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Sangue del cordone ombelicale per curare i prematuri, l’Asp di Enna fa da apripista in Sicilia

Pubblicato il 8 Agosto 2026 da Letto da 1.889 utenti

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna segna un traguardo storico per la sanità siciliana diventando il primo presidio dell’isola a raccogliere e utilizzare il sangue cordonale per le cure dei neonati prematuri. Il progetto multicentrico coinvolge quindici Unità di Terapia Intensiva Neonatale e vede l’Ospedale Umberto I in prima linea nell’applicazione di questa terapia medica avanzata. L’iniziativa punta a migliorare drasticamente le aspettative e la qualità di vita dei piccoli pazienti nati prima del termine sfruttando le straordinarie proprietà biologiche dell’emoglobina fetale.

La rete sanitaria tra Enna e Sciacca

Il meccanismo organizzativo prevede una stretta e virtuosa sinergia con l’Asp di Agrigento. Il punto centrale di lavorazione è la Banca del sangue cordonale di Sciacca diretta da Pasquale Gallerano mentre la responsabilità dell’intero studio regionale è affidata a Giusy Tancredi. A Enna il delicato processo inizia nel reparto di Ginecologia guidato dal professor Elio Pecorino. Qui i medici prelevano il prezioso fluido che viaggia poi su navette dedicate fino alla struttura agrigentina. Una volta processate a dovere le sacche tornano al centro trasfusionale ennese del dottor Francesco Spedale pronte per essere impiegate dall’équipe della dottoressa Sabrina Morreale nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale.

I benefici straordinari dell’emoglobina fetale

La comunità scientifica conosce da tempo il valore inestimabile delle cellule staminali presenti nel cordone già ampiamente usate per curare malattie genetiche e oncoematologiche. Tuttavia questa sperimentazione guarda a un obiettivo clinico molto più specifico e innovativo. Il sangue prelevato alla nascita contiene infatti una forma di emoglobina particolare che rilascia l’ossigeno in modo estremamente graduale. Questo rilascio dolce protegge gli organi ancora immaturi dei prematuri evitando lo stress tossico tipico delle trasfusioni tradizionali per gli adulti. Grazie a questa dinamica i medici possono prevenire complicanze gravissime come la retinopatia e la broncodisplasia polmonare regalando ai bambini un futuro decisamente più sereno.

Un bacino d’utenza che abbraccia tre province

Dietro questo risultato eccezionale ci sono ben quattro anni di intenso lavoro burocratico e organizzativo. Solo lo scorso luglio i vertici sanitari hanno definito gli ultimi dettagli operativi sbloccando definitivamente le procedure. Il nuovo servizio non rappresenta una vittoria isolata per il solo territorio ennese ma offre una speranza concreta e vitale anche alle famiglie delle province di Caltanissetta e Agrigento che fanno costante riferimento all’Utin dell’Umberto I. Si tratta di un passo in avanti enorme che trasforma il primissimo legame fisico della vita in uno strumento di cura impareggiabile per i neonati più fragili e indifesi.

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