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Il cuore rock che batte a Sciacca: il legame indissolubile di Jon Bon Jovi con la Sicilia

Pubblicato il 14 Luglio 2026 da Letto da 2.362 utenti

Ci sono storie che sembrano scritte per il cinema, racconti di valigie di cartone e sogni sussurrati attraverso l’oceano, che finiscono per esplodere nei palazzetti di tutto il mondo a suon di chitarre distorte e ritornelli immortali.

La storia di Jon Bon Jovi, all’anagrafe John Francis Bongiovanni Jr, è esattamente una di queste. Spesso ci fermiamo a guardare le rockstar come se fossero entità irraggiungibili, ma se scaviamo un po’ sotto la pelle del mito, troviamo radici profonde e umane. E quelle di Jon, nato nel New Jersey nel marzo del 1962, sanno di sale, di sole e di Sicilia.

Un viaggio a ritroso nel tempo, dal New Jersey fino ad Agrigento

A confermare un legame che la star non ha mai nascosto alla stampa internazionale, ci sono gli antichi registri dell’Archivio di Stato di Agrigento. Immaginate la scena: siamo prima della Seconda Guerra Mondiale. Un giovane di nome Giuseppe, nato a Cianciana e figlio di Luigi, un umile calzolaio di Sciacca a sua volta discendente da una lunga stirpe di mugnai e panettieri, decide di cercare fortuna in America. Quel ragazzo porta con sé i profumi della sua terra e, arrivato negli Stati Uniti, si reinventa barbiere. Non poteva certo sapere che da quella sua bottega e dai suoi sacrifici di emigrante sarebbe nata la saga dei Bongiovi, culminata decenni dopo con uno dei frontman più amati e iconici della storia del rock.

Le radici non si dimenticano, nemmeno sotto i riflettori

Sebbene il padre della rockstar, John Francis Bongiovi Sr, fosse già nato negli Stati Uniti e la madre, Carol Sharkey, avesse origini tedesche e russe, l’anima siciliana ha sempre vibrato forte nel petto di Jon. Crescere in America non ha mai sbiadito l’orgoglio per quella cittadina in provincia di Agrigento. Lo ha ricordato lui stesso con grande intensità chiacchierando con Justin Long nel podcast “Life is Short With Justin Long”, ammettendo come la sua fama globale affondi le radici più autentiche proprio lì, nella Sicilia meridionale, a Sciacca.

Quel pranzo indimenticabile del 1996 a picco sul mare

“Sono stato a Sciacca”, ha raccontato Jon, svelando un aneddoto che ci fa sorridere per la sua tenerezza. “La mia famiglia è in America ormai da più di un secolo. Mio padre e mio nonno sono entrambi nati in America. Però è vero, sono stato a Sciacca e lì ho trovato anche qualcuno con lo stesso cognome”. Era il 1996 e Jon Bon Jovi, allora tra i protagonisti del Festival di Sanremo, colse l’occasione per fare una tappa, lontana dai clamori mediatici, nella terra dei suoi avi. Si fermò al ristorante “Miramare” di Tommaso Ardagna, una location mozzafiato a picco sul mare. Il figlio Amedeo ricorda ancora oggi quel giorno con l’emozione intatta: riconobbe subito la star e non esitò ad avvicinarsi. Fu un incontro di una cordialità disarmante. Jon pranzò lì e, grazie al passaparola cittadino, riuscì persino a incontrare qualche discendente della famiglia Bongiovì, unita dallo stesso albero genealogico del bisnonno Giuseppe. Comunicare fu difficile per via della barriera linguistica, ma l’affetto fu palpabile e, come ha ricordato il cantante con una battuta, “in compenso ho mangiato benissimo!”.

Un invito sempre aperto e un cuore grande per i più fragili

Negli anni, Sciacca non ha mai smesso di chiamare a sé quel figlio illustre. Nel 2012, il sindaco allora in carica Fabrizio Di Paola inviò una commovente lettera allo staff dell’artista: “Siamo pronti ad accoglierla”, si leggeva, con l’intento di conferirgli la cittadinanza onoraria. E sarebbe un tributo che va oltre gli oltre 130 milioni di dischi venduti, il Golden Globe o i successi planetari. Jon Bon Jovi è infatti un uomo straordinario anche fuori dal palco: con la sua Jon Bon Jovi Foundation aiuta i senzatetto, finanzia la costruzione di alloggi, ha donato un milione di dollari per le vittime dell’uragano Sandy e ha ideato la “JBJ Soul Kitchen”, ristoranti solidali dove chi non può pagare il conto dona in cambio qualche ora di volontariato.

Non solo rock, i mille volti del talento saccense nel mondo

Lungo e sorprendente è l’elenco degli artisti e delle personalità di fama internazionale le cui origini affondano orgogliosamente nella terra saccense. Jon è solo la punta di un diamante sfaccettato. Pensiamo alla genialità intramontabile di Joseph Barbera: nato da genitori partiti entrambi da Sciacca, è cresciuto parlando italiano prima di plasmare l’infanzia di generazioni intere fondando, insieme a William Hanna, la mitica Hanna-Barbera. E che dire della voce di velluto di Alicia Keys? Anche la celebre cantautrice americana ha scoperto con emozione la sua grande famiglia italiana, rintracciando le origini del bisnonno Michele proprio a Sciacca. Ma l’eredità di questa città non si ferma all’arte e alla musica, abbracciando anche la scienza e lo sport: hanno sangue saccense nelle vene anche figure di spicco come lo scienziato e immunologo Anthony Fauci, e il nonno di un’assoluta leggenda del baseball come Mike Piazza.

La Sicilia non ti lascia mai

Tutti questi talenti sono figli, nipoti e pronipoti di quegli oltre 4 milioni di italiani che tra il 1880 e il 1920 lasciarono il nostro Meridione alla volta degli Stati Uniti, in cerca di riscatto e di un futuro migliore. Famiglie che, seppur trapiantate lontano, hanno saputo trasmettere ai loro discendenti il valore immenso delle proprie radici. Oggi, Jon Bon Jovi confessa di “non dover dimostrare più nulla”. Continuerà a scrivere hit clamorose come “You give love a bad name” o “It’s my life”, ma magari troverà anche il tempo per quella pausa tanto attesa, per tornare a respirare l’aria di Sciacca. Perché in fondo è vero quello che si dice tra chi ha dovuto fare i bagagli: potete lasciare la Sicilia, ma la Sicilia non vi lascia mai.

Redazione di StartNews

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