Chiunque sia nato o abbia vissuto in un piccolo paese di montagna conosce bene quel senso di vertigine che ti prende quando abbassa la saracinesca l’ultimo negozio, l’ultima edicola, l’ultimo presidio di normalità. A Valle Castellana, ottocento anime incastonate nella meraviglia del Parco del Gran Sasso, quella vertigine aveva il sapore amaro di un distributore di benzina pronto a chiudere per sempre. Perdere la pompa di benzina, in un luogo dove l’auto non è un lusso ma l’unico ponte verso il resto del mondo, significa rassegnarsi all’isolamento. Significa dire ai propri figli che vivere lì non è più possibile. Ma a volte, proprio sul ciglio del burrone, le comunità trovano la spinta per compiere il salto più coraggioso.
Una scelta folle chiamata sopravvivenza
L’amministrazione comunale di Valle Castellana ha fatto qualcosa che, agli occhi di un freddo analista di mercato, potrebbe sembrare una pura follia: ha comprato l’impianto. In un’epoca in cui tutto viene privatizzato e delegato, il Comune ha deciso di mettersi al timone di un’attività commerciale, rinunciando a qualsiasi margine di profitto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: benzina a 1,75 euro e diesel a 1,89 euro, tagliando fino a 20 centesimi al litro rispetto alla media. Chi grida allo scandalo o evoca vecchi fantasmi ideologici non ha mai dovuto fare i conti con la nuda e cruda sopravvivenza. Questa non è politica economica, è la difesa a denti stretti del diritto di restare. È la consapevolezza che i servizi essenziali non possono sottostare solo alle spietate leggi della domanda e dell’offerta.
I numeri di un miracolo di provincia
C’è una poesia inaspettata nei numeri, quando raccontano storie di riscatto. Gli incassi del distributore sono passati da 75.000 euro a mezzo milione di euro in un solo anno. Le auto non arrivano più solo dai vicoli del borgo, ma salgono da Teramo, da Ascoli Piceno, dai paesi limitrofi. La pompa di benzina del sindaco si è trasformata in un inaspettato motore di attrazione, un luogo di pellegrinaggio laico per chi cerca un risparmio concreto e, forse senza saperlo, finisce per sostenere l’economia di una piccola roccaforte montana. È la dimostrazione lampante che a volte, per far quadrare i conti di una comunità, devi essere disposto a sporcarti le mani di grasso e carburante.
La ricarica giusta per le aree interne
Questo piccolo grande miracolo abruzzese ci pone davanti a una riflessione necessaria: abbiamo finalmente trovato un modello replicabile per tutte le nostre aree interne? La risposta è un “sì” che deve però guardare al domani. Difendere il presente è vitale, ma preparare il futuro lo è altrettanto. L’auspicio è che accanto alle pompe di benzina e diesel spuntino presto le colonnine di ricarica elettrica, per unire la resilienza sociale a quella ambientale. Perché un borgo che rifiuta di spegnersi è un borgo che ha già l’energia giusta per affrontare le sfide di domani.
Marco Scalzi per StartNews