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Quando il gelo ferma i giganti: la Luna può attendere. Rinviato il lancio

Pubblicato il 30 Gennaio 2026da

C’è qualcosa di quasi poetico, e al tempo stesso profondamente frustrante, nel vedere una delle macchine più complesse mai costruite dall’uomo arrendersi di fronte a un soffio di vento gelido. Parliamo del mastodontico razzo SLS e della capsula Orion, pronti a riportarci verso l’orbita lunare, che oggi hanno dovuto fare i conti con un ospite inatteso in Florida: il freddo artico. La NASA, con quella prudenza che è figlia dell’esperienza e, talvolta, del timore, ha deciso di premere il tasto “pausa”. Il Wet Dress Rehearsal, la prova generale in cui il razzo viene rifornito di propellente come se dovesse partire davvero, è stato posticipato a lunedì 2 febbraio 2026.

Non è solo una questione di comfort per i tecnici sulla rampa. Quando le temperature scendono sotto certi livelli, i materiali si comportano in modo diverso: le guarnizioni possono perdere elasticità e l’elettronica diventa capricciosa. In un settore dove il margine d’errore deve essere pari a zero, sfidare il gelo della Florida sarebbe stata una scommessa troppo rischiosa.

Effetto domino sul calendario: il lancio slitta a domenica

Come in un castello di carte, basta che una data si sposti perché l’intero programma ne risenta. Il rinvio del test di 48 ore ha cancellato ufficialmente le prime finestre di volo, quelle del 6 e 7 febbraio. Gli occhi di tutto il mondo sono ora puntati su domenica 8 febbraio 2026, la prima opportunità utile per vedere i motori accendersi e il cielo illuminarsi.

Ma c’è un’ipotesi che sta solleticando la fantasia degli esperti di comunicazione della NASA: se i test di lunedì dovessero richiedere più tempo del previsto per l’analisi dei dati, il lancio potrebbe slittare al 9 febbraio. Sarebbe una coincidenza incredibile, la serata del Super Bowl. Immaginate l’America ferma davanti agli schermi, sospesa tra un touchdown e il rombo dei motori verso lo spazio. Un momento di unificazione mediatica che capita raramente nella storia.

Astronauti in attesa: la pazienza come addestramento

Mentre i tecnici in Florida installano riscaldatori aggiuntivi sulla capsula Orion per proteggerne i “nervi” elettronici, a Houston regna un silenzio quasi irreale. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sono ancora lì, nel limbo della quarantena. Il protocollo Health Stabilization Program li tiene isolati dal mondo, proteggendo la loro salute prima del grande balzo.

Per un astronauta, l’attesa è parte integrante del lavoro. Sono addestrati alla flessibilità, a gestire l’adrenalina che deve essere prima congelata e poi riaccesa al momento giusto. Rimarranno in Texas ancora per un po’, in quella bolla di concentrazione che precede ogni grande impresa umana, aspettando che il meteo della Florida torni a essere quello accogliente di sempre.

Un regalo per chi resta a terra: a caccia di pianeti con l’intelligenza artificiale

Per addolcire la pillola di questo rinvio, la NASA ha deciso di fare un regalo alla comunità scientifica e agli appassionati: è stato lanciato oggi ExoMiner++. Si tratta di uno strumento basato sull’intelligenza artificiale che permette a chiunque, dagli studenti ai semplici curiosi, di analizzare i dati storici delle missioni Kepler e TESS.

È un modo intelligente per dire: “Non stiamo andando sulla Luna oggi, ma potete aiutarci a trovare nuovi mondi restando seduti alla vostra scrivania”. Mentre Artemis attende che il ghiaccio si sciolga sulla rampa di lancio, ExoMiner++ apre una finestra su pianeti lontani anni luce, ricordandoci che l’esplorazione non si ferma mai, nemmeno quando il termometro scende sotto lo zero.

Luigi Schiavo per Startnews

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