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Se la bilancia mente: perché il Bmi non racconta tutta la verità sul nostro corpo

Pubblicato il 4 Aprile 2026 da Letto da 1.284 utenti

Quante volte ci siamo sentiti definire da un numero? Quel freddo risultato che appare sulla bilancia o, peggio, quel calcolo matematico chiamato indice di massa corporea (Bmi) che pretende di racchiudere la complessità della nostra salute in un’unica, scarna cifra. Eppure, stando alle ultime scoperte, quel numero potrebbe essere un bugiardo seriale. Una nuova ricerca tutta italiana ci suggerisce che è arrivato il momento di guardare oltre la superficie e, soprattutto, oltre quella formula che ci accompagna da decenni.

Lo studio che scuote le certezze della medicina

I risultati della ricerca, che verranno presentati al congresso europeo sull’obesità (Eco 2026) a Istanbul e pubblicati sulla rivista Nutrients, parlano chiaro: più di un terzo degli adulti viene classificato in modo errato dal Bmi. Gli studiosi delle università di Verona, Modena e Reggio Emilia hanno utilizzato una tecnologia chiamata Dxa (assorbimetria a raggi X a doppia energia), considerata il “gold standard” per misurare il grasso corporeo, per verificare quanto fosse affidabile il vecchio metodo di calcolo.

Il problema del Bmi è che non sa distinguere tra muscoli, ossa e grasso, né sa dirci dove quest’ultimo sia distribuito. È una misura cieca, che tratta allo stesso modo un atleta muscoloso e una persona con un’elevata percentuale di adipe, purché abbiano lo stesso peso e la stessa altezza.

I numeri di un errore collettivo

Il team guidato dal professor Marwan El Ghoch ha preso in esame 1.351 adulti tra i 18 e i 98 anni. I risultati sono sorprendenti e, per certi versi, liberatori per chi ha sempre vissuto con l’ansia del peso. Tra le persone etichettate come “obese” dal Bmi, oltre un terzo (il 34%) apparteneva in realtà alla categoria del semplice sovrappeso secondo la scansione Dxa.

Ancora più eclatante è il dato su chi viene considerato “sovrappeso”: più della metà (il 53%) è stato classificato male. Di questi, tre quarti erano in realtà normopeso, mentre il restante quarto rientrava paradossalmente nei criteri dell’obesità reale. Insomma, il Bmi sembra tirare a indovinare, sbagliando la diagnosi per milioni di persone.

La voce degli esperti: oltre le vecchie linee guida

“Il nostro risultato principale – spiega il professor El Ghoch – evidenzia come un’ampia fetta della popolazione italiana sia collocata in una categoria di peso errata”. Questo non è solo un problema di etichette: essere classificati male significa ricevere consigli medici non accurati, pagare premi assicurativi diversi o, nel peggiore dei casi, ignorare rischi reali per la salute perché ci si sente “protetti” da un Bmi apparentemente normale.

La professoressa Chiara Milanese, co-autrice dello studio, sottolinea un punto fondamentale: anche quando i due sistemi sembrano dare percentuali simili a livello statistico, spesso si riferiscono a persone diverse. Questo significa che il Bmi non è solo impreciso, ma è proprio uno strumento che punta nella direzione sbagliata.

Verso un nuovo modo di prenderci cura di noi

Cosa significa tutto questo per noi, nella nostra vita quotidiana? Significa che dobbiamo smettere di ossessionarci per un numero che non tiene conto della nostra unicità. Gli esperti suggeriscono che le linee guida per la salute pubblica dovrebbero essere aggiornate, includendo strumenti più precisi o, almeno, alternative più intelligenti, come la misurazione della circonferenza vita o il rapporto tra vita e altezza.

Forse è giunto il momento di trattare il nostro corpo con più rispetto e meno matematica elementare. La salute è un equilibrio delicato, fatto di abitudini, genetica e benessere psicofisico, qualcosa che nessuna divisione tra peso e altezza potrà mai spiegare fino in fondo.

Serena Costa per StartNews

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