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Dalla Corea arriva la tecnica sperimentale che trasforma i macrofagi in killer dei tumori

Pubblicato il 28 Gennaio 2026da

Una nuova strategia terapeutica potrebbe cambiare il modo in cui combattiamo i tumori solidi trasformando le cellule immunitarie, spesso rese inoffensive dal cancro stesso, in potenti armi di distruzione. Un team di ricercatori del Korea Advanced Institute of Science and Technology (Kaist) ha messo a punto un sistema in grado di “risvegliare” i macrofagi presenti all’interno del tumore per renderli aggressivi contro la malattia. Lo studio, guidato dal professor Ji-Ho Park del Dipartimento di Bioingegneria e Ingegneria del Cervello, aggira i meccanismi di soppressione immunitaria tipici delle masse tumorali.

La tecnologia entra nel corpo

Il cuore della scoperta risiede nella capacità di agire direttamente nell’organismo senza dover prelevare cellule dal paziente. Quando il trattamento viene iniettato nel tumore, i macrofagi già presenti assorbono il farmaco. Queste cellule iniziano quindi a produrre autonomamente proteine CAR, veri e propri dispositivi di riconoscimento del cancro, trasformandosi in quelle che la scienza definisce “CAR-macrofagi”. Si tratta di una evoluzione significativa rispetto alle terapie attuali che richiedono procedure complesse e costose in laboratorio.

La sfida dei tumori solidi

I tumori solidi come quelli allo stomaco, al polmone o al fegato rappresentano una fortezza difficile da espugnare. La loro struttura densa impedisce alle cellule immunitarie di penetrare o di funzionare correttamente. Anche quando le difese naturali riescono ad arrivare, l’ambiente tumorale spesso le neutralizza impedendo loro di svolgere il proprio ruolo. I CAR-macrofagi hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica proprio per la loro capacità unica di inglobare direttamente le cellule malate e attivare contemporaneamente altre risposte immunitarie vicine.

Superare i limiti delle terapie attuali

Le terapie esistenti basate sui macrofagi CAR promettono molto ma presentano ostacoli logistici enormi. Attualmente è necessario prelevare le cellule dal sangue del paziente, coltivarle in laboratorio, modificarle geneticamente e poi reiniettarle. Un processo lento e difficile da applicare su larga scala clinica. Per superare questo collo di bottiglia il team coreano ha puntato tutto sulla riprogrammazione in vivo concentrandosi sui macrofagi che si radunano naturalmente attorno al tumore.

Nanoparticelle e riprogrammazione genetica

Gli scienziati hanno progettato speciali nanoparticelle lipidiche che i macrofagi assorbono con facilità. Questi vettori microscopici trasportano sia l’mRNA con le informazioni per riconoscere il cancro sia un composto che stimola l’attività immunitaria. Il risultato è la generazione immediata di difese potenziate. Una volta iniettato l’agente terapeutico le cellule hanno iniziato a produrre proteine di riconoscimento e attivato percorsi di segnalazione immunitaria. I nuovi macrofagi potenziati hanno mostrato una capacità di uccidere il cancro molto più forte stimolando anche le cellule circostanti.

Risultati promettenti nella sperimentazione

I test condotti su modelli animali affetti da melanoma hanno evidenziato una riduzione significativa della crescita tumorale. I dati suggeriscono inoltre che la risposta immunitaria potrebbe estendersi oltre il tumore iniettato offrendo potenzialmente una protezione più ampia a tutto l’organismo. Questa caratteristica potrebbe rivelarsi fondamentale per prevenire metastasi o recidive in distretti corporei distanti dal sito primario dell’infezione tumorale.

Un nuovo concetto di terapia

Il professor Ji-Ho Park ha sottolineato l’importanza del cambio di paradigma. «Questo studio presenta un nuovo concetto di terapia cellulare immunitaria che genera cellule anticancro direttamente all’interno del corpo del paziente», ha dichiarato il docente. Park ha poi aggiunto che il lavoro è «particolarmente significativo in quanto supera simultaneamente i limiti chiave delle attuali terapie con macrofagi CAR, ovvero l’efficienza di somministrazione e l’ambiente tumorale immunosoppressivo». La ricerca vede come primo autore il dottor Jun-Hee Han ed è stata pubblicata su ACS Nano con il supporto della National Research Foundation of Korea.

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