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La Sicilia ridisegna la tutela del territorio, arrivano le modifiche ai piani paesaggistici

Pubblicato il 1 Luglio 2026 da Letto da 1.829 utenti

Una svolta attesa che promette di sbloccare lo sviluppo locale senza rinunciare alla salvaguardia dell’immenso patrimonio naturale dell’isola. L’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana ha varato il nuovo decreto che introduce importanti modifiche alle norme di attuazione dei piani paesaggistici regionali, sia quelli già approvati sia quelli in fase di adozione. Il provvedimento, firmato dall’assessore Francesco Paolo Scarpinato, punta a uniformare le regole del gioco e a chiarire alcuni dubbi interpretativi che per anni hanno frenato l’attività di cittadini, imprese e amministrazioni locali in diverse province siciliane.

L’obiettivo dichiarato è quello di trovare un equilibrio più moderno tra la conservazione del paesaggio e le necessità di adeguamento tecnologico e infrastrutturale della regione. Grazie a questo intervento normativo, i piani di province come Agrigento, Caltanissetta, Trapani, Ragusa, Siracusa, Catania, Enna e Messina vengono allineati a uno standard comune che semplifica le procedure burocratiche e definisce con precisione i diversi livelli di tutela applicabili sul territorio.

Più spazio ai privati per il recupero delle aree degradate

Una delle novità più significative riguarda la gestione delle cosiddette aree di recupero, territori caratterizzati in passato da uno sviluppo caotico e disordinato. Finora la riqualificazione di queste zone era rimasta sulla carta a causa della complessità dei piani particolareggiati pubblici. La nuova impostazione divide gli interventi in due grandi categorie. Da un lato restano i progetti di pianificazione su vasta scala che competono ai Comuni. Dall’altro si apre la strada a interventi più piccoli, organizzati per singoli comparti, che i privati potranno proporre direttamente alle Soprintendenze competenti.

Questo cambio di rotta consentirà di accelerare la riqualificazione dell’edilizia esistente e la cancellazione dei detrattori visivi. Nelle cave dismesse e non più attive, ad esempio, si potranno realizzare persino impianti fotovoltaici, a patto che il progetto preveda un piano di recupero ambientale complessivo del sito. Per la messa in sicurezza dei fronti rocciosi e per i rimodellamenti del terreno sarà necessario fare ricorso alle tecniche dell’ingegneria naturalistica, escludendo in modo categorico qualsiasi nuova attività estrattiva che non sia strettamente provvisoria e legata alla sicurezza del cantiere.

Zone industriali ed ex Asi, il passaggio strategico alla tutela di primo livello

Il decreto affronta con decisione anche il tema delle aree produttive e dei centri urbani già consolidati. Per evitare che i vincoli paesaggistici blocchino l’adeguamento tecnologico e la messa in sicurezza delle fabbriche, le zone industriali e le aree un tempo gestite dai consorzi Asi, oggi sotto la gestione Irsap, vengono classificate sotto il regime di tutela di primo livello. La stessa regola si applica alle zone residenziali e commerciali già edificate e a quelle espansioni urbanistiche che avevano già piani attuativi convenzionati prima dell’adozione del piano paesaggistico.

In queste aree, pur restando fermo l’obbligo di richiedere l’autorizzazione paesaggistica, le procedure saranno decisamente più snelle. Si tratta di una boccata d’ossigeno per le imprese che devono adeguare i propri impianti alle sempre più stringenti normative sulla sicurezza sul lavoro o sulla riduzione dell’inquinamento, senza dover affrontare l’ostacolo insormontabile delle varianti urbanistiche nelle aree a vincolo più stretto.

Infrastrutture e reti tecnologiche, valutazioni caso per caso per le grandi opere

Sul fronte delle infrastrutture strategiche, come acquedotti, reti elettriche e infrastrutture di comunicazione di interesse almeno regionale, la Regione Siciliana ha scelto la via del pragmatismo. Nei territori sottoposti al livello di tutela più rigido, la cosiddetta tutela di terzo livello, resta il divieto di installare tralicci e piloni. Tuttavia il passaggio aereo di cavidotti o la posa di reti sotterranee non saranno considerati pregiudizievoli per la tutela del paesaggio, a patto che non vengano toccate zone con specifici vincoli archeologici.

Per le grandi opere pubbliche si applicherà un metodo di valutazione caso per caso. L’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio esprimerà un parere specifico sulla base di una relazione tecnica curata dalla Soprintendenza del territorio. Questo sistema consentirà di contemperare l’esigenza primaria della tutela ambientale con il diritto dei cittadini a ricevere servizi essenziali e moderni. Nelle aree non vincolate resterà invece prioritario proteggere i coni visivi e i panorami che si godono dai centri storici e dai monumenti isolati della campagna siciliana.

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