro di solidarietà e corresponsabilità. L’approvazione immediata della delibera testimonia la volontà dell’amministrazione di agevolare tempestivamente l’organizzazione di eventi che, come questo, contribuiscono in modo determinante alla qualità della vita della comunità locale.

 

Natale a Piazza Armerina, la viabilità si adegua alle iniziative della tradizione per i festeggiamenti del periodo

Durante le festività ci saranno diverse manifestazioni che occuperanno spazi pubblici. Ci riferiamo principalmente alle Novene che come ogni hanno rappresenteranno un appuntamento sentito e voluto dalla popolazione. In particolare vi ricordiamo che al quartiere  Casalotto , in piazza San. Filippo, si prepara a vivere intensamente il periodo delle festività con un calendario ricco di appuntamenti tradizionali. Per consentire lo svolgimento in sicurezza delle celebrazioni religiose e dei momenti di aggregazione la Polizia Locale ha predisposto una serie di modifiche alla viabilità. Le variazioni al traffico inizieranno venerdì 6 dicembre 2025 in occasione dell’atteso momento dell’accensione dell’Albero di Natale. Per questa giornata è stato istituito il divieto di sosta con rimozione forzata in tutto il Piano San Filippo. Gli automobilisti dovranno prestare particolare attenzione alla segnaletica poiché la restrizione sarà valida dalle ore 16:00 fino alle 21:30. 

Le disposizioni per le Novene Natalizie

Il secondo blocco di limitazioni scatterà a metà mese in coincidenza con l’inizio delle tradizionali Novene. Una nota particolare riguarda la gestione delle antiche tradizioni legate al fuoco che spesso accompagnano queste festività. Qualora venissero accesi dei piccoli falò celebrativi sarà obbligatorio mantenere una distanza di sicurezza adeguata per gli astanti. In presenza di fiamme libere il passaggio dei veicoli verrà immediatamente interrotto per prevenire qualsiasi pericolo. Questa misura serve a coniugare il rispetto del folklore locale con la necessaria tutela della pubblica incolumità.

La gestione flessibile della viabilità

Gli agenti della Polizia Locale manterranno un presidio costante durante gli eventi per monitorare la situazione in tempo reale. Il personale in servizio avrà la facoltà di istituire ulteriori divieti momentanei o sensi unici di marcia qualora se ne ravvisasse la necessità. Questa flessibilità operativa permetterà di gestire eventuali emergenze o flussi di traffico imprevisti garantendo che la festa resti un momento di gioia per tutta la comunità senza intoppi logistici.

 

Enna, prevenzione neonatale: al via il nuovo ambulatorio per l’ecografia dell’anca

La sanità ennese compie un passo significativo verso il potenziamento dei servizi dedicati alla prima infanzia. A partire dal prossimo 15 dicembre 2025 l’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna attiverà un nuovo ambulatorio specializzato nelle ecografie dell’anca neonatale. Si tratta di una novità rilevante per le famiglie del territorio che potranno contare su un punto di riferimento qualificato all’interno del Presidio Ospedaliero Umberto I.

Orari e organizzazione per le famiglie

La struttura troverà spazio al terzo piano, presso l’Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Neonatale, Neonatologia e Nido. L’organizzazione del servizio prevede un calendario programmato per garantire accessibilità e ordine: gli esami verranno eseguiti ogni lunedì mattina in una fascia oraria compresa tra le 9:00 e le 11:00. Questa iniziativa risponde a una precisa esigenza di tutela della salute dei nuovi nati, offrendo ai genitori la tranquillità di un percorso diagnostico chiaro e definito.

Obiettivo: contrastare la displasia congenita

Il cuore dell’attività del nuovo ambulatorio sarà lo screening per la displasia congenita dell’anca. Parliamo di una patologia che può manifestarsi nelle primissime fasi della vita e che richiede un occhio esperto per essere individuata subito. Se questa condizione non viene diagnosticata e trattata per tempo può infatti evolvere negativamente causando problemi seri alla deambulazione e allo sviluppo motorio futuro del bambino.

La tecnologia al servizio della diagnosi sicura

La tempestività gioca un ruolo cruciale: individuare l’anomalia in epoca neonatale permette ai medici di intervenire con terapie conservative che portano alla risoluzione del problema. L’ecografia si conferma lo strumento ideale per questo scopo poiché è un esame sicuro, assolutamente privo di radiazioni e non invasivo. Attraverso gli ultrasuoni gli specialisti possono studiare con precisione l’articolazione coxo-femorale e attivare immediatamente il percorso di cura più idoneo.

Continuità assistenziale e servizi integrati

L’attivazione di questo servizio si inserisce in una strategia più ampia che vede l’ASP di Enna impegnata nel rafforzamento della tutela materno-infantile. La scelta di collocare l’ambulatorio all’interno dell’Unità di Neonatologia serve a garantire una continuità assistenziale che accompagna il bambino dalla nascita ai controlli successivi. Nello stesso reparto sono infatti già attivi altri servizi d’eccellenza come gli ambulatori di ecografia cerebrale e di follow-up neurologico.

La parola all’esperto e l’importanza della prevenzione

Sull’importanza della nuova attivazione è intervenuta la dottoressa Sabrina Morreale, Direttore della U.O.C. Terapia Intensiva Neonatale. «L’apertura di un ambulatorio dedicato all’ecografia dell’anca nel neonato – afferma la dottoressa Morreale – rappresenta un passo fondamentale per garantire una diagnosi precoce di Displasia Congenita, quindi interventi tempestivi e un’assistenza realmente orientata alla prevenzione in maniera del tutto non invasiva». Sensibilizzare la popolazione su questi temi resta una priorità assoluta.

 

Scambio di bare all’ospedale di Biancavilla: quando l’ultimo saluto diventa un rebus

Sembra la trama di una commedia nera, di quelle dove il riso si mescola all’amarezza, eppure è accaduto davvero tra le corsie – o meglio, nelle stanze più silenziose – dell’ospedale Maria Santissima Addolorata di Biancavilla, in provincia di Catania. Non c’è pace, a quanto pare, nemmeno dopo l’ultimo respiro. Un errore macroscopico da parte del personale dell’Azienda sanitaria provinciale ha gettato nello sconforto due famiglie che si preparavano a dare l’addio ai propri cari.

Cronaca surreale

La cronaca di questa giornata surreale racconta di due cadaveri scambiati e di un vero e proprio pasticcio burocratico e umano. Tutto sembrava procedere secondo il triste protocollo quando una delle bare è stata consegnata ai parenti per il rito funebre. Il feretro ha lasciato l’ospedale ed è arrivato a casa della famiglia in attesa. È stato solo tra le mura domestiche, a distanza di qualche ora dall’arrivo, che i familiari hanno fatto la sconcertante scoperta. Quello nella bara non era il loro congiunto.

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Il rientro in obitorio

Lo sgomento ha lasciato spazio alla necessità di agire subito. I parenti, dopo essersi resi conto che all’interno della cassa giaceva una persona estranea, hanno immediatamente allertato l’Asp. La macchina organizzativa ha dovuto fare marcia indietro, in tutti i sensi. La salma “sbagliata” è stata riportata alla camera mortuaria del nosocomio di Biancavilla per cercare di rimettere ordine in un caos difficile anche solo da immaginare.

Lo scambio di abiti

Ma l’errore non si è limitato allo scambio dei feretri. Come in un copione scritto male, anche la vestizione ha subito la stessa sorte. Un defunto era stato preparato con gli abiti destinati all’altro, aggiungendo un ulteriore tassello di assurdità al dolore delle famiglie. Una volta rientrate entrambe le salme in ospedale, il personale ha dovuto provvedere a sistemare la situazione, restituendo a ciascun defunto non solo la propria identità, ma anche i vestiti scelti dai rispettivi cari per l’ultimo viaggio.

Piazza Armerina, “Eco-Sinergie”: strategie e professioni in dialogo per la rigenerazione del territorio

La rigenerazione del territorio non è mai un atto isolato, ma il frutto di un lavoro corale che intreccia competenze diverse, dalla geologia all’arte, passando per l’architettura e l’amministrazione pubblica. È questo il cuore pulsante di “Eco-Sinergie”, l’evento in programma per il 5 dicembre presso la Biblioteca comunale “Alceste e Remigio Roccella” di Piazza Armerina. L’iniziativa, che si svilupperà lungo l’arco dell’intera giornata, mira a creare un ponte tra il mondo delle professioni tecniche e la sensibilità culturale necessaria per intervenire sui luoghi che abitiamo, trasformando lo spazio fisico in un patrimonio condiviso di identità e futuro.

Dalla teoria alla pratica: le competenze al servizio dell’ambiente

Il fitto programma dei lavori si articola attraverso una serie di interventi mirati a esplorare ogni sfaccettatura del recupero ambientale. La sessione mattutina, dopo i saluti istituzionali che vedranno coinvolti il sindaco Cammarata e i rappresentanti degli ordini professionali, entrerà nel vivo affrontando il passaggio cruciale “dalla visione al metodo”. Si parlerà di come costruire buone pratiche locali e di come tradurre un concetto astratto in linee tecniche di intervento concrete, analizzando strutture e obiettivi progettuali. Un focus specifico sarà dedicato all’aspetto scientifico, con approfondimenti sull’ecologia e la biodiversità, in particolare riguardo la Zona Speciale di Conservazione dei Boschi di Piazza Armerina, e sul contributo fondamentale che la geologia offre alla rigenerazione territoriale.

Arte, memoria e paesaggio: narrare il territorio

Non solo tecnica e scienza, ma anche anima e racconto. Uno dei temi centrali del convegno riguarda la capacità del paesaggio di farsi custode della memoria collettiva. Gli esperti discuteranno di “trame di memoria” e identità territoriale, esplorando come il progetto “iArt Natura” possa diventare un veicolo di riscoperta culturale. L’arte e l’eco-turismo verranno presentati come strumenti narrativi potenti: le installazioni artistiche e la progettazione paesaggistica non sono semplici abbellimenti, ma mezzi per “cercare il bello nei luoghi di ogni giorno”. A chiudere il cerchio, nel pomeriggio, i partecipanti si trasferiranno fisicamente sui luoghi dell’intervento, presso il Bosco Canalicchio, per osservare dal vivo come la teoria si trasformi in pratica di conservazione e bellezza.

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Programma della manifestazione

Centuripe, falsi braccianti e stipendi restituiti: scoperta maxi truffa all’Inps per 230 mila euro

Sembrava un’azienda agricola come tante, impegnata nelle campagne di Centuripe, ma secondo gli inquirenti nascondeva un sistema fraudolento ben architettato ai danni dello Stato. I finanzieri del Comando Provinciale di Enna hanno portato alla luce una complessa truffa legata all’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione agricola, quantificando un danno all’ente previdenziale che ammonta a ben 230 mila euro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica locale, hanno svelato che dietro quelle giornate di lavoro dichiarate non c’era sudore e fatica, ma solo un giro di carte e denaro finalizzato a ottenere sussidi non spettanti.

Il trucco del “cavallo di ritorno” del denaro

Il cuore dell’operazione, condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, ha svelato un metodo tanto semplice quanto efficace per aggirare i controlli superficiali. Dalle analisi sui conti correnti è emerso che l’azienda pagava regolarmente gli stipendi ai dipendenti tramite bonifico bancario, creando così una parvenza di legalità e tracciabilità. Tuttavia, il denaro faceva subito dietrofront: i “lavoratori” prelevavano l’intera somma in contanti e la restituivano “in toto” alla titolare dell’impresa. In questo modo, l’imprenditrice recuperava i suoi soldi, mentre i presunti braccianti maturavano formalmente i requisiti per richiedere e incassare l’indennità di disoccupazione dall’INPS.

Oltre 8mila giornate lavorative fantasma

I numeri dell’operazione sono impressionanti e restituiscono la dimensione del raggiro. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle, concentrati sulle annate 2021 e 2022, hanno permesso di constatare la falsità di numerosi rapporti di lavoro. Sono state contestate complessivamente 8.199 giornate lavorative mai effettuate, falsamente attestate a favore di questi “braccianti fantasma”. Un fiume di dati fittizi che ha aperto i rubinetti dell’assistenza pubblica per una cifra complessiva, come accennato, di quasi un quarto di milione di euro.

Denunciata la titolare, braccianti nel mirino

Al termine dell’attività investigativa, la titolare dell’azienda agricola è stata segnalata a piede libero all’Autorità Giudiziaria: dovrà rispondere del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Ma la vicenda non si chiude qui. È tuttora al vaglio degli inquirenti la posizione dei falsi braccianti, residenti prevalentemente nella provincia di Catania, che hanno prestato il fianco a questo sistema. L’operazione ribadisce l’impegno della Guardia di Finanza nel vigilare affinché gli aiuti destinati alle fasce più deboli non vengano dispersi in canali illegali, garantendo la sicurezza economico-finanziaria della collettività.

Ostruzionismo e veti di PD e Forza Italia: a Piazza Armerina cresce il malcontento per le occasioni perse a causa dell’ostruzionismo dell’opposizione

Il clima politico a Piazza Armerina si fa sempre più rovente e a pagarne le spese sembrano essere, ancora una volta, i cittadini. La strategia messa in atto da una parte dell’opposizione in consiglio comunale, che vede allineati il Partito Democratico, Forza Italia e consiglieri indipendenti, ha ormai superato i confini della normale dialettica democratica per trasformarsi in un vero e proprio blocco amministrativo. Le conseguenze di queste scelte sono tangibili e dolorose per il tessuto economico e sociale della città dei mosaici. Due episodi recenti hanno acceso la miccia dell’indignazione popolare.

Il primo riguarda la bocciatura di un emendamento tecnico che ha avuto un effetto domino disastroso: il Comune ha perso i finanziamenti derivanti dagli incassi della Villa Romana del Casale, fondi che erano destinati a pagare il lavoro di artigiani, associazioni e semplici cittadini che hanno reso possibile il Palio dei Normanni. Adesso queste spettanze dovranno gravare sul bilancio comunale, con tempi di attesa per le famiglie che si preannunciano lunghi e incerti. Il secondo episodio, non meno grave, ha visto i consiglieri di Forza Italia, con Massimo Di Seri e Cateno Grancagnolo in testa , insieme a agli esponenti dell’opposizione, Andrea Arena e Dario Azzolina, impedire l’accesso a un finanziamento a tasso agevolato con il Credito Sportivo. Questo diniego di fatto ritarderà di molto la realizzazione del progetto per la costruzione del nuovo stadio, progetto che l’amministrazione ha già pronto ma rischia comunque diventare nuovamente un sogno irrealizzabile. Come avevamo già sottolineato in un nostro precedente editoriale la settimana scorsa, che potete leggere a questo indirizzo, la città rischia di rimanere ostaggio di una guerra politica che perde di vista il bene comune.

L’intervento di Agostino Sella scuote le coscienze a sinistra

In questo scenario di muro contro muro si leva una voce autorevole e, conoscendo il suo buonsenso, non inaspettata: quella di Agostino Sella (nella foto). Figura storica e stimata, da sempre vicina ai valori della sinistra, Sella ha deciso di intervenire in queste ore pubblicamente per stigmatizzare un modo di fare politica che ritiene dannoso e miope. Le sue parole risuonano come un monito severo proprio verso quell’area politica che dovrebbe rappresentare il progresso e l’attenzione ai giovani. Sella non usa mezzi termini nel definire lo stadio non un semplice capriccio, ma «un pezzo di futuro» e un luogo fondamentale per la crescita sociale dei ragazzi, oltre che economica.

La sua analisi smonta la retorica della paura del debito utilizzata dall’opposizione per giustificare il no al finanziamento. Citando le basi dell’economia moderna, da Keynes alle logiche del PNRR, Sella ricorda che indebitarsi per costruire infrastrutture è l’unico modo per far crescere una comunità. Il vero fallimento, sostiene, è restare immobili ad aspettare bandi che forse non arriveranno mai. La sua critica si fa ancora più appuntita quando si rivolge direttamente al Partito Democratico e alla sua segreteria, dicendosi sorpreso e amareggiato che una forza di sinistra possa sostenere la tesi del non investimento. Questo atteggiamento, avverte Sella, rischia di isolare ulteriormente la sinistra, rendendola incapace di parlare il linguaggio delle persone e di comprendere i bisogni reali delle nuove generazioni. La sua è una chiamata alla responsabilità per un confronto adulto su investimenti e futuro, lontano dalle logiche del “condominio litigioso”.

In effetti molti a sinistra si chiedono perché in consiglio comunale il PD abbia deciso di non difendere gli interessi dei lavoratori e della collettività come accade in tutta Italia ma abbia appiattito la propria posizione sui temi strettamente legati al rispetto maniacale di aspetti burocratici. Ritengo che la causa principale sia la poca esperienza politica dei suoi rappresentanti politici in consiglio comunale che forse prima di dare risposte alla città dovrebbero farsi le giuste domande e, soprattutto, prevedere gli effetti negativi che la politica dell’ostruzionismo può avere per Piazza Armerina e i suoi abitanti.

Nicola Lo Iacono per StartNews

Riportiamo qui sotto l’intervento integrale di Agostino Sella

IL POPST ORIGINALE DI AGOSTINO SELLA

Oggi ritorno sullo stadio. Ieri ho detto una cosa semplice. Lo stadio è importante. Perché è il luogo dove crescono i nostri ragazzi. È lì che li vediamo, che li accompagniamo, che li teniamo dentro la comunità. A Piazza se ne parla da 30, forse 40 anni. E non si è fatto niente. La politica, quando parla e non realizza, produce solo fuffa e aria fritta. La domanda è una: “Ci si può indebitare per costruire uno stadio?” La mia risposta è chiara. “SI. Ci si può. Anzi, ci si deve.”
Perché uno stadio non è un capriccio. È un pezzo di futuro. È un investimento che genera valore sociale prima ancora che economico. E oggi si può fare con il credito sportivo, che offre tassi pari allo zero, o quasi. Questo significa realizzare un’opera importante senza massacrare il bilancio di una città. Qualcuno confonde l’indebitamento con il fallimento. È un errore. Le aziende più virtuose crescono proprio grazie al debito buono. Lo insegna l’economia da decenni: da Keynes a Krugman fino al PNRR. Le nazioni più ricche avanzano così. Le aziende anche. Non con la paura, ma con il coraggio. Il vero fallimento è restare fermi. Aspettare un miracolo. O un bando che forse arriva, forse no. Capisco chi critica. Capisco anche il paragone con una famiglia in difficoltà.
Ma la politica piazzese sembra spesso un condominio litigioso. Qui serve decidere. E spiegare con onestà il “perché” delle scelte. Io che mi sento di sinistra lo dico chiaramente. Mi sorprende che una parte della sinistra sostenga che “NON CI SI DEBBA INDEBITARE” per uno stadio. E ci rimango male.
Perché così la sinistra si isola ancora di più. Non parla più il linguaggio delle persone. Non vede dove stanno davvero i giovani. Ma questa può essere un’occasione. Un’occasione per aprire un  dibattito serio. Non per essere “pro o contro” l’amministrazione di turno. Un confronto adulto su investimenti, infrastrutture, futuro, coraggio. Se qualcuno vuole farlo — ammesso che voglia farlo davvero — io sono pronto. Lo dico soprattutto al PD e alla sua segreteria. Lo stadio è una cosa seria. È la casa dei nostri ragazzi. Parliamone a viso aperto. Su cosa significa investire, crescere,  costruire.

Piazza Armerina: Il sindaco Cammarata delinea l’agenda per lo sviluppo della città. Partono le operazioni “Stadio” ed “Ex Siace”

In un video, il Sindaco di Piazza Armerina, Nino Cammarata, ha fatto il punto sui progressi dell’amministrazione, concentrandosi sui progetti strategici per lo sport e le infrastrutture urbane. Il suo intervento ha anche evidenziato una netta polemica con la minoranza, accusata di tentativi di boicottaggio che ostacolano il cammino di sviluppo della città.

Il Rilancio dello Sport: Palazzetto e il Progetto del Nuovo Stadio

nino cammarata sindaco

Nino Cammarata

Il Primo Cittadino ha celebrato il successo della riqualificazione del Palazzetto dello Sport provinciale, una struttura che, grazie a un intenso lavoro durato cinque mesi, è stata totalmente rinnovata e riconsegnata alla comunità. L’annuncio è stato accompagnato dalla conferma che a breve la struttura riceverà una nuova intitolazione.

Ancora più ambizioso è il progetto per un nuovo stadio comunale, un’opera da 4 milioni di euro, il cui progetto è stato approvato dalla Giunta. L’obiettivo primario di questa costruzione ex novo è strategico: dedicare l’attuale Campo Sant’Ippolito in via esclusiva al Palio dei Normanni e alle attività di settore equestre e ippico. Secondo Cammarata, questa mossa è fondamentale non solo per onorare la tradizione, ma anche per posizionare Piazza Armerina come polo di riferimento per eventi ippici di rilievo regionale, nazionale e internazionale.

Il Dito Puntato sull’Opposizione per i Fondi dello Stadio

La realizzazione del nuovo impianto è stata la miccia di un aspro confronto politico. Il Sindaco Cammarata ha apertamente accusato l’opposizione (in particolare il PD e alcuni consiglieri, definiti il “Partito del No”) di aver impedito l’accesso a un finanziamento cruciale dell’Istituto del Credito Sportivo (ICS), l’unico strumento statale attualmente disponibile. Il blocco sarebbe avvenuto a causa del rinvio dell’approvazione del rendiconto 2025 in Consiglio Comunale, fatto slittare oltre la scadenza del 5 dicembre fissata dal bando ICS. Il Sindaco ha definito l’azione un “grave errore” e un atto di ostruzionismo, denunciando il tentativo di ostacolare un’opera ritenuta da lui e dalla sua maggioranza come “strategica” e generatrice di sviluppo economico diretto sul territorio.

Sblocco Cantieri: Area Ex SIACE e Rigenerazione Urbana

area siace

Area Siace

Tra le note positive, Cammarata ha confermato un passo avanti decisivo per la riqualificazione dell’area Ex SIACE. Ottenuto un finanziamento di circa 3 milioni di euro durante il governo Musumeci, il progetto ha superato un ostacolo burocratico con l’arrivo della nomina del RUP (Responsabile Unico del Procedimento). Questa formalizzazione apre la strada all’avvio dei lavori di cantiere, che mirano a trasformare l’area in un polo di sviluppo fieristico e attrattivo a livello regionale.

Nell’ottica della rigenerazione urbana, il Sindaco ha menzionato specifici interventi già in corso o di prossima ripresa: la riattivazione dei semafori presso la zona ospedaliera per garantire maggiore sicurezza stradale; i lavori di riqualificazione in Piazza Falcone e Borsellino, con il rifacimento dei marciapiedi e l’abbattimento delle barriere architettoniche; e lo sblocco per i lavori di riqualificazione che interesseranno il quartiere Castellina, a partire da Via Giacinto Lo Giudice.

Rinforzo Burocratico e Riconoscimento Sociale

Per garantire maggiore efficacia nell’intercettazione dei fondi, Cammarata ha annunciato l’ingresso di due nuovi professionisti contabili, selezionati grazie a un avviso ministeriale per il rafforzamento delle politiche di coesione. Queste figure, due giovani qualificati, saranno cruciali per l’istituzione di un nuovo Ufficio Bandi, il cui compito sarà non solo individuare ma anche seguire passo dopo passo i finanziamenti esterni.

Infine, il Sindaco ha rivolto un sentito ringraziamento e piena solidarietà ai volontari di Sicilia Soccorso, dopo un episodio controverso. Ha sottolineato l’importanza vitale del loro operato e della professionalità che contraddistingue queste associazioni, ribadendo l’impegno dell’amministrazione nel sostenerle.

Il messaggio conclusivo di Nino Cammarata è di determinazione: “Noi continuiamo ad andare avanti, sempre con la forza dei fatti”, respingendo le strumentalizzazioni politiche e focalizzandosi sul concreto sviluppo che lo sport, le nuove opere e l’efficienza amministrativa possono portare a Piazza Armerina.


Prossimo Passo: Desidera che approfondisca uno specifico punto dell’intervento del Sindaco Cammarata con ulteriori dettagli o che mi concentri su un nuovo argomento?

ASP di Enna: si insedia il Comitato Consultivo Aziendale per una sanità più vicina ai cittadini

Oggi, 4 dicembre 2025, si rinnova un tassello fondamentale per la sanità ennese: il Comitato Consultivo Aziendale (CCA) dell’ASP di Enna si è insediato ufficialmente. L’appuntamento, fissato per le ore 15:00 nella sala Mingrino dell’Ospedale Umberto I, segna un momento di ripartenza cruciale per l’organismo che mette insieme le voci delle associazioni di volontariato e degli organismi di tutela. Si tratta di una realtà istituita in conformità con la legge di riordino del Servizio Sanitario Regionale, la ormai nota L.R. n. 5 del 2009.

Il ruolo centrale del Comitato per la qualità dei servizi

Questo Comitato, che si rinnova ogni tre anni, non è un semplice organo consultivo, ma un vero e proprio strumento di partecipazione attiva alla vita dell’Azienda Sanitaria. La prima azione dei suoi componenti è stata l’elezione del Presidente, figura che guiderà l’organismo per l’intera sua durata. Ma il lavoro vero e proprio si concentra sull’assicurare che i servizi sanitari siano all’altezza delle aspettative dei cittadini. Le sue attività principali spaziano dalla verifica puntuale della funzionalità dei servizi aziendali all’analisi sistematica dei dati sulla qualità percepita dall’utenza. Inoltre, il Comitato ha il compito di esprimere pareri sui programmi annuali di attività dell’ASP, offrendo una prospettiva esterna ma qualificata.

Cosa dice la normativa regionale

L’importanza del CCA è cristallina nella normativa regionale. La legge prevede che «In ogni Azienda del Servizio Sanitario Regionale è istituito senza alcun onere economico aggiuntivo, un Comitato Consultivo composto da utenti e operatori dei servizi sanitari e socio-sanitari nell’ambito territoriale di riferimento». Questa formula, pensata per garantire una reale vicinanza tra la direzione aziendale e la comunità, assegna al Comitato il potere di esprimere pareri non vincolanti e di formulare proposte concrete al Direttore Generale. Tra le sue funzioni chiave, l’art. 9 della legge regionale n. 5/2009 cita la verifica della funzionalità dei servizi, l’elaborazione dei Piani di educazione sanitaria e la redazione di una relazione annuale sull’attività complessiva dell’Azienda. Un lavoro che, non dimentichiamolo, serve anche a promuovere campagne di informazione sui diritti degli utenti e sulla prevenzione.

L’augurio di buon lavoro dall’ASP

Dalla Direzione dell’ASP di Enna arriva un chiaro segno di apprezzamento e incoraggiamento. La Direzione, infatti, ha voluto augurare «buon lavoro ai componenti del Comitato» e ha sottolineato l’importante ruolo che questo organismo è chiamato a svolgere, sia come supporto alle decisioni aziendali sia per la formulazione di proposte che mirino al miglioramento continuo della qualità dell’assistenza sanitaria. Un impegno a trecentosessanta gradi, dunque, per rendere la sanità locale sempre più efficiente, umana e rispondente ai bisogni reali dei cittadini. Il Comitato Consultivo, insomma, è una risorsa preziosa, un ponte essenziale tra il mondo delle cure e quello di chi le riceve, e tutti si aspettano che i suoi lavori portino frutti tangibili per la comunità ennese.

Bilancio 2025-2027 approvato a Valguarnera: il Sindaco Draià ringrazia e rilancia

Un passo cruciale per il futuro di Valguarnera è stato compiuto. Il Consiglio Comunale ha dato il via libera al Bilancio di Previsione 2025-2027, lo strumento contabile che di fatto traccia la rotta delle attività e degli interventi a servizio della cittadinanza per i prossimi tre anni. L’Amministrazione guidata dal Sindaco Francesca Draià incassa così un risultato politico e gestionale di grande rilievo, non solo grazie alla compattezza della maggioranza ma anche per il contributo arrivato da banchi inattesi.

Un segnale di responsabilità che va oltre i partiti

La Sindaca Draià non nasconde la propria soddisfazione per l’approvazione del documento. Un risultato che la prima cittadina ha voluto sottolineare ringraziando pubblicamente i consiglieri di maggioranza «per il costante sostegno e per il senso di responsabilità dimostrato durante l’intero percorso di definizione del documento contabile». Ma l’aspetto più interessante della seduta è forse un altro: i consiglieri di opposizione Capuano e D’Angelo, presenti in aula, hanno espresso parere favorevole. Un gesto che, come evidenziato dal comunicato, «contribuen[do] all’approvazione del Bilancio […] avvalora il lavoro finora svolto dall’Amministrazione comunale». Insomma, quando c’è da mettere la firma sulle cose importanti, pare che il buon senso riesca a superare le classiche divisioni politiche.

Priorità confermate tra servizi, cultura e opere pubbliche

«Il risultato odierno conferma che la nostra Amministrazione sta lavorando con serietà e concretezza – dichiara il Sindaco –. Al di là delle polemiche, ciò che conta sono i fatti, e i cittadini sanno riconoscere il valore dell’impegno quotidiano rivolto alla crescita e al miglioramento del nostro territorio.» Questo il commento diretto e incisivo della Draià. Gli anni di governo sono stati intensi e pieni di sfide, ma l’Amministrazione rivendica con forza di non aver mai fatto mancare i servizi essenziali alla cittadinanza, un aspetto che a livello locale pesa sempre tantissimo. Il comunicato stampa, infatti, non manca di lanciare una frecciata, facendo notare che «sono purtroppo mancati alcuni consiglieri di opposizione, che anche oggi non si sono presentati in aula, pur continuando a muovere accuse infondate». Nonostante tutto, la linea è chiara: proseguire con trasparenza, responsabilità e determinazione. La programmazione futura, come annunciato, manterrà l’attenzione alta sui servizi scolastici, la promozione culturale e turistica, la valorizzazione del personale dipendente, i lavori pubblici e l’arredo urbano. Un programma che guarda al paese in tutti i suoi aspetti.

 

Piazza Armerina – Un video e un libro su Papa Luciani. Presentazione l’11 dicembre.

Il libro è il video dedicati a Papà Luciani e realizzati da Francesco Paolo Orlando saranno presentati  a Piazza Armerina nella chiesa di Sant’Antonio di Padova.. L’appuntamento è per giovedì 11 dicembre 2025 alle ore 18:00. Dopo la funzione religiosa la presentazione del libro e del video vedrà gli interventi di Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo Emerito di Monreale, e della professoressa Lucia Giunta, presidente del CIF provinciale Enna.

Violenza sessuale su minore, Corte d’Appello aggrava la pena: otto anni e otto mesi a Paolo Colianni

data-path-to-node=”0″>Una notizia che scuote la comunità ennese e non solo la Corte d’Appello di Caltanissetta ha inasprito la condanna per Paolo Colianni, l’ex assessore regionale alla Famiglia conosciuto anche come medico e psicoterapeuta L’uomo era finito sotto accusa per violenza sessuale ai danni di una minorenne di soli quattordici anni Adesso la pena sale a otto anni e otto mesi di reclusione una misura ben più severa rispetto al primo grado

La sentenza ribaltata, escluse le attenuanti generiche

Il verdetto di secondo grado ribalta in parte la precedente decisione del Tribunale di Enna che aveva giudicato l’imputato con rito abbreviato In quella prima fase a Colianni erano stati inflitti 5 anni e 4 mesi di carcere riconoscendogli le attenuanti generiche Una sorta di piccolo sconto di pena che la Corte d’Appello ha invece scelto di escludere ritenendo la condotta contestata molto più grave e meritevole di una sanzione maggiore Una scelta che marca una linea di rigore da parte dei giudici nisseni

Risarcimento del danno rimandato al giudizio civile

C’è un altro elemento di forte diversità rispetto al primo grado di giudizio in merito al risarcimento del danno Il Tribunale di Enna aveva stabilito un indennizzo di 150 mila euro per la parte lesa La Corte d’Appello ha invece deciso che la quantificazione del risarcimento dovrà essere definita in un separato giudizio civile lasciando dunque aperta questa partita legale

Silenzio in aula al momento della lettura del dispositivo

Paolo Colianni non era presente in aula al momento della lettura del dispositivo Era difeso dagli avvocati Maria Donata Licata e Pietro Granata La famiglia della giovane vittima invece era rappresentata dagli avvocati Teresa Starvaggi Fabio Repici e Paolo Starvaggi Nessun commento ufficiale da parte dei legali della vittima che all’uscita dal Palazzo di Giustizia hanno scelto la strada del silenzio eloquente limitandosi a dichiarare che «La sentenza parla da sola» Un’affermazione che chiude il cerchio di una vicenda giudiziaria complessa e dolorosa in attesa di capire se la difesa dell’ex assessore deciderà per il ricorso in Cassazione

 

Il vaccino anti-Herpes Zoster può frenare la demenza? Un inatteso test dal Galles

Una singolare prassi vaccinale nel Galles ha offerto agli scienziati una delle prove più chiare finora sull’efficacia di un vaccino nel proteggere dalla demenza. Una nuova ricerca guidata da Stanford Medicine ha esaminato i registri sanitari degli anziani gallesi, scoprendo che chi aveva ricevuto il vaccino contro l’Herpes Zoster (il noto fuoco di Sant’Antonio) mostrava una probabilità inferiore del 20% di ricevere una diagnosi di demenza nei sette anni successivi, rispetto a chi non si era vaccinato.

L’ipotesi virale e i risultati “sorprendenti”

Questi risultati, pubblicati il 2 aprile su Nature, rafforzano l’idea sempre più accreditata che alcuni virus che colpiscono il sistema nervoso possano accrescere il rischio di sviluppare la demenza. Se queste scoperte continueranno a trovare conferma, è possibile che esista già un modo pratico per contribuire alla prevenzione. Come spiega il professor Pascal Geldsetzer di Stanford, autore senior dello studio: «Era un risultato davvero sorprendente. Questo enorme segnale protettivo c’era, in qualunque modo si guardassero i dati».

Il virus dell’Herpes Zoster, lo stesso che provoca la varicella (il varicella-zoster), resta inattivo nelle cellule nervose dopo l’infezione, riattivandosi spesso in età avanzata e causando il fuoco di Sant’Antonio. La demenza, che colpisce oltre 55 milioni di persone nel mondo, è stata a lungo studiata concentrandosi sull’accumulo di proteine anomale nel cervello. Tuttavia, l’assenza di trattamenti risolutivi ha spinto i ricercatori a considerare altri fattori, tra cui le infezioni virali specifiche che potrebbero danneggiare il cervello nel tempo.

Un esperimento naturale quasi perfetto

Studi osservazionali precedenti avevano già suggerito un legame tra la vaccinazione anti-Herpes Zoster e un minor rischio di demenza, ma presentavano un limite: le persone che scelgono di vaccinarsi sono spesso più attente alla salute in generale. È noto che queste differenze nello stile di vita influenzano il rischio di demenza e non sono registrate nei database medici.

La politica vaccinale del Galles, con le sue rigide regole di età per l’ammissibilità, ha però creato un «esperimento naturale» quasi privo di questi preconcetti. Il programma nazionale, avviato il 1° settembre 2013, rendeva ammissibili solo coloro che non avevano ancora compiuto 80 anni a quella data. Questo ha permesso ai ricercatori di confrontare gruppi di persone di età quasi identica, la cui unica differenza sostanziale era l’ammissibilità al vaccino.

Confronti tra gruppi quasi omogenei

Il team ha analizzato i registri sanitari di oltre 280.000 anziani tra 71 e 88 anni, concentrandosi su chi aveva compiuto gli 80 anni appena prima o appena dopo la data spartiacque. Si partiva dal presupposto che le abitudini e i desideri di vaccinazione fossero simili nei due gruppi, ma solo i leggermente più giovani potevano accedere al vaccino. Geldsetzer sottolinea: «Quello che rende lo studio così potente è che è essenzialmente come un trial randomizzato con un gruppo di controllo – quelli un po’ troppo vecchi per essere ammissibili al vaccino – e un gruppo di intervento – quelli appena abbastanza giovani per essere ammissibili».

Il monitoraggio durato sette anni ha confermato che il vaccino riduceva l’incidenza dell’Herpes Zoster di circa il 37% nei vaccinati, in linea con i dati clinici. Ma il dato più significativo è stato riscontrare che, tra coloro che avevano ricevuto l’iniezione, la probabilità di una diagnosi di demenza era inferiore del 20%.

Oltre la prevenzione: possibili benefici terapeutici

I ricercatori non si sono fermati qui e hanno esaminato anche se i benefici potessero estendersi a chi mostrava già problemi cognitivi. Hanno osservato che le persone vaccinate avevano meno probabilità di ricevere una diagnosi di lieve deterioramento cognitivo.

Ancora più «emozionante» per Geldsetzer è stato notare che, tra gli individui che già soffrivano di demenza all’inizio del programma, chi si era vaccinato aveva una probabilità significativamente minore di morire di demenza nei nove anni successivi. Questo suggerisce un rallentamento della progressione della malattia nel gruppo vaccinato.

Un altro schema notevole emerso dallo studio è la maggiore efficacia protettiva del vaccino riscontrata nelle donne rispetto agli uomini. Le ragioni di questa differenza non sono ancora chiare, ma potrebbero dipendere dalle diverse risposte immunitarie o dalle modalità con cui la demenza si sviluppa nei due sessi. Al momento, si ignora ancora il meccanismo esatto attraverso cui il vaccino offre protezione, così come non si sa se un vaccino anti-Herpes Zoster più recente, che utilizza solo alcune proteine virali, avrebbe un effetto simile o superiore. Il prossimo passo, evidenzia Geldsetzer, è un grande trial randomizzato e controllato per avere l’evidenza più rigorosa possibile.

 

Dibattito all’ARS, il deputato Fabio Venezia incalza Schifani: “Metta fine a questa triste agonia”

L’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) è stata teatro di un acceso dibattito relativo alla sfiducia presentata dalle opposizioni contro Schifani e respinta dal voto compatto dei partiti che sostengono il governo.

Nel corso del dibattito un severo atto d’accusa é stato pronunciato dal deputato regionale Fabio Venezia (PD) ivolto al Governo del Presidente Schifani. Venezia ha presentato un quadro desolante della situazione politica e amministrativa dell’Isola, chiedendo apertamente al Presidente di “fare un passo indietro e porre fine a questa triste agonia” per il bene della Sicilia. Le critiche non si sono limitate ai risultati amministrativi, ma hanno toccato profondamente la dimensione etica e valoriale del potere.

La degenerazione del potere e il clientelismo dilagante

Al centro del discorso di Fabio Venezia c’è stata la denuncia di un profondo deterioramento etico nell’esercizio del potere. Il deputato ha parlato del “tramonto di una stagione politica caratterizzata dalla militarizzazione del potere” e ha accusato l’Esecutivo di gestire la spesa pubblica piegandola ad “interessi particolaristici e clientelari.”

Venezia ha citato l’intellettuale Salvador de Madariaga ricordando che “governare non è asfaltare,” intendendo che il ruolo del governo non può limitarsi a segni tangibili, ma deve “incidere sulla dimensione immateriale”, che a sua volta deve partire “dai valori, dai principi che devono ispirare l’etica pubblica e che vediamo ogni giorno compromessi dall’azione del suo Governo.”

Il “Cuffarismo” come metodo di governo

Il dibattito ha inevitabilmente toccato la questione delle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la politica regionale. Venezia ha precisato: “Le carte giudiziarie le lasciamo ad altre istituzioni,” ma ha aggiunto che le stesse “si prestano ad essere utilizzate come fonti per una indagine di natura antropologica del sistema politico siciliano che governa questa terra.”

Ha esteso la critica del “cuffarismo” – descritto come la degenerazione del più becero clientelismo – oltre i singoli partiti: “Il cuffarismo si è eretto a metodo di governo di molti esponenti che siedono in questo Governo e in quest’Aula e che affollano la sua maggioranza.” Ha descritto questa come una “gestione padronale e feudale che vorrebbe porsi al di sopra delle leggi.

“Inazione e incapacità di spesa”

Venezia ha attribuito il fallimento del Governo alla “assoluta incapacità di gestire l’ordinario e di fare una programmazione di ampio respiro.” Ha contestato le promesse iniziali del Presidente: “Nessuna riforma oltre la totale sua assenza nei dibattiti parlamentari più importanti e significativi che hanno coinvolto quest’Aula.”

Il fallimento è particolarmente evidente, secondo Venezia, nella gestione dei fondi:

  • PNRR e Fondi Extraregionali: Su 15 miliardi del PNRR, ne sono stati spesi “appena 6 miliardi.”

  • Fondo Sviluppo e Coesione (FSC): I “6 miliardi 800 milioni di euro del Fondo Sviluppo e Coesione sono in gran parte bloccati,” con “pochissimi gli impegni giuridicamente vincolanti.”

  • Programmazione 21-27: Nonostante sia stata avviata da quattro anni, “ancora sono state impegnate poche decine di milioni di euro.

” La crisi dei servizi essenziali

Il deputato ha evidenziato come l’inazione del Governo abbia aggravato le difficoltà sociali in settori cruciali:

 Sanità come “Bottino di Guerra”

Fabio Venezia ha accusato il Governo di aver fallito nella sanità “perché l’ha fatta diventare strumento di potere e bottino di guerra da dividere ai suoi sodali della maggioranza.” Il risultato è che “centinaia di migliaia di cittadini attendono un anno, un anno e mezzo per avere una visita o sono costretti a mettere le mani nel portafoglio per potersi curare.”

 Aumento della Povertà e Emergenza Abitativa

Venezia ha denunciato il fallimento nella lotta alle disuguaglianze sociali, sottolineando che “la povertà è aumentata anche in Sicilia,” con “650.000 siciliani che vivono sotto la soglia della povertà” e “30.000 che vivono l’emergenza abitativa.” Ha lamentato che in risposta è stato fatto “poco o niente se non misure slogan.”

 Sottovalutazione dell’Emergenza Idrica e Climatica

Infine, il deputato ha criticato la gestione della crisi idrica: “Lei ha fallito nella gestione dell’emergenza idrica, sottovalutando gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici che attanagliano la Sicilia e che non sono stati affrontati adeguatamente.”

Il messaggio finale del deputato è stato chiaro: “Povertà di idee, incapacità di programmazione e nessuna capacità di tenere nemmeno la sua stessa maggioranza. Per queste ragioni noi le chiediamo di fare un passo indietro, mettendo fine a questa triste agonia. Lo faccia per il bene della Sicilia e per il bene dei siciliani. Grazie.”

Enna e Prefettura: istituzioni unite per la sicurezza delle persone più deboli

Conoscere i rischi per poterli evitare, informare per non cadere nella rete di chi approfitta della buona fede altrui. È questo il cuore pulsante dell’iniziativa i cui risultati sono stati svelati questa mattina all’interno del Salone di Rappresentanza del Palazzo del Governo a Enna. Un momento di confronto importante che ha visto sedere allo stesso tavolo il Prefetto Maria Carolina Ippolito, il sindaco Maurizio Dipietro e i vertici provinciali delle Forze di Polizia, tutti uniti da un unico denominatore comune: la tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione.

L’incontro non è stato una semplice passerella istituzionale, ma l’occasione per tirare le somme di un percorso educativo e preventivo mirato a fornire agli anziani gli strumenti indispensabili per difendersi dai malintenzionati. La strategia messa in campo, definita di “sicurezza partecipata”, ha dimostrato come la sinergia tra enti diversi possa tradursi in una barriera efficace contro fenomeni criminali odiosi come le truffe, che spesso lasciano ferite non solo economiche ma anche psicologiche nelle vittime.

Dalle risorse ministeriali all’azione concreta sul territorio

Il progetto, nato dalla collaborazione tra il Comune e la Prefettura, ha potuto contare su un finanziamento mirato del Ministero dell’Interno pari a quasi 19mila euro (esattamente 18.841,45 euro). Queste risorse non sono rimaste sulla carta ma si sono trasformate in azioni tangibili. Tra le iniziative più apprezzate spicca l’attivazione di una linea telefonica dedicata – il numero 0935.40526 – pensata per offrire un canale di assistenza immediato e diretto.

Parallelamente, è stata lanciata una campagna informativa multimediale capillare, accompagnata da percorsi formativi specifici. Questi ultimi non hanno coinvolto soltanto i cittadini “senior”, destinatari finali del servizio, ma hanno interessato anche chi opera in prima linea: gli addetti ai Servizi Sociali e gli agenti della Polizia Locale. Proprio a questi operatori e ai dipendenti comunali, durante la mattinata, il Prefetto ha voluto consegnare personalmente gli attestati di partecipazione, riconoscendo il valore del loro impegno in un’attività che richiede sensibilità e preparazione tecnica.

Un modello da replicare contro un fenomeno “deprecabile”

Le parole del Prefetto Ippolito hanno suggellato il senso dell’intera operazione, evidenziando come la protezione degli anziani sia un dovere morale prima ancora che istituzionale. «Un progetto come questo costituisce un importante modello di sicurezza partecipata», ha affermato il Prefetto, sottolineando il valore della collaborazione tra Prefettura, Amministrazione e Forze dell’ordine.

L’obiettivo è contrastare attivamente quello che è stato definito un fenomeno «deprecabile», proprio perché va a colpire chi dovrebbe essere maggiormente tutelato dalle istituzioni. L’uso di strumenti innovativi e la formazione continua rappresentano, secondo quanto emerso dall’incontro, l’unica via percorribile per garantire una serenità reale alla comunità ennese, trasformando la prevenzione in una pratica quotidiana e condivisa.

Nicosia sfida lo spopolamento: un incontro per ridisegnare il turismo nel cuore della Sicilia

C’è un appuntamento cruciale segnato sul calendario per chi ha a cuore il futuro dell’entroterra siciliano. Il prossimo 22 dicembre 2025, alle ore 19, la Sala Consiliare del Comune di Nicosia, affacciata sulla storica Piazza Garibaldi, diventerà il teatro di un confronto serrato sulle potenzialità inespresse del territorio. L’evento, dal titolo provocatorio ed evocativo “OVVEROSIA? NICOSIA!”, si pone l’obiettivo di tracciare una nuova rotta per la valorizzazione dell’area nicosiana ed ennese, puntando su leve strategiche fondamentali come il turismo e l’innovazione digitale.

Al centro della discussione ci sarà la visione di Eugenio Santoro, esperto dell’Agenzia Internazionale di Comunicazione & Marketing Best Diffusion di Bologna. La sua analisi partirà da una necessità improrogabile: frenare l’emorragia demografica che affligge i nostri comuni e creare opportunità concrete di lavoro. Non si tratterà di una semplice lezione accademica, ma di un piano d’azione volto a incrementare le entrate delle famiglie attraverso una «visione globale del territorio», capace di trasformare le risorse locali in asset economici competitivi. Santoro illustrerà come attrarre flussi turistici verso il centro Sicilia sfruttando collaborazioni esterne e intercettando i cosiddetti “daily trip” che partono dalle località costiere più affollate.

Dal turismo delle radici ai social network: le proposte in campo

Il progetto entra nel vivo delle dinamiche moderne proponendo l’utilizzo massiccio e intelligente dei social network e di siti dedicati. Si tratta di strumenti a costo zero, ma dotati di una potenza di fuoco globale in grado di portare le bellezze di Nicosia sugli schermi di tutto il mondo. L’idea è quella di diversificare l’offerta, spaziando dal turismo enogastronomico a quello artistico e archeologico, fino a intercettare nicchie di mercato in forte espansione come gli appassionati di trekking, parkour e turismo naturalistico.

Un punto chiave della strategia riguarda la creazione di un “Museo/Hotel diffuso” e l’organizzazione di corsi di cucina per visitatori stranieri, trasformando la quotidianità locale in un’esperienza vendibile. L’obiettivo è anche quello di instaurare rapporti solidi con giornalisti specializzati esteri e guardare con interesse ai paesi emergenti. L’incontro, tuttavia, non sarà a senso unico: verrà lasciato ampio spazio al pubblico per raccogliere idee e proposte, in un’ottica di costruzione partecipata del futuro della città.

Totò Cuffaro ai domiciliari: l’ex presidente della Regione arrestato con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta

È una notizia che scuote nuovamente le fondamenta della politica regionale, anche se largamente attesa visto l’andamento dell’inchiesta,  quella arrivata nella giornata di oggi, mercoledì 3 dicembre 2025. Salvatore “Totò” Cuffaro, volto storico della politica isolana ed ex presidente della Regione Siciliana, è stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Le lancette dell’orologio sembrano essere tornate indietro di vent’anni, riproponendo scenari giudiziari che si credevano archiviati definitivamente nel 2015, anno in cui l’ex governatore aveva finito di scontare la sua pena per favoreggiamento.

Questa volta, però, al centro del mirino degli inquirenti non c’è la mafia ma un presunto sistema di corruzione e turbativa d’asta che avrebbe avvolto il delicato settore della sanità pubblica siciliana. I Carabinieri del ROS hanno eseguito l’ordinanza firmata dal Giudice per le indagini preliminari di Palermo, accogliendo la richiesta della Procura che vede in Cuffaro il vertice di un meccanismo complesso e ramificato. Soltanto poche settimane fa, agli inizi di novembre, l’ex governatore aveva rassegnato le dimissioni da segretario della Democrazia Cristiana, una mossa che oggi assume una luce diversa agli occhi degli osservatori e degli inquirenti.

Per i magistrati un comitato d’affari per pilotare le assunzioni

Secondo la ricostruzione dei magistrati, quello che viene definito il “sistema” non era altro che un comitato d’affari occulto, strutturato per gestire appalti milionari e pilotare assunzioni strategiche. L’obiettivo, stando alle carte dell’accusa, era duplice e mirava a rafforzare il peso politico del partito appena ricostituito attraverso il collocamento di figure fedeli nei posti chiave dell’amministrazione pubblica. I magistrati parlano esplicitamente di una strategia volta a condizionare le procedure amministrative tramite funzionari “fidelizzati”, creando un circuito vizioso in grado di alterare il corretto funzionamento della cosa pubblica.

Durante l’interrogatorio preventivo davanti al Gip, Cuffaro ha scelto la linea della prudenza avvalendosi della facoltà di non rispondere. Nonostante il silenzio formale, ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni spontanee che pesano come macigni. In quei frangenti, l’ex presidente ha ammesso di aver commesso «qualche errore», una frase che ora risuona pesantemente tra le righe dell’ordinanza cautelare e che potrebbe rappresentare uno snodo cruciale per il prosieguo delle indagini.

Gli altri indagati e le decisioni del giudice

L’inchiesta non si ferma alla sola figura dell’ex governatore ma coinvolge un totale di diciotto persone. Oltre a Cuffaro, i domiciliari sono scattati anche per Roberto Colletti, già manager dell’azienda ospedaliera Villa Sofia, e per Antonio Iacono. Il quadro delle misure cautelari si completa con provvedimenti meno afflittivi per altri indagati. Per Vito Raso, storico collaboratore di Cuffaro, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Stessa sorte per Mauro Marchese e Marco Dammone, ai quali è stato inoltre notificato il divieto di esercitare attività imprenditoriali per dodici mesi. Il Giudice ha invece respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura per tutti i diciotto indagati, lasciando a piede libero figure di rilievo come Carmelo Pace, capogruppo della DC all’Ars, e altri nove soggetti tra cui Antonio Abbonato e Ferdinando Aiello, per i quali non è stata applicata alcuna misura cautelare.

Aerei, la Sicilia spiega le ali: nasce Etna Sky, la compagnia che sfida il caro voli

Quante volte ci siamo trovati a scuotere la testa davanti allo schermo del computer, increduli per il prezzo di un biglietto aereo per tornare a casa o per partire per lavoro? È il ritornello amaro che accompagna la vita di ogni siciliano, costretto a fare i conti con l’insularità e con tariffe spesso proibitive. Ma all’orizzonte si profila una novità che potrebbe cambiare le carte in tavola. L’annuncio arriva forte e chiaro da Manlio Messina, deputato ed ex assessore regionale, che ha svelato la nascita di Etna Sky. Non si tratta solo di una promessa, ma di una società già formalmente costituita che punta a diventare la nuova compagnia di riferimento, seppur privata, dei cieli siciliani. L’obiettivo è dichiarato: offrire un’alternativa concreta, una low-cost che parli la nostra lingua e che promette di abbattere quel muro invisibile ed economico che spesso ci separa dal resto del continente. La notizia ha fatto rapidamente il giro del web, accompagnata dall’immagine di una livrea che presto potremmo vedere sulle piste dei nostri aeroporti, accendendo la curiosità su rotte e tempistiche.

Strategia operativa e assetto societario: si parte nell’estate del 2026

Il piano industriale appare solido e ben strutturato, con un debutto operativo fissato per l’estate del 2026, tempo necessario per ottenere il Certificato di Operatore Aereo (Coa) dall’Enac. Si parte con un capitale iniziale che raggiungerà i 15 milioni di euro, sostenuto da una cordata di imprenditori privati, prevalentemente siciliani ma con qualche innesto lombardo. La filosofia societaria è improntata alla condivisione democratica: nessun socio deterrà più del 15% delle quote, garantendo così una gestione plurale e non accentrata. Etna Sky ha previsto di operare su tutta la rete aeroportuale dell’isola: le basi principali saranno Catania e Palermo, com’è naturale che sia per i volumi di traffico, ma gli aerei della nuova compagnia toccheranno anche le piste di Comiso e Trapani, garantendo una copertura capillare del territorio che non esclude nessuna provincia.

Dalle rotte domestiche al sogno intercontinentale con tariffe agevolate

Nel primo anno di attività il focus sarà sui collegamenti domestici, unendo la Sicilia con i principali hub italiani come Milano, Roma, Torino, Bologna, Pisa e Forlì. Una scelta strategica per consolidare la presenza sul mercato nazionale prima di guardare oltre confine. Ma le ambizioni di Etna Sky non si fermano allo Stretto: già dal secondo anno, che nelle previsioni dovrebbe coincidere con il pareggio di bilancio, si punta al mercato internazionale con rotte verso il Nord America, il Canada e il Medio Oriente. La flotta iniziale sarà composta da quattro aeromobili, destinati a diventare quindici in cinque anni. Tuttavia, la promessa più attesa riguarda il portafogli: Messina ha annunciato tariffe «super speciali» dedicate ai residenti, una risposta diretta al caro voli che da troppo tempo penalizza l’economia e la mobilità dei siciliani.

Piazza Armerina – Nuove energie a Palazzo di Città: il sindaco Cammarata presenta l’ufficio bandi

L’amministrazione comunale di Piazza Armerina compie un passo avanti decisivo sul fronte dell’efficienza burocratica e della capacità di spesa. Il sindaco Nino Cammarata ha ufficializzato l’ingresso nell’organico dell’ente di due nuove figure professionali, il dottor Giorgio Martinelli e il dottor Giorgio Romano. I due funzionari prendono servizio grazie allo scorrimento delle graduatorie del “Concorso Ripam Coesione”, un’iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri mirata a rafforzare le pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno. Non si tratta di un semplice turnover, ma di un’operazione pensata per dotare il Comune di strumenti adeguati alle sfide attuali.

Il primo cittadino ha voluto sottolineare personalmente l’importanza di questi nuovi arrivi, spiegando come l’obiettivo sia quello di creare una struttura agile e competente. «Con loro potenziamo il nostro team e diamo vita al nuovo Ufficio Bandi» ha dichiarato Cammarata, evidenziando la natura specifica del loro incarico. La nuova unità operativa non si limiterà alla gestione ordinaria, ma nasce con una vocazione ben precisa: diventare «uno spazio dedicato a intercettare tutte le opportunità che Governo e Unione Europea mettono a disposizione dei Comuni». In un contesto economico in cui i fondi diretti scarseggiano, la capacità di attrarre finanziamenti esterni diventa l’unica vera leva per lo sviluppo infrastrutturale e sociale della città.

Più competenze per progettare il futuro del territorio

L’istituzione di un ufficio dedicato esclusivamente ai bandi e ai finanziamenti sovra-comunali rappresenta una risposta concreta alla necessità di progettazione che spesso affligge gli enti locali siciliani. L’amministrazione armerina ha colto al volo l’occasione offerta dall’avviso ministeriale, consapevole che senza risorse umane qualificate è impossibile competere per l’assegnazione dei fondi del Pnrr e della nuova programmazione europea.

La soddisfazione del Sindaco

Il sindaco Cammarata non nasconde la soddisfazione per il risultato raggiunto, che pone le basi per una stagione di lavori e iniziative più intensa. «L’Amministrazione è orgogliosa di aver colto questa occasione partecipando all’avviso ministeriale» ha aggiunto il sindaco, sintetizzando la strategia in tre concetti chiave: «più competenze, più progettazione, più risorse per il nostro territorio». L’auspicio è che l’innesto di queste nuove professionalità possa tradursi rapidamente in cantieri, servizi e opportunità concrete per la cittadinanza, riducendo quella distanza tra burocrazia e bisogni reali che spesso rallenta la crescita delle comunità locali.

Piazza Armerina – Riaccesi i semafori all’incrocio con l’ospedale Chiello.

Si cambia registro all’incrocio che conduce all’ingresso dell’Ospedale. Quella che per lungo tempo è stata una precisa volontà di gestione della viabilità, ovvero mantenere spento l’impianto semaforico per favorire lo scorrimento continuo, lascia oggi spazio a una nuova valutazione basata sulle criticità emerse. Una novità che non giunge inaspettata per i nostri lettori: la nostra testata aveva infatti già preannunciato questo cambio di rotta nelle scorse settimane (qui l’articolo completo), evidenziando come la misura fosse allo studio proprio per agevolare l’uscita dei mezzi di soccorso sulla 117 bis. Non si tratta dunque della riparazione di un guasto, ma di una scelta ponderata che corregge il tiro rispetto al passato: l’esperienza sul campo ha dimostrato che, in condizioni di traffico intenso, l’assenza di una regolazione luminosa finiva paradossalmente per rallentare chi non può permettersi nemmeno un secondo di attesa.

L’amministrazione interviene dopo le difficoltà dei mezzi di soccorso

L’Amministrazione Cammarata ha ufficializzato il provvedimento dopo aver constatato le difficoltà oggettive riscontrate dai soccorritori. Come spiegato dall’Assessore alla viabilità Concetto Arancio, il passo indietro sulla “libera circolazione” era diventato necessario. «Si tratta di un intervento di grande importanza per la sicurezza stradale in un punto particolarmente trafficato, attraversato ogni giorno da numerosi cittadini e dai mezzi di emergenza», ha dichiarato l’Assessore. La deregolamentazione dell’incrocio, che nelle intenzioni originali doveva snellire il transito, si è rivelata un ostacolo nei momenti di punta. Le ambulanze, pur con le sirene spiegate, faticavano a farsi largo tra le auto in movimento disordinato, rischiando di rimanere imbottigliate proprio a pochi metri dall’accesso al nosocomio.

Priorità assoluta ai codici rossi e alla sicurezza dell’incrocio

Il ritorno al semaforo attivo serve a disciplinare i flussi e a creare quegli spazi di manovra indispensabili per i mezzi pesanti del 118. La nota dell’amministrazione evidenzia come in passato i soccorritori «incontravano spesso difficoltà nel superare l’incrocio in tempi rapidi». Questo scenario comportava potenziali rischi per tutte quelle patologie tempo-dipendenti o per i codici rossi, dove la tempestività fa la differenza. «Il ritorno alla piena funzionalità dell’impianto semaforico consentirà una migliore regolazione dei flussi di traffico», conclude l’amministrazione. Una decisione che restituisce ordine e garantisce una maggiore serenità operativa agli autisti delle ambulanze, tutelando al contempo tutti gli automobilisti che transitano in quell’area nevralgica.

Piazza Armerina, nuova vita per il Palazzetto dello sport: lavori conclusi in tempi record

La città dei mosaici si riappropria di uno dei suoi spazi vitali, restituendo alla collettività una struttura attesa e necessaria. I cancelli del Palazzetto dello sport si riaprono dopo un intervento di riqualificazione che ha sorpreso per la rapidità d’esecuzione: meno di cinque mesi di cantiere per riconsegnare ai cittadini un impianto moderno e funzionale. Si tratta di un risultato che l’amministrazione comunale rivendica con orgoglio, sottolineando come l’opera fosse uno dei punti cardine del programma elettorale. L’intervento ha richiesto un impegno economico notevole, quantificabile in circa 800.000 euro, una somma che pesa ancor di più se si considera la provenienza delle risorse.

Il primo cittadino ha tenuto a precisare, con toni fermi, l’autonomia dell’operazione. «Senza l’aiuto di nessuno ed è bene ribadirlo e sottolinearlo», ha dichiarato il sindaco. Una scelta politica e amministrativa che mira a dimostrare la capacità di gestione interna, supportata dal lavoro del locale ufficio tecnico, i cui professionisti sono stati ringraziati pubblicamente per aver creduto nel progetto e averne curato la realizzazione nei tempi prestabiliti.

Un polo strategico per eventi nel cuore della Sicilia

La visione che accompagna questa riapertura va ben oltre la semplice pratica agonistica. Sebbene lo sport rimanga la vocazione naturale della struttura, che si candida a essere uno dei palazzetti più importanti del panorama regionale, l’obiettivo è molto più ambizioso. L’amministrazione punta a trasformare l’edificio in un vero e proprio hub polifunzionale, capace di attrarre e ospitare grandi eventi culturali. L’idea è quella di sfruttare la posizione baricentrica di Piazza Armerina per farne un punto di riferimento imprescindibile nel cuore della Sicilia, un luogo dove sport, spettacolo e cultura possano convivere e alimentarsi a vicenda.

«Con la forza dei fatti, andiamo avanti», ha chiosato il sindaco, lanciando un messaggio che guarda al futuro con rinnovato ottimismo. La struttura rinnovata non è quindi solo un luogo fisico, ma diventa il simbolo di una città che vuole correre veloce, dimostrando con concretezza che è possibile realizzare opere pubbliche di rilievo in tempi brevi e con le proprie gambe. Ora la palla passa alle associazioni e ai cittadini, chiamati a riempire di vita e di passione sportiva quegli spalti finalmente messi a nuovo.

Aidone più sicura, in arrivo i fondi del Viminale per la videosorveglianza

La sicurezza urbana fa un passo avanti decisivo nel cuore della Sicilia, grazie a nuove risorse in arrivo direttamente dal Ministero dell’Interno. Con un decreto firmato lo scorso 12 novembre 2025, il Viminale ha ufficializzato la graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento per l’installazione di moderni impianti di videosorveglianza. Tra le numerose istanze pervenute dagli enti locali di tutto il Paese, spicca il risultato ottenuto dal Comune di Aidone, che ha saputo intercettare questi fondi vitali per il controllo del territorio. Si tratta di una notizia che porta una ventata di ottimismo per l’amministrazione e per i cittadini, confermando l’importanza di una progettazione attenta e puntuale da parte degli uffici comunali. L’obiettivo è chiaro: potenziare la capacità di monitoraggio delle aree sensibili, offrendo una risposta concreta alla domanda di tranquillità che arriva dalla popolazione. Non parliamo solo di tecnologia, ma di una presenza costante, seppur discreta, capace di fungere da deterrente per atti vandalici e microcriminalità, migliorando la vivibilità complessiva del centro abitato.

I numeri del progetto e la sinergia istituzionale

Entrando nel dettaglio economico dell’operazione, il progetto approvato per la cittadina ennese prevede un investimento complessivo che sfiora gli ottantamila euro. Nello specifico, l’importo totale dei lavori ammonta a 77.726,96 euro. Di questa cifra, la parte più consistente, pari a 58.491,96 euro, sarà coperta dalle risorse statali messe a disposizione dal Ministero, mentre la quota restante sarà a carico del bilancio comunale come cofinanziamento. Questo meccanismo di compartecipazione alla spesa dimostra come la collaborazione tra Stato ed enti locali sia l’unica strada percorribile per realizzare infrastrutture necessarie in tempi di bilanci ristretti. L’arrivo di queste telecamere non rappresenta una spesa fine a se stessa, ma un investimento strategico sulla prevenzione. Avere occhi elettronici attivi 24 ore su 24 significa poter intervenire con maggiore tempestività e fornire alle forze dell’ordine strumenti investigativi preziosi in caso di necessità, elevando lo standard di tutela per l’intera comunità aidonese.

Tutela del patrimonio e sicurezza dei cittadini

Il valore di questo intervento va letto anche in una chiave più ampia, che lega la sicurezza alla vocazione turistica e culturale del territorio. Il Prefetto di Enna, Maria Carolina Ippolito, ha voluto sottolineare come il finanziamento ottenuto da Aidone rappresenti «un ulteriore tassello per dotare il territorio della provincia di strumenti utili ad accrescere i livelli di sicurezza reale e percepita». Aidone non è un comune qualunque, ma lo scrigno che custodisce tesori inestimabili come la Dea di Morgantina, un patrimonio che appartiene all’umanità e che richiede livelli di protezione adeguati. Garantire un ambiente sicuro e controllato è il miglior biglietto da visita per accogliere i visitatori che giungono nell’ennese per ammirare le sue bellezze archeologiche. La videosorveglianza diventa così un presidio di legalità che tutela non solo i residenti, ma anche l’immagine stessa di una città che vuole scommettere sul proprio futuro puntando su cultura e accoglienza in un clima di serenità.

Valguarnera, una rete solidale per il reinserimento di detenuti: il progetto della cooperativa Golem

Reinserimento sociale e sicurezza della comunità non sono concetti distanti ma facce della stessa medaglia che richiedono impegno costante. È con questo spirito che il prossimo 12 dicembre l’aula consiliare del comune di Valguarnera ospiterà un evento di grande rilievo etico e pratico intitolato «Costruiamo una Rete solidale, reinserimento sociale di autori di reato sottoposti a misure di Comunità». Dietro l’organizzazione di questa giornata c’è il lavoro meticoloso della Cooperativa Sociale Golem. La realtà valguarnerese ha saputo cogliere le opportunità offerte dal bando dell’Assessorato Regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali dando vita a un percorso che mira a trasformare la solidarietà in azioni concrete. Non si tratta solo di un convegno ma del punto di arrivo di un impegno che la cooperativa porta avanti da mesi per creare un tessuto sociale capace di accogliere e rieducare. L’obiettivo centrale è chiaro e ambizioso ossia sensibilizzare la cittadinanza e gli attori economici sul tema delicato del reinserimento lavorativo di chi ha commesso errori e sta scontando la propria pena attraverso misure alternative o detentive. Elevare il tasso di occupabilità di questi soggetti significa infatti investire sulla riduzione della recidiva nel lungo periodo garantendo così una società più sicura per tutti.

Gli obiettivi tra sicurezza sociale e lavoro

Il progetto si estende su un territorio vasto che abbraccia le province di Enna e Caltanissetta e punta a scardinare i pregiudizi che spesso accompagnano gli autori di reato. Durante la conferenza verranno illustrati i dettagli di un piano che vede la collaborazione sinergica tra pubblico e privato. Tra i punti focali dell’iniziativa troviamo la promozione della responsabilità sociale d’impresa e la creazione di una vera e propria rete territoriale che faciliti percorsi di giustizia riparativa. La sfida è quella di stipulare protocolli d’intesa che coinvolgano enti locali e associazioni ma anche attività commerciali e realtà produttive. Solo attraverso un approccio integrato è possibile offrire una seconda possibilità reale che passi dalla dignità del lavoro. Gli organizzatori puntano a favorire l’inclusione sociale non come atto di carità ma come strumento di crescita collettiva coinvolgendo il terzo settore in programmi di risocializzazione efficaci. Questo modello operativo intende unire le forze del profit e del no-profit per costruire una comunità che non lascia indietro nessuno e che sa trasformare le criticità in risorse.

Istituzioni e imprese unite per la rinascita

Il parterre dei relatori testimonia l’importanza istituzionale dell’evento. Interverranno figure chiave come i referenti dell’Assessore Regionale Nuccia Albano e il Direttore dell’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Caltanissetta dottor Salvo Emanuele Leotta. Saranno presenti anche l’avvocato Giuseppe Salvatore Marchì per l’En.A.I.P di Enna e diversi esperti del settore cooperativo tra cui Domenico Palermo e Silvio Indice oltre ai padroni di casa della Cooperativa Golem rappresentati da Valeria Sudano e Antonino Battiato. Particolarmente significativa è la risposta del tessuto locale che ha deciso di scommettere sul progetto. Una lunga lista di partner ha già dato la propria adesione dimostrando che il territorio è pronto a fare la sua parte. Accanto al Comune di Valguarnera e all’Udepe troviamo realtà eterogenee che vanno dal Circolo del Cinema alle Sentinelle Ambientali fino a numerose attività commerciali come palestre e aziende agricole e supermercati. Questa mobilitazione trasversale è la prova che la costruzione di una rete solidale non è un’utopia ma un cantiere aperto a cui tutti possono contribuire.

 

Orario Programma e Interventi
08:30 Registrazione dei Partecipanti
09:00 Saluti Istituzionali:

  • Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro
  • Andrea Di Cristina (Assessore del Comune di Valguarnera)
09:20 Apertura dei lavori e finalità dell’Evento:Nino Battiato, Valeria Sudano (Cooperativa Golem)

Moderatore: Domenico Palermo

09:30 Dott.ssa Francesca Draià
(Sindaco del Comune di Valguarnera)

«Il valore della seconda possibilità: il Comune al fianco della rete solidale»

09:55 Avv. G. Salvatore Marchì
(En.A.I.P. ENNA Impresa Sociale)

«Cosa possiamo fare noi per concorrere a disegnare nuove mappe di speranza?»

10:20 Silvio Indice
(Coordinatore Progetto Restart – Cooperativa Prospettiva Futuro Catania)

«L’esperienza di Koiné Restart, verso un presidio di giustizia di comunità della Sicilia orientale»

10:45 Pausa caffè
11:00 Dott.ssa Donata Posante
(Dirigente penitenziario Direttore della Casa Circondariale di Piazza Armerina)

«La rete di comunità e il carcere»

11:25 Dott. Leotta Salvo Emanuele
(Direttore UDEPE, Caltanissetta)

«La giustizia di comunità: paradigma di necessaria corresponsabilità»

11:50 Grazia Maria Arcarese e Rossella Consiglio
(FPSS Udepe Caltanissetta)

«La costruzione ed il rafforzamento delle reti di comunità: normative, buone prassi e complessità del sistema»

12:30 Domenico Palermo
(Cooperativa Prospettiva, Catania)

«Comunità, riparazione, integrazione. Recidiva Zero?»

13:00 Pausa pranzo a cura della Cooperativa Sociale Golem
15:00 Stesura del Protocollo di Intesa fra Istituzioni e Stakeholders per il reinserimento sociale e lavorativo degli ex detenuti

Per gli assistenti sociali è in corso la procedura di riconoscimento dei crediti formativi.

Operazione “Sangue blu” a Catania: in manette Grazia Santapaola, la donna al vertice del clan

CATANIA – A Catania il nome Santapaola non è solo un cognome, è un marchio che da decenni evoca potere, timore e un controllo capillare del territorio. Un controllo che, come confermato dall’ultimo blitz dei Carabinieri del ROS, sarebbe passato saldamente nelle mani di una donna: Grazia Santapaola. L’arresto della cugina dello storico capomafia Nitto Santapaola (all’ergastolo da 32 anni) e moglie del boss Turi Amato, segna un punto di svolta nella comprensione delle dinamiche interne a Cosa Nostra etnea, svelando un ruolo femminile tutt’altro che gregario.

La “Zia Grazia” e la gestione del potere

“Siamo il sangue blu della mafia”. Così Grazia Santapaola amava definirsi nelle intercettazioni captate dagli inquirenti, rivendicando con orgoglio la sua appartenenza all’aristocrazia criminale cittadina. Non si trattava di millanteria. Secondo l’ordinanza della Procura etnea, la donna aveva assunto le redini della “famiglia”, esercitando un potere decisionale concreto e diretto.

Il suo ruolo andava ben oltre la semplice trasmissione di ordini. Grazia Santapaola gestiva il delicatissimo “welfare mafioso”, occupandosi del sostentamento delle famiglie dei detenuti, un ingranaggio fondamentale per garantire omertà e fedeltà all’organizzazione. Ma la sua autorità si estendeva anche alla politica estera del clan: era lei a intervenire per risolvere le criticità e appianare i contrasti con i gruppi rivali, come dimostrato dal suo intervento per sedare le tensioni esplose nel 2023 tra i Santapaola-Ercolano e il clan Cappello. Una “paciera” implacabile, capace di muoversi in difesa dell’onore della famiglia e degli affari illeciti nel centro storico.

Una mafia reticolare: affari, non solo supremazia

L’inchiesta offre uno spaccato aggiornato della criminalità organizzata catanese. Nonostante l’anziano patriarca Nitto Santapaola sia detenuto da oltre tre decenni, la sua influenza rimane intatta, agendo ancora come collante per un’organizzazione che ha però cambiato pelle. Come evidenziato dalla relazione della DIA, la mafia etnea non risponde più a un modello rigidamente piramidale, ma ha assunto una struttura “reticolare”.

I clan storici – dai Santapaola ai Mazzei, dai Cappello ai Laudani – operano oggi come una holding del crimine, spartendosi la città in settori di competenza economica più che in semplici zone militari. C’è chi gestisce l’edilizia popolare, chi i trasporti, chi le pompe funebri o lo smaltimento rifiuti. Tutto avviene in modo più silenzioso e disciplinato rispetto al passato, con un unico grande obiettivo comune: massimizzare i profitti derivanti dal traffico di droga e dal gioco d’azzardo, i veri polmoni finanziari delle cosche.

La svolta di genere: le donne al comando

L’arresto di Grazia Santapaola riaccende i riflettori sull’evoluzione del ruolo femminile all’interno delle mafie. Non più figure silenziose o vittime passive, ma protagoniste attive nella gestione del potere criminale. Un fenomeno sottolineato anche dalla presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, che ha commentato l’operazione evidenziando come “il ruolo preponderante femminile all’interno del tessuto criminale” sia ormai un dato di fatto incontrovertibile.

La capacità delle donne di tessere relazioni, gestire le finanze e mantenere l’unità del gruppo nei momenti di crisi dei capi maschili rappresenta oggi una delle risorse strategiche più insidiose di Cosa Nostra. Con “Zia Grazia” fuori dai giochi, gli inquirenti hanno decapitato un vertice operativo cruciale, ma la capacità di rigenerazione del “sangue blu” catanese rimane una sfida aperta per lo Stato.


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Terremoto giudiziario all’Ars: chiesto il rinvio a giudizio per il presidente Galvagno

PALERMO – Una tegola giudiziaria si abbatte sui vertici istituzionali della Sicilia, scuotendo Palazzo dei Normanni proprio nelle ore in cui la politica celebrava la tenuta della maggioranza. La Procura di Palermo ha formalmente avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per Gaetano Galvagno, attuale presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Le accuse formulate dai magistrati sono pesanti: si va dalla corruzione al peculato, fino alla truffa e al falso ideologico. Il giudice per le indagini preliminari ha già fissato la data cruciale: il prossimo 21 gennaio 2026 si aprirà l’udienza preliminare che deciderà le sorti processuali del presidente e di altri cinque indagati.

Il presunto scambio di favori e i fondi alle fondazioni

Al centro dell’impianto accusatorio, che coinvolge anche l’ex portavoce di Galvagno, Sabrina De Capitani, e l’imprenditrice Caterina Cannariato, vi sarebbe un presunto uso distorto della funzione pubblica. Secondo i pubblici ministeri, Galvagno e la sua collaboratrice avrebbero “piegato gli interessi pubblici a quelli privati”, favorendo in particolare le attività della Cannariato, nota rappresentante in Sicilia della Fondazione Marisa Bellissario e vicepresidente della Fondazione Tommaso Dragotto.

L’ipotesi degli inquirenti è che la presidenza dell’Ars abbia finanziato una serie di eventi promossi da queste realtà non per un reale interesse istituzionale, ma all’interno di una logica corruttiva di scambio. Nel registro degli indagati, oltre ai nomi eccellenti, figurano anche l’imprenditore Alessandro Lessi e Marianna Mato, dipendente della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, delineando un quadro di relazioni che, secondo l’accusa, andava oltre la legittima collaborazione istituzionale.

L’uso privatistico dell’auto blu e i rimborsi gonfiati

Se l’accusa di corruzione colpisce il profilo politico, quella di peculato e truffa entra nel vivo della gestione delle risorse pubbliche, un tema sempre sensibile per l’opinione pubblica. A Galvagno e al suo ex autista all’epoca dei fatti, Roberto Marino, viene contestato l’utilizzo improprio dell’auto di servizio, una Audi A6. Le indagini avrebbero documentato almeno 60 episodi in cui la vettura sarebbe stata utilizzata per scopi strettamente personali dal presidente, dai suoi familiari o dai membri del suo staff, configurando il reato di peculato.

Ancora più specifici i dettagli sulla presunta truffa legata ai rimborsi spese: l’ex autista avrebbe dichiarato decine di missioni di servizio mai realmente effettuate. Tali documenti, vidimati dallo stesso Galvagno, avrebbero permesso di incassare illecitamente circa 19.000 euro di rimborsi. Un meccanismo che, secondo la Procura, non poteva avvenire all’insaputa del vertice dell’Assemblea.

La linea della difesa: “Pronto al giudizio immediato”

Nonostante la gravità del quadro indiziario, Gaetano Galvagno ostenta serenità e fiducia. Commentando la notizia, il presidente dell’Ars ha voluto sottolineare un punto a suo favore: l’archiviazione di una delle due ipotesi di corruzione inizialmente contestate, quella relativa agli eventi del Capodanno di Catania. “Vedo questo aspetto assolutamente favorevolmente”, ha dichiarato Galvagno, dicendosi dispiaciuto per la permanenza dell’accusa di peculato che spera di chiarire al più presto.

La strategia difensiva potrebbe essere aggressiva: Galvagno ha infatti annunciato di stare valutando la richiesta di giudizio immediato. Una mossa che permetterebbe di saltare l’udienza preliminare per arrivare subito al dibattimento, nel tentativo di dimostrare la propria estraneità ai fatti in tempi brevi e allontanare le ombre che ora gravano sulla seconda carica più importante della Regione.

Ars, il governo Schifani regge all’urto: respinta la mozione di sfiducia

PALERMO – La fortezza ha retto. Non ci sono stati franchi tiratori né smottamenti politici dell’ultima ora all’Assemblea Regionale Siciliana, dove ieri sera si è consumato l’atteso redde rationem politico. La mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il presidente della Regione, Renato Schifani, è stata respinta con un margine netto: 41 voti contrari contro i 26 favorevoli. Un esito ampiamente previsto alla vigilia, che certifica, almeno sulla carta, la tenuta granitica della coalizione di centrodestra, nonostante le recenti turbolenze giudiziarie che hanno lambito i palazzi del potere siciliano.

La conta in aula e la tenuta della maggioranza

Lo scrutinio palese non ha lasciato spazio ad ambiguità. Il pallottoliere dell’Aula ha restituito la fotografia di una maggioranza che, di fronte al pericolo comune, ha saputo serrare i ranghi. Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e i Popolari hanno risposto compatti, respingendo l’assalto delle minoranze e garantendo la continuità dell’esecutivo. Nonostante tre assenze tra le file del centrodestra, i numeri per mettere in crisi Schifani non ci sono mai stati. Il “governo di liberazione” invocato da Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord, si è scontrato con la realtà aritmetica di un’assemblea dove il governatore gode ancora di un sostegno solido, blindando di fatto la sua poltrona e allontanando lo spettro di elezioni anticipate.

Il “re è nudo”: l’affondo delle opposizioni

Se l’esito del voto era scontato, il dibattito che lo ha preceduto è stato vibrante, specchio di un clima politico avvelenato. Le opposizioni hanno tentato di trasformare l’aula in un tribunale politico, puntando il dito contro quella che il Movimento 5 Stelle, per voce del capogruppo Antonio De Luca, ha definito una giunta “travolta da scandali in serie e delegittimata dalle inchieste”. Il riferimento, neanche troppo velato, era al contesto giudiziario che vede coinvolti esponenti di spicco della politica regionale.

Particolarmente scenografico l’intervento di Ismaele La Vardera, deputato del gruppo misto, che ha evocato l’immagine di un potere ormai logoro: “Il re è nudo”, ha tuonato, accusando Schifani di governare per interposta persona e di aver perso il contatto con le reali esigenze dei siciliani. Un attacco frontale che ha cercato di saldare le diverse anime della minoranza, da quella pentastellata a quella autonomista di De Luca, il quale ha votato la sfiducia lanciando però un monito ai suoi stessi compagni di banco: “Questa è l’ultima possibilità che vi diamo”.

La difesa del governatore: “Accuse senza progetto”

Renato Schifani non si è sottratto al confronto. In una lunga replica che ha chiuso oltre tre ore di discussione, il presidente della Regione ha smontato punto per punto i quindici capi d’accusa contenuti nel documento delle opposizioni. Dagli appalti alla gestione critica della sanità, Schifani ha difeso l’operato della sua giunta, contrattaccando sul piano politico. “Dall’opposizione non è mai arrivata una proposta, solo accuse”, ha affermato il governatore, derubricando la mozione a mero atto strumentale privo di una visione alternativa credibile.

Con il fallimento della spallata, Schifani incassa una vittoria politica che gli permette di guadagnare tempo e respiro. Tuttavia, se l’aritmetica d’aula gli sorride, i problemi sul tavolo restano irrisolti: la tenuta sociale, le emergenze sanitarie e l’ombra delle inchieste rimangono variabili che potrebbero tornare a scuotere la stabilità siciliana ben più dei voti a Sala d’Ercole.

Svelato il mistero dei posti di blocco del 28 novembre : operazione «Alto Impatto» a Piazza Armerina

Molti cittadini se lo erano chiesto giovedì scorso, notando un dispiegamento di forze dell’ordine decisamente fuori dal comune. Sirene, lampeggianti e posti di blocco avevano disegnato una geografia urbana diversa dal solito il 28 novembre a Piazza Armerina, alimentando il tam-tam sui social e nei bar. Oggi quel trambusto trova una spiegazione ufficiale e dettagliata. Si trattava dell’operazione «Alto Impatto», una maxi attività di controllo del territorio coordinata dalla Polizia di Stato di Enna. L’obiettivo era chiaro: contrastare l’illegalità diffusa attraverso un’azione sinergica che ha visto scendere in campo non solo le forze territoriali, ma anche reparti specializzati, la Polizia Locale, l’ASP e l’Ispettorato del Lavoro.

Un setaccio sulle strade e tolleranza zero

I numeri diffusi dalla Questura restituiscono la fotografia di un controllo a tappeto. Durante il servizio gli agenti hanno fermato e verificato ben 121 veicoli, procedendo all’identificazione di 246 persone. Il bilancio operativo risulta severo: quattro soggetti sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per varie irregolarità riscontrate sul momento. Non sono mancati i risvolti legati al contrasto della diffusione di droghe, con due contestazioni amministrative per uso personale di cocaina e il conseguente sequestro della sostanza. Anche sul fronte della sicurezza stradale l’attenzione è rimasta alta, come dimostrano le undici contravvenzioni elevate nei confronti di automobilisti indisciplinati.

Nel mirino sicurezza sul lavoro e igiene

L’operazione non si è limitata alla strada ma ha acceso un faro anche sul tessuto economico locale. Dodici esercizi commerciali sono finiti sotto la lente d’ingrandimento degli ispettori. L’esito delle verifiche ha portato alla contestazione di otto illeciti amministrativi. Le sanzioni pecuniarie sono state pesanti, raggiungendo un totale complessivo di circa 28 mila euro. Le irregolarità riscontrate riguardano ambiti delicatissimi come la sicurezza sui luoghi di lavoro e il rispetto delle norme igienico-sanitarie. Si tratta di un’azione che conferma la volontà di tutelare non solo l’ordine pubblico, ma anche la salute dei cittadini e i diritti dei lavoratori attraverso una presenza costante dello Stato sul territorio.

Piazza Armerina – L’assessore Messina contro l’articolo di Gian Antonio Stella: «La Villa Romana merita rispetto e verità»

Si accendono nuovamente i riflettori sulla gestione della comunicazione attorno a uno dei beni più preziosi del nostro territorio. L’assessore al turismo di Piazza Armerina, Ettore Messina, scende in campo con determinazione per difendere l’immagine della città e del suo sito UNESCO. Lo fa rilanciando e sostenendo con forza la lettera aperta firmata da Carmelo Nicotra, direttore del Parco Archeologico della Villa Romana del Casale. Al centro della polemica c’è un recente articolo a firma di Gian Antonio Stella pubblicato sul Corriere della Sera, percepito dalle istituzioni locali come un attacco ingiustificato e basato su dati non corrispondenti alla realtà dei fatti.

La presa di posizione dell’amministratore piazzese non lascia spazio a interpretazioni e punta il dito contro quello che definisce un «ennesimo vergognoso attacco mediatico». Secondo Messina, la gravità della situazione non risiede soltanto nei contenuti diffusi dalla testata nazionale, ma in una presunta violazione del contraddittorio. L’assessore riferisce infatti che, dopo la pubblicazione del pezzo basato su «informazioni non verificate», sarebbe stata negata la possibilità di pubblicare la replica ufficiale sullo stesso quotidiano. Una dinamica che, nelle parole di Messina, «solleva interrogativi profondi sulla libertà di contraddittorio e sulla correttezza dell’informazione».

I numeri della crescita e la lotta alle fake news

L’intervento dell’assessore al turismo non si limita alla critica del metodo giornalistico altrui ma entra nel merito del lavoro svolto. Messina rivendica gli sforzi profusi negli ultimi anni per riportare la Villa Romana al centro dell’attenzione internazionale, citando «numeri in costante crescita, restauri, manutenzioni continue» e una promozione culturale che non avrebbe precedenti nella storia recente del sito.

La narrazione negativa viene respinta al mittente con fermezza. Per l’amministrazione locale è inaccettabile vedere questo impegno minato da quelle che vengono bollate senza mezzi termini come «fake news costruite ad arte». L’accusa si fa ancora più specifica quando si parla di detrattori che, pur non avendo mai visitato il sito, alimenterebbero la polemica utilizzando fotografie manipolate o decontestualizzate per fini politici. La realtà, secondo Messina, è ben diversa ed è testimoniata dalle migliaia di visitatori che quotidianamente affollano i mosaici. La chiosa finale è un appello all’onestà intellettuale: «La Villa Romana del Casale merita rispetto. E la verità merita voce».

Consiglio Comunale, seduta decisiva il 16 dicembre: al voto il Rendiconto 2023 per l’uscita dal default

C’è una data cerchiata in rosso sul calendario istituzionale di Piazza Armerina, un appuntamento che potrebbe rappresentare un vero e proprio spartiacque per il futuro amministrativo della città. Il presidente del Consiglio Comunale, il professor Calogero Cursale, ha formalizzato la convocazione dell’assemblea cittadina per martedì 16 dicembre 2025, fissando l’inizio dei lavori alle ore 18:30. Si tratta di una sessione straordinaria che vede all’ordine del giorno un unico, ma fondamentale, punto di discussione: l’approvazione del Rendiconto della Gestione per l’Esercizio 2023. Non siamo di fronte a un mero adempimento burocratico o a una ratifica di routine, bensì a un passaggio politico e tecnico di cruciale importanza per la stabilità dell’ente.

L’ultimo tassello

L’approvazione di questo documento contabile, infatti, rappresenta l’ultimo tassello necessario per chiudere definitivamente la dolorosa pagina della procedura di default che ha ingessato l’azione amministrativa negli ultimi anni. Il via libera dell’aula consentirebbe al Comune di recuperare la piena facoltà di operare, liberandosi dai rigidi vincoli finanziari che hanno limitato la capacità di spesa e di investimento. Significa, in termini concreti, restituire all’amministrazione la libertà di pianificare e gestire le risorse in armonia con le pratiche di buona gestione, senza le “manette” del dissesto. Qualora venisse meno il numero legale durante la seduta, il regolamento prevede già il rinvio automatico al giorno successivo alla stessa ora. L’attesa è alta: il voto del 16 dicembre potrebbe davvero segnare l’inizio di una nuova stagione per Piazza Armerina.

Sport e benessere all’Università Kore: un convegno per esplorare il valore scientifico e sociale dell’attività fisica

Il legame tra formazione accademica, ricerca scientifica e pratica sportiva diventa sempre più stretto e imprescindibile per la crescita di una comunità sana. È con questo spirito che l’Università degli Studi di Enna “Kore” si prepara ad ospitare un importante momento di riflessione e confronto intitolato “Il Ruolo del Centro Sportivo Universitario: Evidenze scientifiche sull’attività fisica, il benessere e la coesione sociale”. L’evento, previsto per mercoledì 3 dicembre 2025 alle ore 11:00 presso l’Aula 308 del Plesso E, rappresenta un’occasione preziosa per analizzare come lo sport non sia solo competizione, ma un vero e proprio strumento di salute pubblica e inclusione.

Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali dei vertici dell’ateneo, con in testa il Presidente della UKE, il professor Cataldo Salerno. Al suo fianco interverranno figure chiave della didattica e della ricerca come il professor Francesco Sgrò, coordinatore del Corso di Laurea in Scienze del movimento e dello sport, il professor Francesco Pegreffi per Fisioterapia e il professor Arcangelo Russo per Medicina e Chirurgia. Una presenza congiunta che sottolinea l’approccio multidisciplinare dell’ateneo ennese, dove la medicina e le scienze motorie dialogano costantemente per migliorare la qualità della vita degli studenti e del territorio.

Le testimonianze dal campo: quando lo studio incontra l’agonismo

Il convegno non si limiterà alla teoria, ma darà ampio spazio alla voce di chi vive lo sport quotidianamente, sia a livello dirigenziale che agonistico. Il parterre degli interventi tecnici vedrà la partecipazione di personalità di spicco come il Dott. Salvatore Spinella, Presidente Nazionale dello CSAIN, e Salvatore Parla, Presidente Regionale della FIPE, insieme al Dott. Angelo Sberna della Federazione medico sportiva. Un focus particolare sarà dedicato alle realtà sportive che operano nel cuore della Sicilia: prenderanno la parola rappresentanti dell’Enna Calcio, della Orlando Pallamano Haenna, dell’Unione Rugby Enna e della Gear Piazza Armerina, società che rappresentano un orgoglio per il movimento sportivo locale.

Di grande impatto emotivo e formativo saranno le testimonianze dirette degli atleti, veri protagonisti di questa giornata. Studenti che riescono a conciliare libri e medaglie, come Orsola D’Onofrio, medaglia di bronzo ai Campionati Nazionali Universitari, e Giuseppe Fiume, atleta della Nazionale Italiana Tiro a Volo. Non mancheranno esempi di resilienza e forza di volontà con Giuseppe Baleno, atleta di tiro con l’arco paralimpico, e Mario Mancuso, campione nazionale di Triathlon dei Vigili del Fuoco. A moderare l’incontro saranno il Dott. Stefano Dell’Arte e il Dott. Lorenzo Trovato, che guideranno la platea attraverso un dibattito che promette di evidenziare come l’università possa fungere da incubatore non solo di menti brillanti, ma anche di talenti sportivi capaci di fare la differenza.

Valguarnera rafforza la macchina amministrativa: arriva una nuova funzionaria per i fondi di coesione

C’è aria di rinnovamento e di crescita professionale tra i corridoi del palazzo municipale di Valguarnera Caropepe. Quella odierna segna una data significativa per l’evoluzione amministrativa dell’ente, che vede l’ingresso ufficiale di una nuova e qualificata risorsa nel proprio organico. Si tratta della dottoressa Corradina Beninato, funzionario giuridico-amministrativo, il cui arrivo rappresenta un tassello fondamentale per il potenziamento degli uffici comunali. L’assunzione non è frutto di una procedura ordinaria, ma l’esito di un percorso selettivo di alto profilo: la dottoressa è infatti risultata vincitrice del concorso pubblico indetto direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, un dettaglio che ne certifica le competenze e la preparazione.

Un ruolo chiave per la gestione dei fondi di coesione

L’assegnazione al comune caropipano è stata disposta dal Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud. La nuova funzionaria ha sottoscritto un contratto a tempo pieno e indeterminato, garantendo così quella stabilità necessaria per portare avanti progetti a lungo termine. Il ruolo che andrà a ricoprire è tanto delicato quanto strategico per il futuro del paese: la dottoressa Beninato sarà infatti impegnata in prima linea nella gestione dei fondi di coesione. In un’epoca in cui la burocrazia richiede competenze sempre più specifiche, avere una figura dedicata esclusivamente al supporto, al monitoraggio e all’attuazione di queste risorse significa dotare l’ente degli strumenti giusti per intercettare finanziamenti vitali per lo sviluppo del territorio.

Il benvenuto dell’amministrazione e le prospettive future

L’amministrazione comunale ha voluto accogliere la neoassunta con un caloroso benvenuto, augurandole un proficuo lavoro al servizio dell’intera comunità valguarnerese. Dal canto suo, il sindaco ha espresso grande soddisfazione per il raggiungimento di questo obiettivo. L’innesto di una professionalità così specifica rafforza la struttura burocratica del Comune e segna un passo decisivo verso una gestione più moderna ed efficace. La capacità di programmazione e di messa a terra delle politiche di sviluppo potrà ora contare su un supporto tecnico di alto livello, essenziale per trasformare le opportunità sulla carta in opere e servizi concreti per i cittadini.

Valguarnera più sicura, in arrivo oltre 130mila euro per la nuova videosorveglianza

Un passo avanti decisivo per la sicurezza urbana e la tutela del patrimonio pubblico. Valguarnera si prepara a potenziare in modo significativo il proprio sistema di controllo del territorio grazie all’arrivo di nuove risorse economiche. Il Comune ha infatti comunicato l’avvenuto finanziamento di un progetto specifico per la videosorveglianza, che porterà nelle casse dell’ente la somma di 133.590,00 euro. Si tratta di un intervento atteso, che mira a dare risposte concrete alla domanda di sicurezza che arriva dai cittadini e dalle attività produttive, puntando sulla tecnologia come deterrente e strumento di indagine.

L’obiettivo è stato centrato partecipando tempestivamente al primo bando regionale disponibile, una mossa strategica che l’amministrazione aveva già anticipato e inserito tra le priorità durante la presentazione della relazione annuale. Il progetto non è nato a caso, ma è stato elaborato in stretta sinergia con l’ufficio dei lavori pubblici, disegnando una rete di monitoraggio che promette di coprire le zone nevralgiche del paese. L’ammissione al finanziamento conferma la bontà tecnica della proposta, che ora potrà tradursi in cantieri e installazioni reali.

Tecnologia avanzata: dal riconoscimento targhe al controllo della velocità

Il piano finanziato non si limita a posizionare qualche occhio elettronico in più, ma prevede un vero e proprio salto di qualità tecnologico. Il nuovo sistema, infatti, include l’ampliamento delle aree cittadine sottoposte a controllo, andando a coprire zone che fino a oggi erano rimaste scoperte. Ma la vera novità risiede nella tipologia degli strumenti: verranno installati sistemi ottici avanzati per il riconoscimento automatico delle targhe, fondamentali per tracciare i movimenti sospetti in entrata e in uscita dal centro abitato.

Inoltre, il progetto include dispositivi per la rilevazione della velocità media dei veicoli. Questo aspetto sposta l’attenzione anche sulla sicurezza stradale, garantendo un monitoraggio più efficace della viabilità e fungendo da deterrente contro le corse pericolose nelle vie cittadine. Come sottolineato nella nota diffusa dall’ente, «tali strumenti consentiranno non solo di rafforzare le attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminosi, ma anche di migliorare la sicurezza stradale».

Dal Palazzo di Città esprimono piena soddisfazione per il risultato raggiunto, definendolo il frutto di un lavoro «intenso, coordinato e condiviso con il settore tecnico comunale». L’intervento si inserisce in un percorso più ampio di modernizzazione che l’amministrazione intende portare avanti per garantire una maggiore tranquillità alla collettività caropipana.

Valguarnera, in arrivo la sagra dei dolci di Natale: un viaggio tra i sapori della tradizione

L’aria di festa inizia a farsi sentire a Valguarnera Caropepe, dove l’amministrazione comunale ha deciso di puntare forte sulle eccellenze gastronomiche del territorio per celebrare il periodo natalizio. È stata infatti annunciata ufficialmente la “Sagra dei Dolci di Natale”, una manifestazione pensata non solo per deliziare i palati, ma per custodire e tramandare un patrimonio culinario che rischia di perdersi nella frenesia moderna. I protagonisti assoluti saranno i dolci tipici che hanno fatto la storia delle tavole locali: dal classico buccellato, con il suo ripieno ricco e profumato, alla raffinata pasta di mandorla, fino alla inconfondibile castagnola di ricotta. Si tratta di un’occasione preziosa per residenti e visitatori di immergersi nei sapori autentici di una volta, riscoprendo ricette che vengono tramandate da generazioni e che rappresentano il cuore pulsante dell’identità locale.

Il contributo regionale e la sinergia istituzionale

La realizzazione di questo evento è stata resa possibile grazie a un importante sostegno economico. L’iniziativa ha infatti ottenuto un finanziamento di 8.000 euro concesso dall’Assessorato Regionale all’Agricoltura. Un segnale tangibile di attenzione verso le realtà dell’entroterra siciliano che cercano di valorizzare le proprie risorse endogene. L’amministrazione locale non ha mancato di sottolineare l’importanza di questa sinergia istituzionale.

Nel comunicato diffuso dagli uffici comunali si legge infatti: «Un sincero ringraziamento va al Governo Regionale e all’Onorevole Assessore Luca Sammartino per la costante attenzione e vicinanza dimostrata verso la comunità di Valguarnera». Queste parole confermano un dialogo aperto e produttivo tra l’ente locale e la Regione, fondamentale per garantire la fattibilità di progetti che richiedono risorse spesso non disponibili nelle casse comunali.

Una strategia per lo sviluppo economico e turistico

Al di là dell’aspetto puramente gastronomico e festoso, la sagra si inserisce in un disegno politico più ampio e strutturato. La promozione del territorio e delle sue eccellenze produttive rappresenta da anni uno dei pilastri dell’azione dell’amministrazione, convinta che il rilancio economico passi inevitabilmente dalla valorizzazione delle proprie radici. Sostenere iniziative come questa significa preservare le tradizioni locali e, allo stesso tempo, favorire lo sviluppo culturale ed economico del paese, attirando visitatori dai centri limitrofi e offrendo una vetrina ai produttori locali.

Mentre cresce l’attesa per conoscere tutti i dettagli dell’evento, dal municipio fanno sapere che nei prossimi giorni saranno comunicati ulteriori particolari sul programma della manifestazione. Non resta dunque che preparare il palato e attendere le date ufficiali per quello che si preannuncia come uno degli appuntamenti più dolci dell’inverno valguarnerese.

Diga Olivo, in arrivo 29 milioni per la manutenzione straordinaria

Finalmente si parte con i lavori di manutenzione straordinaria alla diga Olivo, situata nel territorio di Piazza Armerina. Un investimento imponente, pari a 29 milioni di euro, è stato sbloccato per risolvere in via definitiva le criticità strutturali che da troppo tempo limitano la funzionalità dell’infrastruttura. L’obiettivo primario è quello di restituire piena operatività a un bacino fondamentale per l’economia locale, garantendo sicurezza e soprattutto una maggiore disponibilità di risorse idriche per un territorio che vive di agricoltura e che spesso deve fare i conti con la carenza d’acqua.

Gli interventi programmati sono destinati a cambiare radicalmente la gestione delle risorse idriche della zona. Grazie a questi lavori sarà possibile recuperare un volume utile di circa 8 milioni di metri cubi d’acqua, una quantità che oggi non può essere invasata a causa delle restrizioni di quota imposte per motivi di sicurezza. Una volta completato il ripristino la diga potrà tornare alla sua piena capacità operativa, contenendo fino a 13 milioni di metri cubi. Si tratta di una riserva strategica che permetterà di soddisfare le esigenze irrigue del comprensorio, offrendo un sostegno concreto all’intera filiera agricola.

Un rilancio per l’economia tra Enna e Caltanissetta

L’impatto di quest’opera va ben oltre il semplice aspetto ingegneristico. La diga Olivo, realizzata tra il 1979 e il 1982, rappresenta il cuore pulsante del sistema irriguo della Sicilia centrale. Le sue acque sono destinate a servire oltre cinquemila ettari di terreni coltivati, estendendosi tra le province di Enna e Caltanissetta.

I benefici ricadranno direttamente su migliaia di imprenditori agricoli che operano nei comuni di Piazza Armerina, Barrafranca e Mazzarino. Avere la certezza della risorsa idrica significa poter pianificare le colture con maggiore serenità, investire nella qualità delle produzioni e garantire stabilità economica a tante famiglie che vivono del lavoro nei campi. In un periodo storico segnato dai cambiamenti climatici, ottimizzare le infrastrutture esistenti diventa l’unica strada percorribile per tutelare il comparto primario.

I dettagli del cantiere e i tempi di consegna

L’esecuzione dei lavori è stata affidata a un raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Ricciardello Costruzioni Spa. Il progetto tecnico prevede una serie di operazioni complesse e delicate, tra cui il completo rifacimento del manto bituminoso di impermeabilizzazione e interventi mirati per migliorare la tenuta idraulica del diaframma in fondazione.

Saranno inoltre aggiornati e integrati i sistemi di monitoraggio della diga, per garantire standard di sicurezza elevati anche in futuro. La tabella di marcia è già stata tracciata: se tutto procederà senza intoppi il completamento delle opere è previsto per il mese di marzo 2028. Saranno anni di lavoro intenso, ma necessari per consegnare alle future generazioni un’infrastruttura efficiente e sicura.

Forestali siciliani, in arrivo 41 milioni per l’aumento delle giornate lavorative

Si apre uno spiraglio importante per il futuro del comparto agro-forestale siciliano, un settore cruciale per la tutela del nostro territorio che da troppo tempo attende risposte concrete1. Questa mattina, primo dicembre 2025, si è tenuto un vertice operativo presso gli uffici della Presidenza della Regione Siciliana a Catania2. Al tavolo, richiesto espressamente dalla sigla sindacale autonoma CO.DI.R.E.S., erano presenti il Presidente Francesco Crocitti e il Coordinatore Regionale Enrico Scozzarella333. A rappresentare il governo regionale c’era il vice presidente e assessore alle Politiche Agricole e Forestali, Luca Sammartino, accompagnato dal suo staff di gabinetto4. Il clima, stando a quanto emerso, è stato di grande collaborazione, con l’obiettivo comune di affrontare le criticità che attanagliano i lavoratori del settore5.

Obiettivo 2026: più fondi e garanzie per i lavoratori

La notizia più rilevante emersa dal confronto riguarda l’aspetto economico e la stabilizzazione delle giornate lavorative. L’Assessore Sammartino ha comunicato l’esistenza di una proposta, già condivisa dal Governo Regionale, che prevede il reperimento di ulteriori 41 milioni di euro6. Queste risorse andranno a sommarsi ai circa 152 milioni già previsti, creando un tesoretto fondamentale per il prossimo futuro7. L’intento dichiarato è quello di garantire ulteriori 23 giornate lavorative per ogni addetto già a partire dalla campagna di avviamento del 20268. Si tratta di un passo avanti che guarda, con speranza e volontà politica, a un traguardo ancora più ambizioso: portare prossimamente tutti i lavoratori, sia del contingente manutenzione che di quello antincendio, al raggiungimento delle 179 giornate annue9.

Il nodo degli organici e la riforma del comparto

Durante il vertice si è affrontato anche il delicato tema del depauperamento della forza lavoro. I numeri parlano chiaro e descrivono un settore in sofferenza: rispetto a vent’anni fa, quando il comparto contava circa 35.000 addetti, oggi si registra una carenza di circa 15.000 unità, una situazione aggravata dai prossimi pensionamenti10. L’assessore ha preso atto di questa riduzione drastica rispetto al fabbisogno reale e si è mostrato disponibile a implementare i contingenti in futuro attraverso nuove adesioni11. L’obiettivo è duplice: garantire una manutenzione efficiente e assicurare la salvaguardia dell’intero territorio isolano12. Sullo sfondo, infine, si profila una riforma strutturale: è stata prospettata la riscrittura di un testo unico per il comparto, che preveda una revisione delle competenze e un ampliamento dell’impiego per questa categoria di lavoratori13.

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Occhi al cielo: arriva l’ultima “Superluna Fredda” del 2025

Segna questa data sul calendario: 5 dicembre 2025. Sarà la notte in cui saluteremo l’anno astronomico con uno spettacolo mozzafiato. Nel cielo brillerà l’ultima Superluna dell’anno, soprannominata la “Luna Fredda”. Ecco tutto quello che devi sapere per goderti lo spettacolo.

Cos’è esattamente una Superluna?

Non serve essere scienziati per capire il fenomeno. Immagina l’orbita della Luna non come un cerchio perfetto, ma come un ovale (un’ellisse). Questo significa che ci sono momenti in cui la Luna è più vicina alla Terra e momenti in cui è più lontana.

Si parla di Superluna quando accadono due cose contemporaneamente:

  1. La Luna è piena.

  2. La Luna si trova nel punto più vicino alla Terra (chiamato perigeo).

Il risultato? Ai nostri occhi apparirà:

  • Circa l’8% più grande del solito.

  • Circa il 15% più luminosa.

Non aspettarti un cambiamento gigantesco, ma la differenza si nota, specialmente se la guardi quando sta sorgendo o tramontando.

Perché si chiama “Luna Fredda”?

Il nome è suggestivo ma non ha origini scientifiche. Viene dalle antiche tradizioni dei nativi americani. Chiamavano il plenilunio di dicembre “Luna Fredda” (o “Luna delle Lunghe Notti”) perché segnava l’arrivo del vero freddo invernale e il periodo dell’anno con le notti più lunghe, proprio vicino al solstizio d’inverno.

Quando e come vederla

Ecco i dettagli pratici per non sbagliare:

  • La notte giusta: Il momento clou sarà nella notte tra giovedì 4 e venerdì 5 dicembre 2025.

  • L’orario: La Luna diventerà ufficialmente “piena” intorno alla mezzanotte del 5 dicembre.

  • Distanza: Sarà a soli 356.961 km da noi (pochissimi, in termini astronomici!).

I consigli per l’osservazione

La notizia migliore è che non ti serve nessun telescopio.

  1. Usa solo i tuoi occhi: La Superluna è uno spettacolo che si gode al meglio a occhio nudo.

  2. Il momento magico: Cerca di guardarla appena sorge (al tramonto del sole) o appena prima che tramonti (all’alba). Quando la Luna è bassa sull’orizzonte, per un effetto ottico chiamato “illusione lunare”, sembra davvero gigante rispetto ai palazzi o agli alberi.

  3. Trova il buio: Anche se sarà luminosissima, un luogo lontano dalle luci della città renderà l’esperienza ancora più emozionante.

Non perdertela: per rivedere una Superluna di dicembre così vicina e spettacolare dovrai aspettare la fine del 2026 o, secondo alcuni calcoli, addirittura il 2042!

Luigi Schiavo per StartNews

Le 5 “vite” del tuo cervello: la scienza rivela come cambiamo davvero dai 0 ai 90 anni

Hai mai avuto la sensazione che la tua vita sia divisa in capitoli? Secondo un nuovo studio dell’Università di Cambridge, è esattamente così che funziona il tuo cervello. I ricercatori hanno analizzato le scansioni cerebrali di quasi 4.000 persone, dai neonati fino ai 90 anni, e hanno fatto una scoperta affascinante: il nostro cervello non invecchia in modo lineare e costante. Invece, attraversa cinque grandi “epoche”, separate da momenti di svolta in cui il “cablaggio” interno si riorganizza completamente.

Ecco le 5 tappe del viaggio del nostro cervello.

1. L’Infanzia: Il grande cantiere (0 – 9 anni)

Dalla nascita fino ai 9 anni, il cervello è in fermento. È come un cantiere aperto che lavora a velocità folle.

  • Cosa succede: I bambini creano un numero enorme di connessioni (sinapsi).

  • Il processo: Il cervello poi fa “pulizia”: rafforza le connessioni più usate ed elimina quelle inutili per diventare più efficiente. È in questa fase che lo spessore della corteccia cerebrale raggiunge il suo massimo.

2. L’Adolescenza allungata: Verso l’efficienza (9 – 32 anni)

Qui c’è la sorpresa più grande dello studio. Pensavi di diventare adulto a 18 o 21 anni? Il tuo cervello non è d’accordo. Secondo gli scienziati, l’adolescenza cerebrale dura fino a circa 32 anni.

  • Cosa succede: Il cervello lavora per collegare meglio le diverse aree, creando “autostrade” veloci per le informazioni.

  • Il risultato: Le prestazioni cognitive migliorano costantemente. È il periodo in cui il cervello diventa una macchina ben oliata.

3. L’Età Adulta: La stabilità (32 – 66 anni)

Intorno ai 32 anni avviene il cambiamento più importante: il cervello si assesta nella sua configurazione adulta.

  • Cosa succede: Inizia il periodo più lungo e stabile, che dura più di tre decenni.

  • La caratteristica: Il cervello smette di cambiare radicalmente e si “specializza”. Le diverse aree lavorano in modo distinto e organizzato. È un momento di stabilità per la nostra intelligenza e personalità.

4. Il primo invecchiamento (66 – 83 anni)

Verso i 66 anni c’è una nuova svolta, più sottile ma significativa.

  • Cosa succede: Il cervello inizia a riorganizzarsi di nuovo, ma questa volta a causa del naturale invecchiamento. Le connessioni iniziano lentamente a ridursi.

  • Il rischio: È la fase in cui il cervello diventa un po’ più vulnerabile a problemi di salute come l’ipertensione o il declino cognitivo.

5. La tarda età (dagli 83 anni in poi)

L’ultimo capitolo inizia superati gli 80 anni.

  • Cosa succede: Le connessioni a “lunga distanza” tra le diverse parti del cervello diminuiscono. Il cervello tende a fare affidamento su circuiti più locali e isolati.

Perché questa scoperta è importante?

Capire che il cervello si evolve a “salti” e non in modo graduale aiuta i medici a comprendere meglio le malattie. Come spiega il professor Duncan Astle, autore senior dello studio: “Molti disturbi mentali o problemi di apprendimento sono legati a come il cervello è cablato. Sapere quando avvengono questi grandi cambiamenti ci aiuta a capire quando il cervello è più fragile e perché.” In sintesi: se hai 30 anni e ti senti ancora un po’ adolescente, non preoccuparti. Secondo la scienza, il tuo cervello sta solo finendo di prepararsi per la vita adulta.

Sanità Sicilia: si allarga l’inchiesta sul “comitato d’affari”, spunta un asse illecito con Napoli

 Il terremoto giudiziario che sta scuotendo la sanità pubblica siciliana non accenna a placarsi. Anzi, le scosse si fanno più intense e varcano i confini dell’Isola. Quello che gli inquirenti definiscono, in base ad una articolata ipotesi giudiziaria, un vero e proprio “comitato d’affari” in grado di pilotare appalti milionari vede aggravarsi la posizione del suo presunto regista, mentre emergono nuove inquietanti ramificazioni che collegano Palermo alla Campania. Al centro della bufera resta la figura del commercialista Ninni Sciacchitano, un tempo stimato “super esperto” dei conti regionali, ora dipinto dall’accusa come il perno di un sistema corruttivo sistemico.

Il “regista” dei conti e il sistema delle tangenti

L’inchiesta della Procura di Palermo sta scoperchiando un meccanismo collaudato, volto a condizionare le gare d’appalto nel settore sanitario in cambio di mazzette. Figura chiave di questo sistema sarebbe proprio Ninni Sciacchitano, commercialista già noto per i suoi incarichi di valutazione delle performance della Regione Siciliana e, fino a poco tempo fa, Presidente del collegio sindacale dell’Arnas Civico.

Secondo i magistrati, Sciacchitano non si limitava a un ruolo tecnico, ma agiva come “gran regista” per favorire specifici imprenditori nell’aggiudicazione di forniture e servizi. La sua posizione, già compromessa da un precedente arresto ai domiciliari, si è ulteriormente aggravata nelle ultime ore con la contestazione di nuovi episodi di corruzione che delineano una gestione spregiudicata della cosa pubblica.

L’asse Palermo-Napoli: macchinari e mazzette

Il nuovo filone d’indagine ha svelato un collegamento diretto tra il capoluogo siciliano e Napoli. Gli inquirenti hanno tracciato quella che ritengono essere una tangente da 14.000 euro, finita, secondo l’accusa,  a Sciacchitano.

Questa somma sarebbe il frutto di una serie di accordi illeciti stretti con imprenditori campani per l’acquisto di macchinari e servizi. Nel mirino degli investigatori sono finite le forniture legate alle ditte Emedical e Svas Biosana. Questo “ponte” corruttivo dimostra come il raggio d’azione del presunto comitato d’affari non si limitasse alle dinamiche locali, ma fosse in grado di intercettare interessi economici di portata interregionale.

L’appalto per la sterilizzazione al Civico

Oltre alla pista napoletana, la nuova ordinanza di custodia cautelare, che coinvolge altri quattro indagati, fa luce su una specifica gara bandita dall’Arnas Civico Di Cristina Benfratelli: quella per la fornitura e la sterilizzazione del materiale chirurgico. Si tratta di un appalto travagliato, revocato nel 2023 e ribandito nel 2024.

In questo contesto, la Procura ritiene che Sciacchitano abbia incassato una mazzetta da 10.000 euro dagli imprenditori Gaetano Di Giacomo e Massimiliano De Marco. L’obiettivo sarebbe stato quello di agevolare la società Servizi Ospedalieri Spa nell’aggiudicazione della commessa. Un episodio che, se confermato, getterebbe un’ombra pesante sulla gestione dei servizi essenziali all’interno di una delle principali strutture ospedaliere della Sicilia.

Una rete che si stringe

L’azione della magistratura prosegue senza sosta. Le nuove misure cautelari e le perquisizioni confermano che il quadro probatorio si sta consolidando, disegnando una mappa del malaffare che potrebbe riservare ancora sorprese. Mentre la difesa dovrà smontare le accuse puntuali di tangenti e favoritismi, resta lo sconcerto per il presunto coinvolgimento di figure che avrebbero dovuto garantire la trasparenza e la legalità dei conti pubblici in un settore vitale come quello della salute.

Piazza Armerina -Al via “Il Gioco della Vita”, la mostra diffusa che trasforma la pinacoteca in una grande scacchiera

Piazza Armerina si prepara a diventare una grande scacchiera dove l’arte incontra la filosofia e la strategia si fonde con la creatività. Domenica 7 dicembre 2025, alle ore 11, la Pinacoteca Comunale e la Biblioteca Civica apriranno le porte a un evento culturale di grande respiro: la mostra “Il Gioco della Vita. Il Mistero degli Scacchi”. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra M’AMA.ART e l’amministrazione comunale, rappresenta una “mostra diffusa” curata da Alessia Montani e Andrea Guastella, pensata per trasformare i luoghi della cultura in spazi vivi e pulsanti.

Oltre la competizione: gli scacchi come metafora dell’esistenza

L’esposizione affonda le sue radici concettuali in un’antica leggenda indiana, secondo cui il gioco degli scacchi fu inventato da un saggio per dimostrare a un maharaja, affranto per la perdita del figlio in guerra, che l’intelligenza può sostituire la violenza. Da questa suggestione nasce un percorso espositivo in cui «ogni battaglia si consuma nella mente e non nel sangue, in cui la strategia diventa meditazione e la vittoria, consapevolezza».

Non si tratta, dunque, di una semplice rassegna artistica, ma di un invito alla riflessione. Come sottolineano i promotori, l’obiettivo è creare un’arte inclusiva: «La comunità è invitata a riconoscersi nel gioco degli scacchi come in un racconto universale, dove la cultura diventa esperienza condivisa e quotidiana».

Un museo da “giocare”: il coinvolgimento dei giovani e del territorio

Uno degli aspetti più innovativi del progetto è la partecipazione attiva del tessuto sociale cittadino. Sotto la direzione artistica di Danila Mancuso, gli studenti sono stati coinvolti nella realizzazione artistica delle pedine degli scacchi, trasformando oggetti di gioco in opere d’arte. Inoltre, per abbattere quella barriera invisibile che spesso rende i musei luoghi percepiti come distanti, saranno messe a disposizione dei cittadini delle vere scacchiere all’interno degli spazi espositivi, per permettere a chiunque di giocare liberamente.

La mostra vede la partecipazione di un nutrito gruppo di artisti che dialogheranno con il tema: Salvo Barone, Alex Caminiti, Roberto Caruso, Giannalisa Di Giacomo, Sergio Di Paola, Angelo Di Quattro, Atanasio Giuseppe Elia, Guglielmo Manenti, Fulvia Morganti, Rosa Mundi, Alida Pardo, Giovanni Robustelli, Angelica Romeo ed Eleonora Rossi.

Tra storia locale e futuro

L’evento non dimentica il “genius loci”. Nella città dei mosaici, famosa per le “donne in bikini” che celebrano lo sport antico, questa mostra si pone in continuità con la tradizione, dedicando anche un tributo speciale a Paolo Boi, leggendario maestro di scacchi siciliano. L’iniziativa di domenica inaugura un ciclo di esposizioni che mira a valorizzare la connessione pubblico-privato, ponendo la collaborazione creativa come motore di cambiamento per l’intera comunità armerina.

Attilio Franchi per StartNews

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Festa dell’Immacolata a Piazza Armerina, processione e modifiche alla viabilità: la mappa dei divieti

La città dei mosaici si appresta a vivere uno dei momenti più sentiti della tradizione religiosa locale: la solennità dell’Immacolata Concezione. Come ogni anno, il prossimo 8 dicembre 2025, le strade del centro storico di Piazza Armerina accoglieranno la processione che vedrà la partecipazione di numerosi fedeli e autorità. Per consentire lo svolgimento sereno e sicuro del rito, che unisce devozione e identità comunitaria, l’amministrazione comunale ha predisposto un piano specifico per la gestione del traffico urbano, recependo le indicazioni giunte dalla Basilica Cattedrale.

È stata infatti emanata l’ordinanza n. 101 dal 1° Settore, firmata dal responsabile Paolo Gabrieli, che disciplina la circolazione per la giornata di lunedì. Il provvedimento si rende necessario per garantire l’incolumità pubblica e privata durante il passaggio del corteo, accogliendo la richiesta avanzata dal parroco della Cattedrale, don Alessio Maria Aira. I cittadini sono dunque invitati a prestare la massima attenzione alla segnaletica temporanea che verrà apposta lungo le vie interessate, poiché le limitazioni includono la sanzione accessoria della rimozione forzata per i veicoli in difetto.

Il percorso della processione e le fasce orarie da rispettare

Le modifiche alla viabilità entreranno in vigore nel pomeriggio di lunedì 8 dicembre. Nello specifico, è stato istituito il divieto di sosta con rimozione forzata e il divieto di transito veicolare dalle ore 15:00 alle ore 22:00. Sebbene il divieto copra questa fascia oraria ampia per permettere le operazioni preparatorie e di deflusso, l’interdizione al traffico sarà effettiva per il tempo strettamente necessario al passaggio dei partecipanti alla processione.

Il corteo religioso muoverà i primi passi alle ore 17:00 uscendo dalla Basilica Cattedrale. Da quel momento, il “fiume” di fedeli attraverserà un itinerario articolato che toccherà i punti nevralgici della città. Le strade interessate dai divieti sono: via Monte, via Milazzo, via Cresimanno, via Floresta e via Vittorio Emanuele. Il corteo effettuerà il giro di Piazza Garibaldi per poi proseguire su via Umberto, Piazza Paladino, via Seminario, via La Bella e via Cammarata.

Il percorso continuerà rientrando su via Umberto verso Piazza Martiri d’Ungheria, via Santo Stefano e la relativa discesa, fino a giungere in Piazza Generale Cascino. Da qui si snoderà per via Generale Ciancio, via B. La Vaccara (percorsa in senso contrario di marcia), via Generale Muscarà, per poi tornare su Piazza Cascino. Il rientro verso la parte alta della città avverrà tramite la discesa Santo Stefano e via Garibaldi (entrambe in senso contrario), via Marconi, un nuovo passaggio in Piazza Garibaldi, via Cavour, piano Fedele Calarco e infine la conclusione in Piazza Cattedrale. La Polizia Locale, presente sul posto, avrà comunque la facoltà di istituire ulteriori divieti o sensi unici momentanei qualora emergessero esigenze particolari di sicurezza.

Viaggiare sicuri, l’app Youpol sale a bordo dei treni italiani

La sicurezza dei viaggiatori compie un significativo balzo in avanti grazie alla tecnologia. Milioni di pendolari e turisti che ogni giorno affollano le stazioni e i convogli ferroviari italiani hanno da oggi un alleato in più, direttamente nel proprio smartphone. L’applicazione della Polizia di Stato, ormai divenuta uno strumento familiare per molti cittadini, ha esteso il proprio raggio d’azione includendo specifiche funzionalità dedicate al mondo ferroviario. Non si tratta solo di un aggiornamento tecnico, ma di una nuova filosofia di presidio del territorio che segue il cittadino anche durante i suoi spostamenti, garantendo una presenza virtuale ma estremamente concreta.

La geolocalizzazione come arma di prevenzione

Il cuore di questa novità risiede nella capacità di intervento rapido. Grazie all’aggiornamento, chi si trova a bordo di un treno o all’interno di una stazione può inviare segnalazioni geolocalizzate con estrema facilità. Un meccanismo intuitivo permette di trasmettere foto, video o messaggi di testo che raggiungono immediatamente le sale operative della Polizia Ferroviaria e delle Questure competenti per territorio.

Questo sistema bypassa le difficoltà di descrivere la propria posizione in momenti di concitazione: è la tecnologia stessa a indicare agli agenti dove intervenire. Situazioni di rischio, comportamenti sospetti o criticità improvvise possono essere comunicate in pochi secondi, permettendo alle forze dell’ordine di valutare l’episodio in tempo reale e pianificare un intervento mirato e tempestivo.

Oltre il 112, una partecipazione attiva dei cittadini

È bene sottolineare che questo strumento non intende sostituire il Numero Unico di Emergenza 112, che rimane il riferimento per le situazioni di immediato pericolo di vita, ma si affianca ad esso come modalità “smart” di contatto. L’obiettivo è favorire una sicurezza partecipata, dove ogni viaggiatore può diventare una sentinella attiva.

I dati raccolti nell’ultimo anno testimoniano quanto gli italiani abbiano compreso l’importanza di questo canale: da dicembre 2024 a oggi sono state registrate oltre 46 mila richieste di aiuto generiche. Tra queste spiccano quasi 25 mila segnalazioni legate allo spaccio di droga, oltre 3 mila per casi di violenza domestica e più di 3.600 episodi di bullismo. Numeri che disegnano una mappa del disagio ma anche della voglia di legalità che attraversa il Paese, dal nord al sud.

L’identikit dell’utente digitale

Analizzando chi utilizza il servizio, emerge un quadro sociologico interessante e per certi versi inaspettato. I maggiori fruitori non sono i nativi digitali, bensì la fascia d’età compresa tra i 51 e i 60 anni, che conta circa 100 mila utenti attivi. Seguono i giovani tra i 18 e i 30 anni, circa 20 mila, e una quota di giovanissimi minorenni che si attesta intorno alle 5 mila unità.

Un aspetto cruciale del successo dell’iniziativa è la possibilità di mantenere l’anonimato. La media mensile di oltre 5.600 segnalazioni anonime dimostra come questa opzione riesca a vincere le resistenze e la paura di ritorsioni, permettendo comunque alla Polizia di Stato di attivare le necessarie procedure di controllo, prevenzione e repressione dei reati.

Inclusività e presenza costante

L’evoluzione dello strumento digitale conferma la volontà di abbattere ogni barriera comunicativa. L’interfaccia semplice e diretta apre un canale preferenziale anche per le persone non udenti e per i cittadini stranieri, rendendo la sicurezza un bene davvero accessibile a tutti. Con questa implementazione dedicata al settore ferroviario, la promessa di “esserci sempre” si rinnova, trasformando ogni smartphone in un potenziale presidio di legalità che viaggia sui binari insieme a noi.

A Enna gli arbitri siciliani del CSI a scuola di valori

La Galleria Civica di Enna si è trasformata per un giorno nel cuore pulsante dell’arbitraggio siciliano. Un evento che ha richiamato fischietti provenienti da ogni angolo dell’isola per un confronto che è andato ben oltre il semplice aggiornamento tecnico. Non si è trattato soltanto di ripassare regolamenti o casistiche da manuale ma di un vero e proprio momento di crescita collettiva per riaffermare i valori fondanti del Centro Sportivo Italiano. La città di Enna ha accolto questo esercito di direttori di gara offrendo uno spazio di dialogo in cui lo sport viene inteso prima di tutto come palestra di vita e strumento di coesione sociale.

Le voci istituzionali e l’orgoglio del territorio

A fare gli onori di casa è stato Salvino Bombara, presidente provinciale del CSI di Enna. Con evidente soddisfazione ha aperto i lavori sottolineando la caratura dell’iniziativa.

«È un onore poter accogliere qui tutti gli arbitri della nostra regione» ha dichiarato Bombara, ponendo l’accento sulla missione dell’ente. «Oggi non celebriamo solo la figura dell’arbitro, ma il valore educativo del nostro sport e il ruolo fondamentale che ciascuno di voi svolge all’interno delle attività del CSI».

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Salvatore Raffa, presidente regionale del CSI Sicilia. Il suo intervento ha marcato l’imprescindibilità della figura arbitrale per la tenuta dell’intero sistema sportivo. «L’arbitro rappresenta un pilastro del nostro movimento. Senza la sua presenza, competente e serena, non ci sarebbe gioco» ha affermato Raffa, invitando tutti a investire costantemente sulla formazione per garantire un clima di collaborazione in campo.

La formazione tecnica come chiave di crescita umana

Il focus della giornata si è spostato poi sugli aspetti formativi grazie all’intervento di Benedetto Milazzo, responsabile della formazione regionale. Per Milazzo la qualità non è un traguardo acquisito ma un percorso.

«La formazione è il cuore della qualità arbitrale» ha ricordato, evidenziando la necessità di condividere le esperienze per rendere il servizio reso agli atleti sempre più solido, sia sotto il profilo sportivo che umano.

Ma è stato Francesco Catera, direttore tecnico regionale, a toccare le corde più profonde del ruolo arbitrale definendo il direttore di gara come un educatore a tutti gli effetti. «Oggi tutti gli arbitri della regione sono riuniti per ribadire un concetto fondamentale: l’arbitro è prima di tutto un educatore» ha spiegato Catera.

Il direttore tecnico ha insistito sulla necessità di abbattere le barriere tra chi fischia e chi gioca. «Avere un dialogo positivo e costruttivo con i ragazzi permette di trasmettere il vero senso del nostro ruolo. L’arbitro non è un avversario, ma un garante di gioco, correttezza e crescita».

Il plauso dell’amministrazione comunale ennese

La valenza sociale dell’evento è stata riconosciuta anche dalle istituzioni locali. Mirko Milano, assessore agli eventi del Comune di Enna, ha portato i saluti della città ribadendo la vicinanza dell’amministrazione al mondo dello sport promozionale.

«Siamo orgogliosi di ospitare momenti formativi di questa importanza» ha detto l’assessore Milano. «Enna crede nel valore dello sport come strumento educativo e sociale e incontri come questo valorizzano l’intera comunità. Grazie al CSI per il suo costante lavoro con i giovani e per promuovere uno sport sano e rispettoso».

La giornata alla Galleria Civica segna dunque un punto fermo per il movimento sportivo regionale lasciando ai partecipanti la consapevolezza di essere custodi non solo delle regole ma del benessere dei ragazzi che scendono in campo ogni settimana.

Calcio a 5 – Gear Piazza Armerina travolgente a Roma: prima storica vittoria in terra laziale contro la History 3Z

Scrivere la storia non è mai semplice ma la Gear Piazza Armerina ci è riuscita con una prova di forza e carattere che lascia poco spazio alle interpretazioni. Al Pala To Live di Roma i biancazzurri hanno sfoderato una prestazione sontuosa imponendosi con un netto 7-3 sulla History Roma 3Z. Si tratta della prima storica vittoria in terra laziale per la compagine armerina che torna a casa con tre punti fondamentali per il prosieguo della stagione e con la consapevolezza di aver trovato la giusta quadratura del cerchio.

Mister Magalhaes ha dovuto fare i conti ancora una volta con l’assenza di Tamurella ma ha potuto contare sull’innesto del nuovo arrivato Amorelli che ha garantito maggiori rotazioni. L’approccio alla gara è stato quello delle grandi occasioni. I piazzesi hanno preso subito in mano il pallino del gioco e hanno messo alle corde i padroni di casa fin dai primi minuti. Castrogiovanni ha aperto le danze seguito a ruota da Zapella per un doppio vantaggio che sembrava indirizzare subito il match. I romani però non sono rimasti a guardare e hanno accorciato le distanze grazie a una sfortunata deviazione della retroguardia ospite.

Botta e risposta prima dell’intervallo

La gara si è accesa improvvisamente. Zapella ha ristabilito le distanze sfruttando alla perfezione uno schema su palla inattiva ma la History Roma 3Z ha approfittato di una distrazione difensiva nel finale di tempo per rifarsi sotto. Le squadre sono andate al riposo sul punteggio di 2-3 in favore della Gear lasciando presagire una ripresa di fuoco. E così è stato perché al rientro dagli spogliatoi i padroni di casa hanno spinto sull’acceleratore alla ricerca del pareggio.

In questa fase delicata è salito in cattedra Castronovo che ha letteralmente abbassato la saracinesca negando il gol ai laziali in più di un’occasione. Scampato il pericolo la Gear ha colpito con cinismo. Cawe ha trovato la rete su assist di Vitinho ancora su palla inattiva. Poco dopo è stato capitan Fabinho a regalare una perla balistica con una volè dalla distanza che è valsa la quinta rete e ha spezzato le gambe agli avversari.

Il trionfo finale e la soddisfazione del tecnico

Nel finale c’è stata gloria anche per Vitinho che ha siglato una doppietta personale portando il risultato su un eloquente 2-7. L’ultima rete dei padroni di casa è servita solo per le statistiche fissando il punteggio sul definitivo 3-7. Un successo rotondo che premia il lavoro settimanale e la concentrazione del gruppo.

Al termine della sfida mister Magalhaes ha analizzato la gara con grande lucidità e soddisfazione. «Giocare a Roma con le squadre laziali è sempre molto difficile» ha dichiarato il tecnico biancazzurro «il viaggio non è una passeggiata e la History è una squadra storica del territorio e ben organizzata quindi eravamo coscienti delle difficoltà a cui andavamo incontro».

L’allenatore ha poi sottolineato l’importanza della preparazione tattica. «Abbiamo fatto una gara seria sia difensivamente che a livello offensivo e di possesso» ha concluso Magalhaes «veniamo da una buona settimana di allenamento durante la quale siamo riusciti ad allenarci tutti insieme e questo si nota. Sono contento del risultato e della tipologia delle reti che rispecchiano il lavoro di allenamento».

Sfogliatine di ricotta e cioccolato

Queste sfogliatine alla ricotta e gocce di cioccolato sono il dolcetto furbo che salva ogni occasione: si preparano in un attimo, profumano di bontà e spariscono ancora più velocemente. Semplici, veloci e irresistibili!

Ingredienti

1 rotolo di pasta sfoglia
100 gr. di ricotta
2 cucchiai di zucchero a velo
40 gr. di gocce di cioccolato
1 pera (180 gr.)
Scorza di limone
1 pizzico di cannella
40 gr. di burro fuso

Preparazione

Uniamo la ricotta e lo zucchero a velo fino ad ottenere un composto cremoso. Uniamo le gocce di cioccolato e i pezzetti piccoli di pera alla ricotta, aggiungiamo la scorza grattugiata del limone e un pizzico di cannella.

Aprire e stendere la pasta sfoglia e con un coppa pasta di 10 cm ricaviamo 6 o piu cerchi. Spennelliamo i bordi dei cerchi con il burro fuso che servirà a far attaccare la sfoglia in chiusura. Farciamo al centro con un cucchiaio abbondante di ricotta e pera, richiudiamo e sigilliamo bene i bordi.
Spennelliamo le sfogliatine con il restante burro fuso.

Con un coltello pratichiamo delle piccole incisione su ogni sfogliatina, mettere qualche goccia di cioccolato sopra e spolverizzare con lo zucchero a velo.
Mettere in forno a 180 gradi per circa 20/25 minuti

Piazza Armerina ostaggio di una guerra politica che dimentica i cittadini

La politica dovrebbe essere l’arte del possibile, quella ricerca incessante e nobile del bene comune che unisce le persone. A Piazza Armerina, invece, sembra essersi trasformata in una trincea fangosa dove a cadere non sono i soldati, ma le speranze e le opportunità di una comunità intera. Assillati da un pallottoliere che in consiglio comunale vede l’opposizione forte di numeri pari a quelli della maggioranza, stiamo assistendo a uno stallo che ha il sapore amaro del dispetto sistematico più che del confronto democratico. Non appare più come una questione di visione o di ideali differenti, ma sembra una strategia precisa mirata a bloccare ogni iniziativa dell’amministrazione, costi quel che costi. E il prezzo, purtroppo, lo stanno pagando i cittadini sulla propria pelle, vittime di una guerra senza esclusione di colpi che sta paralizzando la città.

Il paradosso del voto contro il lavoro e le associazioni

L’episodio consumatosi pochi giorni fa in aula lascia l’amaro in bocca e tante domande senza risposta. Vedere forze politiche come il Partito Democratico e Forza Italia unire i voti per bocciare un emendamento tecnico è stato, per molti versi, sconcertante. Quel “no” secco ha impedito di saldare i conti con chi ha lavorato duramente per la realizzazione del Palio. Parliamo di artigiani locali, di associazioni, di gente che si spende ogni giorno per il territorio e che si è vista voltare le spalle proprio da chi, come il PD, storicamente e per statuto, dovrebbe tutelare la dignità del lavoro. Una contraddizione stridente che, a quanto trapela, ha fatto storcere il naso anche ai vertici provinciali e regionali degli stessi partiti, increduli di fronte a una manovra che colpisce il tessuto produttivo locale pur di fare uno sgambetto alla giunta.

Lo sport negato ai giovani nonostante i conti in ordine

Ma la battaglia si sposta ora su un terreno ancora più delicato, quello che tocca il futuro dei nostri figli: lo sport. C’è la possibilità concreta di intercettare un finanziamento per costruire un nuovo stadio, un’opera che in una città dove lo sport vive un momento di grande fermento varrebbe oro colato. Eppure, l’opposizione alza le barricate parlando di costi insostenibili e mutui imprudenti. Un argomento che stride violentemente con la realtà dei fatti e con il buon senso. I conti del Comune sono stati risanati da questa amministrazione, siamo ormai fuori dal tunnel della procedura di rientro dal deficit e vantiamo addirittura un avanzo di oltre un milione di euro. Dire no a questo investimento oggi significa negare ai nostri ragazzi un luogo sano dove crescere, togliere l’unica vera medicina preventiva contro quel disagio e quella violenza giovanile che troppo spesso riempiono le nostre cronache nere.

È tempo che la città alzi la testa

Non possiamo più permetterci il lusso di restare a guardare in silenzio mentre Piazza Armerina viene sacrificata sull’altare di tatticismi che nulla hanno a che vedere con il bene pubblico. La nostra comunità non merita questo trattamento. I cittadini hanno il diritto e il dovere di indignarsi, di chiedere conto di scelte che sembrano dettate solo dalla volontà di distruggere l’avversario politico, anche se questo significa affondare la nave su cui viaggiamo tutti. Serve una mobilitazione delle coscienze, un sussulto d’orgoglio civile che dica basta a questo modo tossico di intendere le istituzioni. Perché quando la politica perde di vista le persone per guardare solo al proprio ombelico, ha già perso la sua battaglia più importante.

Nicola Lo Iacono

Il rumore del silenzio: perché il 25 novembre non può restare solo una data sul calendario

Oggi i feed dei nostri social si riempiono di scarpe rosse, nastri e frasi a effetto. Eppure, spenti i riflettori di questa giornata simbolica, resta la cruda realtà di un fenomeno che non accenna a diminuire. La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ci impone una riflessione che va ben oltre la retorica della celebrazione. Non siamo di fronte a un’emergenza momentanea ma a una questione strutturale che affonda le sue radici nel terreno scivoloso della nostra cultura. Ogni giorno le cronache ci restituiscono storie di vite spezzate e sogni infranti, ma il vero dramma si consuma spesso tra le mura domestiche, lontano dagli occhi indiscreti, dove la violenza cresce nel silenzio e nell’indifferenza generale.

Educare ai sentimenti per disinnescare la violenza

Il vero campo di battaglia su cui si gioca questa partita decisiva è quello dell’educazione. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che qualcosa, nel modo in cui trasmettiamo i valori affettivi alle nuove generazioni, si è inceppato. Non basta insegnare il rispetto delle regole se non educhiamo i nostri ragazzi alla gestione del rifiuto e alla comprensione che l’amore non è mai possesso. La gelosia ossessiva, il controllo costante dello smartphone o la limitazione della libertà personale non sono dimostrazioni d’affetto, bensì segnali d’allarme che troppo spesso vengono scambiati per attenzioni romantiche. La scuola e la famiglia devono tornare a essere alleate in questo percorso, costruendo un argine culturale contro ogni forma di prevaricazione.

Quelle ferite invisibili che fanno più male dei lividi

Quando parliamo di violenza pensiamo subito all’aggressione fisica, ma esiste un sottobosco di abusi psicologici ed economici che è altrettanto devastante. Si tratta di quella violenza sottile che mina l’autostima, isola la donna dalle sue amicizie e la rende dipendente in tutto e per tutto dal partner. Riconoscere questi segnali è il primo passo per intervenire prima che sia troppo tardi. Dobbiamo imparare a leggere tra le righe dei comportamenti, a non minimizzare le frasi che svalutano e a comprendere che la violenza economica è una gabbia da cui è difficilissimo uscire senza un supporto concreto.

La responsabilità collettiva di non voltarsi dall’altra parte

La lotta alla violenza di genere non è una questione privata da risolvere tra le mura di casa. È una responsabilità che investe l’intera comunità. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, smettendo di voltarsi dall’altra parte quando intuisce che qualcosa non va nell’appartamento accanto o nella vita di una collega. Il 25 novembre deve servirci da monito per i restanti giorni dell’anno: il cambiamento reale avverrà solo quando smetteremo di considerare la violenza sulle donne come un fatto di cronaca nera e inizieremo a vederla come una sconfitta di tutta la società civile.

I numeri in Sicilia

Questi i dati specifici relativi alla Sicilia, estratti dai report più recenti disponibili (riferiti all’anno 2024 e primi mesi del 2025).

I numeri della violenza in Sicilia (Rapporto 2024/2025)

 

  • Femminicidi: Nel 2024 in Sicilia sono stati registrati almeno 10 femminicidi. Un dato che si inserisce in un contesto nazionale di 113 donne uccise, di cui 61 per mano del partner o ex partner.

  • Stalking e Reati Spia: Il dato forse più allarmante riguarda i cosiddetti “reati spia”: nella sola Regione Siciliana sono stati registrati quasi 10.000 casi di stalking.

  • Revenge Porn: Sono stati segnalati 755 episodi di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

  • Violenza sui minori: Si registra un aumento del 7% dei reati a danno di minori (649 casi nel 2024), con una prevalenza schiacciante di vittime di sesso femminile nei crimini a sfondo sessuale (oltre l’80%).

I dati sono stati elaborati incrociando i report della Polizia di Stato, i dati diffusi in occasione della presentazione del nuovo modello operativo dell’ASP di Palermo e i report regionali sulla criminalità.

Nicola Lo Iacono

Grande successo per il ritorno di Cabarettiamo: il Teatro Garibaldi celebra la comicità siciliana

Il colpo d’occhio del Teatro Garibaldi racconta più di mille parole una serata che sa di rinascita e trionfo. La quinta edizione di “Cabarettiamo” ha registrato il tutto esaurito trasformando il salotto buono di Piazza Armerina in una vera e propria arena della risata dove il pubblico ha risposto con ovazioni e applausi a scena aperta. Non era scontato riuscire a riannodare i fili con la stessa intensità dopo anni di assenza ma la scommessa è stata vinta su tutta la linea. La manifestazione ha superato le aspettative confermandosi non solo come un evento di intrattenimento ma come un punto fermo per la cultura e lo spettacolo dal vivo nel cuore della Sicilia. A tessere le fila di questo show impeccabile ci hanno pensato l’energia trascinante della showgirl Mariangela Turi e l’ironia dei SenzaRadio. La loro conduzione brillante e mai sopra le righe ha dato alla competizione il respiro di un grande evento nazionale garantendo un ritmo serrato che ha tenuto incollati gli spettatori alle poltrone dall’inizio alla fine.

Un podio di talenti guidato dall’energia di Pipitonella

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Cabarettiamo: il podio

La gara ha visto scendere in campo dodici concorrenti capaci di rappresentare le mille sfumature della comicità isolana. Dalla satira pungente alla caratterizzazione dei personaggi fino alla narrazione brillante e all’improvvisazione intelligente. A conquistare la vetta della classifica è stata Mariuccia Cannata in arte Pipitonella. La sua comicità genuina e squisitamente teatrale ha sbaragliato la concorrenza convincendo all’unanimità sia la giuria tecnica che il pubblico in sala. Al secondo posto si è piazzato “Fusibile” con il suo umorismo surreale e graffiante mentre il terzo gradino del podio è andato a Stefano Cairone autore di una performance elegante e solida. I premi sono stati curati con attenzione ai dettagli: la targa per il vincitore dall’Associazione Borgo San Giovanni e i trofei firmati Gogòl omaggio al sorriso. Ma al di là della classifica finale quello che emerge è lo stato di ottima salute di cui gode la comicità in Sicilia capace di rinnovarsi e di proporre volti nuovi e interessanti.

Ritmo serrato e grandi ospiti per una serata da incorniciare

Il livello della competizione è stato garantito da una giuria di assoluto prestigio composta da professionisti che conoscono a fondo le dinamiche dello spettacolo. L’attore Antonio Cascio insieme al produttore televisivo Giovanni Di Prima all’attrice e regista Elisa Franco e al manager Marco Ugo Grimaldi hanno alzato l’asticella valutando le esibizioni con competenza e severità costruttiva. Lo spettacolo però non è stato solo gara. L’apertura ha regalato momenti di pura poesia e danza grazie a Silvia Russo e ai ballerini della scuola Brain and Sport creando un contrasto affascinante con i successivi interventi comici. Sul palco si sono alternati ospiti esilaranti come Gaetano Pecoraro e Paolo Mela insieme a Caty Procaccianti e all’irriverente voce fuori campo di Giorgia Culici. Questa formula ideata dai SenzaRadio si conferma vincente perché mescola l’atmosfera familiare della festa di paese con la professionalità dei grandi palcoscenici offrendo agli artisti uno spazio reale per esprimersi e farsi notare.

Una vetrina televisiva per il futuro della comicità

Guardando al futuro gli organizzatori possono ritenersi più che soddisfatti. Cabarettiamo non è più un esperimento nato per gioco ma una realtà consolidata che offre opportunità concrete. Grazie alla partnership con Canale 97 sarà possibile rivivere le emozioni della serata sul digitale terrestre nei prossimi giorni. Ancora più significativa è la collaborazione con il canale nazionale “Sicilia 242” che ospiterà la vincitrice all’interno di uno dei suoi programmi offrendo una vetrina che va ben oltre i confini regionali. Il Teatro Garibaldi per una notte è diventato la capitale siciliana del sorriso e ha dimostrato che lo spettacolo dal vivo a Piazza Armerina è più vivo che mai. Pipitonella porta a casa il titolo ma a vincere davvero è stata la voglia di stare insieme e di ridere con intelligenza.

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L’influenza gioca d’anticipo: boom di casi e virus H3N2 in ascesa

L’Oms Europa conferma l’avvio precoce della stagione virale mentre i medici rilanciano l’appello alla vaccinazione per evitare complicanze

Non c’è da girarci troppo intorno: quest’anno i malanni di stagione hanno deciso di bruciare le tappe. L’influenza ha bussato alla porta con un anticipo netto, quasi un mese prima del solito, cogliendo molti di sorpresa. A certificarlo non sono solo le sensazioni di chi si ritrova a letto con il termometro in mano, ma i numeri precisi dell’Organizzazione mondiale della sanità e i report puntuali dell’Istituto superiore di sanità. Il virus H3N2 sta circolando con insistenza e i grafici parlano chiaro: la curva dei contagi sale, e lo fa in fretta, riproponendo un trend che ricorda molto da vicino quello della stagione passata.

Un autunno di febbre e numeri record

Se guardiamo ai registri ufficiali, la situazione appare subito evidente e merita attenzione. Da metà ottobre a metà novembre i casi di sindromi che assomigliano all’influenza hanno già superato la soglia dei due milioni. Una cifra che fa riflettere e che ha spinto gli esperti a proiezioni non proprio rosee. Se il ritmo dovesse mantenersi costante, potremmo trovarci a fine stagione con quasi un italiano su tre colpito dal virus. È una stima importante, che mette in luce quanto questo ceppo virale stia trovando terreno fertile per diffondersi tra la popolazione, complice anche la capacità del virus di mutare e aggirare le difese immunitarie precedenti.

Come riconoscere il nemico invisibile

Ma come si manifesta questa ondata? I sintomi arrivano spesso come un fulmine a ciel sereno e non lasciano spazio a dubbi. La febbre schizza in alto, accompagnata da quei brividi che non ti fanno stare fermo e da un mal di testa martellante. A questo quadro si aggiunge una stanchezza profonda, quella che ti inchioda al materasso per giorni interi. Non mancano la tosse secca e i dolori alle ossa, che rendono faticoso anche solo alzarsi per bere un bicchiere d’acqua. Attenzione soprattutto ai più piccoli, dove il virus può portare anche disturbi gastrointestinali a complicare il tutto. Solitamente la fase acuta passa in una settimana, ma la tosse e quel senso di spossatezza possono diventare compagni sgraditi anche per quindici giorni.

Il picco atteso e l’arma della prevenzione

Di fronte a questo scenario, i medici tornano a battere sul tasto della prevenzione con una certa urgenza. Il picco vero e proprio è atteso tra la fine dell’anno e l’inizio di gennaio, quando le festività e i ritrovi al chiuso favoriranno ulteriormente gli scambi virali. L’arma principale resta il vaccino, fondamentale per evitare le complicanze più serie, specialmente nelle persone fragili e negli anziani. Eppure l’adesione alla campagna vaccinale stenta ancora a decollare come dovrebbe, lasciando scoperte ampie fasce di popolazione che rischierebbero molto meno con una semplice iniezione. Proteggersi ora significa affrontare l’inverno con uno scudo in più.

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Striscia la Notizia perde due colonne: l’addio di Max Laudadio e Stefania Petyx

Aria di cambiamento nei corridoi di Cologno Monzese, un vento nuovo che porta con sé non solo variazioni di orario per lo storico programma di Antonio Ricci, ma anche saluti che sanno di malinconia. Max Laudadio e Stefania Petyx, due dei volti più rappresentativi e combattivi di Striscia la Notizia, hanno annunciato ieri la loro decisione di lasciare il programma. Non si tratta di un semplice avvicendamento, ma della chiusura di un capitolo fondamentale per la trasmissione che, da quasi quarant’anni, racconta l’Italia attraverso la lente della satira e dell’inchiesta.

La notizia è arrivata congiuntamente dai due inviati venerdì 28 novembre, spiazzando il pubblico abituato a vedere Laudadio con le sue giacche sgargianti e la Petyx accompagnata dal suo inseparabile bassotto. Entrambi hanno voluto chiarire fin da subito che non ci sono dissapori o contrasti alla base di questa scelta. Si tratta piuttosto di una «naturale evoluzione professionale», un desiderio legittimo di esplorare nuovi orizzonti dopo aver dedicato anni, energie e passione a smascherare truffe e a dare voce a chi spesso non viene ascoltato dalle istituzioni.

Le parole di gratitudine e i progetti futuri

Nel commentare l’addio, i due professionisti hanno usato parole cariche di affetto. Laudadio ha descritto l’esperienza nel tg satirico come «una casa» che gli ha permesso di mettersi al servizio della gente, sottolineando però il bisogno fisiologico di aprire una nuova porta. Sulla stessa lunghezza d’onda Stefania Petyx, che ha ricordato come il privilegio di ascoltare le storie degli ultimi l’abbia cambiata nel profondo.

«Lasciamo un’eredità importante e un rapporto profondo con il pubblico» hanno dichiarato, assicurando che i nuovi progetti sono già in fase avanzata e verranno svelati nelle prossime settimane. Mentre Striscia si prepara a cambiare pelle, modificando anche la sua storica collocazione in palinsesto dopo 37 anni, il pubblico saluta due paladini della giustizia televisiva che, pur cambiando forma, promettono di non smettere di raccontare la realtà.

Libero Consorzio di Enna, quattro giovani funzionari firmano il contratto: «Una nuova primavera per l’Ente»

È una data che segna un confine netto tra un passato fatto di blocchi del turnover e un presente che guarda finalmente alla ricostruzione degli organici. Ieri mattina, negli uffici di piazza Garibaldi, si è respirata un’aria diversa, quasi di festa solenne, per la firma dei contratti di quattro giovani professionisti. Lunedì primo dicembre sarà il loro primo giorno di servizio effettivo presso il Libero Consorzio Comunale di Enna. Non si tratta di semplici assunzioni, ma di una vera e propria iniezione di vitalità per un ente che ha sofferto a lungo un esodo di personale senza precedenti. L’arrivo di queste nuove risorse, inquadrate a tempo indeterminato e a tempo pieno, rappresenta il primo passo concreto per restituire operatività ed efficienza a una macchina amministrativa fondamentale per il territorio ennese.

I profili e le competenze dei neo assunti

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Al centro il presidente Piero Capizzi

I quattro nuovi dipendenti portano in dote un bagaglio di competenze specifiche e altamente qualificate, essenziali per affrontare le sfide della moderna pubblica amministrazione. Si tratta di Sara Savarino e Gabriele Leanza, laureati in Scienze della Pubblica Amministrazione, affiancati da Salvatore Nasello e Marco Ricca, dottori in Economia e Commercio. Inquadrati nell’Area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione, hanno superato il concorso nazionale Capcoe bandito dal Ministero e sono stati assegnati a Enna dal Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio. Figure tecniche, dunque, specializzate in ambito amministrativo-contabile ed economico-statistico, pronte a colmare quei vuoti che per anni hanno rallentato l’azione amministrativa dell’ex Provincia.

La visione politica e il richiamo al Quirinale

Ad accogliere i neo funzionari nella stanza del segretario generale Anna Giunta è stato il presidente dell’Ente, Piero Capizzi. Le sue parole sono andate oltre il semplice benvenuto istituzionale, tracciando una linea politica chiara: «Vi trovate nel posto giusto al momento giusto perché abbiamo la certezza che questi enti di area vasta vivranno una nuova primavera». Un ottimismo che trova fondamento nelle recenti dichiarazioni del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, citate dallo stesso Capizzi reduce dall’assemblea nazionale dell’UPI. Il monito del Presidente della Repubblica, secondo cui non possono esistere “enti di un dio minore”, suona come una garanzia per il futuro delle Province, chiamate a uscire dal limbo della riforma mancata, specialmente in Sicilia, per tornare a essere protagonisti dello sviluppo locale.

Il benvenuto della dirigenza e il passaggio di consegne

Il clima della giornata ha suggellato quello che si prospetta come un importante cambio generazionale. La segretaria generale Anna Giunta ha garantito ai nuovi arrivati pieno sostegno, parlando di un futuro rapporto “osmotico” con il personale storico dell’Ente, in uno scambio reciproco tra esperienza e innovazione. Presenti alla firma anche i vertici della struttura burocratica: il ragioniere capo Gioacchino Guarrera, l’ingegnere capo Daniela Lumera e il funzionario del personale Daniela Rizzuto, che ha curato l’intero iter amministrativo. La stretta di mano finale non ha sancito solo l’inizio di un rapporto di lavoro, ma l’avvio di una fase in cui il Libero Consorzio punta a recuperare il proprio ruolo centrale nella gestione dei servizi ai cittadini.

Ponte sullo Stretto, Federconsumatori al corteo di Messina: «Opera senza senso per il Sud»

Non servono giri di parole per descrivere la posizione di Federconsumatori riguardo al progetto del Ponte sullo Stretto. L’associazione ha scelto di schierarsi apertamente e sarà presente fisicamente al corteo nazionale previsto per sabato 29 novembre a Messina. L’obiettivo è ribadire un fermo no a un’infrastruttura che viene giudicata inutile non solo per la Sicilia e la Calabria ma per l’intero sistema Paese. Chi si occupa di tutelare i diritti dei cittadini non può voltare lo sguardo di fronte alle numerose incognite che accompagnano questo disegno faraonico. Si parla di rischi ambientali evidenti e di perplessità sulla tenuta economica dell’operazione. Esistono inoltre timori concreti riguardo la sicurezza statica e dinamica di un manufatto che non trova eguali nella storia dell’ingegneria mondiale e che sembra rappresentare un salto nel buio piuttosto che un progresso calcolato.

I dubbi sui conti e l’analisi costi benefici

Il nodo centrale della critica riguarda i conti. L’associazione punta il dito contro i costi stimati e i piani finanziari che hanno già incontrato le censure della Corte dei Conti. Il peso di questa spesa ricadrà inevitabilmente sulle tasche dei contribuenti italiani. Migliorare i collegamenti nel Mezzogiorno è senza dubbio una priorità improcrastinabile. Tuttavia appare illogico investire una cifra che nella migliore delle ipotesi toccherà i 13 miliardi e mezzo di euro per ottenere risultati marginali sui tempi di percorrenza. Ridurre il viaggio in auto da Palermo a Roma da dieci ore e mezza a otto ore e mezza non giustifica un esborso di tale portata. Lo stesso vale per la tratta Catania-Milano che scenderebbe appena di due ore rimanendo comunque un viaggio estenuante di oltre dodici ore.

Le priorità reali del paese secondo l’associazione

Le risorse pubbliche dovrebbero seguire logiche di utilità immediata e diffusa. Su questo punto il presidente nazionale Michele Carrus è stato categorico nel definire il Ponte come un’opera che non sta in piedi da nessun punto di vista, soprattutto quello economico. Secondo Carrus le vere emergenze dell’Italia sono ben diverse e richiedono interventi mirati per contrastare la povertà energetica e alimentare o per sostenere le famiglie e il tessuto produttivo. Invece di concentrare capitali enormi in un unico punto sarebbe più saggio lavorare per abbattere le disuguaglianze sociali che frenano lo sviluppo.

La richiesta di strade e ferrovie efficienti

Anche dal territorio arrivano analisi lucide che guardano alla geografia reale del Sud. Alfio La Rosa guida di Federconsumatori Sicilia ha sottolineato come la distanza fisica dal centro e dal nord Italia resti un dato di fatto insuperabile con o senza l’attraversamento stabile. Molto meglio, ed è quello che Federconsumatori apprezzerebbe, spendere gli stessi soldi per rifare la viabilità stradale e ferroviaria di queste due Regioni ha dichiarato La Rosa ricordando che in queste aree vive l’11% della popolazione nazionale. La ricetta proposta è pragmatica perché servono strade interne sicure e ferrovie moderne per muoversi agevolmente dentro l’isola oltre a un piano voli con prezzi calmierati per connettere davvero la Sicilia al resto del mondo.

Piazza Armerina ostaggio di una guerra politica che dimentica i cittadini

La politica dovrebbe essere l’arte del possibile, quella ricerca incessante e nobile del bene comune che unisce le persone. A Piazza Armerina, invece, sembra essersi trasformata in una trincea fangosa dove a cadere non sono i soldati, ma le speranze e le opportunità di una comunità intera. Assillati da un pallottoliere che in consiglio comunale vede l’opposizione forte di numeri pari a quelli della maggioranza, stiamo assistendo a uno stallo che ha il sapore amaro del dispetto sistematico più che del confronto democratico. Non appare più come una questione di visione o di ideali differenti, ma sembra una strategia precisa mirata a bloccare ogni iniziativa dell’amministrazione, costi quel che costi. E il prezzo, purtroppo, lo stanno pagando i cittadini sulla propria pelle, vittime di una guerra senza esclusione di colpi che sta paralizzando la città.

Il paradosso del voto contro il lavoro e le associazioni

L’episodio consumatosi pochi giorni fa in aula lascia l’amaro in bocca e tante domande senza risposta. Vedere forze politiche come il Partito Democratico e Forza Italia unire i voti per bocciare un emendamento tecnico è stato, per molti versi, sconcertante. Quel “no” secco ha impedito di saldare i conti con chi ha lavorato duramente per la realizzazione del Palio. Parliamo di artigiani locali, di associazioni, di gente che si spende ogni giorno per il territorio e che si è vista voltare le spalle proprio da chi, come il PD, storicamente e per statuto, dovrebbe tutelare la dignità del lavoro. Una contraddizione stridente che, a quanto trapela, ha fatto storcere il naso anche ai vertici provinciali e regionali degli stessi partiti, increduli di fronte a una manovra che colpisce il tessuto produttivo locale pur di fare uno sgambetto alla giunta.

Lo sport negato ai giovani nonostante i conti in ordine

Ma la battaglia si sposta ora su un terreno ancora più delicato, quello che tocca il futuro dei nostri figli: lo sport. C’è la possibilità concreta di intercettare un finanziamento per costruire un nuovo stadio, un’opera che in una città dove lo sport vive un momento di grande fermento varrebbe oro colato. Eppure, l’opposizione alza le barricate parlando di costi insostenibili e mutui imprudenti. Un argomento che stride violentemente con la realtà dei fatti e con il buon senso. I conti del Comune sono stati risanati da questa amministrazione, siamo ormai fuori dal tunnel della procedura di rientro dal deficit e vantiamo addirittura un avanzo di oltre un milione di euro. Dire no a questo investimento oggi significa negare ai nostri ragazzi un luogo sano dove crescere, togliere l’unica vera medicina preventiva contro quel disagio e quella violenza giovanile che troppo spesso riempiono le nostre cronache nere.

È tempo che la città alzi la testa

Non possiamo più permetterci il lusso di restare a guardare in silenzio mentre Piazza Armerina viene sacrificata sull’altare di tatticismi che nulla hanno a che vedere con il bene pubblico. La nostra comunità non merita questo trattamento. I cittadini hanno il diritto e il dovere di indignarsi, di chiedere conto di scelte che sembrano dettate solo dalla volontà di distruggere l’avversario politico, anche se questo significa affondare la nave su cui viaggiamo tutti. Serve una mobilitazione delle coscienze, un sussulto d’orgoglio civile che dica basta a questo modo tossico di intendere le istituzioni. Perché quando la politica perde di vista le persone per guardare solo al proprio ombelico, ha già perso la sua battaglia più importante.

Nicola Lo Iacono

Tre morti sulle strade siciliane nelle ultime ore.

È un bilancio di guerra quello registrato nelle ultime ore sulle strade siciliane. Due distinti incidenti mortali, avvenuti sui versanti opposti dell’isola, hanno causato tre vittime e riacceso feroci polemiche sulla sicurezza delle infrastrutture regionali.

La tragedia sulla “strada della morte”

Il sinistro più grave si è consumato sulla Statale 624 Palermo-Sciacca, arteria tristemente ribattezzata “strada della morte”. Uno scontro frontale violentissimo nei pressi di Altofonte non ha lasciato scampo a Valeria Saveria Di Giorgio, 52 anni, e alla madre settantottenne Angelica Ganci. Le due donne sono decedute sul colpo tra le lamiere, mentre altre tre persone sono rimaste ferite. La tragedia ripropone con urgenza la necessità di messa in sicurezza di un tratto stradale divenuto sistematico teatro di lutti.

Lutto a Catania: perde la vita un ventottenne

Dramma analogo a Catania, dove la scia di sangue ha coinvolto un giovane di 28 anni. L’incidente, avvenuto in zona litoranea all’altezza dell’Hotel Dune, ha visto l’auto della vittima invadere la corsia opposta, schiantandosi fatalmente contro un veicolo proveniente dall’altra direzione. Nonostante il rapido intervento dei Vigili del Fuoco e del 118, per il ragazzo non c’è stato nulla da fare.

Una regione sotto shock

Da Palermo a Catania, l’isola si risveglia ancora una volta contando i propri morti, costretta a confrontarsi con un’emergenza viaria che non sembra conoscere tregua.

Piazza Armerina, dalla Regione in arrivo oltre 98 mila euro di premialità per la differenziata. Arancio:” Continueremo a migliorare”

Ne avevamo già parlato nei giorni scorsi e ora arriva la conferma ufficiale che attendevamo. Una boccata d’ossigeno per le casse comunali e un riconoscimento importante per la città dei mosaici arrivano direttamente da Palermo. Il Dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti della Regione Siciliana ha approvato l’elenco dei comuni virtuosi che hanno diritto alle premialità per i risultati ottenuti nella raccolta differenziata. L’assessore Concetto Arancio ha voluto commentare a caldo la notizia, sottolineando il peso specifico di questo traguardo.

«Il risultato raggiunto assume ancora maggiore valore considerando le difficoltà operative che negli ultimi anni hanno interessato il servizio, non sempre all’altezza degli standard desiderati», dichiara l’amministratore, mettendo subito in chiaro il contesto non semplice in cui si è operato. «Nonostante ciò, siamo riusciti a mantenere alti i livelli di raccolta differenziata. L’obiettivo ora è continuare a migliorare e puntare al superamento del 65%».

I numeri del successo e il nodo della grande distribuzione

arancio

Concetto Arancio

Entrando nel merito delle cifre, il Comune di Piazza Armerina incasserà una somma superiore ai 98.000 euro. Un tesoretto guadagnato grazie al raggiungimento di una soglia di differenziata pari a circa il 62%. Un dato che merita una lettura più approfondita. Secondo quanto riferito dall’amministrazione, infatti, la percentuale reale supererebbe abbondantemente il 65% se nel conteggio venisse inserito anche il cartone conferito direttamente dalla grande distribuzione, che spesso sfugge alle statistiche standard pur essendo materiale sottratto alla discarica.

Un segnale positivo in un contesto regionale difficile

Questo riconoscimento non va letto soltanto come un dato contabile. In un momento storico in cui gli impianti di smaltimento siciliani sono prossimi alla saturazione e la gestione dei rifiuti rappresenta una delle emergenze più complesse per l’isola, ridurre il conferimento in discarica è un atto di responsabilità collettiva. Si tratta di un contributo concreto alla tutela delle risorse ambientali che va oltre il semplice obbligo normativo.

L’assessore Arancio ha tenuto a ringraziare chi ha reso possibile questo risultato: «Un sentito grazie a tutti i cittadini, all’Ufficio Ambiente, alla polizia locale, agli operatori ecologici e a tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo importantissimo risultato. Questo traguardo è la dimostrazione che l’impegno collettivo produce benefici reali per la nostra comunità». Ora la sfida si sposta sul futuro, con l’asticella fissata ancora più in alto per rendere Piazza Armerina sempre più sostenibile.

Sanità a Enna, il reparto di Emodinamica all’Umberto I è al traguardo: sopralluogo tecnico in ospedale

Quello che per anni è sembrato un orizzonte irraggiungibile per la sanità del centro Sicilia sta finalmente diventando una solida realtà operativa. Il reparto di Emodinamica dell’Ospedale Umberto I di Enna è ormai prossimo all’apertura, un risultato certificato dall’ultimo sopralluogo tecnico effettuato dalla direzione strategica. Il direttore generale dell’Asp, Mario Zappia, ha voluto verificare di persona lo stato dell’arte accompagnato dall’architetto Giuseppe Armenio. Non si è trattato di un evento isolato, ma dell’ultimo tassello di un percorso di vigilanza stringente: sopralluoghi a cadenza quindicinale hanno garantito che il cantiere non subisse battute d’arresto, portando i lavori verso la conclusione definitiva.

Tecnologia di ultima generazione già in corsia

L’ispezione ha restituito un quadro estremamente positivo, confermando che la struttura è sostanzialmente pronta. Al di là delle opere murarie, ciò che fa la differenza è la presenza fisica delle strumentazioni medicali. Le apparecchiature sono state consegnate, posizionate e installate nei locali dedicati. Tra queste spiccano un moderno arco a C e un angiografo di ultima generazione, macchinari che rappresentano il cuore pulsante dell’attività interventistica. Attualmente si attende solo il completamento degli ultimi dettagli di rifinitura e l’esecuzione dei collaudi tecnici obbligatori per dare il via libera all’operatività clinica.

La sfida contro il tempo nelle emergenze cardiologiche

L’apertura di questo reparto non va letta come una semplice espansione della pianta organica o strutturale dell’ospedale, ma come una vera rivoluzione nell’approccio alle patologie tempo-dipendenti. L’Emodinamica in loco permette di affrontare le emergenze cardiache con tecniche mininvasive immediate. In casi di infarto o patologie acute, dove ogni minuto perso riduce le probabilità di sopravvivenza o aumenta il rischio di danni permanenti, avere una risposta specialistica “sotto casa” cambia drasticamente le prospettive di cura per il paziente.

Stop ai viaggi della speranza verso altre province

Per troppo tempo i cittadini della provincia di Enna hanno dovuto subire il disagio e i rischi connessi al trasferimento verso strutture di altre province per ricevere questo tipo di assistenza. L’entrata in funzione del reparto all’Umberto I segna la fine di questa dipendenza sanitaria. Garantire cure tempestive direttamente sul territorio significa non solo salvare vite, ma anche elevare la qualità della vita dell’intera comunità, offrendo una sicurezza sanitaria che prima mancava. Inoltre, una struttura d’eccellenza diventa un polo attrattivo capace di trattenere competenze mediche che altrimenti cercherebbero sbocchi altrove.

Le parole del manager: «Un risultato storico per il territorio»

A margine della visita tecnica, il direttore generale non ha nascosto la propria soddisfazione per il lavoro svolto. «Siamo vicinissimi a un traguardo storico», ha dichiarato Mario Zappia. Il manager ha sottolineato come l’apertura imminente andrà a colmare un vuoto assistenziale che ha pesato per troppo tempo sulle spalle dei cittadini ennesi. «Il reparto è quasi pronto, mancano solo gli ultimi dettagli e le necessarie procedure di collaudo. La sua apertura darà finalmente a questo territorio un servizio essenziale», ha concluso Zappia, ribadendo l’importanza strategica di questo investimento per il futuro della sanità locale.

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A19, torna l’incubo cantieri: svincolo di Enna chiuso verso Palermo

Muovi disagi in vista per chi viaggia sull’autostrada A19 Palermo-Catania. Dalle ore 7.00 del 1° dicembre fino alle 6.00 del 6 dicembre 2025, lo svincolo di Enna sarà off-limits per chi guarda verso il capoluogo regionale. Verranno infatti interdette al traffico sia la rampa di uscita per chi arriva da Catania, sia quella di ingresso per chi deve immettersi in autostrada direzione Palermo. Una situazione che impone calma e attenzione alla guida, costringendo i viaggiatori a rivedere i propri tempi di percorrenza per quasi una settimana.

I percorsi alternativi per evitare il blocco

La viabilità subirà modifiche sostanziali per aggirare l’ostacolo. Chi deve raggiungere Enna dovrà uscire obbligatoriamente a Mulinello e proseguire sulla Statale 192. Per chi invece deve partire da Enna verso Palermo, le soluzioni si differenziano in base al mezzo: le sole autovetture potranno sfruttare lo svincolo di Ferrarelle, mentre i mezzi pesanti e tutti gli altri veicoli dovranno necessariamente optare per l’ingresso di Caltanissetta, che resterà aperto a tutti.

Sicilia e Romania più vicine: Cna lancia il “Business Bridge” per le imprese

Costruire ponti solidi dove fino a oggi c’erano solo contatti sporadici. È questa la filosofia che anima la nuova iniziativa messa in campo da CNA Sicilia per dare un respiro internazionale al tessuto produttivo dell’Isola. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: avviare un percorso strutturato che unisca le imprese siciliane a quelle rumene sotto il segno della cooperazione economica e formativa. Il primo passo di questo cammino è stato compiuto a Catania, teatro di un vertice che ha visto confrontarsi i vertici regionali della confederazione artigiana e la diplomazia di Bucarest. Al tavolo di lavoro si sono seduti il presidente e il vicepresidente di CNA Sicilia, Filippo Scivoli e Giuseppe Orlando, insieme al Console della Romania a Catania, Carmen Axenie. Un incontro reso possibile grazie al lavoro di tessitura svolto da Elena Ciobanu, presidente dell’associazione DECEBAL & TRAIAN, che ha facilitato il dialogo tra le parti.

Gli strumenti operativi e la rete digitale

Il cuore pulsante dell’iniziativa prende il nome di “Romania–Sicilia Business Bridge”. Non si tratta di un semplice protocollo d’intesa, ma di una bozza progettuale ricca di strumenti operativi per trasformare i rapporti esistenti in un sistema organizzato. Il piano prevede la creazione di un Tavolo Bilaterale Permanente che metterà in connessione CNA con le Camere di Commercio rumene, affiancato da una rete digitale denominata “Sicily–Romania Business Network”. Questa piattaforma servirà al matching tra aziende, offrendo consulenza tecnico-normativa a chi vuole investire oltreconfine. Sono già in programma missioni economiche periodiche che toccheranno settori strategici come l’edilizia, l’agroalimentare, il turismo, la logistica, l’ICT e le energie rinnovabili.

Formazione congiunta e obiettivi futuri

Un capitolo fondamentale sarà dedicato alla crescita professionale. Il progetto immagina percorsi congiunti sulla sicurezza sul lavoro e sulla qualità, con corsi specialistici pensati appositamente per le imprese rumene che operano in Italia. A supporto di tutto ciò verrà aperto lo “Sportello Romania–Sicilia”, un punto unico di informazione per districarsi tra normative europee e opportunità di finanziamento. «Vogliamo offrire alle imprese una vera piattaforma di internazionalizzazione — stabile, concreta e accessibile — capace di generare sviluppo per entrambi i territori», ha dichiarato il presidente Filippo Scivoli. L’intento comune è chiaro: creare un ecosistema economico condiviso nel Mediterraneo che rafforzi la competitività delle piccole e medie imprese.

Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti: ecco i motivi del no alla delibera

È tutto sbagliato, é tutto da rifare sembrano dire i magistrati contabili che hanno negato il visto di legittimità alla delibera CIPESS per il progetto del ponte sullo stretto di Messina e al relativo atto aggiuntivo della convenzione, sollevando questioni che vanno ben oltre la semplice burocrazia. Al centro della bocciatura troviamo profili giuridici di grande spessore che rischiano di rallentare significativamente l’iter dell’opera.

Il primo scoglio riguarda l’Europa. La Corte ha messo nero su bianco la violazione di due direttive fondamentali dell’Unione Europea. La prima è la Direttiva Habitat, che tutela la biodiversità: secondo i giudici, l’istruttoria presentata manca di una motivazione solida e approfondita sull’impatto ambientale che una struttura di tale portata avrebbe sull’ecosistema dello Stretto. Non bastano le valutazioni attuali, servono certezze che al momento non ci sono.

Ancora più spinosa è la questione legata alla Direttiva Appalti. La scelta di proseguire con Eurolink, l’attuale general contractor, senza indire una nuova gara d’appalto pubblica, ha fatto scattare l’allarme sulla concorrenza. Sono passati troppi anni e il progetto ha subito modifiche così sostanziali che, secondo le norme comunitarie, l’affidamento diretto potrebbe non essere più giustificabile.

Manca il parere sui pedaggi e i dubbi sui costi

Le criticità non si fermano agli aspetti ambientali e contrattuali. Nel fascicolo analizzato dalla magistratura contabile emerge un vuoto procedurale importante: manca il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti, nota come ART. Questo passaggio è obbligatorio per legge quando si parla di piani tariffari e pedaggi, e la sua assenza pesa come un macigno sulla legittimità dell’intero atto.

Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti anche i costi complessivi dell’infrastruttura, stimati intorno ai 14 miliardi di euro. La Corte nutre perplessità sulle procedure adottate per l’approvazione di cifre così imponenti. I vizi procedurali riscontrati sono tali che, in linea teorica, potrebbero costringere a riavvolgere il nastro e indire un nuovo, complesso bando di gara per l’assegnazione dei lavori.

Si tratta insomma di uno stop formale che guarda alla sostanza. Se da un lato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto sapere di essere già al lavoro per superare i rilievi e correggere il tiro, dall’altro è chiaro che il percorso verso la posa della prima pietra si fa più ripido e tortuoso del previsto.

Paura lungo la A19, un’autocisterna esce di strada nei pressi di Mulinello

Sono stati attimi di apprensione quelli vissuti nel tardo pomeriggio di oggi lungo l’autostrada A19, l’arteria che collega il cuore della Sicilia alle due metropoli dell’isola. Intorno alle ore 17.30 le squadre dei Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Enna si sono mobilitate con urgenza per rispondere a una chiamata di soccorso proveniente dalla carreggiata in direzione Palermo. L’allarme è scattato subito dopo lo svincolo di Mulinello, un tratto ben noto ai pendolari e ai viaggiatori abituali, dove si è verificato un incidente stradale autonomo che ha coinvolto un mezzo pesante.

Protagonista della vicenda è un’autocisterna adibita al trasporto di gasolio che, per cause ancora al vaglio degli inquirenti, ha perso aderenza finendo fuori dalla sede stradale. La scena che si è presentata ai soccorritori poteva far presagire conseguenze ben più gravi, considerando la natura del veicolo coinvolto. Tuttavia la fortuna ha giocato un ruolo determinante nella vicenda: al momento dell’impatto la cisterna era vuota, scongiurando così il rischio di sversamenti pericolosi o di inneschi che avrebbero potuto complicare drammaticamente le operazioni di messa in sicurezza dell’area.

Il conducente in ospedale e la gestione della viabilità

Il bilancio sanitario dell’evento appare rassicurante. Il conducente del mezzo pesante, pur scosso dall’accaduto, ha riportato soltanto ferite lievi. Il personale sanitario del 118, giunto tempestivamente sul posto con un’ambulanza, ha provveduto alle prime cure del caso e al successivo trasporto dell’uomo in ospedale per gli accertamenti di rito e per monitorare le sue condizioni generali. Resta ora da chiarire cosa abbia determinato l’uscita di strada: un guasto meccanico, una distrazione o forse un malore improvviso sono tutte ipotesi che verranno vagliate nelle prossime ore.

Sul luogo dell’incidente stanno operando in sinergia diverse forze. Oltre ai vigili del fuoco impegnati nella messa in sicurezza del mezzo, sono presenti le pattuglie della Polizia Stradale per i rilievi del caso e il personale dell’Anas, che si sta occupando di gestire il flusso veicolare e verificare le condizioni del manto stradale e delle barriere di protezione. Una nota positiva arriva proprio dal fronte della circolazione: nonostante la mole del veicolo incidentato e la presenza dei mezzi di soccorso, non si registrano disagi per la viabilità. Il traffico scorre regolarmente, permettendo agli automobilisti in transito verso il capoluogo siciliano di proseguire il viaggio senza code o rallentamenti significativi.

Rifiuti e fondi regionali, in arrivo 45 milioni per i comuni siciliani. Enna provincia virtuosa con alcuni comuni che riciclano oltre l’88%

Un segnale concreto dalla Regione Siciliana che sblocca risorse fondamentali per le casse degli enti locali. Arrivano infatti quarantacinque milioni di euro destinati a supportare i comuni dell’Isola nella complessa gestione del ciclo dei rifiuti. L’operazione porta la firma dell’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità e si muove su un doppio binario strategico per garantire liquidità e incentivare le buone pratiche ambientali.

La somma più consistente, pari a 25 milioni di euro, servirà a compensare i cosiddetti extracosti. Si tratta di quelle spese impreviste e spesso onerose che le amministrazioni hanno dovuto sostenere per il conferimento e il trattamento dell’immondizia, un fardello che spesso rischia di mandare in sofferenza i bilanci municipali.

Il secondo asse di intervento guarda invece al merito e alla virtuosità. Venti milioni di euro andranno a premiare chi ha lavorato bene, superando l’asticella del 60 per cento nella raccolta differenziata. Un riconoscimento economico che diventa ancora più significativo per quelle realtà che hanno saputo oltrepassare le soglie del 65 o addirittura del 75 per cento, dimostrando che una gestione efficiente è possibile.

L’ennese si conferma provincia virtuosa con percentuali record

Cerami e Troina guidano la classifica dei comuni più attenti all’ambiente nel cuore della Sicilia

Scorrendo i dati e le graduatorie, la provincia di Enna emerge con risultati che fanno ben sperare per il futuro ambientale del territorio. Diverse amministrazioni locali hanno infatti raggiunto obiettivi di eccellenza, meritandosi una menzione speciale nelle comunicazioni ufficiali e nei report di Legambiente Sicilia.

In cima alla lista dei virtuosi troviamo il comune di Cerami, che ha toccato un impressionante 88,3 per cento di raccolta differenziata, un dato che lo pone ai vertici regionali. Segue a ruota Troina, che con il suo 81,1 per cento conferma un trend positivo consolidato nel tempo. Anche il capoluogo, Enna, si difende bene raggiungendo il 69 per cento, segno di una sensibilità diffusa che coinvolge anche i centri più popolosi. Nella tabella successiva gli importi ricevuti dai comuni ennesi (l’importo dipende oltre che dalla percentuale anche dal numero abitanti).

Comune Importo
Enna 69%  113.417,73 euro
Piazza Armerina 98.208,38 euro
Nicosia 71.376,41 euro
Leonforte 70.049,35 euro
Barrafranca 68.107,24 euro
Troina 81% 57.397,18 euro
Agira 54.819,95 euro
Valguarnera Caropepe 52.252,74 euro
Regalbuto 51.604,26 euro
Centuripe 46.232,52 euro
Assoro 45.457,01 euro
Catenanuova 44.607,96 euro
Villarosa 43.885,93 euro
Aidone 43.621,86 euro
Gagliano Castelferrato 40.105,32 euro
Nissoria 38.925,34 euro
Cerami 88,3% 35.880,13 euro

Piazza Armerina, al Teatro Garibaldi la sfida contro la ludopatia con il progetto “Gam_ing Over”

Il contrasto alle dipendenze patologiche passa attraverso l’informazione corretta e la presenza attiva sul territorio. È con questo spirito che il prossimo 12 dicembre il Teatro Garibaldi aprirà le sue porte a un importante momento di riflessione collettiva. L’amministrazione comunale ha infatti concesso il patrocinio gratuito all’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna per la realizzazione dell’evento legato ai progetti “Gam_ing OVER_Community” e “Gam_ing OVER School”. Si tratta di un’iniziativa dal forte impatto sociale che punta ad accendere i riflettori su una problematica sempre più diffusa e spesso silenziosa come la dipendenza da gioco d’azzardo.

Una mattina dedicata alla prevenzione e al confronto

L’evento si svolgerà dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e vedrà il coinvolgimento diretto delle istituzioni sanitarie e locali. L’obiettivo primario è quello di prevenire e sensibilizzare non solo la rete dei servizi già presenti sul territorio ma l’intera comunità locale sui rischi concreti derivanti dalla DGA, ovvero la Dipendenza da Gioco d’Azzardo. L’amministrazione guidata dal sindaco Antonino Cammarata ha accolto favorevolmente la proposta riconoscendo l’alta valenza sociale, aggregativa e culturale dell’iniziativa. È fondamentale sottolineare come queste funzioni rappresentino un’opportunità di aggregazione e socializzazione capace di rafforzare il tessuto cittadino di fronte a minacce insidiose per la salute pubblica.

Educare per proteggere: gli obiettivi del progetto

Il progetto elaborato dalla Direzione Strategica dell’Asp di Enna non si limita a un semplice incontro formale ma entra nel vivo delle dinamiche sociali e scolastiche. Tra gli obiettivi specifici del ramo “Community” vi è l’aumento della consapevolezza sulle problematiche legate al gioco online e la promozione del gioco responsabile e della legalità. Parallelamente il filone dedicato alle scuole mira a potenziare i fattori individuali di protezione tra gli studenti e a incrementare nei genitori la percezione dei rischi.

 

Violenza di genere e rischi del web: la Polizia di Stato un punto di rifermento

Esserci, non solo per reprimere ma per educare e prevenire. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Polizia di Stato della provincia di Enna ha voluto lanciare un segnale forte e inequivocabile. Una presenza tangibile quella delle divise, che si è concretizzata attraverso la partecipazione attiva a diversi incontri sul territorio, momenti preziosi per guardare negli occhi le nuove generazioni e confrontarsi con la cittadinanza su un dramma sociale che richiede un fronte comune.

L’incontro con gli studenti a Enna

All’Istituto di Istruzione Superiore “A. Lincoln” di Enna si è tenuto l’evento dal titolo evocativo «Rompiamo il silenzio: prevenire, proteggere, educare». Qui il Vicario del Questore, Giancarlo Rapisarda, insieme alla portavoce della Questura Anna Poidomani e al personale della Divisione Anticrimine, ha incontrato gli studenti. Non è stata una lezione cattedratica, ma un dialogo aperto e costruttivo. L’obiettivo era chiaro: fornire ai ragazzi strumenti concreti per riconoscere i segnali del pericolo prima che sia troppo tardi e diffondere la cultura della legalità come antidoto alla prevaricazione.

Il confronto a Nicosia e l’analisi del fenomeno

polizia agira

polizia agira

Spostandoci nell’area nord della provincia, anche Nicosia ha risposto all’appello con il convegno «Il nostro NO alla violenza». A rappresentare le istituzioni c’erano i vertici del locale Commissariato di Pubblica Sicurezza e l’ispettore Bonomo della squadra di Polizia Giudiziaria. In entrambi i contesti, sia nel capoluogo che a Nicosia, l’analisi del fenomeno è stata approfondita e necessaria. I relatori hanno discusso di come la violenza abbia cambiato volto nel tempo, diventando spesso più subdola, complessa e difficile da intercettare nelle sue fasi iniziali.

Le nuove frontiere del pericolo: deepnude e deepfake

Un focus particolare e di estrema attualità è stato dedicato alle insidie della rete, un terreno dove la violenza corre veloce e lascia cicatrici profonde. Si è parlato diffusamente di cyber violenza, accendendo i riflettori su fenomeni allarmanti come i “deepnude” e i “deepfake”. Queste tecnologie, capaci di generare immagini compromettenti totalmente false ma verosimili senza il consenso della vittima, rappresentano la nuova frontiera dell’abuso. Le conseguenze psicologiche, relazionali e sociali per chi subisce questi attacchi sono devastanti, motivo per cui è stata ribadita l’urgenza di una consapevolezza digitale sempre maggiore.

L’ammonimento del questore come strumento preventivo

Ma cosa fare quando si accende la spia rossa del pericolo? Durante gli interventi è stato spiegato nel dettaglio il funzionamento dell’ammonimento del Questore. Si tratta di una misura di prevenzione fondamentale, uno scudo che permette alle forze dell’ordine di intervenire tempestivamente di fronte a comportamenti persecutori o violenti. La forza di questo strumento risiede nella sua immediatezza, poiché consente di agire anche in assenza di una formale denuncia, bloccando spesso sul nascere situazioni che potrebbero degenerare irreparabilmente.

Una battaglia di civiltà e cultura

La partecipazione numerosa e attenta della cittadinanza ha confermato quanto sia sentita la necessità di questi momenti di confronto. Iniziative come queste sono fondamentali per promuovere una cultura del rispetto e dell’ascolto, uniche vere armi per disinnescare la violenza alla radice. La Polizia di Stato rinnova così il suo impegno quotidiano nella tutela delle persone più vulnerabili, lavorando fianco a fianco con la comunità per costruire una società più sicura e consapevole.

Piazza Armerina: il sindaco rivendica il risanamento e critica la gestione di alcuni fondi regionali

In un clima politico sempre più teso, il sindaco di Piazza Armerina, Nino Cammarata, sceglie la via della comunicazione diretta. Attraverso un video, il primo cittadino ha tracciato un bilancio netto dell’azione amministrativa, scavalcando quella che definisce una narrazione da parte di alcuni distorta e parziale.

Al centro dell’intervento, durato poco più di venti minuti, non solo la rivendicazione dei risultati finanziari che segnano l’uscita dell’ente dal dissesto, ma anche un duro attacco frontale alle opposizioni e a certe dinamiche della politica regionale, accusate di frenare lo sviluppo strutturale della città dei mosaici per fini propagandistici.

L’addio al dissesto e il “tesoretto” di bilancio

Il cuore politico dell’intervento riguarda la salute finanziaria del Comune. Cammarata ha annunciato con forza che il rendiconto 2023, prossimo all’approdo in Consiglio Comunale, certificherà ufficialmente la fine della fase di dissesto finanziario che ha caratterizzato l’ente dal 2019 al 2023. I numeri presentati dal sindaco delineano un quadro più roseo delle aspettative: rispetto alle ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato approvate dal Ministero dell’Interno, le casse comunali registrano un avanzo di amministrazione di circa un milione di euro (846.000 euro di avanzo libero più accantonamenti). Un risultato che l’amministrazione legge come la prova inconfutabile di una gestione oculata della spesa pubblica e di un risanamento compiuto.

La battaglia sui fondi cultura e il Palio dei Normanni

Non si placano le polemiche sulla gestione delle risorse derivanti dallo sbigliettamento del Parco Archeologico della Villa Romana del Casale. Il sindaco ha respinto al mittente le accuse del Partito Democratico e dell’opposizione consiliare riguardanti presunte irregolarità nell’uso del 15% degli introiti spettanti al Comune. Cammarata ha chiarito che le annualità 2023 e 2024 sono state regolarmente rendicontate e liquidate dall’ente Parco, a conferma della legittimità delle spese sostenute per il Palio dei Normanni e per i festeggiamenti patronali. L’accusa politica è pesante: l’opposizione, bocciando le variazioni di bilancio, avrebbe tentato di bloccare risorse vitali che hanno permesso non solo di garantire gli eventi estivi, ma anche di coprire spese che altrimenti avrebbero gravato sul bilancio ordinario dell’ente.

Infrastrutture sportive: corsa contro il tempo

Sul fronte delle opere pubbliche, luci e ombre si alternano. Se da un lato l’amministrazione si prepara all’inaugurazione del nuovo Palazzetto dello Sport, definito un’eccellenza nel panorama siciliano, dall’altro si apre una corsa contro il tempo per il nuovo stadio comunale. La partita si gioca sui tempi della burocrazia e dell’ostruzionismo politico: c’è una finestra temporale che si chiude il 5 dicembre per accedere ai mutui a tasso zero dell’Istituto per il Credito Sportivo. Una fiche fondamentale per la riqualificazione dello stadio, che rischia però di saltare se il Consiglio Comunale non approverà in tempi record il rendiconto 2023, presupposto indispensabile per l’accesso al credito.

Lo strappo istituzionale sui fondi regionali

Il passaggio politicamente più rilevante riguarda però i rapporti con la Regione Siciliana. Cammarata ha reso nota una lettera inviata alla Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) per contestare la pratica dei finanziamenti “a pioggia” derivanti da iniziative parlamentari non concordate. Il casus belli è uno stanziamento di 125.000 euro destinato al Villaggio San Marco, una cifra che il sindaco giudica irrisoria e inadeguata rispetto alle reali necessità infrastrutturali della zona (strade, fognature, verde pubblico), per le quali servirebbero investimenti ben più massicci. L’accusa è di “propaganda sulla pelle dei cittadini”: interventi spot che creano aspettative irrealizzabili e confusione amministrativa, contrapposti alla pianificazione strutturale che, secondo il sindaco, aveva caratterizzato la precedente stagione di governo regionale.

Cantieri aperti e prospettive

In chiusura, il sindaco ha elencato i cantieri in corso come prova della concretezza amministrativa: dai lavori in Via Verga, attesi da quarant’anni per la messa in sicurezza del quartiere Canali, alla riqualificazione dell’Ufficio per l’Impiego (Centro per l’Impiego) e agli interventi in Contrada Muliano finanziati con il PNRR. Il messaggio finale è un appello alla responsabilità: in un momento storico in cui Piazza Armerina sta vivendo una rinascita sportiva e turistica, l’amministrazione chiede alle forze politiche di abbandonare la logica del “no a priori” per non perdere le opportunità di sviluppo che, tra scadenze tecniche e bilanci da approvare, non aspetteranno i tempi della dialettica politica locale.

Sicilia, Sanità al collasso: stop alle analisi in convenzione per esaurimento fondi

PALERMO – Un blackout assistenziale che rischia di paralizzare il diritto alla salute di migliaia di cittadini. Da ieri, in tutta la Sicilia, si alzano le barriere all’accesso gratuito alle cure diagnostiche: i laboratori di analisi cliniche convenzionati hanno sospeso l’erogazione delle prestazioni in regime di assistenza sanitaria pubblica. La causa è puramente economica e burocratica: i tetti di spesa assegnati dalla Regione sono stati definitivamente esauriti. Chi ha bisogno di un prelievo o di un esame diagnostico si trova ora di fronte a un bivio drammatico: pagare di tasca propria o attendere i tempi biblici della sanità pubblica.

Il cortocircuito burocratico e finanziario

La crisi, esplosa ufficialmente il 26 novembre, affonda le radici in una gestione amministrativa definita “confusa” e “tardiva” dagli addetti ai lavori. Nonostante mesi di trattative, il sistema di assegnazione dei budget ha subito ritardi critici. Le sigle sindacali e i rappresentanti dei laboratori denunciano un paradosso insostenibile: i fondi annuali vengono spesso assegnati o ufficializzati solo alla fine dell’anno solare, costringendo le strutture a operare per mesi alla cieca, senza garanzie di rimborso.

Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte durante la protesta, la concertazione conclusasi a maggio avrebbe dovuto portare a un decreto attuativo entro due mesi. Tuttavia, il provvedimento è stato esitato solo a luglio, seguito da una serie di circolari amministrative che, anziché chiarire, hanno generato ulteriore caos interpretativo tra le stesse Aziende Sanitarie Provinciali (ASP). Il risultato è che molte strutture hanno lavorato per mesi erogando servizi che, con l’esaurimento retroattivo o formale dei budget, non verranno mai remunerati.

La protesta di piazza Indipendenza: “impossibile andare avanti”

Il malcontento è sfociato in una vibrante protesta davanti alla sede della presidenza della Regione Siciliana, a Piazza Indipendenza a Palermo. Medici, biologi e gestori di centri diagnostici hanno manifestato per ribadire l’impossibilità di proseguire l’attività alle condizioni attuali. Le nuove clausole contrattuali imposte dalla Regione appaiono, agli occhi dei convenzionati, come una sentenza inappellabile: divieto assoluto di sforare il budget, anche di un solo euro.

“Siamo costretti a mandare via i pazienti,” spiegano con amarezza i manifestanti. Per un medico, dover rifiutare una prestazione sanitaria necessaria a causa di vincoli contabili rappresenta una ferita deontologica profonda, oltre che un danno economico per le imprese sanitarie che reggono gran parte del peso della diagnostica territoriale. Senza la copertura del Sistema Sanitario Regionale, le prestazioni diventano accessibili solo a pagamento, trasformando la salute da diritto universale a lusso per chi può permetterselo.

Le ripercussioni sociali: liste d’attesa e prevenzione negata

L’impatto immediato di questa serrata ricade interamente sull’utenza. Con i laboratori privati convenzionati fuori gioco, la domanda si riverserà inevitabilmente sulle strutture pubbliche, già sature e in affanno. Le liste d’attesa per esami diagnostici preventivi o urgenti rischiano di dilatarsi ulteriormente, arrivando a toccare l’anno di attesa.

In una regione dove la crisi sanitaria è ormai strutturale, questo blocco rappresenta un ulteriore ostacolo alla medicina preventiva. Ritardare una diagnosi di un anno significa spesso compromettere l’efficacia delle cure, trasformando patologie gestibili in emergenze complesse. Mentre la politica cerca una quadra sui bilanci, i cittadini siciliani restano in attesa, intrappolati tra la burocrazia dei tetti di spesa e la necessità improrogabile di curarsi.

Clima impazzito, la Sicilia conta i danni: ecco la mappa delle città più fragili

La situazione climatica nelle aree urbane italiane sta diventando sempre più critica e la Sicilia purtroppo non fa eccezione, trovandosi spesso nell’occhio del ciclone di eventi meteorologici estremi. Il nuovo rapporto “Città Clima 2025” redatto da Legambiente offre una fotografia nitida e preoccupante di quanto sta accadendo nei nostri territori. Non si tratta più di semplici previsioni, ma di una realtà con cui i cittadini fanno i conti quotidianamente: piogge torrenziali che le infrastrutture non riescono a smaltire, ondate di calore che mettono a rischio la salute e danni economici ingenti. Le città, caratterizzate da una forte impermeabilizzazione del suolo e da una scarsa presenza di aree verdi, diventano trappole di calore e invasi d’acqua.

Palermo e le grandi aree urbane sotto scacco

Analizzando i dati specifici per l’isola, emerge con forza la vulnerabilità dei grandi centri urbani. Palermo si posiziona in una fascia critica con ben 32 eventi estremi registrati nel periodo preso in esame, di cui 19 sono allagamenti causati da piogge intense. È un numero che deve far riflettere sulla tenuta idrogeologica del capoluogo siciliano. Anche le altre città metropolitane mostrano segni di sofferenza: Catania ha registrato 13 eventi rilevanti, tra cui danni da vento e allagamenti, mentre Messina si ferma a 8 eventi. Va notato che, fortunatamente, tutte queste grandi città risultano aver adottato un Piano o una Strategia di adattamento climatico, un primo passo fondamentale ma che necessita di un’attuazione concreta e rapida per mitigare i rischi.

Il caso Agrigento e la pressione sulle città medie

Un dato che salta immediatamente all’occhio riguarda Agrigento. Pur essendo un comune di dimensioni più contenute rispetto alle aree metropolitane, la città dei templi ha registrato numeri impressionanti: 28 eventi totali, di cui 12 allagamenti da piogge intense e 7 episodi di danni causati dal vento. Questo posiziona Agrigento in una situazione di criticità superiore persino a molte città del Nord Italia, evidenziando come la fragilità del territorio non sia legata solo alla densità abitativa ma anche alla conformazione e alla gestione del suolo. Anche in questo caso, la presenza di un piano di adattamento segnalata nel rapporto lascia sperare in una presa di coscienza amministrativa.

Segnali di speranza: i progetti di Modica e Marsala

Non ci sono solo ombre nel report di Legambiente, ma anche esempi virtuosi di governance che provano a invertire la rotta. A Modica, in provincia di Ragusa, è stato approvato a inizio 2025 il “Piano di azione per la sostenibilità”. L’amministrazione ha previsto interventi concreti di forestazione urbana a partire dal 2027, con la piantumazione di 500 alberi adatti al clima locale per ridurre le isole di calore, oltre alla realizzazione di tetti verdi sugli edifici pubblici per assorbire meglio le acque piovane.

Anche Marsala, nel trapanese, si muove nella giusta direzione con un progetto di riqualificazione del Lungomare Boeo. Qui l’obiettivo è mitigare il caldo attraverso la sostituzione della pavimentazione con materiali drenanti e la creazione di nuove aree verdi ombreggiate, un intervento finanziato grazie alla collaborazione tra Ministero dell’Ambiente e Regione Siciliana. Questi esempi dimostrano che, con una pianificazione attenta, è possibile rendere le nostre città più resilienti.

(nella foto una città siciliana sotto gli effetti del clima impazzito realizzata con l’AI)

 

Le tendenze digitali che stanno ridefinendo il 2025: consumi, abitudini e nuovi ecosistemi online

C’è una sensazione diffusa, quasi impercettibile, che attraversa la quotidianità digitale del 2025: l’idea che le piattaforme non siano più semplici strumenti, ma luoghi in cui si formano gesti, preferenze, piccoli rituali che si sedimentano senza che ce ne accorgiamo. Le persone interagiscono con il web in modi sempre più frammentati, costruendo un ritmo fatto di brevi accessi alternati a momenti di silenzio digitale. Questo modo di vivere la rete sembra anticipare un cambiamento più ampio, ancora difficile da afferrare con precisione.

Tra informazione rapida e micro-intervalli di attenzione

Le analisi più recenti mostrano che gli utenti non consumano più contenuti con continuità, ma attraverso una sequenza di micro-consultazioni. Si passa da un titolo di attualità a un breve video, da una notifica di lavoro a un aggiornamento sull’andamento del traffico cittadino. Ogni elemento occupa uno spazio ridotto, come se l’attenzione dovesse essere distribuita in dosi calibrate.

In questo panorama si inseriscono anche i servizi di intrattenimento digitale, citati dagli osservatori come parte del mosaico di attività che compongono la giornata online. È in questo contesto che viene riportato, in modo neutrale e informativo, il riferimento a piattaforme come NetBet, indicata dai report di settore come una delle opzioni che gli utenti consultano nei brevi istanti dedicati allo svago rapido. La loro comparsa nelle analisi non riguarda il contenuto in sé, ma la capacità di rappresentare una tendenza: la ricerca di esperienze leggere e immediate, da consumare in pochi secondi.

Questa dinamica rivela un cambiamento più profondo, in cui la gestione del tempo diventa centrale nel rapporto con la tecnologia.

L’evoluzione dei contenuti e la nuova alfabetizzazione digitale

Il 2025 è caratterizzato da una produzione incessante di contenuti. Testate online, piattaforme video, social, newsletter tematiche: tutto concorre a costruire un ecosistema in cui l’informazione è accessibile, ma anche difficile da ordinare.
Le persone sviluppano una sorta di alfabetizzazione implicita per muoversi in questo paesaggio, selezionando in modo istintivo ciò che sembra più rilevante. Non è più la lunghezza di un contenuto a determinarne l’interesse, ma la sua capacità di inserirsi nel ritmo individuale.

Anche le forme narrative cambiano. Le notizie si accorciano, le analisi diventano più visuali, le opinioni si condensano in post che circolano sui social prima di essere riprese altrove. Accanto alla velocità cresce però una richiesta di approfondimenti lenti, più riflessivi, come se gli utenti oscillassero fra due bisogni opposti: immediatezza e profondità.

All’interno di questa oscillazione si sviluppano nuove abitudini digitali. Alcune persone leggono brevi aggiornamenti durante il tragitto, altre consumano contenuti video mentre preparano la cena, altre ancora consultano pagine tematiche nei momenti di pausa tra un compito e l’altro. Questo intreccio di tempi e modi dimostra che il digitale non è più una dimensione separata, ma una componente essenziale del vivere quotidiano.

Il ruolo delle piattaforme nella costruzione delle routine

Le piattaforme digitali, grandi e piccole, stanno contribuendo alla formazione di routine che non erano state previste dai loro stessi progettisti. Le notifiche regolano la percezione del tempo, gli algoritmi suggeriscono percorsi informativi, i sistemi di raccomandazione costruiscono esperienze personalizzate che cambiano a seconda dell’umore, dell’orario, dei dati raccolti.

Dentro questo scenario emergono intere categorie di attività che si sviluppano nei momenti “vuoti”: gli intervalli tra una riunione online e un messaggio in arrivo, gli attimi prima di un appuntamento, i pochi minuti durante la pausa pranzo. Le ricerche mostrano come questi interstizi siano diventati luoghi privilegiati del consumo digitale, inglobando tanto informazione quanto svago, incluso quel tipo di contenuti brevi e immediati cui si faceva riferimento in precedenza.

Ed è proprio nell’osservazione di questa sequenza di piccoli gesti che si intravede il prossimo cambiamento: un modo diverso di abitare la rete, più fluido, più imprevedibile, forse ancora incompleto. Una traiettoria aperta, che potrebbe assumere forme del tutto inattese nel giro di pochi mesi e che sembra volerci chiedere, silenziosamente, quanto siamo davvero pronti a seguirla.

 

L’Arma dei Carabinieri in prima linea contro la violenza di genere

La lotta alla violenza sulle donne non si ferma alle celebrazioni del calendario ma rappresenta una priorità costante per l’Arma dei Carabinieri. Ogni giorno uomini e donne in divisa lavorano per costruire un muro invalicabile contro ogni forma di abuso, sia esso fisico o psicologico. Le iniziative legate alla “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” del 25 novembre servono a ribadire un concetto fondamentale: bisogna dire “No!” a qualsiasi comportamento discriminatorio. L’istituzione ha scelto di potenziare la propria comunicazione attraverso i canali social, diffondendo locandine e video informativi che possano raggiungere chiunque. Tra questi spicca il contributo video realizzato con la collaborazione dell’attrice Cristina Capotondi, un volto noto che aiuta a veicolare un messaggio di coraggio e speranza per incoraggiare le vittime a denunciare i loro aguzzini.

Educazione e cultura come armi di prevenzione

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Caserma Carab. Enna

La repressione da sola non basta se non è accompagnata da un profondo cambiamento culturale. Per questo motivo l’Arma ha deciso di entrare nelle scuole e nelle comunità, organizzando incontri mirati a dialogare con i più giovani. L’obiettivo è scardinare quel retaggio culturale che storicamente ha relegato la donna in una posizione di svantaggio e promuovere invece una visione basata sul rispetto della dignità e sulla valorizzazione delle risorse femminili. Anche l’estetica si fa messaggio: numerose caserme si sono illuminate di arancione aderendo alla campagna “Orange the World”, un segnale visivo forte che testimonia la vicinanza dell’istituzione a tutte le donne che soffrono. Sul fronte digitale il sito ufficiale dei Carabinieri offre una sezione dedicata al “codice rosso” con strumenti pratici come il “Violenzametro”, un test di autovalutazione utile per comprendere se il proprio rapporto di coppia nasconde insidie o segnali di violenza.

Una stanza tutta per sé: il rifugio sicuro a Enna

In questo scenario di contrasto alla violenza di genere si inserisce un progetto di straordinaria umanità nato nel 2015: “Una stanza tutta per sé”. L’iniziativa, frutto della collaborazione con il Soroptimist International d’Italia, prende il nome dal celebre saggio di Virginia Woolf e punta a creare spazi protetti all’interno delle caserme. Non si tratta di semplici uffici ma di ambienti accoglienti, arredati secondo la psicologia dei colori per trasmettere serenità e facilitare l’ascolto delle vittime nel delicato momento della denuncia. Anche il Comando Provinciale di Enna dispone di questo spazio riservato, una risorsa preziosa per il territorio a cui fanno riferimento i reparti dipendenti. Qui le donne possono trovare non solo la professionalità dei militari ma anche un luogo dove sentirsi finalmente ascoltate, comprese e al sicuro, lontane da giudizi e paure.

Violenza di genere, le istituzioni fanno rete: un patto sociale per proteggere le vittime

Rafforzare la sinergia tra chi opera sul campo per garantire alle donne una via d’uscita concreta, sicura e dignitosa dall’incubo della violenza. È stato questo il filo conduttore della tavola rotonda svoltasi presso il Palazzo del Governo di Enna, voluta dal Prefetto Maria Carolina Ippolito per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non una semplice passerella istituzionale, ma un momento di confronto operativo moderato dalla giornalista Tiziana Tavella, che ha visto sedere allo stesso tavolo le massime autorità civili e militari, tra cui il Sindaco di Enna Maurizio Di Pietro, i vertici delle forze di Polizia, il Presidente del Tribunale Miriam D’Amore e il Procuratore Ennio Petrigni. Ma la presenza più significativa è stata forse quella “dal basso”: una folta delegazione di studenti e docenti del Liceo Scientifico Colajanni-Farinato, dell’IPS Federico II e del Liceo Linguistico Lincoln. Il Prefetto ha aperto i lavori sgombrando il campo da equivoci: la violenza è un fenomeno trasversale, un male oscuro che attraversa ogni ceto sociale, senza distinzioni di reddito o professione. Da qui l’urgenza di una rete di protezione solida, capace di non far sentire mai sola la vittima nel suo difficile percorso di affrancamento.

L’indipendenza economica e gli strumenti di tutela legale

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Prefettura Enna

Il dibattito ha toccato nervi scoperti della questione, andando oltre la retorica. Fondamentale l’intervento della professoressa Alessia Gabriele, Prorettrice dell’Università Kore, che ha puntato i riflettori sull’indipendenza economica: senza autonomia finanziaria, scardinare la logica di possesso e controllo del partner violento diventa un’impresa quasi impossibile. Sul fronte della repressione e della tutela immediata, i contributi tecnici sono arrivati dal Vicario del Questore Giancarlo Rapisarda, dal Tenente Colonello dei Carabinieri Antonino Restuccia e dal Sostituto Procuratore Domenico Cattano. Gli esperti hanno illustrato l’efficacia degli strumenti messi in campo dal “Codice Rosso” e dalle normative successive, leggi che hanno velocizzato i tempi di intervento per salvare vite.

Non meno cruciale il ruolo della sanità e del terzo settore, vere sentinelle sul territorio. L’avvocato Maria Elena Argento dell’ASP di Enna ha ricordato come il servizio sanitario sia spesso il primo approdo per chi subisce abusi, fondamentale per intercettare i segnali d’allarme. A chiudere il cerchio, le testimonianze dell’avvocato Parasiliti (Co.Tu.Le.Vi.) e della dottoressa Maria Grasso (DonneInsieme), che hanno portato la voce dei centri antiviolenza, ribadendo la necessità di lavorare sull’educazione all’affettività per smantellare gli stereotipi. L’evento si è chiuso con un segnale di speranza: le domande incalzanti degli studenti, che hanno chiesto di portare questi dibattiti dentro le aule scolastiche. Una richiesta immediatamente accolta dal Prefetto Ippolito, pronta a trasformare l’impegno istituzionale in un dialogo permanente con le nuove generazioni.

Piazza Armerina – Natale di note a Palazzo Trigona: svelato il prestigioso calendario dei concerti

La magia del Natale a Piazza Armerina si arricchisce di un nuovo, raffinato capitolo culturale. Nella suggestiva cornice di Palazzo Trigona, sede del Museo della Città e del Territorio, sta per prendere il via una rassegna concertistica di altissimo profilo che accompagnerà cittadini e visitatori durante tutte le festività, dal 23 dicembre fino all’Epifania. Un’iniziativa che conferma la vocazione della città dei mosaici come polo di attrazione non solo turistica, ma anche artistica, grazie a una strategia che punta sulla qualità e sulle collaborazioni istituzionali d’eccellenza.

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Ettore Messina

A presentare il cartellone è l’assessore al Turismo e Spettacolo, Ettore Messina, che ha voluto sottolineare l’importanza della sinergia messa in campo per la realizzazione di questi appuntamenti. «Siamo orgogliosi e lieti di annunciare il calendario dei concerti che si terranno al Palazzo Trigona durante il periodo natalizio — dichiara l’assessore Messina — Si tratta di eventi di grande prestigio, promossi dal Parco Archeologico della Villa Romana del Casale, all’interno del quale abbiamo l’onore di far parte del Comitato Tecnico-Scientifico. Un nuovo appuntamento con la grande cultura, nel cuore di una città d’arte che continua a crescere e a distinguersi nel panorama culturale siciliano».

La rassegna si aprirà il 23 dicembre con le delicate sonorità della chitarra classica, per poi proseguire con due appuntamenti dedicati al pianoforte che vedranno l’esecuzione di brani immortali, da Bach a Chopin, passando per le atmosfere sudamericane di Piazzolla. Una proposta variegata pensata per soddisfare i palati più esigenti e per offrire, gratuitamente, momenti di assoluta bellezza all’interno di uno dei luoghi simbolo della città.

Di seguito il programma dettagliato degli appuntamenti previsti a Palazzo Trigona (Museo Trigona):

Di seguito il programma dettagliato degli appuntamenti previsti a Palazzo Trigona (Museo Trigona):

Data Ora Artista / Evento Programma e Compositori (selezione)
23 Dicembre 19.00 Edith Pageaud (Chitarra) Musiche di J.K. Mertz, F. Schubert, S. Rachmaninov, A. Tansman e altri.
29 Dicembre 19.00 Kristina Miller (Piano) Musiche di J.S. Bach/Busoni, F. Liszt, A. Rosenblatt (Sonata No. 4 “Kristina”).
06 Gennaio 19.00 Piano Recital (Concerto dell’Epifania) Musiche di W. Byrd, J.S. Bach, F. Chopin, E. Lecuona, J. Strauss II, A. Piazzolla.

Un calendario che promette emozioni e che ribadisce come Piazza Armerina stia investendo con decisione sulla cultura come motore di sviluppo e coesione sociale, offrendo un Natale all’insegna della grande musica.

Piazza Armerina – Una nuova conifera al Giardino Garibaldi: l’UCIIM celebra la vita e il futuro

Il prossimo 12 dicembre il cuore verde di Piazza Armerina tornerà a battere al ritmo di una tradizione che unisce speranza e rispetto per l’ambiente. Alle ore 10.30 il Giardino Garibaldi ospiterà l’iniziativa intitolata «Un albero per la vita», un evento organizzato dalla sezione locale dell’UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori). La manifestazione si pone l’obiettivo di celebrare la vita in tutte le sue forme attraverso un gesto antico e potente come la messa a dimora di una pianta.

L’associazione guidata dalla presidente professoressa Marianna La Malfa rinnoverà questo appuntamento significativo con la cittadinanza. Al centro della cerimonia ci sarà la piantumazione di una conifera che vuole rappresentare un simbolo di forza e longevità dedicato a tutti i bambini nati nel corso dell’anno 2025 e residenti nella città dei mosaici. Non si tratta soltanto di arricchire il patrimonio botanico della villa comunale ma di creare un legame tangibile tra le nuove generazioni e la terra che le accoglie.

La sinergia tra istituzioni e mondo della scuola

La riuscita dell’evento è garantita dalla preziosa collaborazione del Corpo Forestale che offrirà il proprio supporto tecnico e logistico per la corretta messa a dimora dell’albero. L’invito a partecipare è stato esteso alle massime autorità cittadine tra cui il Sindaco, i dirigenti delle istituzioni scolastiche, le autorità civili, religiose e militari oltre ai rappresentanti dei club service e delle associazioni locali.

Un ruolo di primo piano sarà riservato proprio al mondo dell’istruzione. L’UCIIM ha infatti auspicato vivamente la presenza di una rappresentanza di studenti delle scuole cittadine. Coinvolgere i giovani in questo rito collettivo significa trasmettere loro l’importanza della cura per il bene comune e la tutela del creato. Vedere le nuove generazioni radunarsi attorno a un albero appena piantato diventa così un messaggio educativo potentissimo che va oltre le parole e si radica nell’esempio concreto. La cittadinanza è invitata a condividere questo momento di festa e riflessione che guarda al futuro con fiducia e responsabilità.

Piazza Armerina – L’Eremo di Leano apre le porte: un viaggio tra fede e natura sul cammino di San Giacomo

Oggi vi portiamo dentro un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e la natura abbraccia la spiritualità con una forza che lascia senza fiato. Attraverso questa galleria fotografica vi invitiamo a varcare con noi la soglia dell’antico Eremo di Leano. Si tratta di uno scrigno verde che il paesaggio ha protetto gelosamente per secoli regalandogli un silenzio così profondo e denso da sembrare quasi palpabile. Le immagini che scorreranno sotto i vostri occhi non raccontano solo di pietre e alberi ma testimoniano un’atmosfera capace di ispirare il raccoglimento più sincero e immediato.

L’accoglienza dei padri e la visione del futuro

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Totò Trumino

Nel cuore pulsante di questo scenario suggestivo abbiamo ricevuto un’accoglienza che profuma di antico e di sacro. Ad attenderci c’erano due figure carismatiche: i frati ortodossi padre Efrem e padre Eugenio. Sono stati loro ad aprirci le porte degli interni mostrandoci ambienti carichi di storia e testimoni di una fede semplice ma incredibilmente potente. Quello che documentiamo oggi però non è soltanto un sopralluogo per ammirare le bellezze esistenti. È una vera e propria visione del domani.

Una nuova tappa per i pellegrini

I religiosi ci hanno reso partecipi di un progetto ambizioso e bellissimo che punta a far risorgere l’Eremo di Leano come fulcro vitale di accoglienza. L’obiettivo è trasformare questo angolo di paradiso in un rifugio sicuro per i pellegrini che percorrono i sentieri del Cammino di San Giacomo. Qui il viandante potrà trovare non solo riposo per le gambe ma un luogo di autentica tranquillità e profonda spiritualità. Siamo grati per questa esperienza che ci ricorda il valore dell’ospitalità: presto l’Eremo tornerà a essere la casa di tutti coloro che cercano il proprio percorso interiore.

Totò Trumino

Rete ospedaliera siciliana, arriva lo stop da Roma: il ministero chiede chiarimenti

 Il Ministero della Salute ha deciso di tirare il freno a mano sulla nuova rete ospedaliera, gelando di fatto gli entusiasmi che si erano creati dopo i passaggi istituzionali dei mesi scorsi. Da Roma è arrivata una richiesta precisa che non lascia spazio a interpretazioni: servono più carte, servono più spiegazioni e serve rivedere alcuni passaggi fondamentali del piano di riorganizzazione. Sembrava tutto fatto, o quasi, dopo il via libera incassato dalla Giunta regionale e il successivo passaggio in Commissione Salute all’Ars avvenuto nel settembre 2025. La strada appariva in discesa verso l’approvazione definitiva e invece i tecnici ministeriali hanno rispedito al mittente le certezze palermitane chiedendo corpose integrazioni documentali. Non siamo di fronte a una bocciatura senza appello ma è senza dubbio un segnale d’allarme che indica come il percorso sia molto più accidentato del previsto.

I nodi da sciogliere tra medicina e chirurgia

Al centro del dibattito ci sono questioni tecniche che pesano come macigni sulla gestione futura della salute pubblica nell’Isola. Il Ministero vuole vederci chiaro su aspetti cruciali come la coerenza con il Piano di rientro e soprattutto sul delicato equilibrio tra le unità di medicina e quelle di chirurgia. Non basta dire che si farà, bisogna spiegare nel dettaglio come e con quali risorse si intende procedere, garantendo che i conti tornino senza però tagliare servizi essenziali ai cittadini. La lente d’ingrandimento romana si è posata proprio sulla sostenibilità di un sistema che deve garantire efficienza senza sforare i tetti di spesa, un’equazione che in Sicilia risulta storicamente difficile da risolvere.

Le critiche e i timori dei sindacati

Questo stop forzato ha inevitabilmente riacceso le polemiche che sembravano essersi sopite. Le opposizioni politiche e le diverse sigle sindacali avevano già lanciato l’allarme tempo fa, segnalando diverse criticità strutturali nel documento presentato dalla Regione. Ora vedono confermati i loro timori. Il rischio concreto, evidenziato da più parti, è quello di varare una rete ospedaliera che nasce già vecchia o inadeguata alle reali esigenze dei territori, lasciando scoperte intere aree dell’Isola che già soffrono quotidianamente per la carenza di assistenza e personale. Le perplessità riguardano la capacità del piano di rispondere alle emergenze attuali, più che a quelle future.

La regione al lavoro per ripartire

Adesso negli uffici dell’assessorato si corre ai ripari per non perdere altro tempo prezioso. La macchina amministrativa della Regione Siciliana si è rimessa in moto per produrre la mole di documenti richiesta e tentare di superare questo scoglio burocratico. L’obiettivo resta quello di sbloccare l’impasse nel minor tempo possibile e fornire a Roma le giustificazioni necessarie per ottenere il via libera definitivo. La sanità siciliana non può permettersi ulteriori attese in un limbo di incertezza che finisce sempre per ripercuotersi sull’anello più debole della catena: il paziente.

Eccellenza sanitaria e formazione: medici e infermieri a confronto alla Kore sugli accessi vascolari

La formazione continua rappresenta il cuore pulsante di una sanità che funziona e che sa mettere al centro le esigenze del paziente. È proprio in quest’ottica che si è svolto, presso l’aula 402 del plesso universitario Kore in contrada Santa Panasia, un importante appuntamento dedicato alla gestione degli accessi vascolari a medio e lungo termine. L’evento ha registrato una partecipazione attenta e numerosa, richiamando professionisti sanitari non solo dalle corsie dell’ospedale Umberto I e dalle strutture dell’ASP di Enna, ma anche da realtà esterne alla provincia. Questo interesse testimonia quanto il tema sia sentito e quanto sia necessaria una costante revisione delle pratiche cliniche. Durante i lavori si è respirato un clima di proficuo confronto multidisciplinare, dove medici e infermieri hanno superato le vecchie logiche gerarchiche per sedersi allo stesso tavolo e condividere esperienze concrete. L’obiettivo comune è chiaro: valorizzare la sinergia tra i diversi operatori per garantire procedure più sicure e meno invasive. Si è discusso delle tecniche più moderne, partendo dalla fase delicata della richiesta fino all’impianto vero e proprio, per poi approfondire la gestione condivisa tra il Vascular Access Team e le varie unità operative, sia ospedaliere che territoriali.

Il ruolo cruciale del Vascular Access Team e la soddisfazione dei protagonisti

La buona riuscita del corso è stata sottolineata dalla presenza di figure di rilievo come il dottor Ezio De Rose, la dottoressa A.M. Montalbano, la dottoressa M. Di Grigoli e il dottor P. Lo Manto. A tirare le somme di questa giornata di studio è stata la dottoressa Prestifilippo, responsabile scientifico del corso e guida del Vascular Access Team dell’ospedale Umberto I di Enna. Con parole che denotano passione e leadership, ha voluto rimarcare l’importanza del lavoro di squadra. «Ci tengo particolarmente a ringraziare tutti i membri del V.A.T. dell’ospedale Umberto I Enna — ha dichiarato la responsabile — ovvero la dottoressa M.G. Brighina, il dottor E. Vallone e i dottori infermieri G. Iraci, C. Balistreri, L. Di Salvo, I. Lacagnina, A. Timpanaro, G. Duminuco, S. Bellomo. Un grazie anche al Direttore dell’U.O. di Anestesia e Rianimazione, dottor Ezio de Rose, che con la loro professionalità e competenza hanno permesso la buona riuscita dell’evento». Il messaggio che emerge è forte: il lavoro quotidiano del VAT non è solo tecnica, ma è fatto di attenzione costante verso la persona sofferente, contribuendo in modo decisivo al miglioramento della qualità assistenziale e alla diffusione delle buone pratiche cliniche sul territorio.

Mente giovane in corpo tonico: lo studio che lega i muscoli alla salute del cervello

Non è più solo una questione di estetica o di performance atletica. Mantenere un corpo tonico, con una buona massa muscolare e bassi livelli di grasso addominale profondo, potrebbe essere la chiave per rallentare l’invecchiamento del cervello. È quanto emerge da un promettente studio condotto dalla Washington University School of Medicine di St. Louis, che sarà presentato ufficialmente la prossima settimana al meeting annuale della Radiological Society of North America (RSNA).

La ricerca sposta l’attenzione dai consueti esercizi mentali alla struttura fisica stessa dell’individuo, suggerendo che la “palestra” per il corpo sia, a tutti gli effetti, una palestra per la mente.

L’algoritmo della giovinezza: muscoli vs grasso viscerale

Il team guidato dal dottor Cyrus Raji, professore associato di radiologia e neurologia, ha analizzato i dati di 1.164 adulti sani (con un’età media di circa 55 anni) utilizzando tecniche avanzate di risonanza magnetica (MRI) su tutto il corpo. Attraverso l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale, i ricercatori hanno potuto misurare con precisione tre parametri fondamentali: il volume muscolare, il grasso viscerale (quello nascosto in profondità nell’addome, che avvolge gli organi interni) e il grasso sottocutaneo.

I risultati sono stati netti: gli individui con una maggiore massa muscolare e un rapporto più basso di grasso viscerale mostrano un’età cerebrale biologica inferiore. In parole povere, il loro cervello appare più giovane e sano rispetto alla loro età anagrafica.

“Corpi più sani, con più massa muscolare e meno grasso addominale nascosto, sono predittivi di cervelli più sani e giovanili,” ha spiegato il dottor Raji. “Una migliore salute cerebrale, a sua volta, riduce il rischio di future patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer.”

Non tutto il grasso è uguale

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio è la distinzione qualitativa del tessuto adiposo. L’analisi ha evidenziato che il grasso sottocutaneo – quello che si trova appena sotto la pelle e che spesso notiamo allo specchio – non ha mostrato alcuna associazione significativa con l’invecchiamento cerebrale.

Il vero nemico è il grasso viscerale. Questo tipo di adipe è metabolicamente attivo e infiammatorio; il suo accumulo, combinato con la perdita di massa muscolare (sarcopenia), sembra accelerare i processi di invecchiamento del sistema nervoso centrale. “Questo lavoro dimostra che le misure di salute corporea, come la massa grassa e muscolare quantificate, sono riflettori chiave della salute del cervello,” ha aggiunto Raji.

Le implicazioni per i farmaci dimagranti (GLP-1)

Lo studio apre una finestra di riflessione cruciale anche sull’attuale boom dei farmaci per la perdita di peso a base di GLP-1 (come l’Ozempic o il Wegovy). Queste terapie sono estremamente efficaci nel ridurre il grasso corporeo, ma portano spesso anche a una significativa perdita di massa muscolare.

Secondo i ricercatori, perdere peso indiscriminatamente potrebbe non essere la strategia ottimale per la salute neurologica a lungo termine. “Perdere grasso – specialmente quello viscerale – preservando al contempo il volume muscolare, offrirebbe il miglior beneficio per l’invecchiamento cerebrale,” conclude il dottor Raji.

Questa scoperta potrebbe guidare lo sviluppo di protocolli terapeutici di nuova generazione, in cui il monitoraggio tramite risonanza magnetica aiuterà a calibrare i dosaggi dei farmaci per massimizzare la riduzione del grasso addominale senza sacrificare quella riserva muscolare così preziosa per mantenere il cervello giovane.

ASP Enna: misure straordinarie per lo sciopero di oggi 26 novembre

In vista dello stato di agitazione della specialistica convenzionata proclamato per domani, mercoledì 26 novembre, l’ASP di Enna ha attivato un piano straordinario per garantire la continuità assistenziale: i cittadini che dovessero trovare chiusi i laboratori privati potranno rivolgersi direttamente, senza bisogno di prenotazione, ai centri prelievo degli ospedali provinciali, fermo restando l’obbligo di recarsi prima agli sportelli CUP per la registrazione della ricetta, passaggio necessario anche per chi gode di esenzione; al momento non si prevedono interruzioni per gli studi radiologici, ma l’Azienda assicura il massimo presidio per tutelare il diritto alla salute e ridurre al minimo i disagi per l’utenza.

Mozione di sfiducia per Schifani, opposizioni unite all’Ars: il voto il 2 dicembre

Le riforme mancate al peso delle inchieste giudiziarie, il clima politico siciliano si surriscalda con il deposito ufficiale della mozione di sfiducia nei confronti del governatore Renato Schifani. Il documento, sottoscritto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e gruppo Controcorrente, mette nero su bianco quindici punti critici che, secondo le opposizioni, certificano il fallimento dell’attuale gestione regionale. La conferenza dei capigruppo ha già fissato il momento della verità: la discussione avverrà in aula il prossimo due dicembre, alle ore 14.

Si tratta di un atto politico forte, che mira a costringere il presidente della Regione a un confronto diretto con il Parlamento siciliano. Antonio De Luca, Michele Catanzaro e Ismaele La Vardera, rappresentanti delle sigle firmatarie, hanno sottolineato l’urgenza di portare il dibattito a Sala d’Ercole prima della sessione di bilancio, evidenziando come il governatore abbia ormai “smarrito la strada” per il palazzo dei Normanni. Oltre al deposito digitale, le opposizioni hanno consegnato anche il formato cartaceo corredato da ventitré firme, incassando inoltre il sostegno esterno annunciato da Cateno De Luca per il gruppo Sud chiama Nord.

L’atto d’accusa punta il dito contro la gestione dei servizi essenziali e l’immobilismo amministrativo

Il cuore del documento batte sul ritmo di un sistema sanitario definito allo sbando. Le opposizioni denunciano liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso in perenne stato di emergenza e una mobilità passiva che costringe i siciliani a curarsi altrove, con costi sociali ed economici insostenibili. Nel mirino finiscono anche i ritardi nell’attuazione dei Lea e la gestione dei direttori generali, su cui Schifani aveva promesso una vigilanza che i firmatari ritengono disattesa. Particolarmente grave viene giudicata la situazione dell’Asp di Trapani, citata per i drammatici ritardi nella consegna dei referti istologici.

Ma il malcontento non si ferma alle corsie d’ospedale. La mozione evidenzia un quadro di paralisi amministrativa che tocca settori nevralgici come il servizio idrico e la gestione dei rifiuti. Secondo i deputati di minoranza, in tre anni di governo non è stata avviata alcuna riforma strutturale capace di risolvere le criticità storiche dell’Isola. A questo si aggiunge la frattura politica interna alla maggioranza, resa evidente dalle numerose proposte governative respinte dall’aula, sintomo di una leadership che fatica a mantenere la rotta della coalizione.

L’ombra delle inchieste e la resa dei conti

Un capitolo doloroso della mozione riguarda la questione morale e le vicende giudiziarie che hanno lambito l’amministrazione regionale. Il testo fa riferimento alle indagini che hanno coinvolto esponenti della maggioranza e vertici della burocrazia, con particolare accento sugli episodi corruttivi emersi in ambito sanitario. Le opposizioni contestano a Schifani il silenzio istituzionale su questi temi, accusandolo di fuggire dal necessario confronto politico sulle ricadute di tali inchieste sull’azione di governo. Viene citato anche il “caso Cuffaro” e la gestione delle nomine, che secondo i firmatari avrebbe minato la credibilità dell’istituzione.

La partita si chiuderà, almeno formalmente, il due dicembre. La procedura di voto prevede la chiamata per appello nominale: ogni deputato dovrà alzarsi e dichiarare apertamente, “mettendoci la faccia”, se confermare o ritirare la fiducia al presidente. Un passaggio che Nuccio Di Paola del M5S definisce cruciale per la chiarezza politica davanti ai siciliani. L’opposizione ritiene ormai compromesso in modo irreversibile il rapporto fiduciario tra il vertice della Regione e l’Assemblea, ponendo le basi per quello che si preannuncia come uno dei dibattiti più accesi della legislatura.

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Raddoppio ferroviario, la Fillea Cgil denuncia il mancato monitoraggio sulla legalità

La realizzazione del nuovo collegamento ferroviario veloce tra Palermo e Catania rappresenta senza dubbio una delle opere più strategiche per il futuro della Sicilia e per lo sviluppo economico del territorio ennese. Tuttavia le grandi opere portano con sé grandi rischi se non accompagnate da un controllo rigoroso. È questo il cuore dell’allarme lanciato dalla Fillea Cgil di Enna che torna a chiedere con forza il rispetto degli accordi presi. Al centro della polemica c’è il protocollo di legalità firmato il 30 maggio 2022, un documento che rischia di rimanere lettera morta in uno dei suoi punti fondamentali.

Il segretario generale della Fillea Cgil di Enna, Salvo Carnevale, evidenzia una lacuna preoccupante nella gestione dei cantieri. Manca all’appello l’attuazione dell’articolo 11 del protocollo, ovvero quella norma che impone la creazione di un tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera direttamente presso la prefettura. Un organismo di controllo che avrebbe dovuto garantire trasparenza e legalità in un settore delicato come quello delle infrastrutture.

Un tavolo fantasma e il silenzio delle istituzioni

salvo carnevale

Salvo Carnevale

La cronistoria fornita dal sindacato descrive una situazione di stallo che dura da troppo tempo. Nonostante le firme apposte da Rete Ferroviaria Italiana, dalle prefetture di mezza Sicilia (Palermo, Catania, Caltanissetta ed Enna), dal commissario straordinario e dalle sigle sindacali, la macchina dei controlli sembra essersi inceppata. «Da settembre 2024 – spiega Carnevale – abbiamo formalmente richiesto alla prefettura l’attivazione del tavolo previsto dall’articolo 11 del protocollo. Ad oggi, però, nessuna convocazione è mai avvenuta».

Il sindacalista non usa mezzi termini e definisce questo ritardo come una «inadempienza chiara degli impegni assunti». Il timore è che, senza questo strumento di verifica, si abbassi la guardia sulla tutela dei lavoratori impegnati nei cantieri del raddoppio. Il protocollo non era un semplice atto formale ma nasceva proprio per blindare le opere strategiche da infiltrazioni e irregolarità, proteggendo al contempo il tessuto occupazionale e sociale della provincia.

La sicurezza sul lavoro e il rischio del sottomansionamento

Ma cosa dovrebbe fare concretamente questo tavolo? L’articolo 11 stabilisce regole precise. L’organismo prevede la presenza di un funzionario dell’Ispettorato territoriale del lavoro, dei rappresentanti di Rfi e dei sindacati edili. Il loro compito è incrociare i dati, verificare il rispetto dei contratti collettivi e accertarsi che le norme sulla sicurezza siano applicate rigorosamente. Carnevale sottolinea l’importanza di strumenti tecnici come il “settimanale di cantiere”, citato nel comma 7 dello stesso articolo.

Attraverso un’analisi attenta di questi documenti si potrebbero intercettare criticità spesso invisibili ma pericolose. Tra queste spicca il fenomeno del sottomansionamento, una pratica che vede lavoratori impiegati in ruoli inferiori o diversi rispetto alle loro competenze reali. «Una delle cause della scarsa sicurezza nei cantieri», avverte il segretario. La Fillea Cgil richiama quindi le istituzioni alle proprie responsabilità, ricordando che la prefettura di Enna è tra i firmatari di quel patto che oggi attende ancora di diventare pienamente operativo.

Prefettura e Università Kore, patto per la formazione: corsi accademici per il personale civile del Ministero dell’Interno

Un’alleanza strategica che punta dritta al cuore della macchina statale, ovvero il capitale umano, per renderla più agile e competente. È questo il senso dell’accordo siglato il 24 novembre a Enna, un passaggio che segna un momento importante nel rapporto tra le istituzioni del territorio. La Prefettura di Enna e l’Università degli Studi “Kore” hanno deciso di unire le forze sottoscrivendo un Protocollo d’Intesa che ha un obiettivo ambizioso e concreto: elevare la qualità della formazione del personale civile del Ministero dell’Interno che opera negli uffici periferici della provincia.

A mettere la firma sul documento sono stati il Prefetto, Maria Carolina Ippolito, e il Presidente dell’ateneo ennese, Cataldo Salerno. Non si tratta di un atto formale, ma dell’avvio di un percorso che permetterà ai dipendenti in servizio presso la Prefettura e la Questura di accedere a un livello di aggiornamento professionale di stampo accademico. L’idea di fondo è che una pubblica amministrazione che studia e si aggiorna è una risorsa migliore per tutta la collettività.

Lezioni universitarie per i dipendenti della Prefettura e della Questura

L’intesa rappresenta un modello virtuoso di cooperazione interistituzionale. In termini pratici, l’accordo apre le porte delle aule universitarie al personale civile. I dipendenti potranno seguire corsi, lezioni e seminari organizzati dalla Kore su tematiche specifiche e attinenti alle attività quotidiane degli uffici periferici. Non sarà una partecipazione passiva: al termine delle attività didattiche, e previo superamento delle necessarie prove di valutazione, ai corsisti verrà rilasciato un attestato formativo ufficiale.

Questo meccanismo garantisce che l’apprendimento sia certificato e sostanziale, trasformando l’obbligo formativo in una reale occasione di crescita. La formazione continua diventa così lo strumento principe per colmare il divario tra le competenze attuali e le richieste sempre più complesse che arrivano dalla società civile e dal mondo del lavoro, specialmente in settori delicati come quelli gestiti dal Ministero dell’Interno.

Ippolito: «Arricchire il bagaglio di competenze per servizi migliori»

La soddisfazione per l’accordo raggiunto traspare chiaramente dalle parole del Prefetto Ippolito, che ha voluto sottolineare il valore della sinergia con l’ateneo ennese. «Il Protocollo nasce dalla proficua collaborazione istituzionale con l’Università Kore di Enna – ha spiegato il Prefetto – e assicurerà al personale civile della Prefettura e della Questura l’opportunità di arricchire il proprio bagaglio di competenze accrescendo il capitale umano presente in entrambi gli uffici periferici».

La visione è quella di un’amministrazione che non si chiude in se stessa ma cerca nel territorio le risorse per migliorarsi. «Tale attività – ha concluso la dottoressa Ippolito – oltre a garantire l’assolvimento di un preciso obbligo formativo nei confronti dei dipendenti attraverso un’offerta didattica di livello accademico, consentirà un miglioramento qualitativo dei servizi territoriali offerti alla cittadinanza nell’ottica di una pubblica amministrazione più moderna, preparata ed efficiente». Un passo avanti, dunque, verso uffici pubblici non solo più aperti, ma soprattutto più competenti.


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Cambio al vertice del Sap di Enna, Giovanni Sciotto è il nuovo segretario provinciale

C’è aria di rinnovamento, ma nel segno della competenza e dell’esperienza, ai vertici del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) di Enna. Il Consiglio provinciale dell’organizzazione, riunitosi negli uffici della segreteria intitolata ad “Alfonso Arnone”, ha eletto all’unanimità Giovanni Sciotto come nuovo Segretario Provinciale. Si tratta di un passaggio di testimone che avviene in un clima di grande collaborazione: Sciotto subentra infatti a Sebastiano Miceli, il quale non lascia la squadra ma continuerà a offrire il suo prezioso contributo assumendo l’incarico di Segretario Amministrativo, garantendo così continuità al lavoro svolto finora.

Per Giovanni Sciotto, 55 anni e una laurea in Scienze Politiche, si tratta di un ritorno in prima linea nella gestione delle dinamiche sindacali, avendo già guidato la struttura per tre mandati in passato. Attualmente in servizio come Ispettore presso la Digos della Questura di Enna, Sciotto porta con sé un bagaglio di conoscenza approfondita sia delle dinamiche operative che di quelle amministrative della Polizia di Stato. Nella gestione delle sfide che attendono il comparto sicurezza, il neo segretario non sarà solo: ad affiancarlo nel ruolo di vice segretario ci sarà Dino Gagliano, completando così un quadro dirigenziale che punta a essere incisivo e presente.

Le sfide del comparto: organici carenti e strutture da adeguare

L’agenda del nuovo segretario appare già fitta di impegni e priorità chiare. Al centro del mandato c’è la volontà ferma di rimettere al centro i diritti delle donne e degli uomini in divisa. Sciotto ha tracciato subito la rotta, sottolineando che «l’obiettivo principale del mandato sarà la tutela dei diritti dei poliziotti ennesi». Tuttavia, l’azione sindacale non si limiterà alla sola difesa interna, ma cercherà un’interlocuzione costante e costruttiva con le istituzioni politiche e sociali.

Il dialogo diventa strumento necessario per affrontare i nodi critici che attanagliano il settore. I professionisti delle forze dell’ordine vivono una quotidianità lavorativa spesso complicata da fattori strutturali ormai cronici: la carenza di personale che costringe a turni pesanti, l’innalzamento dell’età media degli operatori che richiede un ricambio generazionale urgente e, non ultimo, l’inadeguatezza di molti luoghi di lavoro e dei mezzi strumentali a disposizione. Temi caldi su cui il Sap di Enna intende far sentire forte la propria voce, per garantire sicurezza non solo ai cittadini, ma anche a chi quella sicurezza è chiamato a tutelarla ogni giorno.


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Biblioinsieme, un doppio appuntamento tra memoria e immagini: a Enna la mostra «Rovine» e ad Aidone il cinema d’autore

La cultura nell’entroterra siciliano continua a pulsare grazie al progetto Biblioinsieme. Si tratta di un’iniziativa che sta tessendo una rete sempre più fitta di relazioni tra istituzioni e cittadini, promossa dal Comitato di Enna della Società Dante Alighieri. Il calendario si arricchisce adesso di due nuove tappe fondamentali che coinvolgono i comuni di Enna e Aidone, confermando la vocazione del territorio a farsi palcoscenico di narrazioni profonde e necessarie. Non si tratta solo di eventi isolati ma di un vero e proprio percorso sostenuto dalla Fondazione Con il Sud e dal Centro per il libro e la lettura, capace di unire realtà diverse nel nome della valorizzazione identitaria.

Gli scatti di «Rovine» al Belvedere di Enna

Il primo appuntamento ci porta nel cuore del capoluogo, dove l’associazione Il Corno Francese Blu inaugura un’esposizione dal forte impatto emotivo. Si intitola «Rovine» ed è una mostra fotografica che indaga le ferite e la bellezza dell’entroterra siciliano. L’obiettivo è puntato su quella miriade di borghi ormai abbandonati che costellano la nostra isola, luoghi un tempo pulsanti di vita e oggi testimoni silenziosi di un passato che rischia di svanire.

Visitare questa mostra significa compiere un viaggio nella memoria per capire chi eravamo e, forse, chi siamo diventati. L’allestimento è ospitato negli spazi del Sorseggio Musica & Drink al Belvedere di Enna e sarà fruibile dal 27 novembre fino al 7 dicembre. L’inaugurazione, prevista per giovedì 27 novembre, vedrà anche un momento di aggregazione giovanile con il DJ set curato da Gaetano Fontanazza, creando un interessante ponte tra la storicità delle immagini e la contemporaneità della musica.

Ad Aidone il racconto del Novecento con «Terramatta»

Domenica 30 novembre l’attenzione si sposta ad Aidone per un evento di grande spessore cinematografico. Nell’ambito della rassegna itinerante “DOC”, curata artisticamente dall’esperto Beppe Manno, la Biblioteca comunale G. Scovazzo ospiterà alle ore 19:00 la proiezione di «Terramatta». Il film di Costanza Quatriglio è un gioiello che narra l’Italia del secolo scorso attraverso la voce unica e inimitabile di Vincenzo Rabito.

Parliamo di un bracciante semianalfabeta di Chiaramonte Gulfi che, con la sua macchina da scrivere, ha lasciato una testimonianza monumentale della vita siciliana. Sarà un’occasione preziosa per riflettere sul potere della parola e della storia orale. Ad aprire la serata ci saranno i saluti della sindaca Annamaria Raccuglia, dell’assessora alla Cultura Alessandra Mirabella e del professor Pietro Colletta, anima del progetto e presidente della Dante Alighieri di Enna.

Locandina mostra fotografica Rovine

Locandina DOC

 


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Il «Violenzometro» tra i banchi di scuola: uno strumento per misurare l’amore tossico e riconoscere i segnali d’allarme

Oggi, 25 novembre, non è solo una data sul calendario, ma un momento di presa di coscienza collettiva. A Palermo, però, si è scelto di andare oltre la retorica delle celebrazioni con un oggetto concreto che finirà direttamente negli zaini e nelle mani degli studenti: il «Violenzometro». Ideato e realizzato da InformaGiovani ETS insieme alla rete internazionale IGNet, questo strumento farà il suo ingresso nelle scuole superiori proprio in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non è un semplice segnalibro colorato, ma una guida visiva e immediata, quasi una bussola, per decodificare le relazioni affettive in un’età in cui i sentimenti sono spesso travolgenti e confusi.

Dal controllo del cellulare alle minacce: imparare a leggere i colori del pericolo

L’obiettivo dell’iniziativa è chiaro e quanto mai urgente: insegnare ai ragazzi e alle ragazze che la violenza non inizia con un livido o uno schiaffo. Spesso, il maltrattamento cova sotto la cenere di comportamenti che vengono erroneamente scambiati per “troppo amore” o giustificati come eccessi di passione. Il Violenzometro serve proprio a questo: mostra una scala di gravità cromatica. Si parte dalla zona verde del “tutto bene” – dove regnano fiducia, rispetto delle decisioni altrui e felicità condivisa – per scivolare verso zone d’ombra (gialle e arancioni) fatte di gelosia ossessiva, controllo dei messaggi, ricatti emotivi e isolamento dagli amici. Infine, la zona rossa, quella del pericolo imminente, dove l’unica opzione è chiedere aiuto. È un test di autovalutazione che mette nero su bianco ciò che spesso le giovani vittime tendono a minimizzare.

Un progetto europeo accessibile a tutti: l’appello alle scuole del territorio

L’iniziativa ha un respiro europeo e vedrà la distribuzione dello strumento in diverse lingue e paesi. Ma la forza del progetto sta nella sua totale accessibilità: oltre alla distribuzione fisica curata dai volontari, il “Violenzometro” è disponibile online, scaricabile gratuitamente e persino personalizzabile. Questo significa che chiunque – associazioni, docenti, genitori – può stamparlo e farlo circolare.

L’auspicio è che questa buona pratica non resti confinata nel capoluogo siciliano. Rilanciamo questa iniziativa con la speranza concreta che anche le scuole della nostra provincia recepiscano l’input e distribuiscano questo semplice ma potente alleato ai propri alunni. In un momento storico in cui la cronaca ci restituisce storie drammatiche di giovanissimi intrappolati in spirali di possesso, fornire agli studenti un metro di giudizio oggettivo sulle proprie relazioni potrebbe fare la differenza. Capire quando si passa dall’amore al controllo è il primo passo per salvarsi.

 

Violenzometro ITA Email

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La Cisl traccia la rotta: «Senza indipendenza economica le donne restano prigioniere»

Il 25 novembre non è mai una data come le altre e quest’anno la riflessione si fa ancora più stringente, legando a doppio filo la libertà personale con quella economica. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Cisl di Agrigento, Caltanissetta ed Enna ha deciso di accendere un faro su una delle radici più profonde del fenomeno: la dipendenza finanziaria. Troppo spesso, infatti, le disuguaglianze nel mondo del lavoro diventano le sbarre invisibili di una gabbia da cui è difficile uscire.

La segretaria generale Carmela Petralia usa parole nette per descrivere questa dinamica, sottolineando come la violenza nasca frequentemente da squilibri di potere e relazioni tossiche. «La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso non è l’unica causa, ma certamente rende molte donne più sole, più ricattabili, più esposte e spesso prigioniere di situazioni che non riescono a spezzare». Non si tratta solo di retorica, ma di una constatazione che trova riscontro nei numeri e nella quotidianità di un territorio che fatica a offrire pari opportunità.

I numeri di un divario inaccettabile

Se si guarda ai dati, la situazione appare preoccupante. Il rendiconto di genere 2024 dell’INPS ci dice che in Italia lavora poco più di una donna su due, con un divario rispetto agli uomini di quasi 18 punti percentuali. Quando spostiamo la lente d’ingrandimento sulla Sicilia e in particolare sulle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, il quadro si fa ancora più fragile. Qui la parità è un miraggio lontano.

Petralia osserva con amarezza che «molte donne non entrano proprio nel mercato del lavoro» oppure restano confinate in un limbo fatto di precariato, contratti stagionali o part-time involontari. Tutto questo si traduce in salari più bassi e carriere che non decollano mai. Siamo di fronte a un problema che è sociale prima ancora che economico e che richiede interventi strutturali urgenti per invertire la rotta.

Le proposte per cambiare passo e l’appello alle vittime

Per uscire da questa palude servono azioni concrete. Il sindacato rilancia la necessità di utilizzare i fondi europei e regionali in modo mirato, favorendo le assunzioni femminili stabili nella pubblica amministrazione e nel terzo settore. Ma non basta l’impiego, serve anche un’infrastruttura sociale che permetta di conciliare vita e lavoro: asili nido, tempo pieno nelle scuole e trasporti efficienti, specialmente nelle aree interne.

Altrettanto cruciale è la battaglia culturale e il supporto diretto. La segretaria generale lancia un appello accorato a chi vive situazioni di abuso, sia domestico che lavorativo: «Se subite violenza, non tacete. Rivolgetevi alle forze dell’ordine, ai centri antiviolenza, ai servizi sociali». Anche le molestie sul luogo di lavoro vanno denunciate senza paura. Per dare forza a questo impegno, la Cisl ha attivato un coordinamento donne e politiche di genere, uno spazio pensato per dare voce e strumenti concreti a chi cerca di riprendersi la propria vita e la propria dignità.


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Violenza sulle donne, l’allarme della Fp Cgil Enna: «Basta folclore, le cooperative sociali sono al collasso»

La ricorrenza del 25 novembre porta con sé, puntuale come ogni anno, un lungo strascico di riflessioni e bilanci. Se da una parte le piazze si riempiono di scarpe rosse e si inaugurano panchine dedicate, dall’altra c’è chi lavora in trincea e si scontra con una realtà operativa ben diversa e spesso drammatica. È un grido d’allarme lucido e amaro quello lanciato da Alfredo Schilirò, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil di Enna. Il sindacalista non usa mezzi termini per descrivere quella che appare come una gestione istituzionale fatta spesso di apparenza più che di sostanza. Secondo Schilirò, infatti, le celebrazioni rischiano di trasformarsi in semplici «iniziative di folclore come per purificare la coscienza per tutto quello che non si fa». Dietro la facciata delle cerimonie ufficiali si nasconde una crisi profonda che colpisce proprio quelle strutture deputate a salvare le donne dall’inferno della violenza domestica e a garantire loro un futuro diverso.

Operatori senza stipendio e burocrazia che blocca i fondi

Il cuore del problema risiede nella sostenibilità economica dei rifugi e delle case protette. Queste realtà sono gestite da cooperative sociali che, troppo spesso, vengono lasciate sole dalle istituzioni nel momento del bisogno. Schilirò sottolinea con forza come i lavoratori e gli operatori, che ogni giorno si adoperano con spirito di solidarietà per creare percorsi di inclusione sociale e lavorativa, si trovino in una situazione paradossale e insostenibile. Molti di loro «non vengono retribuiti da diversi mesi perché gli Enti Pubblici non saldano le rette». Una prassi che purtroppo si è consolidata in Sicilia e tocca da vicino anche la provincia di Enna, creando un cortocircuito pericoloso tra i diritti dei lavoratori e la tutela delle vittime.

La legge 328 del 2000 parla chiaro in materia: spetta al comune di residenza della vittima farsi carico degli oneri economici connessi all’eventuale integrazione economica per il ricovero stabile. Eppure queste disposizioni vengono frequentemente disattese. Le cooperative si ritrovano così in difficoltà finanziarie che minano la qualità del servizio offerto, un servizio che va ben oltre l’accoglienza fisica. Si tratta infatti di percorsi complessi che includono l’assistenza legale, il supporto psicologico per la riconquista dell’autostima e l’aiuto ai figli minori, il cui percorso scolastico è stato spesso compromesso dalle situazioni familiari critiche.

Necessaria una svolta culturale e risorse certe

Non bastano le norme come il Codice Rosso se mancano le risorse strutturali per applicarle davvero. Per contrastare la violenza domestica e le molestie sul lavoro serve una trasformazione culturale profonda che coinvolga tutti, a partire dai banchi di scuola con l’educazione all’affettività e l’abbattimento degli stereotipi di genere fin dall’infanzia. Tuttavia la cultura deve camminare di pari passo con la concretezza amministrativa. Il segretario Schilirò conclude con un appello diretto alla politica: se si desidera dare risposte vere, bisogna muoversi velocemente per «rafforzare il sistema della cooperazione». È indispensabile garantire dignità sociale e retributiva a chi opera a sostegno delle donne vittime di violenza, potenziando i centri antiviolenza e sbloccando i fondi necessari alla loro sopravvivenza.


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Il rumore del silenzio: perché il 25 novembre non può restare solo una data sul calendario

Oggi i feed dei nostri social si riempiono di scarpe rosse, nastri e frasi a effetto. Eppure, spenti i riflettori di questa giornata simbolica, resta la cruda realtà di un fenomeno che non accenna a diminuire. La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ci impone una riflessione che va ben oltre la retorica della celebrazione. Non siamo di fronte a un’emergenza momentanea ma a una questione strutturale che affonda le sue radici nel terreno scivoloso della nostra cultura. Ogni giorno le cronache ci restituiscono storie di vite spezzate e sogni infranti, ma il vero dramma si consuma spesso tra le mura domestiche, lontano dagli occhi indiscreti, dove la violenza cresce nel silenzio e nell’indifferenza generale.

Educare ai sentimenti per disinnescare la violenza

Il vero campo di battaglia su cui si gioca questa partita decisiva è quello dell’educazione. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che qualcosa, nel modo in cui trasmettiamo i valori affettivi alle nuove generazioni, si è inceppato. Non basta insegnare il rispetto delle regole se non educhiamo i nostri ragazzi alla gestione del rifiuto e alla comprensione che l’amore non è mai possesso. La gelosia ossessiva, il controllo costante dello smartphone o la limitazione della libertà personale non sono dimostrazioni d’affetto, bensì segnali d’allarme che troppo spesso vengono scambiati per attenzioni romantiche. La scuola e la famiglia devono tornare a essere alleate in questo percorso, costruendo un argine culturale contro ogni forma di prevaricazione.

Quelle ferite invisibili che fanno più male dei lividi

Quando parliamo di violenza pensiamo subito all’aggressione fisica, ma esiste un sottobosco di abusi psicologici ed economici che è altrettanto devastante. Si tratta di quella violenza sottile che mina l’autostima, isola la donna dalle sue amicizie e la rende dipendente in tutto e per tutto dal partner. Riconoscere questi segnali è il primo passo per intervenire prima che sia troppo tardi. Dobbiamo imparare a leggere tra le righe dei comportamenti, a non minimizzare le frasi che svalutano e a comprendere che la violenza economica è una gabbia da cui è difficilissimo uscire senza un supporto concreto.

La responsabilità collettiva di non voltarsi dall’altra parte

La lotta alla violenza di genere non è una questione privata da risolvere tra le mura di casa. È una responsabilità che investe l’intera comunità. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, smettendo di voltarsi dall’altra parte quando intuisce che qualcosa non va nell’appartamento accanto o nella vita di una collega. Il 25 novembre deve servirci da monito per i restanti giorni dell’anno: il cambiamento reale avverrà solo quando smetteremo di considerare la violenza sulle donne come un fatto di cronaca nera e inizieremo a vederla come una sconfitta di tutta la società civile.

I numeri in Sicilia

Questi i dati specifici relativi alla Sicilia, estratti dai report più recenti disponibili (riferiti all’anno 2024 e primi mesi del 2025).

I numeri della violenza in Sicilia (Rapporto 2024/2025)

 

  • Femminicidi: Nel 2024 in Sicilia sono stati registrati almeno 10 femminicidi. Un dato che si inserisce in un contesto nazionale di 113 donne uccise, di cui 61 per mano del partner o ex partner.

  • Stalking e Reati Spia: Il dato forse più allarmante riguarda i cosiddetti “reati spia”: nella sola Regione Siciliana sono stati registrati quasi 10.000 casi di stalking.

  • Revenge Porn: Sono stati segnalati 755 episodi di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

  • Violenza sui minori: Si registra un aumento del 7% dei reati a danno di minori (649 casi nel 2024), con una prevalenza schiacciante di vittime di sesso femminile nei crimini a sfondo sessuale (oltre l’80%).

I dati sono stati elaborati incrociando i report della Polizia di Stato, i dati diffusi in occasione della presentazione del nuovo modello operativo dell’ASP di Palermo e i report regionali sulla criminalità.

Nicola Lo Iacono

Associazioni di Piazza Armerina unite nel segno della pace: un omaggio alle donne vittime dei conflitti

Piazza Armerina si è fermata per riflettere. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, le associazioni femminili della città dei mosaici hanno scelto di ritrovarsi in un luogo simbolo, davanti alle panchine rosse, per lanciare un messaggio che travalica i confini nazionali. Quest’anno, la narrazione si è spostata dalla cronaca nera domestica, purtroppo sempre attuale, a una prospettiva globale e straziante: la condizione delle donne nei teatri di guerra. A fare gli onori di casa è stata Loretta Vargiu, che ha introdotto l’evento sottolineando la presenza coesa di realtà importanti come Fidapa, Cif, Club Unesco, Inner Wheel, Uciim e l’associazione I-Park. Par l’amministrazione comunale presenti gli assessori Deborha Zanerolli e Giuseppe Capizzi

Lo scenario era reso eloquente da sagome mute, testimoni silenziose posizionate per rappresentare le donne del Sudan, dell’Afghanistan, della Palestina, del Myanmar e dell’Ucraina. Vargiu ha spiegato con chiarezza l’intento della manifestazione: dedicare la giornata a chi subisce la violenza bellica, donne spesso dimenticate che vivono l’orrore quotidiano dei conflitti. Un impegno che passa anche dalla cura dei simboli cittadini, con la promessa condivisa di restaurare il colore rosso delle panchine, ormai sbiadito dal tempo ma non nel significato.

Cultura ed educazione come armi contro la barbarie

L’intervento di Anna Di Rosa, in rappresentanza del Club Unesco, ha posto l’accento sui valori fondamentali della cultura e dell’educazione. Non si può parlare di diritti senza costruire le basi per la pace, un obiettivo che deve coinvolgere soprattutto le giovani generazioni. Di Rosa ha ricordato il monumento per la pace di Fundrò, annunciando il prossimo ripristino della targa commemorativa, rimossa per necessari lavori di restauro. Un segnale tangibile di come la memoria e i simboli siano necessari per mantenere viva la coscienza collettiva.

A dare profondità emotiva all’incontro è stata Agata Mulé, per l’associazione I-Park. Le sue parole hanno evocato il pensiero di Virginia Woolf, ricordando come le donne non abbiano mai scatenato le guerre, ma si ritrovino sempre a subirne le conseguenze più atroci. Ha descritto la condizione di sospensione in cui vivono le madri e le figlie nei territori occupati: prive di acqua, elettricità e servizi essenziali, costrette a proteggere la vita mentre tutto intorno parla di morte. Le sagome esposte non sono solo cartone, ma la metafora di una solitudine tragica che interroga le nostre coscienze.

Un esercito disarmato e la lotta alle nuove violenze

Il messaggio di Marianna La Malfa è stato breve ma incisivo: l’invito a essere tutti “costruttori di pace”, definendo le donne e gli uomini di buona volontà come un “esercito disarmato e disarmante”. Un concetto potente che contrappone la forza del dialogo alla logica della sopraffazione. A seguire, Mirella Calcagno dell’Inner Wheel ha allargato lo sguardo alla campagna Onu “Orange the World”, focalizzandosi su un nemico subdolo e moderno: il cyberbullismo. La violenza oggi corre anche sui fili della rete, colpendo le giovanissime. Calcagno ha ribadito la necessità che gli uomini siano i primi difensori delle donne, costruendo un futuro basato sull’unione e non sulla prevaricazione.

L’assessore Deborha Zanerolli : la responsabilità collettiva e il ricordo di Sandra Crescimanno

L’intervento dell’assessore Deborha Zanerolli ha segnato un momento di forte connessione tra le istituzioni e il tessuto sociale cittadino. Portando i saluti dell’amministrazione comunale, Zaneroli ha voluto ringraziare le associazioni presenti non solo per l’evento odierno, ma per la costanza con cui operano sul territorio. L’assessore ha sottolineato come la battaglia contro la violenza di genere non possa esaurirsi in una singola data sul calendario, ma debba trasformarsi in un esercizio quotidiano di educazione e consapevolezza. Ha ricordato con emozione l’inaugurazione avvenuta lo scorso anno della piazza antistante il comando dei Vigili Urbani, intitolata alla concittadina Sandra Crescimanno, anch’ella vittima di violenza. Un gesto concreto per ancorare la memoria alla toponomastica della città.

Il cuore del discorso si è poi spostato sul ruolo educativo delle famiglie e della scuola. «Dobbiamo insegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti che la libertà è uno dei principi più nobili», ha affermato l’assessore, ribadendo che l’amore vero non limita mai la libertà altrui e che le scelte degli altri non devono mai diventare un pretesto per ferire. Zanerolli ha poi concluso con una riflessione potente sul simbolo della giornata: la panchina rossa. «Non è un semplice elemento di arredo urbano», ha precisato con forza, ma un monito visivo che ci ricorda il “posto vuoto” lasciato da tutte le donne che hanno subito violenza e il sangue versato. Un impegno, quello assunto dall’amministrazione, che intende proseguire nel tempo per evitare che la rassegnazione prenda il sopravvento sull’indignazione e sulla speranza.

Castelli di Sicilia: il consorzio nato a Piazza Armerina si è riunito a Taormina. Presente l’assessore Ettore Messina.

“Fare rete” non è più solo uno slogan, ma una necessità operativa per competere nel mercato del turismo globale. È questo il messaggio forte emerso oggi a Taormina, dove si è tenuta l’Assemblea dei Castelli di Sicilia. Un appuntamento strategico che ha visto la partecipazione attiva del Comune di Piazza Armerina, rappresentato dall’assessore alla Cultura e vicesindaco Ettore Messina. La presenza della città dei mosaici non è casuale, ma testimonia la volontà precisa dell’amministrazione di giocare un ruolo da protagonista nella valorizzazione del patrimonio storico fortificato, un settore che in Sicilia possiede potenzialità ancora inespresse.

Dalla rete al consorzio: un percorso nato a Piazza Armerina

Quella che oggi è una realtà strutturata, il Consorzio “Castelli di Sicilia”, rappresenta l’evoluzione matura di un progetto lungimirante. Nato inizialmente come semplice “Rete dei Castelli” a Castelbuono nel 2019, il progetto ha vissuto il suo momento di svolta istituzionale proprio a Piazza Armerina. È qui, infatti, che nel dicembre del 2022 un’assemblea decisiva ha sancito la trasformazione in Consorzio, formalizzando un’alleanza tra comuni che punta a superare i campanilismi. L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: smettere di promuovere il singolo monumento isolato e iniziare a vendere il “prodotto Sicilia” attraverso un circuito integrato di rocche, manieri e borghi medievali.

Innovazione e competizione: l’app e il concorso 2025

Durante l’incontro taorminese si è discusso anche degli strumenti concreti per agganciare i flussi turistici. Il Consorzio sta lavorando su più fronti, combinando tradizione e tecnologia. Da un lato c’è la promozione digitale, con lo sviluppo di un’applicazione dedicata — tema già affrontato nel precedente incontro di Marineo — pensata per migliorare l’accoglienza e guidare il visitatore alla scoperta dei siti meno noti. Dall’altro c’è il coinvolgimento diretto del pubblico attraverso iniziative come il concorso “Castello Siciliano dell’Anno”. L’edizione 2025 vede i comuni soci in prima linea in una competizione virtuosa che serve ad accendere i riflettori su tesori architettonici spesso dimenticati dai grandi tour operator.

Una strategia per l’entroterra

La partecipazione di Ettore Messina all’assemblea odierna ribadisce la centralità di Piazza Armerina in questo scacchiere. Inserire il patrimonio locale in un circuito regionale significa garantire una visibilità che va oltre la già celebre Villa Romana del Casale, diversificando l’offerta turistica e allungando la permanenza media dei visitatori. Eventi, mostre e percorsi condivisi sono gli strumenti con cui il Consorzio intende operare, trasformando le antiche mura difensive in moderni ponti culturali capaci di generare economia e indotto per tutto il territorio siciliano.

Valguarnera: al via il voto per la Democrazia partecipata 2025

La parola passa ai cittadini. A Valguarnera Caropepe si apre una finestra decisiva per la gestione condivisa delle risorse pubbliche, con l’avvio ufficiale delle procedure di voto per i progetti di Democrazia Partecipata relativi all’anno 2025. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Francesca Draià, ha dato il via libera alla fase di consultazione che permette alla comunità di scegliere direttamente quali iniziative finanziare. Dallo scorso 19 novembre e fino alle ore 12:00 del prossimo 26 novembre, i residenti sono chiamati a esprimere la propria preferenza, trasformando le idee in azioni concrete per il bene comune.

Dallo sport alla sicurezza: le opzioni sulla scheda

Sono quattro le proposte che hanno superato il vaglio preliminare e che ora si contendono il favore dei votanti. Il ventaglio delle opzioni tocca corde diverse della vita cittadina, spaziando dal sociale alle infrastrutture leggere. Nel settore delle attività sociali spicca il progetto “LAB TIME”, pensato come una banca del tempo e laboratorio sociale, e l’iniziativa “Una giornata insieme”, dedicata agli anziani per offrire loro momenti di svago e cultura. Sul fronte ambientale e della sicurezza, la proposta “Rete Radio Civica” punta a creare un sistema di comunicazione resiliente per le emergenze. Infine, per gli amanti dello sport, c’è il progetto di ampliamento e riqualificazione dell’area fitness comunale all’aperto.

Regole e scadenze per esprimere la propria preferenza

Le modalità di partecipazione sono state pensate per essere il più inclusive possibile. Possono votare tutti i residenti che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, un’apertura significativa verso i più giovani, oltre alle associazioni, alle società sportive e ai circoli culturali attivi sul territorio. Per votare è necessario compilare l’apposito modello (Allegato B), allegando la copia di un documento d’identità. Il plico può essere consegnato a mano all’Ufficio Protocollo del Comune durante gli orari di apertura, oppure inviato comodamente via PEC all’indirizzo istituzionale dell’ente.

L’invito istituzionale alla cittadinanza attiva

L’obiettivo dell’amministrazione è coinvolgere il maggior numero possibile di persone in questo esercizio di democrazia diretta. Come si legge nella nota ufficiale diffusa dal palazzo di città, «l’Amministrazione invita tutta la cittadinanza e le realtà associative a partecipare attivamente, contribuendo con la propria scelta alla definizione delle priorità e allo sviluppo condiviso del territorio». La palla ora passa ai valguarneresi, che hanno pochi giorni per far sentire la propria voce e indirizzare le scelte pubbliche verso ciò che ritengono più urgente o necessario per la collettività.

Sanità a Enna, stop ai viaggi della speranza: l’Umberto I diventa centro d’eccellenza per le malattie infiammatorie intestinali

Per i pazienti della provincia di Enna arriva finalmente una boccata d’ossigeno che mette fine a lunghe trasferte e disagi logistici. L’ospedale Umberto I ha ottenuto il riconoscimento ufficiale come “Centro Spoke” all’interno delle reti assistenziali siciliane dedicate alla celiachia e alle Malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici). Una novità sancita da due recenti decreti dell’assessorato regionale alla Salute che certifica un cambio di passo atteso da anni: l’eccellenza sanitaria non è più un miraggio da inseguire fuori provincia, ma una realtà concreta e accessibile vicino casa.

La soddisfazione dei vertici sanitari

Il traguardo raggiunto non è solo un titolo formale ma rappresenta la garanzia di poter ricevere cure specialistiche di alto livello. Il direttore generale dell’Asp, Mario Zappia, sottolinea come questo risultato confermi la qualità della rete assistenziale nel territorio ennese. «Raccogliamo i frutti dell’ottimo lavoro dei nostri professionisti» afferma il manager, evidenziando l’importanza di assicurare ai pazienti cure di prossimità senza rinunciare a standard qualitativi elevati. Si tratta di una risposta concreta a un bacino d’utenza vasto, visto che le patologie croniche intestinali sono purtroppo in costante aumento nella popolazione.

Cure innovative e farmaci biologici

L’ingresso ufficiale nelle reti regionali apre le porte a trattamenti che fino a ieri richiedevano spostamenti verso i grandi centri metropolitani. Marcello Maida, alla guida dell’Unità operativa di Gastroenterologia, non nasconde la soddisfazione per un passaggio che permette l’accesso diretto alle terapie più innovative. Tra queste spiccano i farmaci biologici e percorsi diagnostici avanzati. «Concretamente significa per i pazienti poter accedere alle eccellenze cliniche e diagnostiche vicino casa» spiega il primario. L’ospedale si attrezza quindi per gestire casi complessi con un approccio multidisciplinare che nulla ha da invidiare alle strutture delle grandi città.

Un modello di gestione per le cronicità

Alessandro Vitello, responsabile dell’Ambulatorio Mici, punta l’attenzione sulla complessità di malattie come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Patologie che richiedono un monitoraggio costante e un approccio strutturato che oggi Enna è in grado di garantire con protocolli allineati a quelli nazionali. Questo risultato è frutto anche di una strategia condivisa tra la direzione dell’Asp e l’Università Kore. La sinergia tra ospedale e mondo accademico ha permesso di mettere in campo risorse professionali e strumentazioni d’avanguardia, dimostrando che quando le istituzioni collaborano, anche la sanità di provincia può diventare un punto di riferimento strategico per l’intera regione.

Via libera dall’Europa: la Sicilia riprogramma oltre 120 milioni per il futuro

Bruxelles ha acceso il semaforo verde. La Commissione europea ha approvato ufficialmente la proposta di riprogrammazione del Programma operativo Fse+ Sicilia 2021-2027, un passaggio fondamentale che la Regione attendeva nell’ambito della revisione di medio termine. Al centro della manovra ci sono 120,35 milioni di euro di risorse comunitarie che ora cambiano destinazione per inseguire obiettivi più moderni e urgenti. Si punta tutto sulle nuove priorità denominate STEP, Prontezza e Decarbonizzazione. Questa operazione non si limita a spostare fondi ma libera anche un cofinanziamento nazionale di circa 270 milioni di euro. Somme che finiranno nel prossimo accordo di coesione per essere reinvestite in progetti coerenti con lo spirito del Fondo sociale europeo. La regia dell’intera operazione porta la firma dell’Autorità di gestione guidata da Rossana Signorino, dirigente generale del dipartimento della Formazione professionale.

La soddisfazione del governo regionale

Il cambio di rotta permette all’Isola di attivare un pacchetto di interventi innovativi in settori che oggi decidono il destino economico dei territori. Parliamo di digitalizzazione, tecnologie pulite, biotecnologie e sicurezza. Il presidente della Regione, Renato Schifani, accoglie la notizia come una vittoria politica e amministrativa. «Si tratta di un riconoscimento significativo della capacità di programmazione dell’amministrazione regionale e della qualità della strategia proposta» commenta il governatore. Secondo Schifani la Sicilia dimostra finalmente di saper cogliere le opportunità offerte dall’evoluzione del quadro strategico europeo. L’obiettivo è orientare le risorse verso sfide reali come la transizione digitale ed ecologica. «Questo risultato conferma l’impegno della Regione nel rafforzare competitività, competenze e resilienza del sistema socioeconomico siciliano» conclude il presidente.

Risorse immediate e vantaggi finanziari

Anche l’assessore regionale all’Istruzione e alla formazione professionale, Mimmo Turano, sottolinea l’importanza del momento. «Il via libera di Bruxelles rappresenta un passaggio decisivo per il rilancio del sistema formativo, produttivo e territoriale siciliano» dichiara l’assessore. Turano ribadisce come questa mossa confermi la volontà del governo di valorizzare ogni strumento utile per cittadini e imprese. I benefici sono anche tecnici e immediati. Grazie a queste modifiche la Regione potrà godere di un prefinanziamento aggiuntivo e di uno eccezionale del 20 per cento per le nuove priorità. Questo avrà un effetto positivo diretto sulla spesa da certificare entro la fine di quest’anno. Tra i vantaggi ottenuti c’è anche l’estensione dell’ammissibilità della spesa fino al 31 dicembre 2030.

Tre pilastri per la crescita

La revisione approvata ridisegna la mappa degli investimenti concentrandoli su tre assi strategici ben definiti. Il primo riguarda la “Priorità STEP” che assorbe oltre 60 milioni di euro. Questi soldi serviranno a potenziare il sistema degli ITS e i percorsi di alta formazione nelle tecnologie digitali e pulite. Il secondo asse è quello della “Prontezza e competitività” con quasi 34 milioni destinati alle competenze avanzate nella sicurezza informatica e nella protezione civile. Infine c’è la “Decarbonizzazione” che con circa 29 milioni supporterà la transizione verde e la riconversione professionale verso i lavori del futuro. Resta ferma l’attenzione al sociale con il 28 per cento delle risorse totali dedicate all’inclusione e il 21 per cento alle politiche per i giovani. Un modo concreto per offrire alle nuove generazioni motivi validi per restare in Sicilia.

Le tartarughe caretta caretta e il sesto senso magnetico: la scienza scopre perché ballano

Le tartarughe caretta caretta sono eterne viaggiatrici degli oceani, capaci di coprire distanze enormi durante la loro esistenza affidandosi a un sistema di navigazione naturale incredibilmente sofisticato. Questi rettili marini non si limitano a nuotare alla cieca ma seguono il campo magnetico terrestre utilizzando due approcci distinti che fungono da bussola e da mappa. Se la scienza aveva già compreso come le tartarughe riuscissero a “vedere” il campo magnetico grazie a molecole sensibili alla luce, il meccanismo che permetteva loro di “sentirlo” fisicamente è rimasto a lungo un mistero irrisolto.

Il tassello mancante nel sistema di navigazione

Oggi una risposta arriva finalmente da uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology. I ricercatori hanno scoperto che il senso della mappa magnetica di questi animali potrebbe dipendere dalla presenza di minuscoli frammenti di magnetite incorporati nel loro corpo. Per arrivare a questa conclusione il team ha adottato un metodo tanto ingegnoso quanto affascinante che ha coinvolto una vera e propria danza delle piccole tartarughe, svelando come questi antichi animali riescano a tracciare la loro posizione esatta nel vasto blu.

L’esperimento della danza rivelatrice

Gli scienziati hanno lavorato con otto piccoli di tartaruga addestrandoli a compiere una piroetta specifica quando avvertivano un determinato campo magnetico, associando il movimento alla ricezione di cibo. Le tartarughe sono animali molto motivati dal nutrimento e tendono a girare su se stesse quando sanno che sta per arrivare il momento del pasto. Sfruttando questo comportamento naturale i ricercatori hanno insegnato ai piccoli a segnalare attivamente la percezione del magnetismo attraverso i loro movimenti rotatori.

La conferma arriva dalla reazione agli impulsi

Successivamente gli esemplari sono stati esposti a forti impulsi magnetici. L’obiettivo era verificare se tale esposizione avrebbe interrotto la loro capacità di orientamento. I risultati hanno mostrato che dopo l’impulso le tartarughe ballavano molto meno. Questo calo di reattività suggerisce che il loro sistema di rilevamento si basa proprio sulla magnetite, un materiale che viene disturbato dalle interferenze magnetiche esterne, confermando l’ipotesi che questi animali possiedano una sorta di GPS biologico integrato nei tessuti.

Un passo avanti per la comprensione della specie

La scoperta aggiunge un tassello fondamentale alla nostra conoscenza del mondo animale. Le tartarughe utilizzano entrambi i sensi magnetici per decifrare l’ambiente circostante: uno funziona come una bussola per indicare la direzione di marcia, mentre l’altro agisce come una mappa per tracciare la posizione esatta. I risultati indicano che questa seconda capacità è essenziale per la navigazione su lunghe distanze. Alayna Mackiewicz, autrice dello studio e studentessa presso l’Università del Nord Carolina a Chapel Hill, ha spiegato che addestrare le tartarughe ha richiesto tempo e pazienza ma si è rivelato un processo divertente e illuminante.

Taormina Food Expo 2025: un successo che unisce le sponde del Mare Nostrum nel segno dell’eccellenza

Cala il sipario su un’edizione che difficilmente sarà dimenticata dagli addetti ai lavori e dai semplici appassionati del buon vivere. Taormina, perla dello Ionio, ha salutato ieri la conclusione del Taormina Food Expo 2025, una quattro giorni intensa che ha trasformato il Parking Porta Catania in un vero e proprio tempio della cultura agroalimentare. L’evento, fortemente voluto e organizzato dalla CNA Sicilia, non si è limitato a essere una vetrina espositiva, ma ha pulsato di vita propria dal 20 al 23 novembre, confermandosi come uno snodo cruciale per l’economia del settore nel Mediterraneo.

L’aria che si è respirata tra gli stand è stata quella delle grandi occasioni. Migliaia di visitatori hanno affollato l’area, mossi non solo dalla curiosità ma da un interesse genuino verso le storie che si celano dietro ogni prodotto. La massiccia adesione delle aziende ha permesso di offrire uno spaccato vibrante delle eccellenze siciliane, creando un dialogo diretto e senza filtri tra chi produce e chi consuma. Non è stato solo un mercato, ma un’esperienza sensoriale che ha celebrato il titolo di “Sicilia Regione Europea della Gastronomia 2025”, sostenendo con forza la candidatura della cucina italiana come patrimonio UNESCO e rilanciando la Dieta Mediterranea non come semplice regime alimentare, ma come autentico stile di vita.

Il ponte con Malta e la visione strategica per il futuro

Uno degli aspetti più significativi di questa edizione è stato senza dubbio lo sguardo rivolto oltre i confini regionali. La presenza della Delegazione Malta Food Agency ha sancito un legame prezioso, trasformando il canale di Sicilia in un ponte di opportunità. I talk, gli show cooking gremiti e gli incontri B2B hanno tessuto una trama fitta di scambi, dove la sostenibilità è emersa come il vero filo conduttore.

La soddisfazione dei vertici di CNA è palpabile e si traduce in parole che guardano già al domani. Filippo Scivoli, Presidente di CNA Sicilia, ha sottolineato come la manifestazione sia stata la «prova tangibile della vitalità del nostro agroalimentare», riuscendo nell’impresa di «coniugare la celebrazione della nostra identità gastronomica con le concrete opportunità di business». Gli fa eco Piero Giglione, Segretario regionale, che evidenzia come il rapporto con l’isola dei Cavalieri rappresenti «il primo tassello di una strategia di internazionalizzazione sempre più solida», confermando che la cooperazione nel Mediterraneo è la chiave di volta per la crescita delle imprese locali.

A chiudere il cerchio delle riflessioni è Tindaro Germanelli, Coordinatore Regionale di CNA Agroalimentare, che ha posto l’accento sul valore umano e ambientale dell’evento: «Vedere tante aziende, dai produttori ai trasformatori, protagoniste di questo successo e dialogare con un pubblico così attento e numeroso, ripaga degli sforzi organizzativi». La direzione è tracciata: un modello di sviluppo che mette al centro le persone e il rispetto per l’ambiente, dimostrando che la Sicilia ha tutte le carte in regola per essere protagonista internazionale del gusto.

 

 

Caro rientri per i docenti siciliani a Natale 2025: scatta l’allarme per tariffe aeree e treni

Si preannuncia un Natale amaro, o quantomeno salatissimo, per migliaia di insegnanti italiani che prestano servizio lontano dai propri affetti. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha lanciato un grido d’allarme che non può passare inosservato, denunciando una situazione che definire insostenibile è ormai un eufemismo. In vista delle festività natalizie del 2025, il legittimo desiderio di riabbracciare le famiglie si sta trasformando in un vero e proprio percorso a ostacoli per i docenti fuori sede, costretti a fare i conti con rincari quotidiani e una disponibilità di mezzi di trasporto che si assottiglia a vista d’occhio. Non siamo di fronte a una semplice fluttuazione del mercato, ma a un fenomeno che rischia di ledere diritti fondamentali.

Le cifre parlano chiaro e delineano un quadro preoccupante per le tasche di chi vive con uno stipendio statale. Per la data cruciale del 20 dicembre, le tariffe aeree, in particolare quelle di Ryanair sulle tratte Nord-Sud, hanno raggiunto livelli proibitivi. Chi deve volare da Milano Malpensa a Palermo si trova di fronte a richieste che oscillano tra i 175 e i 220 euro, mentre per raggiungere Catania si toccano punte di 270 euro. La situazione non migliora partendo da altri scali: da Bergamo a Palermo si spendono fino a 236 euro, da Torino si superano i 200 euro e persino da Pisa la partenza è fissata oltre i 130 euro. Stesso copione per chi deve raggiungere la Calabria o la Sardegna, con prezzi che superano il limite della sostenibilità.

Il nodo dei trasporti ferroviari e la richiesta di una tariffa sociale

Se i cieli sono tempestosi, sui binari non va certo meglio. La rete ferroviaria, che dovrebbe rappresentare l’alternativa naturale e sostenibile, si sta rivelando incapace di assorbire la domanda. I treni ad alta velocità risultano esauriti con largo anticipo, le disponibilità sono ridotte all’osso e i tempi di percorrenza spesso non conciliano con le esigenze lavorative, il tutto condito da prezzi che non aiutano certo il portafoglio dei docenti. Questa doppia penalizzazione, che colpisce sia all’andata che al ritorno previsto per gennaio, genera un forte disagio psicologico, trasformando un momento di gioia in fonte di ansia.

Di fronte a questo scenario, il CNDDU non usa mezzi termini: serve un intervento pubblico deciso. La mobilità deve essere riconosciuta come componente essenziale della dignità del lavoratore. La richiesta è chiara: lo Stato deve assumere un ruolo attivo nella regolazione dei prezzi nei periodi di picco, introducendo meccanismi che calmino il mercato e impediscano speculazioni sulla pelle dei viaggiatori. Si invoca l’istituzione di una “tariffa sociale” stabile per il personale scolastico fuori sede, un riconoscimento tangibile del valore della funzione educativa che garantisca un accesso equo ai trasporti. È urgente potenziare i collegamenti con corse straordinarie e rafforzare la continuità territoriale per tutto il Mezzogiorno, non solo per le isole.

Appello ai ministeri per un tavolo di confronto permanente

La questione non è solo economica, ma di principio. Per questo motivo è stato rivolto un appello diretto al Ministero dell’Istruzione e del Merito e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’apertura urgente di un tavolo permanente di confronto. L’obiettivo è monitorare l’andamento dei prezzi e intervenire tempestivamente, garantendo trasparenza sui meccanismi di formazione delle tariffe e sull’uso del dynamic pricing, che non deve diventare uno strumento di esclusione sociale

Inoltre, si ritengono indispensabili strumenti di compensazione economica, come contributi diretti o detrazioni delle spese di viaggio. Non si tratta di chiedere privilegi, ma di rivendicare un principio elementare di giustizia: chi si dedica all’educazione delle nuove generazioni non dovrebbe essere costretto a scegliere tra il proprio dovere professionale e la possibilità di trascorrere le feste con i propri cari. Una scuola che insegna i diritti non può basarsi sulla loro compressione sistematica

 

Dissesto idrogeologico in Sicilia: alla Kore di Enna il confronto su stato dell’arte e tecnologie

La salvaguardia del territorio e la necessità di risposte concrete di fronte ai cambiamenti climatici saranno i temi portanti di un importante appuntamento previsto per domani. Lunedì 24 novembre, l’Auditorium M.A.R.T.A. dell’Università Kore di Enna ospiterà il convegno dal titolo “Dissesto idrogeologico in Sicilia: stato dell’arte e soluzioni tecnologiche”. L’evento, in programma dalle 10:00 alle 13:30 presso la struttura di contrada Panasia, mira a creare un ponte operativo tra istituzioni, mondo della ricerca e professionisti del settore, per analizzare le criticità attuali e le nuove frontiere della prevenzione.

Una sinergia tra costruttori, università e ordini professionali

L’iniziativa, promossa da ANCE Enna, nasce dall’esigenza di fare chiarezza sulle dinamiche che interessano la stabilità idrogeologica dell’isola. Al centro del dibattito non vi sarà solo l’analisi dei rischi, ma soprattutto l’approfondimento sulle tecnologie moderne applicabili per la tutela degli edifici e delle infrastrutture. L’organizzazione dell’evento vede una stretta collaborazione tra l’Associazione dei costruttori, il Dipartimento di Ingegneria e Architettura della Kore e gli Ordini professionali degli Ingegneri e dei Geologi, a testimonianza di un approccio multidisciplinare indispensabile per affrontare tematiche così complesse.

Il programma dei lavori e i relatori

La giornata si aprirà alle ore 10:00 con i saluti istituzionali. Ad inaugurare i lavori saranno il Presidente dell’Unikore Cataldo Salerno, il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Enna Alessandro Severino, la Presidente di ANCE Enna Sabrina Burgarello, il Presidente della Consulta Regionale Ingegneri Fabio Corvo e Paolo Mozzicato dell’Ordine Regionale dei Geologi. Dalle 10:30 spazio agli interventi tecnici, moderati dal giornalista de “Il Sole 24 Ore” Nino Amadore. Il tavolo dei relatori vedrà la presenza di figure di spicco nella gestione del territorio: prenderanno la parola Flavio Monosilio del Centro Studi ANCE, l’ingegnere Sergio Tumminello, soggetto attuatore della struttura contro il dissesto idrogeologico, e l’ingegnere Salvo Cocina, Dirigente Generale della Protezione Civile regionale.

Il contributo accademico e le conclusioni

Di rilievo anche l’apporto del mondo accademico, con gli interventi dei professori Maurizio Ziccarelli (UniPalermo), Gabriele Freni e Francesco Castelli (UniKore), che forniranno una prospettiva scientifica sulle strategie di intervento, affiancati dal geologo Nunzio Costa. Le conclusioni della mattinata, previste intorno alle 12:00, saranno affidate all’Assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Aricò, e al Presidente di ANCE Sicilia, Salvo Russo. Un momento di sintesi necessario per trasformare le analisi tecniche in indirizzi politici e operativi a tutela della Sicilia.

Bastano poche sigarette al giorno per compromettere il cuore per decenni

C’è una convinzione diffusa, quasi una piccola bugia che ci raccontiamo per sentirci al sicuro: l’idea che fumare solo un paio di sigarette al giorno, magari dopo il caffè o durante una pausa lavoro, sia un vizio innocuo. Ci piace pensare che i veri danni siano riservati a chi consuma pacchetti interi. Purtroppo la scienza è tornata a bussare alla nostra porta con dati alla mano per dirci che non è così. Una ricerca recente ha messo nero su bianco una verità scomoda: anche un consumo molto ridotto di tabacco fa impennare il rischio di insufficienza cardiaca e morte prematura. E c’è un dettaglio ancora più inquietante: questo pericolo può restare in agguato nel nostro organismo per decenni, anche dopo aver spento l’ultima “bionda”.

I numeri che non lasciano scampo

L’analisi condotta dai ricercatori del Johns Hopkins Ciccarone Center for Prevention of Cardiovascular Disease non lascia molto spazio alle interpretazioni ottimistiche. Gli esperti hanno passato al setaccio i dati di oltre trecentomila adulti seguiti per quasi vent’anni. I risultati sono un campanello d’allarme che risuona forte. Chi fuma anche solo da due a cinque sigarette al giorno affronta un rischio di insufficienza cardiaca superiore del 50 per cento rispetto a chi non ha mai fumato. La probabilità di morire per qualsiasi causa sale addirittura del 60 per cento. Questi numeri ci dicono chiaramente che il concetto di “fumatore leggero” è più un’etichetta sociale che una realtà medica sicura.

Smettere serve ma il corpo ha memoria

La domanda che sorge spontanea riguarda il recupero. Se smetto oggi, torno come nuovo? La risposta è complessa. Il beneficio di dire addio al fumo è immediato e potente, soprattutto nei primi dieci anni di astinenza, quando il rischio cardiovascolare crolla drasticamente. Tuttavia il nostro corpo possiede una memoria di ferro. Gli ex fumatori mantengono livelli di rischio superiori rispetto a chi non ha mai toccato tabacco anche trent’anni dopo aver smesso. Questo non deve scoraggiare, anzi. Deve motivare a smettere il prima possibile. Ridurre il numero di sigarette non basta a proteggerci: l’unica vera difesa è la cessazione totale e precoce. Prima si smette, più tempo diamo al nostro cuore per tentare di dimenticare il danno subito.

Il “sacco” della Sicilia antica: smantellata una rete Internazionale di tombaroli

CATANIA – Non è solo un furto di oggetti, ma una sistematica spoliazione della memoria collettiva. La Procura di Catania ha scoperchiato un vaso di Pandora che rivela un business fiorente e spregiudicato: un traffico internazionale di beni archeologici che, partendo dal fango degli scavi clandestini in Sicilia, approdava nelle asettiche sale d’asta di Monaco di Baviera e Londra. L’operazione, vasta e complessa, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di ben 74 persone, delineando i contorni di un’organizzazione criminale capace di trasformare la storia dell’isola in merce di contrabbando per collezionisti facoltosi.

Una “Filiera” Criminale Organizzata

Quello che emerge dalle carte dei magistrati non è l’opera isolata di qualche scavatore amatoriale, ma una vera e propria impresa del crimine culturale. Secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ignazio Scavone e dal sostituto Andrea Gullo, in Sicilia operavano due distinte associazioni per delinquere.

La struttura era verticistica e ben oliata: alla base, i “tombaroli”, operai specializzati nella violazione di oltre 20 siti archeologici, spesso aree vulnerabili e prive di sorveglianza adeguata. Questi scavatori agivano senza alcuna concessione, depredando tombe e insediamenti antichi. I reperti non rimanevano però nelle mani di chi li estraeva; venivano immediatamente inseriti in una filiera commerciale sofisticata, destinata a piazzare i beni sul mercato antiquario internazionale. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha già fissato gli interrogatori preventivi per la prossima settimana, con richieste di custodia cautelare pendenti su 55 dei 74 indagati.

La Rotta Europea: Dai Campi Siciliani alle Aste di Lusso

Il dettaglio più allarmante dell’inchiesta riguarda la capacità dell’organizzazione di proiettarsi oltre i confini nazionali. I reperti siciliani, una volta ripuliti dalla terra, acquisivano un valore economico esponenziale attraversando le frontiere.

Gli inquirenti hanno documentato passaggi inquietanti: in un caso, 46 preziose monete datate tra il V e il III secolo a.C. sono state battute da una casa d’aste tedesca a Monaco di Baviera per oltre 42.000 euro. Ancor più redditizia la piazza britannica: a Londra, un lotto di 39 monete di epoca greca, inequivocabilmente sottratte al sottosuolo siciliano, è stato venduto per oltre 150.000 sterline (circa 180.000 euro). Questi episodi, secondo l’accusa, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un flusso costante di tesori che lasciavano l’Italia per arricchire vetrine straniere.

Falsificazioni e Mercato Locale

Non tutto il bottino prendeva la via dell’estero. L’organizzazione curava anche un fiorente mercato interno, rivolto ad appassionati e collezionisti locali senza scrupoli. Per rendere vendibili i pezzi e aggirare i controlli, la banda ricorreva alla falsificazione sistematica dei certificati di provenienza, “lavando” i reperti per farli apparire legali.

Nel provvedimento della Procura vengono contestati ben 292 episodi specifici di scavo illecito, ricettazione e vendita. In alcuni casi, singoli pezzi venivano ceduti in Sicilia per cifre che toccavano i 20.000 euro. Questo dettaglio conferma come il patrimonio archeologico sia trattato alla stregua di un bancomat a cielo aperto, un danno incalcolabile per la comunità scientifica che perde per sempre il contesto di ritrovamento, rendendo muti oggetti che avrebbero potuto raccontare secoli di storia.

Prospettive Giudiziarie

L’inchiesta entra ora in una fase cruciale. Con gli interrogatori di garanzia alle porte, la magistratura cercherà di chiarire le responsabilità individuali e, soprattutto, di recuperare quanto più possibile del patrimonio disperso. Resta l’amarezza per la facilità con cui siti di importanza mondiale vengano violati, ma anche la conferma che le forze dell’ordine italiane possiedono le competenze investigative per tracciare il crimine anche quando tenta di nascondersi dietro la facciata rispettabile delle aste internazionali.

Vigili del fuoco, Enna diventa polo regionale per la formazione tecnica

Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Enna si conferma un punto di riferimento nevralgico per la sicurezza in Sicilia. Non si tratta solo di gestire gli interventi d’urgenza ma di costruire le competenze del domani attraverso un addestramento costante e rigoroso. La sede ennese ha infatti ospitato di recente due momenti formativi di alto profilo che hanno coinvolto non solo il personale locale ma anche colleghi provenienti da altre province dell’isola, trasformando la città in un vero laboratorio tecnico per l’emergenza.

La specializzazione nell’uso delle autogru

Il primo appuntamento ha puntato i riflettori sulla movimentazione dei carichi pesanti e sulla gestione di scenari complessi. Un corso specifico per operatori di autogru ha visto impegnati dodici vigili del fuoco arrivati dai comandi di Enna e Caltanissetta. L’obiettivo è chiaro e non ammette margini di errore, ovvero fornire le chiavi tecniche per manovrare questi mezzi imponenti con la massima sicurezza ed efficacia. Saper gestire un’autogru significa spesso fare la differenza durante crolli o recuperi difficili, dove la precisione millimetrica della macchina deve sposarsi con la prontezza dell’operatore.

Selezioni per i soccorritori acquatici

Non solo terraferma ma anche acqua. Il secondo evento ha riguardato la delicata fase di selezione per i futuri soccorritori acquatici del Corpo. In questo frangente si sono misurati i pompieri dei comandi di Enna e Catania. Le prove sono servite a valutare la preparazione fisica e la lucidità mentale necessarie per operare in ambiente acquatico, un contesto che richiede una preparazione atletica e tecnica superiore alla media per garantire la salvezza propria e delle persone soccorse.

Il ruolo centrale del comando ennese

A suggellare l’importanza di queste giornate arriva la nota ufficiale del vertice del comando. Questi appuntamenti non sono casuali ma rientrano in una strategia precisa che vede l’entroterra siciliano protagonista della crescita professionale del Corpo. Come ha dichiarato il Comandante Provinciale, l’architetto Erich Granata: «Questi eventi formativi confermano la centralità del Comando di Enna nella formazione in ambito regionale». Il comando si conferma dunque come un polo essenziale per l’aggiornamento e la preparazione dei Vigili del Fuoco in tutta la Sicilia.

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Gela – Cocaina tra professionisti e famiglie

GELA – C’è una città visibile, fatta di lavoro e quotidianità, e una città parallela, sotterranea ma spaventosamente vicina, che pulsa allo stesso ritmo della prima. È questo il quadro inquietante che emerge dalle oltre mille pagine dell’ordinanza dell’operazione “White Ship”, condotta dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela e coordinata dalla locale Procura. L’inchiesta non si limita a scoperchiare un traffico di stupefacenti, ma traccia una sociologia del disagio urbano dove la cocaina ha smesso di essere un vizio occulto per diventare una presenza costante, quasi banale, nelle vite di professionisti, madri di famiglia e lavoratori insospettabili.

La logistica del “delivery”: efficienza aziendale in un garage

Al centro del sistema criminale, secondo gli inquirenti, vi era la figura di un venticinquenne . Non un semplice spacciatore di strada, ma il presunto gestore di un servizio strutturato con logiche quasi aziendali. La base operativa era individuata in un garage situato nella zona delle “baracche”, un’area periferica e difficile, che tuttavia era divenuta crocevia trasversale per l’intera cittadinanza.

Il sistema svelato dagli investigatori era rodato alla perfezione: telefoni dedicati esclusivamente alle ordinazioni, una rete di clienti fidelizzati e un servizio di consegna rapida che garantiva discrezione ed efficienza. Una sorta di “delivery” dello stupefacente capace di soddisfare la domanda in tempo reale, abbattendo i rischi per l’acquirente e massimizzando i profitti per l’organizzazione.

Codici e insospettabili: quando la droga entra in ufficio

L’aspetto più allarmante dell’inchiesta “White Ship” è la tipologia della clientela. Non parliamo di emarginati ai bordi della società, ma di quella che viene definita la “società civile”. Tra gli acquirenti abituali figurano giovani professionisti, donne in carriera e lavoratori comuni. Nelle chat intercettate, la droga veniva camuffata dietro un lessico apparentemente innocuo: richieste di “baci”, “pecore” o “regalini” celavano in realtà ordinazioni precise di dosi e quantità.

La cocaina, stando alle ricostruzioni, era integrata nella routine lavorativa e familiare, utilizzata forse per reggere i ritmi di una vita performante o per anestetizzare un malessere profondo. Il garage di periferia era diventato il punto di contatto tra due mondi che, in teoria, non dovrebbero mai toccarsi, svelando una permeabilità totale tra l’economia criminale e la vita civile.

L’economia del debito e il dramma della fragilità

L’inchiesta ha portato alla luce anche le dinamiche economiche perverse che legavano pusher e consumatori, trasformando il rapporto commerciale in una morsa di dipendenza totale. Si era instaurato un clima di fiducia tossica: c’era chi lasciava il proprio bancomat in garanzia allo spacciatore, chi chiedeva anticipi sullo stipendio per pagare le dosi e chi concordava piani di rientro dilazionati, come se si trattasse di rate per un acquisto lecito.

In questo contesto emerge un episodio emblematico che restituisce la cifra del dramma umano sotteso al traffico: una donna, consumatrice abituale e ormai intrappolata nella spirale del debito e della dipendenza, sarebbe arrivata a prostituirsi pur di saldare i conti e ottenere la sostanza. Un segnale inequivocabile, come sottolineato anche dagli inquirenti, di un livello di fragilità sociale che va ben oltre il semplice fatto di cronaca nera.

Un circuito chiuso di silenzi

Quello descritto da “White Ship” è un circuito chiuso e autoregolato, protetto da un muro di silenzio e connivenza. Non è il degrado che invade la città, ma una “normalità distorta” che l’ha ormai pervasa. L’operazione delle forze dell’ordine ha interrotto i flussi illeciti, ma ha lasciato aperta una ferita, costringendo la comunità di Gela a guardarsi allo specchio e a fare i conti con un disagio diffuso che, fino a ieri, si nascondeva dietro la porta di un garage di periferia.

Mondo della musica in lutto: è morta Ornella Vanoni

Un velo di profonda tristezza è calato ieri sera sulla città di Milano e sull’intero panorama culturale del nostro Paese. La musica italiana perde una delle sue interpreti più raffinate, ironiche e inconfondibili. Ornella Vanoni ci ha lasciati all’età di 91 anni. La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno nella serata di ieri 21 novembre 2025, lasciando attoniti milioni di fan che l’hanno amata non solo per la sua voce unica, ma anche per quella schiettezza disarmante che l’ha resa un personaggio straordinario fino all’ultimo.

Secondo le prime informazioni trapelate, l’artista si trovava nella sua storica abitazione milanese quando è stata colta da un improvviso arresto cardiocircolatorio. La macchina dei soccorsi si è mossa con rapidità, ma l’intervento dei sanitari del 118 purtroppo non è bastato a strapparla alla morte. Per la «signora della canzone» non c’era ormai più nulla da fare se non constatarne il decesso. Se ne va così, in una sera d’autunno, una donna che ha saputo attraversare oltre mezzo secolo di storia e costume restando sempre fedele a se stessa.

Dalle canzoni della mala ai grandi successi pop

Ripercorrere la carriera di Ornella Vanoni significa sfogliare l’album dei ricordi della migliore Italia. Nata all’ombra della Madonnina il 22 settembre 1934, ha legato i suoi esordi al genio di Giorgio Strehler e al Piccolo Teatro, dando vita a quelle «canzoni della mala» che ancora oggi rappresentano un vertice espressivo di rara intensità. Ma la sua grandezza è stata quella di non fermarsi mai, di evolversi costantemente mescolando la teatralità all’eleganza del pop d’autore.

Il pubblico l’ha consacrata grazie a brani che sono entrati di diritto nel DNA musicale di tutti noi. Titoli come «Senza fine», «Io ti darò di più» o la struggente «L’appuntamento» non sono semplici canzoni, ma veri e propri monumenti emotivi. La sua voce calda e quel timbro nasale divenuto un marchio di fabbrica hanno raccontato l’amore in tutte le sue sfumature, compresa quella follia lucida magistralmente interpretata nel brano «La voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria». Un percorso artistico costellato da oltre sessanta album e vendite che superano i 55 milioni di copie.

Un’artista libera che ha fatto la storia

Ornella non era solo una cantante. Era un’artista totale, capace di calcare i palcoscenici teatrali con la stessa disinvoltura con cui dominava gli studi televisivi. È stata l’unica donna a ricevere per due volte il prestigioso Premio Tenco, un riconoscimento che sottolinea il valore culturale del suo operato. Ma forse, ciò che mancherà di più è la sua straordinaria capacità di essere libera. Libera di dire ciò che pensava, libera di ridere di se stessa e libera di vivere l’arte senza compromessi.

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile tra i colleghi e gli amici che l’hanno accompagnata in questo lungo viaggio. Milano perde una figlia prediletta e l’Italia intera saluta una regina che non ha mai avuto bisogno di una corona per brillare. La sua musica e la sua inimitabile eleganza resteranno un patrimonio eterno, custodito nel cuore di chi ha saputo ascoltare la sua anima attraverso quella voce senza tempo.

Sicilia: eventi e sagre. Come passare un weekend alternativo, ma attenti al meteo.

Il fine settimana in Sicilia si preannuncia come un’immersione totale nei sapori autentici e nelle tradizioni radicate dell’isola. Nonostante l’allerta meteo arancione che incombe su diverse province, l’entroterra e le località costiere si mobilitano per celebrare l’autunno con un calendario fitto di sagre ed eventi, unendo la ricchezza enogastronomica a proposte culturali e musicali di primo piano. Da Taormina a Santa Ninfa, passando per Bagheria e Trappeto, l’isola offre un’esperienza sensoriale unica, mettendo in mostra il meglio delle sue produzioni locali — dall’olio EVO alla pecora del Belice, fino allo sfincione palermitano e ai dolci a base di kaki — confermando ancora una volta la Sicilia come un crocevia di gusto, cultura e resilienza
Eventi Enogastronomici e Fiere
  • Taormina Food Expo: Un importante appuntamento dedicato al mondo dell’enogastronomia, che prosegue per tutto il weekend a Taormina, offrendo degustazioni, workshop e la presenza di numerosi espositori.
  • Sagra della Pecora (Santa Ninfa): Nel borgo seicentesco di Santa Ninfa, si svolge la tradizionale Sagra della Pecora della Valle del Belice, un evento interamente dedicato alla pecora e ai suoi derivati, con degustazioni e manifestazioni.
  • Sfincione Fest (Bagheria): Come accennato nelle notizie generali, a Bagheria si terrà lo Sfincione Fest, un evento gastronomico che celebra il tipico prodotto locale e includerà un concerto di Alan Sorrenti.
  • Festa dell’Olio e delle olive (Trappeto): La manifestazione “TrappetOlio” promuove l’olio locale e le tradizioni legate alla sua produzione, con degustazioni e iniziative culturali.
  • Sagra del Kaki (Misilmeri): Un’iniziativa dedicata alla promozione del kaki, con degustazione e distribuzione di frutti e prodotti dolciari a base di questo frutto autunnale.
  • Sapori d’Autunno (Santo Stefano di Briga, Messina): Degustazioni di prodotti tipici e piatti della tradizione locale nel casale collinare di Santo Stefano di Briga.
Musica e Cultura
  • Belpasso Film Festival: Proseguirà per venerdì 21 e sabato 22 novembre il Film Festival a Belpasso.
  • Concerto di Francesco De Gregori: Il noto cantautore italiano si esibirà in concerto venerdì 21 novembre.
  • Eventi Musicali a Palermo: Ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo prosegue la rassegna “Solo per Lelio”, con vari appuntamenti musicali, tra cui la Sicilian Improvisers Orchestra sabato 22 novembre. Al Politeama Garibaldi, l’Orchestra Sinfonica propone un programma che unisce ballate popolari e classici intramontabili.
  • Teatro a Palermo: Diversi spettacoli sono in scena nei teatri palermitani, tra cui “Il Malato Immaginario” al Teatro Al Massimo e “I Ciarlatani” al Teatro Biondo.
  • Giornate FAI per le scuole: Sebbene rivolte principalmente agli studenti, queste giornate offrono la possibilità di visitare luoghi d’interesse in diverse località siciliane (dal 24 al 29 novembre, ma con possibili eventi introduttivi nel weekend).
Natura e Sport
  • Trekking a Pizzo Carbonara (Petralia Sottana): Domenica 23 novembre è prevista un’escursione di trekking a Pizzo Carbonara, la seconda vetta più alta della Sicilia, con percorsi ad anello e panorami mozzafiato, adatta a chi è in buona forma fisica.

Si consiglia di verificare i programmi specifici e le eventuali restrizioni dovute alle condizioni meteorologiche, in particolare per gli eventi all’aperto, data l’allerta meteo in corso nella regione.

(Per avere maggiori informazioni copiate e incollate la parte in neretto nella ricerca google e cliccate su AI MODE)

Trasporti – Bonus Sicilia: prorogato contro il caro-biglietti fino al 2026

PALERMO – Una boccata d’ossigeno per i cieli siciliani e per le tasche dei residenti. La Regione Siciliana ha confermato l’estensione del cosiddetto “Bonus Sicilia”, la misura di sostegno economico concepita per contrastare l’annoso problema del caro-voli che penalizza storicamente chi vive nell’isola. Con una mossa strategica che guarda sia all’immediato che al medio termine, l’amministrazione regionale ha garantito la continuità degli sconti sui biglietti aerei fino al 28 febbraio 2026.

Un decreto per la continuità territoriale

La decisione è stata formalizzata attraverso la firma di un nuovo decreto da parte del Dipartimento regionale delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti. Il provvedimento non si limita a un rinnovo tecnico, ma rappresenta una presa di posizione politica e amministrativa netta: il diritto alla mobilità per i siciliani deve essere tutelato, compensando gli svantaggi strutturali derivanti dalla condizione di insularità.

Il decreto estende ufficialmente il periodo di validità per il riconoscimento dei contributi erogati direttamente ai cittadini. In un contesto in cui il trasporto aereo non è un lusso ma spesso l’unica opzione viabile per lavoro, studio o cure mediche, questa proroga assicura che il meccanismo di rimborso e sconto non subisca interruzioni brusche, offrendo una certezza normativa per i prossimi quindici mesi.

Natale “protetto” dalle speculazioni

La tempistica dell’annuncio non è casuale. Il rinnovo arriva infatti alla vigilia di uno dei periodi più critici per il trasporto aereo nazionale: le festività natalizie. Storicamente, le settimane di dicembre e gennaio vedono un’impennata vertiginosa dei prezzi dei biglietti per le tratte da e per la Sicilia, un fenomeno speculativo che spesso impedisce a studenti e lavoratori fuori sede di riabbracciare le proprie famiglie.

Con la firma del decreto, la Regione garantisce la copertura finanziaria degli sconti anche per l’imminente picco stagionale. I residenti potranno dunque pianificare i propri spostamenti sapendo di poter contare su un ammortizzatore economico che riduce il gap di prezzo rispetto alle tariffe di mercato, spesso proibitive in alta stagione.

Un sostegno concreto alla mobilità

Il bonus si conferma uno strumento essenziale per mitigare l’isolamento geografico. Il meccanismo prevede riduzioni dirette per chi acquista titoli di viaggio aerei con origine o destinazione negli scali siciliani. Sebbene non risolva alla radice le dinamiche di un mercato aereo complesso e talvolta distorto, la misura agisce come un “calmiere” indispensabile per garantire il diritto costituzionale alla mobilità.

La proroga fino al febbraio 2026 offre ora un orizzonte temporale più ampio, permettendo non solo di gestire le emergenze stagionali, ma di lavorare con maggior respiro a soluzioni strutturali per la continuità territoriale, mantenendo nel frattempo attivo l’unico scudo attualmente disponibile per i cittadini contro le fluttuazioni incontrollate delle tariffe aeree.

Violenza sulle donne, la Polizia di Stato rilancia la campagna: questo non è amore

Il prossimo 25 novembre torna la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza che non deve limitarsi a una semplice data sul calendario ma deve trasformarsi in un’occasione di riflessione profonda per tutta la comunità. In questo contesto prosegue con forza l’impegno della Polizia di Stato attraverso la campagna permanente intitolata “…questo NON è AMORE”, curata dalla Direzione centrale anticrimine. L’obiettivo dichiarato va oltre la semplice azione di polizia giudiziaria. Si punta infatti a stimolare un cambiamento culturale radicale che coinvolga l’intera società civile, scardinando quelle dinamiche tossiche che ancora oggi alimentano la violenza di genere.

Vincere la paura e rompere il silenzio

C’è una consapevolezza amara che accompagna il lavoro degli investigatori: troppe donne, pur vivendo situazioni di estremo pericolo, scelgono di non denunciare. Spesso a bloccarle sono la paura, la vergogna o una drammatica sfiducia nella possibilità di essere aiutate davvero. L’iniziativa “…questo NON è AMORE” nasce proprio per abbattere questo muro di isolamento. Le forze dell’ordine scendono in piazza e nei luoghi pubblici per incontrare i cittadini, offrendo un ascolto empatico e informazioni preziose. Questo approccio informale si rivela spesso decisivo per aiutare le vittime a riconoscere i primi segnali di pericolo, quei campanelli d’allarme che non vanno mai sottovalutati.

Le parole delle istituzioni e i nuovi strumenti

Durante questi incontri le Questure distribuiscono un opuscolo informativo, disponibile sia in formato cartaceo che digitale, pensato per orientare chi si trova in difficoltà. Al suo interno si trovano numeri utili, indirizzi dei centri antiviolenza e le storie di chi è riuscito a uscire dall’incubo. Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno, ha voluto sottolineare il peso di questa battaglia nella prefazione della brochure 2025: «La violenza contro le donne non è mai un numero: è una vita violata, una dignità calpestata, un dolore che attraversa l’intera società. Non possiamo limitarci a contarne i casi: ogni femminicidio è una ferita che riguarda tutti, istituzioni e cittadini, e che richiede una risposta corale e responsabile».

Una testimonial d’eccezione e il protocollo Zeus

A dare volto e voce a questa nona edizione c’è Michelle Hunziker, da sempre in prima linea su questi temi. La conduttrice ha lanciato un messaggio chiaro: «La tutela delle donne che si ottiene con l’applicazione delle leggi deve essere supportata da un profondo cambiamento culturale, che deve avvenire nella mente e nel cuore di tutti noi». Hunziker ha poi ribadito come denunciare non debba essere vissuto come una condanna ma come un’opportunità per tornare libere. Un aspetto fondamentale del lavoro di prevenzione riguarda anche gli autori delle violenze. Grazie al Protocollo Zeus, operativo in molte città, chi riceve l’Ammonimento del Questore viene indirizzato verso centri specializzati per un percorso di recupero. Lavorare sulla consapevolezza di chi commette abusi significa interrompere la spirale della violenza ed evitare che i fatti si ripetano, garantendo così una sicurezza maggiore per tutti.

Enna si colora di rosso: le iniziative della Prefettura per il 25 novembre

Un segnale forte, visivo e simbolico, partirà dal cuore istituzionale di Enna per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. La facciata del Palazzo del Governo cambierà volto e si tingerà di rosso a partire dal pomeriggio del 24 novembre fino a coprire l’intera giornata del 25. Questa scelta cromatica non rappresenta un semplice esercizio estetico ma costituisce un monito silenzioso e potente voluto per tenere alta l’attenzione su una piaga sociale che richiede un impegno costante e quotidiano. L’illuminazione dell’edificio serve a ricordare a ogni passante l’urgenza di non voltare lo sguardo e di sostenere concretamente le azioni di contrasto contro la violenza di genere, trasformando un simbolo in una presa di coscienza collettiva.

Una tavola rotonda per costruire una cultura del rispetto

Il momento di riflessione si farà più intenso nella mattinata del 25 novembre, quando le porte della Prefettura si apriranno al confronto e al dialogo. Su preciso impulso del Prefetto Maria Carolina Ippolito, il Salone di Rappresentanza ospiterà alle ore 11 un incontro operativo e culturale. Non si tratterà della solita celebrazione formale ma di una tavola rotonda pensata per andare alla radice del problema. A moderare i lavori sarà la giornalista Tiziana Tavella, che guiderà il dibattito focalizzandosi su due assi portanti: la prevenzione culturale e il contrasto attivo al fenomeno. L’obiettivo è analizzare gli strumenti a disposizione per fermare la violenza prima che accada, lavorando sul linguaggio e sull’educazione ai sentimenti.

Le scuole e le istituzioni unite nel contrasto alla violenza

La vera forza di questa giornata risiederà nella platea dei partecipanti, che vedrà sedere fianco a fianco le massime autorità provinciali e le nuove generazioni. I banchi del Salone di Rappresentanza saranno occupati dagli studenti del Liceo Scientifico Colajanni Farinato, dell’IPS Federico II e del Liceo Linguistico Lincoln di Enna. La loro presenza è fondamentale perché è proprio nelle scuole che si gioca la partita più importante per il cambiamento della mentalità. Coinvolgere i ragazzi significa investire sul futuro, fornendo loro gli anticorpi necessari per riconoscere e rifiutare ogni forma di sopraffazione. Istituzioni e mondo della scuola stringono così un patto educativo per dire no alla violenza, non solo il 25 novembre, ma in ogni giorno dell’anno.

Francesco De Gregori oggi a Catania: al Metropolitan i 50 anni di Rimmel

L’attesa è finita e la grande musica d’autore torna protagonista sotto l’Etna. Questa sera, venerdì 21 novembre 2025, il Teatro Metropolitan di Catania accoglie Francesco De Gregori per una tappa imperdibile del suo tour “Rimmel 2025”. Un appuntamento carico di significato che celebra il mezzo secolo di un disco capace di segnare intere generazioni con brani immortali come “Pablo” o “Buonanotte Fiorellino”. A differenza delle sue abitudini, che lo vedono spesso reinventare i pezzi dal vivo giocando con le armonie, il “Principe” ha promesso per questa occasione una fedeltà quasi assoluta alle versioni originali. Una scelta di rispetto verso un capolavoro che viene riproposto integralmente, accompagnato da una scaletta di altri successi che cambia ogni sera per rendere unico l’evento. Sul palco con lui ci sarà una band d’eccezione guidata da Guido Guglielminetti, pronta a regalare al pubblico siciliano un viaggio sonoro tra nostalgia e pura bellezza musicale.

Dal teatro ai club: il ritorno in Sicilia nel 2026

La festa per questo storico anniversario non si esaurisce però con l’evento odierno. Il progetto live, prodotto da Friends & Partners e realizzato in Sicilia da Puntoeacapo, prevede infatti un cambio di atmosfera e di registro nei prossimi mesi. Dopo i teatri e i palasport, De Gregori porterà la sua musica nella dimensione più raccolta e intima dei club, con un ritorno già fissato a Catania per il 2 febbraio 2026 al Land. Nel frattempo i cultori possono riscoprire le sfumature dell’album grazie alla riedizione appena uscita, disponibile in vinile e cd rimasterizzati per esaltare quella qualità audio che ha fatto la storia della discografia italiana. Per chi vuole vivere le emozioni di stasera o prenotarsi per il futuro, i biglietti restano disponibili sui circuiti abituali come Ticketone, offrendo a tutti l’opportunità di connettersi con un repertorio che non smette mai di emozionare.

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La Villa Romana nel mirino: il direttore Nicotra risponde alle accuse di degrado

Non c’è tregua per la città dei mosaici. Mentre ancora bruciano le polemiche politiche legate alla mancata rettifica della variazione di bilancio da parte dell’opposizione a Cammarata e alle conseguenze sui lavoratori, Piazza Armerina subisce un nuovo attacco, questa volta mediatico. L’affondo arriva dalle colonne del Corriere della Sera a firma di Gian Antonio Stella. L’articolo dipinge una gestione del sito Unesco della Villa romana del Casale segnata da incuria e abbandono, scatenando l’immediata e ferma reazione di Carmelo Nicotra (nella foto). Il direttore del Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale non ci sta e affida ai social una replica puntuale definendo il pezzo «volutamente denigratorio e diffamante».

Secondo Nicotra le informazioni riportate dalla stampa nazionale sembrano frutto di un collage distorto finalizzato a mettere in cattiva luce il patrimonio armerino. Chi legge quel testo potrebbe pensare a una Villa in stato di degrado tale da non meritare visita o devastata da fantomatiche alluvioni. La realtà descritta dal direttore è ben diversa. I numeri parlano chiaro con oltre 500.000 visitatori registrati durante la sua breve gestione e una struttura perfettamente fruibile. Nicotra smonta pezzo per pezzo la narrazione catastrofica, chiarendo che il nubifragio citato ha causato solo una parziale copertura dei mosaici esterni al Triclinio con detriti subito rimossi, mentre sono già in atto lavori per deviare il flusso delle acque piovane.

La questione dei progetti e i fondi per la ricerca

Uno dei punti più caldi della contestazione riguarda la presunta assenza di progetti esecutivi per la manutenzione straordinaria. Il direttore smentisce categoricamente bollando come assolutamente falsa questa ricostruzione. Il progetto esecutivo esiste ed è approvato. L’attesa attuale dipende esclusivamente da passaggi burocratici legati alla delibera CIPESS 34/2025 che impone una riprogrammazione dei fondi POC Sicilia 2014-2020. Non si tratta di immobilità ma di rispetto delle procedure amministrative necessarie per indire la gara.

Anche sul fronte della ricerca archeologica la direzione del Parco respinge le accuse al mittente. Lungi dall’essere stati tagliati i fondi per le missioni sono stati addirittura raddoppiati. A testimonianza di ciò vi è la collaborazione attiva con prestigiosi istituti come l’Università di Trento, quella di Messina, il CNR di Roma, l’Università di Bologna e la University of Virginia. Un fermento scientifico che contrasta nettamente con l’immagine di un sito abbandonato a se stesso.

L’invito a Piazza Armerina e il clima tossico

Tra le righe della difesa emerge anche la frustrazione per problemi annosi come quello dei piccioni per i quali il Parco ha tentato ogni strada possibile, dai falconieri ai dissuasori sonori fino ai droni, chiedendo ora soluzioni definitive che comunque rispettino gli animali. Nicotra conclude il suo intervento con un invito diretto a Gian Antonio Stella. Lo esorta a visitare personalmente il Parco magari in occasione della prossima inaugurazione della nuova illuminazione interna per rendersi conto di persona del lavoro svolto in questi sedici mesi.

L’amarezza finale del direttore tocca però un tasto dolente per l’intera comunità. Egli denuncia un «clima tossico» presente nella politica locale che finisce per danneggiare il territorio e i cittadini. Un appello che suona come un monito in un momento in cui Piazza Armerina avrebbe bisogno di unità per difendere e valorizzare il suo bene più prezioso piuttosto che vederlo trascinato in polemiche strumentali.

Piazza Armerina: non tende a placarsi la polemica sulla bocciatura della variazione di bilancio per pagare chi ha lavorato per il Palio.

È un clima da resa dei conti quello che si respira tra i banchi del consiglio comunale, dove la dialettica politica ha lasciato spazio a uno scontro frontale tra l’amministrazione e l’assemblea cittadina. Al centro della contesa, una variazione di bilancio cruciale per la copertura finanziaria degli eventi estivi più identitari della città: il Palio dei Normanni e i festeggiamenti per la Madonna delle Vittorie. Nonostante l’appello accorato e a tratti durissimo del primo cittadino, l’aula ha scelto la via del muro contro muro, respingendo la ratifica dell’atto.

La legittimità dell’atto e l’accusa di strumentalizzazione

L’intervento del sindaco Nino Cammarata si è trasformato in un atto d’accusa nei confronti di una parte del consiglio, tacciata senza mezzi termini di agire per “faziosità” e “assoluta mala fede”. Il primo cittadino ha difeso strenuamente la correttezza tecnica e amministrativa della manovra finanziaria, sottolineando come l’atto fosse non solo “consentito e previsto dalla legge”, ma anche avallato dal parere favorevole del Collegio dei Revisori dei Conti.

“Volevo fare un intervento diverso, ma la frustrazione è comprensibile quando si tenta di far passare il messaggio che abbiamo compiuto atti illegittimi”, ha tuonato Cammarata, rivolgendosi direttamente ai consiglieri di opposizione, tra cui Azzolina e Arena. La tesi del sindaco è chiara: la variazione di bilancio era un atto dovuto e necessario, compiuto dalla giunta in una fase d’urgenza per garantire lo svolgimento delle manifestazioni, e il rifiuto della ratifica da parte dell’aula non avrebbe basi tecniche, ma esclusivamente politiche. “Se dite che la responsabilità è mia, mentite sapendo di mentire”, ha aggiunto, sfidando l’aula a giustificare il voto contrario di fronte alla città.

Il paradosso dei fondi e il rischio per il turismo

Uno dei passaggi più critici del dibattito ha riguardato la provenienza e la destinazione delle risorse. Si parla di circa 65.000 euro, fondi che l’amministrazione rivendica di aver reperito esternamente, nonostante la situazione di dissesto finanziario dell’ente. Per Cammarata, la capacità di attrarre finanziamenti regionali per il completamento del cartellone estivo avrebbe dovuto essere accolta con favore, non osteggiata.

Il sindaco ha evidenziato il paradosso di un’opposizione che, a suo dire, sperava nel fallimento della stagione estiva e che ora, di fronte al successo degli eventi, sceglie di bocciare la copertura delle spese per “il mero piacere di avere i numeri in più in aula”. Il rischio, paventato con forza, è quello di compromettere l’immagine turistica della città e la gestione del suo evento principale, il Palio dei Normanni, sacrificati sull’altare di una guerra di posizioni.

La conta dei voti: l’opposizione fa muro

La tensione accumulata durante l’intervento del sindaco si è cristallizzata al momento della votazione nominale. Nonostante gli avvertimenti sulle conseguenze politiche e amministrative del gesto, la maggioranza dei consiglieri presenti ha espresso voto sfavorevole.

La sequenza dei “contrario” pronunciati dai consiglieri — tra cui Grancagnolo, Filetti, Marino, Di Seri e Cursale, — ha sancito la bocciatura della proposta. L’esito del voto certifica una frattura ormai profonda tra l’esecutivo e il legislativo locale, aprendo una fase di incertezza sulla gestione economica degli eventi già realizzati e proiettando un’ombra lunga sulla governabilità dei prossimi mesi. Quella che doveva essere una ratifica tecnica si è trasformata in un segnale politico inequivocabile: l’opposizione non fa sconti neanche se ci sono in mezzo gli interessi dei lavoratori

cammarata

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Dall’aria all’acqua potabile in pochi minuti: la svolta del Mit con gli ultrasuoni

Sembra quasi fantascienza, eppure la possibilità di estrarre acqua pulita e potabile direttamente dall’aria che ci circonda è diventata una realtà tangibile. Anche nelle regioni più aride, dove la siccità morde il terreno, l’atmosfera custodisce piccole quantità di umidità che possono fare la differenza tra la vita e la morte. Negli ultimi anni la scienza ha fatto passi da gigante sviluppando materiali spugnosi capaci di catturare questa umidità, ma c’era un problema di fondo che ne limitava l’efficacia: il tempo. Fino a oggi, infatti, per estrarre l’acqua intrappolata in questi materiali era necessario ricorrere al calore, spesso affidandosi alla luce solare per far evaporare l’umidità e poi condensarla. Un processo lento, che poteva richiedere ore intere o addirittura giorni per restituire poche gocce preziose.

Ora però cambia tutto. Gli ingegneri del Mit hanno messo a punto un sistema innovativo che non ha bisogno di attendere i tempi lunghi del riscaldamento termico. La soluzione risiede nelle vibrazioni ultrasoniche. Invece di “cuocere” l’acqua per farla uscire, i ricercatori hanno scoperto che è possibile letteralmente scuoterla via dal materiale assorbente. Immaginate di strizzare una spugna invisibile usando solo il suono: è esattamente quello che accade. Questo nuovo approccio permette di recuperare l’acqua catturata in pochi minuti, rendendo il processo immensamente più rapido ed efficiente rispetto alle tecnologie attuali.

Come le onde sonore liberano le molecole d’acqua

Il cuore di questa invenzione è un dispositivo ad alta frequenza che genera onde ultrasoniche, invisibili e impercettibili all’orecchio umano. Quando il materiale assorbente, ormai saturo di umidità, viene posizionato sopra questo attuatore, le onde sonore rompono i legami deboli che tengono incollate le molecole d’acqua alla struttura del materiale. Svetlana Boriskina, scienziata principale del Dipartimento di Ingegneria Meccanica del Mit, spiega che questa tecnologia potrebbe rappresentare una svolta epocale per le regioni desertiche o per quelle aree dove non è possibile nemmeno dissalare l’acqua marina.

Ikra Iftekhar Shuvo, primo autore dello studio pubblicato su Nature Communications, usa una metafora affascinante per descrivere il fenomeno: l’acqua è come se iniziasse a danzare con le onde. Questa perturbazione mirata crea una spinta che libera le molecole, facendole cadere sotto forma di goccioline pronte per essere raccolte. I test effettuati hanno dimostrato che questo metodo è circa 45 volte più efficiente rispetto ai sistemi basati sul calore solare. Inoltre, poiché non serve calore, il sistema può funzionare con piccole celle solari che forniscono l’elettricità necessaria per le vibrazioni, permettendo al dispositivo di attivarsi ciclicamente più volte al giorno. Questo significa che, invece di aspettare un intero ciclo giorno-notte per avere un po’ d’acqua, si può “mungere” l’aria continuamente, accumulando una riserva idrica significativa entro sera.

Piazza Armerina – UniPop Nigrelli racconta l’eccellenza siciliana: a lezione di impresa con l’agronomo Dario Rinaldi

L’Università Popolare “Ignazio Nigrelli” rinnova il suo impegno nella valorizzazione del genio imprenditoriale siciliano, accendendo ancora una volta i riflettori su quelle storie di “visionari” che, partendo dall’entroterra, hanno saputo conquistare mercati internazionali con caparbietà e fantasia. Seguendo il solco tracciato negli anni passati — che ha visto protagonisti talenti come l’orafa leonfortese Giuliana Di Franco, la cooperativa siracusana “L’Arcolaio” e i mastri cartai Francesco e Giuseppe Lo Gioco — il prossimo appuntamento in calendario per venerdì 21 novembre sarà interamente dedicato a Dario Rinaldi. Agronomo originario di Nissoria, Rinaldi è riuscito a trasformare la profonda conoscenza della terra in un’arte distillatoria d’eccellenza, creando un’azienda che oggi esporta il “sapore” della Sicilia ben oltre i confini nazionali. L’evento si preannuncia come un’occasione imperdibile non solo per ascoltare la genesi di un successo imprenditoriale costruito giorno per giorno, ma anche per vivere un momento conviviale attraverso la degustazione dei suoi distillati, tangibile prova di come innovazione e professionalità possano fiorire anche nelle aree interne dell’Isola.

Ferrovie – Raddoppio Messina-Catania, arriva il via libera alla variante di Taormina

Un passo avanti decisivo per le infrastrutture dell’Isola e per la tutela del territorio jonico. Il governo guidato da Renato Schifani ha dato ufficialmente il via libera alla proposta di variante progettuale riguardante il raddoppio della linea ferroviaria Messina-Catania, con specifico riferimento al delicato tratto che attraversa il comune di Taormina. La decisione della giunta regionale rappresenta lo sblocco di un iter amministrativo complesso: l’atto di indirizzo verrà ora trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Questo passaggio formale permetterà a Rete Ferroviaria Italiana di avviare le procedure progettuali e realizzative secondo i nuovi accordi, garantendo certezza sui tempi e sulle modalità di esecuzione.

La strategia del dialogo: priorità alla tutela della vivibilità locale

L’obiettivo primario di questa revisione è stato trovare un punto di equilibrio tra la necessità di grandi opere e la qualità della vita dei residenti. Come ha spiegato l’assessore alle Infrastrutture e mobilità, Alessandro Aricò: «Abbiamo ascoltato le richieste del territorio confrontandoci con tutti i soggetti interessati in modo da trovare una soluzione che contemperi la necessità di modernizzare l’infrastrutturazione della Sicilia senza causare disagi eccessivi a chi vive e opera in quelle aree. Un modello di condivisione progettuale che potrà condurre a realizzare le opere in modo più funzionale alle esigenze di questa parte dell’Isola». Le parole dell’assessore confermano un cambio di passo nel metodo, privilegiando il dialogo preventivo per evitare conflitti in corso d’opera.

I dettagli tecnici: stop all’interconnessione e cantieri meno invasivi

Le modifiche approvate sono il frutto di un intenso lavoro al tavolo tecnico promosso dalla Presidenza della Regione, che ha visto la partecipazione attiva del sindaco di Taormina, dei vertici di Rfi e Italferr, del commissario straordinario e della Protezione civile. Il progetto originario, considerato eccessivamente invasivo, è stato rivisto in punti sostanziali. Tra le novità principali figura l’eliminazione dell’interconnessione tra la stazione di Taormina e quella di Letojanni e la valorizzazione della linea turistica Alcantara-Randazzo con un nuovo collegamento. Particolare sollievo per la viabilità locale arriverà dalla modifica alle modalità di scavo della galleria “Taormina”: la nuova soluzione ridurrà drasticamente il passaggio di mezzi pesanti sulla via Garipoli, un’arteria vitale per la città. Infine, è stata ripensata l’uscita della futura stazione interrata per renderla più vicina al centro storico e sono previsti interventi migliorativi per la viabilità verso Trappitello.

Il richiamo del cielo: dalla mongolfiera al paracadutismo, l’italia spicca il volo

Il mito di Icaro ha smesso da tempo di essere una leggenda irraggiungibile per trasformarsi in una realtà concreta e alla portata di chiunque abbia il desiderio di staccare l’ombra da terra. Negli ultimi anni, il settore del turismo aereo e delle discipline aviatorie amatoriali ha registrato una crescita esponenziale, complice anche una maggiore accessibilità dei costi e l’aumento degli standard di sicurezza.

Non è più necessario sottoporsi a lunghi corsi militari o possedere brevetti costosi per provare l’ebbrezza dell’altitudine; capire come fare un’esperienza di volo è diventato semplice grazie alla diffusione capillare di aeroclub e associazioni sportive su tutto il territorio nazionale. Questa accessibilità ha permesso a un pubblico eterogeneo di avvicinarsi al cielo: non solo temerari amanti dell’estremo, ma anche famiglie, coppie in cerca di romanticismo e persone comuni che vogliono superare la paura del vuoto.

L’Italia, con la sua morfologia variegata che alterna catene montuose, colline dolci e coste frastagliate, si presta magnificamente a essere osservata dall’alto, offrendo scenari che cambiano radicalmente a seconda del mezzo scelto per l’ascensione.

Una questione di carattere: scegliere le proprie ali

La bellezza di questo settore risiede nella varietà delle esperienze proposte, ognuna capace di risuonare con una diversa personalità. Per chi cerca l’adrenalina pura e una scossa immediata, il lancio con il paracadute rappresenta la scelta d’elezione: sessanta secondi di caduta libera a 200 km/h seguiti dall’apertura della vela offrono un mix di terrore ed euforia che pochi altri sport sanno replicare.

Sul versante opposto troviamo la mongolfiera, il mezzo più antico e poetico, dove il volo è sinonimo di lentezza e contemplazione; sospinti solo dalle correnti d’aria, spesso all’alba o al tramonto, i passeggeri vivono un’esperienza quasi onirica, ideale per chi ama il silenzio e la fotografia. In una posizione intermedia si collocano il parapendio e il deltaplano, che realizzano il sogno del volo libero, sfruttando le termiche per veleggiare come rapaci lungo i crinali montuosi.

Infine, per chi preferisce la potenza meccanica e la precisione, il volo in elicottero offre una sensazione di onnipotenza tecnologica: la capacità di decollare verticalmente e restare in hovering (volo stazionario) permette di osservare dettagli del paesaggio altrimenti invisibili, regalando una prospettiva dinamica e cinematografica.

Oltre la paura: il senso di libertà e la prospettiva tecnica

Volare non è solo uno spostamento fisico, ma un potente esercizio psicologico. Staccarsi dal suolo impone un cambio di prospettiva radicale: i problemi quotidiani si rimpiccioliscono fino a scomparire, le distanze si annullano e la mente è costretta a focalizzarsi sul momento presente. Questo senso di libertà assoluta è il filo conduttore che lega tutte le discipline aeree.

È importante sottolineare che, nonostante l’apparente pericolosità, queste attività sono regolate da protocolli di sicurezza rigidissimi. I voli “tandem” (in biposto con istruttore), ad esempio, permettono ai neofiti di godersi l’esperienza senza doversi preoccupare della gestione tecnica del mezzo, affidata interamente a piloti abilitati con migliaia di ore di volo alle spalle. L’equipaggiamento moderno, dai paracadute di emergenza ai sistemi di navigazione GPS, garantisce margini di rischio minimi. Avvicinarsi al volo significa quindi imparare a fidarsi della tecnologia e delle competenze umane, accettando di perdere il controllo dei piedi per guadagnare, anche se solo per pochi minuti, l’infinità del cielo.

 

Piazza Armerina, dal 6 dicembre i Mercatini di Natale in piazza Cascino.

La magia del Natale si prepara a scendere su Piazza Armerina e lo fa grazie all’iniziativa promossa da un Comitato Spontaneo dei Commercianti. La Giunta Comunale, con la delibera n. 215 del 18 novembre 2025 , ha infatti concesso il patrocinio gratuito per l’organizzazione del “Mercatino di Natale 2025”.  Il progetto prevede l’installazione di 12 stand in Piazza Generale Cascino, nel suggestivo “Giardinetto Andrea Cursale” dedicate alla vendita di articoli natalizi, ma anche, grazie al  coinvolgimento di operatori commerciali abilitati e artigiani, alla degustazione di prodotti tipici delle festività.

Quando e dove: le date da segnare in calendario

Il Mercatino di Natale animerà la piazza nel periodo dal 6 al 23 dicembre 2025 e farà una gradita apparizione anche in occasione dell’Epifania 2026. L’Amministrazione Comunale, riconoscendo la validità dell’iniziativa e le sue positive ricadute sul territorio, ha ritenuto di accogliere la domandaL’obiettivo è chiaro: animare il territorio, durante il periodo natalizio , un momento di grande afflusso di visitatori e di rientro in città per molti concittadini. L’iniziativa è un bel segnale di collaborazione tra l’Amministrazione e le forze vive del commercio locale, un’occasione per rendere le feste piazzesi ancora più memorabili e accoglienti.

Una tradizione che risale al 1400

La tradizione dei mercatini di Natale ha radici profonde che risalgono al tardo Medioevo nelle regioni dell’Europa centrale, in particolare tra Germania e Alsazia. Nati originariamente come semplici mercati settimanali o di fine anno per permettere alla gente di fare scorte per l’inverno, si sono evoluti nel tempo in eventi festivi dedicati allo spirito natalizio.
Il primo mercatino di Natale documentato ebbe luogo a Dresda nel 1434, chiamato “Striezelmarkt” (mercato dello Stollen, il dolce natalizio tipico). Da allora, la tradizione si è diffusa, diventando un elemento cardine del periodo dell’Avvento. L’obiettivo iniziale di acquistare beni di prima necessità si è trasformato nell’occasione per socializzare, gustare cibi tipici, acquistare decorazioni e regali, e immergersi nell’atmosfera magica delle feste.

Plastica al collasso in Sicilia è allarme: gli impianti saturi e la concorrenza estera bloccano la raccolta

La raccolta differenziata della plastica in Sicilia si trova a un punto di rottura. Molti impianti di stoccaggio dell’Isola hanno già sbarrato l’ingresso al materiale proveniente dai comuni, e nelle prossime settimane si teme una vera e propria emergenza. Una situazione che l’Anci Sicilia, l’associazione dei sindaci, ha definito con le parole del suo presidente, Paolo Amenta, come l’effetto di «un colpo di tosse della Cina che ha travolto i Comuni siciliani». Il problema, infatti, pur manifestandosi a livello locale, affonda le radici in dinamiche nazionali e internazionali.

Il blocco degli impianti e le ragioni della crisi

Il meccanismo che ha portato al blocco è un domino: gli impianti di stoccaggio e selezione hanno raggiunto la saturazione massima, rendendo impossibile accettare nuovo materiale e creando un “collasso” che si ripercuote su tutta la filiera. Nell’Agrigentino, per esempio, già da una settimana gli impianti non accettano più le “ecoballe”. Una piattaforma nell’area industriale di Catania ha denunciato di aver raggiunto «i limiti di guardia», con circa 420 tonnellate stoccate non ritirate da settimane dal Corepla, il consorzio nazionale di riferimento, e ha sottolineato l’alto rischio legato a incendi ed esplosioni. I centri di selezione operativi, come quelli di Palermo (che non ritira da settimane) e Agrigento (chiuso da oltre sei mesi), avrebbero toccato i limiti massimi di stoccaggio perché non riescono a vendere la plastica raccolta. La ragione di questo ingorgo è presto detta: arriva troppa plastica, a basso costo, dai Paesi dell’Est e dalla Cina. Questa plastica vergine extra-UE costa meno di quella riciclata, rendendo antieconomico il riciclo locale e riducendo i ricavi per le strutture che se ne occupano.

L’appello dei sindaci e il rischio divieto di conferimento

Molti Comuni, come Siracusa e Marsala, hanno già dovuto mettere un freno alla raccolta porta a porta e tramite campane. Per Amenta, molti sindaci stanno emettendo ordinanze per «rallentare la raccolta della plastica» perché gli impianti del circuito Corepla hanno bloccato i conferimenti. La preoccupazione maggiore, sollevata dall’Anci Sicilia, non riguarda solo le «gravissime problematiche sul piano organizzativo», ma anche i «seri rischi sul piano igienico-sanitario» e le conseguenze sulla capacità degli enti di mantenere i buoni livelli di raccolta differenziata raggiunti. L’associazione ribadisce che l’alternativa di conferire la plastica direttamente in discarica non è percorribile, essendoci «un espresso divieto che arriva dal regolamento europeo» che vincola e limita tale opzione. Si segnalano, inoltre, crescenti difficoltà anche per il settore dei rifiuti tessili.

Il vertice in Regione e la richiesta di intervento a Roma

Di fronte a questa emergenza annunciata, i rappresentanti dell’Anci Sicilia hanno in programma un incontro questa mattina, alle 9, con l’assessore all’Energia, Francesco Colianni. Obiettivo: trovare soluzioni immediate e scongiurare l’aggravarsi della crisi. Da quanto trapela, anche la Regione Siciliana si rivolgerà a Roma, riconoscendo che la questione «travalica i confini dello Stretto». Il Partito Democratico all’Ars, tramite Fabio Venezia, ha presentato una interrogazione urgente, chiedendo al presidente della Regione, Nello Schifani, in qualità di commissario straordinario ai rifiuti, di «usare i suoi poteri speciali per consentire ai Comuni di risolvere un problema gravissimo». Un tavolo tecnico sull’emergenza, va ricordato, è già stato convocato a livello nazionale per il 25 novembre 2025. Per i residenti di Piazza Armerina, il consiglio è di verificare le comunicazioni ufficiali del proprio Comune per eventuali variazioni. Si StartNews troverete eventuali variazioni sulla raccolta della plastica che owrvil momento procede regolarmente.

Salute e tradizione, l’Asp di Enna fa il pieno di adesioni alla Sagra della Cassatella di Agira

Unire la dolcezza della tradizione alla cultura della prevenzione si è rivelata una mossa vincente. L’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna prosegue con determinazione la sua strategia di prossimità, portando i camici bianchi fuori dalle corsie e direttamente nei luoghi di aggregazione. L’ultima tappa di questo percorso virtuoso ha toccato Agira, uno dei borghi più suggestivi d’Italia, proprio durante la celebre Sagra della Cassatella. Tra un assaggio e un momento di festa, lo stand allestito dall’azienda sanitaria è diventato un punto di riferimento per centinaia di cittadini, trasformando un evento folcloristico in una preziosa occasione di tutela della salute pubblica. Personale qualificato, inclusi operatori e psicologi, ha accolto i visitatori per sensibilizzarli sull’importanza della diagnosi precoce, l’unica vera arma capace di cambiare il corso delle malattie oncologiche. Arrivare prima, come ripetono spesso gli esperti, significa darsi una concreta possibilità di vita.

La risposta della comunità agirina non si è fatta attendere e i numeri raccolti nel weekend parlano chiaro. Il personale ha registrato complessivamente ben 426 prenotazioni per gli screening oncologici, un dato che testimonia come la diffidenza si possa vincere con la giusta informazione. Nello specifico, sono state raccolte 58 prenotazioni per la mammografia, 109 per il test PAP/HPV e sono stati distribuiti 227 kit FOBT per la prevenzione del tumore al colon-retto. Questi risultati avvicinano il territorio al raggiungimento dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, grazie al lavoro instancabile del team coordinato dal direttore sanitario Ennio Ciotta.

L’impegno prosegue negli ospedali con gli open day

Parallelamente all’iniziativa di piazza, continua l’attività a porte aperte nelle strutture ospedaliere. L’iniziativa degli Open Day, che consente alle donne tra i 50 e i 69 anni di effettuare la mammografia senza prenotazione nei fine settimana, ha dato ottimi frutti: solo nell’ultimo weekend sono stati eseguiti 115 esami negli ospedali del territorio.

Il sindaco di Agira, Maria Gaetana Greco, ha espresso gratitudine verso i vertici dell’Asp: «Ringrazio il Direttore Generale dell’ASP di Enna e tutta l’Azienda per avere accolto la nostra istanza. Siamo consapevoli dell’importanza degli screening oncologici e soddisfatti che grazie all’opportunità offerta i nostri cittadini hanno potuto aderire in gran numero». Soddisfazione condivisa dal direttore generale Mario Zappia, che ha ribadito il valore umano dell’iniziativa: «Quando istituzioni, professionisti sanitari e comunità lavorano insieme si possono raggiungere traguardi importanti nella tutela della salute pubblica. Se riusciremo a salvare anche una sola vita, i sacrifici del personale sanitario saranno stati utili e noi saremo felici». Per chi non avesse ancora aderito, la prevenzione non va in vacanza: è possibile contattare il centro screening al numero 0935-1960539.

Spedizione punitiva in classe: studentessa pestata per gelosia in un liceo di Messina

Non è stato un litigio improvviso, ma una vera e propria spedizione punitiva pianificata nei minimi dettagli. L’episodio avvenuto al Liceo “Basile” di Messina riaccende i riflettori sulla sicurezza negli istituti scolastici e sulle dinamiche violente che sempre più spesso coinvolgono i giovanissimi. Vittima una studentessa di 17 anni, “colpevole” di frequentare un compagno di classe che in passato aveva avuto una relazione con una delle sue aguzzine.

L’irruzione e l’inganno

La ricostruzione dell’accaduto svela una freddezza allarmante nella gestione del raid. Le due aggreditrici, studentesse di un altro istituto cittadino, sono riuscite a penetrare nel perimetro del Liceo Basile sfruttando un varco momentaneamente aperto: il cancello carrabile utilizzato per l’ingresso del pulmino disabili. Una volta dentro, hanno messo in atto l’ultima parte del piano. Per isolare la vittima, hanno utilizzato un escamotage: fingendo una convocazione urgente da parte di una professoressa, hanno attirato la diciassettenne nei bagni della palestra, lontano da occhi indiscreti e dalla supervisione del personale scolastico.

La violenza ripresa dallo smartphone

Una volta in trappola, la vittima è stata aggredita con ferocia. Il racconto della madre, intervenuta ai microfoni dei cronisti, descrive una scena brutale: calci e pugni sferrati al volto e all’addome. Ad aggravare il quadro, la dinamica “social” dell’aggressione: mentre una delle ragazze picchiava, l’altra riprendeva la scena con il cellulare, probabilmente per diffondere il video e umiliare ulteriormente la coetanea, salvo poi scambiarsi i ruoli. Le grida disperate della giovane hanno fortunatamente allertato altre studentesse presenti in palestra, interrompendo il pestaggio prima che le conseguenze potessero essere ancora più gravi.

Segnali ignorati e conseguenze legali

Il movente passionale — la gelosia per un ragazzo — non è esploso all’improvviso. Nei giorni precedenti l’agguato, la vittima aveva ricevuto messaggi minatori inequivocabili: “Finisce male, tu sai di cosa sono capace”. Segnali che sono culminati nella violenza fisica di ieri. Sia la famiglia della ragazza che la dirigenza scolastica hanno sporto denuncia alle autorità competenti. La diciassettenne, pur sotto shock, ha tentato oggi un ritorno alla normalità presentandosi in classe, ma l’episodio lascia una ferita aperta in tutta la comunità scolastica, che si interroga ora sulla vulnerabilità dei propri spazi sicuri.

Sicilia, governo Schifani sotto assedio: le opposizioni presentano la mozione di sfiducia all’ARS

La stabilità politica della Regione Siciliana è messa a dura prova da una convergenza di tempeste giudiziarie e offensive parlamentari. In un clima di crescente tensione, le opposizioni all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) hanno formalizzato l’attacco più diretto all’esecutivo, depositando una mozione di sfiducia contro il governatore Renato Schifani. L’azione politica non si limita alle aule parlamentari, ma cerca una sponda nel malcontento popolare, segnando un momento critico per la tenuta della legislatura.

Terremoto giudiziario sulla giunta

Il casus belli che ha accelerato la crisi è la complessa situazione giudiziaria che coinvolge esponenti di spicco della maggioranza. L’attenzione è focalizzata sulla richiesta di rinvio a giudizio per corruzione a carico dell’assessora regionale Elvira Amata, ma lo scenario è aggravato da altre inchieste parallele. Si attendono infatti sviluppi imminenti su due fronti caldi: l’indagine che tocca il presidente dell’ARS, Gaetano Galvagno, e una terza inchiesta relativa a presunte irregolarità negli appalti pubblici, per la quale la Procura ha già avanzato richieste di misure cautelari. Questa sequenza di “tegole” giudiziarie ha indebolito il perimetro di sicurezza attorno al governo, offrendo alle opposizioni l’argomento perfetto per denunciare una “crisi su crisi” e l’incapacità dell’esecutivo di gestire la cosa pubblica.

La strategia delle opposizioni: dall’Aula alla piazza

La reazione delle minoranze è duplice. Da un lato, la mozione di sfiducia mira a costringere il presidente Schifani, accusato di “scappare” dal confronto, a presentarsi in aula per rispondere politicamente delle vicende in corso. Dall’altro, si cerca di mobilitare la società civile. Per domenica prossima è stata indetta una manifestazione di piazza, un sit-in simbolico davanti al murale di Falcone e Borsellino. L’obiettivo dichiarato è quello di dare voce ai “siciliani onesti”, stanchi — secondo la narrazione dell’opposizione — di assistere a pagine buie della storia regionale. La scelta del luogo non è casuale: evocare i simboli della legalità serve a caricare la protesta di un forte valore etico, oltre che politico.

La conta dei numeri e la caccia ai dissidenti

Nonostante il clamore mediatico, la strada per l’approvazione della sfiducia appare in salita sul piano aritmetico. Per far cadere il governo sono necessari 36 voti, ma al momento le opposizioni possono contarne con certezza solo 23. La partita, dunque, si gioca tutta nel campo avverso. I promotori della mozione hanno dichiarato apertamente di essere al lavoro per intercettare il malcontento serpeggiante tra le file della maggioranza, sperando nel sostegno di qualche “franco tiratore” o di deputati ormai critici verso quella che definiscono un’amministrazione disastrosa. Se la sfiducia ha poche chance di passare “sulla carta”, il suo vero scopo potrebbe essere quello di logorare ulteriormente un governo già fiaccato dalle indagini, rendendo la navigazione verso fine legislatura sempre più precaria

Concluso il progetto INSIDE promosso dall’Università degli Studi di Enna “Kore” e da AMS ETS finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Si è concluso con grande successo il progetto INSIDE promosso dall’Università degli Studi di Enna “Kore”, in collaborazione con l’Associazione per la Mobilitazione Sociale (AMS ETS) e con il sostegno finanziario del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha coinvolto diversi Istituti di Istruzione Secondaria di secondo grado delle province di Agrigento, Enna, Ragusa, Palermo, Caltanissetta e Trapani.

“Protagoniste assolute – spiega il responsabile scientifico del progetto, prof Sergio Severino , ordinario di Sociologia generale alla Kore stessa –  sono state le studentesse dei Corsi di Laurea Magistrale in Servizio Sociale e Psicologia del Dipartimento di Scienze dell’Uomo e della Società che, dopo un percorso di formazione teorica ed esperienziale, hanno ideato e realizzato un intervento educativo innovativo,  basato sulla tecnica del Peer to Peer, ossia studenti a studenti  che ha raggiunto oltre 2.500 iscritti nei licei, negli istituti professionali e tecnici di gran parte del territorio siciliano, trasformando le aule scolastiche in spazi di dialogo, ascolto e consapevolezza”.

“Il Progetto INSIDE è scaturito dal desiderio di fare prevenzione in modo diverso, “perché  Insieme si può, – aggiunge Severino, citando l’ on. Mantovano alla  7a Conferenza Nazionale 2025,  partendo dalle emozioni e non dai divieti”.“Abbiamo voluto parlare ai ragazzi come coetanei, – raccontano le studentesse protagoniste –  con sincerità e senza giudizio, per aiutarli a riconoscere ciò che vivono e ciò che li fa stare bene.”

Il progetto ha previsto una prima fase di formazione universitaria condotta dai docenti della Kore di ambito psicologico, pedagogico, sociologico e delle scienze motorie e del benessere, durante la quale le studentesse hanno approfondito i diversi temi delle dipendenze, ma anche quelli sulla comunicazione educativa, della gestione delle emozioni e delle tecniche di conduzione di gruppo. A seguire la fase di formazione teorica, hanno  svolto anche un intenso laboratorio esperienziale, che ha ideato una lezione–spettacolo “INSIDE”, ovvero un intervento interattivo di 90 minuti circa che unisce narrazione, teatro educativo e storytelling per affrontare le molteplici forme di dipendenza da sostanze, da social network, videogiochi, relazioni affettive, shopping compulsivo, mettendo al centro le emozioni e il benessere psicologico..

“Il Progetto INSIDE – prosegue Sergio Severino –  ha dimostrato quanto possa essere efficace la prevenzione e, citando le affermazioni della Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni  alla 7a Conferenza Nazionale 2025 del  07 novembre,  è necessario coltivare la resilienza, con l’umiltà di ammettere di non avere tutte le risposte in materia e l’umiltà di chiedere aiuto”.

Il grande interesse suscitato dal Progetto INSIDE ha portato a numerose richieste di replica da parte delle scuole, desiderose di ospitare nuovi incontri e comunque l’adozione del metodo peer-to-peer per lo svolgimento di altri progetti rivolti ai propri studenti.  “Il format di INSIDE – conclude il docente universitario –  dinamico, emotivo e partecipativo – si è rivelato uno strumento efficace per promuovere nei giovani consapevolezza, senso critico e capacità di gestione delle emozioni, elementi fondamentali per prevenire le dipendenze e costruire relazioni sane. Porteremo questa esperienza con noi: è stato un viaggio dentro (INSIDE) gli altri, dentro le scuole, ma soprattutto dentro noi stessi.”

 

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Musei siciliani senza barriere, siglato il patto tra Anci e Aias per l’inclusione

La cultura non deve avere ostacoli e i musei siciliani si preparano a diventare luoghi ancora più accoglienti e inclusivi per tutti. È questo il cuore del nuovo protocollo d’intesa firmato dall’Associazione dei Comuni Siciliani e dal Comitato Regionale della Sicilia per le Sezioni AIAS. A siglare l’importante accordo sono stati il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, e il presidente del Coresi-Aias Ets, Armando Sorbello. L’obiettivo è chiaro quanto ambizioso: favorire l’accesso ai tesori artistici e storici dell’isola alle persone con disabilità o fragilità assistite dai centri Aias, trasformando la visita al museo in un momento reale di crescita e partecipazione.

La rete dei musei e il valore della prescrizione sociale

L’intesa si inserisce nel più ampio progetto della Rete dei Musei Comunali della Sicilia, un circuito virtuoso che vede già coinvolti oltre cento comuni e duecento strutture museali in tutto il territorio. Non si tratta soltanto di abbattere le barriere architettoniche, ma di promuovere una visione nuova in cui il patrimonio culturale diventa uno strumento attivo di coesione sociale. Le due realtà firmatarie puntano molto sul concetto di “prescrizione sociale”, un approccio innovativo che vede le attività culturali, come le visite a mostre, teatri o biblioteche, integrate a pieno titolo nei percorsi di cura e riabilitazione per migliorare il benessere psicofisico delle persone.

Dalle visite guidate alla mappatura: le azioni concrete

Il piano d’azione prevede passaggi molto pratici per tradurre le buone intenzioni in realtà tangibili per gli utenti. Si lavorerà fin da subito alla creazione di un programma regionale di visite guidate pensate specificamente per essere inclusive, ma anche alla formazione mirata del personale museale, affinché possa accogliere al meglio visitatori con esigenze specifiche. Fondamentale sarà anche la mappatura dei musei accessibili, che verrà resa disponibile online, e l’adozione di una segnaletica chiara e uniforme. Coresi-Aias metterà in campo la propria esperienza decennale nell’assistenza e integrazione sociale, affiancando gli utenti con operatori qualificati durante le visite.

L’impegno dei comuni per una Sicilia accogliente

Un forte entusiasmo per l’iniziativa traspare dalle parole dei vertici dell’associazione dei comuni isolani. «Si tratta di un ulteriore passo avanti verso musei sempre più aperti a tutti» spiegano Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale di Anci Sicilia. «Con questo accordo vogliamo ribadire l’impegno della nostra Associazione a costruire una Sicilia più inclusiva, in cui i musei diventino luoghi di accoglienza, crescita e partecipazione per tutte le persone, indipendentemente dalle loro fragilità».

Una battaglia di civiltà e partecipazione attiva

Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Armando Sorbello, che sottolinea il profondo valore etico dell’iniziativa appena sottoscritta. «Con Anci Sicilia avviamo un percorso condiviso che pone al centro la dignità della persona e il diritto universale alla cultura come dimensione essenziale del benessere e della partecipazione sociale». Il presidente di Coresi-Aias ha poi aggiunto che questo accordo «non è soltanto un atto formale, ma un passo concreto verso una Sicilia più giusta, più attenta e più vicina alle persone che ogni giorno ci affidano le loro storie e il loro cammino di cura».

Vuoi che approfondisca il concetto di “prescrizione sociale” in un articolo separato o preferisci passare ad un altro argomento?

A Taormina capitale del gusto: parte l’edizione 2025 del Food Expo

Taormina si prepara a diventare per quattro giorni la capitale del gusto e dell’incontro Mediterraneo. Domani, giovedì 20 novembre, alle 15:30, si alza ufficialmente il sipario sul Taormina Food Expo 2025, un appuntamento attesissimo che promette di mescolare sapientemente l’eccellenza enogastronomica siciliana con l’apertura verso l’isola di Malta. Fino a domenica 23 novembre, il Parking Porta Catania ospiterà un programma ricchissimo: talk, show cooking, degustazioni e incontri B2B animeranno la perla dello Jonio, trasformandola in una vera e propria piazza d’affari e di cultura culinaria.

Non solo show: l’importanza del riconoscimento “Sicilia Regione Europea della Gastronomia 2025”

Promosso dalla CNA Sicilia, l’evento non è semplicemente una vetrina di prodotti ma un tassello fondamentale in un contesto più ampio. Si inserisce infatti nel solco del prestigioso riconoscimento di «Sicilia Regione Europea della Gastronomia 2025» e funge da sostenitore della candidatura UNESCO della cucina italiana. L’obiettivo è chiaro: agire come un potente volano per le imprese del settore e, in senso più lato, celebrare i valori e la ricchezza della Dieta Mediterranea, patrimonio inestimabile.

Il programma del debutto: focus su internazionalità e dialogo tra isole

L’inaugurazione del pomeriggio vedrà la presenza delle autorità e i saluti di benvenuto, seguiti da una visita guidata agli stand per un primo, succulento, assaggio delle eccellenze esposte. L’aria che si respira è subito internazionale, grazie alla presenza della Delegazione Malta Food Agency che sottolinea il legame profondo tra le due isole nel cuore del Mediterraneo. Nell’Area Talk Show, personalità di spicco del settore si confronteranno in interviste esclusive. Il momento clou della prima serata sarà il Show Cooking & Master Class di Vini, un vero e proprio dialogo tra i sensi che guiderà il pubblico attraverso l’armonia dei piatti gastronomici e dei vini siciliani e maltesi. Subito dopo, si apriranno le porte dell’Area Gourmet per permettere a tutti di degustare le prelibatezze appena scoperte, prima della chiusura degli stand alle 21:30.

Dalle radici al business: la voce degli organizzatori CNA

Gli organizzatori della CNA Sicilia, con la loro esperienza, danno una chiave di lettura ben precisa dell’iniziativa. Filippo Scivoli, Presidente di CNA Sicilia, non usa mezzi termini: «Questo evento rappresenta un momento cruciale per il sistema agroalimentare siciliano». E aggiunge, delineando la missione: «Vogliamo unire la celebrazione delle nostre radici e della nostra cultura gastronomica, alla concretezza del business e alla riflessione su temi cruciali come la sostenibilità. Taormina, perla del turismo internazionale, è la cornice ideale». Piero Giglione, Segretario di CNA Sicilia, guarda oltre il confine: «La collaborazione con Malta, al centro della prima giornata, è solo il primo passo di una strategia più ampia di internazionalizzazione». L’obiettivo è spingere le imprese locali a «cogliere appieno le opportunità offerte dal contesto mediterraneo ed europeo». A chiudere il cerchio è Tindaro Germanelli, Coordinatore Regionale di CNA Agroalimentare: «Tutto è concepito per valorizzare l’intera filiera… vogliamo dare voce e sostanza a chi, ogni giorno, con fatica e passione, produce l’eccellenza del nostro territorio». L’ingresso, è bene ricordarlo, è gratuito e aperto a operatori, stampa e al pubblico degli appassionati.

Programma Taormina

Programma Taormina

Emendamento bocciato dall’opposizione in consiglio comunale, a Natale aziende, professionisti e associazioni non vedranno i soldi.

Un Natale con l’amaro in bocca per molti. È la prima amara conseguenza della bocciatura, avvenuta ieri sera in Consiglio Comunale a Piazza Armerina, di un emendamento tecnico che puntava a sbloccare i pagamenti per le aziende, le associazioni, gli artigiani e i professionisti che hanno collaborato alla realizzazione del Palio dei Normanni edizione 2025. Una modifica al bilancio vitale per onorare gli impegni presi: senza quel via libera, le somme attese per dicembre, fondamentali per le spese natalizie di molte famiglie, restano congelate.

Il cuore della polemica: quel 15% conteso e la contestazione

L’opposizione ha votato compatta contro l’approvazione, sollevando una precisa contestazione all’amministrazione: aver destinato in modo ritenuto non conforme alla norma il 15% dei ricavi ottenuti dalla vendita dei biglietti della Villa Romana del Casale. Una mossa che ha spaccato l’aula, trasformando una discussione tecnica in un vero e proprio scontro politico. L’amministrazione, sostenuta dalla maggioranza, ha tentato fino all’ultimo di perorare la causa di una “posizione più elastica”. Hanno ricordato che la convenzione stipulata con la Regione per l’uso di quel 15% prevede che i fondi siano spesi per la promozione turistica della Villa e, si sono chiesti, quale miglior veicolo promozionale del Palio dei Normanni? Ma la questione più urgente e sentita è un’altra: quei soldi erano attesi in gran parte da padri di famiglia e lavoratori che facevano affidamento su quegli importi per trascorrere un Natale più sereno.

La rigidità della norma contro l’urgenza dei pagamenti

L’atteggiamento dell’opposizione è stato di netta chiusura. Intervenendo nel dibattito, i consiglieri Massimo Di Seri (FI), Andrea Arena e Dario Azzolina (PD) hanno rimarcato che l’errore interpretativo della norma che regola l’uso del 15% impedisce di dare un parere favorevole al pagamento. Un parere supportato anche dai revisori dei conti che nei mesi scorsi avevano già sollevato alcune perplessità sull’operazione. Una presa di posizione strettamente contabile, insomma, a fronte di una situazione che richiedeva anche una valutazione sociale ed economica. Precisiamo che le somme provenienti dai biglietti venduti per visitare la Villa romana del Casale sono un indennizzo al comune per l’afflusso turistico, un tempo pari al 30% e poi stabilizzato al 15%, utilizzabile per opere pubbliche ma anche per la promozione dello stesso sito archeologico: nella prassi è sempre stato lasciato all’amministrazione comunale decidere in cosa e come  investire quei soldi.

Dovere e prassi: una lunga storia di interpretazioni elastiche

Nella realtà dei fatti, chi ha ragione? Entrambe le parti detengono un pezzo di verità. È innegabile che la spesa del 15% richiederebbe una maggiore attenzione nella ripartizione tra attività di richiamo, comunicazione diretta, investimenti collaterali. Però, è altrettanto vero che da quando questa rendita della Villa Romana è inserita nel bilancio comunale, tutte le amministrazioni che si sono succedute hanno usato le somme in maniera molto elastica. Le opposizioni, nel tempo, hanno contestato, sì, ma non hanno mai bloccato i pagamenti, evitando di danneggiare sia l’immagine del comune sia, soprattutto, i privati che non hanno alcuna colpa.

Le conseguenze e la partita finale in Consiglio: i cittadini pagano il prezzo

Cosa accadrà ora? La contestazione dell’opposizione si traduce immediatamente in una perdita secca di liquidità per i privati. Questi ultimi, dopo una lunga e incerta procedura, forse potranno riscuotere parte del loro credito, a meno che l’amministrazione non riesca ad approvare il bilancio prima del 31 dicembre. Una corsa contro il tempo che, se vinta, consentirebbe di sanare la posizione debitoria dell’ente. La partita si sposta di nuovo in Consiglio Comunale, dove il dibattito di ieri sera è stato infiammato da accuse e offese tra chi chiedeva di tutelare i lavoratori e chi si attestava rigidamente sulle posizioni contabili. Quel che è certo è che, al centro di questa disputa senza esclusione di colpi, restano come al solito i cittadini, unici e veri danneggiati.

Troina, l’eccellenza formativa si rinnova all’Oasi: il rettore Foti accoglie le nuove matricole

Una giornata di festa e di prospettive future ha animato ieri mattina la Sala Martino della Cittadella dell’Oasi. L’istituto troinese si conferma ancora una volta un polo d’eccellenza non solo sanitario ma anche accademico, accogliendo con calore le venti nuove matricole del Corso di Laurea in Terapia Occupazionale. Questo percorso formativo, nato sette anni fa dalla sinergia tra l’IRCCS Associazione Oasi Maria SS., l’Università di Catania, la società Oasi S.r.l. e l’amministrazione comunale, rappresenta ormai una scommessa vinta per il territorio. L’atmosfera vibrante di entusiasmo ha salutato i giovani studenti che si apprestano a iniziare un cammino professionale in un settore cruciale per la salute pubblica, seguendo le orme degli oltre cento professionisti già formati tra queste mura. Il calendario accademico prosegue serrato e già nella giornata di domani altri dieci studenti coroneranno il loro sogno discutendo la tesi di laurea.

Il sostegno concreto al talento e la visione istituzionale

La cerimonia ha visto susseguirsi interventi di alto profilo che hanno ribadito la centralità dello studente all’interno del progetto Oasi. Padre Michele Pitronaci ha aperto i lavori con un augurio di buon lavoro, mentre il direttore generale Arturo Caranna ha posto l’accento sulle opportunità concrete offerte dall’istituto. L’Oasi non si limita a formare, ma investe sul merito attraverso borse di studio intitolate a padre Ferlauto e un incentivo economico di tremila euro per chi mantiene una media alta. Le istituzioni politiche, rappresentate dal sindaco Alfio Giachino e dall’onorevole Fabio Venezia, hanno guardato oltre il presente. Se il primo cittadino auspica l’apertura di nuovi corsi legati alle specificità scientifiche locali, il deputato regionale ha offerto una riflessione profonda sul ruolo insostituibile del fattore umano nei servizi alla persona, unico vero argine in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale.

Le parole del Rettore e il rito del camice bianco

Il momento clou della mattinata è arrivato con le parole del Magnifico Rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, il quale ha speso parole di grande stima per la realtà troinese. «A Troina l’attività universitaria non solo è possibile, ma ha un valore speciale» ha dichiarato il Rettore, sottolineando come le condizioni strutturali e organizzative dell’Oasi permettano una didattica avanzata, talvolta superiore per qualità dei servizi offerti persino alla sede centrale catanese. Secondo Foti, questo contesto integrato tra ricerca e assistenza è l’habitat ideale per formare i terapisti occupazionali, figure chiave per restituire dignità e autonomia ai pazienti. La giornata si è conclusa con il toccante rito della consegna dei camici e delle borse di studio, alla presenza del corpo docente guidato dalla professoressa Manuela Pennisi e dai vertici scientifici dell’istituto, suggellando un patto di fiducia tra i giovani e il loro futuro professionale.

Caro bollette e inverno alle porte: le strategie vincenti per usare i termosifoni

Con l’abbassamento delle temperature torna puntuale l’incubo di molti italiani: la bolletta del gas. L’arrivo della stagione fredda ci costringe a fare i conti non solo con il cambio di guardaroba ma anche con la gestione dell’impianto di riscaldamento domestico. Inutile nascondersi dietro a un dito, perché la voglia di tepore si scontra spesso con la paura di cifre esorbitanti a fine mese. La gestione dei termosifoni diventa quindi un’arte che richiede equilibrio, buon senso e qualche nozione tecnica per evitare sprechi inutili che pesano sul bilancio familiare.

Il grande dubbio: accendere poco e forte o tanto e piano?

Questa è la domanda che divide le famiglie quasi quanto la politica. Conviene tenere i termosifoni accesi per poche ore ma al massimo della potenza, oppure mantenerli a una temperatura più bassa per un arco di tempo più lungo? La risposta degli esperti tende decisamente verso la seconda opzione. Mantenere l’impianto acceso per più ore a una temperatura costante e moderata permette alle pareti di casa di riscaldarsi e mantenere l’inerzia termica. Al contrario, i picchi di calore seguiti da raffreddamenti bruschi costringono la caldaia a lavorare sotto sforzo per riportare la temperatura a livelli accettabili, consumando paradossalmente di più. Una casa che si raffredda completamente richiede un’enorme quantità di energia per tornare calda.

L’importanza della temperatura costante

Impostare il termostato intorno ai 19 o 20 gradi è la scelta più saggia. Ogni grado in più può far lievitare i consumi fino al 7% o 8%, una percentuale che a fine inverno si traduce in una somma considerevole. Tenere i termosifoni accesi a una temperatura più dolce, magari aiutandosi con le valvole termostatiche per regolare il calore stanza per stanza, garantisce un comfort abitativo superiore. Si evita così quella sgradevole sensazione di “aria viziata” o troppo secca che spesso causa mal di testa e problemi respiratori, favorendo invece un ambiente salubre e piacevolmente tiepido.

Piccoli accorgimenti per grandi risultati

Non dobbiamo dimenticare la manutenzione e le buone pratiche quotidiane. Prima di accendere l’impianto è fondamentale sfiatare i radiatori per eliminare le bolle d’aria che impediscono all’acqua calda di circolare liberamente. Un altro errore comune è coprire i termosifoni con tende pesanti o mobili, oppure usarli come asciugabiancheria: questo crea una barriera che impedisce al calore di diffondersi nell’ambiente. Lasciare i radiatori liberi significa permettere all’aria di circolare e riscaldare la stanza in modo uniforme. Con un po’ di attenzione e cambiando qualche vecchia abitudine, affrontare l’inverno sarà decisamente meno doloroso per il portafoglio.

Il bacio è un’abitudine vecchia 21 milioni di anni che non passa mai di moda

Avete presente quel brivido che corre lungo la schiena durante un bacio appassionato? Beh sappiate che non è un’invenzione da film romantico e nemmeno un’esclusiva dell’uomo moderno. Secondo un recente studio scientifico pare proprio che questo gesto abbia una “data di nascita” incredibilmente lontana nel tempo, risalente a circa 21 milioni di anni fa. Immaginate i nostri antichissimi antenati, molto prima della comparsa dei Neanderthal, che già si scambiavano effusioni bocca a bocca. Non siamo quindi gli unici a farlo visto che anche le grandi scimmie come scimpanzé e bonobo conoscono bene l’arte del baciarsi, dimostrando che l’affetto ha radici evolutive profondissime che ci legano indissolubilmente al mondo animale.

Ma al di là della storia evolutiva c’è un mondo di curiosità che rende il bacio ancora più affascinante. Vi siete mai chiesti cosa succede fisicamente quando le nostre labbra si toccano? È una vera e propria sessione di fitness. Un bacio appassionato può attivare dai 29 ai 34 muscoli facciali, un ottimo modo per mantenere la pelle tonica e giovane. E non è tutto perché, sebbene non possa sostituire una corsa al parco, un minuto di baci intensi può far bruciare fino a 6 calorie. Insomma baciarsi non è solo piacevole ma è anche un toccasana per il corpo che si risveglia sotto una pioggia di ormoni del benessere.

La chimica della felicità e i divieti storici

Quando ci baciamo il nostro cervello diventa una fabbrica di felicità. Si scatenano neurotrasmettitori come la dopamina che ci dà euforia, l’ossitocina che rafforza il legame affettivo e la serotonina che regola l’umore. È una droga naturale potentissima e priva di effetti collaterali negativi, capace di abbassare i livelli di cortisolo e quindi di ridurre lo stress. Esiste addirittura una branca della scienza dedicata interamente a questo argomento che si chiama filematologia. Gli studiosi di questa disciplina ci ricordano però che il bacio non è universale come crediamo, dato che in circa il 10 per cento delle culture mondiali non viene praticato o viene sostituito da altri gesti, come lo sfregamento dei nasi tipico di alcune popolazioni artiche o della Nuova Zelanda.

Nella storia non sono mancati momenti bizzarri legati a questo gesto. Pensate che nel XVI secolo a Napoli il bacio in pubblico era punito addirittura con la morte, una misura drastica che oggi ci fa sorridere. In altri tempi e luoghi è stato vietato per motivi igienici o morali, eppure è sopravvissuto a tutto. Che sia un saluto affettuoso sulla guancia, il celebre bacio “alla francese” o un timido sfioramento di labbra, resta il mezzo di comunicazione più potente che abbiamo. Non serve parlare per dirsi tutto, basta avvicinarsi e lasciare che milioni di anni di evoluzione facciano il resto.

Rifiuti, Arancio replica al Pd: «Fatti contro polemiche, l’adesione votata anche da voi»

Sulla questione della gestione dei rifiuti i fatti parlano molto più forte delle polemiche. È questo il messaggio centrale che arriva dall’assessore all’Ambiente e Territorio, Concetto Arancio, deciso a fare chiarezza dopo le recenti critiche mosse dal Partito Democratico. Una replica che non si limita alla difesa d’ufficio ma entra nel merito della storia amministrativa della città, ricordando come certe scelte abbiano radici lontane e colori politici ben precisi. L’assessore sottolinea infatti come il passaggio dall’ATO Enna 1 alla SRR ATO 4 CL non sia un’invenzione dell’attuale giunta Cammarata, bensì un percorso avviato il 17 ottobre 2012 sotto l’amministrazione Nigrelli e decretato nel 2013 dal governo Crocetta. Una chiara impronta di centrosinistra che oggi, secondo l’esponente della giunta, qualcuno finge di aver dimenticato.

La memoria amministrativa sembra essere il punto dolente sollevato da Arancio, il quale punta i riflettori sugli atti ufficiali votati in consiglio comunale. L’adesione alla gestione “in house”, deliberata dalla SRR nell’aprile 2021, ha ricevuto il via libera dall’aula consiliare di Piazza Armerina il 13 aprile 2023. In quella seduta, ricorda l’assessore, l’atto passò con 13 voti favorevoli su 16 presenti. Un dato politico rilevante è che tra i favorevoli figuravano anche i consiglieri del PD, Mauro Di Carlo e Sabrina Falcone. «Dunque il PD non solo era a conoscenza dell’iter, ma lo aveva pienamente condiviso e sostenuto» afferma Arancio, evidenziando una contraddizione tra il voto in aula e le dichiarazioni odierne.

Costi e servizi: la verità sulle tariffe e il nodo della manutenzione

Anche sul fronte economico l’assessore respinge le accuse di aumenti indiscriminati. L’approvazione del nuovo capitolato nel settembre 2024, avvenuta quando Arancio non ricopriva ancora l’incarico, ha visto l’astensione e non il voto contrario dei consiglieri dem Azzolina e Arena. Gli adeguamenti dei costi vengono definiti necessari e fisiologici, legati agli aggiornamenti contrattuali, agli oneri del personale e al costo della vita, dinamiche che stanno interessando tutti i comuni e che comunque si attestano su percentuali inferiori a quelle denunciate dall’opposizione. «Altro che aumento del 30%» precisa l’assessore, smontando la narrazione di un salasso ingiustificato.

Altro punto caldo è quello dei presunti tagli ai servizi. Arancio è categorico nel definire infondate le voci su servizi ridotti. Il diserbo è incluso esattamente come in precedenza, mentre la cura del verde pubblico non rientra nel pacchetto, ma non vi rientrava nemmeno con il vecchio capitolato. Parlare di tagli, secondo l’amministrazione, significa diffondere notizie false. L’obiettivo dichiarato resta quello di un servizio più moderno ed efficiente, capace di stabilizzare i costi nel tempo grazie agli utili di gestione che verranno reinvestiti per calmierare le tariffe.

I vantaggi economici e la necessità di uscire dalla proroga tecnica

Un aspetto che l’assessore tiene a mettere in evidenza riguarda i benefici diretti per le casse comunali derivanti dalla partecipazione alla società. Essere soci permette di accedere a tariffe di smaltimento in discarica decisamente più vantaggiose, con un risparmio stimato intorno al 50% rispetto ai comuni non soci. Questo si traduce in circa 150 mila euro l’anno che restano nella disponibilità della comunità. A ciò si aggiunge la questione della legalità e della sicurezza amministrativa.

Il precedente affidamento procedeva in regime di proroga tecnica, una condizione che non può essere mantenuta a tempo indeterminato, specialmente quando la SRR ha già individuato un nuovo gestore. Continuare su quella strada avrebbe esposto l’ente a rischi pesanti. La gestione “in house” garantisce invece mezzi nuovi e un affidamento conforme alla legge. Per l’assessore Arancio, dunque, la polemica del PD appare come «un esercizio di visibilità privo di fondamento», smentito dagli atti stessi che i rappresentanti dem hanno contribuito a votare negli anni passati.

Piazza Armerina, Democrazia Partecipata: i cittadini scelgono la prevenzione: stravince il progetto “La Salute per tutti

La consultazione online per la Democrazia Partecipata a Piazza Armerina, di cui avevamo parlato lo scorso 3 novembre (clicca qui) ,  ha emesso il suo verdetto finale, delineando una priorità inequivocabile per la comunità: la salute. Con una vittoria schiacciante, che non lascia spazio a interpretazioni, il progetto “La Salute per tutti: Screening e Prevenzione gratuiti” si è aggiudicato i fondi messi a disposizione dal bilancio comunale, sbaragliando la concorrenza con numeri da capogiro.

Un plebiscito per la prevenzione

I dati finali, cristallizzati alla chiusura del seggio virtuale, fotografano una scelta netta. Su un totale di 299 voti espressi, ben 197 preferenze (pari al 66% del totale) sono andate alla proposta presentata dalle Odv Nucleo Volontari Protezione Civile e Odv Piazza Armerina Soccorso.

Non si tratta di una semplice vittoria, ma di un segnale sociale profondo. I cittadini armerini, messi di fronte alla scelta tra riqualificazione urbana, cultura, assistenza agli anziani o sanità, hanno massicciamente optato per quest’ultima. Il progetto vincitore risponde evidentemente a un bisogno latente e diffuso: garantire l’accesso ai servizi sanitari di base – come controlli cardiologici, visite ortopediche e audiometriche – direttamente nei quartieri, abbattendo le barriere economiche e logistiche che spesso ostacolano le fasce più fragili della popolazione.

L’onore delle armi per il Parco Giochi

Al secondo posto, distanziato ma con un risultato comunque rispettabile, si piazza il progetto “Ripristino del Parco Giochi in Piazza Regione Siciliana”, promosso da INNER WHEELS – Comitato Quartiere Canali – CIF. La proposta ha raccolto 89 voti, attestandosi al 30% delle preferenze. Sebbene non sufficiente per la vittoria, il dato conferma quanto il tema degli spazi aggregativi per i più piccoli e la riqualificazione urbana siano argomenti sensibili per quasi un terzo dei votanti, in particolare per le famiglie.

Le altre proposte

Più staccate le altre due iniziative, che non sono riuscite a intercettare l’interesse della maggioranza in questa specifica tornata. Il progetto culturale “È il margine che fa la pagina…”, dell’Associazione DonneInsieme “Sandra Crescimanno”, ha raccolto 10 voti (3%), mentre “Mosaici d’Argento”, la proposta della Cooperativa Sociale Gaia dedicata alla terza età, ha chiuso la classifica con 3 voti (1%). Risultati che non tolgono valore alla bontà delle idee, ma che evidenziano come, in questo momento storico, la percezione dell’urgenza sociale sia altrove.

Un segnale alla politica

L’epilogo di questa edizione della Democrazia Partecipata offre uno spunto di riflessione che va oltre la semplice assegnazione dei fondi. La vittoria del progetto “La Salute per tutti” suggerisce che la cittadinanza percepisce il welfare sanitario come la vera emergenza da tamponare. Ora la palla passa alle associazioni vincitrici, chiamate a trasformare questo consenso virtuale in azioni
concrete nelle piazze della città.

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Frutta e verdura di stagione: cosa mettere nel carrello in inverno

Consumare frutta e verdura di stagione significa seguire i ritmi della natura, beneficiando di alimenti raccolti nel momento in cui raggiungono il massimo del loro valore nutritivo e del loro sapore. Quando un prodotto cresce nel periodo giusto, senza forzature dovute a serre o lunghi trasporti, conserva meglio vitamine, minerali e antiossidanti, risultando più gustoso e genuino.

Oltre ai vantaggi per la salute, la stagionalità porta con sé anche benefici economici e ambientali. I prodotti coltivati localmente e in stagione richiedono meno energia per la produzione e la conservazione, riducendo i costi e le emissioni legate alla logistica. Anche per questo risultano spesso più convenienti al momento dell’acquisto.

Infine, seguire la stagionalità aiuta a riscoprire la varietà della cucina mediterranea e a mantenere un’alimentazione più equilibrata. Ogni mese offre colori, sapori e consistenze diverse, che stimolano la creatività in cucina e permettono di evitare la monotonia della spesa ripetitiva.

Come riconoscere frutta e verdura di stagione

Riconoscere la frutta e la verdura davvero di stagione richiede un po’ di attenzione, ma può diventare un’abitudine semplice. Un primo strumento utile è il calendario stagionale, che aiuta a orientarsi mese per mese e a sapere in anticipo quali prodotti privilegiare. A questo si affianca l’osservazione diretta: freschezza, colore vivo, consistenza naturale e assenza di imperfezioni artificiali sono spesso segnali che indicano un raccolto recente e in linea con il periodo dell’anno.

Anche l’origine geografica è un buon indicatore: scegliere prodotti locali o nazionali significa sostenere una filiera più corta, ridurre l’impatto ambientale dei trasporti e favorire un consumo più sostenibile. Per facilitare queste scelte, alcune realtà commerciali evidenziano con chiarezza la stagionalità dei prodotti nei propri punti vendita.

Tra queste, Unicoop Etruria pone da sempre grande attenzione alla valorizzazione della frutta e della verdura di stagione, offrendo un assortimento che rispetta i cicli naturali e promuove la provenienza locale. Una scelta che aiuta i consumatori a orientarsi meglio e a compiere acquisti più informati e consapevoli.

Andiamo ora a concentrarci più nel dettaglio sui prodotti di stagione tipici dell’inverno.

Frutta invernale: agrumi, mele, kiwi & co.

L’inverno porta con sé una varietà di frutti che, oltre a essere gustosi, offrono un importante supporto al benessere quotidiano. Gli agrumi – arance, mandarini, pompelmi, limoni – sono i protagonisti indiscussi della stagione. Ricchissimi di vitamina C, ma anche di flavonoidi e fibre, aiutano a rafforzare le difese immunitarie, contrastare i radicali liberi e sostenere l’idratazione. Consumati freschi, in spremute o come ingrediente per piatti dolci e salati, sono versatili e facilmente reperibili.

Accanto agli agrumi troviamo mele e pere, presenti in diverse varietà anche di origine italiana. Frutti dalla buona conservabilità, sono fonte di fibre solubili come la pectina, utili per la digestione e per il senso di sazietà. Le mele cotte, ad esempio, sono una soluzione ideale per merende calde, leggere e nutrienti.

Non va trascurato il kiwi, spesso coltivato localmente, che offre un apporto significativo di vitamina C – persino superiore a quello delle arance – oltre a potassio e fibre. A completare l’offerta stagionale, ci sono i cachi, dolci e ricchi di energia, e il melograno, apprezzato per le sue proprietà antiossidanti.

La frutta invernale, oltre ad arricchire la dieta con sapori intensi e naturali, consente di variare senza sforzo, portando in tavola equilibrio e colore anche nei mesi più grigi.

 

La verdura tipica della stagione invernale

La verdura invernale è ricca, sostanziosa e perfettamente adatta a una cucina che cerca calore e nutrimento. Tra gli ortaggi protagonisti della stagione ci sono senza dubbio i cavoli in tutte le loro varianti: cavolfiore, cavolo nero, verza, broccolo e cavolo cappuccio. Queste verdure sono ricche di fibre, vitamina C, acido folico e composti solforati che favoriscono la depurazione dell’organismo e hanno effetti protettivi sul sistema immunitario.

Altrettanto presenti in questa stagione sono gli ortaggi a foglia verde, come bietole, spinaci, cicoria e catalogna, che si prestano a cotture semplici – bollitura, vapore, padella – e offrono un buon apporto di ferro, calcio e antiossidanti naturali. Possono essere consumati come contorno, inseriti in minestre o usati come base per torte salate e sformati.

Non mancano poi i finocchi, leggeri e digeribili, ideali sia crudi in insalata che cotti al forno o in padella, e i carciofi, noti per le loro proprietà depurative e il contenuto di fibre e potassio. Completano il quadro le radici come rape, barbabietole e topinambur, che regalano gusto e colore ai piatti, oltre a un buon contenuto di carboidrati complessi.

Consumare verdure invernali significa portare in tavola nutrienti fondamentali per affrontare il freddo con equilibrio, sfruttando ingredienti stagionali che uniscono semplicità, versatilità e valore nutrizionale.

Cucinare cibi di stagione: idee semplici e nutrienti

La cucina invernale, per sua natura, predilige piatti caldi, avvolgenti e capaci di sostenere l’organismo nei mesi più freddi. Lavorare con ingredienti stagionali rende più facile comporre menu equilibrati e soddisfacenti, anche con preparazioni essenziali.

Una semplice vellutata di cavolfiore e porri, per esempio, diventa un comfort food perfetto per la cena, soprattutto se arricchita con legumi o cereali integrali. I finocchi gratinati al forno, con un filo d’olio e una spolverata di pangrattato, rappresentano un contorno leggero ma saporito, così come una cicoria saltata in padella o dei broccoli al vapore conditi con limone e semi oleosi.

Per chi ama le preparazioni uniche, un risotto al radicchio o un tortino di patate e cavolo verza offrono soluzioni versatili e nutrienti. Anche la frutta può essere protagonista di ricette stagionali: mele cotte con cannella, pere al vino rosso, o spremute miste di agrumi da gustare a colazione o come merenda.

Usare ciò che la stagione offre permette di variare spontaneamente, ridurre gli sprechi e riscoprire il piacere di una cucina legata al ritmo naturale del tempo. Bastano pochi ingredienti freschi per comporre piatti ricchi, caldi e adatti a ogni esigenza.

Conclusione

Scegliere frutta e verdura di stagione in inverno non è solo una buona abitudine alimentare: è un modo concreto per prendersi cura della propria salute, sostenere l’ambiente e, spesso, risparmiare. I prodotti raccolti nel loro periodo naturale offrono più gusto, più nutrienti e si prestano a una cucina semplice ma ricca di varietà.

Riconoscere ciò che la natura offre in ogni momento dell’anno significa tornare a un ritmo più equilibrato, fatto di scelte quotidiane consapevoli. Seguire la stagionalità non è una rinuncia, ma un’opportunità: per mangiare meglio, spendere con attenzione e rispettare ciò che ci circonda. Anche d’inverno, il benessere può cominciare da un gesto semplice come riempire il carrello nel modo giusto.

 

 

Ponte sullo Stretto – Nuovo ostacolo per la grande opera. La magistratura contabile nega il visto

MESSINA – Una nuova, pesante tegola si abbatte sul percorso di realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. La Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo, il documento cruciale che regola i nuovi rapporti tra il Ministero delle Infrastrutture e la società concessionaria Stretto di Messina SpA. Una decisione che, sebbene tecnica, assume un peso politico specifico enorme, riaccendendo le polemiche su un’opera che divide l’Italia da decenni.

Il “No” tecnico che pesa come un macigno

La decisione della magistratura contabile non giunge inaspettata per molti osservatori, ma certifica una difficoltà oggettiva nel riannodare i fili di un progetto fermo da anni. Il diniego non è, come spiegato da fonti vicine alla Corte, un “no” ideologico o preconcetto all’infrastruttura in sé, quanto piuttosto una bocciatura basata su rigorosi aspetti giuridici e contabili. I magistrati, “leggendo le carte”, hanno rilevato criticità tali da impedire la registrazione dell’atto.

Questo stop segue di poche settimane le perplessità già sollevate sul progetto approvato dal CIPES, delineando un quadro amministrativo sempre più complesso. La Stretto di Messina SpA ha reagito convocando d’urgenza un Consiglio di Amministrazione per il prossimo 25 novembre: l’obiettivo è analizzare le motivazioni del rifiuto e studiare le contromisure necessarie per non far deragliare l’iter proprio ora che i cantieri sembravano imminenti.

La reazione politica: Salvini non arretra

Da Roma, la risposta del Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini è stata immediata e improntata alla totale determinazione. Nonostante lo stop dei giudici contabili, il leader della Lega ha ribadito l’intenzione del governo di “andare avanti”, considerando il Ponte un’opera nevralgica e irrinunciabile non solo per la Sicilia e la Calabria, ma per l’intero sistema logistico europeo.

A fargli eco sono gli esponenti locali della Lega a Messina, che mantengono la fiducia nell’operato del Ministro, convinti che gli ostacoli burocratici saranno superati. Tuttavia, le opposizioni leggono nella decisione della Corte la conferma di quanto sostenuto da tempo: l’impalcatura giuridica ed economica su cui si regge il “nuovo” Ponte scricchiola. Per il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, la bocciatura è la prova che le forzature procedurali non pagano.

Messina in stand-by: il Piano Regolatore nel limbo

Se a Roma si consuma lo scontro politico, a Messina si vivono le ricadute pratiche dell’incertezza. La città dello Stretto si trova in una fase delicatissima di pianificazione urbanistica. L’amministrazione comunale sta lavorando al nuovo Piano Regolatore Generale (PRG), uno strumento che ridisegnerà il volto della città per i prossimi decenni.

Fino a ieri, il Comune aveva proceduto integrando nel Piano le previsioni dell’opera: svincoli, cantieri, opere compensative e la stessa gigantesca infrastruttura di collegamento. Il nuovo stop impone ora una frenata. Come confermato dagli amministratori locali, il PRG entra in una fase di “stand-by”: pianificare una città “con il Ponte” è radicalmente diverso dal pianificarla “senza”. Le opere anticipate, che dovevano cambiare la viabilità cittadina, restano congelate in attesa di capire se il progetto vedrà mai la luce o se dovrà essere, ancora una volta, accantonato.

Aumento TARI a Piazza Armerina: Il PD contesta l’amministrazione e denuncia rincari fino al 30%

Non c’è nulla da festeggiare, anzi. Questa è la sintesi della dura presa di posizione espressa dal Partito Democratico – Circolo “Salvatore Santaniello” di Piazza Armerina, in seguito all’articolo apparso sulla stampa locale che celebrava il passaggio alla gestione SRR Impianti per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Secondo il PD, la “svolta” presentata dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Cammarata e dall’assessore Arancio, nasconde un aumento tariffario che ricadrà pesantemente sui cittadini, con rincari sulla bolletta TARI che potrebbero oscillare tra il 25% e il 30%.

Servizio Ridotto, Costi Aumentati

Il Circolo PD sottolinea il paradosso della situazione: l’incremento di costo si verificherà nonostante l’eliminazione di servizi precedentemente inclusi nel contratto, come il taglio dell’erba. “Paradossalmente, pur offrendo un servizio ridotto, il nuovo sistema costerà circa 800.000 euro in più, tra adeguamenti inevitabili e maggiori oneri derivanti dalla nuova modalità di gestione,” si legge nel comunicato stampa. L’aumento, definito “pesantissimo”, si farà sentire già da quest’anno, ma soprattutto a partire dal 2026.

Mancanza di Confronto e Strategia

Il Partito Democratico non risparmia le critiche alle scelte politiche dell’amministrazione, accusandola di non aver messo in campo alcuna misura per contenere la spesa e di non aver aperto un vero confronto pubblico sulle conseguenze economiche per le famiglie. “L’amministrazione […] si è limitata a raccontare i nuovi mezzi e qualche pulizia straordinaria, ma ha taciuto il dato più importante: a pagare saranno i cittadini, e soprattutto “i soliti noti”, cioè quei pochi che la TARI la pagano davvero,” incalza il Circolo.

Pur riconoscendo la necessità di migliorare la raccolta differenziata, il PD ritiene che farlo scaricando un aumento così consistente sulle famiglie e sulle attività commerciali, senza una strategia di contenimento dei costi, sia un chiaro segnale di disinteresse per la situazione economica del territorio. Il Circolo PD “Santaniello” conclude invitando l’amministrazione a essere onesta con la cittadinanza: “Prima di celebrare risultati discutibili, sarebbe corretto spiegare apertamente ai cittadini perché dovranno pagare molto di più per avere, alla fine, un servizio che in parte è stato persino ridotto.” Il Partito Democratico riconosce comunque l’impegno e la professionalità del personale comunale e dei dipendenti della ditta incaricata, indirizzando la critica esclusivamente alle scelte politiche che hanno determinato i costi e i limiti del servizio

(Nella foto i consiglieri comunali del PD Andre Arena e Dario Azzolina)

Partito Democratico Piazza Armerina – Circolo Salvatore Santaniello

COMUNICATO STAMPA
OGGETTO: Aumento della TARI a Piazza Armerina del 25-30%
Non c’è nulla da festeggiare: con il nuovo servizio affidato alla SRR Impianti le bollette dei rifiuti (TARI) aumenteranno fino al 30%. In merito all’articolo apparso oggi sulla stampa locale, è bene riportare la discussione con i piedi
per terra: nonostante l’amministrazione comunale presenti il passaggio alla gestione SRR Impianti come una “svolta” positiva, per i cittadini c’è ben poco da festeggiare. La realtà è semplice: questa scelta comporterà un aumento delle bollette TARI tra il 25% e il 30%, un incremento pesantissimo che si farà sentire già da quest’anno ma soprattutto a partire dal prossimo. E ciò avviene nonostante l’eliminazione di servizi precedentemente inclusi nel contratto,
come il taglio dell’erba. Paradossalmente, pur offrendo un servizio ridotto, il nuovo sistema costerà circa 800.000 euro in più, tra adeguamenti inevitabili e maggiori oneri derivanti dalla nuova modalità di gestione.

Riconosciamo il lavoro quotidiano del personale comunale e dei dipendenti della ditta incaricata,
che nonostante le difficoltà organizzative e le incertezze legate al cambio di gestione continuano a garantire, con professionalità e impegno, lo svolgimento del servizio. La critica è rivolta alle scelte politiche che determinano i costi e i limiti del servizio stesso. L’amministrazione Cammarata e l’assessore Arancio non hanno messo in campo alcuna misura per
contenere la spesa, né ha aperto un vero confronto pubblico sulle conseguenze economiche che ricadranno sulle famiglie. Si è limitata a raccontare i nuovi mezzi e qualche pulizia straordinaria, ma ha taciuto il dato più importante: a pagare saranno i cittadini, e soprattutto “i soliti noti”, cioè quei pochi che la TARI la pagano davvero.

È necessario essere onesti: migliorare la raccolta differenziata è doveroso, ma farlo scaricando un aumento così consistente sulle famiglie e sulle attività commerciali, senza alcuna strategia di contenimento dei costi, significa ignorare completamente la situazione economica del territorio. Prima di celebrare risultati discutibili, sarebbe corretto spiegare apertamente ai cittadini perché dovranno pagare molto di più per avere, alla fine, un servizio che in parte è stato persino ridotto.

Circolo PD “Santaniello” Piazza Armerina

Piazza Armerina, più spazzatrici per i quartieri storici: svolta nella raccolta differenziata

A Piazza Armerina il servizio di raccolta differenziata e la pulizia della città stanno vivendo una fase di deciso potenziamento. La nuova rotta è stata intrapresa dalla società Srr Impianti, che si occupa della gestione dei rifiuti e mira a offrire una cura e un’attenzione particolari anche alle aree urbane più delicate, come i quattro quartieri storici. Si tratta di un passo in avanti significativo, gestito dal Comune di Piazza Armerina, che aderisce al distretto SrR Ato 4.

Mezzi innovativi e potenziamento meccanizzato

I primi risultati sono già visibili in diversi aspetti. È stato potenziato lo spazzamento meccanizzato, grazie all’utilizzo di nuovi spazzatrici e automezzi impiegati anche nei quartieri più antichi e complessi. A questo si aggiunge un’attenzione specifica per lo spazzamento manuale, attraverso il corredo di nuovi strumenti in dotazione agli operatori. Ne consegue che l’intero sistema di raccolta dei rifiuti risulta migliorato e notevolmente più efficiente.

Il futuro: vetro e alluminio a raccolta separata

L’assessore alle Politiche ambientali, Concetto Arancio, ha messo in luce non solo i risultati già raggiunti, ma anche i prossimi obiettivi. «Da alcuni mesi è operativa la nuova società Srr Impianti, incaricata della gestione del servizio di raccolta dei rifiuti e in questo periodo sono già visibili diversi miglioramenti» ha anticipato Arancio, aggiungendo che presto verranno introdotte ulteriori novità. Tra queste spicca l’introduzione di nuovi metodi per la raccolta di vetro e alluminio, pensati per rendere il servizio ancora più funzionale e attento alle esigenze della comunità.

L’appello e il ringraziamento ai cittadini responsabili

L’Assessore Arancio ha voluto dedicare un ringraziamento particolare a tutti coloro che ogni giorno lavorano per la città, sottolineando il valore della collaborazione tra Amministrazione, operatori e residenti. «Un ringraziamento sincero va a tutti i dipendenti e ai responsabili di cantiere per l’ottimo lavoro che stanno svolgendo, all’Ufficio Ambiente per l’attenzione e l’impegno quotidiano, e a tutti quei cittadini che, rispettando le regole, stanno contribuendo con responsabilità e senso civico al miglioramento della nostra città» ha dichiarato l’Assessore, ricordando che «ogni piccolo gesto può fare la differenza e aiutarci a raggiungere grandi risultati».

Infine, l’Assessore ha ribadito la consapevolezza che “c’è ancora molto da fare”, ma che la strada intrapresa è quella giusta. «Il nostro obiettivo è chiaro: una città più pulita, più decorosa e con un sistema di raccolta sempre più organizzato ed efficiente» ha concluso Arancio, tracciando il percorso futuro per Piazza Armerina.

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