Acqua Crisi

Acqua a Piazza Armerina: i tecnici chiariscono le cause del ferro in rete

Pubblicato il 28 Gennaio 2026da

PIAZZA ARMERINA – L’allarme che ha portato il sindaco Nino Cammarata a vietare l’uso potabile dell’acqua nei giorni scorsi è stato causato da un problema circoscritto a vecchie tubature e non da una contaminazione delle fonti di approvvigionamento. È quanto emerso durante l’ultimo consiglio comunale, dove i responsabili tecnici hanno fornito una ricostruzione dettagliata dell’accaduto, rassicurando la cittadinanza sulla qualità attuale della risorsa idrica e delineando gli interventi futuri.

La cronologia del guasto e l’intervento di AcquaEnna

A illustrare la dinamica tecnica è stato l’ingegnere Alessandro Dottore, responsabile dell’ufficio tecnico di AcquaEnna. Dottore ha chiarito che il gestore effettua controlli mensili su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione. L’anomalia è emersa tra il 12 e il 16 gennaio, quando le analisi hanno evidenziato valori di ferro superiori alla norma.

La procedura di tracciamento del guasto è stata rigorosa. “Abbiamo effettuato cinque campionamenti specifici”, ha spiegato l’ingegnere. I test condotti al serbatoio Garibaldi e in un punto intermedio della rete (zona American Bar) hanno dato esito negativo, confermando che l’acqua in entrata era pulita. Il problema si è manifestato “a valle”, specificamente in via Monsignor La Vaccara, indicando chiaramente che l’eccesso di ferro era dovuto al rilascio di sedimenti da parte di un tratto di rete vetusta e non a una contaminazione generale. Una dinamica simile è stata riscontrata nella zona servita dal serbatoio Ceraso, dove l’acqua in uscita era pulita, ma si registravano valori anomali nell’area di servizio Diana.

La società ha agito tempestivamente con il lavaggio delle condotte interessate per eliminare i residui. Le controanalisi effettuate il 17 e 18 gennaio hanno confermato il rientro dei parametri, permettendo la comunicazione di conformità all’ASP il lunedì successivo.

Il parere del chimico: parametro estetico, non tossico

A fornire una lettura scientifica dei dati è intervenuto il dottor Rosario Velardita, responsabile del laboratorio di analisi. Il chimico ha confermato che i valori di ferro rilevati (300 e 600 microgrammi per litro, a fronte di un limite di 200) rappresentavano un’anomalia, ma ha tenuto a precisare la natura del rischio.

“Il ferro è un parametro indicatore, prevalentemente estetico, che altera colore e torbidità dell’acqua”, ha spiegato Velardita. A differenza di contaminazioni batteriologiche come l’Escherichia coli, che rappresentano un pericolo sanitario immediato, un superamento temporaneo dei livelli di ferro rende l’acqua sgradevole ma non tossica nel breve periodo. Velardita ha sottolineato come la natura localizzata del fenomeno – definita un “problema di tubo” e non di serbatoio – abbia facilitato la risoluzione attraverso il semplice flussaggio delle linee interessate. I controlli successivi hanno mostrato un abbattimento drastico dei valori, scesi a livelli irrisori (tra 2 e 50 microgrammi), ben al di sotto della soglia di legge.

Prospettive future: fondi europei e digitalizzazione

L’ingegnere Dottore ha concluso l’intervento guardando al futuro delle infrastrutture. Piazza Armerina è stata oggetto di tre lotti di rifacimento della rete, ma permangono tratti critici. Tuttavia, grazie al rifinanziamento del progetto REACT-EU con scadenza dicembre 2026, sono previsti investimenti per il monitoraggio h24 dei parametri chimico-fisici direttamente nei serbatoi di distribuzione. Inoltre, è in arrivo un’applicazione dedicata agli utenti per segnalazioni e comunicazioni in tempo reale, un passo verso una gestione più trasparente e moderna del servizio idrico.

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