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Tentata violenza ad Aidone: si costituisce un giovane di 25 anni

Pubblicato il 18 Febbraio 2026 da

Un grave episodio di cronaca ha scosso la tranquillità di Aidone dove un giovane tunisino di 25 anni è stato arrestato con l’accusa di tentata violenza sessuale ai danni di una collega. L’aggressione è avvenuta lo scorso 7 febbraio all’interno dei locali di un bar gestito dalla comunità Don Bosco, una struttura nota per il suo impegno nell’accoglienza e già visitata in passato dal Presidente della Repubblica. Secondo le ricostruzioni, il giovane avrebbe aggredito la donna, madre di due figli, mentre lei era intenta a svolgere le proprie mansioni lavorative. Solo la strenua resistenza della vittima e le sue urla disperate hanno attirato l’attenzione di alcuni vicini, il cui intervento provvidenziale ha messo in fuga l’aggressore, evitando che la situazione degenerasse ulteriormente.

La mediazione della comunità e la consegna ai carabinieri

Dopo il tentativo di violenza, il venticinquenne si era inizialmente reso irreperibile, facendo perdere le proprie tracce nelle campagne circostanti. La svolta nelle indagini è arrivata grazie alla mediazione di Agostino Sella, presidente della comunità Don Bosco, che ha attivato una rete di contatti tra gli altri migranti ospiti della struttura. Attraverso questo passaparola, l’indagato è stato rintracciato e convinto a costituirsi. Il giovane si è quindi presentato spontaneamente ai Carabinieri il giorno successivo ai fatti. Nel frattempo, i titolari della struttura hanno collaborato attivamente con le forze dell’ordine consegnando le immagini dei sistemi di videosorveglianza, che hanno permesso di confermare la dinamica dell’accaduto e cristallizzare le responsabilità del ragazzo, che è stato immediatamente licenziato dall’ente.

Le indagini e il provvedimento di custodia in carcere

La vittima, che ha riportato diverse lesioni su tutto il corpo a causa della colluttazione, è stata trasportata al pronto soccorso per ricevere le cure necessarie. Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Enna ha aperto un’inchiesta coordinando gli accertamenti dei militari dell’Arma. Il Giudice per le indagini preliminari, valutando i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato, ha disposto per il venticinquenne la custodia cautelare presso la casa circondariale di Enna. Il clima in paese resta di profondo sconcerto, nonostante il riserbo mantenuto dagli inquirenti nelle prime fasi per proteggere l’identità della vittima e assicurare il colpevole alla giustizia. Come previsto dalla legge, l’indagato resta da considerarsi innocente fino a una eventuale sentenza di condanna definitiva.

Il commento del presidente della struttura di accoglienza

Sull’accaduto è intervenuto Agostino Sella sottolineando come in tanti anni di attività non si fossero mai verificati episodi di tale gravità. «Negli anni abbiamo accolto migliaia di fratelli africani e non è mai successo nulla» ha dichiarato il presidente della Don Bosco, evidenziando come molti ex ospiti siano oggi perfettamente integrati nel tessuto sociale di Piazza Armerina e Aidone. Sella ha ribadito la ferma condanna del gesto, spiegando che la decisione di collaborare per far costituire il giovane è stata immediata e condivisa con il resto della comunità, per ribadire il rispetto delle regole e la tutela della dignità delle lavoratrici. L’episodio si inserisce in un momento delicato per la provincia di Enna, recentemente segnata da altri gravi fatti di cronaca legati alla violenza di genere.

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