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Un centro all’avanguardia trasformato in una scatola vuota a causa della carenza di personale. È questo il grido di allarme lanciato a Piazza Armerina per le sorti del Centro diurno per la malattia di Alzheimer. La struttura sorge all’interno dell’ospedale cittadino e rappresenta un punto di riferimento potenziale per l’intera provincia. Eppure le famiglie dei pazienti affrontano ogni giorno una realtà fatta di assenze e disservizi. L’appello accorato porta la firma di Basilio Fioriglio, caregiver(*) che ha deciso di scrivere direttamente al sindaco Nino Cammarata per sollecitare un intervento urgente.
Il nodo del personale medico e psicologico
Sulla porta d’ingresso del reparto campeggia la scritta “Non dimenticare chi dimentica”. Un messaggio profondo in netto contrasto con l’attuale situazione clinica. Dopo il pensionamento del neurologo al vertice del centro il vuoto in organico ha assunto contorni insostenibili. Attualmente la struttura non vanta alcun geriatra fisso e i due psicologi in servizio fino allo scorso marzo hanno lasciato il posto vacante. Il direttore di neurologia dell’ospedale Umberto I di Enna garantisce la sua presenza una volta alla settimana prestando il massimo impegno. Al suo fianco operano un’infermiera un fisioterapista e gli operatori socio-assistenziali. Uno sforzo lodevole che tuttavia non basta a soddisfare le enormi necessità quotidiane dei malati.
La richiesta di intervento ai vertici dell’Asp
La soluzione al problema supera chiaramente i confini del reparto. Il direttore attuale non dispone di risorse umane sufficienti da destinare alla struttura piazzese. Per questo motivo la palla passa alla direzione generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale e all’assessorato regionale alla Salute. La missiva inviata al primo cittadino chiede un’azione forte e decisa. In qualità di massima autorità sanitaria locale il sindaco Cammarata ha il dovere di intercedere presso i vertici dell’Asp per sbloccare l’assegnazione immediata delle figure professionali essenziali e garantire la piena operatività.
Il peso della cura sulle spalle delle famiglie
Chi vive accanto a un malato di Alzheimer conosce intimamente il tremendo carico emotivo e fisico imposto dalla patologia. I familiari non possono reggere in totale solitudine il peso della memoria e della cura. Assegnare personale a questo centro diurno significa rispettare i pazienti di oggi e tutelare la dignità di tutta la comunità di domani. I cittadini attendono ora una risposta tempestiva per evitare di veder morire un polo d’eccellenza della sanità pubblica locale.
(*) Il termine “caregiver” (dall’inglese “colui che si prende cura”) indica una persona, spesso un familiare, che assiste in modo continuativo un individuo malato, disabile o non autosufficiente. È la figura centrale che si fa carico del supporto fisico, emotivo e organizzativo quotidiano del paziente