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Caro carburanti, la Sicilia paga il conto più salato: l’allarme della Cna Fita

Pubblicato il 9 Marzo 2026 da

Viaggiare e trasportare merci in Sicilia costa oggi molto più che nel resto d’Italia. Una vera e propria stangata sta colpendo il settore dell’autotrasporto isolano, stretto in una morsa micidiale tra i venti di guerra in Medio Oriente e le beghe giudiziarie che interessano il polo industriale di Priolo. A lanciare l’allarme è la Cna Fita Sicilia, che parla senza mezzi termini di una tempesta perfetta capace di mettere in ginocchio centinaia di imprese. Il rincaro dei prezzi alla pompa non sarebbe solo figlio delle tensioni internazionali con l’Iran, ma anche di una distorsione tutta interna al territorio siciliano.

I responsabili regionali dell’associazione, Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, puntano il dito contro dinamiche che definiscono ingiustificate. «I rincari seguiti all’inizio delle ostilità in Iran sono immediati e privi di logica – spiegano i due esponenti della Cna – perché il carburante erogato oggi attinge a scorte acquistate ben prima dell’escalation». A complicare il quadro interviene il braccio di ferro legale e finanziario tra Isab e Lukoil Italia per la gestione della raffineria di Priolo. Parliamo di un gigante che garantisce l’80% del fabbisogno siciliano e un terzo di quello nazionale. Le incertezze su questo fronte stanno provocando blocchi nelle forniture e un rialzo dei prezzi che penalizza la Sicilia rispetto alla media del Paese.

Imprese a rischio chiusura con costi fino a 15 mila euro

I numeri descrivono uno scenario a tinte fosche per chi lavora su gomma. Le stime dell’associazione di categoria indicano che, nel brevissimo periodo, ogni singola impresa dovrà farsi carico di circa 3.000 euro di costi aggiuntivi. Se la crisi dovesse perdurare, il conto potrebbe diventare salatissimo, superando la soglia dei 15.000 euro per ogni realtà produttiva. Si tratta di cifre che erodono i margini di guadagno già risicati e che rischiano di spingere fuori dal mercato decine di autotrasportatori, con conseguenze a catena su tutta l’economia regionale che dipende dai collegamenti stradali.

Le richieste urgenti alla Regione per evitare il collasso

Il presidente di Cna Fita Sicilia, Salvatore Ranno, chiede alle istituzioni di passare dalle parole ai fatti. Il settore non può più permettersi di attendere promesse che tardano a concretizzarsi. Oltre alla richiesta nazionale di un credito d’imposta finanziato con l’extra gettito Iva, l’associazione sollecita un intervento mirato da parte del governo regionale. La proposta è chiara e articolata su due binari paralleli. Da un lato serve un tavolo di crisi immediato per risolvere la disputa sull’impianto di Priolo e stabilizzare il mercato dei prodotti petroliferi.

Dall’altro lato la Cna propone di mettere mano al portafoglio per sostenere la liquidità delle aziende. L’idea è quella di istituire, attraverso i canali di Irfis e Crias, un fondo speciale destinato sia alle imprese industriali che a quelle artigianali. L’obiettivo è l’erogazione di un contributo a fondo perduto pari al 30% per l’acquisto di scorte di carburante, calcolato su quanto speso a partire dal primo gennaio 2026. «In un momento così complicato – conclude Ranno – il settore ha bisogno di attenzioni e misure concrete per poter continuare a operare e sostenere l’economia siciliana».

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