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La direzione provinciale della Lega e un nutrito gruppo di sindaci ed ex primi cittadini siciliani scendono in campo nella complessa partita politica del terzo mandato, attaccando duramente le recenti posizioni del Movimento per l’Autonomia e schierandosi a difesa di Leonardo Burgio, sindaco di Serradifalco. Attraverso un documento ufficiale firmato da diciassette amministratori locali, il raggruppamento politico definisce una «vera e propria presa in giro» l’atteggiamento dell’MPA, accusato di rivendicare i diritti dei sindaci solo a posteriori, ignorando i recenti e decisivi passaggi parlamentari.
Le accuse all’incoerenza dell’MPA
Gli esponenti leghisti e gli amministratori firmatari puntano il dito contro le evidenti contraddizioni degli alleati. Il comunicato stampa evidenzia infatti come decine di primi cittadini abbiano dovuto rinunciare alla ricandidatura appena due mesi fa, proprio a causa del mancato allineamento normativo. Il documento interroga direttamente i vertici del movimento autonomista, chiedendo conto del loro silenzio quando il parlamento siciliano respingeva per ben due volte la proposta di introdurre la possibilità del terzo mandato sull’Isola. Secondo il fronte leghista, la politica regionale ha di fatto sbarrato la strada a numerosi amministratori e ora tenta maldestramente di strumentalizzarli contro chi cerca di fare chiarezza sul piano giuridico.
La solidarietà a Burgio e la pronuncia costituzionale
Il cuore dell’intervento riguarda la delicata posizione di Leonardo Burgio. I sindaci dichiarano un appoggio incondizionato al collega e respingono con fermezza le accuse di illegalità mosse nei suoi confronti, etichettandole senza mezzi termini come una «calunnia politica». Il testo ricorda come la candidatura nel comune nisseno abbia superato indenne tutte le fasi di controllo degli organi preposti, senza registrare alcuna obiezione durante il processo elettorale. I firmatari richiamano inoltre la recente sentenza numero sedici del 2026 emessa dalla Corte Costituzionale, sottolineando come questa pronuncia abbia delineato uno scenario inedito che non ammette facili slogan. Gli amministratori si oppongono all’uso dell’articolo quaranta per decretare una rimozione che considerano «quasi dittatoriale», invitando le istituzioni ad affidare la risoluzione della controversia esclusivamente alle sedi giudiziarie competenti.
L’appello a Schifani per cambiare le regole
Il documento assicura un sostegno compatto a Burgio qualora il sindaco decidesse di tutelare le proprie ragioni nei tribunali, allo scopo di ottenere un pronunciamento definitivo sul diritto all’elettorato passivo. L’intervento si chiude con un forte richiamo al governatore Renato Schifani. Il gruppo di sindaci chiede al presidente della Regione di dimostrare coraggio politico, varando finalmente una riforma capace di spazzare via ogni ambiguità e di garantire ai cittadini siciliani le stesse prerogative in vigore nel resto d’Italia. L’Isola, concludono i diciassette firmatari, non merita di restare prigioniera di un impianto normativo obsoleto che il governo regionale e l’Assemblea scelgono ostinatamente di non aggiornare.