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Maltempo in Sicilia, la Regione dichiara lo stato di emergenza per i comuni colpiti

Pubblicato il 5 Marzo 2026 da

La Sicilia corre ai ripari dopo l’ondata di maltempo che ha flagellato l’Isola nelle prime settimane di febbraio. Nel corso dell’ultima seduta di giunta il governo regionale ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza regionale, avanzando contemporaneamente al governo centrale la richiesta per lo stato di emergenza nazionale. Il provvedimento, nato su proposta del presidente Renato Schifani, punta a dare risposte immediate ai territori messi in ginocchio dal passaggio dei cicloni ribattezzati San Valentino, Ulrike e Oriana. Si tratta di un atto necessario che segue i primi interventi già messi in campo per fronteggiare i danni causati dal precedente ciclone Harry e dal movimento franoso che ha interessato l’abitato di Niscemi.

L’amministrazione regionale ha deciso di intervenire con determinazione per far fronte a una situazione climatica che ha mostrato tratti di eccezionalità. La decisione della Giunta rappresenta il primo passo formale per attivare canali di finanziamento straordinari e procedure d’urgenza che permettano di avviare i lavori di ripristino nelle zone più colpite. L’obiettivo primario è quello di riportare la sicurezza nelle aree urbane e lungo le arterie stradali che hanno subito i maggiori disagi, garantendo ai sindaci e alle comunità locali il supporto tecnico e finanziario necessario per superare la fase critica.

Le parole del presidente Schifani sull’impegno per il territorio

Il presidente della Regione ha voluto sottolineare personalmente l’importanza di questa delibera, definendola un atto di vicinanza verso chi ha subito perdite e danni. Secondo quanto dichiarato dal governatore «quello di oggi è un passaggio fondamentale per accelerare le procedure, consentire di stanziare risorse straordinarie e di garantire interventi rapidi ed efficaci». Schifani ha ribadito come il suo governo si sia attivato immediatamente per monitorare l’evoluzione dei fenomeni meteo, mantenendo un contatto costante con i sindaci delle aree interessate e con le squadre della Protezione civile.

L’attenzione del governo siciliano resta alta, specialmente per quanto riguarda le comunità della costa ionica e del catanese, dove il presidente si è recato più volte per verificare l’entità dei danneggiamenti. «Continuerò a farlo anche nelle prossime settimane», ha assicurato il governatore, spiegando che questo impegno rappresenta un doveroso segnale di attenzione istituzionale. La promessa che arriva da Palazzo d’Orléans è quella di una presenza costante fino alla risoluzione delle criticità, con il chiaro intento che «nessuno venga lasciato solo in questo momento di difficoltà».

La mappa dei disagi tra strade interrotte e infrastrutture danneggiate

Le relazioni tecniche della Protezione civile regionale tracciano un quadro complesso che interessa diverse aree dell’Isola. Le province che hanno pagato il prezzo più alto sono quelle di Palermo, Trapani, Messina e Catania. A soffrire maggiormente sono stati i comuni della fascia costiera, colpiti duramente da venti impetuosi e mareggiate che hanno eroso i litorali e danneggiato le strutture portuali. Le piogge torrenziali hanno causato l’improvviso innalzamento dei corsi d’acqua, portando a tracimazioni di torrenti che hanno invaso le carreggiate e i sottopassi, rendendo necessaria l’interruzione del traffico in diversi punti della rete viaria.

Oltre ai danni alla rete stradale e ferroviaria, si registrano pesanti ripercussioni su edifici pubblici, abitazioni private ed esercizi commerciali. Le frane lungo le strade provinciali e statali continuano a rappresentare un rischio per la circolazione, mentre i tecnici sono ancora al lavoro per completare una stima precisa dei costi necessari per la ricostruzione. La situazione resta sotto osservazione costante, poiché la fragilità del territorio emersa durante questi eventi richiede interventi strutturali che vadano oltre la semplice somma urgenza, cercando di prevenire futuri disastri in un contesto climatico sempre più imprevedibile.

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