Ci siamo. L’odore della crema solare che si mescola alla salsedine, il rumore ritmico delle onde, quella sensazione di tempo sospeso che solo l’estate sa regalarci. Ma diciamoci la verità: la spiaggia non è sempre quel paradiso zen che sogniamo durante i lunghi mesi invernali. A volte, si trasforma in un vero e proprio campo minato di piccole nevrosi e conflitti di vicinato. Condividere un fazzoletto di sabbia con perfetti sconosciuti richiede una dose massiccia di empatia e, soprattutto, un sano e robusto bon ton. Non parlo di regole rigide e polverose, ma di quel semplice buonsenso che ci permette di goderci il mare senza diventare l’incubo di chi ci sta accanto.
Lo spazio vitale non è un’opinione
Avete presente quando stendete l’asciugamano e, cinque minuti dopo, vi ritrovate un estraneo praticamente seduto sulla vostra borsa termica? Ecco. In spiaggia, lo spazio è sacro. Anche se l’arenile è affollato come il centro cittadino nell’ora di punta, cerchiamo sempre di mantenere una distanza di cortesia. Non invadiamo le ombre altrui, non allarghiamo i nostri teli fino a formare un latifondo e, se giochiamo a racchettoni, assicuriamoci di essere a una distanza tale da non trasformare i bagnanti in bersagli mobili. Un sorriso e un “disturbo se mi metto qui?” possono fare miracoli per rompere il ghiaccio e stabilire confini pacifici.
La guerra dei volumi: smartphone, casse e urla libere
Forse il punto più dolente delle nostre estati moderne. La tecnologia ci accompagna ovunque, ma la colonna sonora della nostra vacanza non deve necessariamente diventare quella dell’intero lido. Che sia l’ultima hit estiva sparata da uno speaker Bluetooth o la videochiamata a volume massimo con la zia lontana, il rumore molesto è il nemico numero uno del relax. Usiamo gli auricolari, abbassiamo la suoneria e, soprattutto, ricordiamoci che le conversazioni sotto l’ombrellone non sono comizi elettorali. La voce umana ha un volume regolabile: usiamo l’impostazione “sussurro”, o almeno “conversazione civile”.
La sabbia: un’arma di distruzione di massa (e di relax)
Tutti amiamo sentire la sabbia tra le dita dei piedi, ma nessuno apprezza ritrovarsela nel panino o negli occhi. Il momento dello sbattimento del telo mare richiede una tecnica precisa e, soprattutto, un’attenta valutazione della direzione del vento. Prima di scuotere l’asciugamano, allontaniamoci dagli altri ombrelloni. Lo stesso vale per le corse a perdifiato dei bambini (e a volte anche degli adulti) tra le sdraio: un po’ di attenzione evita docce di granelli indesiderate ai vicini che stanno faticosamente cercando di appisolarsi.
Il momento del pranzo: tra sobrietà e tavolate regali
C’è chi vive di insalate scondite e chi trasferisce l’intera cucina componibile in spiaggia, con tanto di parmigiana di melanzane e teglie di pasta al forno. Non c’è nulla di male nel godersi un bel pasto in compagnia, anzi, fa parte della nostra meravigliosa cultura. Il problema nasce quando il pranzo si trasforma in un banchetto nuziale che occupa mezza spiaggia, lasciando dietro di sé una scia di briciole, plastiche e avanzi. Il vero bon ton sta nel mangiare con discrezione, raccogliere maniacalmente ogni singolo rifiuto e rispettare la digestione (e l’olfatto) altrui.
Un po’ di empatia per un’estate migliore
Alla fine, il galateo da spiaggia si riassume in una parola bellissima: empatia. Mettiamoci nei panni di chi ci sta accanto. Magari la persona nell’ombrellone vicino ha avuto un anno lavorativo pesantissimo e cerca solo un’ora di silenzio. Magari la mamma accanto a noi sta faticando per addormentare il suo neonato. Se impariamo ad alzare lo sguardo dal nostro ombelico (e dai nostri smartphone) per “sentire” chi ci circonda, la spiaggia tornerà a essere quel luogo magico, democratico e rilassante che tutti sogniamo.
Serena Costa per Startnews