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Uno sguardo all’insù prima dei brindisi

Pubblicato il 29 Dicembre 2025da

C’è qualcosa di profondamente magico nel cielo di fine dicembre. Sarà l’aria frizzante che ci costringe a stringerci nei cappotti, o forse quel silenzio ovattato che sembra scendere sulle città tra Natale e Capodanno, ma alzare gli occhi al cielo in questi giorni ha un sapore diverso. È come se il firmamento volesse partecipare ai nostri bilanci di fine anno, offrendoci uno spettacolo che ridimensiona le nostre piccole preoccupazioni quotidiane e ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte all’infinito. Se avete voglia di sfidare il freddo pungente di queste sere, magari dopo una cena abbondante, ecco cosa vi aspetta lassù. Non servono telescopi costosi: bastano i vostri occhi e un pizzico di curiosità.

I giganti che ci fanno compagnia

Appena il Sole tramonta, lasciando quel bagliore indaco tipico dell’inverno, i primi a salutarci sono i pianeti. In questo periodo, sono vere e proprie lanterne appese nel buio. Giove, il gigante gassoso, non delude mai. Domina la scena con una luce ferma, quasi regale. A me piace pensarlo come un vecchio guardiano che sorveglia le nostre notti festaiole. Se avete un binocolo, anche uno piccolo da teatro, puntatelo su di lui: potreste riuscire a scorgere i suoi quattro satelliti medicei, piccoli punti luce allineati come perle su un filo invisibile. Ma attenzione anche a Venere, se il momento è propizio poco dopo il tramonto o prima dell’alba (a seconda della sua fase attuale): la sua brillantezza è talmente intensa che spesso viene scambiata per un aereo in atterraggio. È il “faro” che ci ricorda che la bellezza è la prima cosa che si nota, ma anche la prima a svanire all’orizzonte.

Il guerriero e le sette sorelle

Ma il vero re dell’inverno è lui: Orione. Non c’è costellazione più riconoscibile e, lasciatemelo dire, più affascinante. Guardate verso sud. Cercate quelle tre stelle perfettamente allineate che formano la “cintura”. Una volta trovate loro, il resto appare per magia: la spada che pende al fianco, la spalla destra formata dalla gigantessa rossa Betelgeuse (che sembra quasi pulsare di un’energia instabile) e il piede sinistro, la brillante e azzurra Rigel. Orione è come un vecchio amico che torna a trovarci ogni inverno. La sua presenza è rassicurante.

Poco distante, quasi come se stessero scappando dal cacciatore, troverete le Pleiadi. A occhio nudo sembrano una piccola macchia di luce sfocata, come un fiocco di neve che non si è sciolto. Ma aguzzate la vista: quante riuscite a contarne? Cinque? Sei? I più fortunati ne vedono sette. Nella mitologia sono le “Sette Sorelle”, e guardarle tremolare nel freddo della notte mi dà sempre l’idea di un gruppo di amiche che si stringono per scaldarsi.

Desideri in arrivo: le stelle cadenti

Chi ha detto che le stelle cadenti sono un’esclusiva di agosto? Il cielo di fine dicembre ci regala gli ultimi scampoli delle Ursidi. Non aspettatevi la pioggia torrenziale di San Lorenzo, qui parliamo di un fenomeno più intimo, più timido. Dovete guardare verso nord, vicino alla Stella Polare. Se siete fortunati e pazienti, potreste vederne qualcuna sfrecciare via. E poi, diciamocelo: esprimere un desiderio a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno ha un valore scaramantico tutto suo. Se non le vedete, non disperate: a inizio gennaio arriveranno le Quadrantidi, pronte a inaugurare il 2026.

Un invito al silenzio

Il mio consiglio, cari lettori, è di prendervi dieci minuti stasera. Uscite in balcone o in giardino. Spegnete il telefono. Lasciate che i vostri occhi si abituino al buio. Il cielo di dicembre non è solo un elenco di corpi celesti; è una tela che ci racconta storie antiche. Mentre guardiamo la luce di stelle partite centinaia di anni fa, stiamo letteralmente guardando il passato. È il modo migliore che conosco per mettere in prospettiva l’anno che se ne va e accogliere, con un respiro profondo e il naso all’insù, quello che sta per arrivare.

Luigi Schiavo per StartNews

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