Alitalia: giù la maschera

Alitalia: giù la maschera
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Mi sono soffermato più volte sul problema Alitalia e come da me previsto il Governo ha deciso, dopo una lunga e costosa agonia,di interrompere l’erroneo accanimento terapeutico e di procedere alla nazionalizzare di questa compagnia. Il 3 dicembre 2019, una delle mie note al riguardo pubblicata su diversi giornali on line, riportata alle pagine 91 e 92 del mio V volume di Cronaca e riflessioni sulla politica italiana. scrivevo tra l’altro: “ Da un ente che era tra i più gettonati del mondo, ad una società che a causa di una disinvolta gestione, si trova sull’orlo del fallimento”.

Fallimento  scongiurato nel 2017 con un prestito (?) di 900/milioni di euro concesso dal nostro governo, aggirando le nome europee che non ne consentivano l’erogazione. Prestito che alla sua scadenza non solo non venne rimborsato, ma incrementato con altri prestiti per circa 500/milioni. Mentre il governo, nell’illusione di riuscire a salvare la società con la ricerca di nuovi soci, continuava nella sua malsana opera e veniva ringraziato dal personale che effettuava scioperi, con la cancellazione di centinaia di voli e un comportamento che allontanava sempre più i possibili “soci salvatori”, messi in fuga da una società ingovernabile. Questo governo a volte vede, a volte stravede e a volte fa finta di non vedere.

Nella situazione difficile di oggi ,la comunicazione che il governo ha deciso la nazionalizzazione dell’Alitalia, suona come una grande  contraddizione rispetto agli attuali gravi problemi. Nei giorni scorsi mi sono soffermato a criticare la situazione delle società partecipate che producono miliardi di perdite, sistematicamente coperti dallo Stato.

L’ Alitalia, che per la sua storia recente non meritava una particolare attenzione, da sola contribuirà a raddoppiare le perdite che annualmente producono una cinquantina di società cosiddette partecipate. Un errore madornale che non mi sarei aspettato da parte del Presidente Conte. Questa decisione per me non è stata una sorpresa, perché prevista. Infatti la mia nota sopra indicata così concludeva: Una storia senza fine che io so come finirà.

 

Angiolo Alerci

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