calcamari

Evoluzione: come i calamari hanno sconfitto l’apocalisse

Pubblicato il 4 Aprile 2026 da Letto da 1.375 utenti

C’è qualcosa di profondamente alieno e, allo stesso tempo, incredibilmente affascinante nel modo in cui un calamaro scivola nell’acqua. Cambiano colore in un battito di ciglia, comunicano attraverso la pelle e si muovono con una propulsione che sembra uscita da un film di fantascienza. Eppure, per decenni, noi scienziati e appassionati ci siamo chiesti: da dove vengono davvero? Come hanno fatto queste creature così “morbide” a sopravvivere ai cataclismi che hanno spazzato via i giganti della Terra?

Oggi, grazie a una ricerca straordinaria pubblicata su Nature Ecology & Evolution dal team dell’Okinawa Institute of Science and Technology (OIST), abbiamo finalmente la mappa di questo viaggio millenario. Non è solo una questione di geni e sequenziamenti; è la storia di una resistenza silenziosa avvenuta negli abissi più oscuri del nostro pianeta.

Una biblioteca genetica grande il doppio della nostra

Ricostruire il passato di questi animali è sempre stato un incubo per i ricercatori. I calamari non lasciano scheletri robusti come i dinosauri; le loro tracce fossili sono rare e frammentarie. Inoltre, il loro DNA è un labirinto: il genoma di un calamaro può essere grande il doppio di quello umano. Immaginate di dover riordinare una biblioteca immensa dove metà dei libri sono scritti in un codice mai visto prima.

Il dottor Gustavo Sanchez e il suo team hanno accettato la sfida, combinando dati genomici globali con il sequenziamento di tre nuove specie chiave. “Abbiamo finalmente risolto alcuni dei misteri che circondano le loro origini”, spiega Sanchez. E la verità che ne è emersa è sorprendente: la chiave della loro sopravvivenza non era la forza, ma il rifugio.

La strategia del “lungo micelio” e la fuga negli abissi

La scoperta più emozionante riguarda il modo in cui questi cefalopodi hanno attraversato la grande estinzione del Cretaceo-Paleogene, quella che, per intenderci, ha eliminato i dinosauri 66 milioni di anni fa. Mentre la superficie degli oceani diventava un inferno acido e privo di ossigeno, gli antenati dei calamari e delle seppie si erano già messi al sicuro.

Secondo lo studio, questi animali hanno avuto un’origine profonda. Le acque superficiali erano troppo ostili per le loro delicate strutture interne, come l’osso di seppia o il gladio dei calamari, che si sarebbero letteralmente sciolti a causa dell’acidificazione. Si sono nascosti in “tasche” di ossigeno nelle profondità marine, aspettando che la tempesta passasse.

È quello che gli scienziati chiamano modello long fuse (a miccia lunga): per milioni di anni le specie sono rimaste stabili, quasi in attesa, per poi esplodere in una varietà incredibile di forme non appena le barriere coralline e gli ecosistemi costieri hanno ripreso a fiorire.

Il piccolo Spirula spirula: l’anello mancante tra i ghiacci e il mito

Un ruolo fondamentale in questa ricerca lo ha giocato un piccolo e bizzarro protagonista: il calamaro del corno di montone (Spirula spirula). Questa creatura abissale possiede una conchiglia interna a spirale che per anni ha confuso i sistematici, portandoli a credere che fosse un parente stretto delle seppie.

L’analisi del suo genoma è stata la tessera del puzzle che mancava. Ha confermato che la diversità che vediamo oggi — dalla seppia gigante al calamaro che brilla nel buio — è il risultato di un adattamento rapido e creativo avvenuto dopo la grande catastrofe.

Un’eredità di innovazione biologica

Cosa ci insegna questa storia? Ci dice che la vita trova sempre un modo, spesso scegliendo la via della complessità neurale e del camuffamento dinamico anziché quella della forza bruta. Come sottolinea il professor Daniel Rokhsar, avere oggi questa mappa evolutiva ci permette di capire come siano nati organi unici e comportamenti così intelligenti.

I calamari non sono solo abitanti del mare; sono i sopravvissuti definitivi, i custodi di un segreto di resilienza che dura da oltre cento milioni di anni. Guardarli oggi, con le loro luci pulsanti e i loro movimenti eleganti, significa guardare una specie che ha visto il mondo finire e ha deciso, semplicemente, di cambiare pelle e ricominciare.

Luigi Schiavo per StartNews

Home Utilità Radio Piazza StartTv Xbazar