ULTIM’ORA – Attentato a Bruxelles: due morti

Due individui sono stati uccisi e diversi feriti a seguito di una sparatoria nel centro di Bruxelles, con l’assalitore che ha esclamato ‘Allah Akbar’. L’incidente, avvenuto vicino a Place Sainctelette intorno alle 19:15, ha visto le forze di emergenza accorrere sul posto. Nonostante le foto di un residente mostrino un sospettato fuggire su uno scooter, nessun arresto è stato effettuato al momento. Gli attacchi sembrano essere stati condotti con un kalashnikov, con una delle vittime colpite in un taxi. Le vittime sono state identificate come cittadini svedesi.

Gran Bretagna nella morsa del covid19. Smart working, bar e pub chiusi alle 22

Le strategie per la seconda ondata di Covid19 in Gran Bretagna sono state illustrate dal Primo Ministro britannico, Boris Johnson, in un discorso al Parlamento nel quale ha chiesto agli inglesi di lavorare da casa e ha  annunciato che imporrà nuove restrizioni a pub, bar e ristoranti. Il settore della ristorazione sarà limitato al solo servizio al tavolo e in tutta l’Inghilterra i locali dovranno chiudere alle 22. Il ministro dell’Ufficio governativo, Michael Gove ha sottolineato che «se è possibile per le persone lavorare da casa, le incoraggeremo a farlo. Sono passi verso cui eravamo riluttanti ma sono assolutamente necessari perché il tasso di infezione è in aumento, il numero di persone che vanno in ospedale è in aumento, quindi dobbiamo agire»

Questi i punti chiave sulle nuove regole, che entreranno in vigore dalla prossima settimana: chiusura entro le ore 22.00 per bar, pub, ristoranti; smart working dove possibile;  vietato il servizio al banco; mascherine obbligatorie nei taxi e nelle auto a noleggio, nei negozi, nei locali (eccetto quando si è seduti al tavolo); vietati gli sport al chiuso anche se con meno di sei partecipanti e posticipato il rientro del pubblico agli eventi sportivi; cerimonie nuziali e ricevimenti limitate a 15 partecipanti.

La Gran Bretagna è in una situazione ben diversa dall’Italia ma la notizia di un nuovo lock down genera un certo sconforto. Ci auguriamo che l’Italia non debba mai tornare in regime di chiusura totale.

 

Google investe in Italia oltre 900 milioni di dollari per accelerare la trasformazione digitale

Pundar Pichai, CEO di Google: “Google è orgogliosa di essere partner della ripresa economica dell’Italia. Per aiutare a trasformare le aziende italiane grandi e piccole, investiremo oltre 900 milioni di dollari in 5 anni, che includono l’apertura delle due Google Cloud Region in partnership con TIM.”

Oggi Google annuncia “Italia in Digitale”, un nuovo piano per accelerare la ripresa economica del Paese attraverso progetti di formazione, strumenti e partnership per supportare le aziende e le persone in cerca di opportunità lavorative.

Questo nuovo progetto nasce dall’esperienza e dal successo di precedenti iniziative come Crescere in Digitale e Google Digital Training, che negli ultimi cinque anni hanno aiutato 500.000 persone a ottenere le competenze digitali necessarie per rilanciare un’attività o migliorare la propria carriera lavorativa. Con questo nuovo impegno, Google intende ora aiutare altre 700.000 persone e piccole e medie imprese a digitalizzarsi, con l’obiettivo di portare il numero complessivo a oltre 1 milione per la fine del 2021.

Sundar Pichai, CEO di Google e Alphabet, ha annunciato oggi che Google investirà in Italia oltre 900 milioni di dollari in 5 anni per aprire le due Google Cloud Region annunciate in partnership con TIM e per avviare una nuova iniziativa dedicata alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del Paese.

Durante la pandemia, Google si è subito attivata per collaborare con i governi di tutto il mondo, compresa l’Italia, per affrontare la crisi. Grazie a una partnership con il Ministero della Salute, per esempio, è stato possibile fornire informazioni essenziali relative a COVID-19 sul Motore di Ricerca, su Maps e su YouTube. Con il Ministero dell’Istruzione è stato invece accelerato il processo che ha permesso a milioni di studenti italiani e insegnanti di continuare gli insegnamenti con strumenti di didattica a distanza, mentre le scuole erano chiuse. Inoltre, Google ha distribuito crediti e grant pubblicitari alle piccole e medie imprese italiane, ad agenzie governative e ad associazioni nonprofit.

Mentre alcune aree produttive sono riuscite a non fermarsi, grazie ai progressi legati allo smart working, allo shopping online e alla telemedicina, molte piccole imprese hanno subito pesantemente la crisi, in particolare nei settori del turismo, della vendita al dettaglio e della ristorazione. Secondo una ricerca di McKinsey, in Europa sono ora a rischio 60 milioni di posizioni lavorative.

È per questo che oggi Google annuncia Italia in Digitale, un nuovo piano per accelerare la ripresa economica del Paese attraverso una serie di momenti di formazione, strumenti gratuiti e partnership a supporto delle imprese e delle persone in cerca di opportunità lavorative. Questo nuovo progetto trae forza dal successo di iniziative come Crescere in Digitale e Google Digital Training, che negli ultimi cinque anni hanno aiutato 500.000 persone a ottenere le competenze digitali necessarie per rilanciare un’attività o migliorare la propria carriera lavorativa. Con questo nuovo impegno, Google intende ora aiutare altre 700.000 persone e piccole e medie imprese a digitalizzarsi, con l’obiettivo di portare il numero complessivo a oltre 1 milione per la fine del 2021.

Sempre a partire da oggi, Google.org fornirà un grant di 1 milione di euro a Unioncamere, per supportare nella trasformazione digitale le piccole e medie imprese italiane in difficoltà. Grazie a questo supporto, le Camere di Commercio offriranno formazione specifica e assistenza da parte di esperti a imprese e lavoratori, con particolare attenzione a quei settori maggiormente colpiti da COVID-19, per aiutare le persone a mantenere il proprio lavoro o a trovarne uno nuovo.

Fabio Vaccarono, Managing Director, Google Italy: “Da molti anni Google è impegnata in Italia per diffondere le competenze digitali utili a trovare un lavoro o far crescere un’attività. Se queste competenze erano importanti prima della pandemia, ora sono diventate tanto più necessarie: per superare le sfide del presente la digitalizzazione è un elemento imprescindibile, per trovare nuove opportunità lavorative, per rilanciare un’impresa, e a vantaggio dell’intera società. È su questa linea, arricchita da nuovi strumenti, che intendiamo proseguire con il nuovo progetto Italia in Digitale, rivolto in particolare alle piccole e medie imprese. La crisi ha accelerato il nostro uso della tecnologia: ora la tecnologia può aiutarci a uscire dalla crisi.”

Per maggiori informazioni su Italia in Digitale è possibile visitare il sito g.co/italiaindigitale, che verrà arricchito con aggiornamenti relativi alla formazione gratuita sulle competenze digitali e a nuovi strumenti per la digitalizzazione nelle prossime settimane.

Dove e quando osservare la cometa Neowise

A partire oggi, 11 luglio, sarà preferibile osservare la cometa Neowise alla sera, bassa sull’orizzonte di nord-ovest, fra le 21 e le 24. Fra il 14 e il 15 luglio la Neowise sarà visibile alla sera dalle ore 21 a circa 17 gradi di altezza sull’orizzonte di nord-ovest, passerà alla culminazione inferiore a nord attorno all’una di notte, poi tornerà a salire sull’orizzonte fino a raggiungere i 12 gradi di altezza verso l’alba. Il periodo di visibilità circumpolare durerà fino al 23 luglio, poi la visibilità serale prevarrà definitivamente su quella mattutina per l’effetto combinato dell’allontanamento della cometa dal Sole e il moto orbitale della Terra.

Massimo Boldi lascia Irene, 34 anni la differenza d’età

Sembravano vicini al matrimonio, e invece Massimo Boldi ha deciso di lasciare la fidanzata Irene Fornaciari. Lo ha svelato lui stesso in un’intervista lasciata sul nuovo numero di Oggi. Era l’autunno 2019 quando l’attore si legava la Fornaciari (conosciuta in treno qualche mese prima, da non confondere con l’omonima cantante) e ritrovava con lei la serenità dopo una turbolenta relazione risalente a qualche anno prima e finita male. Fece discutere non poco la corposa differenza d’età di 34 anni: lui ne compirà 75 il 23 luglio, lei farà i 41 due giorni prima. Alla faccia della distanza anagrafica e dei pettegolezzi, in realtà, i due sembravano uniti in una relazione semplice e autentica, tanto da essere pronti alle nozze: “Ho pensato di sposarla, a un certo punto”, ha spiegato Boldi, “Mi sono avvicinato quanto potevo alla sua vita. Ho conosciuto i suoi amici, preso persino una casetta a Lucca per noi due”. L’idillio, però, non ha funzionato e l’attore ha deciso di troncare.

I rapporti con Irene Fornaciari restano buoni

Dai social, dove la coppia si mostrava spessissimo, non arrivano reazioni da parte di Irene Fornaciari. Lei proviene da Lucca, dove ha un negozio di gioielli, ed è la sorella del sindaco di Porcari. La relazione con l’attore lombardo l’ha portata alla ribalta, ma lei ha sempre mantenuto un profilo discreto. Sembra che con Boldi i rapporti siano rimasti buoni. Resterà fra noi una bellissima amicizia, spero. Io per lei ci sarò sempre. Le auguro di trovare la persona giusta, capace di darle tutto ciò che desidera.

Il ricordo della moglie Marisa è sempre vivo
La verità è che Boldi fatica ancora a dimenticare la moglie Maria Teresa Selo, detta Marisa: “In ogni volto di donna che incontro io cerco sempre Marisa e poi la ritrovo solo guardando le mie ragazze. Averla amata come l’ho amata io è un dono, ma mi condanna a vivere nella continua nostalgia”. Parole commoventi quelle di Boldi, che è stato sposato con lei dal 1973 sino al 2004, anno della sua scomparsa. La donna morì dopo una lunga malattia incurabile, ai tempi in cui lui stava girando “Natale in India”: il dolore fu tale che Boldi ebbe un momento di crisi e decise di rompere lo storico sodalizio con Christian De Sica, poi ricomposto nel 2018 con “Amici come prima” (i due stanno girando un nuovo film insieme). Da Marisa, Boldi ha avuto le figlie Micaela, Manuela e Marta.

Fonte: Fanpage.it

 

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Un occhio al passato
45 foto storiche rare che tutti dovrebbero vedere

In arrivo il primo luglio su Netflix , “Sotto il sole di Riccione”, il nuovo film di Carlo Vanzina

“Il modo di approcciare i rapporti sentimentali con la musica è la forza di questo film. Di fatti si chiama come il testo di una canzone e ci hanno chiesto di fare un film partendo proprio da questa canzone”. La canzone è “Riccione” dei Thegiornalisti che nel 2017 fece brillare definitivamente la stella di Tommaso Paradiso e a parlare è Enrico Vanzina. Lo sceneggiatore ci ha parlato di “Sotto il sole di Riccione”, la nuova commedia sentimentale diretta da YouNuts! e da lui firmata nel segno del compianto fratello Carlo a cui peraltro il film è idealmente dedicato. Arriverà il prossimo 1 luglio in Italia su Netflix, così come nei 190 paesi in cui il servizio on demand è disponibile.

È evidente la citazione a “Sapore di mare”, che nel 1983 fece sognare una generazione e quelle seguenti. Del resto, dopo Sapore di sale di Gino Paoli,  anche questa volta è stata una hit estiva senza tempo a tracciare la rotta del film. Alla regia ci sono i YouNuts!, al secolo Antonio Usbergo e Niccoló Celaia, maghi del videoclip (firmarono proprio loro quello di Riccione) al loro lungometraggio d’esordio: “È come un film degli anni ’80, pieno di canzoni del suo tempo che quando li rivedi canti pure durante il film”, ci spiegano. E poi c’è Isabella Ferrari, meravigliosa a fare da anello di congiunzione ideale tra i due film. Questa volta non è Selvaggia, ma Irene, madre apprensiva di Lorenzo, un adolescente non vedente che ha voglia di lasciarsi finalmente andare: “È stato molto semplice, non ho costruito niente perché sono proprio una madre apprensiva e amicona”, ci racconta l’attrice.

Un film dove la musica è un personaggio co-protagonista

“Sotto il sole di Riccione” è un film dove la musica è protagonista quasi quanto le storie che ci vengono raccontate. Le canzoni più belle di Tommaso Paradiso e dei Thegiornalisti, inserite quasi tutte per intero, ci accompagnano nelle avventure di una estate che per i personaggi del film non sarà come le altre. Siamo partiti proprio da questo aspetto, dall’importanza della musica in questo film che richiama quasi quella leggerezza e quella spensieratezza che fu tipica dei ‘musicarelli’, film che negli anni ’60 erano rivolti a un pubblico di giovanissimi e dove i protagonisti erano gli stessi artisti delle canzoni. Spiega Enrico Vanzina:

Sicuramente, questo modo di approcciare con la musica i rapporti sentimentali, che poi ha fatto la fortuna di Bollywood, è la forza di questo film, la parte musicale è fondamentale. Di fatti si chiama come il testo di una canzone e ci hanno chiesto di fare un film partendo da questa canzone. E i registi che abbiamo avuto in questo film, Antonio e Niccolò sono stati non bravi, ma strabravi in questo campo.

“Sotto il sole di Riccione” può segnare un punto di svolta per gli Original Netflix italiani secondo Carlo Vanzina che punta al mercato americano:

Sicuramente Riccione è un brand forte all’estero, credo che le storie che abbiamo raccontato siano universali e in qualche modo sono molto comprensibili per tutta quella generazione di ragazzi americani, cresciuta con i film sulle scuole e sulle università.

Sotto il sole di Riccione nel ricordo di Carlo Vanzina
Isabella Ferrari ricorda Carlo Vanzina, che insieme ad Enrico ne lanciò la carriera in “Sapore di mare” nel 1983: “Il mio personaggio, Irene, non è per niente lontana da me così come non era lontana da me Selvaggia nel 1983. In quel momento, Carlo Vanzina non ha voluto che costruissi nulla. Ha filmato i miei timori di ragazza che faceva i suoi primi passi nel mondo”. La stessa richiesta che è stata fatta a tutti gli attori da Enrico Vanzina e YouNuts! anche questa volta. Per tornare a quel sentimento purissimo, quando la nostalgia non era ancora una regola scritta.

Fonte: Fanpage 

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Creatività in cucina
 Abbiamo raccolto per voi 15 ricette di #dolci estivi che vi aiuteranno ad affrontare meglio l’ondata di caldo

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IL VIDEO – ARTISTI PIAZZESI
Una nuova traccia di Simone Minacapelli in collaborazione con Mirko Palma, in arte Empi, la cui base musicale è stata prodotta da Alessandro Calcagno, in arte Vibes.

 

Skill4future: 100 studenti siciliani si sfideranno a Noto per le migliori idee imprenditoriali

Il progetto è proposto da EIT Food (European Institute of Technology Food) e organizzato da JA (Junior Achievement)  Italia

Cento studenti, cinque scuole e 20 squadre per trovare la migliore idea imprenditoriale sull’innovazione digitale e la lotta allo spreco alimentare.  Si chiama “Skill for future” ed è un progetto in ambito europeo, proposto da EIT Food (European Institute of Technology per il settore alimentare) e da JA Italia, che punta a influenzare ed innovare i sistemi di istruzione e accesso al mercato del lavoro.

L’Innovation Camp, ovvero il momento in cui gli studenti sveleranno le loro idee, si svolgerà martedì 29 ottobre al Centro per la conservazione del germoplasma vegetale agrario e forestale a Marianelli, nella riserva di Vendicari a Noto, messo a disposizione dall’ente regionale Demanio e Foreste di Siracusa. “L’intento è di avere gli studenti immersi nella natura – ha spiegato Mario Roccaro, responsabile del progetto per EIT Food – per stimolarli a riflettere su una produzione sostenibile che sia i grado di rispettare il nostro pianeta. Quale miglior posto di un’oasi naturale”.

E i 100 studenti siciliani provenienti dagli istituti superiori “Michelangelo Bartolo” di Pachino in provincia di Siracusa, “Galilei – Campailla” e “Grimaldi” di Modica in provincia di Ragusa, “Ettore Majorana” di Milazzo in provincia di Messina, e “Salvo D’ Acquisto” di Bagheria in provincia di Palermo lavoreranno in team per sviluppare e formalizzare un’idea imprenditoriale che poggi le basi sull’economia circolare e sul tentativo di rispondere ai cambiamenti globali, e che prepari i giovani al mercato del lavoro di domani.

I giovani si confronteranno sulle due sfide previste dal progetto: “Food waste”, la lotta allo spreco alimentare e “Agriculture 4.0”, ovvero le innovazioni tecnologiche in ambito agricolo. Dunque, dovranno sviluppare una idea che riguardi un prodotto o un servizio, fattibile e realistico, che possa contribuire alla riduzione dello spreco alimentare nel primo caso, e nella seconda challenge pensare ad un sistema di cooperazione e condivisione in termini di dati e informazioni, tra macchine diverse, tra operatori diversi, lungo tutta la filiera agricola.

Due tematiche molto importanti – ha continuato Mario Roccaro – per la prima challenge si stima che ogni anno, un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo dell’uomo vada sprecato. Si produce dunque molto di più di ciò che si consuma. In termini di impatto ambientale si tratta di un problema enorme, anche per lo spreco di risorse utilizzate per la produzione (energia, acqua, terra, fertilizzanti) e per l’aumento di emissioni che contribuiscono al cambiamento climatico. Riguardo alla seconda challange, sempre più aziende agroalimentari italiane (il 37% in Sicilia) investono in innovazione digitale. Un trend che continua a premiare l’introduzione di soluzioni digitali nel settore primario. Nei prossimi 30 anni la domanda di generi alimentari aumenterà del 70%. Bisognerà dunque aumentare e migliorare la produzione agricola, ma anche limitarne l’impatto sull’ambiente”.

Al termine del Camp ci sarà una prima valutazione delle idee emerse, per scegliere le migliori che parteciperanno alla fase europea dell’evento previsto a Bruxelles il 28 novembre, che unirà studenti (16 -19 anni) e idee vincitrici di altri due EITs, EIT Row Material and EIT Climate che in parallelo svolgeranno il loro Innovation Camp in Slovenia e in Ungheria.

EIT

European Institute of Technology è un organismo creato dall’Unione Europea nel 2008 che opera tramite le Comunità della Conoscenza e dell’Innovazione (CCI), partenariati pan-europei dinamici e di lungo periodo tra aziende leader, laboratori di ricerca e imprese, ognuna dedicata alla ricerca di soluzioni per una sfida globale specifica, al fine di rafforzare la capacità d’innovazione dell’Europa.

Junior Achievement Italia, partner italiano del progetto, collaborerà con EIT Food, il consorzio pan-Europeo che si occupa di imprenditorialità e innovazione del settore food, per incoraggiare la prossima generazione di innovatori e imprenditori in Europa a trovare modi per costruire una società europea più sostenibile nel settore alimentare.

Lo shopping online cresce anche al Sud: tutte le tendenze d’acquisto

Lo shopping online cresce anche al Sud: tutte le tendenze d’acquisto
Oggi lo shopping online rappresenta uno dei trend più importanti ed è un’abitudine che si sta radicando sempre più in tutto il mondo. Se fino a pochi anni fa si andava sul web per acquistare principalmente beni tecnologici, come nel caso dell’elettronica e degli elettrodomestici, oggi si acquistano su Internet perlopiù beni di prima necessità, come ad esempio il cibo e i capi d’abbigliamento. Quindi, analizzando questo trend in un’ottica futura, ci sono tutti i motivi per ritenere che nei prossimi anni ci sarà un vero e proprio boom, che porterà lo shopping online a livelli mai visti, con la consegna a domicilio grande protagonista del settore.

 

L’e-commerce cresce nel Sud Italia: gli ultimi dati
Pure il Sud si è fatto contagiare dalla febbre dell’e-commerce, con il settore dei negozi elettronici che sta conoscendo in questo periodo un interessante incremento. Soprattutto se si parla di regioni come la Sicilia, che promettono grandi numeri e trend di crescita destinati a salire ancora. Ne dà testimonianza la ricerca condotta da Infocamere e Unioncamere, secondo cui la Sicilia si classifica terza per tasso di crescita dell’e-commerce in Italia, dopo la Lombardia e la Campania. Si tratta di un incremento annuo che oscilla fra il +25% e il +35%, e che riguarda anche altre regioni del Sud, come la Calabria, la Basilicata, la Puglia e la già citata Campania. Il motivo alla base di questo successo? Una nuova generazione di professionisti del web, che è finalmente riuscita a emergere anche in regioni come la Sicilia, per definizione una terra ricca di menti brillanti e propositive. D’altra parte va anche detto, che oggi è sempre più facile fare compere online grazie alla possibilità di collegarsi da zone un tempo senza copertura. Il merito va soprattutto allo sviluppo di nuove tecnologie per la connessione a internet, sfruttate tra gli altri da Linkem ad esempio, che hanno portato la rete veloce dove un tempo mancava. Questi processi tecnologici, affiancati dalla digitalizzazione della società in atto, hanno indubbiamente giocato un ruolo di primo piano nel decretare l’ascesa dello shopping online e il futuro si preannuncia ancora più promettente da questo punto di vista.

Shopping online: quali sono i principali trend d’acquisto
Ma quali sono le abitudini d’acquisto odierne? Secondo gli ultimi dati di settore, il consumatore digitale si configura come un “animale notturno”. Molto frequenti sono, infatti, gli acquisti di notte o nelle prime ore del mattino, arrivando a riguardare addirittura un acquisto su 15.  Siamo in presenza di un vero e proprio boom notturno, che vede una crescita degli acquisti del +23% durante questa fascia oraria nel 2018. Per quanto riguarda le merci acquistate, una panoramica generale dei trend di ricerca attuali si può avere guardando lo studio condotto da Lyst sui marchi e prodotti più amati. Nella lista si trovano ad esempio brand noti come Balenciaga, Adidas e Off-White, che a livello europeo dimostrano di essere i più apprezzati in assoluto dai consumatori digitali. Non bisogna dimenticarsi poi di marchi come Gucci, sempre sulla cresta dell’onda, e dei modelli di scarpe sportivi, come le sneakers, “cliccatissime” in tutto il mondo sul search engine di Google. Non va trascurato, inoltre, l’affermarsi del fenomeno dello showrooming che fa sempre più proseliti tra i consumatori contemporanei e che incorona il digitale a canale d’acquisto preferito dai giovani, a discapito dei negozi tradizionali.

 

Ricordi del passato: Alcide De Gasperi

Il 19 agosto è stato il 65° anniversario della morte di Alcide De Gasperi che voglio ricordare con questo mio appunto. Il nostro sistema parlamentare  previsto dalla  Costituzione ne fissa in cinque anni la durata, al termine della quale il popolo ritorna alle urne per giudicare, con un nuovo voto, l’attività del governo. Il programma elettorale dovrebbe essere realizzato nel corso del quinquennio, e non nell’arco di pochi mesi, tenendo anche  conto che la rappresentanza parlamentare eletta non deve essere condizionata da altri dati elettorali non omogenei, né dai sondaggi. Un governo eletto con il sistema elettorale dovrà trovare la propria legittimazione con il voto della maggioranza dei  componenti del Parlamento,che valuterà gli accordi programmatici concordati.

Questa fase, con un linguaggio tutto italiano, da un po’ di tempo viene alternativamente chiamata “inciucio”, creando forti tensioni sia nel Parlamento  che nel Paese. Il sistema elettorale proporzionale  consente anche ad un solo partito che ottiene la maggioranza dei seggi, di eleggere un governo monocolore. Un caso che in circa 80 anni di democrazia si è verificato soltanto una volta: la vittoria della Democrazia Cristiana in occasione delle elezioni del 18 aprile 1948. La larga vittoria, sia alla Camera che al Senato, non venne usata dalla D.C.per dar vita a un Governo monocolore, ma ad un quadripartito formato dalla Democrazia Cristiana (9 Ministri), da Unità Socialista ( 3 Ministri e Vice Presidenza del Consiglio), Partito liberale ( 2 Ministri e Vice Presidenza dl Consiglio) , Partito Repubblicano ( 1 Ministro) e anche 2 Ministri indipendenti.

I seggi conquistati nei due rami del Parlamento erano stati 436 per la D.C.,43 per Unità socialista, 26, per il PLI e 15 per il PRI. Ai tre raggruppamenti, che nel loro insieme raggiungevano il 20%,  la D.C. con nove Ministeri, ne  attribuì agli altri partiti ben sei, riservandone anche altri due a personalità indipendenti. Ma a gestire questa operazione un personaggio che il nostro paese non dovrebbe mai dimenticare: Alcide De Gasperi, al quale si deve l’ottimo inizio della nostra democrazia, la sollecita ricostruzione del nostro Paese distrutto dalla guerra, il boom economico degli anni ‘50 ed essere stato l’artefice di quel sogno Europeo, tradito dai successori. Una lezione d’altri tempi.

Angiolo Alerci

Il teatrino della politica

Con una farsa era stata costruita la maggioranza che ha governato il nostro Paese per oltre un anno, con una nuova farsa è stata distrutta. La prima farsa una maggioranza costruita con un contratto che prevedeva due parti separate. Due programmi diamentralmente diversi che avrebbero avuto, come è avvenuto, problemi al momento della loro approvazione.

I due contraenti di taglie diverse:  uno molto esperto di strategie politiche mentre  il secondo, non solo ingenuo ma anche molto presuntuoso, avevano  concordato il modo come affrontare questo problema. “Io do una cosa a te e tu ne darai una a me” apportando delle piccole modifiche concordate ai provvedimenti da approvare, per dare a uno la possibilità di affermare che un loro punto programmatico era stato approvato  ed all’altro che al provveimento erano state approvate delle sostanziali modifiche migliorative.

Esempio lampante la sollecita approvazione della modifica della legge­ Fornero e la contestuale approvazione della legge sul reddito di cittadinanza. Così è avvenuto per i pochi provvedimenti approvati. Ma il comportamento di entrambi confermava che gli stessi erano ben convinti che il sistema non sarebbe durato a lungo. Le lunghe liste di provvedimenti da attuare subito elencati da entrambi, confermano tutti i sospetti, in quanto nessuno dei due teneva conto che i loro programmi elettorali avrebbero dovuto essere realizzati nell’arco della legislatura e non nell’arco di pochi mesi.

A turbare l’idillio il risultato delle elezioni europee che travolse i rapporti esistenti in seno al nostro Parlamento, con il raddoppio dei voti attribuiti alla Lega e la contestuale perdita del 50% dei voti conseguiti dal movimento 5 Stelle.

Da quel  momento il comportamento di Salvini è diventato sempre più incalzante ed i toni sempre più arroganti, nel tentativo di creare il casus che avrebbe potuto determinare una crisi di governo e beneficiare, così, delle ottime previsioni dei sondaggi nel caso di elezioni anticipate.Ma a togliere le castagne dal fuoco è stato il comportamento ingenuo di Di Maio, con la presentazione dell’inutile famosa mozione sulla TAV in contrasto, tra l’altro, con una comunicazione data  dal Presidente Conte, espressione del Movimento 5 Stelle. Una mozione che politicamente non aveva alcun significato e valore e

la cui votazione, per la prima volta nell’era repubblicana, ha visto le due forze della maggioranza dividersi con strascichi molto polemici.

Strascichi che hanno portato Salvini ad annunciare la fine di questa ibrida collaborazione e creare le condizioni di crisi, in un momento difficilissimo  per le numerose importanti scadenze vicine. Unica considerazione positiva è quella che questa difficile matassa da dipanare si troverà  nelle mani del nostro Presidente della Repubblica.

 

angiolo alerci

Considerazione sul “contratto di governo”

Il 6 maggio scorso, alla vigilia delle elezioni europee,in un mia nota pubblicata su diversi giorrnali on line con il titolo  “La vera strategia dei nostri governanti”  scrivevo:

“A complicare i rapporti  la contrapposizione continua su “certi” casi: oggi la posizione del sottosegretario Siri coinvolto in uno scandalo  tangenti, immediatamente equilibrata con le forti polemiche nei confronti  della Sindaca di Roma Raggi, con dichiarazioni pesanti sia da parte di Salvini che di Di Maio. La verità è nella strategia concordata, da uomini di parola, all’atto della sottoscrizione del famoso contratto. I punti programmatici presentati dai due leader  prevedevano  la necessità di essere tutti rivisti al ribasso in sede di proposizione, di discussione e di approvazione.

Questo ha  consentito ad ognuno criticare le proposte fatte  dall’altro e le modifiche realizzate sono state alternativamente, considerate come conquiste della controparte. Fino  quando questo giochetto funzionerà il contratto non terrà in alcun conto tutto quello che all’esterno appare e, anche un non positivo risultato elettorale da parte dei 5 Stelle, non influirà sulla vita del governo che, nel rispetto della strategia concordata, potrà continuare ad operare”.

Dal 6 maggio acqua ne è passata molto sotto i ponti, ma le situazioni che continuano ad apparire sempre più gravi saranno  superate, anche se Salvini ha fotrtemente criticato ed offeso Ministri espressioni del movimento 5 Stelle sottolineando, nel contempo, che lui si fida solo di Di Maio. Espressione questa che non so quanto sia piaciuta allo stesso Di Maio e come sarà stata valutata dallo staff, dai parlamentari e dal popolo Cinquestelle.

Angiolo Alerci

Poliztica nazionale: un possibile evento da evitare

La continua progressione di certi atteggiamenti di Salvini ci fanno intravedere in un periodo molto breve, con il consenso di una grande maggioranza di elettori, una vera involuzione  del nostro Paese. Il carattere di Salvini, i suoi atteggiamenti, certe sua affermazioni ed il largo credito che gli viene riconosciuto dai sondaggi, forse ci porteranno a rivivere quello che è successo il 28 ottobre 1922. Non la marcia su Roma che fu una manifestazione più coreografica che politica, dal momento che il Re aveva già il giorno prima dato incarico a Mussolini  di formare il Governo. Ma una ben studiata strategia oggi sottovalutata da molti.

I suoi atteggiamenti scimiottano molto quelli tenuti, nel corso del ventennio, da Benito Mussolini. Ma una riforma ormai si rende necessaria per non essere il suo progetto ostacolato: la riforma della Giustizia con un Pubblico Ministero assoggettato all’esecutivo. Salvini che solo un anno fa aveva intessuto lodi a quella magistratura che, forse unico caso nel mondo, aveva consentito alla Lega di dilazionare in mezzo secolo il pagamento di circa 50/milioni di euro, sottratti alle casse dello Stato e  disinvoltamente utilizzati.
E’ lo stesso Salvini che, commentando da Ministro la sentenza relativa al caso della Sea Watch, ha offeso e minacciato quella magistratura che  aveva deciso in modo completamente differente di quanto lo stesso indirettamente aveva suggerito: “subito le manette “. E’ lo stesso Salvini che in un’intervista televisiva aveva affermato che “ il Duce affascinante da studiare” ed alla domanda lei è antifascista ? rispondeva “ sono antirazzista”, giustificando i  comportamenti degli aderenti a Casapound.

Il nostro popolo e i nostri elettori, nella stragrande maggioranza ,non hanno vissuto quel ventennio di “ un uomo solo al comando” il quale, dopo avere fatto delle leggi che ancora oggi sono in vigore, travolto da una forma di pazzia e  ammaliato dal dittatore tedesco Hitler, condusse il nostro Paese in una guerra che causò centinaia di migliaia di morti e la distruzione di molte nostre città In politica gli elettori fanno le proprie scelte ed il popolo ha il governo che si merita. Meditiamo !

Angiolo Alerci

L’autodromo di Pergusa

Giorni fa passando casualmente in macchina dalla Contrada Mugavero avevo notato un particolare movimento di auto verso il capannone Premium. La curiosità mi portò a verificare il motivo di tale movimento e rimasi stupito nel vedere molta gente. Più stupito dal fatto che l’organizzatore dell’evento era Giuseppe Telaro il quale da ragazzo, ne avevo perso le tracce, mi aveva collaborato con intelligenza, serietà e competenza nel periodo in cui, tra l’altro, ero il concessionario dell’Alfa Romeo di Caltanissetta. Mi sono complimentato con lui per questa sua iniziativa.

Un interesse particolare ho riservato per ascoltare la “lezione di guida e sul comportamento delle vetture” tenuta dal nostro concittadino, il giovanissimo Simone Patrinicola, pilota della Volkswagen. Di Simone voglio soltanto ricordare la sua vittoria nella gara di durata disputata sul circuito di Imola, il 2° posto nella gara per il campionato nazionale orotopiti disputata nel circuito del Mugello che gli consentì anche di conquistare il titolo di campione italiano under 25. Nonostante la sua giovane età la vita gli ha già riservato altri numerosi successi che fanno di Simone un vero enfant prodige dell’automobilismo italiano. A Giuseppe Telaro chiesi perché questa bella manifestazione non fosse stata organizzata all’interno del nostro autodromo ?

La sua risposta non è stata molto chiara al riguardo. Dal più vecchio consigliere dell’ Ente autodromo, per oltre venticinque anni diretto e attivo collaboratore di Rino Mingrino e di Nino Gagliano e amico di Mario Sgrò attuale Presidente dell’Ente autodromo un consiglio: dal momento che l’autodromo non è più nelle condizioni di potere svolgere quelle manifestazioni che lo portarono all’attenzione di tutto il mondo, manifestazioni del tipo di quella organizzata da Giuseppe Telaro, che prevedeva anche la guida di auto, doveva essere effettuata all’interno dell’autodromo e non in un’area ristretta non idonea, a distanza di pochi chilometri da Pergusa.

Se, come penso, c’è stato un “ difetto” di comunicazione, essendo amico sia di Telaro che di Sgrò, sono disponibile per un incontro e chiarire, se vi sono cose da chiarire, ed evitare per l’avvenire di creare analoghe imbarazzanti situazioni. 

Angiolo Alerci

La disunione europea

Manipoli di persone inutili ,provenienti da ventotto Stati che nel tempo si sono alternati nella guida dell’Europa, sono riusciti a realizzare il loro capolavoro: la disunione europea. Ho  voluto aspettare l’epilogo del dramma vissuto da circa cinquanta persone, per fare qualche considerazione. Senza volere entrare nel merito della legge Salvini sull’immigrazione, che in parte non condivido. E’ il  comportamento della comandante della Sea Watch che mi ha creato seri dubbi: quattordici giorni di navigazione e di sosta al limite delle acque territoriali di Lampedusa, pur conoscendo che con la nuova legge italiana le era stato proibito, ben dodici giorni prima, l’accesso al porto di Lampedusa.

Trattandosi di una imbarcazione con meno di cinquanta immigrati avrebbe potuto contattare la Grecia,Malta,la Spagna e la Francia non insistere e sfidare il nostro Governo, ormeggiata nei pressi di Favignana. A comportarsi in questo modo ha certamente contribuito il suo dna tedesco, ma forse l’appoggio indiretto di certi poteri. Ma le considerazioni che sento opportuno fare sono due:

– La Corte di Strasburgo ha respinto il ricorso dell’ong collegata alla Sea Watch, indirettamente giustificando il comportamento  del governo italiano

–  L’Europa ordina: fateli sbarcare. Quale Europa può dare questo ordine all’Italia, la stessa che ha consentito e continua a consentire a diversi paesi di non ospitare nemmeno uno degli immigrati ?

L’aspetto umano per quanto accaduto merita molto rispetto ma poteva benissimo essere trattato diversamente, specie nei confronti dell’Olanda battendo la Sea Watch bandiera olandese. Io avrei  fatto sbarcare prima i migranti e con un volo immediatamente trasferirli a Bruxelles. creando un vero grosso caso che avrebbe potuto determinare  le condizioni per un seria urgente valutazione del problema migrazione. Purtroppo la nostra non è un’ Unione Europea ma la riunione di quattro amici al bar che trattano i diversi problemi giocando a tresette.

Angiolo Alerci

La riforma della burocrazia

Assistiamo continuamente alle affermazioni di tutte le parti politiche che riconoscono due motivi per cui sono rallentati , quasi spariti, gli investimenti e le iniziative di gruppi stranieri nel nostro paese:  la burocrazia e la lungaggine dei processi civili. Vorrei dare un contributo per chiarire alcuni aspetti della burocrazia da me personalmente vissuti. Negli anni 1936/40 , era fascista,vennero espropriati a mia madre, Grimaldi Elena, terreni situati nei pressi del Lago di Pergusa per la costruzione dell’omonimo villaggio. Al termine dei lavori il Genio Civile, ente che aveva gestito amministrativamente e tecnicamente la pratica di esproprio, si trovò nella difficoltà di accatastamento delle costruzioni perché erroneamente un fabbricato era stato costruito su terreno non espropriato. Nel 1945 mio padre, avendo constatato che circa mq 5000 di terreno espropriato  non erano stati utilizzati, ne chiese la restituzione a compensazione con quello arbitrariamente occupato.  Da allora nonostante le ripetute sollecitazioni verbali, di diffide, di ingiunzioni giudiziarie nessun riscontro venne mai dato. Con la morte di mio padre ( anno 1962 ) avendo io seguito l’intero iter della pratica periodicamente rinnovavo le richieste estendendole, oltre che al Genio civile anche alla Prefettura, all’ Intendenza di Finanza, all’Ufficio Tecnico erariale, all’Istituto autonomo delle Case popolari ed al Comune di Enna.

Pratica che gestivo più per un motivo di principio che per altri motivi. Soltanto il 5 ottobre 1990 delimitando con una recinzione una parte del terreno di proprietà, un abitante della zona chiese agli operai “ cosa state facendo” ed alla risposta “stiamo effettuando la recinzione richiesta dal padrone”  la controrisposta fu “ perché ci sono ancora padroni ?”, Lo stesso giorno decisi di cambiare strada presentando un nuovo esposto al Prefetto di Enna, all’Ufficio del Genio Civile, all’Intendenza di Finanza, alla Regione Siciliana ( divenuta competente) e alla Procura della Repubblica di Enna. L’intervento della Procura fu quello che nel giro di cinque mesi si crearono le condizioni per la definizione di una pratica che allora si trascinava per oltre cinquant’anni. Caso veramente strano, la Regione Siciliana, con insolita tempestività con suo decreto del 22 marzo 1991 dichiarò che quel terreno inutilizzato per fini di pubblica utilità, doveva essere restituito ai proprietari. Nonostante ciò l’Agenzia delle entrate fece perdere  altro tempo, tanto che l’atto di trasferimento dei terreni venne stipulato presso il Notaio Graziella Fiorenza nel 2005,  quindici anni dopo il decreto adottato dalla Regione.  Una pratica complessivamente definita dopo 65 anni.

Questa è la burocrazia tollerata da tutte le classi politiche che si sono succedute dopo la caduta del fascismo. Un motivo per cui tutto viene bloccato: i burocrati comandano perchè conoscono le magagne  poco pulite di molti politici, magagne che possono essere usate come arma di ricatto. Può darsi che a giorni narrerò un’altra  esperienza ancora non conclusa. iniziata del 2007. Questa volta alla sua conclusione chiederò, cosa non fatta quella volta, i danni.

Angiolo Alerci

 

Ricordi del passato: la legge di stabilità

Passata la sbornia elettorale se fatti traumatici non ne creeranno immediate conseguenze, il governo dovrà metter mano subito alla nuova legge finanziaria che, anche per gli effetti del risultato elettorale, non sarà una cosa facile. Il contratto prevede punti programmatici che alternativamente non sono facilmente  digeribili tra le parti contraenti. La tornata elettorale è stata anche una concausa all’acuirsi del raffreddamento  dei rapporti tra Salvini e Di Maio, perché ha indirettamente  consigliato ai due  di mettere troppa carne sul fuoco, non tenendo conto che il loro programma elettorale doveva essere realizzato nel corso del quinquennio e non nel corso di pochi mesi. Questa strategia ha premiato Salvini e danneggiato pesantemente Di Maio. Alla vigilia  dell’ elaborazione della nuova legge finanziaria ho voluto rivedere due mie note , una del 5 novembre 2013 e la seconda dell’11 settembre 2014, pubblicate su diversi giornali on line e inseriti alle pagine 105/106 e 195 del mio primo volume  di “ Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”.  Il 5 novembre 2013 scrivevo: “ Un recente studio fatto elaborare dall’Unione delle province ha confermato che la spesa pubblica del nostro Paese ammonta ad oltre 800/miliardi di euro. Una minima riduzione del 2% generalizzata comporterebbe un risparmio di oltre 15/miliardi di euro e tale riduzione potrebbe regalarci anche un punto di pil (quasi 20/miliardi)- L’11 settembre 2014 in una lettera aperta al Presidente del Consiglio Renzi, spedita anche in modo tradizionale scrivevo: “ Oggi, proprio all’indomani della sua comunicazione della necessità di ridurre del 3% le spese dei Ministeri, da parte dei  due Ministri della Sanità e della difesa vengono avanzate perplessità sulla possibilità di ridurre le spese dei loro ministeri. Mi consenta da vecchio democristiano che ha seguito con particolare attenzione la vita politica di quel periodo, di darle un consiglio. Eviti che nel suo governo possa verificarsi quanto sistematicamente accadeva nelle riunioni dei Consigli dei Ministri di allora. Tutti i Ministri si presentavano, dopo avere  studiato molto bene i bilanci egli altri ministeri. Tutti, nel dichiarare la impossibilità di effettuare tagli ai propri bilanci, erano nelle condizioni di suggerire tagli nei bilanci degli altri ministeri, creando condizioni di stallo. Se si considera solo il fatto consolidato  che i bilanci sono stati sempre predisposti anche per agevolare operazioni poco pulite, la riduzione del 3% non potrà mai compromettere la funzionalità della macchina dello Stato.” Queste mie considerazioni saranno portate a conoscenza del nuovi responsabili per una più seria valutazione di quanto da me rappresentato da oltre sei anni.

Angiolo Alerci

Le vite parallele di Berlusconi e Renzi

Ho evitato di entrare nel merito della campagna elettorale  dal momento che, con una mia nota pubblicata il 27 aprile, avevo espressamente detto che per la prima volta, dopo settan’anni,mi sarei astenuto. Qualcuno ha criticato questa mia decisione che regolarmente manterrò. Come risulta dalle numerose mie note riguardanti la pseudo unione europea, la mia decisione è stata presa perchè, a distanza di oltre 60 anni  , nessuno dei partiti e nessuna delle nazioni dell’unione hanno posto nei loro programmi il problema dell’unione politica. Il disegno dei  Padri fondatori dell’Unione che condivisero il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, De Gasperi, Monnet, Schuman, Bech, Adenauer e Spaak prevedeva, in un tempo relativamente breve, di realizzare l’Unione Politica Europea. I successori sono riusciti a realizzare soltanto un tavolo di commensali che stabiliscono i menu della settimana, affidandone la gestione a qualificati camerieri ai quali vengono assicurate laute mance.

La qualità dei commensali, purtroppo, si abbassa in occasione di ogni tornata elettorale. Sono stato attento a  molte delle  discussioni che nel corso della campagna elettorale ci sono state propinate da tutti i mass media. La prima impressione quella di vedere uno spettacolo di varietà, dove le  contrapposizioni, le battute  ed il gran trambusto, ben gestiti da quasi tutti i conduttori per aumentare l’audience, annullavano completamente quel poco di buono che dalle discussioni poteva essere estrapolato. Ma su due personaggi ho deciso di soffermarmi: Berlusconi e Renzi.

Berlusconi,
nonostante le sue condizioni di salute, è stato il più presente in quasi tutte le reti, specie le sue. Ha sottolineato la drammaticità del momento, l’incapacità dei nuovi governanti e la conflittualità all’interno della maggioranza proponendo sue ricette. Ha ricordato i risultati dei suoi governi, il “colpo di stato” con il quale venne  stato fatto fuori e le belle prospettive  del suo programma. Nessuno dei suoi interlocutori, specie quelli delle sue reti televisive né i rappresentati degli altri partiti, gli hanno ricordato che i governanti di ieri e di oggi si sono trovati e si trovano in grande difficoltà per dover gestire quel debito pubblico che lui, con i suoi governi, aveva fatto aumentare di oltre 500/milioni di euro, portandolo da 1500/ a 2000/ milioni di euro. Nessuno gli ha ricordato che non fu un colpo di stato a farlo fuori, ma che la sua fu un fuga notturna, dopo avere firmato all’Europa la“cambiale”, sapendo che avrebbero dovuta pagarla altri, a garanzia dell’impegno di aumentare l’IVA, cambiale che a distanza di otto anni non è stata ancora pagata.

Renzi  con la sua arroganza ha bruciato la tradizione e la funzione della sinistra democratica, riuscendo a  bruciare nel giro di pochi anni quello che era stato costruito: un partito con oltre il 40 % dei voti a un partito con meno del 20 %. La sua mania di rottamazione causò la rottamazione del partito ed il nefasto risultato di quel referendum costituzionale, imposto nella forma da lui pretesa non condivisa da molti, ne determinò le sue dimissioni. Da allora preferisce stare dietro le quinte, utilizzando ancora come arma di pressione il gran numero di parlamentari rimasti a lui fedeli. Anche Renzi, dopo tanto finto silenzio, giorni fa ha voluto rilasciare un intervista ad un noto giornale, soltanto per agitare maggiormente quelle acque già molto agitate da una insolita campagna elettorale. Il comportamento di Berlusconi, non più condiviso da Salvini e dalla Meloni e quello di Renzi  contrario alla linea d apertura a sinistra di Zingaretti  potrebbero segnare la nascita del Nazareno n.2.

Angiolo Alerci

 

A proposito di adunate … un consiglio a Salvini

Salvini ha deciso di organizzare una grande manifestazione a Milano per  il 24 maggio, vigilia delle elezioni europee. Per la  buona riuscita della manifestazione ho voluto suggerirgli di tener conto di quella fatta da Mussolini il 24 ottobre del 1922 a Napoli.  Il 24  ottobre i dirigenti fascisti scelgono Napoli per una grande manifestazione di forza con lo scopo di ottenere  la definitiva conquista del potere politico del paese. Quarantotto ore dopo due alti esponenti del partito, De Vecchi e Ciano, fanno sapere al Re Vittorio Emanuele III che i fascisti chiedono le dimissioni del governo, pena il ricorso all’azione armata. Secondo i piani il quadrunvirato costituito da De Bono, Bianchi, Balbo e De Vecchi, avrebbe assunto i pieni poteri nella notte tra il 26 e 27 ottobre e nei due giorni successivi  si sarebbero mobilitati ventottomila soldati pronti a marciare verso Roma. Quando i fascisti entrano nella capitale, il 28 ottobre, era stato già tutto deciso.  Il Re infatti, rifiutandosi di firmare il decreto esecutivo del Presidente del consiglio Facta, che avrebbe sbarrato ai fascisti l’ingresso a Roma, aveva già affidato a Mussolini l’incarico per la formazione del nuovo governo. Il 31 ottobre  1922 il fascismo celebrò la sua vittoria  ringraziando  il Re, il quale si illuse che la violenza fascista potesse essere  riconducibile alla legalità. Matteo non sbagliare vista la grande facilità con la quale Mussolini riuscì nell’impresa. D’altronde è  cosa buona e giusta che ogni popolo venga governato dal governo che si merita.

Angiolo Alerci

Caso Siri – Lettera aperta per l’on.Matteo Salvini Vice Presidente del Consiglio dei Ministri

Caro Presidente

ho seguito con particolare interesse la telenovela relativa al caso Siri e sono rimasto molto perplesso  per il modo come la stessa è stata gestita. Non lei e neanche Di Maio dovevate alimentare quella polemica che non doveva verificarsi , se il Sottosegretario Siri avesse avuto un minimo di  buon senso. Siri non merita quel posto, non per quello di cui è indiziato ,ma per come ha tentato di conservarlo a costo anche di una possibile crisi di governo. Le dichiarazioni di Di Maio “ se in Consiglio dei Ministri si vota noi abbiamo la stragrande maggioranza” e  la sua ben nota arroganza usata nel giustificare il silenzio di Siri,  non hanno reso un buon servizio alle due componenti di  maggioranza che sostengono il governo. Chi le scrive  ha vissuto in prima persona quello che è accaduto a Siri anche se le proporzioni e i fatti sono ben diversi. Premesso che nel 1967  è stato candidato d.c. non eletto  alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana , in lista con l’On. Giuseppe D’Angelo, più volte Presidente della Regione e con l’on. Giuseppe Sammarco, più volte  Assessore regionale ed in carica al momento delle elezioni . Il risultato elettorale fu in seguente : Sammarco voti 16.682, D’Angelo 15.145, Alerci 13.302. Alla vigilia delle elezioni regionali del 1972, Presidente dell’Ospedale Civile di Enna  da poco tempo riconfermato, essendo ”papabile” per la nuova candidatura sia per il risultato conseguito nel 1967, che per l’assenza dalla competizione dell’on.D’Angelo, con una puntualità svizzera la Procura della Repubblica di Enna mi indiziò del reato di peculato per la distrazione della somma di L.250.000 e, nel contempo, sequestrò oltre un quintale di carte all’ affannosa ma vana ricerca di “ben altro”.

Immediate le mie dimissioni dalla carica di Presidente dell’Ospedale. Per questa contestazione  personalmente rinunciai alla nuova candidatura che determinò l’elezione a deputato regionale di Salvatore Plumari con 8.100 voti di preferenza., 5.000 voti in meno rispetto a quelli da me ottenuti nel 1967 in concorrenza con due grossi personaggi. Questo avviso di reato, prolungato con malevole artificio, si ripercosse per molti anni anche nel mio rapporto di lavoro di bancario. fino alla sentenza ,resa definitiva a distanza di otto anni con la dichiarazione che il “ fatto non costituiva reato”. Anch’io ero a conoscenza di non aver commesso alcun reato, ma la mia sensibilità  per la  esposizione politica di allora, certamente di gran lunga inferiore a quella del Sottosegretario Siri, mi consigliò di rassegnare le dimissioni dall’incarico di Presidente di quell’Ospedale che, durante la mia gestione, ottenne ottimi risultati non solo dal punto di vista della funzionalità, ma con la realizzazione di tre nuovi padiglioni che aumentarono la disponibilità dei posti letto da meno di 200 ad oltre 600, creando nuovo  lavoro per oltre 250 persone.

Con l’augurio di buon lavoro. 
Angiolo Alerci

Porti la barba? Potresti avere più batteri del tuo cane

Uomo barbuto sempre piaciuto? Uno dei must della moda maschile degli ultimi anni ha da poco subìto un duro attacco. Secondo una ricerca svizzeranella barba si annidano più batteri che nel pelo dei cani. Hipster dal barbone ostentatamente trasandato e fanatici della barbetta curata sono avvisati: il fascino del pelo facciale mascolino è a repentaglio.

I batteri nascosti nella barba

Ad annunciare la bizzarra scoperta sono alcuni ricercatori della Clinica Hirslanden di Zurigo. Il campione analizzato: 30 cani di diverse razze e 18 uomini barbuti di età compresa tra i 18 e i 76 anni. A ciascun soggetto è stato prelevato del pelo – canino o umano, a seconda del caso – per analizzarne le eventuali colonie di batteri presenti. Il risultato può essere definito sorprendente o disgustoso. Prima le buone notizie: “solo” 23 dei 30 animali analizzati ospitavano nel loro pelo canino un elevato numero di batteri. Nei rimanenti il numero di batteri si attestava intorno a livelli medi o bassi. Meno confortanti sono i risultati delle analisi condotte sui peli umani: ogni uomo barbuto aveva una quantità di batteri pari o superiore a quella rilevata nei compagni a quattro zampe. Nella barba di sette uomini sono stati addirittura trovati batteri pericolosi per la salute umana.

L’intento della ricerca

Volendo estremizzare la situazione, si potrebbe dire che per una donna sia più sicuro condividere il letto con il suo cane che con la sua dolce metà barbuta. La scoperta porrà le basi di un’impari lotta tra uomo e cane? E pensare che in origine i ricercatori erano animati da ben altri intenti. Lo studio, condotto dal dipartimento di radiologia, intendeva capire se fare una risonanza magnetica a umani e cani con lo stesso macchinario fosse igienico. “Sulla base di questi risultati, i cani possono essere considerati puliti quanto gli uomini con la barba”, ha affermato Andreas Gutzeit. Il responsabile dello studio si è spinto oltre: “I ricercatori hanno trovato una quantità di batteri significativamente più alta nei campioni prelevati dalla barba degli uomini rispetto a quelli provenienti dal pelo dei cani”.

In difesa della barba

La ricerca di Gutzeit non è la prima ad avvisare dei pericoli che si nascondono (letteralmente) nella barba mascolina. I fanatici del pelo facciale hanno già sollevato perplessità sullo studio. Tra questi vi è Keith Flett, talmente appassionato di barba da aver fondato il Beard Liberation Front, gruppo di interesse contro ogni discriminazione a danno dei più barbuti. “Penso che si possa trovare ogni tipo di schifezza se si prelevano dei campioni dai capelli e dalle mani delle persone”, ha dichiarato al Daily Mail. “Non credo che la barba sia di per sé poco igienica”. Flett ha poi puntato sul vittimismo: “Pare ci sia un costante flusso di storie negative sulla barba che sembra più pogonofobia che altro”. Pogonofobia? È la paura di barbe e baffi. O, forse, dei misteriosi esseri che vi si annidano.

Ritrovato puledro preistorico intatto: potrebbe essere clonato

Un ritrovamento eccezionale, avvenuto nel permafrost siberiano, potrebbe portare a nuove consapevolezze su una specie equina che abitava la terra fino a 40mila anni fa. Un puledro perfettamente conservato, con tanto di zoccoli e peli ancora integri, è stato ritrovato immobilizzato nel ghiaccio.

Morto forse per annegamento

Il piccolo puledro si trovava sdraiato nel ghiaccio, con le zampe leggermente contratte verso il busto e il collo piegato verso il basso. Quando è stato estratto è stato immediatamente esaminato dagli scienziati e ricercatori dell’Università federale del nord-est Yakutia, che hanno provveduto a fare tutta una serie di esami preliminari sull’animale.

puledro preistorico ricercatori
Un’immagine del puledro preistorico (Michil Yakovlev/SVFU)

Il puledro a quanto pare aveva circa 2 mesi ed era alto 98 centimetri al garrese. Probabilmente è morto annegato. I ricercatori hanno già provveduto a reperire campioni di liquidi, fluidi biologici, sangue, peli e tutto ciò che era possibile reperire. In seguito verrà eseguita un’autopsia sul puledro al fine di esaminare il contenuto del suo stomaco ed avere indizi su quella che era la loro alimentazione. naturalmente il ritrovamento di sangue e urine è fondamentale e potrebbe aprire la via per sperimentazioni come la clonazione, ancora del tutto ipotetiche.

A quanto pare, il puledro apparteneva alla specie Lenskaya (Equis Ienensis), una specie equina che differisce, geneticamente, dai cavalli che vivono attualmente nel territorio della Iaqutia.

I miracoli del permafrost

Il permafrost siberiano ha più volte permesso questi “miracolosi” ritrovamenti, soprattutto perché con l’innalzamento delle temperature in alcuni punti si sta sciogliendo. L’anno scorso, ad esempio, erano stati ritrovati alcuni esemplari di vermi nematodi, che dopo essere stati “scongelati” sono tornati alla vita ed hanno ricominciato a mangiare. Si è trattato di un risultato eccezionale, considerando che è stata fatta tornare in vita una forma esistente che era in uno stato di criogenizzazione da più di 30mila anni.

 

Arepas al formaggio, la ricetta per le focaccine sudamericane

Quando si parla di pietanze vengono sempre in mente piatti ricchi di ingredienti, ma che hanno bisogno di un accompagnamento. In Italia l’accompagnamento classico, per quelli che si chiamano in gergo secondi piatti, è il pane.  In giro per il mondo si scopre che ogni cultura gastronomica ha il suo tipico “pane”. C’è chi usa il riso, chi usa lavorati a base di farine, che esse siano di frumento o altri cereali. In Venezuela, ad esempio, si usano le arepas che sembrano piccole focacce. Vengono realizzate con un composto di farina, in questo caso di mais, e non hanno necessità di lievitazione. In più la loro cottura non si svolge in forno.

Se da tradizione si mangiano insieme al secondo, altre varianti vengono consumate anche come piatto stile antipasto, con, ad esempio farciture, di vario genere. Cucinarle non è per nulla complesso. Con qualche piccola modifica rispetto alla ricetta originale è anche semplice prepararle con ingredienti di uso comune.Ecco quindi come preparare le arepas velocemente

L’impasto

Originariamente per l’impasto delle arepas ci vorrebbe la farina di mais bianco, ma possono essere realizzate anche utilizzando la farina di mais denominata Fioretto. Per preparare una decina di arepas utilizza 200 gr di farina200 ml di acqua, 1 pizzico di sale e dell’olio di semi di girasole per cuocerli. La preparazione dell’impasto è presto fatta: mischia in una ciotola tutti gli ingredienti tranne l’olio.

La cottura

Una volta ottenuto un impasto liscio e compatto, potrai suddividerlo in 10 o più palline, di uguale peso. Le future arepas dovranno riposare una decina di minuti coperte da un panno o dalla pellicola trasparente. Una volta riposate basterà schiacciarle con una mano per appiattirle e cuocerle. In una padella ben calda aggiungi un paio di fili di olio e soffriggi le arepas fino a doratura di entrambi i lati.

Arepas variante al formaggio

Una volta cotte, possono essere mangiate tiepide o fredde e rappresentano un ottimo contorno. Se vogliamo dare ancora più gusto a queste simil focacce, si possono dividere a metà come un panino, farcirle con fette di formaggio e scaldarle nuovamente in padella per un paio di minuti, questa volta a fuoco lento. Saranno buonissime con il loro ripieno filante!

Nato il primo bambino con la tecnica dei 3 genitori in Europa

Il centro di ricerca Embryotools aveva annunciato a gennaio di aver applicato la tecnica di fecondazione degli embrioni con 3 genitori su una donna greca. L’annuncio era arrivato quando la paziente si trovava alla 27esima settimana di gravidanza. Ora, la notizia: il bambino è nato, sta bene e pesa circa 3 kg. Anche la madre, una donna greca di 32 anni, sta bene. Si tratta del primo bambino nato con la tecnica dei 3 genitori in Europa.

Il bambino e la tecnica dei 3 genitori

Il primo bambino nato con la tecnica dei 3 genitori in Europa sta bene. La tecnica di fecondazione sperimentale che ha permesso al neonato di venire alla luce è stata ideata con l’obiettivo di proteggere i nascituri da alcune mutazioni genetiche dei mitocondri presenti nell’ovulo della madre e potenzialmente dannose per il bambino, perché in grado di provocarne problemi di mobilità, di fargli ereditare malattie genetiche e, nei casi più gravi, anche di causargli la morte. Infatti, il Dna mitocondriale a differenza di quello nucleare è totalmente trasmesso al bambino dalla madre. Per superare questo problema, la tecnica di fecondazione sperimentale prevederebbe di impiantare il genoma nucleare della madre portatrice di queste mutazioni all’interno dell’ovocita di una donatrice, ovocita a cui è stato rimosso proprio il suddetto genoma.

Primo bambino nato con la tecnica dei 3 genitori in Europa
Immagine di repertorio

Il corredo genetico del bambino risulterebbe così misto: avrebbe il corredo genetico dei suoi genitori e circa lo 0,2% di quello della donatrice, percentuale che pare sia sufficiente per evitare problemi di salute al bambino. La tecnica sperimentale di fecondazione è stata finora applicata per evitare che l’embrione erediti le mutazioni potenzialmente dannose presenti nel Dna mitocondriale materno, ma, in questo caso, è stata applicata per superare l’infertilità della paziente. La 32enne greca aveva già affrontato a 4 cicli di fecondazione assistita senza successo, quando ha poi deciso di sottoporsi alla sperimentazione della fecondazione con la tecnica dei 3 genitori. Tra le altre cose, la donna in passato è stata operata due volte perché affetta da endometriosi. La tecnica è stata applicata dai ricercatori della startup iberica Embryotools in collaborazione con l’Institute of Life di Atene, dove è stato effettivamente portata a termine la fecondazione sperimentale. La tecnica prende il nome di Maternal Spindle Transfer (MST).

Le implicazioni etiche

Di chi è realmente figlio questo bambino? Questa domanda forse spiega più di mille altre parole le implicazioni etiche dell’applicazione di questa tecnica di fecondazione sperimentale. Adnkronos ha riportato il commento di Bruno Dallapiccola, genetista e direttore scientifico dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, che ha dichiarato: “Si tratta di uno dei sistemi che oggi permettono di bypassare le mitocondriopatie, ormai alla portata di tutti i laboratori che fanno trattamenti di fecondazione in vitro. Non è una tecnica complicata e sembra non dia problemi di sicurezza una volta avviata la gravidanza. Ma genera un profondo dibattito bioetico, che potrebbe non avere mai fine, perché bisogna capire a che livello le persone e la società di oggi sono pronte ad accettare che un bambino possa avere tre genitori“.

Primo bambino nato con la tecnica dei 3 genitori in Europa
Immagine di repertorio

Al di là comunque di queste implicazioni, la tecnica dei 3 genitori in Europa ha permesso a una donna di 32 anni di avere un bambino in salute. La tecnica di fecondazione sperimentale è già approvata ufficialmente nel Regno Unito ed è diventata nota ai più nel 2016, quando ha permesso la nascita di Abrahim Hassan, la cui madre è affetta dalla sindrome di Leigh a causa della quale aveva già perso due bambini. Pare che altre 24 donne si sottoporranno a questa fecondazione sperimentale, ma Embryotools e L’Institute for Life di Atene sembra vogliano attendere per assicurarsi che non insorgano problemi di salute nel neonato greco.

Torta di ricotta, morbida e senza farina

Per realizzare la torta di ricotta senza farina serviranno
500 grammi di ricotta di pecora
3 uova fresche intere
130 grammi di zucchero ( se la volete meno dolce, ne basteranno 100).

La lista degli ingredienti base finisce già qui, ma per esaltare il sapore della torta si possono aggiungere all’impasto un pizzico di sale, la buccia grattugiata di alcuni agrumi a scelta oppure un goccio di liquore, oltre alle classiche gocce di cioccolato.

PREPARAZIONE
Preriscaldate il forno a 180 gradi.

Adagiate la ricotta in una ciotola schiacciandola con una forchetta, aggiungete lo zucchero e iniziate ad amalgamare il composto utilizzando una frusta a mano o elettrica. Rompete nella ciotola le tre uova e mescolate fino ad ottenere una consistenza liscia e pronta per essere infornata. A questo punto, aggiungete le scorze degli agrumi o la variante scelta per personalizzare la vostra torta di ricotta (vedi indicazioni alla fine)

Chi ha voglia di un po’ di croccantezza può aggiungere una base di biscotti alla ricetta. Frullate circa 150 grammi di biscotti nel mixer e mescolateli con 50 gr di burro fuso. Poi trasferite il tutto nello stampo a cerniera (non più di 20 cm di diametro), schiacciate per bene e lasciate nel frigo per almeno di 10 minuti. A quel punto versate quanto preparato in precedenza sulla base di biscotto.

Cottura e consigli
La torta dovrà rimanere in forno per almeno 50 minuti fino ad un’ora. Per queste dosi scegliete al massimo uno stampo a cerniera di 20 cm, anche se 15 è più indicato, con i bordi alti. In cottura la torta tenderà a gonfiarsi, per poi sgonfiarsi una volta tirata fuori dal forno. Lasciatela raffreddare fino a quando non sarà tiepida. Questo tipo di torta si conserva in frigo per circa cinque o sei giorni.

VARIANTI
Con una ricetta così essenziale le varianti sono infinite, in questo caso vogliamo consigliarvi quella solo con la marmellata, che va aggiunta al composto alla fine della lavorazione (in cottura tende a scendere!). Potete scegliere una marmellata di arance o di albicocche per dare una punta di acidità al dolce, anche quella di lamponi è ottima abbinata alla ricotta e vi ricorderà una cheesecake (ma con il nostro formaggio… una fortuna!).

(Fonte:cucinainmente.com)

Revenge Porn : chi diffonde materiale porno destinato a rimanere privato rischia fino a sei mesi di galera

Una legge che ha fatto discutere nei giorni scorsi, con tanto di bagarre al femminile in Parlamento, e che ora vede finalmente la luce. Il Codice Rosso è legge e al suo interno c’è il reato di Revenge Porn. L’esito del voto è stato accolto a uno scroscio di applausi e dalla soddisfazione di tutti i presenti.

Revenge Porn: multe salate e fino a 6 anni di reclusione

Con un voto all’unanimità alla Camera, ovvero 461 favorevoli, il Codice Rosso, al cui interno è presente l’emendamento sul Revenge Porn, è diventato legge. Con questa legge viene sancito il reato che riguarda la diffusione di immagini o video a sfondo esplicito e sessuale. Stando a quanto stabilito oggi alla Camera, chiunque decida di divulgare immagini o video di natura esplicita o sessuale, destinati a rimanere privati e senza consenso sarà punito con una multa che va da 5000 a 15000 euro e fino a 6 anni di reclusione. La stessa pena sarà prevista per chi, avendo acquisito il suddetto materiale, decida di condividerlo senza il consenso delle persone interessate.

In cosa consiste il reato di Revenge Porn:

Il testo riprende a grandi linee l’emendamento presentato lo scorso giovedì dalla deputata Federica Zanella (e sul quale era scattata una bagarre in aula a seguito della bocciatura del testo). La pena sarà più alta se, a divulgare il materiale, sarà una persona vicina alla vittima (come ad esempio il coniuge, anche se separato o divorziato o una persona ad essa sentimentalmente legata nel presente o nel passato). Se la vittima della porno-vendetta si trova in stato interessante o è soggetta a disabilità fisica o psichica la pena aumenta della metà. La denuncia può essere presentata dai diretti interessati entro un massimo di 6 mesi, mentre la remissione della stessa può essere risolta sono in fase processuale.

Luigi Di Maio

@luigidimaio

Bene l’emendamento unitario sul . Ora approviamolo, ma poi portiamo subito in aula la legge della senatrice del @Mov5Stelle Elvira Evangelista per regolamentare la materia nel suo insieme. Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie!

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Il commento della classe politica

Plaude su Facebook Federica Zanella, che ha ringraziato l’impegno generale al conseguimento di questo risultato: “Colmato un Vulnus normativo su queste due fattispecie fortemente lesive della dignità della persona, che spesso conducono ad atti estremi e comunque lasciano per sempre cicatrici, fisiche e morali. Dedicato a tutte le vittime… perché non debba accadere mai più”.

Anche il vicepremier Luigi Di Maio e Laura Boldrini hanno espresso la sua soddisfazione su quanto deciso, “Combattere questo odioso fenomeno non è una questione di appartenenze politiche ma di civiltà” scrive su Twitter Boldrini.

laura boldrini

@lauraboldrini

Sono molto contenta che e abbiano riconosciuto l’errore della scorsa settimana e oggi hanno votato in Aula l’emendamento per introdurre il reato di

Combattere questo odioso fenomeno non è una questione di appartenenze politiche ma di civiltà.

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FONTE :https://www.thesocialpost.it/

Dallo spazio alle nostre tavole: il cibo “spaziale” potrebbe cambiare le nostre diete

Una delle polemiche spesso sollevate nei confronti degli investimenti nella ricerca aerospaziale riguarda la credenza secondo cui tale ricerca sia di fatto inutile per gli abitanti del pianeta. Perché pensare ad andare sulla Luna, quando qui abbiamo la crisi economica e le malattie da debellare!

In realtà, non c’è niente di più falso: secondo alcune ricerche, per ogni dollaro investito in ambito aerospaziale, c’era un ritorno di 7-14 dollari nell’economia. A spiegarcelo è Paola Cane, responsabile commerciale di ReadyToLuch perArgotec, azienda torinese. Il progetto ReadyToLunch (amato da Esa Nasa) che mira a creare cibo per gli astronauti della stazione spaziale internazionale e vuole portare le conoscenze e le ricerche in ambito Space Food sulle tavole di tutti noi. La mente di questo progetto è Stefano Polato, chef originario di Monselice (Padova) che dopo anni di ricerca in tema di cibo funzionale è approdato nel mondo dello space food. The Social Post lo ha intervistato per conoscere i segreti della “ristorazione per astronauti” e per scoprire quanto le sue ricerche siano fondamentali anche per i “terrestri”.

Cibo su misura per astronauti…e terrestri

Stefano Polato ha studiato il cibo per anni: in particolare, è da sempre stato interessato a uno studio delle materie prime che, gli permettesse di creare “alimenti che avessero delle spiccate proprietà nutrizionali e potessero dare una mano alle persone che mangiavano questi cibi”. In particolare aveva“intrapreso la strada dei metodi di cottura alternativa, ovvero metodi che non degradassero il cibo di partenza, in particolare modo mi ero spinto verso la cottura sottovuoto a bassa temperatura”. Il suo lavoro in questa direzione qualche anno fa ha interessato Argotec, che gli ha proposto di lavorare all’alimentazione degli astronauti italiani che avrebbero passato mesi e mesi sulla stazione spaziale, e che avevano espresso il desiderio di avere dei pasti godibili, apprezzabili, e che non mettessero a repentaglio il loro equilibrio fisico. Da subito Stefano ha la percezione dell’importanza di un ruolo del genere: “La regola numero uno in campo aerospaziale è: l’errore non è un’opzione, tutto dev’essere perfetto. Ho subito capito il ruolo che andavo a svolgere sarebbe stato di estrema responsabilità”.

Condividere i pasti per sentirsi a casa

La sua non era una missione semplice: consisteva nel “rendere gli alimenti appaganti dal punto di vista organolettico ma che possano essere conservabili nello spazio, perché il trattamento che devono subire prima solitamente intacca molto il gusto finale”. Le regole imposte da Nasa e dalle condizioni della ISS sono severissime: bandite briciole e residui di liquido, che potrebbero volare in giro per la stazione spaziale e intaccare le strutture, creare dei problemi. Niente sale, che può rivelarsi dannosissimo per gli astronauti, soprattutto nel primo periodo in orbita: “Dev’essere arginato per permettere una ridistribuzione dei fluidi corporei. Per non parlare di quello che succede alle nostre cellule in quel contesto: deperimento cellulare accelerato, alto rischio d’infiammazione dei tessuti. Stefano si è ritrovato a dover studiare le materie prime per trovare continui espedienti che non sacrificassero oltremodo la componente gustativa. Anche perché, sulla ISS, la nostra bocca non è la stessa: I gusti sono falsati o comunque deficitario, sia l’olfatto che il gusto, anche solo perché qui sulla terra la gravità fa sì che quando inghiottiamo qualcosa questo qualcosa si appoggi sulla lingua e noi mastichiamo di conseguenza”.

Stefano Polato e Samantha Cristoforetti
Stefano Polato e Samantha Cristoforetti (foto per gentile concessione di Argotec)

Per chi deve passare mesi e mesi all’interno di uno spazio molto limitato, in condizioni di gravità inusuali e lontano da casa, il cibo può diventare un alleato molto potente. Il lavoro di Stefano Polato è un’inversione di marcia rispetto alle “razioni K” che, in precedenza, venivano date agli astronauti: “Quasi tutti ci chiedono i piatti che di solito mangiano e che gli piacciono ed è come se attraverso i sensi ci fosse appagamento fisico e psicologico ed è come se attraverso i sensi si potesse per un attimo tornare sulla terra”. Oggi, anche la stazione spaziale conosce il concetto del “gustare del cibo insieme”: “Far sì che il cibo diventi condivisione e convivialità è fondamentale. Ritorniamo al senso originale della tavola “.

Ricerca per lo spazio, progresso per la terra

La grande novità, però, è che i cibi creati da Stefano Polato sono pensati per essere ottimi anche per i “terrestri”, come amano definirci i professionisti di ReadyToLunch, divisione interna di Argotec che produce il cibo space food. Non solo: Argotec crea eventi al fine di avvicinare le persone alla conoscenza di un cibo concettualmente diverso. Non servito su un piatto, porzionato da una teglia, bensì contenuto in una busta e contenente tutti i principi nutrizionali necessari per un’alimentazione equilibrata. “L’obbiettivo è non solo di migliorare l’alimentazione per gli astronauti ma anche di portare quanti benefici per tutti i terrestri, ecco perché è nata la linea ReadyToLunch, ovvero la linea di prodotti”.

stazione spaziale internazionale
Stazione spaziale internazionale (fonte: NASA/Crew of STS-129)

Torniamo dunque al concetto iniziale: praticamente nulla di quanto creato nella ricerca aerospaziale si è rivelato inutile al progresso dell’umanità che, intanto, ha tenuto i suoi piedi ben piantati sul globo terrestre. È questo, dunque, ciò che muove la crescita di Argotec, azienda giovanissima (anche anagraficamente: l’età media dei suoi dipendenti è di 29 anni) ma già notissima nell’ambiente: “Facciamo ricerca dedicata a sviluppare tecnologie che possano avere un ritorno immediato nella terra: ricerca nello spazio per aiutare noi, sulla Terra. La grande forza è sempre stata quella di reinvestire nella ricerca e per la crescita aziendale”.

(Immagine in alto per gentile concessione di Argotec)

FONTE: https://www.thesocialpost.it

L’energia elettrica generata dal mare è arrivata in Italia

Eni annuncia di aver installato e avviato con successo a Ravenna il primo impianto ibrido al mondo, che genera cioè energia elettrica sia dal moto ondoso che dal calore solare. Il macchinario si chiama Inertial Sea Wave Energy Converter (ISWEC) ed è nato dalla collaborazione tra Eni, impegnata da tempo nella ricerca di energia da fonti rinnovabili e il Politecnico di Torino, in particolare, con la sua spin-off Wave for Energy.

Il potenziale di un sistema innovativo

L’impianto pilota è stato accolto dalle acque italiane, in un luogo famoso per la produzione di energia legata esclusivamente agli idrocarburi. Si tratta dell’offshore di Ravenna, il più importante centro per le attività estrattive del mare Adriatico. Il sistema ISWEC è unico al mondo in quanto ibrido: composto da fotovoltaico e sistema di stoccaggio energetico. La struttura è costituita da un galleggiante al cui interno alloggia il dispositivo di conversione del moto ondoso in elettricità. Di facile manutenzione e a ridotto impatto ambientale, l’impianto, una volta azionato, lavora senza produrre alcun rumore o vibrazione che possa interferire con la flora e la fauna marina. Un’altra caratteristica importante del sistema è la sua capacità di adattarsi alle differenti condizioni marine, così da garantire continuità nella produzione energetica. Determina quindi un’efficace produzione di energia rinnovabile, con emissioni minime. In una nota stampa, Eni dichiara che il dispositivo ha raggiunto un picco di potenza superiore a 51 kW, ovvero il 103% della sua capacità nominale. Inoltre afferma: “Le onde sono la più grande fonte rinnovabile inutilizzata al mondo, con densità energetica estremamente elevata, alta prevedibilità e bassa variabilità, rappresentano, quindi, una fonte di energia molto promettente per il futuro“.

onde marine
immagine di repertorio

La collaborazione col Politecnico di Torino

Le attività di ricerca, informa il sito web del PoliTo, iniziate 14 anni fa e condotte dal gruppo coordinato da Giuliana Mattiazzo ed Ermanno Giorcelli del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino, hanno portato allo sviluppo della tecnologia, industrializzata da Wave for Energy, che ha seguito la realizzazione della prima macchina. Il progetto nasce dalla consapevolezza dell’enorme potenziale energetico del moto ondoso come fonte di energia rinnovabile, grazie alla continuità e alla distribuzione del mare sul globo. “Si tratta di un esempio virtuoso di open innovationche, nata nei laboratori di ricerca del nostro Ateneo, ha attraversato tutti i successivi step verso l’immissione nel mercato, dalla nascita della spin-off Wave for Energy, fino all’adozione da parte di un grande gruppo industriale come Eni”, ha commentato Mattiazzo, docente responsabile della ricerca. Questo progetto rappresenta, infatti, una concreta integrazione tra il mondo accademico e quello dell’impresa. Eni assicura che continuerà “a valorizzare gli accordi di collaborazione in essere con le principali università italiane per accelerare lo sviluppo industriale di tecnologie innovative, potenziando e supportando il tessuto industriale nazionale”.

Fonte: https://www.thesocialpost.it

 

Casa in affitto per le vacanze, Palermo è la città meno cara d’Italia

Nel corso degli ultimi anni la regione Sicilia si è affermata come una delle realtà più apprezzate per quello che riguarda le vacanze degli italiani e stranieri. Un’ascesa, nelle scelte dei vacanzieri, dettata da diversi fattori, come la bellezza dei luoghi e del mare, la cultura storica ed enogastronomica del proprio patrimonio, ma dovuta anche alla possibilità di poter compiere delle ferie a costi interessanti.

A porre l’accento su quest’ultimo aspetto è una recente ricerca, effettuata nello specifico per il settore delle case vacanza, che ha analizzato nel dettaglio quelle che sono state le prenotazioni effettuate dagli italiani per questa estate 2018, al fine di scoprire quali sono le destinazioni italiane in cui l’affitto di una casa nel periodo estivo risulta maggiormente economico.

In testa alla classifica troviamo proprio la capitale siciliana Palermo, dove affittare una casa per quattro persone per una settimana, costa in media 390 euro a fronte di una spesa media a livello nazionale di 730 euro. Una convenienza che spinge molti vacanzieri a scegliere l’isola come meta per le vacanze in questi mesi di luglio, agosto e settembre, un fattore che si aggiunge alla qualità dei servizi offerti, al miglioramento delle strutture ricettive dedicate ai vacanzieri e anche alla facilità con cui è oggi possibile raggiungere tale regione d’Italia. Grazie al vasto numero di collegamenti e traghetti Sicilia messi a disposizione da Moby, azienda leader nel trasporto via mare, raggiungere la Sicilia con partenze dai porti di Napoli e Cagliari è diventata un’opzione veloce ed economica, garantendo un viaggio confortevole su navi di ultima generazione e ricche di ogni genere di servizio.

Tornando ai costi per l’affitto di una casa vacanza, dietro a Palermo troviamo la provincia di Teramo, con la costa adriatica di Pineto, dove il prezzo medio per un affitto è pari a 395 euro. Oltre a Palermo ci sono diverse altre località della Sicilia nella classifica top 20 delle località più economiche, dove si registrano dei prezzi medi compresi tra 390 e 510 euro. Questo a sottolineare come la Sicilia stia vivendo una fase di crescita del proprio settore turistico, una spinta importante per l’economia generale della regione e per far conoscere le sue bellezze anche oltre i confini nazionali.

In quarta posizione troviamo Sciacca, dove una casa vacanza costa in media 425 euro, al nono posto Agrigento con 470 euro, seguita da Ispica in decima posizione con 475 euro, tredicesima è Marsala con 490 euro, l’Isola delle Femmine al sedicesimo posto con 500 euro e infine Milazzo, diciassettesima, con 510 euro.

Analizzando nel dettaglio quanto emerso da tale classifica è possibile notare come vi sia un trend interessante che riguarda le piccole località marittime che gravitano intorno ai grossi centri più popolari. Questi posti permettono ai vacanzieri, di avere vicino delle località grosse di villeggiatura dotate di grossi servizi, ma al contempo garantire dei costi per l’affitto di una casa vacanza più contenuti, risparmiando in modo consistente sulle spese generali relative alle proprie ferie.

Champions League 2018/19: l’incognita Real Madrid con Juve, City e PSG alla finestra

La nuova stagione sta riscaldando i motori e vedrà a breve l’avvio dei principali campionati europei e l’inizio dei turni preliminari per l’accesso alla Champions League 2018/19. La massima competizione europea vedrà una stagione importante, in cui il Real Madrid campione in carica avrà qualche incognita in più rispetto agli anni scorsi e con le inseguitrici che tenteranno nuovamente l’assalto alla Merengues.

 

Il Real Madrid è sempre favorito d’obbligo, visto quello che ha saputo fare negli ultimi anni, ma non c’è più Zidane in panchina e i cambiamenti in formazione potrebbero portare maggiori difficoltà per gli iberici nell’esprimersi agli stessi livelli delle precedenti stagioni. Rimane comunque la squadra da battere visto l’organico di campioni, e da qui alla chiusura della finestra di mercato siamo sicuri che se ci sarà qualche clamorosa uscita, sicuramente verrà compensata con entrate dello stesso calibro.

 

Le inseguitrici possono nutrire quindi qualche speranza in più, a partire dalla nostra Juventus, che dal mercato in corso vuole uscirne con un colpo ad effetto e un rafforzamento generale della rosa che possa portare la vecchia signora ad alzare la coppa dalle “grandi orecchie” che ormai sembra essere diventata una maledizione. Cancelo ed Emre Can vanno a rinforzare difesa e centrocampo, ma si pensa che il colpo ad effetto possa riguardare la fase avanzata.

 

Secondo i pronostici realizzati dalla redazione degli esperti di Betnow365, tra le favorite della prossima Champions 2018/19 troviamo altre due formazioni, PSG e Manchester City, che come indicato dalle quote riportate su www.betnow365.it sono altre due formazioni che si stanno rafforzando in maniera intelligente per tentare di portare a casa il massimo trofeo a livello continentale. Il City di Guardiola può mettere in campo altre decine di milioni di euro per completare una rosa già molto forte, mentre il PSG, acquistato Buffon, deve vedere quali saranno gli esiti dell’inchiesta UEFA sul Fair Play finanziario per capire cosa potrà ancora fare sul mercato.

 

Come sempre nella griglia delle favorite per la Champions League non devono mancare Barcellona e Bayern Monaco. Nonostante le due formazioni non abbiano piazzato ancora grossi colpi sul mercato, rimangono, vista la loro rosa, due formazioni molto ostili e che possono giocarsi le loro chance per la vittoria finale del trofeo. Seguono, nell’ordine delle quote, altre formazioni come il Manchester United di Mourinho e il Liverpool, fresco finalista nell’ultimo torneo conclusosi lo scorso maggio.

 

Decisamente più staccate, come quote, le altre tre italiane che sono presenti nella competizione 2018/19, con il Napoli e la Roma che vengono quotate circa a 30, mentre l’Inter, fresca di ritorno in Champions dopo anni in cui aveva mancato l’obiettivo, che viene proposta addirittura a quota 50. Quote che risultano ancora indicative e soggette a cambiamenti sulla base di quanto accadrà nelle ultime fasi del calciomercato, spostamenti e colpi vari potranno definire al rialzo o al ribasso molte delle quote che abbiamo visto oggi, quindi un quadro definitivo potremo averlo solo quando le operazioni legate ai trasferimenti saranno ufficialmente concluse.

 

La sciagura di Genova

Rubrica spunti e appunti di Angiolo Alerci

Il crollo del  ponte di Genova ha segnato una nuova tappa nei disastri che, quasi giornalmente, si verificano nel nostro Paese. Anche questa volta ascolteremo i discorsi di circostanza e le promesse di interventi. In occasione di analoghe sventure mi sono soffernato  per ben due volte ad esprimere una mia valutazione alla Ministra della riforma della p.a. in carica on. Marianna Madia, con due lettere pubblicate su diversi giornali on line il 2 novembre 2016  ed il 19 aprile 2017, riportate alle pagg, 113 e 114  del secondo libro e alle pagg. 45 e 46 del terzo libro  CRONACA E RIFLESSIONI SULLA POLITICA ITALIANA,

La Ministra Madia, anche per altre proposte da me  inoltrate, mi fece pervenire una sua mail nella quale  è scritto : Grazie per il contributo alla riforma della pubblica amministrazione. Idee, proposte e  critiche stanno aiutando il Governo a realizzare una riforma migliore e partecipata.Marianna Madia.

Per quanti non hanno avuto la possibilità di leggere queste  mie due lettere aperte dirette alla Ministra Madia, ho pensato di ripubblicarle in questo particolare momento,

 

7 novembre 2016 – LETTERA APERTA per la Ministra della riforna della p.a. on. Marianna Madia

Egregia Ministra, ho seguito e continuo a seguire con particolare interesse i provvedimenti varati nel corso della sua permanenza al Ministero della Pubblica Amministrazione. Fatti che continuano ad accadere in molte regioni d’Italia, portati continuamente all’attenzione, mi hanno spinto ad indirizzarLe  questa mia nota per farle una proposta che,  se lo riterrà opportuno, potrà inserire in uno die prossimi provvedimenti che sottoporrà all’attenzione del Parlamento. I media in questi giorni hanno portato a conoscenza di tutti il grave fatto accaduto per il crollo del ponte della superstrada Milano.Lecco. Sono in corso delle iniziative per accertare la responsabilità di coloro i quali a conoscenza dell’imminente pericolo non sono intervenuti in tempo, ma non si deve escludere la ricerca di altre responsabilità che possono riguardare l’impresa che ha effettuato i lavori, la direzione dei lavori ed  i collaudatori. In Sicilia, purtroppo, di analoghi eventi ne abbiamo avuto tanti,

 

-Nel maggio del 2009 si è verificata la rottura di un giunto che ha causato il crollo del viadotto GEREMIA 2 della strada statale Caltanissetta-Gela, a distanza di soli tre anni dalla sua inaugurazione.;

–  Nell’estare 2014 si è verificato il crollo del viadotto  PETRELLA della strada statale Ravanusa-Licata;

– IL 30 dicembre 2014 si è verificato il crollo del viadotto SCORCIAVACCHE della strada statale Agrigento-Palermo, inaugurato in pompa magna una settimana prima alla vigilia di Natale, ancora non collaudato:

–  nell’aprile 2015 si è verificato il crollo del viadotto  IMERA dell’autostrada Palermo Catania, a causa di una grossa frana individuata e seguita da oltre dieci anni.

La maggiore responsabilità oggi è riservata ai collaudatori che vengono scelti  tra coloro i quali NON SIANO INTERVENUTI IN NESSUN MODO NELLA PROGETTAZIONE, DIREZIONE ED ESECUZIONE DELL’OPERA, così come previsto dall’art.67 de testo unico per l’edilizia (decreto n.380 del 6 giugno 2001).

I collaudi delle grandi opere vengono effettuati con prelievi a CAMPIONE ed è facile intuire come in molti casi i CAMPIONI vengono scelti, documentando la regolare composizione della malta cementizia, causa prima di tutti i disastri che si sono verificati. Inoltre la stessa norma prevede che la nomina dei collaudatori  spetti al committente che ha l’obbligo di comunicarla al Genio Civile entro sessanta giorni dalla data di ultimazione dei lavori.

Questa norma determina quello che normalmente accade: il collaudo delle opere avviene dopo molti mesi e, spesso, dopo anni dalla loro ultimazione. Il  collaudatore dovrebbe essere nominato contestaualmente al direttore die lavori, dal momento che le diverse funzioni non sono incompatibili, mentre si aasicurerebbe un serio controllo nel corso delle opere e si eviterebbero quei collaudi PILOTATI, causa prima di tutti i disastri verificatisi.

Si tratta di una piccola modifica che individuerebbe immediatamente il responsabile, nel caso di difetti nella realizzazione delle opere,

Conoscendo bene la sua sensibilità, sono certo che questa mia proposta sarà attentanente valutata dagli organismi di competenza, Con l’augurio di Buon lavoro

angiolo alerci

 

 

19 aprile 2017 – LETTERA APERTA per la Ministra della della riforma della  p.a.on. Marianna Madia

Con lettera del 7 febbraio 2016, trasmessa anche per le vie tradizionali, pubblicata su diversi giornali on line ed inserita alle pagg.113 e 114 del secondo volume del mio libro Cronaca e riflessioni sulla politica italiana, avevo rapppresentato fatti collegati ai numerosi crolli verificatisi in Sicilia, Il più eclatante quello verificatosi il 30 dicembre 2014, relativo al viadotto SCORCIAVACCHE sulla strada Agrigento-Palermo inaugurato in pompa magna soltanto una settimana prima, ancora non collaudato. Lettera suggeritami dal grave fatto accaduto dopo il crollo del ponte della superstrada Milano-Lecco. Oggi il crollo  del viadotto della tangenziale Fossano-Cuneo. Appare molto strano come ancora resistono ponti costruiti oltre duecento anni fa, mentre sistematicamente crollano ponti e viadotti costruiti negli ultimi cinquanta anni,. Ogni volta si riparla di verifiche da effettuare per accertare lo stato delle moltissime opere a rischio, ma niente in concreto è stato fatto, mentre assistiamo ai tentativi di scaricare sempre ad altri ogni responsabilità su quanto accade. Ritenevamo che questo problema fosse esclusivo del meridione d’Italia ma, tenuto conto di quanto accaduto in quest’ultimo periodo, dobbiamo convincerci che si tratta di un problema che riguarda l’intero territorio del nostro Paese. Tutte le opere che hanno utilizzato malta cementizia, costruite negli ultimi 50 anni sono a rischio ed non è facile, a distanza di tempo,  individuare cause e responsabilità. Anche un Maresciallo dei Carabinieri di un piccolissimo comune sa che, da almeno dieci lustri, il 90% degli impianti di lavorazione del cemento è nella mani della malavita, la quale impone ai costruttori condizioni particolari per forniture non particolari. Tutti sanno il modo in cui vengono effettuati i controlli in corso d’opera e tutti sanno come vengono fatti, nella maggior parte dei casi i collaudi. Collaudi a campione, ma rimane più di un dubbio  sul come avviene la scelta dei campioni. Con la lettera soporarichiamata suggerivo di modificare la norma che disciplina la nomina dei collaudatori i quali non dovrebbero essere nominati dopo mesi dalla ultimazione delle opere, ma contestualmente all’inizio die lavori, Il collaudatore così sarebbe responsabile, unitamente al direttore dei lavori, della qualità dei prodotti utilizzati in corso d’opera e non l’agnello sacrificale al momento in cui si verificano i danni. Sui ponti, viadotti e costruzione in genere, che utilizzano malte cementizie il collaudo non deve essere effettuato a campione, anche perchè sorge più di un dubbio su chi indica i campioni da controllare.

Cara Ministra, lei che si sta dimostrando molto attiva nel tentativo di migliorare la nostra p.a., cerchi di valutare l’aspetto che con la presente ho voluto nuovamente rappresentarle.

angiolo alerci

Non c’è rimedio con chi non vuol ascoltare

Nel settembre 2013 il prof. Giovanni Pitruzzella, neo Presidente dell’Antitrust, dichiarò che “prima di pensare a vendere quote di società pubbliche, come ENI e ENEL , sarebbe più opportuno concentrare l’attenzione sulle dismissioni dell’enorme patrimonio immobiliare pubblico”. Problema che si trascinava da tempo, sempre promesso dai vari governi succeduti negli ultimi vent’anni, ma mai risolto.

Nonostante l’autorevole intervento del prof. Pitruzzella nulla è stato fatto nei cinque anni successivi. Nel 2013, prendendo spunto dalle dichiarazioni del Presidente Pitruzzella, avevo prospettato la possibilità di conferire in una società l’ammontare del patrimonio mobiliare ed immobiliare, valutato allora circa 500/miliardi di euro, e chiedere agli Istituti di credito ( allora non in crisi),a gruppi assicurativi e finanziari la sottoscrizione del relativo capitale. Operazione che, con una oculata gestione, avrebbe potuto far realizzare delle plus valenze ai sottoscrittori. In quell’occasione non avanzai la possibilità di un intervento, anche parziale, della Cassa Depositi e Prestiti perché pensavo potesse essere considerato dagli organismi europei “intervento di stato “ non  consentito.

Quello che successivamente ha fatto e continua a fare la Cassa Depositi e Prestiti può considerarsi una vera e propria attività di “mutuo soccorso” e ha già pronti 5//miliardi di euro da buttare nel vano tentativo di salvare l’ALITALIA. L’operazione proposta avrebbe ridotto di 500/miliardi il nostro debito pubblico, allora di circa 2000/miliardi, ed oggi molto vicino ai 2400/miliardi, e che avrebbe potuto creare quelle disponibilità per la realizzazione di tutti i programmi che dal 2013 sono stati presentati e mai realizzati.

 

 

 

 

 

 

Tra l’altro non saremmo stati costretti a pagare annualmente, da oltre cinque anni,  12,5 miliardi per evitare l’aumento dell’IVA.

La mia proposta è stata spesso reiterata con note pubblicate su diverse testate on line, trasmesse ai Ministri dell’ Economia in carica, tutti tecnici succeduti all’ultimo Ministro politico Tremonti, al quale si deve, nel corso della sua lunga gestione,  di avere fatto aumentare il debito da 1500/miliardi a 2000/miliardi di euro.

Note che sono stare inserite nei miei tre libri di “Cronaca e riflessioni sulla politica Italiana” e trasmesse nel luglio scorso anche al Ministro Tria.

In una nota da me pubblicata  l’11 novembre 2013 su “LE PARTECIPAZIONI STATALI” scrivevo : “ La società ARCUS partecipata al 100% definita carrozzone, inutile cassaforte dei beni culturali” in liquidazione, per il suo ufficio di via Barberini, con dieci impiegati, pagava un canone  di eu.18/mila mensili.

Questa è l’Italia che va cambiata |!

 

angiolo alerci

 

A causa del riscaldamento del mare arrivano nuove specie di squali nei nostri mari

Negli ultimi anni si sono susseguiti sempre con maggior frequenza avvistamenti nel Mediterraneo, l’ultimo a Maiorca, dove il più temibile dei predatori del mare, il gigantesco squalo bianco è stato fotografato lo scorso 28 giugno vicino all’isola abitata di Cabrera, a sud di Maiorca. Ma anche l’Adriatico di recente è stato meta di specie di squali che mai in precedenza o assai raramente si erano viste nuotare nelle acque del bacino ad est della Penisola Italiana. Esperti del Dipartimento di studi marini dell’Università di Spalato in Croazia, ed in particolare Alen Soldo, hanno affermato che a causa del riscaldamento del mare, nel Mar Adriatico si è registrato un crescente numero di specie invasive, altrimenti inusuale per le regioni che si affacciano sullo stesso. Il dato più eclatante e che, in base alle statistiche disponibili, ogni settimana una nuova specie entra dal Mar Rosso nel Mediterraneo. Tra queste specie vi sono gli squali, le cui abitudini e movimenti sono influenzati anche dall’aumento della temperatura. Gli stessi, infatti, eviterebbero le zone che diventano troppo calde, ed essendo in cerca di cibo esplorerebbero nuovi areali. Presumibilmente il temibile squalo tigre, responsabile di numerosi attacchi nel Mar Rosso, è già entrato nel Mediterraneo.

Tuttavia, non è ancora visibile nell’Adriatico, a differenza del grande squalo bianco. Il più mastodontico di questi vertebrati si adatta a diverse gamme di temperatura. E nell’Adriatico è legato alle migrazioni del tonno. Così come i branchi di tonno si spostano, così è possibile che li segua lo squalo bianco – spiega Soldo – e aggiunge che è un abitante occasionale del Mare Adriatico. Il problema è che non si può far nulla. Ci sono troppe variabili che non possiamo influenzare – dice Soldo. Ovviamente le statistiche di attacchi di squali nei nostri mari ci dicono che è più facile essere colpiti da un fulmine che subire un’aggressione da parte di un pescecane, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti“, che sottolinea come il fenomeno che si sta studiando del diffondersi di specie di squali non endemiche è qualcosa cui dovremo adattarci senza dover temere di fare un bagno in tutta tranquillità nei nostri luoghi tradizionali di balneazione.

Cresce in Italia il numero di vendite online nel settore food

Il settore food and beverage è sempre sotto la lente di osservazione ed è per questo che non è stato possibile non notare un vero e proprio boom delle vendite online. Il 2017, infatti, si è chiuso in maniera egregia per questo settore, facendo registrare dei dati positivi che, senza dubbio, verranno confermati anche alla fine di questo 2018.

Del resto, acquistare online viene considerata sempre più spesso la soluzione ideale e questo perché sono tanti i vantaggi connessi a questo tipo di commercio! Gli e-shop risultano essere comodi e molto ben forniti. Si risparmia tempo e, soprattutto, denaro e questi sono due aspetti che non possono in alcun modo essere sottovalutati.

A dire il vero, però, sino a un paio di anni fa, gli italiani sembravano ancora molto attaccati all’acquisto negli store fisici. Attenzione, perché dire che le vendite online sono in aumento non significa affermare che ormai i piccoli o grandi negozi fisici sono morti: ci sono dei settori, però, nei quali è impossibile non notare che qualcosa sta cambiando e lo sta facendo anche in maniera rapida.

Come detto, uno di questi settori è proprio quello del cibo. Per chiarire il quadro, è utile portare qualche dato. Nello specifico, i dati che riportiamo sono quelli che sono stati diffusi dall’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano. Stando a quanto è emerso, nel nostro paese il settore dell’e-commerce food and beverage sfiora gli 850 milioni di euro. Si parla, quindi, del 4% del totale del commercio online in Italia. Rispetto a quelli del 2016, i dati appena riportati segnano un grande passo in avanti di questo settore che, come si può notare, è in piena crescita.

Per questo motivo, quindi, nascono sempre più e-shop che vendono cibo e bevande e tutti, o quasi, riescono ad avere successo. C’è chi decide di aprire degli e-commerce con tante tipologie di prodotti e chi, invece, focalizza la propria attenzione su un solo prodotto, così come c’è chi vende quelli locali e tipici e c’è chi vende quelli etnici. Proprio quest’ultima categoria sta andando forte. Vanno molto bene soprattutto gli e-shop che vendono cibo statunitense, abbastanza difficile da reperire nei negozi fisici del nostro paese eppure così ricercato e amato. Un’eccellenza in questo settore è American Food Shop, un negozio nato da poco ma che già raccoglie consensi tra i veri amanti della cucina americana e non solo. Anche i curiosi o coloro i quali vogliono provare i famosi snack statunitensi o le bevande, hanno trovato quello che serviva loro. La caratteristica principale di questo negozio online è che ha il magazzino in Italia e, pertanto, le spedizioni sono veloci e ben organizzate, senza il rischio di dover pagare la dogana come spesso accade per i pacchi provenienti dagli Stati Uniti.

Vanno forte anche gli e-shop di cibo cinese e giapponese e questo è un altro trend molto forte nel nostro paese.

Come detto, anche in questo 2018 ci sono segnali incoraggianti da questo punto di vista e il tutto avviene anche perché il consumatore italiano è sempre più consapevole e si informa in merito alle offerte ma anche alla qualità dei prodotti offerti. Online si trovano dei prodotti di ottima qualità, venduti a dei prezzi concorrenziali e questo è un dato di fatto inconfutabile, nonché la molla che spinge questo settore verso il successo. Vedremo, quindi, una crescita sempre maggiore e soprattutto costante di queste soluzioni, che risultano essere comode, economiche e, soprattutto, danno più possibilità rispetto a quelli che sono i negozi tradizionali fisici. Le due cose continueranno a coesistere!

Un regalo originale? La rosa stabilizzata

La prima regola per fare un buon regalo è quello di essere originali. Le cose si complicano se abbiamo intenzione non solo di sorprendere ma anche far in modo che l’oggetto regalato esprima un sentimento e soprattutto che duri nel tempo. Ecco perché a volte le date di compleanni e anniversari per alcuni diventano motivo di stress. Scegliere è difficile, per cui alla fine in molti casi si finisce per orientarsi sui regali più classici tra cui i fiori.

Il regalo floreale, come tutti sappiamo, ha il vantaggio di rappresentare e trasmettere i nostri sentimenti ma ha l’inconveniente di consumarsi e deperire troppo in fretta. La rosa rossa, simbolo di passione amorosa per eccellenza, rimane e rimarrà comunque sempre uno dei regali più graditi e poco importa se alla persona amata arriverà un cesto di rose o un singolo fiore.

Anche nel cinema regalare delle rose è un gesto che ha sottolineato le scene d’amore più belle e indimenticabili tra cui quella del film “La bella e la bestia” dove appare una fantasiosa “rosa incantata”: una rosa chiusa in uno scrigno di vetro, in grado di durare nel tempo, che oggi nella realtà viene prodotta e commercializzata. Possiamo dunque acquistare e regalare la rosa de “La bella e la bestia” garantendoci così di fare un regalo originale, che dura nel tempo e che è in grado di comunicare i nostri sentimenti.

In questo caso parliamo di “Rose Stabilizzate”, ovvero di fiori che hanno subito un trattamento che ne conserva la freschezza visiva anche per anni. La rosa incantata de “La Bella e la Bestia” è una rosa stabilizzata rossa premium con una teca di cristallo alta 25cm, che viene spedita direttamente a casa con il vantaggio, che è possibile anche sceglierne il colore a cui, notoriamente, è legato un sentimento o uno stato d’animo. Come tutti sanno la rosa rossa rappresenta l’amore e la passione, la rosa bianca l’innocenza e l’amore puro e spirituale, il colore giallo la gelosia, la rosa blu mistero e saggezza, e così via…

Le rose stabilizzate sono rose coltivate naturalmente che subiscono un processo di liofilizzazione ovvero un processo tecnologico che permette l’eliminazione dell’acqua da una sostanza organica con il minimo deterioramento. Da un punto di vista visivo è praticamente impossibile trovare delle differenze tra un rosa fresca e una che ha subito il processo di liofilizzazione, con il vantaggio che la seconda  degrada in maniera molto lenta tanto da permettere al fiore di “sopravvivere” intatto per diversi anni.

Un regalo, o meglio la sua ricerca, è anche un modo per dimostrare le proprie attenzioni alla persona che amiamo. Regalare una rosa stabilizzata dimostra che non ci siamo fermati alle solite banalità ma abbiamo cercato qualcosa di originale e unico. A regalare fiori non si sbaglia mai ma oggi abbiamo la possibilità di fare in modo che un regalo così delicato e comunicativo duri nel tempo.

Niente più stress quando penserete al prossimo regalo, oggi avete una soluzione che vi consentirà di fare un ottima figura ed essere ricordati: la rosa stabilizzata.

Moda uomo primavera estate 2019, scopriamo le novità e tutte le principali tendenze

Dalle passerelle riguardanti la moda uomo primavera estate 2019 emergono quelle che saranno le novità e le tendenze che gli stilisti hanno pensato per la prossima stagione calda. Pantaloni corti, T-Shirt, indumenti da atleta, saranno i capi maggiormente indossati, quelli che possiamo considerare i must di tale stagione. Ma c’è spazio anche per il classico, tra cui il doppiopetto che propone il ritorno di un certo minimalismo.

A farla da padrone in passerella sono stati i completi da atleta, i dettagli sportivi e le forme rilassate, che diventeranno parte integrante dell’abbigliamento maschile. Si tratta di quello che prende il nome di sportswear e streetwear, che vede l’ampia presenza di stampe, pantaloni maxi, T-Shirt, portando rilassatezza anche nei completi formali.

Dopo aver visto negli ultimi anni una vena iper decorativa da parte degli stilisti, questi ultimi tornano a proporre uno stile semplice, che vede l’assenza di decori, una sorta di neo minimalismo.

Il secondo filone di questa moda uomo primavera estate 2019 è il ritorno del doppiopetto, un capo classico che permette a tutti di essere eleganti. Anche le camicie tornano in voga coloratissime, a tinte forti e in alcuni casi anche psichedeliche, che possono essere indossate da sole o anche sotto le giacche classiche, un capo dell’abbigliamento uomo che non tramonta mai, grazie anche alla continua ricerca ed evoluzioni che aziende del settore come Boggi Milano mettono in campo ogni giorno, garantendo un menswear in grado di fornire stile ed eleganza per ogni genere di evento ed occasione.

Oltre alle giacche eleganti, da biker, in pelle o denim, i capispalla rappresentano per la prossima bella stagione un vero salva-look, elementi su cui puntare, il pezzo chiave in grado di fornire un tocco di stile unico ad ogni genere di outfit. Sulle passerelle sono state presentate dei modelli con linee asciutte e che vedono la presenza di elementi decorativi come le spille, oatch, ricami e bande verticali.

Un altro capo che nella prossima estate sarà immancabile sono gli shorts corti, realizzati in denim, tessuti tradizionali ma anche con soluzioni stravaganti come il vinile. Si presentano con misure ristrette, diventeranno una vera ossessione nell’estate 2019, un vero capo di tendenza che viene “osato” sia nelle occasioni più rilassate che per uscite più formali e impegnative.

Tra le new entry della stagione c’è anche il gilet, che viene indossato in una maniera completamente inedita. Versioni in maglia o pelle, abbinati a bluse girocollo, andando a riscrivere il concetto di eleganza maschile.

Per le scarpe, sia che si tratto di mocassini, sneakers o sandali, le calzature diventano tutte high tech, realizzate con suole in gomma e materiali ampiamente ricercati.

Infine, le passerelle della moda uomo primavera estate 2019 hanno visto scendere in campo una vasta scelta di accessori. Le Borse e gli zaini continuano sono una presenza costante, ma la novità di stagione è rappresentata dalla mini tracolla che viene portata a spalla o cross body. Immancabile anche l’occhiale da sole, magari con logo o con lenti colorate, ma trovano ampio spazio anche cappelli e cinture.

Come risparmiare su occhiali da sole e da vista

La crescita del commercio on line è un trend che giorno dopo giorno viene confermato da numerose statistiche. Acquistare in Rete permette ai consumatori di confrontare le varie offerte in tempo reale e conseguentemente di scegliere quella che consente di ottenere il maggior risparmio.

Gli occhiali, sia da vista che da sole, non si sottraggono a questa tendenza. L’acquisto via internet consente notevoli risparmi e la regolare consultazione della rete assicura la possibilità di tenersi sempre aggiornati sulle ultime novità, le tendenze e le mode. Un particolare non da poco per chi cura con attenzione la propria immagine o la propria salute. Sia che l’occhiale lo si consideri come un accessorio di moda che lo si valuti come strumento di correzione visiva non esiste modo migliore se non quello di consultare Internet se si desidera essere informati in tempo reale sulle varie opportunità offerte dal mercato.

Nel settore degli occhiali da sole oggi è possibile risparmiare sull’acquisto di montature e lenti non solo per le offerte disponibili sul mercato ma anche grazie ad alcune innovazioni tecnologiche che consentono di produrre occhiali con lenti intercambiabili. Vuoi cambiare look? cambia le lenti non l’intero occhiale. Attraverso questa semplice soluzione una montatura lineare ed essenziale acquisisce una propria personalità cambiando solo le lenti. Si ottiene così una vasta gamma di personalizzazioni senza dove spendere una fortuna. Le lenti di ricambio su questo sito web dimostrano come questa tipologia di occhiale rappresenti una gran comodità per chi vuol crearsi in un istante delle alternative legate al proprio look o alle proprie esigenze visive. Colori e modelli disponibili permettono un alto grado di personalizzazione e se si è abituati a curare anche i dettagli della propria immagine ben presto non si potrà fare a meno di possedere un accessorio di moda adattabile in pochi istanti all’abbigliamento, al trend della stagione o più semplicemente al proprio umore

Il risparmio nel settore degli occhiali vale anche per chi li utilizza per correggere difetti visivi. In questo caso sono sempre in aumento i consumatori che in base alla complessità delle problematiche personali preferiscono gli occhiali da vista di tipo progressivo per evitare l’inconveniente di dover cambiare occhiale ad ogni variazione di situazione visiva. Anche in questo settore l’innovazione tecnologica ha permesso di migliorare i prodotti a disposizione dei consumatori; se qualche anno fa le lenti progressive non sempre rappresentavano una soluzione ottimale oggi la tecnologia ha permesso di creare occhiali progressivi digitali con prestazioni notevolmente superiori rispetto al passato. Le Free Form, con questo nome vengono individuate le nuove lenti digitali disponibili sul mercato, consentono un alto grado di personalizzazione. Si ottengono così campi di visione più ampi e allo stesso tempo si minimizza al massimo l’aberrazione, ovvero la differenza tra il reale e ciò si imprime sulla nostra retina. Anche in questo caso su Internet il confronto di prezzo di occhiali progressivi permette, a parità di qualità e garanzie, di trovare soluzioni con notevoli risparmi rispetto al mercato tradizione.

Sia dunque che si voglia innovare il proprio look o che si desideri trovare una soluzione adatta ai propri problemi visivi conviene consultare internet e scegliere tra innumerevoli offerte quella più adeguata alle proprie esigenze.

 

 

Tecnologia in viaggio: tra gadget e app

Visitare nuove città e nuovi paesi è sempre emozionante ed oltre a essere divertente, aggiunge anche quella componente di incognita tipica delle avventure. Tuttavia, va anche detto che c’è chi non ama trovarsi a combattere contro gli imprevisti, soprattutto se si vuole godere una vacanza in modo spensierato e in totale relax. Fortunatamente, le nuove tecnologie ci vengono incontro in mille modi diversi e non solo ci aiutano ad organizzare il nostro viaggio, ma ci supportano quando ci troviamo in una nuova città. Rimanere sempre connessi, infatti, è indubbiamente uno dei migliori privilegi delle generazioni di oggi. Al punto che il 73% dei viaggiatori usa l’hi-tech quando va in vacanza.

Quali sono i gadget must have da avere in vacanza

Per chi viaggia senza però voler rinunciare alle proprie letture preferite, il Kindle è un must irrinunciabile. Un dispositivo come l’e-reader, infatti, è in grado di contenere decine se non centinaia di libri in formato digitale. Grazie a questo device, non mancano mai le occasioni di relax sotto l’ombrellone o presso la propria camera d’albergo.

Non solo Kindle, comunque: se si parla di gadget hi-tech e di vacanza, non potremmo non citare il tablet. Un dispositivo molto più comodo rispetto ad un portatile, che è anche possibile connettere con costi ridotti alla rete grazie a provider come Vodafone, che propongono delle SIM solo Internet specifiche per tablet.

Si chiude questo trittico di device must have con il caricabatterie portatile. Grazie al powerbank chiunque può ricaricare i propri dispositivi elettronici senza temere il default della batteria in vacanza. Per un tocco green inoltre è ora disponibile sul mercato il caricabatterie portatile a pannelli solari per essere sempre sicuri della carica.

La lista delle app must have per un viaggio estivo

Oltre ai tablet e agli altri device hi-tech, anche le app sanno come alleggerire lo stress vacanziero e rendere un viaggio più confortevole o interessante. Dunque, si parte proprio da TripAdvisor: un’app utile non solo per le prenotazioni degli hotel, ma anche per trovare i punti di maggior interesse nelle vicinanze. Ad esempio, un ristorante particolare o un’attrazione turistica. Una seconda applicazione da citare obbligatoriamente nella nostra lista, è Momondo Places: in questo caso si parla di un’app davvero originale in quanto consente di impostare l’umore del viaggiatore e di ottenere un itinerario in una città pianificato esattamente in base a questo elemento con mete disponibili per questa particolare funzione sono in costante aumento. Infine, si chiude con PlayTrip: un’app che permette di scaricare dalla piattaforma l’itinerario vissuto da altre persone così da ottenere un’esperienza molto diversa dai canonici percorsi.

Il conto deposito: un’opzione per far dormire tranquilli gli italiani

Anche se la crisi sembra ormai passata, il difficile periodo vissuto dagli italiani ha lasciato in dote una lezione quanto mai preziosa: imparare a mettere da parte quei risparmi frutto dei sacrifici fatti per il lavoro. Non a caso si tratta di un argomento spesso discusso dai cittadini: secondo le indagini di settore, circa 6 milioni di italiani parlano di risparmio ogni giorno quando si trovano a sostenere una conversazione. Va però detto che, all’interno delle famiglie, spesso questo tema è anche fonte di dibattiti infatti non sempre ci si trova d’accordo sulle spese da tagliare. E sono gli uomini coloro che tendono ad opporsi alle proposte di risparmio delle donne.

Dove si possono mettere i propri risparmi?

Al di là delle naturali discussioni relative a quali spese tagliare e a quali lasciare immutate, c’è un altro argomento caldo in questo senso: dove si possono mettere i propri risparmi? Una delle opzioni più validi è rappresentata dai conti di deposito. I vantaggi di questa soluzione sono davvero numerosi, così come le opportunità offerte dal mercato di oggi. Nello specifico, si tratta di un sistema particolarmente sicuro, soprattutto quando ci si rivolge ad una banca nota e che offre delle alternative digitali come ad esempio l’istituto di credito CheBanca! che permette di aprire un conto deposito online. Altre soluzioni alternative a questi conti sono gli investimenti nel mattone (mercato immobiliare) e i buoni fruttiferi postali.

Quali sono i vantaggi dei conti di deposito?

In primo luogo il conto di deposito non è un semplice strumento di risparmio: consente di depositare i propri soldi, come un comune conto corrente, ma anche di ottenere un rendimento fino al 2%. Oltre a risparmiare, quindi, si può investire il proprio denaro e ottenere un piccolo tornaconto anche immediato. Un altro grande vantaggio dei conti di deposito è il fatto che si tratta di un prodotto finanziario facile da usare e trasparente, dunque non nasconde clausole particolari a discapito del correntista. In un mondo dove gli investimenti risultano essere sempre più complessi da studiare, questa opzione garantisce un’accessibilità da parte di tutti. Fra le altre cose, è possibile scegliere fra diverse offerte: sul mercato si trovano infatti numerose proposte in tal senso. Un altro elemento da tenere obbligatoriamente in considerazione è questo: per le famiglie che temono il rischio, la soluzione dei conti di deposito è perfetta. I depositi vengono infatti tutelati dal FITD.

ISTAT, dilaga la povertà in Italia: oltre 5 milioni in povertà assoluta.

Il dato arriva dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) che ha pubblicato oggi il report “La povertà in Italia” relativo al 2017. Se il numero di famiglie in povertà assoluta torna ai livelli del 2013 (quando erano 1 milione 615mila), il numero degli individui registra invece il valore più alto dal 2005: ciò è avvenuto – spiega l’Istituto di statistica – perché la povertà assoluta si è ampliata tra le famiglie con 4 componenti e oltre e tra quelle con almeno un minore. Le famiglie in povertà assoluta sono stimate in 1,778 milioni e vi vivono 5,058 miloni di individui. L’incidenza della povertà assoluta è del 6,9% per le famiglie (era 6,3% nel 2016) e dell’8,4% per gli individui (da 7,9%). Entrambi i valori sono i più alti della serie storica.

I dati odierni hanno scatenato molte polemiche: associazioni di consumatori e per i diritti come lo “Sportello dei Diritti” osserva che il problema della povertà non affligge più solo l’Africa, e tutti gli altri paesi, che insieme a questo, godono di un aggettivo detto “paese del terzo mondo”. Non solo più queste zone sono afflitte da una povertà insaziabile ma anche nel nostro, vi sta sempre di più dilagando. E’ proprio riguardo al nostro paese Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si fa portavoce del grande disagio sociale che colpisce intere famiglie con numeri elevati di figli o anziani che devono far conto solo sulla loro esigua pensione. Infatti, l’Italia è tra i paesi europei che, tra il 2008 e il 2017, hanno registrato i maggiori aumenti del rischio di povertà ed esclusione sociale. I bambini in povertà sono 1 su 8 e che i poveri sono quasi raddoppiati dall’inizio della crisi: erano 2.427.000 nel 2007. “Sono numeri enormi, la politica si muova”.

Bambini e fumo passivo: disturbi uditivi nei più piccoli.

Che il fumo attivo o passivo facesse male, questo è un fatto risaputo, ma i dati che emergono dallo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Kyoto, in Giappone, e pubblicato nella rivista scientifica Paediatric and Perinatal Epidemiology., confermano inequivocabilmente che il fumo passivo può nuocere gravemente alla salute, soprattutto dei più piccoli. Secondo gli scienziati, fumare prima e dopo la nascita del neonato può difatti compromettere, oltre alla sua salute generale futura, le sue primarie funzioni uditive. La ricerca ha analizzato i dati relativi ad oltre 50mila bambini di 3 anni, nati tra il 2004 e il 2010: circa il 4% di essi furono esposti al fumo durante la gravidanza, il 15% solo al «passato da fumatrice» della madre, e il 4% al fumo «di seconda mano», di altre persone.

Comparando i dati dei bambini esposti a quelli dei bambini non esposti all’azione del fumo, i ricercatori hanno osservato un incremento del 26% delle possibilità di sviluppare un problema di udito nei piccoli le cui madri avevano fumato in passato, e del 30% per i piccoli esposti al fumo passivo di seconda mano durante la gravidanza.Per i bimbi esposti al fumo passivo diretto, invece, la percentuale del rischio saliva fino ad un sorprendente 68%.

«Anche se le linee guida pubbliche già sconsigliano di fumare durante la gravidanza e di fronte ai bambini, alcune donne ancora lo fanno, sia durante i nove mesi che in presenza dei loro figli», ha dichiarato il leader dello studio Koji Kawakami.«Questo studio dimostra che prevenire l’esposizione al fumo durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino, può ridurre il rischio del piccolo di sviluppare un disturbo dell’udito. Questi risultati ci ricordano che dobbiamo rafforzare gli interventi per la prevenzione dell’esposizione al fumo sia prima che dopo la gravidanza, così come l’esposizione al fumo di seconda mano». La ricerca quindi rappresenta secondo Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” un duro monito ed un richiamo alla responsabilità di tutti i genitori verso i propri figli.

Falsi sondaggi online e la truffa corre sulla rete. L’allerta della Polizia Postale

Un’altra truffa che corre sulla rete è quella dei falsi sondaggi che compaiono come innocui messaggi, ma che se cliccati diventano una trappola per illecite intrusioni e sottrazione di dati. Come andiamo ripetendo da tempo noi dello “Sportello dei Diritti”, solo innalzando la soglia della nostra attenzione possiamo evitare di subire conseguenze da questi tentativi di frode. Anche la Polizia Postale tramite un post sulla sua pagina Facebook “Commissariato di PS On Line – Italia” ha pubblicato lo screenshot di uno dei “tipici” falsi sondaggi che compaiono sui nostri dispositivi e che c’invitano a cliccare sulle risposte che poi conducono su link che non sono altro che strumenti per introdursi nei nostri dispositivi e sottrarre dati di varia natura. Come sottolinea la Polizia Postale nel suo post “Tanto è facile la domanda quanto probabile che vi ritroviate truffati. Fate attenzione a questi sondaggi”. È questo l’ennesimo esempio di come sia facile oggigiorno truffare gli utenti della rete, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, perché si è tempestati quotidianamente da messaggi del genere. Bisogna, quindi, solo prestare più attenzione e evitare di dar seguito a questo tipo di richieste. Nel caso siate comunque incappati in frodi analoghe potrete rivolgervi agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare pregiudizi.

Privacy – Anche il sito web va adeguato al GDPR, vediamo come

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati, ormai riconosciuto a livello internazionale con la sigla GDPR, rappresenta dal punto di vista legislativo una delle novità di maggior rilievo per il settore business negli ultimi anni. Lo scopo dell’Unione Europea è quello di fare in modo che la legislazione relativa al trattamento dei dati personali dei cittadini sia armonizzata: i regolamenti in proposito, quindi, sono diventati più dettagliati e più stringenti. Per i siti web, questo vuol dire soprattutto indicare le modalità con cui i dati degli utenti vengono raccolti e conservati, per quanto tempo vengono tenuti in archivio e per quale motivo lo si fa.

Ringraziamo Roberto Marletta di Emmè Pubblicità, web agency di Catania, per averci aiutato a chiarirci le idee su questo tema permettendoci di scrivere il presente articolo.

Il sito web conforme al GDPR

Per essere certi che un sito Internet sia conforme rispetto alle norme che vengono imposte dal GDPR, sono tre i principi fondamentali a cui si deve fare riferimento: il primo è rappresentato dal consenso dell’utente, il secondo riguarda la criptazione dei dati e il terzo ha a che fare con l’accesso ai dati personali degli utenti. Il consenso, in particolare, può essere considerato uno dei punti più importanti della legislazione che entrerà in vigore  tra poche ore: esso, come è facile intuire, è indispensabile sia per la conservazione che per l’impiego dei dati personali. Chi vuole trattare i dati degli utenti, a prescindere dalla ragione per cui lo fa, deve chiedere e ottenere un permesso ad hoc.

Come cambiano i siti web con il nuovo regolamento 

Con l’attuazione del GDPR, chiunque visita un sito web ha il diritto a essere informato nel modo più dettagliato possibile a proposito delle modalità di raccolta e di trattamento dei dati. Inoltre, devono essere specificate le ragioni per le quali i dati vengono raccolti. Il consenso può essere prestato solo spuntando una dicitura apposita in un form di conferma, in modo tale che sia palese la spontanea volontà degli utenti. Il gestore di un sito web deve essere sempre aggiornato per ciò che riguarda le informative. Ma non è tutto: le note relative alla privacy degli utenti devono basarsi su un linguaggio chiaro e comprensibile, devono risultare facili da leggere e poter essere interpretate senza difficoltà. Stesso discorso per le comunicazioni che riguardano l’impiego dei cookie.

L’accesso ai dati

Come si è detto, l’accesso ai dati costituisce un altro componente fondamentale del GDPR: agli utenti deve essere fatto sapere chi è in grado di accedere ai loro dati personali, in che modo tali dati sono registrati e come viene effettuata la loro conservazione, eventualmente tramite CRM o CMS. Come ci si deve adeguare a queste imposizioni? Il modo più facile consiste nel ricorrere a un form apposito in cui agli utenti viene chiesto di poter trattare i dati personali.

Cosa succede se il consenso viene rifiutato

Ovviamente, deve essere prevista una procedura che impedisca la registrazione e la conservazione dei dati in caso di risposta negativa, fermo restando che anche quando viene data una risposta positiva gli utenti devono comunque poter cambiare idea e revocare i permessi concessi in ogni momento. Un altro dei compiti dei titolari delle aziende è quello di accertarsi del fatto che le agenzie di terze parti a cui è stato concesso il diritto di accedere ai dati relativi agli utenti dispongano di procedure in linea con le prescrizioni contenute nei nuovi regolamenti e, in sostanza, si siano adeguate alle imposizioni del GDPR.

La crittografia

Infine, l’ultimo principio alla base del GDPR va individuato nella crittografia: questo significa che tutti i dati degli utenti che vengono inviati a un sito web e conservati dallo stesso non possono che essere criptati. Questa soluzione ha lo scopo di contrastare e di prevenire il furto di informazioni sensibili, come potrebbe accadere se – per esempio – si verificasse un attacco informatico. Tutti i progetti web, per poter essere conformi alla GDPR, sono tenuti a implementare un sistema consistente nel ricorso a certificati di sicurezza SSL/TLS per le tramissioni di dati sensibili.

 

La crisi in pillole

Seguendo con una certa attenzione lo svolgersi delle trattative per la soluzione della crisi , dopo le dichiarazioni del Presidente Mattarella ho voluto fare alcune considerazioni:

1- Di Maio e Salvini, due vincitori della tornata elettorale con una non indifferente differenza: il primo con i suoi 32% di voti, il secondo con una coalizione formata da quattro componenti, con il 37% di voti, di cui solo il 17% attribuito a Salvini.

I due vincitori che si ritenevano entrambi “titolari” del diritto di essere designati dal Presidente della Repubblica  per la formazione del nuovo Governo, nel giro di pochi giorni riuscirono di comune accordo  a definire gli assetti delle due Camere, con la elezione dei Presidenti e degli  altri organismi.

In questa occasione Di Maio accettò per la Presidenza del Senato, seconda carica dello Stato, il nome della Senatrice Casellati, persona vicinissima a Berlusconi.

Trattando il secondo punto: la maggioranza per la formazione del Governo, Di Maio pose la pregiudiziale della esclusione di Forza Italia il cui capo, non parlamentare, era un condannato.

Personalmente non vedo alcuna grossa differenza tra la nomina della seconda carica dello Stato e l’eventuale nomina di un ministro o di un sottosegretario di Forza Italia.

Di Maio ha compreso che questa sua scelta non è stata condivisa dalla maggioranza del popolo 5 Stelle, fatto che ha notevolmente contribuito a creare l difficoltà nella creazione di una maggioranza governativa.

Inoltre è inspiegabile la decisione di Di Maio, forse nel tentativo di correggere l’errore commesso, di minacciare subito elezioni anticipate, soltanto dopo pochi giorni che Grillo, a domanda di un giornalista “ si va verso elezioni anticipate? ”  ha risposto “ questa è una barzelletta che fa ridere più delle mie”.

2- Salvini,  con il 37% dei voti attribuiti alla sua coalizione, ha subito la netta posizione assunta da Berlusconi perché, mancando i voti di Forza Italia, personalmente si trovava molto al disotto del 32% di Di Maio, quindi nella condizione di non potere pretendere una sua designazione per la formazione del nuovo Governo.

 

 

Per questo motivo e per non consentire al suo “rivale” di poter guidare il Governo ha preferito non mollare Berlusconi.

Al di là e al di fuori di ogni altra considerazione il comportamento dilettantesco dei due ha notevolmente contribuito a complicare la possibile sollecita soluzione della crisi.

Speriamo che la porta lasciata aperta dal Presidente Mattarella, per ancora poco tempo,  possa convincere Salvini , al di là della posizione di Berlusconi, a contribuire a consentire nell’interesse supremo del paese, al Movimento 5 Stelle di poter formare il nuovo Governo 5 Stelle – Lega.

Un Governo politico è indispensabile, in questo momento particolare, per il nostro Paese.

 

angiolo alerci

 

Berlusconi euforico per le elezioni in Molise

Abbiano assistito  in questi giorni alla grande euforia dimostrata dai responsabili di Forza Italia, in prima fila Berlusconi e la Bernini, per il brillante risultato ottenuto nelle recenti elezioni del Molise. Risultati che per Forza Italia hanno rappresentato “un cambio di tendenza” rispetto ai dati delle ultime elezioni politiche. Ho voluto verificare in concreto il motivo di tanta euforica soddisfazione ed ho riscontrato quanto segue:

Forza Italia ha ottenuto 13.627 voti,  la Lega di  Salvini 11.956, per cui la soddisfazione sarà stata quella di avere superato  l’ amico Salvini.

Il candidato del Centro destra è stato eletto da una coalizione  formata da dieci liste, con il contributo di Popolari per l’Italia e Unione di Centro che hanno ottenuto 17.750  voti.

Con questa analisi ho voluto soltanto sottolineare il grande valore attribuito da Berlusconi che, con i suoi 13.627 voti pari al 9,4%, ha parlato di cambio di rotta , forse nei confronti di Salvini  che di voti ne ha ottenuto 11.956, come sopra è stato evidenziato..

Ma il discorso di Berlusconi riguardava, invece, un cambio di marcia  rispetto ai voti conquistati nell’ultima tornata elettorale.

Avere voluto tentare di attribuire al risultato elettorale del Molise, un campione di circa 100.000 votanti, il significato di “ cambio tendenza” rispetto al risultato delle politiche, che avevano registrato oltre 30/milioni di votanti , a parte il significato e l’importanza delle diverse elezioni è stato quanto di più ridicolo è stato detto nel corso di questo particolare momento politico.

Oggi assistiamo alla nuova posizione assunta da Salvini che ha dichiarato che porterà milioni di elettori a Roma nel caso non fosse prescelto lui nel  tentativo di costruire una maggioranza parlamentare. Dichiarazioni che trovano riscontro nelle nuove proposte continuamente fatte da Berlusconi  di  affidare al Centro destra l’incarico,  perchè lui è convinto di poter procurare, con i suoi metodi, i voti  mancanti necessari..

Ma la sua sottile strategia è ben diversa. Se non si riesce a creare una maggioranza la probabilità di andare a nuove elezioni è notevole. Nel caso di incarico per la formazione di un governo battuto alla Camera, lo stesso Governo resterebbe in carica per gestire le nuove elezioni, nel caso contrario che il Presidente della Repubblica decidesse di scioglier Parlamento, non riscontrando la possibilità di alcuna maggioranza, le nuove elezioni sarebbero gestite dall’attuale Governo Gentiloni. Questa considerazione va tenuta in grande evidenza per valutare quelle che saranno le prossime mosse di Renzi, il quale certamente darà la sua disponibilità al Movimento Cinque Stelle ponendo, però,  come condizione la rinunzia di Di Maio e la scelta di altro nominativo. Ora, intanto, ci toccherà di assistere a nuove sceneggiate, non appena di conoscerà l’esito delle votazioni del Friuli.

Angiolo Alerci

Camminare velocemente riduce il rischio di ospedalizzazione nei pazienti con problemi cardiaci

Camminare velocemente riduce il rischio di ospedalizzazione nei pazienti con problemi cardiaci, secondo una ricerca presentata oggi a EuroPrevent 2018, un congresso della Società Europea di Cardiologia, e pubblicata sull’European Journal of Preventive Cardiology. Lo studio durato tre anni è stato condotto su 1.078 pazienti ipertesi, di cui l’85% era affetto anche da malattie coronariche e il 15% aveva anche una malattia valvolare. Ai pazienti è stato quindi chiesto di camminare per 1 km su un tapis roulant con un’intensità moderata. I pazienti sono stati classificati come lenti (2,6 km / ora), intermedi (3,9 km / ora) e veloci (5,1 km / ora medi). Un totale di 359 pazienti erano camminatori lenti, 362 erano intermedi e 357 erano camminatori veloci. I ricercatori hanno registrato il numero di ospedalizzazioni per tutte le cause e la durata del ricovero nei successivi tre anni. I partecipanti sono stati segnalati dal Registro Sanitario Regionale della Regione Emilia-Romagna, che raccoglie dati sul ricovero per tutte le cause. L’autrice dello studio, dottoressa Carlotta Merlo, ricercatrice presso l’Università di Ferrara, ha dichiarato: “Non abbiamo escluso cause di morte perché la velocità del cammino ha conseguenze significative per la pubblica salute. E’ un precursore della disabilità, della malattia e della perdita di autonomia”.Durante il triennio, 182 dei “lenti” (51%) hanno avuto almeno un ricovero in ospedale, rispetto a 160 (44%) dei camminatori intermedi e 110 (31%) dei camminatori veloci. I gruppi a movimento lento, intermedio e veloce hanno trascorso rispettivamente un totale di 4.186, 2.240 e 990 giorni in ospedale nel corso del triennio. La durata media della degenza ospedaliera per ciascun paziente era rispettivamente di 23, 14 e 9 giorni per i camminatori lenti, intermedi e veloci. Ogni  km / orario di aumento della velocità di deambulazione ha comportato una riduzione del 19% della probabilità di essere ospedalizzati durante il triennio. Rispetto ai pedoni lenti, i camminatori veloci avevano una probabilità di ospedalizzazione inferiore del 37% in tre anni. La dottoressa Merlo ha affermato: “Più è veloce la velocità di camminata, minore è il rischio di ospedalizzazione e più breve è la durata della degenza ospedaliera, poiché la ridotta velocità di marcia è un indicatore di mobilità limitata, che è stata collegata alla diminuzione dell’attività fisica. Ed ha proseguito: “Camminare è il tipo di esercizio più popolare negli adulti: è gratuito, non richiede un addestramento speciale e può essere svolto praticamente ovunque. Pur brevi, ma regolari, le passeggiate hanno notevoli benefici per la salute. Il nostro studio dimostra che i benefici sono ancora più grandi quando aumenta il ritmo del camminare “. Insomma, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” un consiglio da prendere alla lettera che richiede solo un pò di buona volontà.

18 aprile 2018 – Settanta anni fa la Democrazia Cristiana conquistava il 50% dei voti

Sono trascorsi settant’anni da quel  fatidico  giorno in cui il popolo italiano, con circa il 50% dei voti ,assegnò alla Democrazia Cristiana il compito di  gestire la fase più difficile  della ricostruzione, dopo la grave sconfitta  subita nella seconda guerra mondiale.

I risultati ottenuti  per la Camera furono i seguenti:

Democrazia Cristiana                 48,50% con 305 deputati eletti

Fronte democratico popolare      30.98% con 183 deputati eletti

(Partito Comunista, Partito Socialista e Partito d’Azione)

Altri 8 partiti                                20,52% con 86 deputati eletti

(Unione socialisti, Blocco nazionale, Partito nazionale monarchico,Partito repubblicano, Movimento sociale, Sud Tirolo, Partito dei contadini e Partito sardo d’azione).

Questi i risultati ottenuti per il Senato:

Democrazia Cristiana                          48,11% con 131 Senatori eletti

Fronte Democratico popolare              30,76% con 72 Senatori eletti

Altri                                                      21,13% cpn 34 Senatori eletti

La Democrazia Cristiana, allora guidata con saggezza e lungimiranza   da Alcide De Gasperi, non pensò di utilizzare la maggioranza assoluta ottenuta per dar vita ad un governo monocolore, ma chiamò a farne parte anche rappresentanti del Partito Liberale e del Partito Repubblicano. Maggioranza successivamente ampliata con l’ingresso del Partito socialdemocratico, nato dalla scissione del Partito socialista.

Periodo d’oro che completò nel giro di un decennio la ricostruzione, rilanciò la nostra economia e raggiungere il cosiddetto “boom economico”negli anni ‘60.

La politica monetaria era allora gestita dal Governatore della Banca d’Italia Donato Menichella al quale, nel 1960, venne assegnato dal Financial Times l’Oscar “ per  avere realizzato, in quasi tredici anni di Governatorato, una forte stabilità monetaria, coniugata con un saggio elevato e costante di sviluppo economico”.

Questo è stato il frutto della collaborazione tra forze diverse voluta da Alcide  De Gasperi.

Il 18 aprile 2018 , con l’incarico esplorativo dato dal Presidente della Repubblica alla Presidente del Senato Sen.Alberti Casellati  si cercherà, nella grande difficoltà del momento politico, figlia sia di una dissennata legge elettorale, che dalle contrapposizioni più personali che politiche  esistenti tra i vari gruppi, di trovare una buona intesa per la nascita del nuovo governo. Siamo pessimisti ,ma speriamo che il meglio possa realizzarsi.

Angiolo Alerci

Patente a punti: nessuna sanzione se il proprietario del veicolo non sa chi è alla guida

L’importante decisione che si riporta per la validità del procedimento logico argomentativo seguito, costituisce un prezioso precedente per quanti vorranno ricorrere a questo tipo di sanzioni amministrative che in effetti non denotano una particolare trasparenza nella loro emissione. L’automobilista proprietario del veicolo che sia stato sanzionato se comunica, ancorché in termini negativi, di non sapere chi fosse alla guida, non è soggetto a  nessuna sanzione 126-bis codice strada. Deve reputarsi che, resta in ogni caso sanzionabile la condotta di chi semplicemente non ottemperi alla richiesta di comunicazione dei dati personali e della patente del conducente. Resta, comunque, devoluta alla valutazione del giudice di merito la verifica circa l’idoneità delle giustificazioni fornite dall’interessato ad escludere la presunzione di responsabilità che la norma pone a carico del dichiarante. Lo ha stabilito la Cassazione Civile con l’ordinanza n. 9555 del 18-04-2018 che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” riporta. Nel caso di specie il Tribunale di Bari, esercitando appunto tale discrezionale potere di apprezzamento in fatto, ha ritenuto di escludere la responsabilità della opponente valorizzando da un lato il decorso del tempo tra la data dell’infrazione contestata e quella della richiesta di informazioni, oltre tre mesi, e, dall’altro, la riferita presenza nel nucleo familiare anche di altri soggetti ordinariamente fruitori dell’autovettura, reputando in tal modo giustificata la mancata indicazione del nominativo del conducente. Tant’è che nel merito sottolineando la legge applicabile afferma che: “Ai fini dell’applicazione dell’art. 126-bis del codice della strada occorre distinguere il comportamento di chi si disinteressi della richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, non ottemperando, così, in alcun modo all’invito rivoltogli, contegno per ciò solo meritevole di sanzione, e la condotta di chi abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo, sulla base di giustificazioni, la idoneità delle quali ad escludere la presunzione relativa di responsabilità a carico del dichiarante deve essere vagliata dal giudice comune, di volta in volta, anche alla luce delle caratteristiche delle singole fattispecie concrete sottoposte al suo giudizio, con apprezzamento in fatto non sindacabile in sede di legittimità“.

Berlusconi non cambia

In otto anni di collaborazione, con note pubblicate da diverse testate on line, mi sono intrattenuto su molti disinvolti comportamenti dell’on. Silvio Berlusconi. A distanza di otto anni non mi sarei aspettato un suo  comportamento da avanspettacolo, fatto in occasione di una delle più importanti, significative ed ufficiali cerimonie: la partecipazione alle consultazioni per risolvere la crisi del governo.

Presentare Salvini come leader della coalizione, commentare con gesti teatrali le indicazioni che Salvini con assoluta serietà prospettava, avere allontanato dal microfono al termine delle comunicazioni di Salvini l’intera rappresentanza della coalizione, per afferrarlo e fare una manicomiale comunicazione, penso abbiamo superato ogni limite di decenza. Ma il nostro, nel corso della sua vita politica, di gaffe ne ha registrato molte. Il 28 dicembre 2012 , in una mia nota dal titolo “Berlusconi a Caltagirone” già scrivevo: Nei giorni scorsi Berlusconi è stato visto in giro a Caltagirone, patria dI Don Luigi Sturzo fondatore del Partito Popolare Italiano. Da più parti si è pensato ad una visita che avrebbe potuto attenuare il negativo giudizio espresso nei suoi confronti dai responsabili del Partito Popolare Europeo .La verità era ben diversa .La presenza di Berlusconi non era la visita alla città di Don Sturzo, ma la faticosa ricerca di un ottimo ceramista, al quale affidare lo restyling della sua faccia, per comparire in televisione, nella imminente campagna elettorale, con una faccia nuova”.

Nella stessa nota scrivevo:

lui che ha tentato di fare ridere il mondo con le sue barzellette, di fare le corna sulla testa di un Capo di Stato in occasione di un summit, che è stato richiamato dalla Regina Elisabetta “ ma chi è quello che grida?” e , tralasciando altri numerosi episodi, non potrà mai cancellarsi il malizioso sorriso intercorso tra il Presidente francese Sarkozy e la Cancelliera tedesca Merkel, annullando la credibilità internazionale del nostro Paese”.

Aveva ragione la moglie quando con una lettera pubblicata chiedeva agli amici di suo marito di “ farlo curare perché si tratta di un grave caso patologico”. Questo avveniva nel dicembre 2012; sono passati oltre sei anni e la situazione si presenta molto più grave.

 

Angiolo Alerci.

Arterosclerosi e fumo. La causa non sarebbe la cannabis ma il tabacco

È vero che i fumatori di cannabis sono esposti a rischio di infarto cardiaco a causa dell’aterosclerosi, la nota patologia vascolare cronica, ma la formazione delle placche nei vasi sanguigni non sarebbe dovuta alla canapa, ma al tabacco. A dimostrarlo sarebbe stato uno studio dell’Università di Berna che per la prima volta ha voluto studiare questo fenomeno. “Il nostro studio conferma l’elevato e solido nesso tra il consumo di tabacco e la formazione di placche”, afferma Reto Auer, dell’Istituto di medicina di base, citato in un comunicato diramato mercoledì dall’ateneo bernese. La ricerca ha utilizzato dati dello studio pluriennale CARDIA che, dal 1985, indaga l’insorgenza e i fattori di rischio delle placche nelle arterie tra gli adulti. Nell’ambito di CARDIA sono stati seguiti migliaia consumatori di canapa e tabacco negli Stati Uniti. Dopo 25 anni, sull’89% dei 3.498 partecipanti è stata valutata, tramite tomografia computerizzata, la presenza delle placche nelle arterie coronariche e celiache. La sclerosi ha riguardato il 60% del campione. Insomma, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ancora una volta è il fumo da tabacco a dimostrare tutte le sue conseguenze negative anche più delle droghe cosiddette leggere. Un motivo in più per continuare a combattere contro il tabagismo.

Debito pubblico e nuovo governo

Stiamo assistendo e continueremo ad assistere, ancora per molto tempo. alle sceneggiate collegate alla soluzione della crisi che dovrebbe darci un nuovo Governo. Le continue sceneggiate che si svolgono in tutti i salotti televisivi servono soltanto a “fare spettacolo” e trascurano quello che è  il vero problema.

Si cercano punti di convergenza tra posizioni diverse, senza tener conto che i programmi presentati da tutti partici, almeno nel titolo, si possono considerare scritti dalla stessa mano:  riduzione delle imposte, revisione della legge Fornero, riduzione dei contributi disoccupazione. Titoli uguali ma certamente da realizzare con punti di vista molto differenti. Senza voler entrare nel merito di coloro i quali hanno quantificato in circa 100/miliardi di euro il costo per la realizzazione del programma presentato agli elettori, non posso non sottolineare la assoluta impossibilità di reperire i fondi necessari, dal momento che non ci è più consentito di aumentare il già pesante nostro debito pubblico.

E su questo problema, da me ripetutamente trattato con note pubblicate su questa stessa testata e riportate nei miei libri “ Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”, desidero nuovamente intervenire all’indomani della decisione assunta dal Governo di autorizzare la Cassa Depositi e prestiti di acquisire il 5% delle azioni telecom, per creare “una grande alleanza contro Vivendi”. Il 7 settembre 2013 riferendomi ad una proposta fatta dal prof. Petruzzelli, Presidente dell’antitrust così scrivevo:

“Una proposta vorrei fare al prof. Petruzzelli: conferire in un fondo sia l’importo delle valutazioni  correnti delle partecipazioni azionarie e del valore del patrimonio immobiliare, concordare con gli Istituti di credito, le grosse finanziarie ed i grandi gruppi assicurativi la sottoscrizione del relativo capitale il cui ammontare, secondo le indiscrezioni giornalistiche di circa 500/miliardi di euro, potrebbe ridurre in modo considerevole il nostro debito pubblico, allora di 2000/miliardi, del

25%.

C’è da tenere in considerazione che in quel momento non era ancora scattato l’inizio della crisi che ha stravolto il nostro sistema bancario. Questa mia proposta non venne minimamente considerata fino all’aprile 2017 quando il Ministro Padoan, come risulta dalla mia nota pubblicata sempre sulle stesse testate on line il 10 aprile 2017 con il titolo “ Forse qualcosa si muove”, formulava una sua proposta con la quale prospettava una possibile operazione, simile a quella da me suggerita fin dal 2013, con partner la Cassa Depositi Prestiti. E’ trascorso esattamente un anno da quella dichiarazione del Ministro Padoan e niente è stato fatto, mentre i nostro debito pubblico continua ad aumentare. Nel contempo la Cassa Depositi e Prestiti di prepara ad acquisire con una certa urgenza, per motivi “ strategici”, il 5% di Telecom.

Questo fatto mi ha incuriosito tanto da scoprire un certo altare: tutte le partecipazioni della  Cassa Depositi e Prestiti, non solo in società quotate in borsa ma anche in società non quotate, forse di “ amici”.

Queste sono tutte le partecipazioni ad oggi della Cassa Depositi e Prestiti:

 

SOCIETA’ QUOTATE IN BORSA

 

ENI 25,76%,  POSTE 35%,  TERNA 29,85%, ,SNAM 30,10 %,

ITALGAS 26,04%, FINANTIERI 71,64%, SAIPEM 12,55%,

B.F.S. 19,38%, TREVI 16,86%.

 

SOCIETA’ NON QUOTATE IN BORSA

 

CDP EQUALITY  97,1%, SACE 100%, FINTECNA 100%,

CDP RETI 59,70%, CDP IMMOBILIARE 100%,

CDP INVESTIMENTI 43%, QUATTRO SGR 40%

FONDO ITALIA INFRASTRUTTURE 14,01,

CREDITO SPORTIVO 2,21%, ENCICLOPEDIA ITALIANA 7,42%

ELITE 15%, FSISGR 39%, EUROPROGETTI 31,%, GALAXI 40%.

 

Così sono utilizzate le enormi giacenze della nostra Cassa Depositi e Prestiti,  mentre una operazione come quella da me suggerita e, in un certo senso copiata da Padoan e non effettuata, continua a mantenere alto il nostro debito pubblico e rende impossibile la realizzazione del programma presentato in occasione delle recenti elezioni.

 

angiolo alerci

Istituto Superiore di Sanità: gli spinaci ricchi di ferro e altre bufale

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’autorevole organo del Servizio sanitario nazionale che si occupa di ricerca, controllo, documentazione e altri aspetti legati alla salute pubblica, ha messo a punto un elenco di “bufale e falsi miti” che circolano sul web legati a questo delicatissimo settore.

7 chili in 7 giorni: una dieta rapida, efficace e sicura

Le diete drastiche e non equilibrate provocano una riduzione troppo rapida del numero di calorie assunte: questo rallenta il metabolismo ed i chili in eccesso vengono ripresi rapidamente. L’organismo crede infatti di essere a ‘digiuno’ e invece di consumare le riserve di grasso brucia la massa magra (muscolatura); inoltre quando si torna a mangiare normalmente è più facile ingrassare.

Mangiare cibi senza glutine è più salutare
In assenza di patologie che giustifichino l’eliminazione dalla dieta di cibi contenenti glutine, è consigliabile consumare tali cibi per non privarsi dei nutrienti in essi contenuti. Rimuovere dalla propria dieta i cereali contenenti glutine e tutti i preziosi nutrienti a essi correlati (come sali minerali, vitamine, fibre e altro ancora) senza soffrire di celiachia non è sicuramente un comportamento salutare. Inoltre i cibi senza glutine sono più calorici di quelli normali.

Obesità infantile? Inutile preoccuparsi, passa con lo sviluppo
Un bambino obeso ha un altissimo rischio di diventare un adulto obeso: tale rischio aumenta con l’età ed è direttamente proporzionale all’entità dell’eccesso di peso.

Tutto il pesce è pieno di mercurio
Il rischio di riscontrare livelli di mercurio tali da costituire un pericolo per l’organismo esiste solo per alcune specie di pesce – quelli grandi come pesce spada e tonno – e per alcune categorie di consumatori. Tra esse bambini e donne in gravidanza. In Italia l’importazione ed il commercio di prodotti di origine animale sono sottoposti a rigidi controlli.

La pasta fa sempre ingrassare, l’ananas invece fa dimagrire
Non esistono alimenti buoni né cattivi: tutti gli alimenti vanno inseriti, nelle giuste proporzioni, nell’ambito di una dieta sana e varia. Non esistono alimenti che fanno dimagrire mentre la pasta e il pane, nelle giuste dosi, sono fondamentali come fonte di energia per il nostro organismo. Inoltre proteggono l’intestino dal tumore al colon, in particolar modo se integrali.

In Italia nessuno controlla la sicurezza degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole
I controlli alimentari, in Italia, sono efficaci e lo confermano anche i rapporti della Commissione Europea. Tali controlli sono rigorosi e applicati in ogni fase della produzione, lavorazione, importazione e distribuzione di alimenti.

I prodotti del contadino sono più sicuri e genuini degli altri
I controlli che vengono effettuati lungo tutta la filiera alimentare, dai campi alla tavola, garantiscono che i prodotti commercializzati negli esercizi autorizzati alla vendita siano sicuri per la salute. Il rigoroso sistema di controllo garantisce, per i prodotti che vengono acquistati nei supermercati, nei negozi alimentari e nei mercati specializzati, un elevato livello di qualità e di sicurezza per il consumatore.

Hai bisogno di ferro? Mangia tanti spinaci!
Gli spinaci non sono una buona fonte di ferro per l’organismo. Infatti, gran parte del ferro in essi contenuto è inutilizzabile come nutriente perché presente insieme a sostanze che ne inibiscono l’assorbimento nell’intestino. Il ferro è più facilmente assimilabile quando è presente nella carne e nel pesce, meno nei vegetali e nelle uova.

La frutta non contiene zuccheri ma fruttosio, quindi anche se hai il diabete la puoi mangiare in quantità
I pazienti affetti da diabete, esattamente come chiunque voglia seguire una corretta alimentazione, possono e devono mangiare frutta, ma per il suo contenuto di zuccheri deve essere correttamente dosata e, soprattutto, inserita in un regime alimentare equilibrato (consumo ben distribuito nella giornata).

Fonte fanpage.it

LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA

Terminata la campagna elettorale i politici continuano a frequentare tutti i salotti delle TV, cercando di interpretare in modo totalmente diverso tutte le promesse che sono state fatte.Si cercano, con molta difficoltà, specie da parte dei grillini e del centro destra, punti programmatici  di convergenza, difficoltà che nel centro destra si manifestano di maggiore peso per la “sottile” differenza tra la Lega e Forza Italia.Ad aggravare le discussioni molti conduttori televisivi spesso  alimentano le rituali contrapposizioni, per creare una maggiore audience, invece di un serio approfondimento nel merito.

Oggi in una delle tante televisioni Laura Ravetto, in rappresentanza di Forza Italia, ha affermato “ vedi dove è arrivato il debito pubblico che Berlusconi lasciò a 2000/miliardi di euro ? Conduttrice e rappresentanti di altri movimenti politici, compreso quello del P.D., hanno lasciato senza risposta quella domanda facendo credere ai normali telespettatori che la Ravetto avesse ragione.Invece aveva torto, perché al momento dell’inizio dell’era Berlusconi i debito pubblico era di 1500/miliardi di euro e Berlusconi lo lasciò a 2000/miliardi di euro.

Oggi il debito pubblico, dopo sette anni è aumentato di  284/miliardi di euro, lievitato principalmente per effetto di una crisi che , speriamo alla fine, si è trascinata da un decennio.Berlusconi non solo fece aumentare il nostro debito pubblico di 500/miliardi di euro ma, da grande imprenditore, firmò all’Europa delle cambiali con scadenza a “babbo morto”.

Le cambiali firmate nel 2011 da Berlusconi sono le cosiddette “Clausole di salvaguardia”, che sono impegni del governo italiano nei confronti della Commissione europea sul rispetto di dati target fiscali.Al fine di vincolarsi al loro raggiungimento vengono approvate norme, che in assenza di tagli alla spesa o di aumenti delle entrate entro una determinata scadenza, fanno scattare rialzi di tasse, nel nostro caso aumento delle aliquote  IVA.Si tratta di una spada di Damocle che pende sui contribuenti italiani, e  la legge di bilancio predisposta ha già destinato circa 15/miliardi di euro, nel tentativo di  procrastinare ancora una volta il rispetto degli impegni assunti.

Ogni anno, in sede di approvazione dello strumento di previsione si parla, dal 2012 in poi, di interventi per sterilizzare il nostro impegno che, da una parte riduce le possibilità di utilizzare bene delle somme, dall’altra crea una  costante preoccupazione di vedere ulteriormente aumentata la già cospicua aliquota IVA. Purtroppo, con queste premesse, non sarà facile attuare anche in minima parte i programmi elettorali presentati da quasi tutti i movimenti politici.

Gli elettori, ancora una volta, resteranno delusi.

Angiolo Alerci

I PAPPONI DI STATO

Roberto Poletti, noto giornalista eletto deputato nel 2006 con la lista dei Verdi, all’indomani della sua elezione iniziò a pubblicare su LIBERO una serie di articoli con il titolo “PAPPONI DI STATO”,in  collaborazione con Andrea Scaglia.

Conservo l’intera produzione che  oggi è di grande attualità, dal momento che da parte del Movimento 5 Stelle si vuole mettere un po’ d’ordine nella gestione delle esose spese da parte dello Stato, nonchè degli enormi benefici riservati ai parlamentari.

Non so se l’amico in facebook Roberto mi consentirebbe la pubblicazione dell’intera “opera”, ma in questa sede preferisco soltanto annotare i titoli degli argomenti trattati:

L’incontro con il Segretario, La campagna elettorale, L’ingresso a Montecitorio, Primo voto in commissione, Le tessere dei miracoli, Il deputato paga meno,  “Seguirà buffet”, Deputati latitanti, Evviva i portaborse, Servizio agenda, Sedute di commissione, “Diamoci del lei”, Cultura e calciopoli, Sul divanetto con Romano, L’immagine prima di tutto, Miracoli del calcio, In coda al guardaroba, Ci troviamo alla camera, Cattiverie alle spalle, La lobby della nutella, Viva le bocce, Degustazione? si grazie, Ma quali notte romane, Latin lover a pagamento, Incontro con Paolo Schioppa, Passatempo tra un voto e l’altro, Andata e ritorno, Io vado con Mussi, La legge-mancia ,Il rapporto con i giornalisti, Interrogazioni a comando, Occhio alle intercettazioni, Pantomima contro i privilegi,  Tutti in posa c’è la Tivu, Quanto è comoda la sala vip, Genova verde, Promesse al vento, Mi fai un’interrogazione ?, Una pensione al giorno e Lettera di ringraziamento.

Oggi da parte del Movimento 5 Stelle si parla dei vitalizi, ma sarebbe opportuno ripartire da zero da un compenso omnicomprensivo per i parlamentari,  alla revisione degli stipendi dall’ultimo commesso al più alto dirigente.

Non è tollerabile che persone dello stesso livello di responsabilità nelle pubbliche amministrazioni, abbiamo un trattamento di gran lunga inferiore a quelle del nostro parlamento. Un grosso errore venne fatto nell’immediato dopo guerra, nel concedere ai magistrati la cosiddetta ” indennità per l’indipendenza della magistratura”. In quel momento si argomentava che  “l’indipendenza” era a pagamento e coloro ai quale non era stata  riconosciuta  potevano anche comportarsi in modo diverso. Recentemente siamo venuti a conoscenza che anche magistrati che dovevano essere “indipendenti”, si sono comportati come coloro i quali firmavano le presenze in mutande. Speriamo in un buono inizio della nuova legislatura, anche se alla vigilia molte nuvole nere si vedono all’orizzonte.

 

angiolo alerci

Lotta all’influenza. Giappone: approvato un farmaco superpotente

Le autorità sanitarie giapponesi hanno approvato un farmaco che, secondo l’azienda farmaceutica farmaco che lo produce, ucciderebbe il virus dell’influenza in sole 24 ore. Il che potrebbe significare un grande cambiamento nel modo in cui viene trattata questa malattia. Il ministro della salute giapponese ha accelerato le procedure in modo che il medicinale, chiamato Xofluza, possa essere venduto al più presto, anche se la definitiva messa in commercio potrebbe slittare anche fino a maggio, dal momento che è necessario fissare i prezzi e terminare la chiusura di alcune procedure. In uno dei più recenti studi clinici, Xofluza si è rivelato molto più efficace contro il virus dell’influenza rispetto agli altri trattamenti disponibili, incluso Tamiflu, uno dei più noti. Inoltre, Xofluza ha bisogno solo di una dose, mentre Tamiflu richiede più dosi per cinque giorni. Xofluza è più efficace perché funziona in un modo diverso. Proviamo ad immaginare i virus come se fossero degli squatter che, una volta entrati in casa, usano i nostri mobili per riprodursi. L’infezione influenzale inizia quando il virus entra nei polmoni e da lì, ogni virus s’insinua in ognuna delle nostre cellule e utilizza il materiale genetico e proteine per fare molte più copie di se stesso.

Per fare ciò, utilizza l’enzima endonucleasi per rubare le estremità del nostro RNA messaggero e lo usa per riprodurre il proprio materiale genetico. Dopo aver fatto molte copie di se stesso, i virus risultanti utilizzano un altro enzima chiamato neuraminidasi per separare le varie parti della cellula dove stavano e continuano a diffondersi attraverso il resto del corpo. Mentre il Tamiflu e farmaci simili sono inibitori della neuraminidasi, cioè agiscono per impedire il diffondersi del virus, lo Xofluza è un inibitore della endonucleasi, cioè, agisce in una fase precedente, impedendo la replicazione del virus. La notizia arriva nel bel mezzo dell’attuale campagna influenzale, che come abbiamo già evidenziato anche noi dello “Sportello dei Diritti” è la peggiore a livello mondiale dal 2009.

L’influenza è una malattia che, sebbene nella maggior parte dei casi non sia fatale, può causare gravi conseguenze e portare anche alla morte se il ceppo è particolarmente virulento e se i pazienti hanno altri precedenti problemi di salute, come problemi immunitari o debolezza respiratoria. È anche una malattia particolarmente difficile da trattare. I trattamenti finora non erano molto efficaci contro l’influenza comune, che doveva essere trattata con antipiretici e l’assunzione di molti liquidi. Nel frattempo, i vaccini, che vengono somministrati ogni anno soprattutto per i gruppi a rischio, come gli anziani, i bambini, le persone con altre malattie ed il personale sanitario non possono sempre adattarsi al ceppo di ogni anno, in modo non sempre efficacie. Quindi, se questo nuovo farmaco non dovesse disattendere le premesse, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” potrebbe rappresentare una nuova speranza nella cura tempestiva e sin dai primi sintomi ed un ulteriore sistema per interrompere la rapida diffusione di queste infezioni che si dimostrano, anno dopo anno, sempre più virulente.

I redditi dei politici: quanto guadagnano Grillo, Di Maio, Renzi e tutti i ministri

Valeria Fedeli è la ministra con il reddito più alto nel 2017, Beatrice Lorenzin la sua collega che guadagna meno. Beppe Grillo guadagna sei volte più del 2016, Niccolò Ghedini, Renzo Piano e Giulio Tremonti sono tra i parlamentari più ricchi. Sono questi i dati riguardanti i redditi di ministri, parlamentari e leader di partito pubblicati sul sito del Parlamento. Dati che riguardano la dichiarazione dei redditi del 2017 e che saranno consultabili anche in forma cartacea a partire da lunedì 19 marzo.

La classifica dei ministri
Come detto spetta a Valeria Fedeli il ruolo di ministro con il reddito più alto, così come avvenuto già nel 2016. La titolare del ministero dell’Istruzione dichiara 182.016 euro, seguita dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda (166.264), poi la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro (151.672) e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini (145.044). Continuando a scorrere nella graduatoria troviamo: il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan con 122.457, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con 107.401, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti con 104.435, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio con 102.890 euro, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti con 101.006 euro.

Sotto i 100mila euro di reddito ci sono: la ministra della Pubblica amministrazione Marianna Madia con 99.519 euro, il ministro degli Esteri Angelino Alfano, con 98.478 euro, il ministro dello Sport, Luca Lotti, con 98.471 euro, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina con 98.441. E ancora: Claudio De Vincenti (Coesione Territoriale) con 97.607 euro, Roberta Pinotti (Difesa) con 96.548 euro,
Andrea Orlando (Giustizia) con 94.709, Marco Minniti (Interno) con 92.260, Beatrice Lorenzin, ministra della Salute, con 91.888 euro. Invece la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi dichiara 95.971 euro.

I redditi dei leader politici
Beppe Grillo, fondatore del MoVimento 5 Stelle, è tra i leader politici quello che guadagna di più con 420.807 euro di redditi dichiarati nel 2017, ben sei volte di più rispetto al 2016, quando dichiarava circa 72mila euro. Rimanendo nel MoVimento 5 Stelle troviamo Alessandro Di Battista a 113.471 euro e il capo politico Luigi Di Maio a 98.471, la stessa cifra da tre anni. Il segretario del Pd Matteo Renzi ed ex presidente del Consiglio dichiara invece 107.100 euro. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni arriva a 98.421 euro.

Ci sono poi gli ex presidenti delle Camere: Pietro Grasso dichiara 321.195 euro (è anche un magistrato in pensione), Laura Boldrini 137.337 euro. Rimanendo dentro Liberi e Uguali, Pier Luigi Bersani dichiara 148mila euro. Dimezza il suo reddito, invece, l’ex presidente del Consiglio Mario Monti passando a 421mila euro. Il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano guadagna 121mila euro. Ci sono poi i tre ‘paperoni’ del Parlamento: Niccolò Ghedini (1.623.533 euro), Giulio Tremonti (2.111.533 euro) e Renzo Piano (2.990.294 euro, di cui gran parte dichiarata in Francia).

Fonte Fanpage.it

I nani dell’Europa

Altiero Spinelli e Ernesto Rossi nel 1941 vennero confinati dal fascismo sull’isola Ventotene, perchè considerati non graditi al regime mussoliniano. Durante il loro esilio scrissero un importante documento “Per un’Europa libera ed unita. Progetto di un manifesto” (altro…)

Salvini e le proposte populiste. Per il suo programma di governo che prezzo pagheranno gli italiani?

Le proposte di Salvini per il governo dell’Italia sembrano andare nella stessa direzione degli annunci fatti in campagna elettorale e a chi apprezza il populismo sicuramente farà piacere vedere che il segretario della Lega è coerente. Ma siamo scuri che il popolo italiano e soprattutto le fasce più deboli della popolazione non  pagheranno alcun prezzo  per Italia populista di Salvini-Di Maio?  Non ne sono sicuro. Anzi prevedo tempi molto duri per la nostra economia se a gestire l’Italia sarà chi insegue sempre e comunque il consenso. 

Nota di Nicola Lo Iacono

 

Ospite della Stampa Estera a Roma, il leader della Lega Matteo Salvini ha spiegato il suo programma di governo e cosa avrebbe in mente di fare qualora Mattarella dovesse affidargli l’incarico. Salvini ha parlato prima di tutto di Europa e di immigrazione, ribadendo l’intenzione di non rispettare a tutti i costi i parametri europei imposti dai vari trattati internazionali ratificati dall’Italia e il cambio di impostazione per le politiche migratorie: “L’Italia non può continuare a essere il campo profughi d’Europa, la politica migratoria dovrà cambiare. L’Unione Europea deve stare tranquilla perché le nostre politiche faranno crescere il Paese. Noi al momento stiamo già lavorando al nostro Def in cui metteremo alcuni accenni alle nostre proposte di tasse. Puntiamo a far diventare l’Italia un Paese moderno, efficiente e federale. Proporremo non solo la flat tax al 15%, ma anche lo stralcio di cartelle esattoriali sotto i 100.000 euro che porteranno ulteriori introiti per l’erario. Noi ora stiamo lavorando e trattando soprattutto per le presidenze delle Camere e vogliamo che l’Italia abbia al più presto un governo così che Bruxelles, anzi Berlino, non prepari le politiche economiche per il Belpaese per i prossimi 7 anni”, ha spiegato Salvini.

Rispondendo alla domanda di un cronista in merito al presunto avvelenamento della ex spia russa, Salvini ha spiegato: “Se i fatti verranno acclarati, i nostri rapporti con la Russia e con Putin cambieranno, ma fino ad allora io non prendo in considerazione un cambio di politica e trovo che le sanzioni contro la Russia siano folli”. Per quanto riguarda l’Euro, Salvini ha replicato: “L’Euro era e rimane una moneta sbagliata e non cambio idea a seconda delle convenienze. Il debito pubblico è aumentato, l’Italia con una moneta tedesca in tasca è il primo per decremento di reddito pro-capite. La moneta è una convenzione per far stare meglio le persone, se questo non avviene allora va rivista la politica monetaria. Non potremmo agire da soli, ma in maniera condivisa, ma la Lega punta a proporre all’Europa una serie di cambiamenti, di irreversibile non c’è niente e ridiscuteremo le regole europee con gli altri partner”.

L’obiettivo del governo della Lega sarà la piena occupazione e piena occupazione significa tornare a far nascere bambini. Sarà questo il dato, dice Salvini, su cui andrà valutato il suo futuro governo. Per quanto riguarda i respingimenti e le politiche migratorie, Salvini ha spiegato: “Mai messo in discussione il principio del dovere di salvataggio, la vita è sacra e va salvata, ma vanno fermate le partenze e bisogna fare accordi di riammissione con gli altri Paesi con cui non abbiamo siglato patti. Dobbiamo fare investimenti in Africa per dare un futuro a questi ragazzi che altrimenti scappano dai loro Paesi. I confini europei però vanno difesi non solo dall’Italia, ma anche dall’Ue e fino ad adesso non è stato fatto. Farò meglio di Minniti, sia per quanto riguarda gli sbarchi che per quanto riguarda le espulsioni, che vanno aumentate”.

“Non ho smania di fare il premier, voglio mantener fede a quello che mi hanno chiesto gli elettori e nelle prossime settimane lavoreremo per trovare una maggioranza. Sicuramente di questa maggioranza non faranno parte gli sconfitti, ovvero il Pd di Gentiloni, Boschi e Renzi. Escluso il Pd, tutto è possibile. Noi abbiamo un programma e chi viene al governo con noi deve voler abolire la legge Fornero, introdurre la Flat Tax al 15%, abolire la Buona Scuola, ridiscutere i vincoli europei. Altre idee ben vengano, ma il nostro impianto deve essere condiviso”.

Fonte: http://www.fanpage.it/

WhatsApp: esteso a più di un’ora il tempo per cancellare i messaggi spediti per errore.

La funzionalità evidentemente è piaciuta e per questo gli sviluppatori di WhatsApp hanno deciso di estendere ad oltre un’ora il tempo per cancellare i messaggi spediti per errore. Com’è noto, dopo un lungo periodo di test, WhatsApp ha introdotto – nello scorso autunno – una funzione richiesta da molti utenti, ovvero il “Recall”, inteso come la possibilità di richiamare, e quindi cancellare, un messaggio inviato per errore, ma non ancora letto dal destinatario. Nelle scorse ore, un aggiornamento stabile rilasciato per la variante iOS dell’app di messaggistica usata da 1 miliardo e mezzo di persone al mondo, è andato a toccare proprio la feature in questione. La funzione “Recall”, capace di intervenire su messaggi testuali, foto, video, documenti inviati, magari spediti in una chat sbagliata, o in quella giusta con troppi errori, sino a poche ore fa, consentiva di poter agire solo entro 7 minuti dall’inoltro da parte del mittente. Il passato è d’obbligo perché il team di Jan Koum, ideatore dell’app ora sotto il controllo di Facebook, ha rilasciato un nuovo aggiornamento destinato agli iPhone, che porta il messenger all’edizione 2.18.31, con diverse novità al seguito.

Non mancano i miglioramenti prestazionali e le ovvie correzioni di bug, ed il changelog ufficiale fa riferimento anche a innovazioni funzionali, come la possibilità di sfruttare la schermata delle info di gruppo per cercare un particolare partecipante tra i tanti, e la facoltà di equipaggiare una foto in via di condivisione con stickers inerenti la posizione e l’orario, come da tempo possibile su molte altre app rivali. L’elemento di maggior spicco, però, nella nuova versione di WhatsApp per iOS è latente, ed è stato scovato dai leaker di WABetaInfo: si tratta dell’estensione del timing entro cui è possibile cancellare i messaggi inviati alla controparte che, ora, è stato allungato a 68 minuti e 16 secondi, ovvero 4096 secondi, un valore particolare scelto per pure esigenze di programmazione. Per poter fruire della nuova funzionalità, segnalata qualche giorno fa anche nella beta 2.18.30 per Windows Phone, e nella beta 2.18.69 (e successive) per Android,basta recarsi nel relativo app store, e procedere al download dell’app in questione.

MERCATO MOTO IN CRESCITA: NEL 2017 IN AUMENTO DEL 5,4%

Stando a quanto emerge dai dati diffusi da Confindustria Ancma, il 2017 è stato un anno ottimo per il settore moto. A dimostrazione di quanto detto si possono guardare quelli che sono i numeri e le percentuali relative alle vendite.

Dopo un lungo periodo di crisi, quello che si è appena concluso è stato un anno che ha cambiato le carte in tavola per quel che concerne questo specifico mercato. Pertanto, le notizie che arrivano dallo stesso sono ottime e parlano, come detto, di un sostanziale aumento delle vendite di moto. Si parla del +5,4% su base annua e, quindi, rispetto allo stesso periodo del 2016.
A spingere il settore, sempre in base ai dati che sono stati resi noti, sono sia le moto di grossa cilindrata che i classici cinquantini: una crescita a tutto tondo, quindi, che non può non essere notata e apprezzata.

Dati Confindustria Ancma: i dettagli
A dimostrazione della crescita di cui si sta parlando si possono portare i dati raccolti e resi noti da Confindustria Ancma, che parlano di oltre 204.000 immatricolazioni che, in percentuale, sono il 5,1% in più rispetto al 2016. Il dato è complessivo e prende in considerazione tanto le moto, quanto gli scooter. Tuttavia, se si vuole fare una distinzione, si deve sottolineare che per quel che concerne gli scooter, questi occupano ancora gran parte del mercato (60%) e il numero di pezzi venduti è aumentato, solo nell’ultimo anno, del 3,4%. Cresce anche la percentuale delle moto cresciute, che aumenta dell’8,5%. Delle cifre importanti, quindi, che fanno ben presagire per i prossimi anni.
Si considera che, nel giro di un triennio, il settore in questione potrebbe ritornare a quelle che erano le cifre registrate prima dell’inizio della crisi.

Non solo vendite in aumento: cresce anche il numero delle polizze
Se crescono le vendite delle moto e degli scooter non possono non aumentare le percentuali registrate nel settore assicurazioni. I due aspetti in questione, del resto, vanno di pari passo e non possono essere scissi l’uno dall’altro.
Tuttavia, alla luce di quelli che sono i dati resi noti, non si può non notare che è sì aumentato il numero di polizze assicurative ma, allo stesso tempo, sono lievitate anche le cifre delle stesse.
Il prezzo medio di una assicurazione ciclomotore? Si parla di circa 345 euro. Il costo è cresciuto del 7,8% rispetto al primo trimestre del 2017 ed è per questo motivo che si potrebbe avere qualche problema legato proprio a questo brusco aumento delle tariffe.
Ciò non significa, però, che non ci siano dei modi per risparmiare. Ad esempio, le offerte di UnipolSai sono pensate per permettere di avere delle polizze moto accessibili e modellate in base a quelle che sono le esigenze del consumatore che ne deve usufruire. In questo modo, si avrà la certezza di scegliere la migliore offerta sul mercato, ottimizzata per dare il massimo in termini di qualità del servizio e di risparmio.

I modelli più scelti nel 2017
I modelli più amati nel 2017 che si è appena concluso? Di sicuro, tra le moto di grossa cilindrata, c’è la BMW R 1200 GS, di cui sono state vendute ben 4000 unità nel corso dell’anno. Per quel che concerne, invece, gli scooter, la Honda SH è stata molto amata: 30.000 unità vendute se si prendono in considerazione le tre differenti cilindrate in cui è disponibile.
I numeri e i dati appena riportati parlano, quindi, di un settore in crescita, che non si è lasciato sopraffare dalla crisi e che, pian piano, si sta riprendendo per arrivare a far registrare quelli che erano i vecchi numeri.

I SEGGI MANCANTI AL MOVIMENTO 5 STELLE

Da un po’ di giorni si è sviluppata la polemica riguardante la mancata attribuzione  di alcuni seggi al Movimento Cinque Stelle, specie in Sicilia, per avere ottenuto un maggior numero di voti rispetto al numero dei candidati presentati.

Non si tratta di un fatto imprevisto o imprevedibile.
Solo trent’anni fa avevo rappresentato questo problema, nel corso di una una mia conferenza tenuta al Lions Club di Enna nell’aprile del 1988 sulle Leggi elettorali, pubblicata  sulla rivista THE LION del novembre 1988 e riportata integralmente dalla pagina  90 alla pagina 97 de mio libro “ Il Lions International compie cento anni. Contributi e considerazioni di un charter member dopo cinquantaquattro anni di appartenenza”.
In questa sede desidero soltanto stralciare dalla mia relazione la parte che riguarda la elezione del Senato, in quanto si collega bene con la situazione determinatasi oggi.
Questo il problema: la normativa approvata dalla Assemblea Costituente prevedeva la suddivisione del territorio in 218 collegi elettorali per la elezione di n.218 Senatori .Con la legge costituzionale del 27/12/1953 il numero dei Senatori da eleggere venne aumentato da 218 a 315 senza aumentare, nel contempo, il numero dei seggi rimasti 218. Questo è stato il primo colpo al sistema che prevedeva la elezione di un senatore per ogni collegio. Il principio uninominale venne manipolato fino a non garantire la elezione di un candidato in ogni collegio, di consentire la elezione di più candidati nello stesso collegio e di svuotare, nella sostanza, lo stesso principio voluto per diversificare il sistema di elezione delle rappresentanze.

In Sicilia in 22 collegi dovevano essere eletti 26 Senatori  determinando, anche per  una modifica al sistema elettorale, una condizione più favorevole dei 26  Senatori uscenti i quali potevano concorrere con i candidati di 22 collegi.
Inoltre era stato considerato un caso allora “in astratto”, oggi di grande attualità per quanto accaduto al Movimento Cinque Stelle che riporto integralmente:
“Inoltre, se per ipotesi in occasione di una competizione elettorale, per motivi imprevedibili, un partito politico dovesse ottenere tanti voti per la elezione di un numero di Senatori  maggiore rispetto al numero  dei collegi cosa accadrebbe ?
Non c’è dubbio che un partito politico che avesse avuto “tanta grazia” si vedrebbe penalizzato, non potendo avere una rappresentanza maggiore rispetto al numero dei candidati presentati. E questa possibilità, seppur remota, esiste dal momento che il legislatore, anche se in modo non perfettamente ortodosso, ne ha disciplinato la materia. L’art.19 della citata legge 6/2/48, infatti, stabilisce che se ad un gruppo spettano più posti di quanti sono i suoi candidati, i posti esuberanti sono distribuiti secondo l’ordine di graduatoria dei quozienti. Cioè se non è possibile dichiarare, per effetto del risultato elettorale un senatore democristiano, il seggio non assegnato alla D.C. verrebbe assegnato automaticamente al PCI, con tanto rispetto per la volontà di quegli elettori che, pur avendo espresso una precisa volontà politica, vedrebbero rappresentate le proprie idee ed i propri interessi da un rappresentante eletto con i loro voti, che tale idee e tali interessi non solo non condivide ma che abitualmente contrasta.”

Quello che io avevo ipotizzato, e che allora venne considerato una “ipotesi” da discutere tanto per passare la serata; a distanza di trent’anni viene dimostrato che non si trattava di una situazione non impossibile a verificarsi, tenuto conto  il famoso 61 a 0 di Berlusconi che  ne fu vicino,  che oggi si è concretamente verificato a danno del Movimento Cinque Stelle.
Purtroppo dobbiamo continuare ad assistere a certi programmi televisivi fatti esclusivamente per ” farci passare le serate”

Angiolo Alerci

Renzi: “Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso ma resto nel partito”

Il segretario (dimissionario) del Pd Matteo Renzi chiude la sua esperienza alla guida del partito: “Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso”, afferma in un’intervista al Corriere della Sera nel giorno in cui la direzione dem si riunirà e riceverà le dimissioni di Renzi. “Abbiamo fatto uscire l’Italia dalla crisi. Quando finirà la campagna di odio tanti riconosceranno i risultati. Ma la sconfitta impone di voltare pagina. Tocca ad altri. Io darò una mano”, afferma il segretario assicurando che non uscirà dal Pd per fondare un nuovo partito o movimento: “Di partiti in Italia ce ne sono anche troppi. Io sto nel Pd in mezzo alla mia gente. Me ne vado dalla segreteria, non dal partito”.

Renzi parla delle sue dimissioni: “Le mie dimissioni non sono un fake. Ho seguito le indicazioni dello Statuto e dunque sul nuovo segretario deciderà l’assemblea. Rispetteremo la volontà di quel consesso. Sui nomi non mi esprimo; anche perché sono tutte persone con cui ho lavorato per anni. Io non parlo male di loro; li rispetto, li difendo. E se qualcuno ha cambiato idea su di me, è libero di farlo”. Alle consultazioni al Quirinale, assicura il segretario del Pd, andranno i due capigruppo, il presidente e il reggente del partito.

Allo stesso tempo Renzi garantisce che non è rimasto solo: “Mai come in queste ore il Pd riceve email e richieste di iscrizione. Nel popolo Pd la stragrande maggioranza sta sulla nostra linea: nessuno vuole fare l’accordo con gli estremisti. Altro che Giglio magico isolato. Qualche dirigente medita il trasformismo? Forse. Del resto la viltà di oggi fa il paio con la piaggeria di ieri. E se per caso in futuro dovessimo tornare, sarebbe accompagnata dall’opportunismo di domani. I mediocri fanno sempre così: hanno scarsa fantasia, i mediocri. Ma il nodo non è il dibattito interno. Capisco sia importante il nome del nuovo segretario; ma è più importante il nome del nuovo premier. Tutti parlano di noi, nessuno parla della crisi istituzionale in cui ci troviamo”.

Renzi parla poi dei voti persi dal Pd rispetto al passato:

Siamo passati da 13 milioni di voti del referendum ai 6 milioni di domenica scorsa. Abbiamo dimezzato i voti assoluti rispetto a quindici mesi fa. Allora eravamo chiari nella proposta e nelle idee. Stavolta — e mi prendo la responsabilità — la linea era confusa, né carne né pesce: così prudenti e moderati da sembrare timidi e rinunciatari. Dopo un dibattito interno logorante, alcuni nostri candidati non hanno neanche proposto il voto sul simbolo del Pd, ma solo sulla loro persona. Ci attende una lunga traversata nel deserto. Ma ripartire da zero, dall’opposizione, può essere una grande occasione. La politica è fatta di veloci cambi. La sconfitta è una battuta d’arresto netta, ma non è la fine di tutto.

Secondo il segretario del Pd se si fosse votato prima del 2018 sarebbe andata meglio per il suo partito: “Sarebbe cambiata l’agenda politica. L’agenda sarebbe stata l’Europa, non altro. Come è stato per Macron o per Merkel. E prima ancora come è stato in Olanda per Rutte. Sull’Europa non avrebbero vinto le forze sovraniste. Ma poiché avevo visto per tempo questo rischio e l’ho illustrato più volte invano, mi sento io il responsabile delle mancate elezioni anticipate. Nessuna polemica con nessuno”. Ma la colpa del crollo non è da imputare agli scissionisti andati dentro Liberi e Uguali: “Per mesi abbiamo parlato solo degli scissionisti, e loro hanno preso meno consensi che Vendola 5 anni fa o Bertinotti 10 anni fa? Hanno avuto più articoli sui giornali che voti nei seggi. E ne parliamo ancora?”.

Il Pd e lo stallo per formare il governo
Quella che Renzi definisce una crisi istituzionale non ha nulla a che vedere con il Pd, secondo il suo segretario: “Ci sono due vincitori ma non c’è maggioranza. Qualcuno ammetterà che con il No al referendum è difficile dare un governo stabile al Paese? Scommetto che tra qualche mese il tema della riforma costituzionale tornerà centrale. Forse qualche settimana”. Renzi assicura che non ci potrà essere alcun “governo guidato dai 5 Stelle che possa ottenere il via libera del Pd. Non è un problema di odio che i grillini hanno seminato. E non è solo un problema di matematica, visto che i numeri non ci sono o sarebbero risicatissimi. I grillini sono un’esperienza politica radicalmente diversa da noi. Lo sono sui valori, sulla democrazia interna, sui vaccini, sull’Europa, sul concetto di lavoro e assistenzialismo, di giustizia e giustizialismo. Abbiamo detto che non avremmo mai fatto il governo con gli estremisti, e per noi sono estremisti sia i 5 Stelle che la Lega. L’unico modo che hanno per fare un governo è mettersi insieme, se vogliono”.

Di Maio e Salvini hanno “il diritto e forse il dovere di provarci”, dice Renzi riferendosi alla possibilità che i due formino un governo insieme: “Noi non faremo da stampella a nessuno e staremo dove ci hanno messo i cittadini: all’opposizione”. Renzi esclude anche la possibilità di far nascere un governo di centrodestra con un presidente del Consiglio meno estremista di Salvini grazie all’astensione del Pd. E sostiene che l’appello al senso di responsabilità di Sergio Mattarella e Mario Draghi si rivolge “soprattutto ai gruppi più grandi: la palla oggi è in mano alle destre e ai 5 Stelle”. Il segretario del Pd aggiunge: “Secondo me nessuno dei due schieramenti vincenti vuole tornare a votare. Prenderebbero la metà dei parlamentari che hanno adesso. Leghisti e grillini sono i più convinti che questa legislatura debba durare 5 anni. Umanamente comprensibile, sia chiaro”.

Il passato e il futuro di Renzi
Renzi afferma di non aver rimpianti, neanche in merito al fatto di essere andato a Palazzo Chigi senza passare per un’elezione diretta: “Abbiamo fatto bene a fare quell’operazione nel 2014, altrimenti lo tsunami populista sarebbe arrivato con le Europee anziché con le politiche. Oggi il Paese può reggere anche mesi di discussioni tra Di Maio e Salvini, perché l’economia sta molto meglio”.

E sul suo futuro, Renzi spiega cosa farà ora: “Il senatore. Sono tra i pochi nel Pd ad aver vinto nel proprio collegio. Chi mi conosce davvero non ha di me un’immagine sporcata dalle polemiche. La mia gente sa chi sono; intendo onorare il loro affetto”.

Fonte Fanpage.it

RIFLESSIONI: LA MIA AMICA BASTARDA

Mi ha accompagnato sin dalla giovinezza per un lungo periodo della mia avita, mi è stata vicina nei momenti che considero più importanti, in quelli più drammatici come in quelli più felici. (altro…)

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