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La Sicilia del riciclo frena: il report Legambiente tra l’eccellenza di Messina e il declino delle metropoli

Pubblicato il 6 Febbraio 2026 da

Dopo un sessennio di progressi incoraggianti, la gestione dei rifiuti in Sicilia attraversa una fase di preoccupante stasi. Secondo l’ultimo report di Legambiente, la spinta propulsiva che aveva portato l’isola a passare da un modesto 29,52% di raccolta differenziata a un più dignitoso 55,20% sembra essersi esaurita. Il dato del 2024 certifica una brusca frenata: l’incremento su base annuale è stato appena dello 0,67%, un segnale che evidenzia come il sistema regionale stia faticando a compiere l’ultimo miglio necessario per raggiungere l’obiettivo del 65% previsto dalle normative vigenti.

Il paradosso dei comuni “rifiuti free”

Il rallentamento non riguarda solo le percentuali complessive, ma anche l’efficienza dei singoli centri urbani. Se tra il 2020 e il 2023 il numero dei comuni cosiddetti “rifiuti free” — ovvero quelli capaci di contenere la produzione di indifferenziato sotto i 75 kg per abitante — era passato da 33 a 98, l’ultimo anno ha fatto registrare la nascita di una sola nuova unità virtuosa. Questo dato suggerisce un ristagno nelle politiche locali di gestione del rifiuto alla fonte, indicando che la transizione verso modelli di economia circolare si è fermata proprio nel momento in cui avrebbe dovuto consolidarsi.

Messina brilla nel buio delle grandi aree metropolitane

In questo scenario di generale incertezza, Messina emerge come l’unica nota lieta tra le grandi città dell’isola. Con una percentuale che è salita dal 55% al 58,57%, la città dello Stretto si conferma la prima in Sicilia per efficienza nella differenziata e conquista un prestigioso sesto posto nella classifica nazionale delle grandi città italiane. Un risultato in netto contrasto con le performance di Palermo e Catania, che restano le vere spine nel fianco della regione. Il capoluogo siciliano arranca con un drammatico 17,31%, mentre Catania non va oltre il 33,55%, numeri che zavorrano inevitabilmente la media regionale e pongono seri dubbi sulla sostenibilità dei servizi ambientali nelle due metropoli.

La critica di Legambiente: inceneritori contro prevenzione

L’analisi di Legambiente non si limita a fotografare i dati, ma punta il dito contro la strategia politica della Regione Siciliana. Secondo l’associazione ambientalista, la frenata del riciclo sarebbe il “frutto avvelenato” di una visione incentrata quasi esclusivamente sulla futura costruzione di grandi impianti di incenerimento. Questa prospettiva, definita “miope”, avrebbe distolto risorse e attenzione politica dal potenziamento della raccolta porta a porta e dalla realizzazione di impianti di compostaggio e recupero, necessari per rendere il sistema autonomo e veramente sostenibile.

Verso una governance più efficace

Il futuro della gestione rifiuti in Sicilia appare oggi a un bivio. Se da un lato l’esempio di Messina dimostra che una gestione virtuosa è possibile anche in contesti complessi, dall’altro l’immobilismo delle altre aree metropolitane e le critiche delle associazioni di settore impongono una riflessione profonda. Per superare lo stallo attuale, sarà necessario rimettere al centro dell’agenda politica non solo la capacità di smaltimento, ma soprattutto l’efficacia dei sistemi di raccolta e la sensibilizzazione dei cittadini, evitando che la Sicilia resti ostaggio di un’emergenza perenne che pesa sia sull’ambiente che sulle tasche dei contribuenti.


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