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Catania, orrore e negligenze: via la potestà ai genitori, faro sui servizi sociali

Pubblicato il 8 Gennaio 2026da

Il Tribunale per i minorenni di Catania ha risposto con decisione al caso del bambino di dieci anni brutalmente picchiato, una violenza documentata in un video divenuto virale che ha scosso l’opinione pubblica. I magistrati hanno decretato l’immediata sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori, affidando temporaneamente i quattro fratellini ai nonni materni. La decisione d’urgenza mira a sottrarre i minori a un contesto di grave pericolo, mentre un’equipe multidisciplinare è stata incaricata di valutare attentamente l’idoneità del nucleo familiare allargato per garantire una protezione reale e duratura alle piccole vittime.

Le segnalazioni ignorate e il “buco” nei controlli

Parallelamente all’azione giudiziaria, si apre il fronte delle responsabilità amministrative per le occasioni di tutela mancate. È emerso infatti che già lo scorso giugno la Procura aveva sollecitato un monitoraggio urgente della famiglia, dopo un episodio di abbandono in cui il bambino era stato trovato solo a rincorrere la madre, ma tale richiesta non avrebbe avuto seguito operativo. Di fronte a questa grave lacuna, l’assessore ai Servizi Sociali Serena Spoto ha avviato una rigorosa indagine interna per accertare perché la presa in carico non sia mai avvenuta, promettendo provvedimenti severi qualora emergessero negligenze burocratiche che hanno lasciato i bambini invisibili alle istituzioni.

Il video-denuncia e i rischi della spettacolarizzazione

La vicenda solleva infine questioni cruciali sul coraggio della vittima e sulla gestione mediatica del dolore. Come sottolineato da Telefono Azzurro, è stato lo stesso bambino a diffondere le immagini per denunciare i soprusi, compiendo un disperato atto di riscatto; tuttavia, l’esposizione pubblica dei fratellini durante recenti manifestazioni di solidarietà ha scatenato polemiche per il rischio di spettacolarizzazione del disagio. Un quadro complesso su cui è intervenuto anche il presidente del Tribunale, Roberto Di Bella, ribadendo che la vera battaglia si combatte contro la povertà educativa e scolastica, uniche vere alternative alla cultura della sopraffazione.

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