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Pontecagnano, Italia: denti risalenti a 2.700 anni fa a ci svelano i segreti della vita quotidiana dell’epoca

Pubblicato il 5 Marzo 2026 da

A volte, per viaggiare indietro nel tempo, non serve una fantasiosa macchina sofisticata, basta un reperto. In questo caso, sono stati dei denti risalenti a 2.700 anni fa a parlarci, raccontandoci storie di bambini e adulti che vissero a Pontecagnano, in provincia di Salerno, durante l’età del ferro. Grazie a un recente studio pubblicato su Plos One, guidato dal ricercatore Roberto Germano dell’Università Sapienza di Roma, abbiamo scoperto che i nostri antenati portavano con sé, nel loro sorriso, un vero e proprio “diario” biologico.

Spesso pensiamo ai resti umani antichi come a oggetti di studio freddi, ma quando guardiamo ai dati emersi, non possiamo fare a meno di provare empatia. Non stiamo guardando solo alla storia, ma alle vite personali di persone che, proprio come noi, hanno affrontato la crescita, lo stress e la quotidianità della tavola.

Le impronte invisibili dell’infanzia

I ricercatori hanno analizzato l’smalto dentale di 30 denti, ricostruendo i primi sei anni di vita di dieci individui. È affascinante pensare che lo smalto, crescendo, “registri” le difficoltà che incontriamo: i cambiamenti nella dieta, le malattie o i traumi lasciano dei segni microscopici, delle sottili interruzioni nella crescita.

Dallo studio è emerso che questi individui affrontarono momenti di stress particolare attorno a un anno di età e nuovamente verso i quattro. Possiamo solo immaginare le sfide che le famiglie dell’epoca dovettero superare in quei periodi, ma la scienza oggi ci permette di dare un peso a quella sofferenza, rendendola tangibile dopo quasi tre millenni.

Cosa c’era a tavola nell’età del ferro

Ma c’è di più. La ricerca si è spinta oltre, analizzando il tartaro (il calcolo dentale) che, sorprendentemente, agisce come una capsula del tempo. All’interno di questa sostanza, gli scienziati hanno trovato tracce di cereali, legumi e fibre vegetali, rivelando una dieta ricca di carboidrati.

La scoperta più curiosa? La presenza di spore di lievito. Questo è un indizio fondamentale che ci suggerisce come queste comunità consumassero regolarmente cibi e bevande fermentate. Immaginare la vita quotidiana a Pontecagnano – il rumore delle pietine per macinare i cereali, l’odore della fermentazione – avvicina improvvisamente queste persone lontane al nostro presente. È una prova tangibile che, nonostante la tecnologia ci divida dai nostri antenati, la necessità di nutrirsi e il piacere della tavola sono rimasti costanti nel tempo.

Una finestra aperta sulla quotidianità

Il lavoro di Germano, insieme ai contributi di esperti come Alessia Nava ed Emanuela Cristiani, segna un passo avanti importante. Non si tratta solo di guardare le ossa per capire come sono morte queste persone, ma di analizzarle per capire come sono vissute. La combinazione di analisi istologiche e analisi del calcolo dentale ci permette di superare la barriera del tempo e vedere l’individuo.

Sebbene il campione di dieci individui sia ancora limitato, i risultati ci offrono una prospettiva nuova sulla resilienza di queste comunità, capaci di adattarsi alle sfide ambientali e sociali in un’epoca di profondi cambiamenti nel Mediterraneo. È un promemoria di quanto le nostre vite siano intrecciate con quelle di chi ci ha preceduto, e di come, in fondo, i segni che lasciamo nel mondo siano più profondi di quanto immaginiamo.

Redazione di StartNews

Luigi Schiavo per StartNews

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