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Il peso di una busta verde e il coraggio di non arrendersi. Anziana vice causa contro l’INPS

Pubblicato il 14 Gennaio 2026da

Immaginate la scena. Avete 75 anni, siete vedove e vivete contando ogni singolo centesimo per arrivare a fine mese. Una mattina il postino suona alla porta e vi consegna quella temuta busta verde: una raccomandata. Le mani tremano un po’ mentre la aprite, e il contenuto è una doccia fredda che vi toglie il fiato: l’INPS vi chiede indietro oltre ottomila euro.

Per una persona che vive di solo assegno sociale, una cifra simile, esattamente 8.298,29 euro, non è solo un debito: è una montagna insormontabile, è l’angoscia che non ti fa dormire la notte. Questa è la storia di una nostra concittadina, una donna catanese che ha dovuto affrontare il gigante della burocrazia. E che, fortunatamente, ha vinto.

Un paradosso burocratico quasi surreale

La vicenda ha dell’incredibile e sembra uscita da un romanzo di Kafka. L’INPS contestava alla signora di aver percepito indebitamente l’assegno sociale per tutto l’anno 2015. La motivazione? La mancata comunicazione dei redditi. Ma qui sta l’assurdo, il cortocircuito logico che spesso affligge la macchina amministrativa. La signora, infatti, non aveva altri redditi. Viveva esclusivamente di quell’assegno erogato… proprio dall’INPS! L’ente previdenziale, in pratica, chiedeva alla cittadina di dichiarare somme che l’ente stesso le aveva versato, e di cui era perfettamente a conoscenza. A prendere le difese della donna è intervenuta l’avvocato Clelia Principato, che collabora con l’UNSIC (Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori) di Catania. Come ha spiegato il legale, la richiesta era «pesante e priva di fondamento».

La battaglia in tribunale e la vittoria del buonsenso

Di fronte al rifiuto del ricorso amministrativo, non ci si è persi d’animo e si è andati davanti al giudice. In aula, la difesa ha smontato pezzo per pezzo la tesi dell’Istituto. «La normativa prevede l’obbligo di comunicare solo i redditi che incidono sulla prestazione», ha chiarito con forza l’avvocato Principato. Se l’unico reddito è l’assegno sociale, cosa c’è da dichiarare? L’INPS sa già tutto. È un principio di logica, prima ancora che di diritto. E il Tribunale di Catania, con una rapidità che fa onore alla giustizia (la sentenza è arrivata in circa quattro mesi), ha dato ragione alla signora. Richiesta annullata. Quei quasi novemila euro non devono essere restituiti. Possiamo solo immaginare il sospiro di sollievo di questa donna, che si è vista togliere un macigno dalle spalle.

Non abbassare la testa: una lezione per tutti

C’è un dettaglio che rende questa storia ancora più emblematica. Dopo la sentenza, l’INPS ci ha riprovato, chiedendo la restituzione anche per l’anno successivo, con le stesse identiche motivazioni.  Sembra accanimento, ma spesso è solo automatismo cieco. Questa volta, però, forte del precedente giudiziario, l’avvocato Principato ha ripresentato ricorso amministrativo ed è stato accolto subito. Questa vicenda ci lascia un insegnamento prezioso, che l’avvocato Principato riassume perfettamente: «Non bisogna subire passivamente». Spesso, di fronte alle lettere degli enti pubblici, ci si sente piccoli, indifesi, e si è tentati di pagare o disperarsi in silenzio. Invece, i diritti vanno difesi. Rivolgersi a un sindacato, a un esperto, parlare e farsi ascoltare è l’unica via per ristabilire l’equità. Oggi festeggiamo una piccola, grande vittoria di Davide contro Golia.

 Attilio Franchi per StartNews

 

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