L’Associazione Consumatori Rete Sociale Attiva e la Rete ZeroMolestie Sinalp lanciano un duro attacco alle attuali politiche ambientali, definite costose e inefficaci. Le due realtà chiedono un radicale cambio di rotta per affrontare la vera emergenza dei nostri centri urbani, ovvero la progressiva e inarrestabile scomparsa del verde. Secondo le associazioni, gli interventi ecologici messi in campo finora hanno generato un impatto economico e sociale pesante, tralasciando le reali necessità dei cittadini che vivono in ambienti sempre più caldi e cementificati. L’obiettivo primario deve tornare a essere la qualità degli spazi pubblici e dell’aria che le persone respirano ogni giorno.
La denuncia contro la cementificazione urbana
Le due reti muovono una critica netta al sistema attuale. I portavoce sottolineano come le nostre città stiano perdendo la loro naturale copertura arborea a favore di un’urbanizzazione spinta. Le associazioni evidenziano un paradosso ormai insopportabile per i cittadini. «Non possiamo parlare continuamente di transizione ecologica e contemporaneamente assistere alla scomparsa del verde sotto i nostri occhi per far posto a piste ciclabili, isole pedonali cementificate, parcheggi che diventano veri e propri laghi in inverno e forni in estate». Gli alberi, ricordano i promotori dell’iniziativa, rappresentano una vera e propria infrastruttura ambientale essenziale per abbassare le temperature, creare zone d’ombra e migliorare la vivibilità dei quartieri.
Un piano straordinario per il verde pubblico
Per contrastare questo allarmante fenomeno, Rete Sociale Attiva e Sinalp rivolgono un appello diretto al Governo e agli amministratori locali. La richiesta formale punta all’approvazione di un piano straordinario dedicato esclusivamente allo sviluppo del verde urbano, periurbano e rurale. Le associazioni pretendono interventi misurabili nel tempo e totalmente trasparenti. Chiedono infatti la creazione di «un sistema pubblico di monitoraggio che renda conoscibile, Comune per Comune, quanti alberi vengono piantati, quanti vengono abbattuti e quanti sopravvivono dopo la piantumazione». Occorrono azioni concrete sul territorio e non semplici annunci elettorali, per garantire un futuro realmente sostenibile.
L’impatto economico della transizione
L’ultimo affondo analizza le conseguenze economiche delle direttive ambientali sull’industria e sulle famiglie italiane. Il timore delle due reti riguarda la rincorsa a traguardi puramente ideologici, capaci di distruggere la capacità produttiva del Paese e aumentare la dipendenza tecnologica dall’estero. Le associazioni chiariscono la loro posizione, specificando che la loro non rappresenta una battaglia contro l’ambiente, ma un argine contro un’ideologia fine a se stessa. I firmatari del documento ribadiscono che «la transizione ecologica non può mai essere realizzata scaricandone i costi sulle famiglie, sui lavoratori e sulle imprese». Serve quindi maggiore pragmatismo per costruire centri urbani ricchi di ombra, con suoli permeabili e un’aria più pulita.