Le Associazioni dicono no alla politicizzazione dei parchi archeologici. Entro giugno un incontro pubblico a Palermo

Le Associazioni dicono no alla politicizzazione dei parchi archeologici. Entro giugno un incontro pubblico a Palermo

È di questi giorni, del 20 maggio, la firma apposta dall’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Alberto Samonà sui primi decreti con cui, come aveva annunciato oltre tre mesi fa, intende porre fine al lungo commissariamento dei tredici parchi archeologici e insediare finalmente i Comitati tecnico-scientifici, organi di co-governance dei direttori. Si inizia con il parco di Himera e quello di Tindari. Questi Comitati sono uno degli elementi fondamentali che qualificano l’assetto autonomistico che distingue i parchi dai musei o dalle soprintendenze, consentendo loro di trattenere gli incassi dall’attività di gestione dei beni conferiti, invece che versarli, come gli altri, nel calderone del bilancio della Regione.

Ma adesso si cambia! Tutto bene, dunque? Niente affatto. Se, infatti, andiamo a vedere la natura di questi Comitati, la composizione e i compiti, la questione inizia a prendere un’altra piega. Ma che ci fa una squadra di politici in organi tecnico-scientifici chiamati a pronunciarsi sulle sorti di milioni di metri quadrati di territorio, un concentrato di beni culturali e paesaggistici tra i più importanti al mondo? In organi che si esprimono a maggioranza, sono 9 i sindaci nel parco di Himera contro 3 tecnici e 5 in quello di Tindari sempre contro 3 tecnici.

Grande è la preoccupazione per il fatto che la legge regionale consenta a questi Comitati, così composti, di esprimere un parere “tecnico” decisionale, che addirittura potrebbe sostituire quello delle Soprintendenze. Un pronunciamento che, invece, la superiore legge statale riconosce in via esclusiva ai soli tecnici (art. 9-bis del Dlgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali”). Evidente il conflitto in cui questi sindaci si troveranno ogni volta che da una parte si faranno portavoce di interessi dei territori che amministrano e dall’altra saranno chiamati ad esprimere parere sugli stessi. Niente di tutto questo nel resto d’Italia. Dove la necessaria rappresentanza degli enti locali nella comunità del parco, un principio fondamentale di legislazione statale, oltre che regionale, è risolta diversamente: nei comitati scientifici non siedono direttamente i sindaci, ma loro esperti, come professori universitari di ruolo o specialisti di comprovata qualificazione scientifica. La presenza di un sindaco, lecita nella sua sostanziale funzione collaborativa, non può in alcun modo interferire nell’autonomia necessaria all’esercizio della tutela ed alla libertà delle azioni di valorizzazione e di ricerca: fini supremi cui devono concorrere i Parchi Archeologici.

È, allora, per discutere di questo e di tutte le altre criticità in cui versano i parchi archeologici, e per mettere sul tavolo delle soluzioni, che le Associazioni in difesa dei beni culturali, del paesaggio e dell’ambiente, tra le quali, in prima linea, Italia Nostra, Legambiente, Assotecnici, Confederazione Italiana Archeologi, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, insieme alla storica dell’arte Silvia Mazza, annunciano entro giugno un incontro aperto al pubblico a Palermo. Al centro del confronto anche, tra l’altro, la dis-organizzazione amministrativa che ha partorito dei parchi extra-large che esorbitano ampiamente dai limiti territoriali disposti dai decreti di perimetrazione di ciascuno; la vera e propria emorragia di archeologi in dotazione a questi istituti, in cui solo 4 direttori hanno questa qualifica; l’aggiornamento della normativa regionale in materia; e il ripensamento di compiti e composizione dei Comitati e degli altri organi di gestione per un efficiente “modello siciliano” di una governance decentralizzata, in grado di far interagire il patrimonio archeologico e paesaggistico con le potenzialità socio-economiche dei territori ricadenti nei parchi.

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