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Nuova bocca eruttiva sull’Etna: l’attività vulcanica si intensifica nella Valle del Bove

Pubblicato il 12 Agosto 2026 da Letto da 3.101 utenti

L’Etna torna a dare spettacolo e a imporre la propria forza sulla Sicilia orientale con una fase eruttiva di rara complessità. Nelle ultime ore, l’attività del vulcano si è ulteriormente intensificata, segnando l’apertura di una nuova bocca eruttiva che ha generato un fronte lavico in rapida avanzata. Questo ennesimo mutamento dello scenario vulcanologico conferma la natura estremamente dinamica e imprevedibile della “Montagna”, costringendo esperti e istituzioni a un monitoraggio ininterrotto per mappare l’evoluzione delle colate e l’intensità delle emissioni cineree.

Una situazione in continua evoluzione a quota 2090 metri

Il nuovo fronte lavico ha avuto origine da una frattura apertasi intorno alle 11:30 del mattino, situata alla base della parete nord della Valle del Bove, a monte di Monte Simone, a una quota di circa 2090 metri sul livello del mare. Questa bocca si aggiunge a un sistema già altamente instabile: nella stessa area, solo la notte precedente, si era registrata l’apertura di un’altra frattura a una quota leggermente inferiore, intorno ai 1900 metri. L’aspetto più eclatante di questa fase eruttiva è la presenza simultanea di ben cinque bocche attive. Oltre all’intensa attività stromboliana ed esplosiva concentrata nel cratere Voragine, diverse fessure all’interno della Valle del Leone e della Valle del Bove stanno alimentando costantemente nuove colate, tra cui spicca storicamente per costanza quella posizionata a 2360 metri di altitudine.

L’analisi dell’Ingv e la singolarità del fenomeno vulcanico

Gli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) di Catania stanno analizzando con estrema attenzione i dati provenienti dalle reti di monitoraggio. Secondo i vulcanologi, sebbene l’Etna abbia una lunga storia di eruzioni caratterizzate da complesse propagazioni delle fratture, lo scenario attuale presenta tratti di forte singolarità. La particolarità non risiede tanto nell’apertura di bocche laterali, quanto nella contemporaneità tra una dinamica di fessurazione così complessa ai fianchi del vulcano e un’attività fortemente esplosiva e continua ai crateri sommitali. Si tratta di una condizione che ha pochi precedenti nel recente passato del vulcano, rendendo l’evento un caso di studio eccezionale per la comunità scientifica internazionale.

Prospettive e monitoraggio costante sul vulcano siciliano

Mentre la lava ridisegna i fianchi del vulcano confinandosi all’interno delle ampie depressioni naturali, l’attenzione resta massima sulle possibili ricadute per il territorio. Al momento, l’avanzamento dei fronti lavici non costituisce una minaccia diretta per i centri abitati, sviluppandosi in aree desertiche ad alta quota. Tuttavia, la copiosa emissione di materiale piroclastico legata all’attività sommitale continua a rappresentare la criticità principale per la viabilità terrestre e le operazioni aeroportuali. La situazione rimane fluida, confermando ancora una volta l’Etna come uno dei laboratori a cielo aperto più complessi e affascinanti del panorama geologico mondiale.

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