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Sicilia, la manovra “monstre” alla prova dell’Aula: Schifani ordina la dieta dimagrante

Pubblicato il 9 Dicembre 2025 da

PALERMO – È una corsa contro il tempo e contro la burocrazia quella che si sta consumando in queste ore tra i corridoi dorati di Palazzo dei Normanni. La maggioranza di governo alla Regione Siciliana affronta il test più delicato dell’anno: l’approvazione della legge di stabilità. Quello che doveva essere uno strumento snello di programmazione economica rischia però di trasformarsi in un pantano legislativo, gonfiato a dismisura dalle richieste politiche fino a diventare, tecnicamente e politicamente, quasi ingestibile.

Da 28 a 134 articoli: l’esplosione della spesa

Il dato numerico è impietoso e fotografa perfettamente la dinamica parlamentare siciliana. Il testo originale predisposto dalla giunta regionale, inizialmente concepito come un documento agile di 28 articoli, ha subito una mutazione genetica nel passaggio tra commissioni e uffici, lievitando fino a raggiungere la mostruosa cifra di 134 articoli.

Questa ipertrofia legislativa non è solo una questione di forma, ma di sostanza: la manovra rischia di diventare un enorme “contenitore di spesa” privo di una visione organica, dove ogni articolo aggiunto rappresenta una micro-battaglia politica o un interesse localistico. Una situazione che il governatore Renato Schifani ha intenzione di disinnescare immediatamente, imponendo una drastica “scrematura” per evitare che l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) si blocchi in una guerra di trincea su centinaia di emendamenti.

La strategia del governo: tagliare per sopravvivere

La priorità emersa dal vertice di maggioranza – convocato appositamente al piano nobile del Palazzo per serrare i ranghi – è chiara: snellire. Il Presidente della Regione preme per riportare il testo a dimensioni ragionevoli, non solo per garantire la governabilità dell’aula, ma per liberare risorse fresche da destinare a capitoli di spesa ritenuti strategici.

Tra le urgenze sul tavolo c’è la questione del personale della SAS, la società partecipata della Regione. L’obiettivo è reperire i fondi necessari per l’aumento del monte ore degli ex precari ormai stabilizzati, una mossa che richiede liquidità immediata e che non può essere ostaggio di una legge omnibus dispersiva. La pulizia del testo, dunque, non è un esercizio di stile, ma una necessità contabile.

Corsa contro il tempo: l’obiettivo è chiudere prima di Natale

Il calendario è serrato e non ammette errori. L’ARS ha incardinato la manovra, fissando il termine per la presentazione degli emendamenti a giovedì prossimo alle ore 12:00. Da quel momento, gli uffici tecnici avranno il compito di vagliarne l’ammissibilità, aprendo la strada alla discussione vera e propria che entrerà nel vivo martedì 16 dicembre.

L’obiettivo dichiarato è l’approvazione definitiva entro 7-9 giorni, tassativamente prima di Natale, per scongiurare lo spettro dell’esercizio provvisorio. Tuttavia, il clima politico non è dei più distesi. Nonostante l’urgenza, il vertice di maggioranza ha rischiato di slittare, segnale di tensioni sotterranee che il governo sta cercando di gestire convocando al tavolo due o tre rappresentanti per ogni partito della coalizione.

L’incognita politica e l’assenza della DC

A rendere il quadro ancora più complesso è la geografia politica interna alla maggioranza. Al tavolo delle decisioni spicca un’assenza pesante: quella della Democrazia Cristiana. Nonostante i rumors dei giorni scorsi, il partito non siede direttamente al tavolo operativo del governo, pur mantenendo un canale di dialogo aperto con il governatore Schifani.

La posizione della DC appare come un appoggio condizionato: i voti per la manovra sono garantiti, ma la fedeltà non sarà eterna. È già chiaro che, una volta archiviata la pratica della finanziaria, gli equilibri dovranno essere ridiscussi. Per ora, la maggioranza regge, ma la vera sfida inizierà quando si dovranno tagliare gli articoli superflui: in quel momento, ogni “no” a un deputato potrebbe trasformarsi in un voto contrario in aula.

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