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Dove portare il cane al mare quest’estate, le spiagge italiane che accettano gli animali

Pubblicato il 5 Agosto 2026 da Letto da 3.075 utenti

Chi ha un cane e vuole andare al mare in Italia lo sa che trovare una spiaggia dove il cane possa entrare è ancora un’impresa. Non impossibile, ma neanche semplice. Ogni comune ha le sue regole, ogni stabilimento decide per conto suo, e le ordinanze balneari cambiano da un anno all’altro senza che nessuno ti avvisi. Risultato: arrivi in spiaggia convinto che il cane possa stare con te e il bagnino ti manda via. Oppure trovi la spiaggia giusta ma non c’è un filo d’ombra e l’acqua è irraggiungibile senza attraversare duecento metri di sabbia bollente.

Il problema non è la mancanza di spiagge. Le spiagge dog-friendly in Italia esistono e negli ultimi anni sono aumentate parecchio. Il problema è che l’informazione è frammentata, sparsa tra siti di comuni, pagine Facebook di stabilimenti balneari, forum di proprietari. Manca un quadro chiaro, aggiornato, regione per regione. Proviamo a farne uno.

Come funzionano le regole, in teoria

La normativa sugli animali in spiaggia in Italia non è nazionale. Non esiste una legge che dice “i cani possono stare in spiaggia” o “i cani non possono stare in spiaggia”. La competenza è regionale, e dalle regioni scende ai comuni attraverso le ordinanze balneari. Questo significa che due spiagge distanti trecento metri possono avere regole opposte se ricadono in comuni diversi.

La Regione Veneto, per esempio, con la legge regionale 19/2014 ha stabilito che i cani possono accedere alle spiagge libere fuori dagli orari di sorveglianza della balneazione, salvo diversa ordinanza comunale. La Puglia ha un approccio simile ma con più discrezionalità lasciata ai sindaci. La Sardegna è storicamente più restrittiva, anche se negli ultimi anni diversi comuni costieri hanno individuato aree dedicate. La Sicilia ha una situazione a macchia di leopardo: si va dal divieto totale in certi comuni a spiagge attrezzate con docce e ciotole in altri.

Il consiglio pratico, prima di partire, è sempre lo stesso: verificare l’ordinanza balneare del comune dove si intende andare. Non quella dell’anno scorso, quella dell’anno in corso. Le ordinanze vengono pubblicate tra maggio e giugno sull’albo pretorio del comune, e a volte cambiano rispetto alla stagione precedente.

Le spiagge libere, la zona grigia

Sulle spiagge libere la situazione è più confusa che sugli stabilimenti privati. In molti comuni il cane può accedere alla spiaggia libera al di fuori degli orari di balneazione, cioè prima delle 8 di mattina e dopo le 20 di sera. In altri comuni il divieto è totale da giugno a settembre. In altri ancora non c’è nessun divieto esplicito e il cane può stare in spiaggia tutto il giorno, purché al guinzaglio e sotto la responsabilità del proprietario.

La confusione nasce dal fatto che molti comuni non aggiornano le ordinanze, oppure le scrivono in modo ambiguo. “È vietato l’accesso agli animali nella zona di balneazione” può significare che il cane non può stare nella fascia di sabbia tra la battigia e gli ombrelloni, ma può stare più indietro. Oppure può significare che non può stare in spiaggia punto e basta. Dipende da come il vigile di turno interpreta il testo.

In questo caos, portali come pelolindo.it raccolgono e aggiornano le segnalazioni sulle spiagge accessibili ai cani in tutta Italia, con informazioni su servizi disponibili, regolamenti e aree dedicate. Un lavoro di mappatura che dal basso prova a mettere ordine dove le istituzioni non riescono.

Le spiagge attrezzate: cosa offrono e quanto costano

Accanto alle spiagge libere sono nati negli ultimi anni gli stabilimenti balneari dog-friendly. Si tratta di lidi che hanno deciso di accogliere i cani come scelta commerciale, spesso allestendo un’area separata con recinzione, ciotole, docce per cani, sacchetti igienici e a volte anche piccole piscine. Alcuni offrono lettini e ombrelloni nella zona dedicata, altri lasciano un tratto di spiaggia libera all’interno dello stabilimento.

I costi variano. Un ingresso giornaliero per cane e proprietario in uno stabilimento dog-friendly va dai 5 ai 25 euro a seconda della zona e dei servizi. In Romagna, dove il modello è più consolidato, ci sono lidi che includono l’accesso del cane nel prezzo normale dell’ombrellone. In Liguria i prezzi tendono a salire. In Calabria e Sicilia i lidi dog-friendly sono meno numerosi ma spesso più economici.

Tra le esperienze più strutturate c’è Baubeach a Maccarese, vicino Roma, attiva dal 1998 e considerata la prima spiaggia per cani in Italia. Nata da un’idea di associazionismo animalista, funziona come spiaggia libera e gratuita dove i cani possono stare senza guinzaglio in un’area recintata. Ha ispirato decine di iniziative simili lungo tutta la penisola.

Regione per regione, dove andare

Fare un elenco esaustivo è impossibile perché le situazioni cambiano ogni anno. Ma alcune zone si sono consolidate come mete affidabili per chi viaggia col cane.

La Romagna resta la regione più organizzata. Da Ravenna a Cattolica ci sono decine di stabilimenti che accolgono cani di ogni taglia, con servizi dedicati e personale abituato a gestire la convivenza tra ombrelloni con e senza animali. La mentalità romagnola dell’ospitalità ha funzionato anche su questo fronte.

La Toscana ha un buon numero di spiagge accessibili, soprattutto nella zona della Maremma e lungo la costa livornese. San Vincenzo, Follonica, alcune zone del Parco della Maremma hanno tratti di spiaggia libera dove i cani possono correre senza problemi.

La Puglia ha recuperato terreno negli ultimi anni. Il Salento, che fino a poco tempo fa era territorio ostile per i proprietari di cani, ha visto nascere diverse spiagge dedicate tra Torre Lapillo, Porto Cesareo e la zona di Otranto.

La Sardegna resta complicata. Le spiagge più famose sono vietate ai cani per ragioni ambientali e di tutela del territorio. Ma esistono calette meno conosciute e tratti di costa rocciosa dove il cane può stare senza problemi. La zona di Alghero e quella del Sulcis offrono le opzioni migliori.

La Sicilia è in crescita. La costa tirrenica tra Cefalù e Capo d’Orlando ha alcune spiagge accessibili, così come la zona di Siracusa e la costa ragusana. Ma serve pazienza e ricerca preventiva.

La Liguria è bella e cara. Le spiagge libere dove il cane può accedere sono poche e affollate. Gli stabilimenti dog-friendly ci sono ma i costi riflettono quelli generali della riviera.

Cosa portare in spiaggia col cane

Oltre al buon senso, servono alcune cose concrete. Acqua dolce in abbondanza, perché il cane non deve bere acqua di mare (provoca vomito e diarrea). Una ciotola pieghevole. Un telo o un materassino per isolarlo dalla sabbia bollente. Sacchetti per le deiezioni, sempre e comunque. Il libretto sanitario aggiornato, perché in caso di controllo o emergenza fa la differenza.

La LAV nelle sue campagne estive ricorda che il cane in spiaggia va tenuto sotto controllo costante, anche quando corre libero nelle aree dedicate. Non tutti i cani sono socievoli, non tutti sanno nuotare, e non tutti tollerano il caldo allo stesso modo. I brachicefali, per esempio, soffrono il caldo molto più dei cani con il muso lungo e andrebbero portati in spiaggia solo nelle ore fresche, con ombra garantita.

Attenzione anche alla sabbia calda. I polpastrelli del cane si ustionano esattamente come la pianta dei piedi di una persona. Se non riesci a tenere il dorso della mano appoggiato sulla sabbia per cinque secondi, il cane non ci deve camminare. Semplice.

Il mare fa bene al cane, se fatto bene

Nuotare è uno degli esercizi migliori per un cane. Scarica energia senza stressare le articolazioni, rafforza la muscolatura, è divertente. Per le razze predisposte ai problemi articolari, come il Labrador, il Golden Retriever o il Pastore Tedesco, il nuoto in mare è quasi terapeutico. Molti veterinari lo consigliano come attività riabilitativa dopo interventi chirurgici o per cani anziani con artrosi.

Ma non tutti i cani sanno nuotare. E non tutti amano l’acqua. I Bulldog, per la loro conformazione fisica, faticano a stare a galla. I Bassotti non sono costruiti per il nuoto. Anche cani di razze teoricamente acquatiche possono avere paura dell’acqua se non ci sono stati abituati da cuccioli.

La Federazione Cinologica Internazionale classifica le razze anche in base all’attitudine all’acqua, e consultare quelle schede prima di portare il cane al mare per la prima volta non è una cattiva idea. Non serve forzarlo. Serve proporgli l’acqua in modo graduale, partendo dalla riva, senza spingerlo o lanciarlo. Se il cane non vuole entrare, non vuole entrare. Fine della discussione.

Dopo il bagno in mare, il cane va sciacquato con acqua dolce. Il sale irrita la pelle, secca il pelo, e se il cane si lecca il manto intriso di salsedine può avere problemi gastrointestinali. Una doccetta veloce risolve tutto.

La questione del rispetto

C’è un motivo per cui molte spiagge vietano i cani, e non è cattiveria verso gli animali. È il comportamento di una minoranza di proprietari che rovina l’esperienza per tutti. Cani lasciati liberi senza controllo che corrono sugli asciugamani altrui. Deiezioni non raccolte sulla sabbia. Cani che abbaiano per ore sotto l’ombrellone. Proprietari che portano in spiaggia cani aggressivi senza museruola e poi dicono “tranquillo che non fa niente”.

Ogni spiaggia chiusa ai cani ha dietro una storia di proprietari che non hanno fatto il minimo. E ogni spiaggia aperta ai cani resta aperta finché i proprietari dimostrano di meritarsela. Raccogliere le deiezioni, tenere il cane sotto controllo, rispettare gli spazi degli altri bagnanti, portare museruola e guinzaglio anche dove non sono obbligatori, evitare le ore di punta se il cane è particolarmente vivace. Sono cose banali, ma fanno la differenza tra un comune che l’anno prossimo rinnova l’ordinanza dog-friendly e uno che la cancella.

La strada per un’Italia dove andare al mare col cane sia normale e non un’avventura è ancora lunga. Ma la direzione è quella giusta, e ogni proprietario che si comporta bene in spiaggia sta facendo un favore a tutti quelli che verranno dopo.

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