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Piazza Armerina, la città tra due poli: “Sant’Ippolito ai cavalli, Siace alle fiere e un nuovo Stadio per lo sport”

Pubblicato il 14 Gennaio 2026da

Il sindaco Nino Cammarata ha un propria visione della città. La si può condividere o meno. Ed è su questa visione che ci piacerebbe assistere ad un dibattito politico in cui si confrontano e si sfidano idee e progetti. Quello a cui assistiamo spesso è invece uno scontro su aspetti marginali, che diventano importanti solo perché gonfiati dall’uso improprio dei social utilizzati come strumenti di propaganda. Luoghi virtuali  in cui chi interviene spesso non ha ne conoscenze ne competenze adeguate. A tutti chiedo meno propaganda e più senso della politica, intesa nel suo più alto valore. La sensazione è che spesso i nostri politici parlino troppo del dito e troppo poca della Luna. Questa intervista è stata realizzata perché possa essere una base per un confronto più costruttivo, speriamo che chi ha il compito di rappresentare i cittadini comprenda la portata di questa iniziativa.
Nicola Lo Iacono

nino cammarata

Nino Cammarata

Non una somma di cantieri, ma una visione geometrica. Il piano di sviluppo illustrato dal sindaco Nino Cammarata disegna una Piazza Armerina inedita, stretta tra due nuovi “poli magnetici” capaci di generare flussi turistici ed economici, con la città a fare da cuore pulsante nel mezzo. La strategia è chiara: specializzare le infrastrutture. Da una parte la trasformazione radicale dello storico campo Sant’Ippolito, destinato a diventare il tempio dell’equitazione e del Palio dei Normanni; dall’altra la rigenerazione dell’ex Area Siace come hub fieristico. In mezzo, la necessità di dare una nuova casa allo sport locale con la costruzione di un nuovo stadio moderno. Abbiamo chiesto al primo cittadino di illustrarci le motivazioni di queste sue scelte.

Sindaco, facciamo chiarezza sugli impianti. Il Sant’Ippolito è sempre stato il campo sportivo della città. Qual è il suo futuro?

«Il Sant’Ippolito ha una vocazione che va oltre il semplice campo da gioco e che dobbiamo avere il coraggio di assecondare. Il progetto è trasformarlo definitivamente in un’arena dedicata al mondo dei cavalli. Piazza Armerina ha un legame viscerale con l’equitazione e possiede un evento di portata internazionale come il Palio dei Normanni, che ha bisogno di una cornice stabile e adeguata, non di allestimenti precari».

Quindi addio al calcio in quella struttura?

«Sì, per un obiettivo più alto: creare un centro di attrazione turistica permanente. Immaginiamo il Sant’Ippolito come un impianto federale per concorsi ippici e grandi eventi equestri. Non sarà un luogo che vive solo una volta l’anno per il Palio, ma un motore che porta appassionati, team e turisti in città tutto l’anno. È il primo grande attrattore della nostra strategia».

Se il Sant’Ippolito diventa l’arena dei cavalli, dove andranno a giocare le squadre di calcio e a correre gli atleti?

«È qui che nasce l’esigenza, ormai improcrastinabile, di costruire un Nuovo Stadio. Lo sport nella nostra città è cresciuto, le società sono aumentate e meritano strutture moderne, non adattate. Liberare il Sant’Ippolito significa contestualmente avviare la realizzazione di un impianto calcistico e atletico di nuova generazione. È un’operazione a incastro: diamo una casa degna al Palio e, contemporaneamente, diamo allo sport piazzese la struttura moderna che attende da anni»

Spostiamoci geograficamente. Se il Sant’Ippolito è il polo equestre, dall’altra parte troviamo l’ex area Siace. Qual è il suo ruolo in questo disegno?

«L’ex Siace è il secondo grande attrattore, il contrappeso commerciale al polo sportivo. Lì nascerà un Polo Fieristico e Mercatale. Sarà un’area attrezzata per ospitare grandi eventi, fiere campionarie e un mercato coperto di qualità. L’idea è che mentre da un lato della città si svolgono eventi sportivi e culturali, dall’altro si sviluppano dinamiche commerciali ed espositive».

Come si collegano questi progetti al tessuto urbano e all’area Ex-Itis di cui si discute spesso?

«L’Ex-Itis completa il quadro con il partenariato pubblico-privato, recuperando i vecchi capannoni per servizi e imprese. Su questo recupero ho grandi progetti ma ne parleremo più in là.  Ma la visione d’insieme è quella di una città che si trova al centro di due fuochi di sviluppo. Immaginate Piazza Armerina come il fulcro: a un estremo c’è l’attrattore ‘Siace’ (fiere ed eventi), all’altro estremo l’attrattore ‘Sant’Ippolito’ (cavalli e Palio). I flussi di visitatori che si muovono tra questi due poli attraversano la città, vivono le sue strutture ricettive, i ristoranti, il centro storico. Non stiamo costruendo cattedrali nel deserto, ma creando i presupposti perché la città diventi un hub di servizi turistici e commerciali attivo 365 giorni l’anno».

Nicola Lo Iacono

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