Siamo umani e, in quanto tali, profondamente e meravigliosamente imperfetti. Chi di noi non ha mai dimenticato le chiavi in casa, inviato un’email scordando di inserire l’allegato o sbagliato la data di un appuntamento? Di solito ci ridiamo su, chiediamo scusa e andiamo avanti. Ma cosa succede quando questo innocuo “fattore umano”, mescolato a un pizzico di superficialità e a una certa litigiosità con la tecnologia, fa capolino negli uffici che gestiscono i fondi pubblici? Succede che la Sicilia si ritrova con una lunghissima lista di strade rurali destinate a rimanere piene di buche, non per mancanza di fondi, ma per banali inciampi burocratici e digitali.
Scorrendo una recente graduatoria provvisoria regionale delle istanze non ammissibili a finanziamento (relativa all’intervento SRD07), viene quasi da sorridere, se non ci fosse da piangere pensando ai disagi delle comunità locali. Stiamo parlando di milioni di euro letteralmente mandati in fumo per sviste che sembrano uscite da una commedia degli equivoci.
Il campionario delle occasioni perdute
La lettura delle motivazioni di esclusione è un viaggio affascinante, e a tratti surreale, nelle piccole tragedie quotidiane di chi compila le scartoffie. Abbiamo progetti vitali fermati da leggerezze a volte fantozziane:
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Il Comune di Sambuca di Sicilia ha visto sfumare un finanziamento di ben 11.930.311,85 euro perché, tra le altre cose, mancava la planimetria catastale con le particelle dei frontisti e la planimetria dell’intervento da realizzare risultava incompleta (priva dell’ubicazione delle opere d’arte e dei tratti ex-novo).
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L’Associazione Val Paradiso ha perso l’opportunità di ricevere oltre 1,4 milioni di euro semplicemente perché i file di progetto caricati sul sistema SIAN risultavano “non supportati o danneggiati”. Un “file corrupted” da quasi un milione e mezzo di euro. Stesso crudele destino per il Comune di Capri Leone, dove il file del progetto esecutivo danneggiato ha reso impossibile ogni valutazione.
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A Racalmuto, una richiesta di oltre 1,3 milioni di euro è stata bocciata con una motivazione lapidaria: il progettista era un architetto, figura ritenuta “non abilitata a tale tipo di progettazione”. Una scena ripetuta anche a Enna e Calascibetta, dove la dicitura “Il progettista è un architetto” ha portato all’inesorabile scarto della pratica.
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Menzione d’onore per il Comune di Itala: fondi per oltre 900 mila euro bloccati perché “Diversi documenti sono crittografati e non leggibili”, senza contare la totale assenza di indicazioni sul progettista. Un livello di segretezza degno dell’Area 51, ma decisamente poco utile per rifare l’asfalto in campagna.
La linea sottile tra distrazione e disastro
Non mancano, in decine e decine di casi, i grandi classici: la “firma digitale mancante”, gli “elaborati grafici non sufficienti”, o “l’atto costitutivo illeggibile”. È evidente che qui non ci troviamo di fronte a oscuri complotti o a insormontabili ostacoli politici, ma alla pura, semplice e disarmante fallibilità umana alle prese con procedure telematiche che non perdonano. È la fretta del venerdì pomeriggio prima della scadenza? È la connessione ballerina? O è, più concretamente, un approccio troppo superficiale a bandi che richiedono un rigore assoluto?
L’intelligenza artificiale come vigile urbano delle pratiche
Qui entra in gioco il futuro, che a dire il vero è già dietro l’angolo. Provate a immaginare un sistema basato sull’intelligenza artificiale (IA) progettato per assistere i tecnici e gli impiegati nella fase di caricamento dei bandi. Un assistente virtuale, empatico ma irremovibile, che prima del fatidico clic sul tasto “Invia” ti blocca dolcemente lo schermo avvisandoti: “Ehi, attenzione, il file della relazione agronomica che hai caricato è corrotto, e ti sei scordato di firmare digitalmente tre allegati! Ah, e guarda che questo progetto infrastrutturale rurale non può essere firmato da un architetto”.
L’IA non è qui per rubare il lavoro a nessuno, ma per salvare i nostri milioni. Automatizzando i noiosi controlli formali preventivi, eliminerà alla radice la possibilità di inviare pratiche orfane di firme o contenenti documenti crittografati per sbaglio. Sarà una sorta di “correttore ortografico” potenziato, applicato alla burocrazia dei fondi europei.
Il vero cantiere: l’aggiornamento del personale
Tuttavia, nessuna intelligenza artificiale, per quanto brillante, potrà mai colmare del tutto un deficit di formazione di base. L’informatizzazione della pubblica amministrazione e degli studi tecnici privati non può ridursi al semplice acquisto di un software o all’apertura di un portale web. Richiede un investimento massiccio, continuo e direi obbligatorio nell’aggiornamento del personale.
Le regole cambiano, le piattaforme si evolvono, e i professionisti (così come i dipendenti comunali) devono essere messi nelle condizioni di padroneggiare questi strumenti, non di subirli passivamente sperando che il file caricato si apra per miracolo a Palermo.
Perché, alla fine della fiera, mentre noi ci interroghiamo sui massimi sistemi tecnologici, da qualche parte in Sicilia c’è un agricoltore sul suo trattore che continua a spaccare le sospensioni su una strada dissestata. E tutto questo, magari, solo perché in un ufficio qualcuno ha dimenticato di inserire una chiavetta USB o ha allegato il PDF sbagliato. Errare è profondamente umano, ma aggiornarsi per non ripetere l’errore è un sacrosanto dovere civile.
Nicola Lo Iacono
P.S. : per una eventuale consulenza sui temi legati all’uso dell’intelligenza artificiale contattatemi attraverso la redazione redazione.start@gmail.com