Le dimissioni di Anthony Barbagallo dalla segreteria regionale del Partito Democratico siciliano aprono una nuova fase per il partito nell’Isola. Il passo indietro, annunciato il 27 ottobre, arriva dopo mesi di divisioni e dopo il mancato accordo tra le diverse componenti. La scelta trasferisce alla segreteria nazionale la responsabilità di individuare un assetto in grado di guidare il PD verso le prossime scadenze politiche.
Barbagallo: l’unità deve tradursi in scelte concrete
Nel comunicare le dimissioni, Barbagallo ha spiegato che il tentativo di ricomporre le diverse sensibilità del partito non ha raggiunto il risultato auspicato. La sfida elettorale del 2027, ha sottolineato, richiede unità e decisioni capaci di superare le divisioni. Il segretario uscente ha rimesso il mandato nelle mani della segreteria nazionale, auspicando una soluzione autorevole e condivisa.
Barbagallo ha presentato la decisione come un passo di lato per favorire una ripartenza collettiva, non come un disimpegno dalla comunità democratica. Il suo mandato era stato segnato da un confronto interno particolarmente acceso, anche sulla procedura congressuale che aveva portato alla sua riconferma nel 2025.
Da Roma: una soluzione autorevole nei prossimi giorni
Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione nella segreteria nazionale del PD, ha ringraziato Barbagallo per la dedizione e l’impegno dimostrati durante anni definiti complicati. Taruffi ha dichiarato che i prossimi passaggi dovranno essere affrontati con rapidità e decisione e che la dirigenza nazionale lavorerà per individuare nei giorni successivi una soluzione autorevole.
Anche Michele Catanzaro, capogruppo del PD all’Assemblea regionale siciliana, ha espresso disponibilità a sostenere le iniziative che saranno indicate dal Nazareno per aprire una nuova fase politica. Il suo intervento richiama la necessità di affrontare insieme le prossime sfide e di costruire un’alternativa per il governo della Regione.
Le reazioni in Sicilia e le divisioni da ricomporre
Il deputato regionale Nello Dipasquale ha definito le dimissioni un gesto di disponibilità e responsabilità, riconoscendo il lavoro svolto da Barbagallo durante la sua permanenza alla guida del partito. Le reazioni pubbliche mostrano l’esigenza di riaprire il dialogo, ma non significano che le divergenze interne siano già state superate.
Una parte del PD siciliano aveva contestato la procedura congressuale del 2025 e promosso ricorsi davanti agli organismi di garanzia del partito e al Tribunale di Palermo. Le dimissioni modificano il quadro politico, ma gli effetti formali sui procedimenti devono essere accertati attraverso gli atti degli organi competenti: non è corretto considerarli automaticamente chiusi sulla sola base del passo indietro.
Comitato di coordinamento o commissario: le ipotesi sul tavolo
Le ricostruzioni giornalistiche del 28 ottobre indicano due strade principali. La prima è la costituzione di un comitato di coordinamento che coinvolga le diverse componenti del PD siciliano e accompagni il partito nella fase pre-elettorale. La seconda è la nomina di un commissario da parte della segreteria nazionale, con la possibilità di affiancargli una squadra di rappresentanti del territorio.
Tra i nomi circolati nelle ricostruzioni stampa figurano Peppe Provenzano, Nico Stumpo e Marco Sarracino per un eventuale incarico di coordinamento o commissariamento. Sono ipotesi giornalistiche, non nomine ufficiali: al momento della stesura non risulta annunciata una decisione definitiva della segreteria nazionale.
La soluzione del comitato collegiale viene collegata anche alle previsioni dello statuto del PD siciliano, che contempla la possibilità per l’Assemblea regionale di eleggere un organismo incaricato di coordinare l’attività dopo le dimissioni del segretario. La scelta concreta dipenderà comunque dalle decisioni degli organismi competenti e dagli equilibri che emergeranno nel confronto interno.
Il nodo dei ricorsi e le prossime scadenze
Le dimissioni sono arrivate in coincidenza con passaggi relativi ai ricorsi contro la procedura congressuale. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno ipotizzato che il venir meno dell’incarico contestato possa incidere sull’interesse alla prosecuzione dei procedimenti. L’esito, tuttavia, non può essere dato per acquisito senza un provvedimento del Tribunale o degli organismi di garanzia del partito.
La vicenda dovrà quindi essere seguita su due piani distinti: quello politico, relativo alla scelta della nuova guida, e quello procedurale, legato alle decisioni formali sui ricorsi. Distinguere i due aspetti è essenziale per evitare di presentare come conclusioni definitive valutazioni che sono ancora da verificare.
La partita del 2027 e il rapporto con gli alleati
La scelta della nuova guida regionale avrà effetti anche sul rapporto con le forze che compongono il cosiddetto campo largo. Il PD deve contribuire a definire il percorso della coalizione in vista delle elezioni regionali del 2027 e individuare una proposta politica condivisa. La transizione dovrà dunque affrontare insieme la gestione interna, il dialogo tra le diverse aree e il confronto con gli alleati.
Per ora la segreteria nazionale ha annunciato l’intenzione di procedere rapidamente, ma restano da conoscere la formula scelta, i nomi coinvolti e i tempi della decisione. Il passaggio successivo sarà capire se il nuovo assetto riuscirà a tradurre gli appelli all’unità in un accordo operativo tra le diverse componenti del partito.