collage ai 1780642084267

Più della metà dei comuni siciliani a rischio desertificazione: l’allarme della Cgil di Enna

Pubblicato il 5 Giugno 2026 da Letto da 2.632 utenti

Più della metà dei comuni della Sicilia si trova in un’area interna dell’isola, zone in cui risiede il cinquanta per cento della popolazione regionale. Senza una radicale inversione di rotta nei prossimi anni questi territori rischiano un’inesorabile desertificazione, schiacciati tra il declino demografico e gravi fragilità strutturali. A lanciare questo preoccupante grido d’allarme è un comunicato stampa congiunto diffuso dalla Camera del Lavoro e dalla Funzione Pubblica della Cgil di Enna, firmato dai segretari generali Antonio Malaguarnera e Alfredo Schilirò.

I due rappresentanti sindacali evidenziano come le aree interne siciliane siano ormai segnate da un progressivo spopolamento e da un marcato invecchiamento della popolazione. I centri più esposti al pericolo sono quelli montani o rurali con meno di 5mila abitanti, caratterizzati da una forte emigrazione giovanile e da una presenza sempre più massiccia di anziani. Dal punto di vista sociale, queste comunità soffrono per una costante riduzione dei servizi essenziali come sanità, welfare, istruzione e trasporti. Si tratta di una carenza complessiva che alimenta un circolo vizioso fatto di marginalizzazione e abbandono.

La fuga dei giovani e la mancanza di opportunità reali

Secondo Schilirò e Malaguarnera, la vera emergenza del territorio ennese e siciliano è rappresentata dall’emigrazione forzata delle nuove generazioni. Per chi è nato dopo il duemila, il percorso di crescita si è rivelato una corsa a ostacoli tra crisi globali e minacce costanti al futuro, tanto che costruire una famiglia oggi appare faticoso e lasciare l’Italia «non è più soltanto un’opzione» ma per molti «è una necessità».

I sindacalisti spiegano che «i giovani non sono assenti o disinteressati, ma sempre più spesso faticano a riconoscersi in sistemi istituzionali e decisionali che non li considerano una priorità». In questo scenario l’emigrazione si configura come una scelta razionale. I ragazzi si rifiutano di attendere opportunità che non arrivano mai, all’interno di un sistema che troppo spesso seleziona in base all’anzianità o all’appartenenza anziché premiare il merito. Un problema strutturale che si riflette anche in un mercato del lavoro dominato da piccole imprese familiari con scarsa capacità di innovazione.

Un patto di sviluppo per rilanciare l’economia e il territorio

Le conseguenze di questo declino colpiscono duramente anche chi decide di restare, alle prese con precarietà lavorativa, salari inadeguati e l’impossibilità di pianificare il proprio futuro. Per questa ragione la Cgil di Enna ritiene vitale promuovere una svolta immediata che renda nuovamente attrattiva la Sicilia.

La ricetta proposta dai due segretari passa attraverso la sigla di un Patto di Sviluppo che veda la collaborazione attiva tra le istituzioni, l’università, il mondo del lavoro e le parti sociali. Tra i punti cardine indicati figurano l’ammodernamento della pubblica amministrazione, un piano strutturato di infrastrutture per la provincia ennese e il recupero dei centri storici. In conclusione, i sindacalisti auspicano che la nascita del nuovo Policlinico Universitario possa fare da volano alla medicina sperimentale di ultima generazione, integrando ricerca e innovazione a beneficio di tutti i paesi del bacino del Mediterraneo.

Nella foto (da sinistra): Alfredo Schilirò e Antonio Malaguarnera 

Home Utilità Radio Piazza StartTv Xbazar