Il suo nome era Laika. Era una cagnolina di piccola taglia, raccolta per le strade di Mosca, diventata suo malgrado protagonista di uno degli esperimenti più importanti e controversi della storia scientifica del Novecento. Il 3 novembre 1957 partì a bordo di Sputnik 2, entrando nella storia come il primo animale a orbitare intorno alla Terra.
La sua missione rappresentò un passaggio fondamentale nella corsa allo spazio tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Ma dietro il successo tecnologico si nascondeva una vicenda drammatica: Laika non sarebbe mai tornata sulla Terra.
La scelta di una cagnolina randagia
Alla metà degli anni Cinquanta, l’Unione Sovietica stava investendo enormi risorse nella ricerca aerospaziale. Dopo il lancio di Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia, avvenuto il 4 ottobre 1957, Mosca voleva dimostrare di poter compiere un ulteriore passo avanti.
La scelta di utilizzare un animale non era casuale. Gli scienziati intendevano verificare se un organismo vivente potesse sopportare le accelerazioni del lancio, l’assenza di gravità e le condizioni ambientali dello spazio.
I cani randagi venivano considerati particolarmente adatti a questi esperimenti perché ritenuti resistenti e capaci di sopportare condizioni difficili. Laika fu selezionata insieme ad altri animali e sottoposta a un addestramento rigoroso.
Sputnik 2, una missione senza ritorno
Il 3 novembre 1957 Sputnik 2 decollò dal cosmodromo di Baikonur. A bordo si trovava Laika, sistemata in un piccolo compartimento dotato di strumenti per monitorare le sue condizioni fisiologiche.
La navicella trasportava apparecchiature scientifiche e sistemi di supporto vitale destinati a fornire ossigeno, acqua e nutrimento. Tuttavia, la missione non prevedeva alcuna possibilità di recuperare l’animale al termine del viaggio.
Laika raggiunse regolarmente l’orbita terrestre. I sensori trasmisero informazioni sulle sue reazioni durante le prime fasi del volo, dimostrando che un essere vivente poteva sopravvivere al lancio e affrontare inizialmente le condizioni dell’orbita.
La verità sulla sua morte
Per molti anni le informazioni ufficiali sulle condizioni di Laika rimasero incomplete e contraddittorie. Nel 2002 emerse una ricostruzione diversa: la cagnolina era morta poche ore dopo il lancio, a causa dello stress e del surriscaldamento della capsula, provocato da un malfunzionamento del sistema di controllo termico.
La sua morte non fu quindi il risultato di un incidente durante il rientro, ma di una missione che fin dall’inizio non contemplava il ritorno sulla Terra.
Da Laika a Gagarin: la strada verso il volo umano
Nel 1960 le cagnoline Belka e Strelka compirono una missione orbitale a bordo di Sputnik 5 e riuscirono a tornare vive sulla Terra.
Il 12 aprile 1961 Yuri Gagarin diventò il primo uomo a orbitare intorno alla Terra, a bordo della navicella Vostok 1. La strada verso quel risultato era stata preparata anche attraverso gli esperimenti sugli animali che oggi non sono, per fortuna, molto limitati e meno crudeli.