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L’accusa chiede cinque anni e quattro mesi per l’insegnante di Campobello vicina a Matteo Messina Denaro

Pubblicato il 10 Settembre 2026 da Letto da 2.180 utenti

Il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, Bruno Bucoli, ha chiesto una condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione per Floriana Calcagno. L’insegnante originaria di Campobello di Mazara affronta il processo con rito abbreviato presso il tribunale di Marsala. I capi di imputazione parlano di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena. L’accusa inquadra la donna come una delle figure femminili più vicine a Matteo Messina Denaro durante l’ultima fase della sua latitanza. La richiesta del magistrato segna un passaggio cruciale in una vicenda giudiziaria ricca di contrasti tra le dichiarazioni dell’imputata e le risultanze investigative.

L’incontro al supermercato e l’identità fittizia

Il ventuno gennaio del duemilaventitré l’imputata varca spontaneamente la soglia della Procura di Palermo. L’arresto del capomafia risale a soli cinque giorni prima. Davanti ai magistrati la donna fornisce una versione dei fatti dai contorni quasi romanzeschi. Racconta di aver intrecciato una relazione con un uomo distinto, conosciuto per caso tra gli scaffali di un supermercato cittadino nel corso del duemilaventidue. Quest’uomo si presenta a lei con il nome di Francesco Salsi, descrivendosi come un tranquillo medico anestesista in pensione. L’insegnante sostiene di aver scoperto la vera e ingombrante identità del suo compagno soltanto dopo il clamore mediatico suscitato dalla cattura.

Le indagini del Ros smentiscono la versione della donna

Il racconto della difesa si scontra però frontalmente con il materiale raccolto dai Carabinieri del Ros. Gli investigatori ricostruiscono una realtà ben diversa e decisamente più complessa. I militari dell’Arma accertano frequentazioni assidue e prolungate tra i due. L’insegnante offre ospitalità all’uomo all’interno della propria abitazione estiva, garantendo un rifugio sicuro al latitante. Le telecamere di sorveglianza smontano l’immagine della compagna ignara e delineano un ruolo attivo all’interno della rete di protezione del boss corleonese.

Il ruolo di staffetta per evitare i controlli

Le prove visive analizzate dagli inquirenti dopo la fine della latitanza rivelano dettagli inequivocabili sui loro spostamenti. I filmati mostrano la donna alla guida della propria automobile mentre precede la vettura del compagno lungo le strade del trapanese. L’accusa interpreta questa manovra come una vera e propria tecnica di scorta. La maestra funge da apripista per verificare l’eventuale presenza di posti di blocco delle forze dell’ordine e garantire un transito senza ostacoli. Questo comportamento operativo consolida l’ipotesi del favoreggiamento e allontana in modo definitivo lo scenario dell’ingenua amicizia con un pensionato.

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