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L’intelligenza artificiale supera l’uomo medio nei test di creatività ma i talenti restano imbattibili

Pubblicato il 26 Gennaio 2026da

Il confine tra l’ingegno umano e la capacità di calcolo delle macchine si fa sempre più sottile. Una nuova ricerca condotta dal professor Karim Jerbi del Dipartimento di Psicologia dell’Université de Montréal, con la partecipazione del celebre esperto di intelligenza artificiale Yoshua Bengio, ha analizzato il potenziale creativo dei sistemi di intelligenza artificiale generativa. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports, rappresenta il più vasto confronto mai realizzato tra l’estro dell’uomo e la reattività dei modelli linguistici di grandi dimensioni. I risultati indicano un punto di svolta storico: i sistemi di IA hanno ormai raggiunto un livello tale da superare la media delle persone in determinati ambiti creativi, pur restando ancora distanti dalle vette raggiunte dai profili umani più brillanti.

L’intelligenza artificiale raggiunge i livelli medi della creatività umana

Il team di ricerca ha messo alla prova diversi modelli leader del settore, tra cui ChatGPT, Claude e Gemini, confrontando le loro prestazioni con quelle di oltre 100.000 partecipanti umani. I dati raccolti mostrano come alcuni sistemi, in particolare GPT-4, abbiano superato i punteggi medi ottenuti dalle persone in compiti progettati per misurare la creatività linguistica divergente. Il professor Jerbi spiega che, sebbene questo risultato possa apparire sorprendente o persino inquietante, l’osservazione mette in luce un aspetto rassicurante: anche i migliori sistemi tecnologici non riescono ancora a eguagliare i livelli raggiunti dalle menti umane più originali. Analizzando la metà più creativa dei partecipanti, i loro punteggi medi sono risultati superiori a qualsiasi modello di intelligenza artificiale testato, con un divario che aumenta drasticamente se si considera il miglior 10% degli individui.

Come la scienza misura il pensiero divergente tra macchine e persone

Per garantire un confronto equo, i ricercatori hanno utilizzato il Divergent Association Task (DAT), un test psicologico che valuta la capacità di generare idee diverse e originali partendo da un unico input. Il compito richiede di elencare dieci parole che abbiano tra loro il primo legame semantico possibile. Una risposta ad alta creatività potrebbe includere termini come «galassia, forchetta, libertà, alga, armonica, nostalgia». Oltre a questa prova, gli scienziati hanno esplorato attività più complesse come la scrittura di haiku, riassunti cinematografici e brevi storie. Il pattern osservato è rimasto costante: se l’intelligenza artificiale brilla rispetto all’utente medio, i creatori umani più esperti mantengono un vantaggio netto, producendo lavori più profondi e originali.

Il futuro della creatività tra assistenza tecnologica e ingegno umano

Lo studio ha anche dimostrato che la creatività delle macchine non è un valore statico ma può essere modulata attraverso parametri tecnici come la temperatura del modello, che controlla quanto le risposte debbano essere prevedibili o avventurose. Inoltre, la qualità dell’output dipende fortemente dalle istruzioni fornite dall’uomo, suggerendo che l’interazione umana rimanga il cuore pulsante del processo creativo. Piuttosto che alimentare il timore di una sostituzione professionale, la ricerca propone una visione equilibrata: l’intelligenza artificiale si sta trasformando in un potente assistente capace di amplificare l’immaginazione. Non sostituirà i creatori ma trasformerà profondamente il modo in cui esplorano e sviluppano nuove idee.

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