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Scoperta la proteina responsabile dell’invecchiamento? La speranza arriva dalla scienza

Pubblicato il 25 Maggio 2026 da Letto da 3.299 utenti

La scienza potrebbe aver individuato un vero e proprio interruttore biologico capace di controllare la velocità con cui il nostro corpo invecchia. Una recente ricerca pubblicata su PLOS Biology suggerisce che la diminuzione di una proteina cerebrale, chiamata Menin, innesca infiammazioni, perdita di memoria e altri cambiamenti tipici dell’età. Durante gli esperimenti condotti sui topi, gli studiosi hanno notato che ripristinare i livelli di questa proteina inverte diversi segni dell’invecchiamento. Un semplice integratore di aminoacidi ha inoltre migliorato le funzioni cognitive in modo significativo.

Il vero centro di comando della nostra età biologica

Queste scoperte aggiungono un tassello fondamentale alla comprensione di come l’ipotalamo influenzi il trascorrere degli anni. Questa piccola ma potentissima area del cervello regola il metabolismo, gli ormoni, la temperatura corporea, il sonno e le risposte allo stress. I ricercatori considerano sempre più l’ipotalamo come il nucleo centrale del processo di invecchiamento.

Come la proteina Menin protegge il cervello

Lo studio guidato da Lige Leng e dai suoi colleghi dell’Università di Xiamen si è concentrato proprio sulla Menin. Questa proteina aiuta a sopprimere l’infiammazione nel tessuto cerebrale. I livelli di Menin calano drasticamente nell’ipotalamo con l’avanzare dell’età, in particolare nei neuroni collegati al metabolismo. Riducendo selettivamente l’attività della proteina nei topi più giovani, gli animali hanno sviluppato una maggiore infiammazione cerebrale, un forte assottigliamento della pelle, minore massa ossea e problemi di memoria, mostrando un’aspettativa di vita inferiore rispetto al normale.

L’efficacia dell’aminoacido D-serina contro il declino cognitivo

Una delle sorprese più grandi dello studio riguarda la D-serina. Questo aminoacido funziona anche come neurotrasmettitore e regola la comunicazione tra i neuroni. Quando i livelli di Menin crollano, cala anche la produzione di D-serina. Questo elemento si trova naturalmente in alimenti come soia, uova, pesce e noci e il mercato lo propone anche come integratore alimentare. La mancanza di D-serina accelera fortemente il deterioramento cognitivo e riduce la plasticità sinaptica, ovvero la capacità del cervello di rafforzare le connessioni legate alla memoria e all’apprendimento.

Invertire il processo di invecchiamento è possibile?

I ricercatori hanno testato la possibilità di invertire il declino legato all’età ripristinando la proteina originaria. Inserendo il gene Menin direttamente nell’ipotalamo di topi anziani, gli scienziati hanno registrato miglioramenti misurabili nell’apprendimento, nella memoria, nell’equilibrio e nella densità ossea in soli trenta giorni. Anche la sola somministrazione di D-serina ha portato a prestazioni cognitive migliori dopo tre settimane di trattamento, pur non risolvendo i segni fisici dell’invecchiamento su pelle e ossa.

Le prospettive future per la salute umana

Nonostante il grande entusiasmo per questi risultati, la ricerca si trova ancora in una fase iniziale e i test hanno coinvolto esclusivamente animali. Gli scienziati non sanno ancora se aumentare la Menin o assumere D-serina possa rallentare l’invecchiamento in modo sicuro nelle persone. Come ha sottolineato Leng, «ipotizziamo che il declino dell’espressione di Menin nell’ipotalamo con l’età possa essere uno dei fattori trainanti dell’invecchiamento e la Menin potrebbe rappresentare la proteina chiave che collega i fattori genetici, infiammatori e metabolici». Alterare le reti di segnalazione cerebrale richiede molta cautela, ma lo studio offre un affascinante sguardo su come un giorno potremmo affrontare il tempo che passa in modo molto più diretto.

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