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Oltre i cinque sensi: la scienza conferma che ne possediamo più di trenta

Pubblicato il 19 Gennaio 2026da

Siamo cresciuti con la certezza incrollabile di possedere cinque sensi. È una nozione antica, risalente addirittura ad Aristotele, che classificò la nostra esperienza del mondo in vista, udito, tatto, olfatto e gusto. Eppure, se vi fermaste un attimo a riflettere mentre camminate o sorseggiate un caffè, vi rendereste conto che questa lista è decisamente incompleta. La moderna ricerca neuroscientifica sta smantellando questa visione limitata, suggerendo che gli esseri umani potrebbero disporre di un numero di canali sensoriali compreso tra 22 e 33. Non si tratta di superpoteri, ma di sistemi sofisticati che il nostro corpo utilizza costantemente per navigare nella realtà e che spesso diamo per scontati.

La percezione non è un insieme di compartimenti stagni. I nostri sensi lavorano in una sinergia continua e spesso silenziosa. Pensate alla sensazione di sapere esattamente dove si trovano le vostre gambe sotto al tavolo senza doverle guardare, o alla capacità di mantenere l’equilibrio mentre scendete le scale. Questi non sono miracoli, ma il risultato di complessi sistemi sensoriali che operano al di fuori dei classici cinque. Barry Smith, dell’Università di Londra, e Charles Spence del Crossmodal Laboratory di Oxford, stanno esplorando proprio questa frontiera, dimostrando che la nostra esperienza di vita è molto più ricca e sfaccettata di quanto crediamo.

Il corpo sa cose che gli occhi non vedono

Dai muscoli al cuore, ecco come ci ascoltiamo dentro

Tra i sensi “dimenticati” o poco conosciuti spicca la propriocezione. È quel meccanismo fondamentale che ci permette di conoscere la posizione dei nostri arti nello spazio senza l’ausilio della vista. Senza di essa, compiere gesti banali come toccarsi il naso a occhi chiusi o camminare al buio sarebbe impossibile. A questo si aggiunge il sistema vestibolare, situato nell’orecchio interno, che collabora con la vista e la propriocezione per garantirci il senso dell’equilibrio. Ma la lista prosegue con l’interocezione, ovvero la capacità di percepire i segnali interni del nostro organismo, come il battito cardiaco che accelera, la sensazione di fame o la tensione muscolare.

Esiste poi un senso di “agenzia” e di proprietà. È quella sottile consapevolezza che ci fa dire «questo braccio è mio» e «sono io che lo sto muovendo». Può sembrare scontato, ma nei pazienti colpiti da ictus questa connessione può interrompersi, portando a situazioni in cui l’individuo sente le sensazioni fisiche dell’arto ma non lo riconosce più come proprio. Questi canali sensoriali sono sempre attivi, monitorano costantemente il nostro stato e ci permettono di abitare il nostro corpo in modo coerente e funzionale, ben oltre la semplice osservazione del mondo esterno.

Il gusto è un inganno della mente

Perché il pomodoro è più buono in aereo e cosa c’entrano le orecchie con il sapore

Uno degli ambiti più affascinanti di questa ricerca riguarda il modo in cui i sensi si intrecciano, ingannando spesso la nostra percezione cosciente. Prendiamo il gusto. Quando assaporiamo un piatto, siamo convinti che tutto avvenga sulla lingua. In realtà, ciò che chiamiamo sapore è un’esperienza multisensoriale che coinvolge tatto, gusto e, soprattutto, olfatto. La lingua può distinguere solo dolce, salato, acido, amaro e umami. Aromi complessi come quello della fragola, del melone o della menta non vengono rilevati dalle papille gustative, ma dal naso, attraverso un processo chiamato olfatto retronasale che si attiva quando mastichiamo e deglutiamo.

Le interferenze sensoriali possono essere sorprendenti. Studi recenti hanno dimostrato come il rumore bianco, come quello prodotto dai motori di un aereo, possa sopprimere la nostra capacità di percepire il dolce e il salato. L’umami, il quinto gusto tipico dei cibi saporiti, resta invece immune a questo effetto. Ecco spiegato perché molti passeggeri, che a terra non lo berrebbero mai, si ritrovano a ordinare succo di pomodoro in volo: in quell’ambiente rumoroso, è semplicemente una delle cose che ha più sapore. Anche la consistenza e il suono giocano un ruolo cruciale; il modo in cui uno snack “suona” sotto i denti o la sensazione tattile di una crema modificano la nostra valutazione della sua bontà. La prossima volta che mangiate, provate a concentrarvi: state gustando con la bocca o con il cervello?

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