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Ars, approvato il ddl enti locali tra le macerie di una maggioranza divisa

Pubblicato il 17 Febbraio 2026 da

L’Assemblea regionale siciliana ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sugli enti locali ma il risultato finale somiglia molto a una disfatta politica per la coalizione di centrodestra. Dopo mesi di rinvii e tensioni interne il Parlamento siciliano ha approvato una versione estremamente ridotta del testo originale. La ghigliottina del voto segreto ha infatti abbattuto oltre la metà degli articoli previsti trasformando quella che doveva essere una riforma organica in un insieme frammentario di norme. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha commentato con amarezza l’esito delle votazioni descrivendo plasticamente la situazione con un riferimento alle «macerie» rimaste sul campo dopo lo scontro in aula.

Il percorso del provvedimento ha evidenziato una profonda spaccatura tra i partiti che sostengono il governo Schifani. Le opposizioni hanno saputo sfruttare i franchi tiratori annidati tra i banchi della maggioranza trasformando ogni passaggio cruciale in un terreno di scontro imprevedibile. Lo strappo non riguarda solo i numeri ma riflette un malessere politico che rischia di paralizzare le prossime attività legislative proprio a ridosso delle elezioni amministrative di primavera.

La svolta sulla rappresentanza di genere e il tagliando antifrode

Nonostante il clima di scontro frontale l’aula ha trovato una convergenza importante su alcuni punti qualificanti che allineano la Sicilia al resto d’Italia. Il passaggio più significativo riguarda l’articolo 8 che introduce l’obbligo della rappresentanza di genere al 40 per cento all’interno delle giunte comunali. Si tratta di una conquista difesa con forza dalle deputate di ogni schieramento che hanno promosso un flash mob davanti a Palazzo dei Normanni per sensibilizzare i colleghi. Questa norma non sarà immediatamente esecutiva ma entrerà in vigore gradualmente in occasione dei prossimi rinnovi delle amministrazioni locali.

Insieme alle quote rosa il Parlamento ha approvato l’introduzione del tagliando antifrode nelle schede elettorali. Questo meccanismo punta a garantire maggiore trasparenza e sicurezza durante le operazioni di voto riducendo il rischio di brogli e manipolazioni. Tra le altre misure sopravvissute figurano le nuove disposizioni per il secondo turno delle elezioni dei sindaci e norme specifiche sui permessi per gli assessori comunali che mirano a facilitare l’esercizio del mandato amministrativo senza penalizzare l’attività professionale dei componenti della giunta.

Il tramonto del terzo mandato e lo scacco ai piccoli comuni

Il vero terremoto politico si è scatenato durante la votazione degli articoli più attesi dai territori ovvero quelli riguardanti il terzo mandato consecutivo per i sindaci dei centri fino a 15 mila abitanti e la figura del consigliere supplente. Entrambe le proposte sono cadute sotto i colpi del voto segreto con uno scarto di voti che non lascia spazio a dubbi sulla presenza di dissidenti interni alla maggioranza. La bocciatura di queste norme rappresenta un duro colpo per molti amministratori locali che speravano in una deroga per proseguire il proprio lavoro oltre il secondo mandato.

Ignazio Abbate presidente della Commissione affari istituzionali e promotore del testo ha parlato apertamente di una sconfitta della maggioranza e della difficoltà quasi insormontabile di portare avanti riforme strutturali in questo clima parlamentare. La caduta della norma sul consigliere supplente proposta per garantire la piena funzionalità delle assise cittadine conferma come le logiche di schieramento abbiano prevalso sulle necessità tecniche degli enti. Il coordinamento dei gruppi di opposizione ha esultato per il risultato rivendicando il ruolo di argine contro provvedimenti giudicati clientelari o poco equilibrati.

Le reazioni politiche e le ombre sulla tenuta del governo

L’esito del voto ha scatenato una raffica di dichiarazioni che mettono a nudo la fragilità dell’alleanza di centrodestra. Mentre il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle parlano di una maggioranza «andata letteralmente gambe all’aria» tra le fila dei sostenitori di Schifani regna lo sconforto. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza ha espresso amarezza per il disinteresse mostrato verso i problemi reali degli amministratori locali chiedendo quasi scusa a chi ogni giorno opera in prima linea nei comuni siciliani.

Le tensioni emerse a Sala d’Ercole aprono ora una fase di incertezza per i futuri provvedimenti legislativi a partire dalla riforma della dirigenza regionale. Il sospetto dei franchi tiratori e le accuse incrociate tra i partiti della coalizione indicano che la gestione del potere a Palazzo dei Normanni è diventata una sfida quotidiana per il governo. Resta il dato di un ddl enti locali che nasce monco privo di quella visione sistematica che il mondo delle autonomie siciliane attendeva da anni per ammodernare una macchina burocratica spesso lenta e appesantita.

Attilio Franchi per StartNews

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