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Operazione Epic Fury: l’attacco congiunto di Usa e Israele in Iran, la morte di Khamenei e il rischio di un’escalation globale

Pubblicato il 2 Marzo 2026 da

Il Medio Oriente si trova a un nuovo, drammatico punto di svolta. L’operazione militare denominata “Epic Fury”, un massiccio attacco congiunto condotto dalle forze armate degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, è entrata nel suo terzo giorno, segnando un’escalation senza precedenti nella regione. L’offensiva ha portato all’eliminazione del leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, e di altri alti funzionari del regime, ma ha già richiesto un tributo di sangue alle truppe americane. Mentre a Washington divampa la polemica politica sulla legittimità dell’intervento, il mondo guarda con apprensione alle possibili ripercussioni sui mercati energetici globali e alla sicurezza internazionale.

La decapitazione del regime e gli obiettivi militari

L’obiettivo primario dell’operazione, come delineato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è un profondo “cambio di regime” e il blocco definitivo del programma nucleare di Teheran. I raid aerei, descritti come letali e chirurgici, hanno colpito il cuore nevralgico del potere militare e istituzionale iraniano. Oltre all’uccisione di Khamenei, un evento che riscrive gli equilibri geopolitici del Medio Oriente, i bombardamenti avrebbero raso al suolo il quartier generale delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Il Pentagono ha confermato che l’attacco ha preso di mira anche sistemi di difesa aerea, siti di stoccaggio di missili balistici e infrastrutture navali, compresi sottomarini e navi da guerra iraniane. Da Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha celebrato il successo dei raid, sottolineando l’importanza di aver eliminato un leader che invocava apertamente la distruzione dello Stato di Israele.

Le perdite tra le truppe americane e l’avvertimento di Washington

Il successo tattico dell’operazione è stato tuttavia offuscato dalla notizia delle prime vittime tra le forze statunitensi. Il Comando Centrale del Dipartimento della Difesa (Centcom) ha confermato la morte in azione di tre soldati americani e il ferimento grave di altri cinque. Numerosi militari avrebbero inoltre riportato commozioni cerebrali a causa delle schegge, pur essendo in procinto di rientrare in servizio. In un discorso alla nazione, il presidente Trump ha reso omaggio ai caduti definendoli “veri patrioti americani”, ma ha anche avvertito con cruda rassegnazione che il bilancio delle vittime è destinato a salire prima della fine delle ostilità. Assicurando una vendetta implacabile contro coloro che “hanno dichiarato guerra alla civiltà”, Washington ha promesso di infliggere il colpo di grazia al terrorismo internazionale sostenuto da Teheran, pur mantenendo per ora il massimo riserbo sulle identità dei soldati caduti e sui dettagli specifici degli scontri.

La spaccatura del congresso e l’allarme globale

Sul fronte interno americano, l’operazione “Epic Fury” ha innescato una violenta reazione politica. Mentre l’area repubblicana sostiene fermamente l’intervento militare, gran parte del Partito Democratico ha sollevato pesanti critiche. Il senatore Tim Kaine ha accusato apertamente il presidente di aver iniziato una “guerra per scelta” scavalcando completamente l’autorità del Congresso, denunciando l’assenza di qualsiasi notifica preventiva per un attacco di tale portata.

Oltre al dibattito politico, a preoccupare è l’impatto economico e sociale del conflitto. Gli esperti del settore energetico prevedono un’imminente impennata dei prezzi del petrolio, esacerbata dalla minaccia di Teheran di bloccare uno snodo marittimo cruciale per il transito del greggio a livello mondiale. Parallelamente, l’onda d’urto dell’attacco si fa sentire anche in Italia: le forze dell’ordine hanno intensificato i pattugliamenti attorno alle istituzioni ebraiche, nel timore che l’escalation in Medio Oriente possa innescare ritorsioni e alimentare nuovi episodi di antisemitismo. L’esito di questa mossa militare senza precedenti rimane incerto, ma le sue conseguenze stanno già ridisegnando gli equilibri di potere su scala globale.

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