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L’infinito in una torta: perché il 14 marzo il mondo festeggia il Pi greco

Pubblicato il 13 Marzo 2026 da Letto da 781 utenti

C’è qualcosa di profondamente poetico in un numero che non finisce mai. Pensateci: in un mondo che cerca sempre di incasellare tutto, di dare risposte nette e confini precisi, il $\pi$ (Pi greco) ci ricorda che l’universo ha dei segreti che sfuggono al nostro controllo. Domani è il 14 marzo e, come ogni anno, ci prepariamo a festeggiare quella costante magica che lega la circonferenza al suo diametro.

Non è un caso che sia proprio questa data: per noi è il 14/3, ma per il mondo anglosassone è il 3.14. È un appuntamento che profuma di zucchero, farina e, naturalmente, di genio.


Una festa nata tra l’incenso e i musei di San Francisco

Tutto è cominciato quasi per gioco nel 1988. Immaginate Larry Shaw, un fisico dell’Exploratorium di San Francisco, che decide di marciare in cerchio attorno a uno degli spazi del museo mangiando torte alla frutta. Sembra una bizzarria da scienziati, eppure quella scintilla è diventata un incendio globale.

Oggi il Pi Day non è più solo una ricorrenza per “nerd”. Dal 2009 è una festa ufficiale negli Stati Uniti e dal 2019 l’UNESCO l’ha elevata a Giornata internazionale della matematica. È il modo che abbiamo per dire grazie a una disciplina che spesso ci fa paura a scuola, ma che disegna la realtà che ci circonda.

Tra torte e geni: la coincidenza perfetta

C’è una simpatica ironia nel modo in cui celebriamo questa costante. In inglese, “Pi” si pronuncia esattamente come “pie” (torta). Ed è così che la geometria finisce in cucina: crostate decorate con il simbolo $\pi$ o con i primi decimali diventano il centro di merende collettive.

Ma c’è di più. Il 14 marzo è anche il compleanno di Albert Einstein. È come se l’universo avesse voluto lasciarci un indizio, unendo il numero più famoso della geometria all’uomo che ha riscritto le leggi del tempo e dello spazio. Se poi siete dei puristi della precisione, potreste preferire il “Giorno dell’approssimazione” il 22 luglio ($22/7$), che matematicamente è un valore ancora più vicino alla realtà del classico 3,14.

Un viaggio lungo quattromila anni

La storia del $\pi$ è, in fondo, la storia dell’umanità che cerca di capire il cerchio, la forma più perfetta e sfuggente della natura. Già i Babilonesi e gli Egizi cercavano di catturarlo con approssimazioni rudimentali, ma il vero eroe di questa saga è Archimede di Siracusa.

Immaginatelo nel III secolo a.C., mentre disegna poligoni sempre più complessi dentro e fuori un cerchio. Arrivò a usarne uno con 96 lati! Fu lui a capire che $\pi$ si trovava tra $3 \frac{10}{71}$ e $3 \frac{1}{7}$. Da allora, la sfida non si è mai fermata. Dai matematici cinesi come Zu Chongzhi, che detenne il record per mille anni, fino a Eulero, che nel 1737 rese universale il simbolo che tutti conosciamo.

L’Italia si colora di numeri: gli eventi del 2026

Anche quest’anno, il nostro Paese non sta a guardare. Il 2026 vede una mobilitazione incredibile nelle piazze e nelle scuole:

  • Sfide online: Il Ministero dell’Istruzione ha lanciato su piday.it una competizione di problem solving che sta coinvolgendo migliaia di studenti.

  • Genova e la caccia al tesoro: Al Palazzo Ducale, l’Università di Genova ha trasformato la matematica in un gioco per famiglie, tra laboratori e indovinelli geometrici.

  • Pisa e l’arte sull’erba: L’Università di Pisa sta realizzando installazioni creative, con disegni giganti del $\pi$ che appaiono come “cerchi nel grano” artistici sulle aree verdi della città.


Oggi non abbiamo più bisogno di riga e compasso per trovare le cifre del Pi greco; i supercomputer ne hanno calcolati oltre 100 trilioni. Eppure, quel 3,14 continua a esercitare un fascino ancestrale. Forse perché ci ricorda che, anche in un cerchio perfetto, c’è una parte di infinito che non potremo mai scrivere del tutto su un foglio.

Luigi Schiavo per StartNews

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