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Terremoto ai vertici della Dc: Samorì sospende il segretario siciliano Cirillo

Pubblicato il 8 Gennaio 2026da

Non c’è pace per la Democrazia Cristiana in Sicilia. L’aria che si respira all’interno del partito si è fatta pesante, carica di tensione e incertezze. Dopo le dimissioni forzate di Totò Cuffaro, travolto dalle recenti vicende giudiziarie che lo hanno costretto agli arresti domiciliari, si apre ora un nuovo fronte di scontro tutto interno. Il protagonista di questa nuova frattura è Stefano Cirillo, figura considerata fedelissima all’ex presidente della Regione, che è stato ufficialmente sospeso dal suo incarico di segretario del partito nell’Isola.

A firmare il provvedimento è stato Gianpiero Samorì, l’attuale segretario nazionale facente funzioni. Samorì guida la formazione politica da circa tre mesi, da quando cioè le inchieste della Procura di Palermo hanno decapitato il vertice precedente. La comunicazione è arrivata dritta al diretto interessato: Cirillo è stato sospeso da ogni diritto e dovere di socio e, di conseguenza, decade da tutte le cariche ricoperte. Una mossa che ha il sapore di una resa dei conti e che rischia di spaccare ulteriormente una compagine già provata dall’estromissione dei propri assessori dalla giunta regionale voluta dal governatore Renato Schifani.

Le motivazioni burocratiche e il giallo delle chat

Le ragioni dietro a questa decisione drastica rimangono avvolte in una nebbia burocratica che lascia spazio a molte interpretazioni. Nel comunicare la scelta, Samorì ha fatto riferimento all’articolo 121 comma 7 dello statuto del partito, senza però scendere nei dettagli pubblicamente. Il provvedimento è stato trasmesso ai probiviri e al presidente del consiglio nazionale Renato Grassi, ma è la modalità di comunicazione a svelare il clima di guerriglia interna.

Il segretario nazionale ha dovuto utilizzare le chat di partito per diffondere la notizia, lamentando un fatto singolare: gli sarebbe stato inibito l’accesso al sito ufficiale in modo illecito. Scusandosi per il mezzo informale, Samorì ha spiegato di essere stato costretto a usare i messaggini non avendo altri canali istituzionali disponibili. Intanto, le funzioni di Cirillo verranno ripartite tra il presidente del partito regionale e il vice segretario, in attesa di capire come evolverà questa complessa partita a scacchi.

La reazione della base e lo scontro politico

La risposta dalla Sicilia non si è fatta attendere e i toni sono tutt’altro che concilianti. Ignazio Abbate, vice segretario e figura di spicco all’Assemblea Regionale Siciliana, ha liquidato la mossa di Samorì come una decisione estemporanea, ipotizzando che dietro vi siano fini meramente personali. Per Abbate e per molti esponenti locali, la mossa del vertice nazionale appare come un tentativo di colpire il cuore pulsante del partito.

Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza della Democrazia Cristiana ha le sue radici proprio nell’Isola. Abbate ha ricordato come il novanta per cento della forza politica risieda in Sicilia, lanciando un chiaro avvertimento a chi pensa di poter gestire le dinamiche regionali da Roma senza colpo ferire. La direzione nazionale si riunirà nei prossimi giorni e si preannuncia un incontro di fuoco, dove le diverse anime del partito dovranno decidere se cercare una tregua o andare allo scontro finale.

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