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Ipertensione arteriosa, un’iniezione ogni sei mesi potrebbe sostituire le pillole quotidiane

Pubblicato il 21 Aprile 2026 da Letto da 1.990 utenti

Una singola iniezione somministrata appena due volte l’anno potrebbe rivoluzionare il modo in cui trattiamo l’ipertensione arteriosa. I risultati di un nuovo studio clinico globale guidato dai ricercatori della Queen Mary University di Londra indicano che questo approccio a lungo termine è in grado di abbassare drasticamente i livelli pressori nei pazienti che non ottengono benefici sufficienti dalle terapie orali tradizionali. La ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Jama getta una luce di speranza su una condizione che colpisce un adulto su tre e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per infarti e ictus.

Risultati promettenti per i pazienti resistenti ai farmaci tradizionali

Il test clinico denominato Kardia-2 ha coinvolto 663 adulti che nonostante l’assunzione regolare di medicinali non riuscivano a tenere sotto controllo la propria pressione sanguigna. Ai partecipanti è stata somministrata un’iniezione di zilebesiran, un farmaco sperimentale, in aggiunta ai trattamenti già in corso. I dati raccolti hanno mostrato che chi ha ricevuto questo supporto extra ha registrato una riduzione della pressione molto più marcata rispetto a chi ha proseguito esclusivamente con la terapia standard. Si tratta di un passo avanti fondamentale per semplificare la vita di milioni di persone che ogni giorno devono ricordarsi di assumere compresse, spesso con risultati altalenanti.

Il parere degli esperti sulla gestione della cronicità

Il dottor Manish Saxena, condirettore clinico del William Harvey Clinical Research Centre e tra i principali autori della pubblicazione, ha sottolineato l’importanza di questa innovazione. Secondo lo specialista, il controllo della pressione rimane scarso a livello globale e questo farmaco potrebbe cambiare le regole del gioco. «L’ipertensione è una preoccupazione sanitaria mondiale poiché i tassi di controllo restano mediocri» ha spiegato Saxena, evidenziando come la vera novità risieda nella durata del trattamento. Una sola puntura ogni sei mesi permetterebbe una gestione costante della patologia, eliminando le dimenticanze e garantendo una protezione continua del sistema cardiovascolare.

La rivoluzione della tecnologia a interferenza Rna per il fegato

Il funzionamento dello zilebesiran si basa sulla tecnologia a interferenza Rna, un metodo all’avanguardia che agisce direttamente alla radice del problema. Il farmaco blocca la produzione di una proteina specifica nel fegato, l’angiotensinogeno, che svolge un ruolo cruciale nella regolazione della pressione sanguigna. Riducendo i livelli di questa proteina, i vasi sanguigni riescono a rilassarsi e il flusso ematico scorre con minore resistenza, portando a una discesa naturale e duratura dei valori pressori. Il trattamento viene eseguito tramite una semplice iniezione sottocutanea, rendendo la procedura rapida e poco invasiva per il paziente.

Prospettive future per la prevenzione di infarti e ictus

La sperimentazione non si ferma qui. I ricercatori stanno già portando avanti una fase successiva del progetto, denominata Kardia-3, per verificare se lo zilebesiran possa offrire benefici concreti anche a persone con malattie cardiovascolari già esistenti o ad alto rischio. Entro la fine dell’anno è previsto inoltre l’avvio di un vasto studio globale sugli esiti clinici per confermare se questa nuova strategia terapeutica sia effettivamente in grado di ridurre il numero di decessi e di eventi gravi come gli ictus. Il ruolo centrale della Barts Health NHS Trust, che è stata il principale centro di arruolamento in Europa, conferma l’importanza di questo studio per la medicina moderna.

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