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Bando da 137 mila euro a Piazza Armerina per ospitare cento cani randagi

Pubblicato il 4 Novembre 2026 da • Letto da 1.070 utenti
La città dei mosaici corre ai ripari per gestire l’emergenza del randagismo e si rivolge al mercato privato. Non avendo a disposizione una struttura pubblica adeguata al ricovero degli animali recuperati in strada il Comune guidato dal sindaco Nino Cammarata lancia un avviso esplorativo per trovare un canile disposto a ospitare cento cani. L’impegno economico messo in campo è notevole e tocca quota 137 mila euro oltre Iva per garantire la custodia degli amici a quattro zampe per un anno e mezzo. La determina del primo settore fissa le regole d’ingaggio e stabilisce una base d’asta di due euro e mezzo al giorno per ogni cane.

I requisiti er le strutture ospitanti

Le aziende interessate a partecipare alla gara sul Mercato elettronico della Pubblica amministrazione devono avere sede in Sicilia e disporre di un rifugio capace di accogliere almeno 150 animali. Questo margine superiore rispetto ai cento cani previsti dimostra come il sindaco Nino Cammarata metta in conto un possibile aumento degli ingressi durante i 18 mesi di validità dell’accordo. Il bando richiede inoltre un servizio di pronto intervento in grado di attivarsi entro 45 minuti dalla chiamata unito a una squadra di operatori con formazione specifica e mezzi di trasporto autorizzati.

Tempi stretti per presentare le candidature

Le manifestazioni di interesse dovranno arrivare esclusivamente tramite Posta elettronica certificata entro le ore 12 di lunedì 9 novembre 2026. Il comandante della Polizia locale Paolo Gabrieli guida l’iter burocratico mentre Luana Scordi cura la fase istruttoria. L’ente valuterà le offerte con il criterio del prezzo più basso e procederà all’affidamento del servizio anche nel caso in cui dovesse arrivare una sola proposta valida.

Il peso del randagismo sulle casse pubbliche

La gestione dei cani senza padrone rappresenta una spesa fissa e pesante per i bilanci degli enti locali. La normativa regionale vieta la soppressione degli animali sani e obbliga le istituzioni a prendersene cura garantendo vitto e rifugio. Per una città priva di un canile municipale l’esternalizzazione del servizio diventa una scelta obbligata. Investire cifre così importanti per il mantenimento in una struttura privata impone inevitabilmente una riflessione sull’opportunità di costruire un centro di accoglienza comunale o di spingere con maggiore forza sulle campagne di sterilizzazione e adozione.
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