La Procura di Roma avrebbe aperto, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, un’inchiesta per corruzione legata all’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Tre le persone finite nel registro degli indagati, tra cui un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti e un ex consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”. Al centro delle indagini, presunti tentativi di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sulla delibera Cipess.
I nomi degli indagati
L’inchiesta coinvolge Tommaso Miele, in pensione dallo scorso febbraio dopo aver ricoperto l’incarico di presidente aggiunto della Corte dei Conti. Insieme a lui, figurano nel registro degli indagati l’imprenditore 65enne Vincenzo Virgiglio, di origini reggine ma residente a Roma, e l’avvocato 71enne Giacomo Francesco Saccomanno. Quest’ultimo, oltre ad essere stato commissario della Lega in Calabria, ha ricoperto fino a poche settimane fa il ruolo di consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”. Ovviamente si tratta di ipotesi accusatorie e la verità dovrà essere accertate in sede processuale se si dovesse arrivare ad un rinvio a giudizio.
Le accuse mosse dalla Procura
Il reato ipotizzato è corruzione in concorso. Nello specifico, si parla di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale, oltre a rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Le indagini, condotte dai Carabinieri su mandato della Procura capitolina, puntano a far luce su presunte condotte illecite mirate a influenzare il pronunciamento della magistratura contabile.
Il presunto scambio di favori
L’impianto accusatorio delinea un quadro in cui Virgiglio e Saccomanno avrebbero avvicinato Miele, promettendogli sostegno per l’ottenimento di incarichi di prestigio in enti pubblici o società partecipate (si fa riferimento all’Antitrust) dopo il pensionamento. In cambio, l’ex giudice contabile avrebbe favorito la “Stretto di Messina Spa”. L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere il via libera della Sezione di Controllo della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo.
La memoria difensiva e le perquisizioni
Un elemento chiave dell’indagine riguarda una decisione sfavorevole della Corte dei Conti datata 29 ottobre 2025. Secondo l’accusa, Miele l’avrebbe esaminata, arrivando a promettere la stesura di una memoria difensiva nell’interesse della società, da far recapitare al proprio commercialista. Per acquisire ulteriori elementi, i Carabinieri hanno eseguito perquisizioni personali, domiciliari e informatiche tra Roma, Frosinone e la provincia di Reggio Calabria, sequestrando documenti e dispositivi elettronici.
Le reazioni al blitz
La notizia ha suscitato immediate reazioni. Pietro Ciucci, amministratore delegato della “Stretto di Messina Spa”, ha espresso sorpresa, garantendo piena collaborazione agli inquirenti e annunciando iniziative a tutela della società e del progetto. Dal fronte politico, si levano voci critiche: Angelo Bonelli (Verdi) chiede l’intervento della premier Meloni per bloccare l’opera, mentre Anthony Barbagallo (Pd) parla di fatti di “gravità inaudita”, sottolineando il ruolo pregresso di Saccomanno e i presunti tentativi di condizionare un organo di controllo indipendente come la Corte dei Conti.