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ARS: I fondi del Ponte sullo Stretto per la ricostruzione della Sicilia

Pubblicato il 28 Gennaio 2026da

C’è un momento, nel silenzio delle aule dove solitamente regna il rumore della polemica, in cui la realtà bussa alla porta con una forza tale da zittire ogni fazione. Quel momento è arrivato con il voto dell’Ars di ieri dove é stato votato e approvato un ordine del giorno che impegna il governatore Schifani a rivalutare la destinazione dei fondi destinati alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina a favore della ricostruzione in Sicilia dopo i anni causati dal passaggio del ciclone Harry e dalla frana di Niscemi, simbolo di una Sicilia fragile che chiede di essere protetta prima di essere “modernizzata”.

Il quadro emerso dopo il passaggio del ciclone Harry è quello di un bollettino di guerra. Lungomari distrutti da onde alte come palazzi, comparti agricoli in ginocchio a Catania e Messina, porticcioli cancellati dalla mappa. Il presidente Renato Schifani ieri ha messo i punti sulle “i”, ripulendo il campo dalle esagerazioni dei social: i danni stimati ammontano a circa 1,5 miliardi di euro ovviamente al netto dei danni di Niscemi

Non sono i 5 miliardi sbandierati in qualche post virale, ma restano una cifra enorme. La Sicilia ha bisogno di una ricostruzione vera, strutturale, che rimetta in piedi le infrastrutture costiere e i collegamenti ferroviari interrotti tra Messina e Siracusa.


Il miraggio d’acciaio contro il fango di oggi

Mentre le ruspe scavano tra i detriti, nell’ombra del dibattito d’aula è emersa una verità che molti siciliani sussurrano da tempo: ha senso investire miliardi in un’opera ciclopica come il ponte sullo Stretto quando le fondamenta stesse della nostra isola si sgretolano?

L’ordine del giorno approvato — una proposta di Sud chiama Nord che ha trovato una sponda coraggiosa — pone una domanda etica prima che finanziaria. Impegnare il governo regionale a valutare la riprogrammazione di quel miliardo e trecento milioni di euro, la quota siciliana destinata al ponte, non è un semplice spostamento di cifre. È una scelta di campo. Significa decidere se vogliamo una cattedrale nel deserto o se vogliamo strade sicure, ferrovie che funzionano e colline che non crollino sulla testa dei cittadini a ogni allerta rossa.


Una riflessione necessaria per il futuro

Non si tratta di essere “contro il progresso”, ma di essere “per la vita”. Un ponte che unisce due sponde serve a poco se le strade per raggiungerlo non esistono più o sono sommerse dal fango. È un’opera che, in questo momento storico, rischia di essere non solo inutile ma dannosa, perché sottrae ossigeno finanziario a un’isola che sta letteralmente affondando.

Speriamo che il Governatorei Schifani ascolti questo segnale che arriva dall’aula: la priorità è la ricostruzione post-Harry. La priorità è Niscemi. La priorità è la sicurezza di chi abita questa terra meravigliosa e martoriata. Il ponte può attendere; il futuro di chi ha perso tutto a causa dei cambiamenti climatici, invece, non può più essere rimandato.

Inoltre il progetto del ponte é datato e non tiene conto delle mutate condizioni climatiche, per cui l’opera sarebbe costruita facendo una forzatura che potrebbe trasformarsi in un inutile spreco di risorse. Anche per questo ieri nell’aula dell’Assemblea Regionale deve essere prevalso il buon senso.

Nicola Lo Iacono

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