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Per la regia di Gisella Calì: “La regina di Sicilia”, un grido di libertà tra le pietre di Piazza Armerina.

Pubblicato il 19 Agosto 2026 da Letto da 4.219 utenti
Piazza Cattedrale, lo scorso 11 agosto, non è stata solo il palcoscenico di una prima assoluta, ma un luogo di memoria viva. Sotto il cielo di Piazza Armerina, la storia di Costanza d’Altavilla è tornata a respirare, e con essa il dolore e la forza di una donna che la storia, quella ufficiale, ha spesso tentato di rimpicciolire dentro la cornice dorata di una regina o dietro il velo di una monaca, come suggerito da Dante nel suo Paradiso. Lo spettacolo teatrale, magistralmente tratto dal romanzo “La sposa normanna” di Carla Maria Russo e diretto con intensità da Gisella Calì, non è stato un’agiografia, ma un incontro intimo, umano, quasi carnale con una figura che ancora oggi, a distanza di secoli, parla alle nostre fragilità.

Un tassello prezioso nel mosaico del Palio dei Normanni

C’è una magia particolare quando uno spettacolo teatrale non si limita ad andare in scena, ma sembra sgorgare naturalmente dalle pietre della città che lo ospita. Il dramma di Costanza, nell’adattamento di Gisella Calì,  si è incastonato in modo impeccabile nel più ampio racconto storico che Piazza Armerina porta orgogliosamente avanti ogni anno con il Palio dei Normanni. In questo contesto, la rievocazione del periodo normanno non è solo folklore, ma un’identità collettiva: la rappresentazione teatrale ha offerto una prospettiva intima e femminile che completa e arricchisce la narrazione epica a cui la nostra città è legata, regalandoci uno spaccato profondo di quell’epoca e facendoci sentire ancora più vicini alle nostre radici.

Oltre il mito, la donna che non si è mai arresa

Costanza, figlia postuma di Ruggero II, è stata una donna che ha saputo navigare in un mare in tempesta, fatto di giochi di potere, alleanze matrimoniali e tradimenti. Spesso ricordata solo per le parole del sommo poeta, la Costanza che abbiamo visto in scena è invece una donna fatta di carne, sangue e, soprattutto, di una resilienza feroce. La narrazione ci ha ricordato quanto la sua vita sia stata segnata dalla violenza: imprigionata, usata come pedina politica, strappata alla sua volontà. Eppure, ogni volta che il destino cercava di spezzarla, lei ha saputo reagire. È questo il cuore pulsante dell’adattamento: la capacità di rialzarsi. Vedere Costanza lottare contro un mondo che voleva decidere per lei è stato un monito potente, di un’attualità sconcertante, per tutte le donne che oggi, in contesti differenti, continuano a combattere per la propria autodeterminazione.

L’anima sonora di Nello Analfino

A rendere il tutto così viscerale ha contribuito in modo determinante la scelta di Gisella Calì di integrare liriche e musiche appositamente scritte da Nello Analfino. La colonna sonora non ha fatto da semplice contorno, ma è diventata una voce narrante, un commento emotivo che ha saputo tradurre in note il tormento e la grandezza di Costanza. Le melodie hanno saputo riempire lo spazio di Piazza Cattedrale, creando un ponte tra il Medioevo normanno e la sensibilità contemporanea, rendendo l’esperienza immersiva e capace di toccare corde profonde nel cuore del pubblico.

Una squadra di talento per un grande ritorno storico

Il successo di questa produzione targata Dematerial, in collaborazione con il Teatro della Città, è il frutto di un lavoro collettivo magistrale. La cura di ogni dettaglio è stata possibile grazie a un team artistico e tecnico di grande spessore che ha saputo dar vita a un’atmosfera magica.
Sul palco, un cast eccezionale ha saputo incarnare con intensità i personaggi di questa vicenda immortale: Sissy Castrogiovanni, Emanuele Puglia, Giovanni Carta, Valerio Santi, Carmelo Gerbaro, Alex Caramma, Dario Castro, Carmela Buffa Calleo, Ketty Governali, Gaia Passaler, Alessandro Chiaramonte, Daniele Caruso, Gianluca Costanzo, Turi Scandura e la Compagnia Magma.
Il merito va esteso anche a chi ha lavorato dietro le quinte per rendere questo viaggio nel tempo possibile: le scene e i costumi di Vincenzo La Mendola, la sapiente scenotecnica di Artefatto – Sara Donzuso, gli assistenti ai costumi Rosy Bellomia e Giuseppe Adorno, gli assistenti alla regia Egle Doria ed Ettore Iurato, e infine il prezioso supporto tecnico di Salvo Arnò, Andrea Chiavaro e Francesco Torrisi.
È stato un momento di cultura alta, ma profondamente umana, che ci ha lasciati con una domanda sospesa nell’aria: quanto della determinazione di Costanza vive ancora in ognuno di noi, quando il mondo ci chiede di arrenderci?
Nicola Lo Iacono
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