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“Gestione schizofrenica dell’acqua”: settemila agricoltori in piazza a Palermo contro il paradosso delle dighe vuote

Pubblicato il 11 Dicembre 2025 da

Mentre la pioggia delle ultime settimane ha offerto una tregua apparente alla siccità che attanaglia l’isola, a Palermo esplode la rabbia del mondo agricolo. Oltre settemila manifestanti, convocati dalla Coldiretti, hanno paralizzato il centro del capoluogo siciliano per denunciare quello che definiscono il “paradosso Sicilia”: una regione dove l’acqua cade dal cielo ma finisce in mare, lasciando a secco campagne e città. La manifestazione, imponente e determinata, ha messo sotto accusa una gestione delle risorse idriche definita senza mezzi termini “schizofrenica” e inadeguata alle sfide climatiche attuali.

Sprecati milioni di metri cubi: l’accusa alla burocrazia

Il cuore della protesta non riguarda la mancanza di precipitazioni, ma l’incapacità strutturale di trattenerle. Dal corteo si è levato un atto d’accusa preciso contro la politica regionale e la gestione delle infrastrutture: nonostante gli invasi abbiano ricevuto apporti significativi dalle recenti piogge, enormi quantità d’acqua continuano ad essere sversate in mare. La causa risiede in un sistema di dighe vetusto, limitato da problemi di collaudo e manutenzione che impongono di tenere i livelli bassi per motivi di sicurezza, vanificando di fatto le precipitazioni invernali.

A questo si aggiungono le cosiddette “reti colabrodo”, sistemi di distribuzione arcaici che disperdono una percentuale inaccettabile della risorsa idrica prima ancora che questa raggiunga i campi o le abitazioni. Città come Agrigento e Trapani rimangono in sofferenza idrica non per assenza di materia prima, ma per l’inefficienza nel convogliarla, strozzate da una burocrazia che rallenta ogni intervento di ammodernamento.

Il piano invasi e il riutilizzo delle acque: le proposte sul tavolo

Gli agricoltori non si sono limitati alla protesta, ma hanno presentato una piattaforma di proposte concrete per superare la logica dell’emergenza perenne. La richiesta centrale è l’attuazione immediata di un “piano invasi” serio e capillare, che permetta di accumulare le riserve invernali per garantire un coefficiente idrico adeguato durante la stagione estiva.

La Coldiretti ha sollecitato una strategia organica che includa la realizzazione di moderni sistemi di pompaggio, fondamentali per spostare l’acqua dove serve, e un piano massiccio per il riutilizzo delle acque depurate, una risorsa oggi quasi totalmente sprecata. Tra le soluzioni avanzate, anche sistemi più efficienti per la raccolta dell’acqua piovana nelle aziende agricole.

Dall’emergenza alla pianificazione

Il messaggio lanciato dalle piazze di Palermo è chiaro: l’agricoltura moderna non può sopravvivere affidandosi alla sola speranza della pioggia o ai camion cisterna. Il settore primario siciliano, pilastro dell’economia dell’isola, chiede alla politica di abbandonare la retorica dell’emergenza — termine ormai abusato per giustificare ritardi decennali — per abbracciare una pianificazione industriale delle risorse. Senza interventi strutturali immediati, il rischio è che alla prossima estate la Sicilia si ritrovi nuovamente a contare i danni, con le dighe vuote non per colpa del cielo, ma per l’incuria degli uomini.

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