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Piazza Armerina – La valorizzazione del Borgo San Giacomo. Intervista alla prof.ssa Lucia Giunta

Pubblicato il 13 Dicembre 2025da

A nord di Piazza Armerina, tra ciò che rimane di un’antica trazzera medievale e le infrastrutture moderne che hanno cancellato un intero insediamento, sorge la piccola chiesa trecentesca di San Giacomo. È tutto ciò che resta del Borgo San Giacomo, un nucleo abitato medievale un tempo centrale nei percorsi devozionali dell’isola. Oggi quel borgo sta rinascendo grazie all’impegno dell’Associazione del Borgo di San Giacomo, guidata dalla Prof.ssa Lucia Giunta, che non solo sta recuperando l’identità storica del luogo, ma è anche gestore e promotore ufficiale del Cammino di San Giacomo in Sicilia, l’unico riconosciuto sull’isola.  Abbiamo intervistato la presidente per capire come una storia sopita per secoli stia riemergendo con nuova forza.

Professoressa Giunta, molte persone non sanno nemmeno che esistesse questo borgo. Come nasce la volontà di riportarlo alla luce?

Lucia Giunta. È nato tutto dalla sensazione che stessimo ignorando una parte essenziale della storia della nostra città. Il Borgo San Giacomo, oggi invisibile, era un nodo vitale del territorio medievale. Quando ci siamo resi conto che l’unica testimonianza rimasta — la chiesa trecentesca — stava cadendo nell’oblio, abbiamo capito che dovevamo intervenire. Da quel momento è iniziato un lavoro che è diventato una vera missione.

 Oggi la chiesa del Borgo San Giacomo ha un ruolo attivo nel Cammino di San Giacomo in Sicilia. Cosa rappresenta questo per voi?

Giunta. È un risultato straordinario. La chiesa non è solo un simbolo storico: è una tappa viva, indispensabile e tra le più suggestive del Cammino di San Giacomo in Sicilia, che la nostra associazione gestisce e promuove ufficialmente.
Abbiamo voluto che la chiesa tornasse a essere ciò che era nel Medioevo: un luogo di accoglienza, di sosta, di incontro. Oggi i pellegrini entrano, timbrano la credenziale, ricevono accoglienza e fanno esperienza del silenzio e della storia che questo luogo custodisce.

 Cosa significa, concretamente, essere gestori del Cammino di San Giacomo in Sicilia?

Giunta. Significa coordinare la rete dei territori, curare la segnaletica, dialogare con i Comuni, formare i volontari, accogliere i pellegrini. Ma soprattutto significa custodire e valorizzare la memoria del percorso storico, che attraversa borghi, chiese jacopee, trazzere medievali.
È un impegno serio, riconosciuto a livello regionale e nazionale, e il Borgo San Giacomo è il cuore pulsante di questo progetto.

 Da storica e da presidente, come descriverebbe l’importanza medievale del borgo?

Giunta. Nel 1308 la chiesa di San Giacomo era parte di una rete di sette chiese jacopee in Sicilia. Qui operavano gli Ordini di San Giacomo d’Altopascio e San Giacomo della Spada, che gestivano hospitalia per pellegrini: un patrimonio immenso. Piazza Armerina aveva un ruolo centrale nei cammini che univano l’entroterra al mare. Il borgo era un punto di passaggio, di cura e di protezione.

 Oggi il borgo sta rinascendo. Qual è stato il momento decisivo?

Giunta. Quando abbiamo capito che i pellegrini erano pronti a tornare. Abbiamo riaperto la chiesa, ripulito il sito, ricostruito la narrazione storica e inserito ufficialmente il borgo nel Cammino. E poi è arrivato il finanziamento del Ministero del Turismo, che ci permetterà di trasformarla in una Hospitalia con 12 posti letto. È come rimettere in vita la funzione originaria del luogo.

 Quindi la chiesa diventerà un punto di accoglienza permanente?

Giunta. Esattamente. Sarà una struttura semplice ma significativa: un vero rifugio per chi percorre il Cammino. Sarà un luogo dove riposare, pregare, riflettere. E soprattutto, sarà un ponte tra passato e futuro: ciò che l’hospitalia medievale era per i pellegrini del Trecento, lo sarà la nostra per i camminatori di oggi.

 Come immagina il futuro del Borgo San Giacomo e del Cammino?

Giunta. Li immagino legati, inscindibili. Il borgo tornerà a essere un punto di riferimento culturale e spirituale; il Cammino continuerà a crescere, a portare persone, a generare comunità. È un progetto che unisce identità, turismo lento, ricerca storica e spiritualità. Il Borgo San Giacomo non è più un vuoto sulla mappa: è una presenza viva

Se dovesse sintetizzare il lavoro dell’associazione?

Giunta. Direi che stiamo costruendo un futuro fedelissimo al passato. Abbiamo ridato voce a un borgo scomparso e guidiamo un cammino che da secoli accompagna chi cerca senso, silenzio e bellezza.

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