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Betlemme riaccende le luci: il ritorno del Natale in una Cisgiordania sospesa tra tregua e annessione

Pubblicato il 9 Dicembre 2025 da

Per la prima volta dal 2022, i riflettori sono tornati ad accendersi su Betlemme, ma questa volta non sono quelli dei check-point o dei droni. In una Piazza della Mangiatoia gremita ma sorvegliata a vista, un albero alto venti metri ha restituito alla città simbolo della Natività quella cerimonia che la guerra aveva cancellato. Dopo l’attentato del 7 ottobre 2023 e la successiva escalation militare, le celebrazioni erano state sospese “per ovvie ragioni”, lasciando la città in un lutto silenzioso. Oggi, a due mesi dall’inizio della tregua e dell’avvio della cosiddetta “Fase 1” del piano di pace per Gaza, il sindaco ha deciso di rompere gli indugi, autorizzando l’evento nonostante i timori per la sicurezza e le feroci critiche di chi, all’interno della comunità palestinese, riteneva inopportuno festeggiare mentre le ferite del conflitto sono ancora aperte.

La “Fase 2” e il nodo della sicurezza

L’accensione dell’albero avviene in un contesto geopolitico di estrema fragilità. La tregua regge a fatica, minata da continue accuse reciproche di violazioni del cessate il fuoco tra Israele e fazioni palestinesi. Tuttavia, sul piano diplomatico, qualcosa si muove. Durante la recente visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele è pronto a transitare verso la “Fase 2” del piano di pace.

Questa nuova tappa prevederebbe una smilitarizzazione più profonda della Striscia di Gaza, con un focus specifico sullo smantellamento delle capacità residue di Hamas, per tentare un graduale ritorno a quella che viene definita “normalità” nella regione. Ma la normalizzazione appare un miraggio lontano, oscurato da quella che molti media internazionali e osservatori sul campo definiscono ormai una “annessione lenta” della Cisgiordania da parte di Israele, che rende sempre più incerto il futuro amministrativo e territoriale dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Il gelo di Netanyahu sulla soluzione a due stati

Se le luci di Betlemme offrono un’immagine di distensione, le parole che arrivano dai palazzi del potere israeliano disegnano una realtà ben diversa, destinata a scontrarsi con le cancellerie occidentali. Nel corso dei colloqui con i partner europei, Netanyahu ha ribadito con fermezza una linea rossa invalicabile: la costituzione di uno Stato palestinese è fuori discussione.

Secondo il premier israeliano, la sovranità palestinese rappresenterebbe una minaccia esistenziale diretta per Israele. Una posizione, questa, “già sentita molte volte”, ma che ora risuona con particolare gravità perché si pone in netto contrasto con la visione dei “due popoli, due stati” che l’Unione Europea e gran parte della comunità internazionale considerano l’unica via d’uscita sostenibile dal conflitto. Mentre i diplomatici cercano di ricucire lo strappo e di trasformare la tregua militare in un orizzonte politico, Betlemme si aggrappa al simbolismo del suo albero, sperando che la luce riaccesa non sia solo un intermezzo scenografico in una tragedia che continua a consumarsi.

Serena Costa per StartNews

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