Nel cuore della Sicilia si gioca una partita decisiva per il futuro delle aree interne e Nicosia si candida a diventare un modello di rinascita attraverso un laboratorio di rigenerazione territoriale. Eugenio Santoro, relatore della proposta strategica, delinea una visione che si distacca dalle logiche dei grandi tour operator per abbracciare un movimento partecipativo che coinvolge residenti e imprenditori. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: trasformare la città da semplice luogo di passaggio lungo la direttrice Nord-Sud a destinazione consapevole. Secondo Santoro è fondamentale intercettare i flussi che attraversano l’entroterra senza fermarsi, utilizzando una “chiamata all’azione” che parte dalla segnaletica sulla statale 117 e arriva a servizi di mobilità leggera per rendere il castello e il centro storico accessibili a tutti.
Dalla segnaletica stradale ai manager locali nel mondo
La strategia illustrata da Santoro pone l’accento sull’abbattimento delle barriere fisiche e digitali. Non basta essere presenti sul territorio ma serve un presidio sistematico del web, con l’acquisizione di domini strategici come visitnicosia.it e la cura delle informazioni su piattaforme globali come Wikipedia. Un aspetto centrale del piano riguarda la valorizzazione del capitale umano rappresentato dalla diaspora nicosiana: oltre 2.500 concittadini all’estero non devono essere visti solo con nostalgia, ma come veri “local manager”. Questi ambasciatori, radicati da Buenos Aires al Nord America, possiedono le chiavi culturali per promuovere la Sicilia nei loro paesi di residenza, attivando quel “turismo delle radici” che cerca riconnessione emotiva e autenticità genealogica.
Addio al turismo di massa: spazio alle nicchie e alla rete
Il modello generalista ha fatto il suo tempo ed è necessario puntare sulla segmentazione del mercato offrendo esperienze uniche a target specifici. La proposta spazia dalla valorizzazione dell’enogastronomia con corsi di cucina, fino a nicchie audaci come l’Urbex e il Parkour, capaci di trasformare aree in decadimento in risorse scenografiche per un pubblico giovane e internazionale. Santoro insiste sulla necessità di superare la frammentazione storica del territorio, dove eventi di successo spesso restano iniziative isolate. La sfida per il 2026 è creare un “sistema turistico” integrato in cui ogni attore, dal produttore di formaggi alla guida, operi come un ufficio turistico diffuso per competere con credibilità sui mercati internazionali.
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